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lunedì 27 aprile 2020

RITI DI INIZIAZIONE ( presentazione )




L'iniziazione è l'introduzione a un mondo sconosciuto, il necessario accesso a qualcosa di nuovo - a volte terribile, a volte solo ignoto - il passaggio ad una nuova fase della vita alla quale esporsi, con la quale confrontarsi e rischiare per il superamento e la consapevolezza, che sempre porta con sé timore.
Oggi come ieri, la società ha i propri riti di iniziazione e l'autore ci racconta con quali prove l'uomo si sia messo in gioco dai tempi più antichi sino al Novecento. E così come oggi i nostri figli sono chiamati a sostenere degli esami scolastici per diventare adulti e sancire la propria appartenenza alla società, in un passato più o meno recente - e in varie civiltà - i bambini erano sottoposti a complessi riti di passaggio che coinvolgevano non solo il corpo e la fisicità, ma che mettevano anche a dura prova la resistenza psicologica e morale dei giovani aspiranti alla maturità.
Per entrare nello specifico, i Mongoli lasciavano - nel rito di passaggio all'età adulta - i loro figli nella steppa con l'arco e una sola freccia: i genitori restavano in attesa che facessero ritorno con una preda commestibile affinché dimostrassero di essere in grado di cavarsela da soli e procacciarsi il cibo. Alcune tribù - poi - usavano eseguire piccole mutilazioni e utilizzare come trofeo l'oggetto del taglio, per mostrare alla comunità l'avvenuto passaggio attraverso il coraggio e la sopportazione al dolore.
Storie che alcune volte ci fanno inorridire e a volte sorridere...



                                        ( f.)



I RITI DI INIZIAZIONE 3



(...) Forse l'uomo moderno, colui che vive nelle grandi città, è
       riuscito a inserire il fatto della morte nella quotidiana routine
       della vita, tanto da diventare un'abitudine sdrammatizzata, un
       fatto di normale amministrazione che ci può toccare soltanto
       se avviene nella cerchia del nostro mondo affettivo: 
       collettivamente il morire non ha più senso. I Pigmei, il cui
       livello di civiltà può essere paragonato - almeno sul piano
      tecnico - a quello dell'età della pietra- si spostano di un giorno
      di marcia dal luogo dove la morte ha colpito uno dei loro 
      membri. Il primitivo soffre molto di più di noi moderni l'orrore
      della morte e le sue manifestazioni di dolore sono addirittura
      raccapriccianti e irrazionali dal nostro punto di vista. Pare 
      che la perdita della persona cara non possa più  trovare nè
      rimedio nè conforto. La disperazione è totale. La certezza del
      ritorno appare sul momento come un'argomentazione inutile.
      C'è forse in questa disperazione un'intuizione irriducibile della
      fine del nostro essere personale?Il ritorno della vita attraverso
      la procreazione è garanzia della continuità della specie, ma
      non della conservazione di un Io ben differenziato, unico e
      irripetibile.
      Si tratta, dunque,  veramente di sovrastrutture che hanno il
      fine di rendere più sopportabile l'esistenza e che la ragione
      dovrà un giorno cancellare dalla mente umana? Anche se così
      fosse, come rifiutare un valore a dei fatti che ci hanno 
      consentito non solo la sopravvivenza, ma anche la nostra
      crescita? Ogni manifestazione umana ha diritto alla nostra 
      più alta considerazione sia nel bene che nel male, in quanto
     facente parte della nostra storia.  (...)



 Giovanni  Vignola  da  I riti di iniziazione ( Magici, sessuali e religiosi )

I RITI DI INIZIAZIONE 2



(...) Il rito di iniziazione vuole essere fra le altre cose una presa di
       contatto col mondo dei morti. Esso costituisce una specie di
      duplice ingresso in due società l'una complementare dell'altra:
      quella dei viventi e quella dei defunti. Il rito è, dunque, una
     ripetizione nel tempo dell'eterno mito delle origini:il passaggio
     dalla vita alla morte e dalla morte alla vita in una ciclica
     successione che è garanzia dell'immortalità dell'esistere. Ma l'
     immortalità non è concepita come un eterno vivere più o meno
    felice in un mondo ultraterreno o situato in regioni inaccessibili
    all'uomo - come è credenza presso le grandi religioni. L'
    immortalità è una prerogativa della stessa vita e viene goduta in
    questo stesso mondo a mezzo di questo terreno ritornare. Un
    ritornare che non è un diritto, ma che vuol essere conquistato,
    favorito,  provocato da un rigoroso rituale. Quando cesserà la
    fede nel ritorno, sarà ancora un rituale preciso che permetterà
    al defunto di entrare agevolmente nel regno dei morti.
    Il contatto col mondo dei morti si è ridotto nelle moderne civiltà
    a un  legame estremamente labile e formalistico, quasi che la
    preoccupazione più urgente fosse quella di dimenticarne l'
    esistenza. L'uomo moderno pare non voglia avere nulla a che
    fare con la morte. I rituali funebri, affidati all'industria, hanno
    lo scopo preminente di evitare l'orrore della morte. Negli U.S.A
    si arriva persino alla cosmetica del cadavere, in modo da
    renderlo il più possibile gradevole alla vista. Fiori, bare, drappi
    e tombe rispondono tutti alla stessa esigenza: mascherare,
    nascondere e camuffare un destino ce ci appare sempre più
    senza speranza: un vuoto, un nulla che nessuna illusione riesce
    più a colmare .  (...)



         Giovanni Vignola  da  I riti di iniziazione ( Magici, sessuale e religiosi )


I RITI DI INIZIAZIONE 1




" Il  mandala delinea la superficie consacrata e la preserva dall'invadere delle forze disgregatrici simboleggiate in cicli demoniaci. Ma è molto di più di una semplice superficie da mantenere pura per gli scopi rituali e liturgici. Esso è di fatto un cosmogramma, un universo intero nel suo schema essenziale ..." ( Giuseppe Tucci, orientalista ed esploratore  )

                                             

(...) Se apriamo un vocabolario e andiamo a cercare la parola
     " iniziare ", troveremo la seguente spiegazione: dar principio;
     ammettere alla conoscenza e partecipazione di misteri religiosi,
     di culti segreti e simili; introdurre alcuno nello studio di una
     scienza e genericamente nella cognizione di qualche cosa.
     Di fronte alla parola " inizio ", leggeremo soltanto: l'atto da
     cui si comincia, cominciamento. Ma prima di questa parola, ne
     troveremo un'altra : " Iniziazione", che ci riporterà al 
     significato originale dell'azione, che è quello dell'introduzione
     lenta e graduale in un mondo sconosciuto. Ciò porta come
     conseguenza che non è possibile nè concepibile un'auto
    iniziazione.Una persona cioè non può entrare da sé in un mondo
    ignoto. Si tratti di arti magiche, religiose, misteriche oppure di
    scienze positive come la medicina, la psicologia, l'economia etc,
    è sempre necessaria la presenza di una guida, di un maestro, di
    un iniziatore che dia le delucidazioni del caso per un tempo più
    o meno lungo.Affrontare l'ignoto- infatti - significa intimamente
    esporsi a un rischio,a un pericolo di cui non si conosce nè l'
    entità nè la portata. Anche l'uomo moderno non può sottrarsi a
    questa angoscia della via nuova.Ci sono i rischi dell'insuccesso,
    i rischi professionali, quelli della carriera etc, ma ce n'è un 
    ultimo inconscio e ambivalente, forse molto più conturbante : il
  rischio di perdere la propria anima*. E' difficile per noi renderci
    precisamente conto di ciò che questa espressione significhi,
    proprio per la sua ambivalenza. Da una parte c'è l'ebbrezza, l'
    entusiasmo per quello che noi saremo dopo, quando il processo
    dell'iniziazione sarà condotto a termine. Ma sapremo ancora
    ritrovare noi stessi, riconoscerci, in questo nuovo mondo? Non
    avremo forse perduto irrimediabilmente qualcosa di
    estremamente caro? Non ci troveremo talvolta come estranei a
    noi stessi, artefatti, irriconoscibili, come se avessimo indossato
    una maschera ?  (...)



      Giovanni Vignola  da  I riti di iniziazione ( Magici, sessuali e religiosi )



*   In alcuni dei miei viaggio in regioni del mondo non ancora del tutto avvezze alla presenza occidentale  e alla sua strumentazione, mi è capitato che le persone avessero un grande terrore di essere fotografate ( si nascondevano al vedermi con l'obiettivo ), temendo con ciò di perdere l'anima. Si trattava di una paura atavica e radicata, che non prestava orecchio a nessuna spiegazione razionale o tecnica. Sempre si trattava  della parte più povera e meno acculturata di Stati che pure avevano rapporti commerciali o di turismo col mondo occidentale .( E questo è capitato indifferentemente sia ad Est che ad Ovest, sia in Africa e ciò dimostra che il fenomeno rimanda  ad una paura non indotta da una cultura in particolare, ma di reminiscenze ataviche inconsce e come tali incontrollabili ).



                                       frida