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domenica 4 dicembre 2022

UNA POESIA DI GEZIM

 


                                                       I miei anni : fuga nell'ignoto...




Tu esisti di fronte all'inverno

come una ferita. Immobile e forestiera

in uno spazio imperfetto, mai ospitale,

aspettando che il silenzio uniforme della sabbia

ti parli del segreto.

Non ti stordire dei fiumi vaganti e dei nuovi alberi

che prima non c'erano. D' intorno continuerà la caducità

delle cose, la scomparsa dei poeti che legano

il cielo alla terra.

E' detto che moriremo nelle terre opposte.

I miei anni : fuga nell'ignoto e risvegli spaventati nella notte.




                 Gezim Hajdari   da    Poesie scelte



giovedì 13 settembre 2018

L'AMORE DI GEZIM

 
 

                                   
                                                        Voglio essere eco della tua voce…



Corro per raggiungere i tuoi occhi
stanco e perso
per le nevi e tempi di oblio
i tuoi occhi: due dune sulla collina arsa
una piccola patria
insanguinata dal mio amore e dalle pietre
che ho lanciato lungo questa costa
sono esule nell'origine dei tuoi occhi
occhi nudi: laghi freddi del nord
se vengo soltanto per rivedere i tuoi occhi vedrò
come due notti estive nella mia Darsìa
se ritorno soltanto dalla guerra dei tuoi occhi ritornerò
ad ascoltare nel buio i tuoi occhi
e chiamarti sotto la pioggia con un altro alfabeto.



                               ***



Un cielo inospitale copre il tuo volto
e una primavera ostile non ti conduce al verde
una luna gelida trafigge gli orizzonti teneri
e si ubriaca nell'origine delle tue notti
( notti colpevoli di grida e fughe )
tu esisti perché ti nomino
tu cammini perché io ti raggiungo
dalle tue labbra fioriscono uccelli
nelle tue dita bruciano astri
entro nei sentieri del tuo nome all'alba
ed esco dal tuo sogno nel crepuscolo
voglio essere eco della tua voce
custode delle tue ceneri
che attraversano le mie.


                         Gezim  Hajdari  da    Maldiluna

L'OMBRA DI GEZIM

 
 


Dammi la tua ombra
per la mia ombra
che sente freddo nel suo nome

insegnami il tuo silenzio
la mia follia ne ha bisogno
per inventarsi un Dio

fammi conoscere la neve!

voglio nascondere
sotto la sua pelle
le parole mai dette.


                                      ***


Com'è triste Roma
senza di te, amore mio,
senza i tuoi occhi
le tue labbra
( rosse di sangue )
la tua ombra.

Accanto a me
sei come una collina,
campo di grano
o bosco vergine
dove bussano
la pioggia
e il mondo.

Se tu chiami
ti rispondono gli angeli,
se tu gridi
ti sente il mare;
se tu piangi
ti accolgono le rovine.

Ti perdo e ti ritrovo
tra mura e grotte,
viva e uccisa
dalle stesse pietre
dalle stesse ombre.


                                  ***


Non piangere,
è il pettirosso che corre
sul ghiaccio del ruscello.

Presto fiorirà il mandorlo
e gli uccelli lirici ci canteranno
nelle vene.

Non piangere,
ho percorso la tua ferita
per raggiungerti.


               Gezim  Hajdari    da      Poesie scelte