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giovedì 25 luglio 2019

IL CHIOSTRO DI LUCERO 1

 
 
 
                                       Quante gabbie dovrò conoscere, papà. Questo silenzio


(…) Io credo - dice la monaca Stéfana - io credo, ripeti con me.

       Credo in Dio.
       Credo nei biscotti che rubiamo nel refettorio.
       Credo nel nascondiglio che c'è nell'orto, dove non ci trovano all'ora del rosario.
       Credo nell'esistenza di un padre che non è il mio, perché usa la sottana e ci porta nel confessionale per farci sedere sulle sue ginocchia ( non sopporto il suo odore ) e accarezzarci.
       Credo nelle novizie arrabbiate quando nascondiamo i loro messali.
       Credo nell'alito fetido della madre superiora quando vocifera ( ma quello di mia madre è superiore ).
       Credo negli scherzi che facciamo al giardiniere per farlo diventar matto.
       Credo nelle mie ginocchia piene di sangue dopo essere stata denunciata da una traditrice quando misi del peperoncino nella limonata.
       Credo che la Vergine ( forse è molto occupata ) non mi guardi.
       Credo nel flagello con cui si frusta la monaca Stéfana, con il quale mi frusta quando mi scopre dietro il guardaroba, e per questo non l'ho mai voluta chiamare Stephanie. Credo nelle uniformi, a volte blu, a volte bianche, nelle inferriate delle piccole finestre di sporchi cristalli, così alte che non riesco a vedere se c'è qualcosa al di là in cui credere.
      Credo nell'odore della clausura e del decotto.
      Credo nella pesante porta che mi si apre; solo un'imposta fa apparire un volto sconosciuto, e nella notte mi perseguita un viso dentro una cornice.
      Credo nella porta chiusa.
     
      Apriti, sesamo.   (…)



                        Lucero Alanìs     da     Chiostro
       


IL CHIOSTRO DI LUCERO 2



(…) Sono così libera, come un uccello che vola senza pensare, sono
       una schiava di questo corpo che si crede uccello dentro la
       gabbia del mio corpo; le uniche piume sono quelle del mio
       cuscino, ma anche così canto e mi sento come un uccello. Così
       esile che potrei sostenermi nell'aria, così allegra come zia
       Susana. Ci sono inferriate che ho visto fin dalla culla, sbarre
       che mi impediscono di accorrere al richiamo angustioso di
       mamma, al pianto di mia sorella, ad affrontare le grida del
       guardiano. Ci sono celle che stanno crescendo e mi fanno ogni
       volta più piccola nel mondo bianco, fuori dal mondo altro,
       quello che leggo e mi immagino.
       C'è anche un contenitore che mi cattura e non mi lascia uscire,
       una prigione con sottofondo di violini e drammi che mi sono
       estranei, ma che mi trasformano subito nel loro personaggio
       principale, quello che odia l' infermiera, che mi è costato varie
       settimane in più di isolamento, no visite, no dolci, no.
       Quello che mi dispiace è che il personaggio non è mai quello
       di un uccello felice, sempre legato alla volontà del padrone
       della gabbia.
       Quante gabbie dovrò conoscere, papà.
       Quanto silenzio.   (…)



                                Lucero  Alanìs      da      Chiostro


IL CHIOSTRO DI LUCERO 3



(…) Siamo tante margherite in un giardino chiamato casa. Oggi
       siamo solo due, o credo che sia rimasta solo io. A papà non
       piacciono le margherite, per questo si è portato via mia
       sorella : le margherite sono per i porci, dice.
       Io sono scura quanto lui;mia madre bianca, come l'altra figlia.
       Sono il puro ritratto di papà, ma lui si lamenta sempre:da dove
       sei uscita con quei lineamenti e quasi nera? Mi si proibisce di
      scendere a mangiare perché lo mette di malumore il mio
      aspetto:così devo fare colazione nella mia stanza e- se ho fame-
      andare al frigorifero, di nascosto, stando attenta che lui non sia
      da quelle parti.
      Dietro la porta ascolto come chiacchiera con mia sorella, la
      biondina - a tavola, mentre mia madre li serve. Non capisco:
      siamo nate gemelle e lui ci tiene separate. Non parla nemmeno
      a mamma, dice che è una civetta  e talvolta le grida puttana.
      Neanche questo comprendo.
      Chi è il porco?I maialini sono già a letto.Io sono un lupo feroce
      che li mette in fuga.
      E' da molto che non vedo papà né la biondina. Forse sono
      ancora alla fiera, sul carosello.  (…)



                     Lucero Alanìs      da      Chiostro


  

IL CHIOSTRO DI LUCERO 4



(…) Ma se papà non fuma, ci dicono di allontanarci dal fumo
       prodotto dal tabacco degli altri, che ci possiamo ammalare e
       persino morire di fumo. Padre Tarcisio insiste nel dire che è
       peccato fumare, e lui stesso è avvolto in una nube: si
       giustifica dicendo che è incenso; io preferisco l'odore del
       sigaro, non credo che per questo mi condannerà. Esco a
       comprare le sigarette - dice papà - ma se papà non fuma, dev'
       essere parecchio distante la tabaccheria visto che ha tardato
       molto.Trovammo solamente la casa vuota, vuota di passi,vuota
       di odori, vuota di loro.
       E la mamma che cerca nella casa vuota e disperata chiama
       mia sorella, e i muri vuoti non rispondono e le porte si aprono
       per far uscire le sue grida e vuoto ovunque.
       Mia sorella dev'essere svanita o forse se n'è andata - come
       papà -alla lontana tabaccheria e tarderà a ricomparire, o.
       Ma se papà non fuma.  (…)



                        Lucero Alanìs   da      Chiostro