"Sono qui, con la notte e più lontano sotto la luce mangiano. Poche le mie parole : prato, casa, non so se arriverai, e quel cortile nella luce dagli alberi mi dirà vivi, cambia. Più su le stelle, e una sera non so perché avevo paura,perché la stanza - suonano, non lasciarmi qui - era più su della stanza. E le mie parole dopo le mie, la terra tutta, rotonda, intera, da lontano come il mio corpo." M.B. Il mio nome ha sbagliato a credere nella continuità commossa, i suoi luoghi intimi antichi, la mia storia. Le parole hanno fatto il loro corso. Gli ospedali non hanno corsie. Dal cimitero dei cani vicino alla discarica di Limbiate escono i morti al guinzaglio. Non si addensa nulla. Si disperde al telefono il mio petto. Le parole hanno fatto il loro corso. Sei solo stanco, ripete una voce qualunque. *** Le parole non sono per chi non c'è più. Si commuovono e possono dire il viso morto. Gli occhi erano quelli che mostrava, il vestito sepolto quello visto altre volte. Vedere che non ci sei più, non dire niente. *** Mandami le ossa, mandami il cranio senza gli occhi, la mascella aperta, spalancata, fissa nei denti, e i calzini sotto la tuta, eri rigido, eri rigido, eri una cosa come un'altra, senza la forma che hanno i tavoli, morso dallo stento del vivere, una cosa inservibile, indecisa, un terriccio che non si nota, un pezzo di asfalto di una strada anonima, eri tu, quella cosa, eri tu, quella cosa, eri uno che è morto. Così fragile il tuo sorriso, lo sguardo blu e gli zigomi, il metro e settantacinque portato come un uomo che piace, che vive per sempre, per sempre dentro una vita che per poter essere vissuta deve sembrare una vita per sempre, mentre eri della carne, quello che io sono uno per sempre ancora. *** I visi senza le ossa, le nostre cartilagini tra la sterpaglia sollevano letti di foglie come farina e acqua impastate senza mani. Un altro novembre sta seduto nel vuoto, le parole fanno buche di campo, alzano berretti di zolle dalla terra arata. *** Sono questo. Questa mortalità che mi assedia, che si concentra negli occhi, nelle mani. Intorno sono mute le cose, le facce che si muovono senza motivo, e sento dissolvermi tra questo. Mario Benedetti da Tersa morte