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mercoledì 21 settembre 2022

L' AVVENTURA DI LOUISE GLUCK



                                                     Gli addii sono nel corso delle cose...




L' AVVENTURA


1

Una notte mentre mi addormentavo mi venne da pensare

che avevo chiuso con le avventure amorose

di cui ero a lungo succube. Chiuso con l'amore?

mormorò il mio cuore. Al che risposi che molte scoperte

                  profonde

ci aspettavano, sperando allo stesso tempo, che non mi fosse chiesto

di nominarle. Perché non le potevo nominare. Ma la convinzione

                  che esistessero -

certo voleva dire qualcosa ?



                                    ***


2

La notte dopo portò lo stesso pensiero,

questa volta a proposito della poesia, e nelle notti seguenti

diverse altre passioni e sensazioni furono, allo stesso modo,

messe da parte per sempre, e ogni notte il mio cuore

protestava per il suo futuro, come un bambino privato del

                       suo giocattolo preferito.

Ma questi addii, dissi, sono nel corso delle cose.

E ancora una volta allusi al vasto territorio

che ci si apriva con ogni congedo. E con questa frase divenni

il cavaliere glorioso che cavalcava nel tramonto, e il cuore

diventò il destriero che montavo.



                                      ***


3

Come capirete, stavo entrando nel regno della morte,

anche se non saprei dire perché il paesaggio

era così convenzionale. Anche qui i giorni erano molto lunghi

mentre gli anni erano molto brevi. Il sole scendeva sul monte

                             lontano.

Le stelle brillavano, la luna cresceva e calava. Presto

facce del passato mi apparvero:

mia madre e mio padre, mia sorella bambina; non avevano,

                            sembrava,

finito quel che avevano da dire, anche se ora

potevo sentirli poiché il mio cuore era calmo.



                                              ***


4

A questo punto, raggiunsi il precipizio

ma vidi che il sentiero non scendeva dall'altra parte;

piuttosto, divenuto piano, continuava a questa altezza

fin dove arrivava l'occhio, anche se gradualmente

la montagna che lo sosteneva si dissolveva completamente

così che mi trovai a cavalcare fermamente per l'aria -

Tutt'intorno, i morti mi incoraggiavano, mentre la gioia di trovarli

era annullata dalla necessità di rispondergli -



                                        ***


5

Come eravamo stati carne tutti insieme,

ora eravamo nebbia.

Come prima eravamo stati oggetto con ombre,

ora eravamo sostanza senza forma, quali sostanze chimiche

                     evaporate.

Niiii, niiii, disse il mio cuore,

o forse no - difficile capire.



                                           ***


6

Qui la visione finì. Ero nel mio letto, il sole del mattino

sorgeva serenamente, il piumino

ammucchiava onde bianche in basso sul mio corpo.

Tu eri stato con me -

c'era una piega nel secondo cuscino.

Eravamo sfuggiti alla morte -

o era questa la vista del precipizio ?




                       Louise  Gluck   da   Notte fedele e virtuosa ( trad. di M. Bacigalupo )



lunedì 27 giugno 2022

RICETTE ( preventive ) PER L'INVERNO



 

                                                               Le ali per un bacio...



Inverno. Il sole è un dono raro e apprezzato, la notte arriva troppo presto, il cibo ha un sapore più amaro. Sospesi in questo grigiore, guardiamo indietro o avanti, ciò che è stato o che forse ci aspetta : colori più caldi riempiono le nostre estati di coperte stese tra gli aranci, di viaggi in macchina tra campi sconfinati che scorrono via da un finestrino. Ma ciò che il sole bacia, proietta allo stesso tempo - dietro di sé - un'ombra più scura, ed è lì che l'inverno si annida : in una speranza o nel ricordo di una persona che abbiamo perso; in una gioia minuta, più duramente guadagnata e - dunque - cento volte più preziosa.





RICETTE PER L'INVERNO


Ogni anno, quando veniva l'inverno, i vecchi andavano

nei boschi a raccogliere il muschio che cresceva

sul lato nord di certi ginepri.

Era un lavoro lungo, occupava molti giorni, anche se

erano giorni brevi perché la luce andava calando,

e quando le loro sporte erano piene, tornavano

a casa affaticati, perché il muschio era pesante.

Le mogli lo facevano fermentare, un lavoro lungo ed

estenuante,

specie per persone vecchie tanto

che erano nate in un altro secolo.

Ma avevano una pazienza, quegli anziani,

che voi e io stentiamo a immaginare.

e quando il muschio era stato trattato, lo mettevano con

senape selvatica e sapori piccanti

in ciabattine tagliate a metà, inzuppate come pan bagnato,

dopodiché la cosa era fatta : un " panino invernale 

rinvigorente",

lo chiamavano, ma nessuno diceva

che era buono; lo mangiavi

quando non c'era altro, come le mazzot nel deserto, che

i nostri genitori chiamavano il pane del dolore - in certi

anni

un vecchio non tornava dai boschi, e allora la moglie

doveva trovare

una nuova vita, come autoinfermiera, o supervisionando

i giovani che facevano i lavori pesanti, o vendendo

i panini nel mercato all'aria aperta mentre cade la neve,

avvolti

in tela cerata - Il libro contiene

solo ricette per l'inverno, quando la vita è dura. In

primavera,

chiunque può preparare una buona colazione.



                                            ***


PENSIERI NOTTURNI


Sono nata tanto tempo fa.

Non c'è più nessuno in vita

che mi ricordi da bambina.

Ero una bambina brava?

Cattiva? Tranne che nella mia testa

questo dibattito ormai

tace per sempre.

Cosa costituisce

un bambino cattivo, mi chiedevo. Coliche,

diceva mia madre, cioè

piange molto.

Che male poteva

esserci? Come era duro

vivere, non mi meraviglio

che siano tutti morti. E come

devo essere stata piccola, sospesa

dentro mia madre, che mi tastava

con approvazione.

Che peccato che ho cominciato

a esprimermi a parole, senza rapporti

con quella memoria. L' amore di mia madre!

Fin troppo presto mi sono rivelata

per quel che sono,

robusta ma acida,

come una sveglia.



                                        ***


Poco dopo scese la notte. Automaticamente

si accesero le luci.

Sul pavimento la donna si mosse.

Qualcuno le aveva messo sopra una coperta

e lei la spinse via.

E' mattino? disse. Si era tirata su

in qualche modo per poter vedere

la porta. C'era un uccello, disse.

Qualcuno dovrebbe baciarlo.

Forse è già stato baciato, disse il mio vicino.

No, disse lei. Una volta baciato

diventa una persona. Così non può volare;

può solo star seduto, in piedi, coricato.

E può baciare, aggiunse maliziosamente il vicino.

Non più, disse lei. Fu una sola volta

per spezzare l'incantesimo che aveva gelato il suo cuore.

Uno scambio svantaggioso, aggiunse,

le ali per un bacio.

Ci fissava, come una figura in cima a un monte

che guarda giù. anche se eravamo noi che guardavamo giù.

a dire il vero. Evidentemente la mia testa non è quella di

una volta, disse.

La maggior parte dei miei fatti sono spariti, ma certi

principi sottostanti si sono perciò

manifestati con chiarezza sorprendente.

I cinesi avevano ragione a riverire i vecchi.

Guardate noi, disse. Siamo tutti in questa stanza

ancora in attesa di essere trasformati. E' per questo che

cerchiamo l'amore.

Lo cerchiamo tutta la vita,

anche dopo che lo abbiamo trovato.



                                         ***


UNA FRASE


Tutto è finito, dissi.

Cosa te lo fa dire, chiese  mia sorella.

Perché - dissi - se non è finito, presto finirà,

il che in fondo è lo stesso. E se le cose vanno così,

non c'è ragione di cominciare

nemmeno una sola frase.

Ma non è lo stesso, disse mia sorella, il fatto che finirà presto.

Rimane una domanda.

E' una domanda stupida, dissi.



                                   ***


UNA STORIA PER BAMBINI


Stanchi della vita campestre, il re e la regina

ritornano in città, tutte le principessine

rumoreggiano dietro nell'auto, cantando la canzone

dell'essere

" io sono, tu sei, lui, lei, esso è ".

Ma non ci sarà nessuna coniugazione nell'auto, oh no.

Chi può parlare del futuro? Nessuno sa qualcosa del futuro,

nemmeno i pianeti.

Ma le principesse dovranno viverci.

Che giornata triste si è fatta.

Fuori dall'auto, mucche e pascoli scorrono via;

sembrano calmi, ma la calma non è la verità.

La disperazione è la verità. Questo lo sanno

il padre e la madre. Ogni speranza è perduta.

Dobbiamo tornare dove è stata perduta

se vogliamo ritrovarla.




    Louise Gluck   da   Ricette per l'inverno dal collettivo ( Trad. di M. Bacigalupo )



mercoledì 8 giugno 2022

ARARAT ( di Louise Gluck ) 1

                  


                                               " ... la natura umana era originariamente una sola

                                    e noi eravamo interi; il desiderio e la ricerca

                                    dell'intero si chiama amore ".

                                          ( Platone  )




CONFESSIONE


Dire che sono senza paura-

non sarebbe vero.

Ho paura della malattia, dell'umiliazione.

Come chiunque altro, ho i miei sogni.

Ma ho imparato a nasconderli,

a proteggermi

dal compimento: ogni felicità

attira le collere delle Parche.

Sono sorelle, selvagge -

alla fin fine la loro unica

emozione è l'invidia.



                                         ***


AMORE PERDUTO


Mia sorella ha passato un'intera vita sottoterra.

Era nata, morì.

Nel frattempo,

non uno sguardo attento, non una frase.


Faceva quel che fanno i bambini,

piangeva. Ma non voleva essere nutrita.

Eppure mia madre la teneva in braccio, tentando di cambiare

dapprima il destino, poi la storia.


Qualcosa cambiò in effetti: quando mia sorella morì,

il cuore di mia madre diventò

molto freddo, molto rigido,

come un minuscolo pendaglio di ferro.


Poi a me parve che il corpo di mia sorella

fosse un magnete. Sentivo che attirava

il cuore di mia madre nella terra,

così sarebbe cresciuto.



                                        ***


NINNANANNA


Mia madre è esperta in una cosa:

manda la gente che ama all'altro mondo.

I bambini, i piccoli - lei

li culla, sussurrando o cantando a bassa voce. Non so dire

cosa facesse per mio padre;

qualunque cosa fosse, sono sicura che era quella giusta.


E' la stessa cosa - in realtà - preparare una persona

per il sonno o per la morte. Le ninnenanne - tutte dicono

" non aver paura",così parafrasando

il battito del cuore della madre.

Così i viventi lentamente si calmano; sono soltanto

i morenti che non possono, che si rifiutano.


I morenti sono come trottole, come giroscopi -

roteano così rapidi che sembrano stiano fermi.

Poi volano via: nelle braccia di mia madre,

mia sorella era una nuvola di atomi, di particelle - ecco la differenza.

Quando un bambino dorme, è ancora intero.


Mia madre ha visto la morte; non parla dell'interezza dell'anima.

Tenne tra le braccia un bambino, un vecchio, mentre il buio cresceva

solidamente intorno a loro, trasformandosi finalmente in terra.



                                           ***


MONTE ARARAT


Niente di più triste della tomba di mia sorella

se non quella di mia cugina, accanto alla sua.

A tutt'oggi non riesco a guardare

mia zia e mia madre,

ma per quanto tenti di evitare

la vista della loro sofferenza, sempre più sembra

che essa sia il destino della nostra famiglia :

ogni ramo dona alla terra una bambina.


Nella mia generazione rimandiamo il matrimonio, l'avere figli.

Quando li abbiamo avuti è stato soltanto uno a testa;

per lo più abbiamo avuto figli, non figlie.


Non ne parliamo mai.

Ma è sempre un sollievo seppellire un adulto,

una persona distante, come mio padre.

E' segno che forse il debito è stato finalmente pagato.


In realtà, nessuno lo crede.

Come la terra stessa, qui ogni pietra

è dedicata al dio ebreo

che non esita a strappare

un figlio alla madre.



                                                ***


PARLANTE INAFFIDABILE


Non ascoltarmi : mi si è spezzato il cuore.

Non vedo obiettivamente le cose.


Mi conosco: ho imparato ad ascoltare come fossi uno psichiatra.

Quando parlo appassionatamente,

allora meno che mai mi si può credere.


E' triste, lo so: è tutta la vita che mi lodano

per la mia intelligenza, le mie capacità linguistiche, intuitive.

Ma alla fine sono sprecate-


Non mi vedo mai,

in piedi sui gradini di casa, mentre tengo per mano mia sorella.

Ecco perché non so spiegare

i lividi sul braccio, dove finiscono le maniche.


Quanto a me, mi sento invisibile: perciò sono pericolosa.

Gente come me, che sembra generosa,

è menomata, è bugiarda;

sono quelli da rispedire al mittente

per amore della verità.




                 Louise  Gluck   da    Ararat  ( Trad. di  Bianca Tarozzi )



ARARAT ( di Louise Gluck ) 2

 

CERCHIO MARRONE


A mia madre piacerebbe sapere

perché, visto che odio

tanto le famiglie,

mi sono decisa

a farmene una. Non

le rispondo.

Quel che odiavo

era essere una bambina,

non poter scegliere

le persone da amare.


Non amo mio figlio

come avevo intenzione di amarlo.

Pensavo che sarei stata

come chi ama le orchidee, e trova

il trillium rosso nato

all'ombra dei pini, e non

lo tocca, non ha bisogno

di possederlo. Invece sono

lo scienziato,

che va vicino al fiore

con una lente di ingrandimento

e non se ne va, anche se

il sole bruciando forma un cerchio

di erba marrone intorno

al fiore. Il che è

più o meno il modo in cui

mi amava mia madre.


Devo imparare

a perdonare mia madre,

ora che non riesco

a risparmiare mio figlio.



                                        ***


Mio figlio mi accusa

della sua infelicità, non

a parole, ma nel modo

con cui guarda a terra, procedendo

lentamente nel vialetto: sa

che lo osservo. Per questo

saluta il gatto,

per far vedere che è capace

di mostrare liberamente il suo affetto.

Mio padre faceva

lo stesso col cane.

Mio figlio e io, siamo i più grandi

esperti viventi in fatto di silenzio.

La neve spazza il cielo,

cambia direzione, prima

si tuffa in verticale, poi vien giù obliqua,



                                         ***


IMMAGINE ALLO SPECCHIO


Oggi mi sono vista nella buia finestra come

l'immagine di mio padre, la cui vita

trascorse così,

pensando alla morte, escludendo

altre faccende sensuali,

tanto che alla fine a quella vita

fu facile rinunciare, poiché

non conteneva nulla: nemmeno

la voce di mia madre poteva farlo

cambiare o voltarsi indietro

perché era convinto

che se non puoi amare un altro essere umano

non hai un posto in questo mondo.



                                             ***


PRIMO RICORDO


Molto tempo fa sono stata ferita. Sono vissuta

per vendicarmi

contro mio padre, non

per quel che era -

per quel che ero io: fin dai primi tempi,

da bambina, pensavo

che il dolore volesse dire

che non ero amata.

Voleva dire che amavo.



                 Louise Gluck   da   Ararat  ( Trad. di Bianca Tarozzi )




martedì 7 giugno 2022

CHIAMAMI COL MIO NOME 2

 


                                                                Chiamami col mio nome



IDA VITALE E IL GOMITOLO DELLA POESIA


IMPEGNI D'OGNI GIORNO


Ricordati del pane,

non ti scordare quella cera bruna

che si deve spalmare sopra il legno,

né la cannella per guarnire,

né le altre spezie necessarie.

Corri, aggiusta, veglia,

verifica ogni rito della casa.

D'accordo con il sale, il miele,

con la farina, il vino inutile,

cedi senz'altro al tuo talento ozioso,

allo strepito ardente del tuo corpo.

Passa, per questo stesso ago da cucire,

una sera via l'altra,

tra l'una e l'altra tela,

il tuo agrodolce sogno,

le porzioni di cielo danneggiato.

E sempre in mano tua un gomitolo

senza mai smettere si avvolga

come nei giri d'altro labirinto.


M non pensare,

                      non sforzarti,

                                        tessi.

A  poco vale ricordare,

cercare appoggio dentro i miti.

Arianna tu non hai riscatto

né una costellazione per corona.



                                        ***

ARMANDA GUIDUCCI E LA PAROLA POETICA TRA SILENZI


Mi recitavi un tempo, per legarmi,

con filtri d'amore a te, dei versi

d'una sfuggente amarezza - di Montale.

" E il calcolo dei dadi più non torna..."

Eri tanto intatto e risparmiato

- perfino da te stesso. Amavi me.

Ed avevamo in mano tutte le carte.


Ora che, una volta di più,

ha vinto lo spreco, la dissipazione,

e mai due volte può tornare in sorte

di riafferrare tutti i segni delle carte,

non ti supplizia, il senso di quel verso?


La tortura, per me, è dovere senza tregua udire

sobbalzare quei dadi,

quel suono antico... a stento, percepito

allora; ma, nel gran tempo svuotato

di noi, così nitido adesso, così profetico.



                                    ***


TESS GALLAGHER E LA POESIA A DUE VOCI


BACIO SENZA CORPO


Credi che non sappia che la vita

ci riduce alla sua misura?

Che la calamità della bellezza attacca

lo scheletro, invecchiandolo

dall'interno?

Riposa un poco qui, in questo corpo

senza corpo che

è l'amore, era l'amore. Queste poesie ti

convinceranno più di un altro

che sei stato molto amato

e lo dovresti essere ancora. Sarà come

una stella caduta

racconta alla terra il cielo notturno?

Alzerà lo sguardo, quella donna

nel nostro futuro? Ma ora il libro

è caduto a terra e noi

ci siamo rivolti uno all'altra

sulla scala senza parole

di qualche momento non vissuto dove la poesia

non significa niente, anche se è tutto qual che rimane

di ciò che griderebbe la notte

se avesse due voci, questa

e quella che le risponderebbe

se potesse.



                                           ***


LAURA LIBERALE  E LA POESIA  CONTRO LA DISSIPAZIONE


La madre è il leone nero

che infrange a unghiate

la cupola dell'infanzia.

Sapere è bucare la luce

aprire varchi d'ombra.

Questi mezzi disseminati

sono l'ultima misura del danno.



                                             ***


LOUISE GLUCK E LA POESIA COME PROVA


PARODOS


Molto tempo fa, sono stata ferita.

Imparai 

a esistere, come reazione,

fuori dal contatto

con il mondo : vi dirò

cosa volevo essere -

un congegno fatto per ascoltare.

Non inerte: immobile.

Un pezzo di legno. Una pietra.


Perché dovrei stancarmi a discutere, replicare?

Quelli che respiravano negli altri letti

non erano certoin grado di seguirmi, essendo

incontrollabili

come lo sono i sogni -

Attraverso le veneziane, osservavo

la luna nel cielo notturno restringersi e gonfiarsi.


Ero nata con una vocazione :

testimoniare

i grandi misteri.

Ora che ho visto

e nascita e morte, so

che per la mia buia natura esse

sono prove, non

misteri-.



                                    ***


DARIA MENICANTI  E LA POETICA DEL PRECISARSI


2 NOVEMBRE


                                       sono

una folla oramai contro la mia

porta. Sono una gente. E ciascheduno

ha quell'ultimo sguardo che aveva.




                Chiamami col mio nome ( Antologia poetica a cura di Anna Toscano )




sabato 7 maggio 2022

MATTUTINO

 





                               Non posso amare ciò che non posso concepire...




Perdonami se ti dico che ti amo: ai potenti

si mente sempre perché i deboli sono sempre

spinti dal terrore. Non posso amare

ciò che non posso concepire, e tu non riveli

praticamente nulla. Sei come il biancospino,

sempre la stessa cosa nello stesso luogo,

o sei piuttosto la digitale, imprevedibile, prima apparsa

come stesso rosa sul pendio dietro le margherite,

e l'anno dopo, violacea nel roseto? Devi vedere

che a noi non serve, questo silenzio che incoraggia a credere

che devi essere ogni cosa, la digitale e il biancospino,

la rosa vulnerabile e la margherita resistente: finiamo col pensare

che non potresti esistere. E' questo

che vuoi che pensiamo, questo spiega

il silenzio del mattino,

i grilli che non sfregano ancora le ali, i gatti

che non si azzuffano nell'orto?




                    Louise Gluk    da    L'iris selvatico




sabato 9 gennaio 2021

L'IRIS SELVATICO DI LOUISE

 


                                                               
                                                               Vincent Van Gogh -   Iris




L' IRIS SELVATICO


Alla fine del mio soffrire

c'era una porta.


Sentirmi bene: ciò che chiami morte

lo ricordo.


Sopra, rumori, rami di pino smossi.

Poi niente. Il sole debole

tremolava sulla superficie secca.


E' terribile sopravvivere

come coscienza

sepolta sulla terra oscura.


Poi finì : ciò che temi, essere

un'anima e non poter

parlare, finì a un tratto, la terra rigida

un poco curvandosi. E quel che mi parve

uccelli sfreccianti in cespugli bassi.


Tu che non ricordi

passaggio dall'altro mondo

ti dico che seppi parlare di nuovo : tutto ciò

che ritorna dall'oblio ritorna

per trovare una voce:


dal centro della mia vita venne

una grande fontana, ombre blu

profondo su acqua di mare azzurra.



                                             ***


MATTUTINO


Padre irraggiungibile, quando all'inizio fummo

esiliati dal cielo, creasti

una replica, un luogo in un certo senso

diverso dal cielo, essendo

pensato per dare una lezione: altrimenti

uguale... la bellezza da entrambe le parti, bellezza

senza alternativa... Solo che

non sapevamo quale fosse la lezione. Lasciati soli,

ci esaurimmo a vicenda. Seguirono

anni di oscurità; facemmo a turno

a lavorare il giardino, le prime lacrime

ci riempivano gli occhi quando la terra

si appannò di petali, qui

rosso scuro, là color carne...

Non pensavamo mai a te

che stavamo imparando a venerare.

Sapevamo solo che non era natura umana amare

solo ciò che restituisce amore.



                                                ***


APRILE


Nessuna disperazione è come la mia disperazione...


Non avete luogo in questo giardino

di pensare cose simili, producendo

i fastidiosi segni esterni; l'uomo

che diserba cocciuto tutta una foresta, la donna che zoppica, rifiutando di cambiare vestito o lavarsi i capelli.


Credete che mi importi

se vi parlate?

Ma voglio che sappiate

mi aspettavo di più da due creature

che furono dotare di mente: se non

che aveste davvero dell'affetto reciproco

almeno che capiste

che il dolore è distribuito

fra voi, fra tutta la vostra specie, perché io

possa riconoscervi, come il blu scuro

marchia la scilla selvatica, il bianco

la viola di bosco.



                                                  ***


FINE DELL'ESTATE


Dopo che mi vennero in mente tutte le cose,

mi venne in mente il vuoto.


C'è un limite

al piacere che trovavo nella forma...


In questo non sono come voi,

non ho risoluzione in un altro corpo,


non ho bisogno di un riparo

fuori di me...


Mie povere ispirate

creazioni, siete

distrazioni, in ultimo,

puri inceppi; siete

alla fine troppo poco simili a me 

per piacermi.


E così candide:

volete essere ripagate

della vostra scomparsa,

pagate tutte con qualche parte della terra,

qualche ricordo, come una volta eravate

compensate per il lavoro,

lo scriba pagato

con argento, il pastore con orzo

per quanto non è la terra 

a durare, non

queste schegge di materia...


Se apriste gli occhi

mi vedreste, vedreste

il vuoto del cielo

specchiato in terra, i campi

di nuovo nudi, senza vita, coperti di neve...


poi luce bianca

non più travestita da materia.



                                                 ***


TRAMONTO


La mia grande felicità

è il suono che fa la tua voce

chiamandomi anche nella disperazione; il mio dolore

che non posso risponderti

in parole che accetti come mie.


Non hai fede nella tua stessa lingua.

Così deleghi 

autorità a segni

che non puoi leggere con alcuna precisione.



Eppure la tua voce mi raggiunge sempre.

E io rispondo costantemente,

la mia collera passa

come passa l'inverno. La mia tenerezza

dovrebbe esserti chiara

nella brezza della sera d'estate

e nelle parole che diventano

la tua stessa risposta.




             Louise  Gluck  da   L'iris selvatico ( Trad. di M. Bacigalupo )



domenica 13 settembre 2020

L'AVERNO DI LOUISE



                                              Per vedere a cosa stai dicendo addio...


LE MIGRAZIONI NOTTURNE


Questo è il momento in cui rivedi
le bacche rosse del sorbo selvatico
e nel cielo scuro
le migrazioni notturne degli uccelli.

Mi addolora pensare
che i morti non le vedranno -
queste cose dalle quali dipendiamo
scompaiono.

Che cosa farà l'anima allora per trovare conforto?
Mi dico che forse non avrà più bisogno
di questi piaceri;
forse non essere, e nient'altro, basta, semplicemente,
per quanto sia arduo immaginarlo.



                                           ***

LAGO CRATERICO

C'è stata una guerra tra il bene e il male.
Abbiamo deciso di chiamare il corpo il bene.

Questo ha reso la morte il male.
Ha fatto ribellare l'anima
contro la morte, completamente.

Come un fante che vuole
servire un grande guerriero, l'anima
ha voluto schierarsi con il corpo.

Si è ribellata contro il buio,
contro le forme di morte
che riconosceva.

Da dove arriva la voce
che dice supponi che la guerra
sia il male, che dice

supponi che sia stato il corpo a farci questo,
ci abbia resi timorosi dell'amore.


                                                ***

LA STELLA DELLA SERA

Stasera, per la prima volta in molti anni,
mi è apparsa nuovamente
una visione dello splendore della terra

nel cielo vespertino
la prima stella sembrava
crescere in fulgore
man mano che la terra si oscurava

fino a non poter diventare più buia ancora.
E la luce, c'era la luce della morte,
pareva restituire alla terra

il suo potere consolatorio. Non c'erano
altre stelle. Solo quella
di cui conoscevo il nome

come nell'altra mia vita, le recai 
offesa : Venere,
stella del vespro,

a te dedico
la mia visione, ché su questo suolo spento

hai gettato quanta luce basta
a rendere il mio pensiero
visibile di nuovo.


                                         ***

AVERNO

Muori quando il tuo spirito muore.
Altrimenti, vivi.
Magari non stai facendo un buon lavoro, ma vai avanti -
qualcosa che non puoi decidere.

Quando lo dico ai miei figli
non mi danno retta.
I vecchi - pensano
fanno sempre così:
parlano di cose che nessuno può vedere
per nascondere che stanno perdendo le cellule cerebrali.
Ammiccano l'uno all'altro;
ascolta quella vecchia, che parla dello spirito
perchè non ricorda più come si dice sedia.

E' terribile essere soli.
Non intendo vivere soli -
essere soli, quando nessuno ti ascolta.

Mi ricordo come si dice sedia.
Voglio dire - non mi interessa più.

Mi sveglio pensando
" devi prepararti ".
Presto lo spirito si arrenderà -
tutte le sedie del mondo non serviranno.

So cosa dico quando esco dalla stanza.
Dovrei vedere qualcuno, dovrei prendere
una di quelle pillole nuove per la depressione.
Li sento bisbigliare, decidere come dividersi le spese.

E voglio gridare
" state tutti vivendo in un sogno".

Brutto abbastanza - pensano - vedermi cadere a pezzi.
Brutto abbastanza senza la predica di questi giorni
come se non avessi diritto a questa nuova informazione.

Bene, loro hanno lo stesso diritto.

Stanno vivendo in un sogno, e mi preparo
ad essere un fantasma. Voglio gridare

" la nebbia se n'è andata ".
E' come una nuova vita:
non ti interessa il risultato:
lo conosci.

Pensaci: sessant'anni seduti su delle sedie. E adesso lo spirito mortale
cerca così apertamente, così impavidamente

di sollevare il velo.
Per vedere a cosa stai dicendo addio.



                     Louise  Gluck    da        Averno



martedì 10 aprile 2018

LEGGE NON SCRITTA

 
 
 

                                                            Convegno  (  Ambrogio Alciati )
                                                                                                                                        


Interessante come ci innamoriamo:
nel mio caso in modo assoluto.
In modo assoluto e - ahimè - spesso
così era nella mia gioventù.
E sempre con uomini piuttosto giovanili -
immaturi, imbronciati, o che prendono timidamente a calci foglie morte:
alla maniera di Balanchine.
Né li vedevo come ripetizione della stessa cosa.
Io, con il mio inflessibile platonismo,
il mio fiero vedere sono una cosa alla volta:
ho decretato contro l'articolo indefinito.
Eppure, gli errori della mia gioventù
mi rendevano senza speranza perché si ripetevano
come è di solito vero.
Ma in te sentii qualcosa oltre l'archetipo -
una vera espansività, un'esuberanza e amore della terra
profondamente estranei alla mia natura. A mio merito,
benedissi la mia buona fortuna per te.
La benedissi in modo assoluto, alla maniera di quegli anni.
E tu, nella tua saggezza e crudeltà
mi hai gradualmente insegnato l'assenza di senso di quel termine.


                 Louise  Gluck    da    Nuovi poeti americani