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domenica 24 dicembre 2023

GLI AUGURI SCOMODI DI DON TONINO

 


                                                Antonio da Correggio - Adorazione dei pastori




(...) Carissimi,

non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi " Buon Natale! " senza darvi disturbo. Io - invece - vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine del calendario. Mi lusinga addirittura l'ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi - allora - miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e  vi faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno straniero che scappa dalla guerra, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità , incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che - se anche voi volete vedere " una gran luce ", dovete partire dagli umili. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell'edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte " facendo la guardia al gregge" e scrutano l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri, che poi è l'unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza. (...)



                                         + Tonino Bello



lunedì 10 aprile 2023

QUANDO LA POESIA E' VERTICALE



                              Un giorno troverò una parola che si posi sul tuo seno...



Amico Juarroz, mi perdoni per aver tardato tanto a risponderle, ma non è molto che sono rientrato a Parigi, dopo alcuni mesi di lavoro a Vienna. Da tempo volevo dirle che la rivista mi è molto cara, perché mi permette di ascoltare da tanto lontano voci argentine nuove e giovani. Oggi però le scrivo per un'altra ragione, più impellente: ho appena finito di leggere Segunda poesia vertical e ne sono rimasto meravigliato, incapace di fare quel passo indietro che inevitabilmente si compie dopo che un poeta ci ha permesso di addentrarci nella grande varietà del suo mondo, del mondo. Le sue poesie mi sembrano tra i componimenti più alti e profondi ( che poi è la stessa cosa, in realtà ) che siano stati scritti in spagnolo in questi anni . Per tutto il tempo ho avuto la sensazione che lei riesca ad affacciarsi a ciò che indaga con una visione completamente libera dalle impurità ( verbali, dialettiche, storiche ) che all'alba del nostro mondo patirono i poeti presocratici, quelli che i professori definiscono filosofi : Parmenide, Talete, Anassagora, Eraclito. A lei ( e a loro ) basta guardarsi intorno perché qualsiasi visione prosaica cada a pezzi di fronte alla poesia, che si impossessa totalmente dell'essere. Ho letto ad alta voce i componimenti che capisco meglio ( altri mi sfuggono o mi richiedono un'interpretazione che forse è più un'autoconsolazione per non poterli intuire a prima vista ), e in ogni caso ho avuto nuovamente quella prodigiosa sensazione di straniamento, di rapimento, di accesso . Ho sempre amato la poesia che procede per inversione di segni; l'uso dell' assenza in Mallarmé, alcune " anti - essenze" in Macedonio, i silenzi nella musica di Webern. Ma lei amplifica tali inversioni, che in altre mani finiscono per ridursi a giochi di parole, fino all'inverosimile. E allora, lo sguardo che vede e lo sguardo che non vede, una volta attorcigliati a formare un solo filo, sono qualcosa di incredibilmente fecondo, un'invenzione dell'individuo. Era molto tempo che non leggevo poesie che mi estenuassero e mi esaltassero quanto le sue, e glielo dico così, di getto e senza rileggere, per non rischiare di farmi prendere dalla confusione e dalla paura davanti a tante parole sonore. Immagino che mi crederà lo stesso, e che siamo amici, e un abbraccio.


Lettera a Roberto Juarroz da Julio Cortazar ( Carta carbone - Lettere ad amici scrittori ))



                                            ***


POESIA VERTICALE N. 51


Un giorno troverò una parola

che penetri il tuo ventre e lo fecondi,

e che si posi sul tuo seno

come una mano aperta e chiusa al tempo stesso.


Incontrerò una parola

che trattenga il tuo corpo e lo faccia girare,

che contenga il tuo corpo

e apra i tuoi occhi come un dio senza nubi

e usi la tua saliva

e ti pieghi le gambe.

Tu forse non la sentirai

o forse non la capirai.

Non sarà necessario.

Girerà dentro di te come una ruota

fino a percorrerti da un estremo all'altro,

donna mia e non mia

e non si fermerà nemmeno alla tua morte.



                                               ***


POESIA VERTICALE N. 10


Ci sono vite che durano un istante:

la loro nascita.


Ci sono vite che durano due istanti:

la loro nascita e la loro morte.



Ci sono vite che durano tre istanti:

la loro nascita, la loro morte e un fiore.



                                                  ***


POESIA VERTICALE N. 12


Cercare una cosa

è sempre trovarne un'altra.

Così, per trovare una cosa,

bisogna cercare quello che non è.

Cercare un passero per incontrare la rosa,

cercare l'amore per trovare l'esilio,

cercare il nulla per scoprire un uomo,

muoversi all'indietro per andare avanti.


La chiave del cammino,

più che nelle sue biforcazioni,

il suo sospetto inizio

o la sua dubbia fine,

risiede nel caustico umore

del suo doppio senso.

Si arriva sempre,

ma a un'altra parte.


Tutto passa

ma in senso inverso.



                                                        ***


POESIA VERTICALE N. 13


Oggi non ho fatto niente.

Ma molte cose sono successe dentro di me.


Uccelli che non esistono

hanno trovato il loro nido.

Ombre che forse esistono

hanno trovato i loro corpi.

Parole che esistono

hanno trovato il loro silenzio.


Fare niente

talvolta salva l'equilibrio del mondo,

dando peso a ciò che pesa poco

sul piatto vuoto della bilancia.



                                              ***


POESIA VERTICALE N. 7


Così come non possiamo

sostenere a lungo uno sguardo,

neppure possiamo sostenere a lungo l'allegria,

la spirale dell'amore,

la gratuità del pensiero,

la terra sospesa nel canto.


Non possiamo nemmeno sostenere a lungo

le proporzioni del silenzio

quando qualcuno lo visita.

E ancora meno

quando niente lo visita.


L'uomo non può sostenere a lungo l'uomo,

e neppure quello che non è umano.


E tuttavia può

sopportare il peso inesorabile

di ciò che non esiste.




            Roberto Juarroz   da    Poesie verticali  ( Trad. di S. Detering )



domenica 26 febbraio 2023

CATHERINE & RAINER ( Correspondance )


                                                     " Quando sarò per me stessa perduta..." C. Pozzi


Tra i grandi epistolari della storia della letteratura, non poteva mancarne uno forse ai più misconosciuto ma, proprio per questo, d'autografa abbagliante bellezza. Se il triangolo di lettere tra Pasternak, Cvetaeva e Rilke concede commozione e stupore, dobbiamo tuttavia annotare che appena ventitrè lettere scritte tra il 1924 e il 1925, danno la caratura e la corrispondenza di un amore viscerale e sviscerato per la parola che ha pochi eguali, soprattutto se si considera che i poeti in questione che diedero il via alla CORRESPONDANCE furono la fragile e magnetica Catherine Pozzi e uno tra i poeti assoluti di ogni tempo: Rainer Maria Rilke.



RAINER MARIA RILKE

a CATHERINE POZZI


BEX ( VAUD ) 24 GIUGNO 1924


(...) Signora,

da un viaggio in auto che sto facendo con degli amici, sono tornato ieri per qualche ora a Muzot, a prendere la mia posta che avevo tralasciato; quanto sono stato ricompensato per questo ritorno, trovando la vostra lettera! Lasciate che vi dica che è deliziosa, e che  la conserverò sempre fra le rarissime lettere  che ( nel nostro tempo) non bruciano all'istante, ma durano nell'anima e che, una volta arrivate, restano, agiscono e aggiungono una presenza inesauribile nell'animo del destinatario.

Paul Valéry, lasciandomi quest'ordine che sono così felice di aver eseguito, non mi ha fatto capire abbastanza che la lingua tedesca vi è familiare; è quindi attraverso di voi che entra in contatto con il risultato del mio impegno come traduttore. Ma questo modo di entrare nella mia versione mi sembra tanto superiore a qualsiasi lettura che avrebbe potuto fare se avesse conosciuto la lingua: pensate che ogni successo che egli possa avere, gli sarà presentato dalla vostra intelligenza, illuminato dalla pura gioia del vostro consenso. No, Valéry,  non ha motivo di lamentarsi.

Mi trovereste indiscreto se osassi scrivervi più a lungo al mio ritorno? Se affretto queste poche righe, è perché ( venendo a conoscenza della vostra intenzione di leggermi ) vorrei impedirvi di fare il minimo passo per ottenere i miei libri: mi privereste del piacere di donarveli.

Tornato a Muzot, vi invierò le mie due recenti pubblicazioni ( Si tratta delle Elegie duinesi e dei Sonetti a Orfeo pubblicati nel 1923) : per quanto riguarda le altre, quasi vi chiederei di aspettare l'edizione completa dei miei scritti che è in preparazione per il prossimo anno. La vostra lettera, cara Signora, mi permette di iscrivervi - in maiuscolo - tra i pochi amici ai quali penso di offrire queste opere definitive.

Sarà per me motivo di speranza ( avendo fede nella vita ) incontrarvi un giorno!

La mia dedizione è pari alla mia gioiosa gratitudine. (...)


                       R.M. Rilke



                                      ***


CATHERINE POZZI a  

RAINER MARIA RILKE


PARIS, 25 GIUGNO 1924


(...)  Caro Signor Rilke,

volete scrivermi? Questo mi renderà orgogliosa, felice, e poi mi farà bene. Esito a tracciare questa parola perché la gentilezza non è altamente considerata, e neanche il bene; ma voi siete troppo intelligente per preoccuparvi del discredito di questi termini. C'è nel modo in cui parlate, qualcosa di così diverso dalle altre lingue, un suono così profondo e così umano, che pare di trovarmi davanti uno dei maestri il cui pensiero ha formato il mio, senza saperlo.

Non so a quale mondo appartenete - è vero che vi siete rifugiato nel vostro castello hyper - cosmo e lì vivete senza dubbio finché volete, - ma ciò mi mette molto a disagio. Cosa può fare una persona illusa dallo Sturm und Drang, dalle ambizioni di un metafisico greco e dall'orgoglio di un eretico del XIII secolo? E' molto ridicolo e pochissimo parigino. Io sono oggetto di stupore per il vostro amico Valéry, e penso che sia attaccato a me come lo è per il bizzarro modello che non rivedrà mai più. Forse vi sorprenderò meno di quanto sorprenda lui, e suppongo che Muzot abbia molti esseri immaginari più complessi di me. Sarà quindi necessario che io attenda la realizzazione della bellissima promessa che mi avete appena fatto. Come ringraziarvi! State aprendo una finestra su un universo che non vedevo; mi state portando nei paesi dello spirito che preferisco, distraendomi dai contemporanei che mi stancano. Mi dovrebbero piacere, rappresentano la Parigi più luminosa e felice, ma non li capisco. Se vi farà piacere averne qualche idea, risponderò alle domande che vorrete farmi: è il mio unico modo per ringraziarvi di aver avuto tanta indulgenza e tanta grazia per me.

Incontrarvi? Non lo so. Mio fratello è un diplomatico a Monaco, ha diretto l'ambasciata per tutto l'inverno, con instancabile volontà e pazienza per rafforzare i rapporti tra gli sfortunati paesi che dovrebbero comprendersi. So che vi ammira. Forse andrò a trovarlo quest'autunno e poi tornerei passando per l' Italia, il che mi farebbe arrivare molto vicino a voi. - E' molto tardi e se questo foglio fosse più grande, continuerei. Vedete, caro Signore, quale minuscola scrittrice di lettere avete chiamato. Se vi avessi scritto in tedesco, sarei stata più sobria; ma nulla mi convincerà a confrontare il mio patois al vostro francese !


Addio, io non dimenticherò che mi avete teso la mano. (...)


                            Catherine Pozzi



                da          Correspondance 1924 - 1925



giovedì 13 ottobre 2022

LO SCRITTORE AMERICANO E LA RAGAZZA PERBENE 1

 




(...) Nelson Algren, questo grande scrittore americano è famoso nel mondo per due ragioni di gran lunga inferiori alla sua eccezionale qualità letteraria: per la sua storia d'amore con Simone de Beauvoir e per il film ricavato dal suo romanzo The Man with the Golden Arm. Della sua decina di libri rimasti nel silenzio degli specialisti, delle esperienze drammatiche, delle amarezze frustranti e della fine più tragica di qualsiasi suo racconto si è parlato poco, con un'ingiustizia letteraria e umana che non ha tenuto conto di quanta parte ha avuto nella formazione della Scuola di Chicago e della cosiddetta " narrativa proletaria " e di quanto ha inciso nel costume dell'inquieto dopoguerra d' America.

La Beauvoir cercò Algren su suggerimento di  Mary Guggenheim ( amante innamorata di Nelson Algren ) e gli telefonò una sera del febbraio 1947. Lei sulla quarantina, molto bella ed elegante e soprattutto piena di energia. Nelson Algren alto, magro, biondo, attraente e circondato dalla sua reputazione di poeta maledetto mescolata a quella di sociologo comunista fanatico. L' incontro divenne una grossa storia d'amore che la Beauvoir ebbe cura di reclamizzare fino a raccontarla nel romanzo Les Mandarins. Cominciò il giorno stesso dell'incontro: Algren l'accompagnò a vedere la Bowery di Chicago ( la Beauvoir ne approfittò per scrivere un articolo), entrarono in un bar con un minuscolo gruppo di orchestranti e guardarono vecchi diseredati brutti, ubriachi, finiti, ballare con gioia; poi la fece camminare con la sola meta di mostrarle " il pilastro di povertà su cui si basa la società americana" e poi la riportò a casa a riposare e senza indugi fecero l'amore. Da lì in poi furono sempre in contatto e fu durante un viaggio a New York che frequentarono l'alta società letteraria, ma soprattutto passarono giorni e notti nella camera d'albergo di Nelson. I due avevano molte affinità sia in politica che in letteratura e lo scrittore faceva volentieri da Pigmalione americano alla raffinata scrittrice francese, che fu travolta dall'erotismo appassionato, dalla tenerezza e dalla fantasia del giovane amante, accettando da lui un anello nuziale che non si tolse mai più dal dito. 

Nelson continuava a chiedere alla Beauvoir di vivere con lui, del tutto ignaro del problema di Sartre, che in qualche modo però esplose quando il " maitre à penser" le scrisse che " la sua ragazza era partita " e dunque lei doveva rientrare prima del previsto: la scrittrice inventò per Algren una certa sceneggiatura che doveva scrivere con Sartre, ma questi cominciò a sospettare qualcosa e, sentendosi tradito, partì senza perdonarle il fatto che, mentre lui aveva interrotto il suo lavoro per lei, lei non era disposta a fare altrettanto. Nonostante tutto però le chiese di sposarlo, e il rifiuto della Beauvoir gettò su di lei definitivamente tutte le responsabilità del loro disastro. Quando Simone partì, non programmarono nessun successivo incontro. Da quel momento la Beauvoir cominciò a bombardarlo di lettere proponendogli una visita, ma Algren la respinse (...)




         Fernanda Pivano  da   Lo scrittore americano e la ragazza per bene ( Storia di un amore : Nelson Algren e Simone de Beauvoir )




LO SCRITTORE AMERICANO E LA RAGAZZA PER BENE 2

 

(...) Sempre più deciso a staccarsi da lei, se ne andò a Chicago a giocare a poker e quando ritornò le disse che aveva in mente di risposare Amanda ( sua precedente moglie, n.d.r ). Fu una Beauvoir disperata quella che Algren accompagnò all'aeroporto dopo aver perso tutti i contanti che aveva. Le disse addio, ma prima che l'aereo partisse le mandò un mazzo di fiori rossi in ricordo di antichi tempi. Ma la scrittrice riuscì successivamente a farsi invitare ancora una volta, scrivendogli che non aveva smesso di amarlo. Si lasciarono dopo essere rimasti ore senza parlare, e quando la Beauvoir gli disse che almeno li univa una vera amicizia, Nelson Algren rispose senza grazia : " Non è amicizia .Io non ti potrò mai offrire niente meno di amore ". La Beauvoir continuò a scrivergli lettere appassionate, ma Algren le concluse scrivendole tra l'altro : " La delusione che ho provato tre anni fa, quando ho cominciato a capire che la tua vita apparteneva a Parigi e a Sartre, è ormai antica e si è smussata. Quello che ho cercato di fare da allora è stato riprendermi la mia vita". Continuarono a scriversi per anni, ma lo scrittore non smise mai il suo risentimento finché, nell'agosto 1952 gli arrivò l'ultimo colpo di Simone che gli raccontò del suo nuovo amore col giovane Claude Lanzmann, futuro autore del film sull' Olocausto  Shoah.

La Beauvoir era stata una parte importante nella vita di Nelson Algren per più di diciassette anni e fu per lui drammatico troncare il loro rapporto: dopo la primavera del 1965 non si videro e non si scrissero più e da lì cominciò anche la sua decadenza professionale.

Nel febbraio 1980 Algren seppe che era stato nominato membro dell' Accademia americana di arti e lettere e quando un giornalista andò a casa sua per intervistarlo, vide che aveva uno scatolone di latta che conteneva le trecento lettere d'amore della Beauvoir. Lo scrittore gli  disse che siccome la signora aveva pubblicato alcune delle sue lettere, lui aveva intenzione di vendere all'asta le sue. Gli disse : " Se metà della corrispondenza è resa pubblica, allora può essere resa pubblica anche l'altra metà. Del resto non hanno più un valore sentimentale per me ".  (...)




         Fernanda Pivano  da  Lo scrittore americano e la ragazza perbene ( Storia di un amore: Nelson Algren e Simone de Beauvoir )  



LO SCRITTORE AMERICANO E LA RAGAZZA PERBENE 3

 

Martedì 2 Luglio 1947


(...)  Tu dici che all'inizio  non sapevi con chi avevi a che fare. Io nemmeno, non avevo mai sentito parlare di te ed è la cosa più strana nella nostra storia. Sapevo certo che mi attraevi quando ho lasciato Chicago per la prima volta, ma nulla su chi eri. Sono arrivata a Chicago sfinita dalle discussioni, esasperata da tutta quell'esistenza astratta che avevo conosciuto a New York e desiderosa di non sentirmi più che una donna nel cuore di un " uomo perbene". Avevo sentito che ai tuoi occhi- appunto - ero una donna, e questo mi era piaciuto perché mi piacevi. Ma che cosa sarebbe successo esattamente? Sarei stata attratta da te come la prima volta? E' per questo che ho voluto prendere una camera  d' hotel. E poi nel corso della giornata mi hai sedotto, quando mi hai baciata mi è piaciuto e sono stata felice di dormire con te. E' solo il giorno dopo che ho fatto veramente conoscenza con te; dapprima sono stata sensibile al modo in cui mi amavi, poi ti ho amato tout court. Oggi ho l'impressione di conoscerti da molto tempo, che siamo stati amici per tutta la nostra vita, sebbene il nostro amore sia così nuovo. Mio caro, notte e giorno mi sento avvolta dal tuo amore, che mi protegge da ogni male: quando fa caldo mi rinfresca, quando soffia il vento freddo mi riscalda. Finché mi amerai non invecchierò mai, non morirò. Quando immagino le tue braccia intorno a me, sento la scossa di cui mi parlavi, e tutto il corpo ne resta indolenzito. (...)



                                     Simone



LO SCRITTORE AMERICANO E LA RAGAZZA PERBENE 4


Ramatuelle, 19 Aprile 1948


(...) Marito mio.Non mi aspettavo la lettera di questo pomeriggio, la posta arriva sempre più velocemente. Qui sole, vita tranquilla, piacevole in questo magnifico paese dove ti aspetto, dove mi avvicino a te. Non sono mai stata così felice da quando ho lasciato la nostra casa, sono felice da sveglia, felice quando dormo, felice quando cammino tra i rovi, felice quando leggo parole americane, quando scrivo il mio libro, quando mi crogiolo al sole: ti amo.

Questa donna che è andata a letto con tanti uomini senza averne mai amato uno solo veramente, non può nemmeno concepire che vi sia differenza tra l'amore e il letto. Voglio dire che per lei l'amore fisico non può avere alcun rapporto con il cuore, l'anima, il cervello, con l'amore tout court, l'amore completo. Per lei, l'accoppiamento arriva così raramente a procurare piacere alla donna, che uomini e donne si odiano cordialmente quando lo fanno. Capisco che cosa vuol dire. Per una donna dev'essere disgustoso andare a letto con qualcuno senza neppure un briciolo di amicizia, solo per soldi o per divertirsi. Avrei voluto spiegarle che in compenso si può amare un uomo quando si va a letto con lui, amarlo col cuore perché si è felici fisicamente, e amarlo fisicamente quanto più il corpo si identifica col cuore. Con te, tra il piacere e l'amore, io non ho mai sentito differenza, non più che tra il mio corpo e il mio spirito. E' una donna completa che ti desidera. Non sono più nient'altro - ormai - che questo ardente, fiero, impaziente e felice desiderio di te.



                                   La tua Simone


 

LO SCRITTORE AMERICANO E LA RAGAZZA PERBENE 5

 

8 Agosto 1948


(...) Molto presto Sartre ed io ci legammo l'un l'altro, io avevo 22 anni e lui 25, io gli davo con entusiasmo la mia vita e me stessa. Fu il primo uomo con il quale sono andata a letto e nessuno prima mi aveva neanche baciata. Da molto tempo le nostre esistenze si confondono, e ti ho già detto a qual punto sono legata a lui, da un amore che tuttavia si avvicina piuttosto a una fraternità assoluta - sessualmente, non è stata una gran riuscita, essenzialmente a causa sua: non è appassionato per il sesso. E' un uomo caloroso, vivo, in tutto salvo che a letto. Me ne accorsi subito malgrado la mia mancanza di esperienza e a poco a poco ci sembrò inutile, se non addirittura indecente, continuare a dormire insieme. Rinunciammo, dopo circa otto o dieci anni poco coronati da successi in questo campo. E' allora che apparve Bost, giovane e bello, dieci anni fa. Molto più giovane di me, era stato allievo di Sartre, che l'amava enormemente. Adoravo camminare con lui - d'estate- in montagna. Ebbe una storia con una mia amica russa, e alla fine la sposò, anche se la nostra intimità con entrambi non si interruppe mai. Era una relazione piacevole, non passionale, un sentimento senza gelosie né menzogne, una grande amicizia e insieme un'immensa tenerezza. A parte Sartre e Bost, tre volte nella mia vita ho passato una sola notte con degli uomini,  degli amici che conoscevo già e che mi attraevano benchè non ci fosse alcuna possibilità di allacciare un vero legame con essi. Quando tornai a vederti a Chicago, prevedevo un'avventura di questo genere: tu mi piacevi e avremmo potuto condividere giorni piacevoli. E' per questo che dico che mi hai preso in trappola. Non mi aspettavo assolutamente un amore, non pensavo di essere sedotta e tu! tu mi hai fatta innamorare di te, ritornare a Chicago e amarti sempre di più. Tu capisci, ora, che avevo l'obbligo di parlarne con Bost, anche se questo fu un po' la morte di qualcosa.

Tutto questo, Nelson, non è che un altro modo per dirti che tra le tue braccia ho conosciuto un amore vero, totale, l'amore in cui il cuore, l'anima e il corpo sono una cosa sola. Non c'erano bei ragazzi l'anno scorso, non ce ne saranno quest'anno, non ce ne saranno mai più, credo.  

Arrivederci, Nelson, parlarti mi ha sollevato. Bacio le tue labbra in sogno.



                                   Tua  Simone




    Fernanda Pivano  da   Lo scrittore americano e la ragazza perbene ( Storia di un amore : Nelson Algren e Simone de Beauvoir )



mercoledì 16 febbraio 2022

ABDELLATIF LAABI ( lettera di un padre )

 


                                                  Antonio Rodà - Padre e figlio


                                                                             A mio figlio Yacine



Figlio mio amato

ho ricevuto una lettera dove

già mi parli come un adulto

insisti sulle tue fatiche scolastiche

e io avverto la passione di comprendere

dissipare oscurità e bruttura

penetrare i segreti dell'enorme libro della vita

hai fiducia in te stesso

e con naturalezza

mi snoccioli le tue ricchezze

mi rassicuri rispetto alla tua forza

come voler dire : " Non preoccuparti per me

guarda come cammino

guarda come vanno i miei passi,

l'orizzonte, l'immenso orizzonte laggiù

non ha segreti per me".

E io t'immagino

la tua bella fronte bene in alto

e ben diritta

immagino la tua fierezza.


Figlio mio amato

ho ricevuto la tua lettera

e mi dici: 

" Ti penso

è a te che dono la mia vita

ignaro di tutto ciò che in me

provochi nel dirlo

il mio cuore folle

la testa tra le stelle

e grazie a queste tue parole

non faccio più fatica a credere

che arriverà la grande Festa

quella in cui i bambini come te

divenuti uomini

cammineranno a passi di gigante

lontani dalla miseria delle bidonville

lontani da fame, ignoranza e miserie.


Figlio mio amato

ho ricevuto la tua lettera

ne hai scritto da te l'indirizzo

l'hai scritta con fiducia

ti sei detto, se ci metto questo

papà riceverà la mia lettera

e io avrò forse una risposta

e hai cominciato a immaginare la prigione

grande casa dove la gente è rinchiusa

per quanto tempo, e perché?

Ma allora non possono vedere il mare

la foresta

non possono lavorare

per dar da mangiare ai loro figli

immagini qualcosa di maligno

non bello

qualcosa che non ha senso

 che fa sì che si diventi tristi

arrabbiatissimi.

Pensi ancora

quelli che hanno fatto le prigioni

sono certamente pazzi

e tante e tante cose ancora.

Sì, figlio mio amato,

è così che si comincia a riflettere

a comprendere gli esseri umani

ad amare la vita

a odiare i tiranni

ed è così

che ti amo

che amo pensarti

dall'abisso della mia prigione.




                               Abdellatif  Laabi      Trad. Chiara De Luca




Nasce in Marocco presumibilmente nel 1942.

Il 1972 è l'inizio degli " anni neri", della cappa di silenzio e di paura che si abbatte sul Paese. Viene arrestato, torturato e imprigionato con l'accusa di essere un sovversivo  e di aver complottato contro il regime. Diventa così il prigioniero n. 18611, ma non per questo  cessa di essere " libero" : anche in carcere non cessa di scrivere, di amare, di vivere.

Dopo otto anni e mezzo di prigionia, nel 1880, viene scarcerato insieme ad alcuni compagni, grazie ad una intensa campagna internazionale in suo favore.




mercoledì 29 dicembre 2021

ERICH MARIA & MARLENE ( Dimmi che mi ami) 2

 

(...)  Come racconta la figlia Maria, lei stava cenando con il regista Stenrberg, quando Remarque le si presentò con i suoi modi impeccabili. Lui è un uomo che ama troppo l'alcol ( e la buona tavola ), pieno di complessi di colpa per un successo che crede di non meritare, fragile e vulnerabile, in perenne competizione con Thomas Mann, modello inarrivabile. Lo scambio di battute che segue è troppo bello per essere vero, come se fosse inventato da un grande sceneggiatore. " Lei sembra troppo giovane per aver scritto uno dei più grandi libri del nostro tempo", dice lei. " Forse l'ho scritto solamente per poter udire un giorno la sua meravigliosa voce dire queste parole", risponde lui. ( " Già con la sola voce potrebbe spezzarti il cuore", confermerà poi Hemingway ). I due parlano tutta la notte e mentre si dirigono verso l'albergo, lui precisa : " Io sono impotente..." Lei risponde: " Ah che cosa meravigliosa! ". Anche se tre mesi dopo, da Parigi, lui le annuncerà : " Impotente non lo sono più in nessun caso".   (...)



 Erich Maria Remarque & Marlene Dietrich (  Dimmi che mi ami. Testimonianza di una passione . Trd. di C. Mainoldi )



ERICH MARIA & MARLENE ( Dimmi che mi ami) 4

 

Erich Maria Remarque  

Parigi, 1937


(...)  Ma che ci faccio qui, in questa città - cento occhi mi guardano, mi arrivano sorrisi, cenni, segnali : lo sai - ma non eri tu - che mani e braccia si levano verso di me, che c'è un sussurro di parole, a migliaia, e un sussurro e una pienezza d'amore, e non c'è più ciò che è pianto e ardore, e i miei occhi bruciano e vuote sono le mie mani.

Non va più. Volevo stare calmo e saper aspettare, ho tentato in cento modi di ingannarmi, mi sono detto : presto e: lei non è lontana  e: non sono che poche settimane, ma non va. Questa città mi si leva contro e mi scaraventa di qua e di là, le strade spettegolano di te - non sono stato da nessuna parte, ma loro vengono da me, nella mia stanza e stanno lì, domandano, domandano,,,

Non è mai stato così. Sono perduto. Perduto nel nero, lampeggiante fiume sotterraneo, perduto dentro un suono di violino sui tetti, perduto nell'aria d'argento decembrina, perduto nella malinconia del cielo grigio, sono perduto in te, cuore dolcissimo, azzurrissimo sogno, luce librata sopra tutte le foreste, sentimento che fluisce sopra tutte le pianure.

Cuore del mio cuore, così non è mai stato. Felicità inquieta, intreccio di liane, grido che erompe da notti afose, febbricitanti - mi è mai riuscito tutto questo:tenerezza, non c'era sempre da qualche parte un punto vuoto, una macchia di un Io disseccato, un'insensibilità di lontane origini?

Non più. La grande onda: l'avventura senza che le donne vi fossero, un ultimo sfrenato metter mano all'inane : tu devi posare sulla mia spalla, voglio sentire il tuo respiro, non devi andare via, ah, una sola vita è troppo breve per noi, e tanta senza di te se ne è consumata e sciupata . (...)



 Erich Maria Remarque & Marlene Dietrich  da  Dimmi che mi ami ( Testimonianze di una passione . Trad. di C.  Mainoldi )




ERICH MARIA & MARLENE ( Dimmi che mi ami ) 5

 

Erich Maria Remarque 

St. Moritz, 1938


(...) Tesoro, hai telefonato e mandato un cablo, e io sono seduto in mezzo alla neve, felice. Ti mando un saluto! La mia vita gira e gira come la ruota di un carro, tu invece sei nell'immutabile asse attorno  al quale essa gira - quiete in tutta questa inquietudine, cielo azzurro al di sopra di tutti di uragani e di tutte le eruzioni! Ah, poter amare di nuovo! Essere resuscitato dai morti!

Pienezza e inquietudine in pari tempo, sogno e realtà fusi insieme, sentimento traboccante e teca che lo raccoglie - un saluto a te, dolce aurora boreale, fiamma al di sopra della neve... (...)



Erich Maria remarque & Marlene Dietrich da   Dimmi che mi ami ( Testimonianze di una passione . trad. di C. Mainoldi )




domenica 4 luglio 2021

IL CORAGGIO DELLE DONNE 1

 



                                                 F. Fellini  - La città delle donne



(...) Chiara


Cara Dacia,

abbiamo deciso insieme di scambiarci qualche lettera per continuare - scrivendo - il dialogo che tante volte abbiamo avuto in pubblico e in privato, sulla condizione attuale delle donne e dei movimenti femminili in un mondo mai tanto contraddittorio. Viviamo il tempo di uno straordinario progresso tecnologico, ma dobbiamo tremare perché un esserino infinitamente piccolo, un virus microscopico, ci minaccia e fa stragi. Dopo aver conquistato la Luna, tra poco - forse - si arriverà su Marte, ma sulla Terra paiono avanzare i vecchi fantasmi della violenza e della guerra. E così può sembrare anche per la condizione femminile. Abbiamo vissuto molte delle lotte per i diritti delle donne e partecipato a tante discussioni per affermare una nuova cultura. Molte conquiste sono state realizzate. E' stato detto che la rivoluzione femminile è l'unica rivoluzione non fallita del Novecento. Ma le conquiste costate tanti sacrifici vengono insidiate da voglie di rivincita unite a pericolose tendenze che credevamo superate per sempre : l'ostilità verso tutte le differenze, i razzismi, le nuove misoginie. Le recenti e straordinarie possibilità di comunicazione tra le persone offerte dalla rete, fanno emergere al contrario un fondo di cupa volgarità  sessista. Per non parlare della violenza contro le donne. Ci si spinge così spesso verso il delitto, che è stato necessario aggiungere al vocabolario una parola nuova, " femminicidio ". (...)



           Dacia Maraini & Chiara Valentini  da  Il coraggio delle donne


                                                                                continua  .....

IL CORAGGIO DELLE DONNE 2

 

Ci chiedevamo a che punto eravamo, che giudizio dare dei vecchi e dei nuovi movimenti femminili, quante delle nostre speranze si erano realizzate e quanto restava ancora da fare. Confrontavamo i nostri punti di vista, che non sempre e non in tutto coincidevano. In quelle discussioni, su un punto ci trovavamo pienamente d'accordo : l'ammirazione per lo straordinario coraggio delle donne di ogni tempo per l'affermazione di se stesse e per i sacrifici compiuti nel cammino di emancipazione e liberazione del genere femminile. Sacrifici troppo spesso dimenticati, ma attuali ancora oggi in tante parti del mondo.E quindi, che al confronto di idee potevamo aggiungere vari esempi di questo coraggio, raccontando di alcune delle donne che ci sono più care. Anche per rovesciare i luoghi comuni, ma familiari anche ai più influenzanti filosofi, che identificano le virtù femminili negli stereotipi ottocenteschi  del " sesso debole"

Siccome l'editore ha voluto che fossi io a cominciare il dialogo, voglio essere ottimista a proposito del punto cui siamo arrivate. Quindi ti proporrei di partire un po' provocatoriamente da questa breve citazione da La fine del dominio maschile , pamphlet del filosofo e antropologo Marcel Gauchet, figura rilevante nel panorama culturale francese:


(...) L'avvenimento non è di poco conto. Anzi, è talmente enorme da suscitare incredulità - del genere  : " Una cosa simile non può succedere". Invece può essere così : stiamo assistendo alla fine del mondo maschile. Intendiamoci: è morto come principio, lasciando però dietro di sé tutta una serie di strascichi che possono nascondere la profondità della rottura o consentire di negarne l'esistenza. La fine - comunque - c'è stata e bisogna farci i conti.(...)



  Dacia Maraini & Chiara Valentini  da    Il coraggio delle donne



IL CORAGGIO DELLE DONNE 3

 

Dacia


(...) Cara Chiara,

che cos'è il maschile e cosa il femminile? Non è facile dare delle definizioni, anche perché il mondo lo descrive chi comanda e il patriarcato ha sempre definito il femminile secondo le proprie idee e i propri pregiudizi. E le donne si sono in genere adeguate, perché è molto difficile, se non si è libere e soprattutto se si è escluse dalla conoscenza, dagli studi e dalla pratica politica, farsi un'idea sociale e filosofica di sé e del proprio rapporto col mondo.

Il femminismo e prima ancora il movimento delle suffragette e prima ancora le intellettuali dell' Illuminismo che identifichiamo oggi nel coraggio di Olympe  de Gouges hanno cominciato a raccontare la storia dalla parte della donna, cioè dalla parte sconfitta della storia. E naturalmente sono state coperte di insulti, ma soprattutto prese in giro e ridotte a macchiette. Molte donne purtroppo non riescono e spesso non vogliono capire le ingiustizie che subiscono, le concepiscono come un destino legato al loro sesso. Ma si possono capire queste difficoltà solo se si pensa che il monopolio dei padri sull'educazione delle figlie si è protratto per secoli. Persino oggi, in tempi di università ormai frequentate in maggioranza da ragazze intelligenti, rimangono valide molte esclusioni. Il paradosso sta nel fatto che quando si chiede alle stesse ragazze di scegliere un personaggio su cui fare la tesi, esse optano in maggioranza per una figura maschile. Anche per le studentesse più intelligenti e preparate il prestigio della parola pensante è ancora oggi un privilegio maschile.

Sono secoli che le donne stanno cercando di definire il femminile. In che cosa consiste? Chi stabilisce quali sono i valori femminili, e questi valori hanno origine biologica o culturale ? 



  Dacia Maraini & Chiara Valentini   da   Il coraggio delle donne


                                                                             continua...



IL CORAGGIO DELLE DONNE 4


 

Certamente, la guerra è un moto maschile e va d'accordo con lo spirito di conquista, di dominio, di competizione ribadito nei secoli. Ma siamo sicure che siano valori di generi e non valori di una cultura dei Padri?. Dio è prima di tutto Padre, nessuno ha mai pensato che ci fosse una madre, autorevole e prestigiosa, accanto a lui. La famiglia celeste è presentata come una piramide divina : un Dio padre anziano e autorevole, eterno e onnipotente; un figlio meraviglioso, giusto e caritatevole che eredita la divinità del padre, anche se destinato ad essere torturato e ucciso. Ma da chi nasce questo figlio? Da una donna umana e non divina, mortale, una ragazzina povera e sottomessa, silenziosa e ubbidiente. Il seme che farà ingravidare la modesta Maria non viene dal marito, il falegname Giuseppe, che è molto più vecchio di lei ed è sempre visto come un innocuo anziano servo, ma dallo Spirito Santo che è un'estensione divina del Padre sovrano. Tanto poco vale la madre in questo caso che viene esclusa dalla Santa Trinità. Al suo posto lo Spirito Santo, portatore di vita ma non madre, visto anche lui al maschile. Maria rimane mortale e asessuata, portatrice di un figlio insufflato dal Padre eterno, anche se poi sarà assunta in cielo per volontà di un papa.



            Dacia Maraini & Chiara Valentini  da  Il coraggio delle donne


                                                                                  continua...

IL CORAGGIO DELLE DONNE 5


 Con questi condizionamenti così autorevoli e sanciti dalla divinità, si può raccontare una storia da parte delle donne? Da parte delle perdenti storiche di una divisione dei generi? Dobbiamo dire - a onore delle donne - che alcune coraggiose l'hanno fatto, a rischio di ostracismo e qualche volta di condanna a morte.

Voglio ricordare una bellissima figura. quella di Margherita Porete, una beghina coraggiosa e intelligente che ha sfidato la Chiesa criticando i suoi scritti misogini ed è stata bruciata viva nel 1310. Accanto a lei possiamo citare Giovanna D' Arco, anche lei finita malissimo nonostante le grandi gesta compiute. E, andando indietro nel tempo, che dire di Ipazia, straordinaria filosofa greca che è  stata uccisa per la sua sapienza da fanatici cristiani? E penso a suor Juana Inés de la Cruz, vissuta in Messico nella seconda metà del Seicento, punita e ridotta al silenzio perchè -  secondo le autorità religiose aveva scritto un libro eretico : ma era solo una coraggiosa riflessione sul libero arbitrio. In Italia mi viene in mente Isabella Morra, poetessa scoperta da Benedetto Croce che, nel 1545, è stata uccisa dai fratelli perché corrispondeva con un poeta, parlando di letteratura.

La conoscenza, lo studio, sono sempre stati considerati pericolosissimi per le donne. Non a caso nei secoli sono state escluse per legge dagli studi superiori. E ancora oggi si spara a una ragazza studiosa come Malala per la semplice ragione che vuole istruirsi. Sarebbe interessante fare un elenco delle donne colpite a morte per la loro volontà di apprendere, capire, partecipare alle riflessioni pubbliche del proprio tempo.(...)*


Dacia Maraini & Chiara Valentini da  Il coraggio delle donne


* Questo elenco non si potrà mai fare, ed è utopia anche solo il pensarlo:l' ignoranza, unita ad una pseudo - tradizione dei singoli spesso  viene avvallata e protetta ( casi recenti di cronaca la dicono lunga a questo proposito! ) da governi retrivi e reazionari, che nascondono la loro volontà di potere e di predominio dietro una atavica cultura (  sub-  cultura ) religiosa.

Ve lo dice ( con sicurezza ! ) una che in questi Stati o anche nei nostri in altri periodi della Storia sarebbe certo stata bruciata viva come strega...



                                            frida



mercoledì 16 giugno 2021

IL PORTACROCE ( Poussin ) 2

 


                                                         Nicola Poussin -   Crocefissione



DOVE, ALL'AMICO CHANTELOU, NICOLA POUSSIN RIVELA LA NATURA DOLOROSA DEI SUOI AUTORITRATTI.



Roma, Aprile 1646

(...) Caro Chantelou,

come ho già scritto all'amico Jacques, non ho più gioia e salute sufficiente per impegnarmi in soggetti tristi. E vi assicuro che, se della mia ultima Crocefissione, avessi dipinto anche il Portacroce, sarei morto d'angoscia. Ma voi serbate il disegno di quel volto : meritate ci costudirlo e meditarci sopra. Noterete gli occhi bassi, la fronte curva, la bocca serrata. Vi colpiranno la mascella malrasata e il cranio quasi calvo. Una faccia rozza, torva, da schiavo percosso, da umiliato, da rivoltoso: qualcuno che, d'un tratto, per non si sa quale pensiero arcano, vuole reggere sulle sue spalle possenti la croce del Cristo: ma, mentre la regge, nasconde gli occhi e sembra assorbire, in quello sguardo che ci è proibito vedere, tutto il dolore e il rancore della condizione umana. Conservàtelo. Non appena sarò in condizioni di continuare il quadro, vi chiederò di reinviarmelo.

E per l'autoritratto che mi avete commissionato, pazientate ancora. Sapete bene quale ritrosia provi nel definire i tratti del mio viso: se volete intuire quale potrebbe essere ora il volto che non voglio presentare ai vostri occhi, date una sbirciata al disegno del Portacroce. Guardatelo più a fondo, nei suoi occhi bassi, nelle sue orecchie attaccate alle tempie, piene di urla che non udiremo mai. Niente a che fare con il nobile Portacroce del Vecellio.

Spero che domani la mia depressione sia più lieve.


                                          Vostro Poussin  (...)



             Marco Ercolani   da    Atti di giustizia postumi



LE MIE PAGINE FUTURE ( Proust ) 3

 


                                                                  Marcel Proust



UNA LETTERA DI MARCEL PROUST ALLA MADRE JEANNE PROUST.


Evians - les Bains 23 Agosto 1900


(...) Mia cara mammina,

un'altra crisi, di una violenza e di una tenacia parossistiche, del tutto simile a quella che mi ha sconvolto la sera del 21: di nuovo il triste bilancio di una  notte dolorosa che ho trascorso in piedi, credendo di soffocare. Per molti minuti non c'è stata nessuna aria nei miei polmoni. Il mondo letteralmente non entrava dentro di me. Poi, lentamente, ho ripreso a respirare. Mi dirai che devo essere felice perché posso parlarne, ma è solo desolante e stupido vivere sapendo di avere, negli anni che mi verranno concessi, solo piccoli pezzi di respiro.

Io devo risarcirmi. C'è ancora nebbia davanti ai miei occhi, tutto è incredibilmente confuso come dentro la luce notturna di un temporale, ma il progetto mi splende dentro già da ora: il tuo piccolo Marcel lotterà contro l'asma che gli spezza quasi tutte le notti il respiro costruendo una scrittura che possa avere il respiro ampio, profondo, solenne, che io non avrò mai, come un lungo soliloquio che il lettore non potrà smettere di leggere, ipotizzato dalle frasi. Ci vorrà tempo, e silenzio per questo, e una costanza infinita, ma inizierò questa tela. So che non ci credi,  so che vorresti canzonarmi, ti vedo già che ridi, ma vedrai che ce la farò. Mamma. Promesso. Se il mio corpo non può guarire, sapranno guarirmi le mie pagine future. Respireranno loro per me.


                                         Tuo Marcel   (...)



             Marco Ercolani   da   Atti di giustizia postuma



LA VERGOGNA DEI SANI

 



                                  Gerrit Ludens - Sutura di una ferita minore presso un barbiere





DAL DOTTOR LATREMOLIERE A ANTONIN ARTAUD


30 Gennaio 1945

(...) Carissimo monsieur Artaud,

concordo con voi nell'esecrare l'orribile trattamento che è stato inflitto alla vostra mente e al vostro corpo. Ma, come voi sapete, l'uomo è un essere spaventato, oltre che spaventoso. Voi, troppo a lungo, avete retto per lui la visione dell'abisso e vi siete infognato nel problema dell'essere in modo accanito, come un condannato al rogo - ripeto le vostre parole - che fa  segni attraverso le fiamme. Ma chi, fra i testimoni - non parlo dei carnefici che hanno acceso il fuoco - sarebbe in grado di spegnere quelle fiamme? Sono felice che oggi siate meno ossessionato dalle congiure e dai deliri di nascita e di morte. Sapete, la società umana, quando non capisce qualcuno dei suoi membri,lo espelle da sé con le peggiori torture. Non paga della morte fisica, esige che rinneghi le pagine e i pensieri che osano metterla in scacco. Nessuno di noi dimentica Giordano Bruno o Giovanna d'Arco: voi stesso lavoraste nel film di Dreyer e certo non per accusare Giovanna, ma per apparire - forse unico - fra quei volti di giudici e di criminali, il giovane pietoso monaco che vigila il dolore dell'eretica. E' quella la mia parte. Come medico e come uomo detesto gli elettroshock e cerco di ridurre il loro numero falsificando le diagnosi. Tuttavia non sono migliore degli altri psichiatri e non mi arrogo il diritto di esserlo. Se è difficile tollerare quanto voi avete tollerato, è anche difficile che si possa ammettere che esista un uomo sulla faccia della terra che abbia fatto soffrire questo a un altro uomo se non per vendicarsi della spinosa sensibilità che voi - e non lui - possedete. Voi siete sceso nella carne del vostro sentire al punto da creare voi stesso i vostri demoni. Non è una malattia essere scesi all'inferno col vostro coraggio : ma bisogna ridurvi a bestia in modo che non fosse evidente la realtà : che la vita è fuoco che assorbe la vita e ne fa scempio.

Sono molto lusingato della vostra amicizia e vorrei fare molto di più per voi che non interrompere temporaneamente questi orrendi trattamenti da mattatoio. Ma è già qualcosa - credo - potervi aiutare. Io sono legato alle istituzioni dell'uomo e allo scudo inutile della ragione. Quindi potrò essere con voi solo per pochi attimi, quelli che al poeta sono concessi per impazzire con un amico fedele. Perdiamo la ragione insieme, ma per qualche secondo soltanto, monsieur Artaud. Di più non riesco, ve l'assicuro, e ne provo vergogna come, per la vostra sofferenza, ogni essere che appartiene alla specie umana dovrebbe provare la vergogna dei sani.


Sempre vostro signor de Latremolière. (...)




                                                Marco  Ercolani