lunedì 31 ottobre 2022

LA CHANSON DES VIEUX AMANTS

 


                                            Sarà che gli amanti non se ne vanno del tutto...




UNA LEGGENDA


Sarà che gli amanti si separano

sopra l'acqua che trema sopra gli ultimi alberi

per conservare la memoria della pioggia.


Sarà che non si perdono, che non se ne vanno del tutto,

che mormorano i nomi e che difendono

una cercata lentezza

e coltivano ricordi con gli occhi chiusi.

Sarà che gli amanti si proibiscono

quello che non dimenticheranno mai,

l'ombra che rimane tra le labbra

come rimangono gli indumenti ai piedi del letto.


Ti chiami Bogotà.

Da quest'alba ti chiami Bogotà.

Sarà che gli amanti si dicono addio

dopo aver fondato 

la pelle di una città, una leggenda.




                 Luis Garcia Montero  da  L' inchiostro delle mappe ( Trad. di E. Coco )



LA POESIA DELLA CONSUMAZIONE DI ALEIXANDRE

 


                                             Il torrente di luce nei tuoi occhi mi fu fede...




HAI UN NOME


Il tuo nome,

giacché tu l'hai. La vita non è stata

altro che un nome. Lo so, e non esisto.

Un nome respirato non è un bacio.

Un nome che si incalza sopra un labbro

non è il mondo. E' sognarlo da ciechi.

Così sotterra respirerai la terra.

Sopra il tuo corpo respirerai la luce.

Nacqui dentro di te: perciò sono morto.



                                           ***


BACIO POSTUMO


Tacito, ancora le mie labbra sulle tue,

io ti respiro. Sogno in vita o è vita.

L' immaginata vita è lì nel bacio

che vive solo. Senza noi, risplende.

Noi siamo l'ombra. E' esso il corpo se veniamo meno.



                                         ***


CHI FA VIVE


La memoria di un uomo è nei suoi baci.

Ma non è verità memoria estinta.

Numerare la vita ai baci dati

non è lieto. Ma darli senza memoria è più triste.

Con quanto è fatto si misura il tempo.

Fare è vivere ancora, o esser vissuti,

o prossimi. Chi muore vive e dura.



                                         ***


IL LIMITE


Basta. Non è insistere guardare il lungo

sfolgorìo dei tuoi occhi, finché il mondo finisca.

Guardai, ed ebbi. Contemplai, passava.

La dignità dell'uomo è nella morte.

Ma il brillìo temporale ha verità,

colore. La luce pensata inganna.

Basta. Il torrente di luce dei tuoi occhi

mi fu fede. Per essi vidi, vissi.

Giunto al fine, oggi bacio questi termini.

Il mio limite, tu. Il mio sogno. Sii!



                                          ***


I MORTI


Gli occhi neri, come quelli azzurri.

E i verdi, vivi. Tutti - oggi - serrati,

dormono. La loro luce ora soffoca

il raggio minerale. Il cielo è alto

e freddo. Ma non contemplano,, più freddi, i volti,

non danno verità. Né c'è altra verità che qui, dormienti,

questi miseri corpi. Taci e passa.




                         Vicente Aleixandre  da   Poesie della consumazione ( Trad. di F. Montalto )



domenica 30 ottobre 2022

GLI EDIFICI PERICOLANTI DI MASSIMILIANO



 
                                                          Siamo qui per la bellezza...





AL REPARTO GASTROENTEROLOGIA


Questo uomo sul fondo del letto

che a fatica riemerge, a fatica

afferra un pugno d'aria

è il tuo ritratto, nei ritratti infiniti

di ogni uomo sul fondo di ogni letto.

E' un dolore cordiale, una mezza allegria

regalare due gocce d'acqua

alle labbra spaccate, che sono state tue

che sono state d'altri

sotto questa luce

che non distingue le ombre dalle ombre

nello scambio di respiri dell'ultimo minuto.

Adesso è molto tempo che questo vuoto è tuo

questo luogo

disabitato da un morto, abbandonato da un vivo.



                                           ***


SULLA STATALE PER KILLINI


Ma io alla fine è con l'aria che combatto

e levo in alto le braccia per tradurre

una carne in una frase, un risorgere impossibile

e così torno al volante, così incontro

il cane morto per la strada.


Se la tua parola era di inciampare nella ruota

e il vuoto che hai lasciato è ignorato da ogni cosa

con che grammatica interrotta chiami, ora

quelli che passano, e non si fermano

perché di te hanno paura

tanto terribilmente presente sei in tutta la tua assenza.



                                          ***


IL MATERIALE


E' molto il materiale, che risale

fino alla superficie : del tuo giorno

del passante, di quest'animale

sull'asfalto, aperto in due

all'eccessivo sentimento

per un solo corpo, questo


sopravvivere, gravido di cose

da fare, da acquistare

un articolo, questo conviene

il calcolo del margine. Guardi

non vedo margini di manovra.

Eccessivo il materiale

che acquista, che figlia, che insiste

nell'avventura umana e dura :

la nessuna avventura.



                                            ***


LA BELLEZZA


Siamo qui per la bellezza, ma

come rifugiati tra due porte

in attesa di un fuoco qualunque

che commuova il calendario.


In questo venire e andare di corpi

non hai nemmeno il tempo di dargli un nome

lanciano sul tavolo poche parole, si alzano.


Siamo qui per la bellezza, ma

come pieni di linee scure

che potevano essere albero, nuvola : attendiamo,


nell'apnea delle disattese

è la tua voce a filo d'acqua

che modula una fiamma

per chi - liquido - sta.




                 Massimiliano  Damaggio  da   Edifici pericolanti



DAMAGGIO IN VAPORE

 


                                                          Non ricordo di essere vissuta...




CONVERSAZIONE CON GLI ASSENTI


Non ricordo di essere vissuta

mi dirai

non dirò - ti dirò - di averti vissuta.

Non ricordo a un certo punto

di aver sbottonato la carne, dirai

e io non ricordo di averti chiusa

nel legno.

E nemmeno ricordo bene - dirai - che significa

carne

forse legno, forse albero

ah,se tutto fosse albero, mi dirai.

Ma adesso tutto è albero

amore.



                                                 ***


BOTTIGLIE PER NAUFRAGHI


Le parole che non trovi

sono tutte in certi uomini

impegnati a coltivare interi alfabeti d'aria.


E anche se nel posto dove vivono

l'unica acqua è quella della pioggia

loro li affidano a certe bottiglie per i naufraghi,


che se non si infrangono prima,

c'è il rischio possano perfino

dissetare.



                                               ***


UNA SEMPLICE FACCENDA DI VENTO


Il fatto di insistere a innaffiare parole

sperando che fioriscano

in caldi succedanei della vita,


il timido scostare un po' la pelle

per guardare oltre la gabbia delle vertebre

l'insistente dischiudersi di vuoti,


e che dire della carne, corta rincorsa

verso un dirupo di orologi

per depositi di volti che non  parlano,


se non che ci manca il talento della foglia

di ospitare una nuvola sul palmo

e poggiare fra i denti acini di aria.


Seduti al tavolino di un caffè

guardiamo questo gioco del vento

con le briciole del corpo di chi passa

e non fa più in tempo a poggiare il piede

a terra,


piacevole arabesco di polvere nell'aria

che agli occhi - però - ci dà fastidio.




            Massimiliano Damaggio  da   Vapore  ( inedito )




sabato 29 ottobre 2022

POESIE E PROSE DI ALDA



  " Tu non sai quante volte bacio i cancelli di casa mia che si aprono soltanto se citofono alla pazza della porta accanto. E lei mi lascia fuori come un mendico. Ma io servo la sua nudità, la sua avarizia e il suo vangelo assassino ".  ( A. Merini )


                                   


L' AMORE


E' un petalo la tua memoria

che si adagia sul cuore

e lo sconvolge.

Addio, come ogni sera,

oltre le fratture c'è un cadavere

eretto di discorso,

sembra un frammento di un'eutanasia,

ma tu mi uccidi come sempre, amore,

e riapri i miei eterni giacimenti.

I Sepolcri del Foscolo, gli addii

di certe mani che non sono sepolte

ed emergono futili dal nulla.



                                               ***


Se la morte fosse un vivere quieto,

un bel lasciarsi andare,

un'acqua purissima e delicata

o deliberazione di un ventre,

io mi sarei già uccisa.

Ma poiché la morte è muraglia,

dolore, ostinazione violenta,

io magicamente resisto.

Che tu mi ricopra di insulti,

di pedate, di baci, di abbandoni,

che tu mi lasci e poi ritorni senza un perché

o senza variare di senso

nel largo delle mie ginocchia,

a me non importa perché tu mi fai vivere,

perché mi ripari da quel gorgo

di inaudita dolcezza,

da quel miele tumefatto e impreciso

che è la morte di ogni poeta.



                                           ***


Ieri mi successe un fatto così strano, così dolce, così inaspettato. Un ragazzo, un giovane bancario, strabico, ma profumato, mi prese e mi baciò con grande trasporto davanti a tutti. La banca applaudì e io rimasi sconvolta. Tornata a casa, lo dissi a M. e allora capii che cosa avesse voluto dire quel trasporto. A soli ventitrè anni lui, che io chiamavo Tom Ponzi, voleva trasmettermi un messaggio : Roberto non era stato un'illusione e io non avrei avuto bisogno di elettroshock.



                                       ***


Io mi domando se un uomo e una donna non abbiano diritto di morire quando vogliono e per le ragioni meno chiare di questo mondo. D' altra parte io penso anche che non si muoia propriamente d'amore, ma di una lunga serie di disagi, di paure, di accertamenti interni. Quando si trova la compagna o il compagno della propria fine, la si guarda e la si aspetta con un grande sorriso. Ma anche la morte per amore non è così orribile e dovrebbe essere la fine più dolce che Dio concede. Non vorrei parlare sempre di cose tristi, mi viene quasi innaturale, ma questi sono i miei pensieri notturni, sono le aquile notturne. Le rondini non cantano più, sono troppo piccole per quella macroscopica vicenda che è l'odio. Quando la gente mi riconosce e mi ferma per strada, dico : " Alda Merini non sono io, io sono la sosia " e cerco di scappare.



                                         ***


Io e Casiraghi, con il nostro amore pieno di speranza, non ci siamo mai sfiorati né le labbra né il cuore perché entrambi pensiamo di appartenere allo stesso Nume che ci ha governati fin qui. Estremi vassalli del dovere di scrivere, non ci concediamo piaceri, pause, lasciapassare. Alla dogana del sentimento noi chiudiamo gli occhi perché abbiamo un sepolcreto nascosto. Portiamo in giro un amore morto e, come tanti innamorati, siamo diventati purissimi simulacri. Non vogliamo più piangere. Entrambi egoisti fino allo spasimo, gelosi che l'uno possa guardare nel profondo dell'animo dell'altro, non osiamo neppure sperare di diventare amici e ci copriamo di quel letame immondo che la gente chiama cultura. La cultura oggi è un vero letame. E' un letamaio che alcuni riescono a far fruttare, ma che non fa germogliare il seme di poeti veri.



                                         ***


Fu in quell'incontro sublime sull'erba, quell'incontro bucolico e senza speranza che tutti e due insieme, Manganelli e io, bruciammo l'incanto delle nostre vecchie mani per entrare nel forsennato castello dei sogni. Dove tutto, anche la nostra cecità interiore, venne distrutto per far posto a un disegno e a una visualizzazione della vita più adulta e certamente più profetica. Manganelli non avrebbe mai osato chiedermi il dono prezioso dell'amore. Ricordo benissimo il suo sorriso un po' sghembo, gonfio di infantile curiosità. A  me quella figura di uomo ventisettenne pareva vecchia e scontata, mentre era giovane e ardente come amatore e paladino. Dl mio letto spesso gli scrivevo lunghe lettere, in cui deprecavo lo sconcio degli ambienti del centro di igiene  mentale. E Giorgio tanto se ne accorava di questo stupido e ignorante ricatto, facendo conto delle mie passate virtù letterarie e dei miei giovanili ardori. Era scontento e amareggiato per quanto mi era accaduto e mi stava a fianco come un ricercatore assoluto. Finché le sue ossa furono tragicamente infrante.



                                                ***


Alberto ( Casiraghi ) è un resoconto speciale : a volte lo penso che un omino di burro intento a impastare formelle e dolcetti per la fantasia. Alberto ha un carisma, non vuole possedere, imbrogliare, capire. Vuole solo comporre: è, per così dire, una persona composita, assurda, indomabile. E' un domatore di piccoli leoncini in gabbia come sono io. Entra da me a tutte le ore attraversando chili di spazzatura, non degnando nemmeno di uno sguardo la polvere dei libri, dei mobili, delle ragnatele. Ogni tanto apre il palmo della mia mano, vi deposita un bacio e dice : " E' l'ostia immacolata del nostro personale delitto". Non mi ha mai toccata, non mi ha mai vista né nuda né vestita. Alberto non mi ha mai veduta. Mi ha solo sognata e cantata come avrebbe voluto che io fossi. Ho provato a portarlo sul mio letto e si è beatamente addormentato continuando il suo sogno. Ad Alberto ne ho dette di tutti i colori. Gli telefono nelle ultime ore, nelle ore piccole della notte dicendogli di portarmi un pacchetto di sigarette da Osnago. Ho disfatto tutti gli impianti di casa, luce, gas, telefono per costringerlo a ripararli, per farlo venire a casa mia. Quando gli ho proposto di sposarmi, Alberto mi ha chiesto il tempo di una settimana perché doveva pensare a una bambina. Quella bambina ero io.





                     Alda  Marini  da  Respiro nella notte. Poesie e prose ( A cura di M. Marzano )



venerdì 28 ottobre 2022

CANTARE è D'AMORE


                                                         Mi lasci la mancanza...




Non mi tolga tutto il lutto, dottoressa,
me ne lasci la metà;

io non voglio che il mio cuore
sia sgombro per intero,
mi lasci la mancanza:

faccia male di notte,
se non dormo, ma se dormo
- se possibile - vorrei 
non svegliarmi nel buio,
come se
non potessi respirare.

Mi tolga 
l'impossibile che è che non si possa
più ascoltare la sua voce
e lo squillo del telefono mai suo
quando compio un altro anno
e non vorrei.

Mi lasci continuare
a guardare fissamente

se qualcuno beve
il caffè nel vetro

e faccia che io pianga
sulla torta di riso;

mi tolga il grido, se può,
la testa che sbatte
il nero che fa
la fine.

Non mi resta che
la mancanza che è:
e se è il dolore che riempie
come un corpo
il mio corpo,
me lo lasci per metà.

Non voglio perdere
che ferisca
la lama che non taglia dei suoi occhi;

tolga il lutto che inginocchia,
che non crede,
che mi chiude
in casa.

Mi lasci che mi facciano
male i fiori,
ma non tutti,
solo quelli
arancioni.


***


Com'è misurato amarsi meno,
è un lavoro sartoriale,
millimetrico,
amicale;
chirurgica la mano che
tutto fa per non sfiorare,
stare
in cabina di controllo
come da tuo protocollo:
nel collo,
la vena giugulare
col suo flusso da invertire;
nel petto,
silenziare
il rumore del rumore.
Che lavoro disamare,
soffocare,
che cesello da artigiana
che ci vuole;
lambiccare che l'amore
riesca a smettere di amare.
Sempre un triste mestiere
seppellire.


***

Ogni volta che tu
aspetti lei e io
ti osservo -
muta, da dietro,
ferita -
aspettarla,
siamo finalmente
uguali.
Aspettiamo tutt'e due
la persona sbagliata.


***

Ogni volta che suonano alla porta,
sei tu
che non suoni;
le lettere:
tu che non le hai scritte
e datate,
sei tu la firma,
la forma di un altro nome;
sei tu
che non aspetti al palo,
non qui sotto,
non alla fine della strada,
non all'angolo,
non dietro di me,
non al bar :

sei lo sguardo,
la ricerca,
il vuoto;

sei tu
tutti i fattorini,
sei il mazzo di rose non mio;
sei tu che non regali fiori;

è tuo
il nero dei maglioni ;

luci:
il ristorante dietro la stazione,
la stazione,
i treni, quelli che arrivano,
( ma anche, e soprattutto )
quelli che
se ne vanno,
quelli che
non tornano,
quelli che
non mi dici;

i dodici sul calendario, 
le piante,
il mio pianto.

Sono tuoi :
Piero della Francesca,
Alberto Burri,
i carciofi e il vino
e molto altro fra le labbra;
questa poesia,

i secchi bianchi con i bordi blu;
la ruggine è tua;

camminare per strada in centro è tuo,
che sia felice io
è tuo;
la mia infelicità non è tua,

è tuo : il lato sinistro

delle auto bianche,
del letto, 
della guancia,
del petto.





Beatrice  Zerbini  da    D' amore



 

giovedì 27 ottobre 2022

LA ROMANESCA DI FRANCESCA



                                               Francesca Caccini  - La Romanesca



Francesca Caccini ( 1587 - 1641 ) era figlia di Guido, esponente di rilievo della fiorentina Camerata de' Bardi. Educata, oltre che nella musica, in latino, greco, lingue moderne, letteratura e matematica, Francesca fu liutista, cantante, insegnante di musica e compositrice. In un primo tempo cantò nel coro diretto dal padre, per poi passare al servizio dei Medici come insegnante di musica e compositrice. Si distinse nei vari generi di musica allora diffusi: canti profani e sacri, musiche di scena per le commedie di Michelangelo Buonarroti e anche per un Melodramma " La liberazione di Ruggero dall'isola di Alcina " eseguito a Firenze nel 1625 in onore del principe di Polonia divenuto in seguito re col nome di Wadyslaw IV. E' considerata la prima Opera scritta da una donna. Poche delle sue composizioni sopravvivono, ma quanto basta per mostrarci la grande perizia nell'elaborazione ritmica e nell'armonia.



                                       ( f.)



I LUPI DI MARGARET

 



Testi tratti dalla prima antologia italiana di poesie di Margaret Atwood  "  Brevi scene di lupi "






E' PERICOLOSO LEGGERE I GIORNALI


Mentre costruivo accurati 

castelli nel recintino di sabbia

le fosse scavate alla svelta si riempivano

di cadaveri spinti dai buldozer

e mentre andavo a scuola

pettinata e linda, i miei piedi

sulle crepe dell'asfalto

detonavano bombe vermiglie.


Ora sono adulta

e alfabetizzata, e siedo sulla mia sedia

placida come un fuso


e si incendiano le giungle, il sotto-

bosco si fa pesante di soldati,

i nomi sulla mappe 

complicate salgono in fumo.


Sono io la causa, sono una massa

di giocattoli chimici, il mio corpo

è un congegno mortale,

mi protendo con amore, le mie mani diventano pistole,

le mie buone intenzioni sono del tutto letali.


Persino i miei

occhi passivi trasmutano

tutto ciò che guardo in una foto

di guerra in bianco e nero

come

posso fermarmi?


E' pericoloso leggere giornali.


Ogni volta che batto un tasto

su questa macchina elettrica

per parlare di un placido albero


esplode un altro villaggio.


( The animals in that country, 1966 )



                                         ***


LA DOPPIA VOCE


Due voci

a turno usavano i miei occhi.


Una era forbita

dipingeva ad acquerello

usava un tono pacato parlando

di montagne o cascate del Niagara,

componeva versi edificanti

e si commuoveva per i poveri.


L' altra voce

aveva un altro sapere:

che gli uomini sudano 

sempre e bevono spesso,

che i porci sono porci

ma vanno mangiati

comunque, che i bambini non nati

marciscono come ulcere nel corpo

che non c'è niente da fare

per le mosche.


Una vedeva attraverso i miei

occhi appannati, ogni giorno più

sbiaditi, foglie rosse


i rituali delle stagioni e dei fiumi.


L'altra trovò un cane morto

una festa di larve

mezza sepolta fra i piselli dolci.


(  The journals of Susanna Moodie , 1970 )



                                   ***


SI DA' DI OGNI COSA UNA COSA SOLTANTO


Non un albero ma l'albero che vedemmo,

non esisterà mai, spazzato dal vento

e piegato verso il basso

in quel modo. Ciò che incalzerà la terra


più avanti, e ne farà estate, non sono

erba, foglie, ripetizione, dovranno

esserci altre parole. Quando i miei


occhi si chiudono, la lingua scompare. Il gatto

con la sua faccia divisa, mezza nera e mezza arancio

s' accuccia nel mio cappotto malconcio, bevo il tè,


le dita seguono la curva della tazza, impossibile

duplicare questi sapori. Il tavolo

e i piatti più strani rilucono piano, consumano se stessi,


volgo lo sguardo verso te e tu accadi

in questa cucina d'inverno, casuale come gli alberi o le frasi,

entri in me, sfumi come loro, col tempo sparirai,


ma il modo in cui balli da solo

sulle piastrelle al ritmo di una vecchia canzone mono- tona e triste,

così contento, agitando il cucchiaio nella mano, ciuffi di capelli arruffati


dritti sulla testa, è il tuo corpo

sorpreso, il piacere che mi piace. Riesco persino a dirlo

anche se una volta sola e non


durerà : voglio questo. Voglio

questo.


( You are happy , 1974 )




                                   Margaret  Atwood



mercoledì 26 ottobre 2022

LA SMISURATA PREGHIERA DI LEOPOLDO & FABRIZIO



                                                               E il ricordo divenga azzurro...




Qui sono io, Leopoldo Maria Panero

figlio di padre ubriaco

e fratello di un suicida

perseguitato da uccelli e ricordi

che mi insidiano ogni mattina

nascosti in cespugli

gridando che finisca la memoria

e il ricordo divenga azzurro, e gema

pregando il niente perché muoia.



                                           ***


IL PAZZO


Sono stato tra i suburbi, simile

a una scimmia, sono stato nelle fogne

a trasportare feci,

due anni sono stato nel Paese delle Mosche

imparando a nutrirmi di ciò che secerno.

Fui una biscia che scivolava

sulla rovina dell'uomo, gridando

aforismi in piedi sui morti,

attraversando mari di carne sconosciuta

con i miei logaritmi.

E potei solo pensare che da piccolo

mi sequestrarono per un'allucinante battaglia

e che i miei genitori mi sedussero per

eseguire il sacrilegio tra anziani e morti.

Alle larve ho insegnato a muoversi

sui corpi e alle donne sentire

come cantano gli alberi al crepuscolo, e piangono.

Uomini imbrattavano il mio viso di fango, parlando,

e dicevano con " gli occhi fuori dalla vita ", ossia " non c'è niente che possa

valere meno dell'anima tua ", ossia " come ti chiami"

e " che oscuro è il tuo nome".

Ho vissuto i bianchi della vita,

i loro equivoci, i loro oblii, la loro

incessante imperizia e ricordo il loro

mistero brutale e il loro tentacolo

accarezzarmi il ventre e le natiche e i piedi

frenetici dalla fuga.

Ho vissuto la loro tentazione e ho vissuto il peccato

da cui pare nessuno mai ci assolva.



                                                ***


EPILOGO. A QUELLA DONNA CHE HO TANTO AMATO


Vedevi come giorno a giorno ti sfregavo

le cosce con l'incubo,

lo vedevi il terrore razzolare nei domini del sesso

e niente mi dicevi.


Vedevi nei miei occhi scene d'altri tempi

sequenze di case bruciate e rumore di linciaggio

e toccavi con schifo le squame

e non dicevi niente.


E mi lavavi con lo straccio il culo :

tutto quel che restava

e dicevi che era il vento quando fuori gridavano

i cani un'altra volta la mia morte :

e mi parlavi del vento perché niente restava.


Fingevi di ignorarmi quando - solo - chiedevo

la morte che mi era dovuta

e quando insistevo che era

la stanza una cappella ardente

per ardere i giorni come sigari o candele,

onore postumo a quel che c'era nel mio corpo :

dicevi che era il vento.


Baciavi con l'oro

dolce della tua pazienza la corona

grottesca della mia pazzia

e lasciavi che facesse giorno e poi

notte nella finestra chiusa :

dicevi che era il tempo.


Dicevi che ero io quando spettri credevo

di vedere nella tua testa, e nel tuo

cuore la danza notturna

e quando ti picchiavo e ti insultavo

bestemmiando contro quanto di più tenero

e non sapevo che mi amavi.


E così vivere è solo mendicare alle tue porte

e aspettare ai tuoi piedi, e sognare il tuo sguardo nel limbo

crudele dei muri di questa stanza,

anche se in fondo potrei

dire che accetto la vita

per rispetto a te che hai pietà di lei

e non so se c'è, e non vorrei

credere che ci sia stata un qualche strano giorno,

e non so e c'è.


E non so se c'è, e cos'è questa cosa che sboccia

simile al pus per i muri, cosa sono questi libri

vecchi come la mia vita, testimoni di segreti

assurdi e grotteschi che ormai a nessuno interessano,

ridicoli come la mia vita e ancora più comici

della mia figura.


E non so se c'è vita

o ne resta alcuna e se tutto questo non è peccare

se merita il suo essere questa solitudine di lebbra

e di maledizione che pronunciano solo 

gli altri per la loro fuga, e con risa e orge

attorno a questo cadavere fragile, solo aria,

e celebrano la mia rovina e di notte urinano

su questa tomba immensamente umiliata.


Io non so come può essere tanto immensa la mia morte,

né qual è il mistero che fa passare i giorni

né ciò che tiene in piedi la marionetta che va

ormai torti i fili e senza sapere ormai niente

né perché ho scritto questo nè se c'è qualcosa di scritto,

se le lettere non sono raschiate dal marciapiede,

da ogni cultura.


Io non so cos'è la luce

misteriosa e crudele che appare a quest'ora

eternamente immobile di un assurdo mattino

non lo so, ma so che c'è accanto a me una sorella

unica creatura che esiste anche dopo il niente :


e questa lingua che lecca

giorno dopo giorno le inutili piaghe

e il dolore senza dolore, come un'ombra vana,

come mal di denti a carie in un letto,

questa lingua instancabile che accarezza la lebbra

la stessa che ama i morti è forse, oggi che in fine niente

resta ormai scritto,

sopra un foglio fantasma l'unica poesia.




           Leopoldo Maria Panero da  Peter Pan non è che un nome ( Trad. di I. Pravo e S. Gatto )




martedì 25 ottobre 2022

L' ARRESTO IN GABBIA


      

                                         La bellezza non si stringe, non si possiede...




" L' indagine poetica di questa raccolta parte dall'immagine di copertina : un uso del linguaggio non verbale che simboleggia un cerchio luminoso e sbarrato attorniato dal buio pesto. Questa foto, è essa stessa premessa alle poesie, una via di accesso a una raccolta con delle scelte tematiche in cui l'indagine dell' Io mette al centro la caducità della vita umana e le parabola di oblio che la attraversano. La luce è sbarrata e attorno non ha nulla, quasi fosse simbolo di un viaggio terminato lì, dove non trova più aneliti di libertà né di contatto. Uno spostamento verso il buio, l'ignoto che si raggiunge nel perenne movimento che dall'alto - repentinamente - raggiunge il basso. E tutto si smarrisce. Perde forma, meta. " .  (  G. Bocchinfuso )



                                                


NULLA CHE NON SIA OMBRA ALLA LUCE


I


Stamane avrei voluto stringerla quella vita

quella bellezza: tutto

quell'autunno al cospetto degli occhi.

                                          Ma la bellezza

non si stringe non si possiede :

si contempla si contiene si lascia..



II


Anche solo esser ombra su una strada

anche solo esser aria che spira

o foglia, che volteggia e si posa

nello sguardo

              che innerva

                         nella sfera

l'immane

movimento della vita.



                                            ***


BISBIGLI


Poi v'è quel modo

di star dentro alle cose

- di starvi poggiato,

fra valichi e case - ;

bisbigli luci salmodie afflati,

tenui raschiano

un freddo.



                                            ***


GIU'


S' innesta, s' appresta

- giù -

nella scorta di delirium

un tuo monile.


Tu in ogni caso

percorri un calvario.


Dischiudendolo,

ne suggelli il fulcro.



                                          ***


A FONDO INFISSA


Muri scontrosi in Contrada Santa Croce avanzano

- adornano diafano un viso - fra scaglie residue

d'un tempo rimasto a ciò che del tempo tuo

ti rimane e l'immensa corona di spine

ogni giorno più a fondo infissa

nel cranio d'avorio e aria

che t'è toccato in vita.



                                     ***


AVVENTO


Defraudato nel corpo

dal corso di ogni possibile

avvento e nella mente dal

presente nell'assenza d'ogni

essente: la tragicità del vero -

il divenire incarnato d'un calco.



                                   

                            Gabriele  Gabbia   da      L' Arresto



lunedì 24 ottobre 2022

RICORDAMI

 



                                                               Meglio per te sorridere...



Tu ricordami quando

sarò andata lontano,

nella terra del silenzio,

né più per mano

mi potrai tenere,

né io potrò il saluto

ricambiare.


Ricordami anche

quando non potrai

giorno per giorno dirmi

dei tuoi sogni: ricorda

e basta, perché a me

- lo sai - non giungerà 

parola né preghiera.


Pure se un po' dovessi

tu scordarmi e dopo

ricordare, non dolerti:

perché se tenebra e

rovina lasciano


tracce dei miei 

pensieri del passato,

meglio per te sorridere

e scordare che

dal ricordo essere

tormentato.



                 Christina  Rossetti



IL MAL DI MAGGIO DI ANTONIO

 


                                                  Allarmati come bestie da ogni suono..



" Mal di Maggio" possiede la medesima potenza di un autoritratto di Egon Schiele. Non ha nulla di consolatorio, ma proprio per questo risulta commovente; non ha nulla di didattico, ma proprio per questo racconta la tenacia del " resistere e lottare / contro me il mio farmi male ". E' il dubbio sul valore della parola poetica che si fa poesia o, più probabilmente è l'ostentazione di un uomo che trova il coraggio di mostrarsi per ciò che è e nella consapevolezza della propria fragilità. " Sarà a suo modo amore questo nostro / cercarci per pura solitudine ", e viene da rispondere che sì, lo  è : è l'amore che alimenta l'eroismo quotidiano di chi supera il confine di se stesso per avvicinarsi agli altri.




ECCO LE OSSA


Me lo porto vivovivo nelle ossa

a ben guardare da sempre

questo freddo puntuto e

dal suo ramo nudo già pronto

a infierire sugli occhi.

Strappami dalla faccia lo stupore

l'arroganza di essere in salute

e - senza meritarlo -

non sentirmi solo.



                                           ***


Mi stupisco ancora passati i quarant'anni

di leggere poesie

di non amarmi.



                                       ***


SE ORA MI LEGGI ANCHE TU


In questo mio libro pescato ( che avrai )

fra gli usati al mercato

c'è un lembo di pelle strappato alla carta

con sopra disegnata una coda.

Sul verso c'è scritto col sangue:

Questa è la coda.

Ora cerca il capo.



                                         ***


LA DOMANDA CHE MI FA OGNI POETA


Un poeta mi chiede: cosa farai

delle mie poesie? Io guardo 

le poesie e mi chiedo . Cosa farò 

di voi? Ma le poesie guardano fuori

e sognano di fuggire illese da noi.



                                             ***


DALL'ALTRA PARTE


Ogni giorno c'è qualcuno che mi chiama da un numero inesistente. Lo so perché ogni tanto, come un gioco, provo a richiamare e la voce registrata mi dà sempre l'identica risposta : il numero chiamato è inesistente. Chissà se pure chi mi chiama è inesistente quanto il numero che usa. E se sono inesistente anch'io, dall'altra parte, che ricevo la chiamata e non rispondo.



                                             ***


NUOVI PIANI PER IL GIORNO


Non è più ora di credere all'angelo

in quella parola intera che svuoti

di cemento questo appello. Seminiamo

per raccogliere un frutto, la sua polpa

e non il seme. Andiamo avanti a morsi

piccoli morsi giornalieri per dirsi

sani sazi vivi, creature come ogni altra. Grati del sole

e allarmati come bestie da ogni suono.




                     Antonio Lillo   da   Mal di Maggio


N.B. Mi scuso per la scrittura difforme : ma è opera autonoma del PC !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!