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giovedì 25 aprile 2019

LETTERE DI ANNA AD ANDREA ( Introduzione )



(…) Di Anna Kuliscioff, rara testimone e interprete dei primi anni
       del socialismo italiano ed europeo, compagna appassionata e
       politicamente partecipe prima di Andrea Costa, poi di Filippo
       Turati, vengono in questo testo riportate le lettere indirizzate
       a Costa dal 1880 al 1909 ( Costa morì nel Gennaio del 1910 ).
       Le lettere, fitte fino al 1885, reciproche e quasi quotidiane solo
       nel bimestre novembre - dicembre 1880, quando Costa è
      detenuto nelle carceri di Perugia e la Kuliscioff attende ansiosa
      a Lugano, si rarefanno, ma non diventano soltanto occasionali
      nel periodo della convivenza di Anna con Filippo Turati.
      Esse rappresentano non solo la viva testimonianza di un
      profondo legame affettivo e di una comunanza di ideali e di
      lotte,oltre che l'espressione di una coscienza di donna maturata
      attraverso straordinarie esperienze di vita, ma un documento di
      grande interesse sull'attività clandestina dei primi socialisti
      italiani, sulle loro lotte, le loro polemiche, i loro rapporti
      interni ed esterni nonché le varie posizioni di fronte agli
      avvenimenti internazionali.
      Il saggio introduttivo riscostruisce, anche attraverso degli
      inediti , la giovinezza della Kuliscioff dai primi anni in Russia
      a quelli di Zurigo; dall'azione tra i populisti russi all'incontro
      con Andrea Costa; dalla prigionia alla militanza a fianco del
      compagno.
      Dal 1882 affiora l'incomprensione: gli incontri tra i due
      diventano sempre più difficili e sporadici, ma la corrispondenza
      rimane improntata a stima ed affetto. Anche le lettere dell'
      ultimo periodo producono una conoscenza della crescita del
      Partito Socialista e del Movimento Operaio Italiano e
      conservano la nobile cadenza di Anna nella manifestazione
      degli affetti.  (…)



Dal Saggio Introduttivo a ( Lettere d'amore di Anna Kuliscioff ad Andrea Costa )   di  Pietro Albonetti





LETTERE DI ANNA AD ANDREA 1

 
 
 

                                                                             Anna  Kuliscioff


LUGANO 21 Dicembre 1880

(…)Io non posso e non voglio accusarti, angelo mio, Andreino,
      Andreino.Ma come siamo ingiusti,come siamo spietati ! Da due
      ore in qua, deliro, il cuore amareggiato scoppia di dolore e
      sofferenze indicibili. Come vivere? Che fare? Perché appunto
      quando soffro più che mai,quando non so come vivere più senza
      di te, perché allora appunto ricevo tanti colpi spietati? Perché
      non pensi tu a tutta la mia vita, perché non pensi che mi sono
      data a te tutta, senza badare a niente? Lasciai tutto: madre,
      amici, conoscenze, sono sola al mondo e non ho che te; avrei
      potuto fare altrimenti, ma per amor tuo, per la devozione
      infinita per te, non lo feci e non lo farò.E tu m'accusi per nulla,
      per nulla assolutamente. E' forse colpa mia che le persone
      estranee a me vogliano e desiderino sottrarmi per un momento
      alla solitudine che ammazza l'esistenza? Ieri sera deliravo, non
      ho dormito punto, e quando dormo un po', sogno delle cose così
      spaventevoli che non so come vivere mai. Sogno spesso d'essere
      condannata a morte con tutti i dettagli dell'esecuzione, ma ciò
      che mi fa soffrire maggiormente è il pensiero d'essere tolta
      dalla vita senza averti veduto. Oh Andreino amato, e tu mi dici
      d'essere indegna di te e del tuo amore! Se hai un po' di pietà di
      me, non ammazzarmi con delle parole simili. In tali momenti
      sarei capace - senza esitare - di togliermi la vita. Che cosa mi
      rimane se dopo essermi data a te con tutta l'esistenza mia, dopo
      aver rinunciato a tutto per te, tu mi tratti d'un tal modo? Sogno
      d'esser condannata a morte, ma sei tu che mi condanni.Ti giuro
     col delirio presente,colle sofferenze che sono maggiori delle mie
      forze, che una volta che la nostra vita non andasse così come la
      vagheggio, io mi suiciderò.
      Te lo giuro, te lo giuro.


     3 ORE  DOPO

    (…) Oh, come le ore si succedono lunghe e tormentose! Che 
           grida sento intorno a me. Non so dove sono: vedo solo te…
          Angelo mio adorato Andreino, prendimi, asciuga con le tue
          labbra i miei occhi gonfi di lacrime e infiammati da non 
          vedere più nulla… Non voglio giustificarmi dalle accuse 
         atroci che mi lanci spietatamente.Se m' ami capirai bene che
         non sono io che possa commettere cose indegne del nostro 
         amore.Posso sbagliare, ma non commettere delitti. Stringimi  
         al tuo petto, voglio morire al tuo fianco. La vita è 
         insopportabile. Vorrei che tu mi strangolassi. Oh, inebriami
         e perdere tutta la coscienza dell'esistere! Baciami, mordimi,
         io ti ammazzerei. Andriosa, vita mia, io ti adoro, io ti invoco,
         vieni a dirmi una buona parola, accarezzami, stringimi forte,
         dammi la tua vita e io ti desidero appassionatamente,
         pazzamente…
         La passione giunge a tale intensità, che tu sai quel che si fa
         allora...Oh, ti supplico: non tormentarmi.
         Oh, sono proprio pazza.


                                                 Tua Nina  (… )



 Anna Kuliscioff  da   Lettere d'amore ad Andrea Costa 1880- 1909


 

LE LETTERE DI ANNA AD ANDREA 2

 
 
 
Andrea  Costa
 
 

CARCERE DI PERUGIA, 22 Dicembre 1880

(…) Che vuoi, mia cara? Sia dunque la suscettibilità mia estrema,
       sia altro, mi pare che tu non viva ora con me tutta la tua vita;
       mi pare che tu sia occupata da altre cose e che solo ad
      intervalli tu ritorni a me. Forse m'inganno, e vorrei - oh quanto
      vorrei ingannarmi! - ma pure ho questo presentimento, e te lo
      dice la mia agitazione, te lo dicono le mie angosce di queste
      due settimane. Tu stai dei giorni interi senza scrivermi; tu mi
      scrivi un poco di notte: insomma, io sento ora assai meno di
      qualche tempo fa che la tua vita è tutta con me e non v'ha cosa
      che non mi tormenti più di questo senso doloroso.
      M' inganno io, m'inganno io, dimmi!
      Quello stesso rimorso che ti sorprende di quando in quando,
      non ti dice chiaro che non io solamente, ma che tu pure hai la
      coscienza preoccupata di quel che l'ho io, che tu pure senti di
      togliermi una gran parte di te? Forse son queste le fantasie
      malate di un prigioniero, a cui manca l'aria, la luce e tutto; ma
      perché - perché dunque io sto tanto male da due settimane - e
      perché il mio male va sempre crescendo? Dimmelo, dimmelo
      dunque…
      Ah Nina,se tu m'ami, Nina, se tu m'ami come voglio essere
      amato!
      Ma no, ma no, non ti dirò mai quel che vorrei, quel che
      desidererei che tu facessi. Se non sei capace di indovinarlo,
      peggio per te - peggio per te: io non ti dirò nulla certamente…
      No, no, no, no…


                                      Andrea   (…)


Anna Kuliscioff  da   Lettere d' amore ad Andrea Costa 1880- 1909



LE LETTERE DI ANNA AD ANDREA 3



Como, 4 Luglio 1885

(…)Sono imbarazzata a scriverti perché debbo transigere con la
      mia coscienza dandoti un resoconto dettagliato della mia vita.
      Non volevo parlarti di me, e non perché io senta la necessità di
      nasconderti alcuna cosa, ma perché mi ripugna di subire una
      tutela continua e non sento l'obbligo di rendere conto delle mie
      azioni quando i diritti reciproci determinati dall'affetto non
      esistono più. Ma tu- a quanto pare - sei preoccupato dell'eterno
     " qu'en dira- t'on " e non ho nessuna difficoltà a tranquillizzarti,
      assicurandoti, che mentre la mia dignità mi preoccupa assai di
      osservarla,  la dignità tua non è, e non sarà lesa da nessun atto
      della mia vita. Mi meraviglio che tu mi accusi di    nuovo,
      e  senza   fondamenti , di ipocrisia, mentre tu sai per tua 
      esperienza quanto sia facile accusare ingiustamente
      basandosi su qualche semplice apparenza. 
     Qui vivo come vivo dappertutto, cioè come Kuliscioff; a Napoli
     non fui già io che feci credere che Costa fosse mio marito, anzi
     dappertutto facevo capire che non lo sono e gli studenti perfino
     mi chiamarono sempre la signora Kuliscioff. E' vero che dinanzi
     alla padrona di casa ti chiamavo " mio marito" per rispetto alle
     loro opinioni e perché non sempre si può rispettare l'opinione
     della gente da cui si vive, e non per altruismo - certo - ma per
     puro e semplice egoismo: così qui dove i nostri rapporti non
     sono conosciuti o rammentati, non credevo e non credo
     necessario di parlare delle nostre relazioni passate, che del
     resto parrebbero uno scandalo alle persone fra le quali vivo.
     La tua venuta sarebbe quindi estremamente inopportuna per
     ambedue e mi metterebbe in condizioni difficili; né l'accoglienza
     che in queste condizioni potrei farti sarebbe piacevole  a te
     dinanzi a quel mondo di cui ti preoccupi tanto.Sei rimasto molte
     volte per molti mesi senza vedere la bambina: mi pare che
     potresti aspettare anche questa volta fino al mio rientro a
     Milano. Se però tu volessi assolutamente vedere la Ninuccia,non
     sarebbe altro modo che passare qualche giorno dopo il mio
     ritorno dall' Austria ove andrò fra giorni e trovarci per il giorno
     stabilito a Milano. Tu parli di ipocrisie e di dignità minacciate,
     io mi domando se sarebbe meno ipocrita o più dignitoso di
     continuare dinanzi agli altri le apparenze della nostra unione
     che in realtà no esiste più. E' certo che non mi sarà possibile di
     regolare ogni mio passo secondo i tuoi desideri: dovrei allora
     rinunciare alla mia libertà, simulare una soggezione che non è
     umiliante soltanto quando è reciproca e determinata dall'
     intensità dell'affetto. Non vorrei che queste parole ti suonassero
     amare, mentre ti scrivo tutto ciò per compiacere ai tuoi desideri
     e calmare i tuoi timori. Né io, né tu abbiamo colpa di quello che
     è stato conseguenza dei nostri temperamenti e delle condizioni
     in cui vivevamo.Ma certo avremmo colpa se volessimo ribellarci
     contro le fatalità, che sono conseguenze del passato, e voler
     mascherare vincoli artificiali. Se il tuo desiderio, che sarebbe
     meglio di essere morti l'uno per l'altra non è realizzabile per
     quella parte di legame che mantiene fra noi la bambina, credo
     che possiamo almeno soddisfare a quel diritto di libertà
     individuale e a quel bisogno di sincerità che è nelle nostre idee
     e nei nostri sentimenti. A questo patto anche il raffreddamento
     non genererà disgusti; non ucciderà - spero - la benevolenza.
     E con questo desiderio ti saluto e ti stringo la mano


                                        Anna   (…)


Anna Kuliscioff  da   Lettere d'amore ad Andrea Costa 1880- 1909