Visualizzazione post con etichetta Edoardo Boncinelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Edoardo Boncinelli. Mostra tutti i post

mercoledì 21 febbraio 2018

IO E LEI ( Introduzione )



Occuparci della nostra nascita per noi è impossibile: il "prima" ci è sconosciuto. Ma di certo - da vivi - possiamo riflettere sulla nostra morte, anche se il "poi" ci è ignoto. L'autore di questo testo ci dice di aver avuto consapevolezza della morte in età ancora molto tenera, a causa di un episodio occorsogli che gli fece diventare  l'evento un concetto acquisito. Ma - o forse proprio per questo -  non angosciante e fonte di un'intensa riflessione.
Da scienziato e da pensatore profondamente libero e onesto qual è, Boncinelli ne indaga qui tutti gli aspetti e le possibili interpretazioni con una serenità d'animo e un'acutezza di analisi che restituiscono a questo evento la sua naturalità, privandolo delle sovrastrutture negative.
Discute con argomentazioni lucide e stringenti le consolazioni della religione, dai miti delle origini fino al Paradiso cristiano, alle credenze più diffuse.
Esamina con passione e generosità divulgative le risorse della scienza, fino a metterci a parte delle ultime ricerche della genetica e della biologia.
Infine, affronta l'autentico mistero dell'universo, la coscienza - nostra assoluta unicità - sintetizzando così il suo sentimento :" Verrà la morte e non chiuderò i miei occhi".


                      frida

IO E LEI ( Oltre la vita ) 1

 
 
 

" La maggior parte degli esseri umani oscilla miserevolmente tra la paura della morte e i crucci della vita: non sa vivere, non vuole morire"   ( Seneca da  " Lettere a Lucilio ")


(...) Ci sono cose che non hanno per noi un prima e cose che non
      hanno un poi. Alle prime appartiene la nascita, alle seconde la
      morte. Non mi potrò mai occupare della mia nascita, ma certo
      della mia morte posso. Non so se mai ci incontreremo - io e
      la mia morte - ma ci rincorriamo da una vita. Più o meno da
      quando avevo cinque anni. Io ero a Bologna nell'immediato
      dopoguerra, ospite di un centro profughi allestito alla meglio
      nei locali di una caserma. Parlavo con la mamma di persone
      che non c'erano più e d'improvviso mi venne in mente che 
      anche i nonni di Firenze erano destinati prima o poi ad
      andarsene, e piansi.
      Fu il mio primo contatto cosciente con la morte naturale, come
      dire con la naturalezza della morte. Successivamente mi capitò
      spesso di pensare che se io - bambino - fossi morto, e questa
      volta non naturalmente, qualcuno avrebbe potuto piangere e
      disperarsi. Mi figuravo cioè il mio primo post mortem dal punto
      di vista dei vivi che presumibilmente mi amavano e spesso mi
      commuovevo da solo. Da allora la morte - la mia - è divenuta
      un concetto acquisito, presente ma non angosciante nella mia
      mente. Conosco persone che invece pensano continuamente
      alla morte e ne scorgono i segni dappertutto. Io no. So che c'è
      e che dovrà finire per cogliere qualche cosa di me, ma non ci
      penso quasi mai. Nella mia mente la morte non c'è, mentre c'è
      tanta, troppa vita.
      Ma questo non mi impedisce di meditarci sopra, anzi me lo
      facilita.  (...)


               Edoardo  Boncinelli   da    Io e Lei  ( Oltre la vita )

IO E LEI ( Oltre la vita ) 2


(...) Ma perché meditare sulla morte se il suo pensiero non mi
      assilla?Per due motivi essenzialmente,connessi l'uno con la sua
      percezione sociale, l'altro con quella individuale mia.Dal punto
      di vista sociale si parla della morte a vario titolo e con una
      certa regolarità, ma se ne parla sempre. Può essere la morte di
      individui, di gruppi o di comunità - per incidenti, per malattia o
      per attentati e per combattimenti - o può essere la morte
      prospettata e temuta. La religione - per esempio - che promette
      di liberarci dalla morte - in realtà ci costringe a pensarci di
      continuo, proponendo scenari dipinti con tinte di intensità
      variabile, ma mai trascurabile. Anche i matrimoni si celebrano
      nel luogo riservato alla morte e i funerali ne amplificano l'eco.
      La morte di chiunque rimanda - direttamente o indirettamente -
      al pensiero della propria, in un tempo indeterminato e magari
      indistinto, ma attuale come i discorsi di ogni giorno.
      Secondo alcuni è il pensiero della morte che ha ispirato e
      guidato molti dei nostri progressi collettivi: di sicuro l'
      aspirazione alla fama e all'immortalità delle nostre opere.
      Ed è certamente il pensiero della morte che ci porta a credere
      a quella massa di favole alle quali tutti siamo portati a credere.
      L' argomento della morte è vivo e presente anche quando è
      taciuto, anzi in quel caso lo può essere anche di più.
      La morte conferisce un orizzonte alla nostra vita.
      A tutto questo si aggiunge - per me - anche se non credo per 
      me solo, il tema del suicidio. La morte per suicidio è una morte
      particolare, anzi una mescolanza di morte e di vita,per eccesso
      o per insufficienza di vita. Ho pensato al suicidio
      praticamente da quando mi conosco: troppo orrenda era la mia
      vita infantile e giovanile per non pensarci, anche se dopo -
      molto dopo - le cose sono sensibilmente migliorate.
      La morte presenta almeno due caratteristiche contrastanti: su
      un piano di realtà è un fenomeno del tutto naturale e ogni
      essere vivente degli ultimi quattro miliardi di anni è morto,
      senza che nessuno sia mai sfuggito a questo destino. Sul piano
      conoscitivo ed esistenziale - invece - è il mistero di tutti i
      misteri: la contemplata limitatezza dell'esserci.
      Mi piace quindi meditare sulla morte per passare in rassegna
      i vari aspetti e le possibili interpretazioni di un fenomeno tanto
      ipotetico quanto probabile e universalmente diffuso.
      D'altra parte, so bene che non si può pensare costruttivamente
      alla morte. Si può pensare solo alla vita e lo si può fare mentre
      si è ancora - ovviamente - in vita. (...)


            Edoardo Boncinelli   da   Io e Lei  ( Oltre la vita )

IO E LEI ( Oltre la vita ) 3


(...) Tutti hanno un corpo. Io ho un corpo e una mente - mia e solo
      mia - con la quale convivo e che per me è indistinguibile dalla
      mia coscienza. Con questa mi occupo di tanti problemi, tra i
      quali spicca quello della morte, della mia morte soprattutto.
      Noi uomini sappiamo di dover morire quasi con la stessa 
      evidenza con la quale sappiamo di essere vivi. Gli animali non
      sanno in genere che dovranno morire, ma probabilmente non
      sanno nemmeno di essere vivi: per loro l'essere vivi non
      ammette alternative. E' uno stato di cose.Almeno così pensiamo
      noi.Molti di loro sono di sicuro in grado di riconoscere quando
      un animale giace immoto e privo di reazioni agli stimoli del
      mondo circostante, ma non è possibile sapere che cosa ne
      pensino in cuor loro,nè quanto ne siano coinvolti, se non
      azzardando rischiose analogie di natura antropocentrica.
      Per noi la vita è un durissimo impegno illuminato dalla 
      speranza: la morte una via d'uscita, remota ma obbligata. Oggi
      poi sempre più remota perché gli enormi progressi della
      biologia e della medicina l'hanno sensibilmente allontanata
      nel tempo. Ma non eliminata. Non credo che alcun animale
      abbia questa prospettiva - anzi abbia alcuna prospettiva - ma
      per noi è così. Noi abbiamo buona memoria delle cose passate
      e ci affacciamo piuttosto spesso sul futuro, anche lontano.
      Ciò dà continuità al nostro agire e respiro alla nostra mente.
      E' ovvio che l'anticipazione del futuro dipende dalle nostre
      informazioni e dal complesso delle nostre memorie e
      inclinazioni, ma non riusciremmo a vivere senza anticipare il
      futuro, almeno nella fantasia .  (...)


         Edoardo  Boncinelli   da   Io e Lei  ( Oltre la vita )

IO E LEI ( Oltre la vita ) 4


(...) Tali anticipazioni possono essere lusinghiere e foriere di
      soddisfazione oppure penose e paurose. E ' proprio la loro
      esistenza insieme - è appena il caso di dirlo - alla memoria di
      ciò che abbiamo visto, letto o sentito in proposito, che ci
      presenta in maniera più o meno continua l'idea della nostra
      futura morte, ancorché indistinta e remota.Tra la consultazione
      dei ricordi e l'anticipazione del futuro si estende la nostra vita
      di tutti i giorni. Che quindi è un presente oscillante e quasi
      sognato, in bilico fra il passato e il presumibile futuro; finchè
      questo è possibile.
      Il presente è la paratìa mobile che separa anticipazione e
      constatazione. A proposito di questo fenomeno, si parla
      tecnicamente  " di presente dinamico." Si è visto - infatti - che il
      presente vissuto non si configura come un confine netto tra il
      passato che non c'è più e il futuro che non c'è ancora.
      Tale presente dinamico è invece una collezione di fuggevoli
      episodi di vissuto interiore. Ciascuno di questi episodi è un
      atomo di tempo interno, racchiuso entro i limiti di una breve
      finestra dai confini sfumati, e dura da un terzo di secondo a
      circa mezzo minuto. Gli eventi vi si materializzano per qualche
      istante e poi recedono nel passato. In ciascun atomo di presente
      noi percepiamo e concepiamo un frammento di realtà che è il
      risultato dell'integrazione dei diversi processi di elaborazione
      dell'informazione che arriva a noi, spesso frammentari,
      incoerenti e privi di senso, come immagini visive, eventi,
      ricordi , attese, sfondi e schemi interpretativi.  (...)


        Edoardo Boncinelli   da  Io e Lei ( Oltre la vita )