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giovedì 14 agosto 2025

LE POESIE DI KAMALA

 


                                                                                      Kamala  Das


   


Kamala Das, nata Madhavikutty, è considerata in India  " poeta laureato ", la voce più incisiva e autorevole della moderna poesia indiana in lingua inglese, e allo stesso tempo uno degli autori più determinati in lingua malayalam.  Nata nella casta aristocratica Nair, da padre giornalista e da madre famosa poeta, manifestò precocemente il suo amore per la scrittura e la poesia. A quindici anni fu data in sposa a Madhava Das, dirigente di banca molto più anziano di lei, che la incoraggiò a scrivere, e Kamala lo fece, scrivendo indistintamente in  inglese e hindi , senza rinnegare la  lingua malayalam perché in quella di radicavano le sue robuste radici, quelle che le permisero di lanciarsi oltre le convenzioni e le limitazioni di una condizione femminile per lei troppo angusta e soffocante.     




                                              

KRISHNA


Il tuo corpo è la mia prigione, Krishna,

oltre esso non vedo.

Mi acceca la tua tenebra,

le tua parole d' amore

esclodono il fragore del mondo saggio.



                                                 ***


I VERMI


Al tramonto, sulla riva del fiume, Krishna

l' amò per l' ultima volta e se ne andò...


Quella notte tra le braccia del marito, Radha si sentì

così morta, che lui le chiese : Che hai ?

Ti spiacciono i miei baci, amore ? E lei rispose,

No, affatto, Ma pensò Che cosa importa

al cadavere se lo mordono i vermi ?



                                                ***


ETA' DELLA PIETRA


Tenero sposo, antico colono della mente,

vecchio ragno pingue che tessi ragnatele di sconcerto,

sii gentile. Tu mi trasformi in un uccello di pietra, in una

colomba di granito, mi costruisci attorno una misera stanza,

e mi accarezzi distratto il viso butterato mentre 

leggi. Parlando ad alta voce frantumi il mio sonno antelucano,

ficchi un dito nel mio occhio sognante. E

tuttavia, sognando ad occhi aperti, uomini forti proiettano un'ombra, sprofondano

come bianchi soli nei flutti del mio sangue dravidico, 

segretamente scorrono le fogne sotto le città sacre.

Quando vai via, con la mia auto azzurra scassata, guido

lungo il mare più azzurro. Salgo di corsa i quaranta

gradini rumorosi per picchiare all' altrui porta.

Attraverso lo spioncino osservano i vicini

mi osservano arrivare

e andare come la pioggia. Chiedetemi tutti, chiedetemi

cosa ci vede in me, chiedetemi perché lo chiamino leone,

libertino, chiedetemi perché oscillino le mani come un cobra

prima che il pube m' afferri. Chiedetemi perché come

un grande albero, abbattuto, s' accascia sui miei seni

e dorma. Chiedetemi perché la vita sia breve e l' amore sia

più breve ancora, chiedetemi che cosa sia l' estasi e quale sia il suo prezzo...



                                                 ***


INVERNO


Sapeva di nuove piogge e di teneri

germogli di piante - e il suo calore era il calore

della terra in cerca di radici... persino la mia

anima - pensavo - dovrà inviare le sue radici da qualche parte...

E amavo il suo corpo senza vergogna,

nelle sere d' inverno in cui gelidi venti

ridacchiavano contro i vetri bianchi.



                                                     ***


LA PIOGGIA


Lasciammo quelle casa sgraziata e vecchia

quando morì il mio cane, dopo il

funerale, dopo che la rosa

fiorì due volte, sradicandola,

e portandocela via con i nostri libri,

con gli abiti e le sedie di gran fretta,

Ora viviamo in una nuova casa

e il tetti non perdono, ma, quando

qui piove, vedo la pioggia inzuppare

quella casa vuota. La sento cadere

dove ora giace il mio cagnetto.

Solo.



                                                ***


LO SPECCHIO


Farsi amare da un uomo è facile

solo sii onesta nelle tue esigenze di

donna. Sta nuda con lui di fronte allo specchio

così che possa vedersi più forte

e che lo creda, e te molto più

morbida, più giovane e graziosa. Ammetti la tua

ammirazione. Nota la perfezione

delle sue membra, i sui occhi arrossati sotto

la doccia, il cauto camminare sul pavimento del bagno,

seminando asciugamani e il modo a scatti

in cui urina. Tutti i dettagli teneri che lo rendono

maschio e il tuo unico uomo. Donagli tutto,

donagli quel che ti rende donna, il profumo

dei capelli lunghi, il muschio del sudore tra i seni,

il caldo shock del sangue mestruale, e tutti i tuoi

infiniti appetiti di femmina. Oh sì, farsi

amare da un uomo è facile, ma vivere

poi senza di lui potrebbe essere

qualcosa da affrontare. Un vivere senza vita quando ti

muovi, incontri gli estranei, con occhi che

hanno rinunciato a ricercare, con orecchie che sentono solo

la sua ultima voce chiamare il tuo nome e il tuo

corpo che un tempo sotto il suo tocco scintillava

come ottone brunito, ora misero e privo di colore.




                         Kamala  Das   da   La danza degli eunuchi e altre poesie    -   Trad. di  Francesca Diano



giovedì 20 marzo 2025

LA DONNA COMETA

 


                                                                      Ti spoglio come un fiore...



" Donna cometa " è una silloge che accoglie in sé quarantotto brevi composizioni, concentrate tutte sulle conseguenze di un' amara perdita; sull' assenza - definitiva - della donna amata. I testi sono pervasi da un eros delicato e leggero, ma soprattutto, la donna - qui - è metaforicamente intreccio, cioè " ciò che lega " : lega tessere di tempo immoto, frammenti di identità dell' altro, lega a sé il poeta. E' trama che intreccia i gesti e i volti in uno scopo, " le cose che da sole non sono niente". Per questo era ed è ancora per il poeta - pur se  morta - datrice di senso.




E'  come se i tuoi passi

avessero un pensiero

come se sorgessi scendendo da me.


Semini tempo

con il gesto ampio

di chi semina grano.



                                            ***


LUNA


Nuova nella notte antica

ti veste e ti sveste la luna.

Sulla tua pelle nessuna fatica

ti taglia e intaglia la luna.


Come fulgori ti frugano i fari,

chi è più bianca, la luna o la sposa ?


Siamo soli, qui vicini, non siamo pari,

non c'è pace, fra noi qui, non c'è posa.


Togli il fiato, tagli il respiro, fai mute le voci,

ti tocco e tu bruci, come il sole sulle croci.



                                               ***


DUNE


Duna fra le dune,

il tempo ti modella,

ti cambia e ti respira.


Sei un giunco, una fune,

un' onda ti bagna e ti fa bella,

io sono lì, sono la mira.


Mi guardi e chiudi gli occhi,

ti avvicini tanto da sentirmi,

tanto da non toccarmi.



                                               ***


RAME


Rame,

come una dea greca.

Rame,

il vento vale la vita

fra i tuoi capelli.

Sulla tua pelle bianca

il sole rimane piano :

carezza celeste

tenerezza astrale.



                                              ***

           

TI SPOGLIO COME UN FIORE


Ti spoglio come un fiore,

piano, lento, per ore e ore,

amore.

Mi abbaglia il tuo candore

a tratti, a lampi, ad ogni ardore,

amore.


Le vele dei tuoi fianchi

sono petali bianchi,

le colline dei tuoi seni

parentesi in cui tu avvieni.


Scivola via la nostra clessidra,

l' aria tutto intorno vibra.




                 Ernesto  Franco     da      Donna cometa



lunedì 17 febbraio 2025

LE CHAT DE BAUDELAIRE ( per la Giornata del Gatto )

 


                                                                                        Jeanne Duval



Il gatto era un animale che affascinava veramente Charles Baudelaire: gli dedicò infatti più di una poesia. Lo attraeva la sua bellezza, ma anche l' aura di mistero che contorna questo felino sfuggente e sornione. Il gatto è una poesia lirica che trova posto  nella sezione " Spleen e ideale " de Les Fleurs du Mal, una raccolta pubblicata per la prima volta nel 1857, tanto scandalosa da far guadagnare a Baudelaire e al suo editore una condanna e una pena pecuniaria.

In questa poesia il gatto diviene anche il simbolo della donna amata, l' ammaliante ballerina Jeanne Duval che Baudelaire continuerà ad amare - tormentatamente - per tutta la sua vita.



LE CHAT


Vieni, mio bel gatto sul mio cuore

amorevole;

trattieni le unghie della tua

zampetta,

e lasciami affondare dentro i tuoi

begl' occhi,

misti di metallo e d'agata.


Quando le mie dita accarezzano

piano

la tua testa e il tuo dorso elastico,

e quando la mia mano si ubriaca di

piacere

mentre si posa sul tuo corpo

elettrico,


la mia donna contemplo nel mio

animo. Il suo sguardo

come il tuo, amabile bestia,

profondo e freddo, taglia e fende

come un dardo,

e, dai piedi fino alla testa,

un' aria sottile, un pericoloso

profumo,

si diffondono attorno al suo corpo

brunito.



              Charles  Baudelaire     da     Les Fleurs du Mal



lunedì 9 dicembre 2024

LA PASSIONE DI GIOCONDA

 


                                                                   Io, quella che ti ama...




EROS E' L' ACQUA


Tra le tue gambe

il  mare  mi  mostra  strane

scogliere coralline


rocce superbe coralli magnifici

contro  la  mia  grotta  di

conchiglie madreperlate


tu  mollusco  di  sale  segui  la

corrente

l' acqua scarsa scopre le pinne

mare  nella  notte  con  lune

sommerse

il tuo ondeggiare brusco il mio

pulsare di spugna

i cavalli minuscoli fluttuanti fra

i gemiti

aggrovigliati in lunghi pistilli di

medusa.


Amore tra delfini

a  balzi  ti  tuffi  sul  mio  fianco

leggero

ti  accolgo  in  silenzio  ti  guardo

tra bollicine

le  tue  risa  cerco  con  la  bocca

spuma

leggerezza  dall' acqua  ossigeno

dalla   tua


vegetazione di clorofilla


dagli occhi argentati

fluisce il lungo sguardo finale

ed  emergiamo  da  corpo

acquatico

siamo nuovo carne

una donna e un uomo

tra le rocce.



                                                    ***


IL TUO RICORDO MI AVVOLGE COME UNA COPERTA


Il tuo ricordo mi avvolge come

una coperta

proteggendomi  dal  freddo,

splende  col  mio  corpo  nel

silenzio bagnato

di questa sera in cui ti scrivo,

nella quale non posso far altro

che pensarti

e  pronunciare  il  tuo  nome  in

segreto, dentro la mia bocca

avvolgendolo  nel   recinto  dei

miei denti

mordendolo  fino  a

consumarne  le  lettere, fino  a

consumarlo tanto

il  nome  tuo  che  mi  ha  

accompagnato, per tornare a

farlo rivivere

cullandomi  da  me  con  la  tua

voce e i tuoi occhi,

dondolandomi  in  questo

tempo senza ore nel quale ti

desidero

in  cui  amo  ogni  minuto  che  è

rimasto impresso nella mia

memoria per sempre.



                                             ***


IO SONO LA TUA INDOMITA GAZZELLA


Io  sono  la  tua  indomita

gazzella,

il  tuono  che  rompe  la  luce  sul

tuo petto.

Io  sono  il  vento  sfrenato  sulla

montagna

e  il  fulgore  intenso  del  fuoco

dell' ocote.

Io scaldo le tue notti,

accendendo  vulcani  nelle  mie

mani,

bagnandoti  gli  occhi  col  fumo

dei miei crateri.

Io sono arrivata fino a te

vestita di pioggia e di ricordi,

ridendo  la  risata  immutabile

degli anni.

Io sono l' inesplorata strada,

la  chiarezza  che  rompe  la

tenebra.

Io metto stelle tra la tua pelle e

la mia

e ti percorro completamente,

sentiero dopo sentiero,

scalzando il mio amore,

denudando la mia paura.

Io sono un nome che canta e si

innamora

dall' altro lato della luna,

sono il prolungamento

del tuo sorriso e del tuo corpo.

Io sono qualcosa che cresce,

qualcosa che ride e piange.

Io,

quella che ti ama.



 

                  Gioconda Belli      Poesie scelte



                              

giovedì 31 ottobre 2024

LA GIGANTESSA ( La notte dei mostri )

 


                                                           René Magritte  -  " La Gigantessa "




Al momento della pubblicazione ( 21 Giugno 1857 ) , il testo fu definito " un insulto alla pubblica decenza " ed ebbe anche un processo. Si tratta cmq, anche a distanza di tempo, di un libro graffiante, ironico, dal ritmo incalzante e dall' elegante ferocia.




LA  GIGANTESSA


Nel tempo in cui la

Natura, nel suo estro

possente

concepiva ogni giorno

figli mostruosi

avrei amato vivere

accanto a una giovane

gigante

come ai piedi di una

regina un gatto voluttuoso.


Avrei amato vedere

l' anima fiorirle con il

corpo


e crescere liberamente in

terribili giochi,

indovinare se il suo cuore

cova un'oscura fiamma

quando umide nebbie

navigano nei suoi occhi.


Percorrere liberamente le

sue magnifiche forme

strisciare sul crinale delle

sue ginocchia enormi

e talvolta, in estate,

quando i soli malsani


stanca la fanno stendere

attraverso la campagna

dormire con noncuranza

all'ombra dei suoi seni

come un borgo tranquillo

ai piedi delle montagne.




                  Charles  Baudelaire  da   Les fleurs du mal



mercoledì 11 ottobre 2023

GANIMEDE & SCHUBERT

 


Lied di Schubert, musicato nel 1817 sul testo di Goethe ( poi ripreso nel corso dell' 800 anche da  Carl Loewe e Hugo Wolf )


                                                                                          ***


Ganimede , come scrisse Omero, è il ragazzo più bello fra tutti i mortali: un giovane principe della famiglia reale troiana, portato da  Zeus ( che prese le sembianze di un' aquila ) sull' Olimpo per diventare il coppiere degli dei - eternamente giovane - e acquisire l'immortalità ( subirà la trasformazione nella Costellazione dell' Acquario ).

Ganimede, nella mitologia sia classica che moderna, rappresenta per eccellenza la figura della sospensione, teso tra terra e cielo, umano e divino, e nel corso dei secoli - con diverse variazioni  e trasfigurazioni  -( ne palò anche Ovidio nelle Metamorfosi ) sarà il prototipo del fanciullo amato e un simbolo di morte prematura.




CANTO SIMPOSIALE


Soave amare i fanciulli,

se una volta di Ganimede

si innamorò anche il Cronide, re

degli immortali,

che rapendolo lo elevò in 

Olimpo e lo rese divino

cogliendo il bramato fiore di

fanciullezza.

Dunque non ti stupire, Simonide

se anche io

per un bel fanciullo sembro dal

desiderio domato.



                    Teognide,  Elegie ( IV/ V sec. a C )



                                            ***


LA GARA DEI BACI ALLE FESTE DIOCLEE


Felice chi dà giudizio ai fanciulli

per quei baci.

Certo prega spesso il radioso

Ganimede

di avere la bocca pari alla pietra

lidia, con cui l'oro

stimano non falso ma vero i

cambiavalute.



                         Teocrito, Idilli ( IV sec. a. C )



                                                 ***


NIENTE DI PIU'


Quella bellezza, il moretto

Teocrito, se mi odia,

quattro volte tu possa odiare, e

se mi ama, amare;

eh sì, per Ganimede bei capelli,

o Zeus celeste,

anche tu un tempo amasti -

altro più non dico.



                    Callimaco, Epigrammi ( IV sec.  a. C . )



                                            ***


GANIMEDE


Come nello splendore del

mattino

ti contorci a me brillando

rovente

tempo di primavera, mio amato!

Con voglia a mille d'amore

sul mio cuore si pressa

il tuo calore eterno

il senso sacro,

una bellezza infinita!


Che io ti possa afferrare

nelle mie braccia!


Ah, ma nel tuo petto

io giaccio mentre gemo

e i tuoi fiori, la tua erba

si pressano sul mio cuore.

Tu rinfreschi la bruciante

sete del mio petto

vento amabile del mattino!

Mi richiama l'usignolo

amorevole della valle di nebbia.


Io vengo, io sto venendo!

Ma dove? Verso dove ?


In alto e in alto si tende!

E fluttuano le nuvole

verso il basso, le nuvole

si flettono al desiderio d'amore.

A me, a me!

Nel vostro grembo

verso l'alto !

Avvolto mente avvolgo!

Verso l'alto al tuo petto

Padre di tutto l'amore !



                     J. Wolfang von Goethe , 1789




martedì 22 novembre 2022

EROS E POLIS DI CLAUDIA





                                      La battaglia era persa. Forse la guerra...





TI POTREI PARLARE DELLA VITA


Ti potrei parlare della vita, di quella volta

che sono stata Dio nella mia pancia, ti potrei dire

di come sia facile confondere

ragnatele con amore e come fa paura

solo ciò che non si conosce. Sulla morte

ho scritto un libro, forse lo leggerai,

ma non è un testo importante. Potrei anche

valutare qualcosa di artistico

o di formale. Che tempo fa da te oggi? Poi

potrei mandarti una canzone

di Cohen, con dentro tutto quello

che una donna desidera sentire.

Se conoscessi la risposta, potrei spiegarti

perché corro, della fretta che ho

di arrivare in fondo. O potrei anche

smettere di parlare e rimanere a lungo

in ascolto della tua voce, senza respirare.



                                          ***


LA GOCCIA


Cercando il contatto sul proprio terreno, si smarrì nell'ego di lui,

la battaglia era persa, forse la guerra. Era finita?

Volarono alte le gru sulle torri portando sudari.

Il vuoto

colmo della luce bianca di Dicembre era

invitante

punto di separazione degli sguardi. E dei corpi.

Soprattutto dei corpi,

ché quello era il dilemma : recidere

i lacci delle pelli accarezzate, dei ventri sfiorati, delle cosce battute,

delle lingue abbattute, degli orgasmi irrisolti, degli occhi ridenti e dei denti

raschianti.

La goccia.

La pioggia simulò una lacrima.

Si insinuò dove la lingua si era insinuata molte volte,

troppo poche

ancora.

Si sciolse in sapore di ammoniaca dolce, la stordì.

La accecò. E in cecità, e in sapore seppe.



                                    ***


INCHIOSTRO E CARNE


Ci avvinghiamo 

a un'illusione di eternità, ci appendiamo

a un trasporto, a una sponda d'alba,

a una passione di tramonto, cerchiamo

l'ispirazione per danzare,

la tensione per tenere

inchiostro e carne insieme

in questa farsa

d'esistenza. Con finta noncuranza

mentre ci disfaciamo, discutiamo

di cremazione,

di disperdere ceneri di carta

al vento. Con finta attenzione

ci dedichiamo

ad opere di riproduzione,

impotenti seguiamo

la corrente. Ci rintaniamo

sotto i primi scogli.

Ci ha partorito il mare : siamo

seppie, e delle seppie gli ossi.



                                           ***


TI SENTO


Ti sento. Posso sentirli chiari i tuoi pensieri,

certezze, cavilli, paure folli, tentazioni. Sento

l'intoppo della pastiglia in gola, il fluire

denso della bile nelle viscere, il pulsare

del tuo pollice schiacciato. Sotto il tuo peso

lo scricchiolìo del divano, lo schiocco 

delle nocche e il lampo di dolore nella schiena,

i turbinii degli emisferi, il sibilo anomalo

del respiro nel sonno. E ancora

nei miei palpiti ti sento, chiaro.



                                            ***


SOMIGLIANZE


Ti assomiglia,

ti ha detto piangendo.

Guardando

sei centimetri

di ecografia.





                  Claudia  Zironi    da      Eros e polis



giovedì 1 settembre 2022

L' AMORE DI JOSE'





                                                             Di che seta son fatte le tue dita...



INVENTARIO


Di che seta sono fatte le tue dita

di che avorio le tue cosce lisce,

da quali altezze al passo tuo è giunta

la grazia di camoscio con cui passi.


Da che more mature hanno spremuto

il gusto un po' asprigno dei tuoi seni,

da che India il bambù della tua cintola,

l'oro degli occhi tuoi da dove viene.


A quale ondeggiar d'onda vai a cercare

la linea serpentina dei tuoi fianchi,

da dove nasce il fresco della fronte

che dalla bocca sgorga quando ridi.


Da che boschi marini s'è staccato

il ramo di corallo delle vene,

che profumo ti annuncia quando vieni

a cingermi di brame nella notte.



                           José Saramago   da   Poesie




domenica 14 agosto 2022

L' AMORE DI RAFAEL E' NELL'ARIA

 



                                                            Io mi rotolai nella tua spuma...




A quel tempo eri bionda e grande,

solida spuma ardente ed elevata.

Parevi un corpo staccatosi

dai centri del sole, lasciato

da un colpo di mare sulla spiaggia.


Tutto era fuoco a quel tempo. Bruciava

intorno a te la spiaggia. A rutilanti

vetri di luce erano ridotte

le alghe, i molluschi, le pietre

che le ondate spingevano contro di te.


Tutto era fuoco, fulmine, palpito

d'onda calda in te. Se era una mano 

o le labbra che osava, cieche braci

volando fischiavano nell'aria.

Tempo incendiato, sogno consumato.


Io mi rotolai nella tua spuma a quel tempo.




                  Rafael  Alberti    da     N. 134 di Poesia ( Trad. di V. Bodini )



lunedì 30 maggio 2022

LA PATRIA ( di Felix ) E' UN'ARANCIA



                                                    Isola di Cuba, sangue che non finisce...



" Tutte le nostre ragioni si trasformarono in errori, forse non erano altro che stupidaggini. Ci ingannarono. O, peggio, ci siamo lasciati ingannare da un folle e non abbiamo saputo intuire sin dal principio che in lui si nascondeva un tiranno. La cosa più evidente che abbiamo ottenuto è stata una scia di morti lungo questo cammino .Morti veri e propri, ma anche morti in vita, e a volte sono proprio questi ultimi, i morti più morti che esistano. Abbiamo affrontato tanti sacrifici inutili per realizzare un sogno che non sarebbe mai stato niente altro che un sogno. Dal 1959 ad oggi, tra gli altri sacrilegi, abbiamo fomentato l'odio tra fratelli, del padre nei confronti del figlio, nei confronti della madre e tra gli amici. E almeno io, Felix,soffro giorno dopo giorno, come non puoi immaginare, quando penso ai tanti cubani dispersi per il mondo, allontanati forse per sempre dalla terra che li ha visti nascere. Condanno me stesso come se fossi colpevole di aver iniettato il virus di questo disastro ai miei figli e a tanti giovani che oggi possono contare solo sulla miseria e sulla paura. Uno non merita di restare vivo, Felix, dopo aver sbagliato in questo modo; sono in debito con una generazione che oggi soffre così tanto e porto sulle spalle questo orribile peso. Povera Cuba, Felix, da un tiranno all'altro, da un abisso all'altro ".

Frammento di una notta che, nel 1992,Manuel Parrado ( Manolito ) scrisse pochi giorni prima di duicidarsi.




Candide puttane della mia patria



Candide puttane della mia patria.

lontano, da questa gigantesca Città vi saluto,

vi amo da lontano,

ragazze che sognaste come me un futuro d'oro

equamente ripartito.

Puttane mie

puttane filologhe ingegnere medico economiste languide

laureate

che si sono vendute a un italiano grasso padrone di un'officina meccanica

a un cuoco svedese

a un camionista messicano

a un canadese che taglia il prato nei giardini altrui

a uno spagnolo specialista in salsicce

a un portoghese spregevole

vi voglio bene puttane mie

vi voglio bene, canto per voi e sono il vostro difensore

ragazze

adolescenti

a cui noi genitori dicemmo che la fame mai sarebbe entrata nel vostro regno

e che era

problema di altre latitudini

a cui, noi genitori assicurammo

che quello che oggi vi possiedono per quattro dollari

erano miserabili senza valore per costruire un futuro senza disonore

a cui, noi genitori assicurammo

che avremmo cantato alle cinque della sera

ogni giorno

nelle colline che innalzavamo dove avremmo coltivato flauti e chitarre.

Puttane della patria mia

ragazze adolescenti laureate per progetti perduti

vi voglio bene

e vi invito a continuare ad amare

quando arriverà il momento.



                                          ***


LA DONNA BRUNA


Lontano dalla patria ho conosciuto una donna

che possiede un acquario

e che di notte si culla con il vento lunare.

Lei ti salvò dal freddo e dalla incommensurabile solitudine

nella immensa città dove nessuno ti amava.

Tu eri lontano dalla patria,

o per meglio dire avevi smarrito la patria

e i seni di questa donna te la fecero ritrovare,

i suoi intimi umori ti dettero gli ornamenti

delle bandiere della tua patria che avevi smarrito.

Lei scendeva quattro piani per vederti

nelle albe in cui tu non trovavi il luogo della bocca

e credo che ti amasse come si ama

uno spettacolo per lungo tempo ammirato e preteso;

il suo sesso somigliava alla torta che desideravi

quando eri bambino :

era tenero e croccante e sembrava appena tolto

da un forno tiepido,

il suo ventre somigliava alla patria

perché non avresti mai voluto abbandonare il suo calore,

una donna bruna con gli occhi che erano i più temibili sfidanti della notte

i suoi seni dovettero essere stati scolpiti da colui che seppe

seminare il nettare nella pietra.

Tu succhiavi i suoi seni come se fossero

l'ultimo mazzo di carte segnato.

Lei ti toglieva tutti i tuoi umori

e il tintinnìo della sua voce

ti ha fatto capire

che un giorno gli uomini si ameranno

in modo tale che la patria comincerà in un prato

e terminerà tra le gambe di una donna

e nelle mani di un uomo sopra queste gambe.

Era bruna e furtiva nelle mattine e prima di arrivare da te

già il suo sesso aveva assaggiato la rugiada.

Tu comprendesti che le sue natiche erano state toccate da Cristo

e per questo non sarebbero mai morte.

Era bruna come il sole che cade tra le montagne

nell'immensa città.



                                       ***


ISOLA DI CUBA


Isola di Cuba, 

quante chitarre sono state rotte in tuo nome,

quanti tiranni ti hanno violata dopo averti proclamata di nuovo donzella,

quante ragazze hanno morso la polvere del loro sogno

dopo che l'azzurrissimo mare si è fatto rosso col sangue dei loro amori

quanti bambini hanno perso i loro palloncini sotto il tuono garante di Giustizia.


Quante gonorree, quanti cancri

hanno depositato in te i tuoi salvatori

quanti, blandendo la rossa sfumatura della poesia,

hanno incatenato i tuoi occhi, hanno lanciato

in aerei di carta la menzogna di te come di una frutta di plastica.


Isola di Cuba, sangue che non finisce,

dove ti trovi in questa notte, dove

che i tuoi boleri non mi raggiungono,

dove che quelle donne non mi afferrano i timpani con le loro risa come

flauti che scoppiano, dove i negri che non giungono ansimanti,

noiosi,

sereni come serpi in fuga, dove

che le nere non mi assaltano con i loro culi come bastioni biblici?

E dove, dove queste mulatte

che sotto le nevi dei lampi consacrano l'ostia.


Dove,

amore mio,

in questa notte quando

mi fai male in tutta la bocca

quando

inutilmente

ti cerco nel lontano freddo.



                          Felix Luis Viera  da  La patria è un'arancia   Trad. di Giordano Lupi




domenica 29 maggio 2022

EDUARDO & CHAVELA

 



                                                             L' amore è un'altra cosa...




L' AMORE E' UN'ALTRA COSA


L' amore è un'altra cosa, signori.

Ci si abitua all'idea 

fin dall'infanzia

che l'amore è una cosa favorevole

messa in endecasillabi, signori.

Però l'amore è tutto l'opposto dell'amore

con i seni di rana

e ali di porco.

Si misura l'amore solo attraverso l'odio.

Tra le righe è leggibile.

Si misura dalla banalità,

si misura l'amore con il metro d'ordinaria follia.

Tutto l'amore è sogno

- il miglior aureo sogno dell'argento -.

Sogno di uno che muore,

è un albero l'amore che dà frutti

dorati solamente quando dorme.



                                         ***


AMORE


La regola è questa:

dare solo l'essenziale,

ottenere il massimo,

non abbassare la guardia,

mettere i colpi a tempo,

non arrendersi

e non combattere corpo a corpo,

non scoprirsi in alcuna circostanza

né scambiare colpi con il sopracciglio ferito;

non dire mai " ti amo" sul serio,

all'avversario.

E' la migliore strategia 

per essere eternamente infelice

e vincitore

senza rischi apparenti.



                                            ***


PROFILASSI


Di giorno e notte si amano gli amanti.

Danno i sessi alle labbra e alle labbra i sessi.

Succhiano, baciano e leccano,

commettono coi corpi tutte le indiscrezioni

di amoroso rigore,

lubrificano, bagnano, mielano, riconoscono.

Ma alla fine dell'assalto

si lava ognuno i denti col proprio spazzolino.

                   ( Tabernarios y eroticos )




                      Eduardo  Lizalde   da     Tutto l'amore è sogno Trad. di E. Coco



mercoledì 23 marzo 2022

AMORE & MORTE

 


                                                                 Il tuo urlo è poesia...




Ripensandoci, presupponevo amore,

credo. Quantomeno, sentivo un soffio di morte

ogni volta che lei se ne andava. La sua teoria: il sesso

è l'unica via verso la verità. Filosofia,

religione, fisica - gli altri

percorsi tradizionali - tutto sbagliato. Solo la poesia


ci andava vicino, ma chi riesce a vivere di poesia?

Troppo, troppo dolce, anche se si può imparare l'amore

per lei, e respirarla, mangiarla come un bon bon . Ma altre

sostanze nutrienti sono necessarie : la morte

scaturisce da questa monotonia. ( La sua filosofia,

fine tessitura, mai raffinata quanto il suo fare sesso ).


Ed è stato, dopo tutto, il puro sesso

candido tra noi che mi ha spinto alla poesia.

Come spiegare altrimenti la sfrontata filosofia,

la teologia della carne oltre l'amore,

l'ontologia del sesso che può portare a morte?

E le abbiamo sentite tutti le storie di altri


che davvero ne sono morti : l'altro

diventa il sé, il sesso

che ci lega, mani e piedi. La piccola morte

ti artiglia la gola, il tuo urlo è poesia:

misterioso tuo manifestarsi che ho imparato ad amare.

" Non leggerò mai più filosofia ".


Ti ho abbracciata, e anche la tua strana filosofia

e, abbandonando tutte le altre

mi sono convertito e ti ho detto del mio amore.

Che tu chiami puramente sesso.

C'è conforto nella Poesia?

In quel momento bramavo Morte.


O no? Tu vieni come la Morte,

adorna di nero, e i miei libri di filosofia

li bruci. Pallide labbra ancora immusonite di poesia,

mi dici, certo, che  io non ero solo un altro

tra i tanti e, certo, ti credevo : te ne sei andata perché il sesso

lo si sentiva tanto che faceva male quasi quanto l'amore.


L'ultima volta che abbiamo fatto l'amore hai lasciato un'altra

cicatrice. E la filosofia la sento simile alla morte

e non riesco a trovare alcuna poesia nel sesso.



                     Moira  Egan   da   Amore e morte   Trad. di D. Abeni



venerdì 18 febbraio 2022

PASSIONE ( Arminio & Gragnaniello ) 1

 


                                                  Più di tutto ispira ciò che non si è avuto...





UN GIORNO TI STANCHERAI DI MANCARMI


Un giorno ti stancherai di mancarmi

magari sarà un giorno di pioggia

un qualunque pomeriggio d'inverno

coi piatti ancora sporchi nel lavello.

Avrai voglia di farti prendere

mi dirai : sono qui, amico mio

e baciami forte, tienimi stretta.

Io lascerò il timone, farò posto

 sul tavolo, sposterò le bottiglie

e i piatti per far posto alle gambe:

fammi raccogliere qualche sillaba

sotto la tua bocca, come una donna

raccoglie il seme caldo del suo amante,

fammi lasciare la testa sul ventre;

guardalo questo cuore che si è aperto:

fino a quando sarò vivo nessuno

potrà chiuderlo per nessun motivo.



                                                      ***


TOGLITI LE MUTANDE


Togliti le mutande.

Ditelo a qualcuno

con la dolcezza

delle farfalle,

l'ostinazione delle formiche.

Offri la tua schiena

a un corteo di graffi,

la tua nuca a una barricata

di morsi.

Abbi cura che qualcuno

venga a molestare la tua noia,

la sua indifferenza.



                                               ***


AMARE E' UN IMPEGNO DA GEOGRAFI


Amare è un impegno da geografi,

esploratori che mentre vengono accolti

si fanno a loro volta terra da esplorare.

Un ginocchio non va mai trascurato

e così le dita dei piedi, i polsi,

la luce delle mani.

Non è l'amore che bisogna trovare,

ma un uomo o una donna,

quella voce, quello sguardo

che ti dice di non credere più a niente

che non sia sconfinato.



                                           ***


TI CHIAMAVO DA UNA TERRA LONTANA


Ti chiamavo da una terra lontana,

era una telefonata da niente

e invece mi sono lentamente

sgretolato sotto le tue sillabe;

e l'isola in cui ero rinchiuso si è dissolta

sotto le onde della voce.

Adesso non posso scrivere, adesso aspetto

che mi chiami : ho la punta del cuore

che mi trema come una lama,

la punta delle mani senza sangue.

Ho buttato i pantaloni per terra

come si butta per terra un giornale,

resterò nudo fino a quando

non vieni a baciarmi con la tua voce.

Resto qui, ti aspetto

voglio che mi vedi così, inerme,

scomposto, voglio che mi lecchi

la punta del cuore, voglio sentirti

con la mano che gira sul ventre.

Prendi la mano

che non ha mai toccato nulla,

prendila senza sapere se è la mia o la tua,

vieni a prendermi senza indugi,

vieni a prenderti : sei qui

tra le mie braccia.



                                           ***


PORTERO' TUTTO L'ANNO IL LUTTO


Porterò tutto l'anno il lutto

di stare qui senza vederti.

Scriverò i miei versi e sarò muto

perché è vero che più di tutto ispira

ciò che non si è avuto.




                                            Franco  Arminio