Visualizzazione post con etichetta Alejandra Pizarnik. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alejandra Pizarnik. Mostra tutti i post

lunedì 8 gennaio 2024

PER I LARGHI OCCHI CHIARI DI ALEJANDRA

 


                                                                       alejandra... alejandra...





alejandra  alejandra

sotto ci sono io

alejandra.



                                           ***


VERSO


il tempo ha paura

la paura ha tempo

la paura

mi cammina nel sangue

prende i miei frutti migliori

deturpa le mie pareti già pietose

da devastazione a devastazioni

devastazione e nient'altro

e paura

profonda paura

paura.



                                            ***


lei si sveste nell'estasi

della sua memoria

lei ignora il destino bestiale

delle sue visioni

lei ha paura di non trovare un nome

per quello che non esiste.



                                       ***


il vento muore nella mia ferita.

la notte mendica il mio sangue.



                                      ***


nuda ho sognato una notte solare.

ho passato giorni da animale.

il vento e la pioggia mi hanno cancellato

come un fuoco, come una poesia

scritta sul muro.



                                          ***


memoria illuminata, memoria in cui si muove l'ombra di quello per cui

prego.

non è vero che ci sarà. non è vero che non ci sarà.




                   Alejandra Pizarnik    ( Trad. inedita di Stefano Bottero e Mattia Tarantino )



giovedì 3 febbraio 2022

BIOGRAFIA DI UN MITO ( eros e morte )



 

A cinquant'anni dalla morte, Alejandra Pizarnik è effettivamente diventata ( come scrive la biografia di Cristina Pina e Patricia Venti ), un mito. Donna difficile, chiusa in articolati labirinti e coraggiosa nel delirio, amica di Julio Cortàzar e legata ad una certa tradizione francese, ha tradotto Artaud, Bonnefoy, Michaux eLautréamont. La poeta di è uccisa nel '72 dopo vaste magioni di depressione testimoniate, con accuratezza kafkiana nei quaderni che formano i " Diarios", ed è forse questa esagerata presenza, la prestanza di chi ti butta in faccia l'oscurità, l'insonnia e un grido brunito di gloria ciò che conquista di lei.

Lei è la poeta cruenta, che si consegna senza sostegni.




1965 -  12 Marzo


Perché ho bisogno di umiliarmi? Perché ho bisogno di inseguire chi non mi vuole e mi rattrista qualcuno che mi vuole? Perché l'amore di qualcuno per me mi riempie di odio per costui; perché l'indifferenza di un altro mi seduce?

Anche se tutto procede più o meno serenamente, ho bisogno ogni due o tre mesi di una notte di ottundimento.

Necessità di incarnare presagi e sogni, di incaricarmene. Il mondo esterno si oppone. Questo è ovvio, ma non posso ammetterlo; lo desidero - in nome del mio, diciamo, istinto di conservazione - lo desidero, dico, ma non posso. Resta da capire se lo voglio davvero.

Quindi, per quanto creda di essere maturata, il mio sentimento di amore e di desiderio è diffuso, confuso, come cinque, dieci, quindici anni. Una notte di sesso è un taglio netto. Non posso, non so, non potrei mai legare questa notte a obblighi, relazioni, orari... Sempre, dopo una notte di sesso, pianifico: organizzare gli scritti, le letture, etc. Come qualcuno che stava per morire e, guarito, proietta atti energici, sani.

Una notte di sesso è agonia, morte, la sola felicità.

Ma certi gesti, certe parole, io che perdo coscienza, sono ubriaca quando mi spogliano, cosa lontana e prossima. Si ripete il mai visto. Faccio sempre l'amore per la prima volta. Stupore, caduta, il mio soffocamento, la mia liberazione.

Sono codarda. Il sesso, per me, è la sola iniziazione. A volte lo nego, per paura. Quello che per gli altri è ascesi, per me è il sesso. Ma questo deve essere consumato. Questo colpire a lungo una bestia morta.

Ma non capisco perché sono sedotta da chi non mi vuole. Questo è il mio marchio. Questa la maledizione. Chiunque mi abbandona, riesce a sedurmi. E viceversa. Quando è cominciato? Per quale urgenza? Questo significa paura della solitudine e nient'altro. Ho bisogno di stare sola con qualcuno. Questo è : stare sola di nulla. Dunque, non più sola.

Orgoglio. Non voglio condividere il mio silenzio con nessuno.Ma esiste il mio silenzio? Esiste ora mentre scrivo, mentre mi creo con le parole, mi do forma, mi scolpisco. Se non mi scrivo, sono un'assenza. Sesso e scrittura mi permettono di dare forma a qualcosa. E l'umiliazione? Anche. Meglio essere abbandonata che essere nulla. E' più complesso. Ciò che è accaduto con S. obbliga all'impossibile. Parto dall'impossibile per giungere alla pace. Infine, ho ragione ( ? ). Non so se riderne. Ma non è divertente. Non è divertente.



                                              ***


Luglio


P.R. rifiuta il patto che gli ho proposto : darmi la dose esatta di barbiturici per poter morire senza essere scoperti con il cuore che ancora pulsa. Questo vecchio cuore che non sa spezzarsi. Questo giovane corpo, indicibilmente stanco e vigoroso, mio compagno traditore ; il corpo vivo del tradimento che sono. Dove sono non c'è scherzo né gioco, nessuna attenzione alla sintassi, agli aggettivi superflui. La mente mi rifiuta. Si rifiuta di aiutarmi. Quante pillole devo prendere per morire una volta per tutte? E quali pillole? Come si chiamano? Nessuno vuole dirmelo. P.R. non vuole essere coinvolto nel mio progetto. Mi ha dato pillole per vivere, cinque anni fa. Ora, tocca a lui consegnarmi l'arma con cui consumare la mia sconfitta. " Perché tanta onnipotenza?" mi ha chiesto oggi. Allude alla mia solitudine assoluta. Perché infatti bastare a me stessa, in tutto? Ma ora, come scoscendere lungo la riva delle necessità comuni ? ( Tutto questo lo scrivo odiando la lingua con cui scrivo.




                           Alejandra  Pizarnik




domenica 12 luglio 2020

DIARIOS DI PIZARNIK 1




" Pellegrina di me stessa, andai verso colei che dorme in un paese al vento"  ( A. P. )



3 Novembre 1957

(...)  Una rivoluzione per placare la mia ferita, un terremoto per
        sostituire la sua essenza, il suicidio del sole per il mio fervore
        fisico, la follia della notte per la mia sete segreta, la fine del
         mondo per soddisfare la mia prediletta angoscia .  (...)



                           Alejandra  Pizarnik   da   Diarios



DIARIOS DI PIZARNIK 2




22 Novembre 1957

(...)  Fede soltanto in te stessa, Alejandra. Fede in te sola.
        Impossibile la piena comunicazione umana. Gli altri ci
        accettano sempre mutilati, mai con la totalità dei nostri vizi,
        delle nostre virtù. O ci detestano per qualche aspetto che li
        mortifica, o ci accettano per qualcosa che è l'angelo della
        nostra carne. Spesso accadono giorni in cui è possibile
        comunicare, altri in cui tutto si annienta. Questi sono i giorni
        in cui qualcosa di umano ci è necessario. Sicuramente ci
        respingono per questo volto da mendicanti repellenti che 
        propinano angoscia e solitudine. E' possibile vivere soltanto
        se nella casa del cuore arde un buon fuoco.  (...)




                          Alejandra  Pizarnik   da   Diarios



DIARIOS DI PIZARNIK 3




16 Dicembre 1957

(...) E' come se il mio sangue fosse amputato. Alzarsi di notte con il
      pugnale in mano a devastare il paese dei sogni. Di quei sogni
      divorziati dalla realtà. Grande vergogna non solo di essere, ma
      di essere semplicemente. Vergogna di vivere o di morire. Mi
      vergognerò anche quando sarò morta. Sarà - la mia - una
      grande morte inibita. Possibilità di vivere? Questa.
      Un foglio bianco e perdersi nella carta, uscire da me stessa e
      viaggiare su un foglio bianco.  (...)




                           Alejandra  Pizarnik   da    Diarios



DIARIOS DI PIZARNIK 4



2 Febbraio 1958

(...) Solitudine e silenzio. Ho pensato alla felicità di dedicarmi
      interamente alla letteratura, senza altra cura che scrivere e
      studiare. Bisogna recuperare il tempo perduto. So che questa
      felicità mi è accanto,ma non dipende dalla mia volontà, perchè
      non sarebbe più felicità  - allora - ma lavoro.
      Devo credere con tutto il mio essere, credere ossessivamente,
      lucidamente. Ma soprattutto, continuare a sostenermi nel
     difficile compito di non pensare all' " amore impossibile",causa
     di tutti i miei mali.  (...)




                              Alejandra  Pizarnik   da    Diarios



DIARIOS DI PIZARNIK 5




14 febbraio 1958

(...) Mi è facile essere serena e obiettiva con gli esseri che non mi
     interessano veramente,di cui non aspiro all'amicizia, all'amore.
     Sono cauta, calma, padrona di me.
     Ma con i pochissimi esseri che mi interessano... c'è l'assurda
     domanda, la convulsione, il grido, il sangue che ulula.
  Da qui deriva la mia assoluta impossibilità di sostenere l'amicizia
  con qualcuno attraverso una comunicazione profonda, risolta.
  Mi dò così tanto, mi stanco, mi trascino, mi sfinisco, finchè non 
  vedo l'ora di " liberarmi" di quella prigione tanto amata.
  E se non interviene la mia stanchezza,agisce la volontà dell'altro,
  fiaccato da tanto presunto genio, che finisce per cercare una
  persona come sono io con chi non mi interessa.  (...)



                     Alejandra  Pizarnik   da    Diarios



     

DIARIOS DI PIZARNIK 6




21 Aprile 1958

(...) Violento egoismo. La mia suscettibilità al minimo abbandono 
       delle persone nei miei riguardi, diventa così grande che mi
      tramuto in un morto.Tutte le prove di amicizia, di congiunzione
      hanno un esito così debole rispetto alle mie attese, che non 
      posso fare altro che entrare in un silenzio vestito di dignità,
      pulsante di delusione. Non posso accettare una realtà diversa
      da quella dell'arte. Questo mondo è orribile. Ma credo che la
      misura di ognuno sia nell'uso che fa della propria solitudine e
      angoscia. Più che "  coraggio ", direi " innocenza". (...)




                                Alejandra  Pizarnik   da   Diarios



DIARIOS DI PIZARNIK 7





26 Aprile 1958

(...) L' angoscia arriva. Non c'è altro che lasciare spazio al suo
       coltello, che affondi sempre di più; che una mano invisibile mi
       sottragga il respiro. Nessuna difesa è lecita. Tutto perde il suo
       nome, tutto si veste di paura.
       Anche pensare alla poesia come possibile salvezza, è falso,
       nevrotico.   (...)



                    Alejandra  Pizarnik    da    Diarios




DIARIOS DI PIZARNIK 8





16 Maggio 1964

(...) Ho paura del mio mostruoso pensiero su me stessa , della mia
      compiacenza e allo stesso tempo della mia estrema durezza.
      Voglio stare calma.
      E scrivere di questo tremare.
      La mia sete di realtà, a causa del mio confine forzato alla
      letteratura - qualcosa di prigioniero che si annuncia solo per
      la brama sessuale. (...)




                           Alejandra  Pizarnik    da    Diarios




DIARIOS DI PIZARNIK 9



Novembre 1971

(...) Scrivere è dare senso alla sofferenza.
      Ho sofferto così tanto che sono stata espulsa dall'altro mondo.
      Scrivere è dare qualche senso al nostro dolore. (...)




                                Alejandra  Pizarnik   da   Diarios




lunedì 18 giugno 2018

L'INNAMORATA

 
 

                                             Non dicano poi che quella donna innamorata eri tu…


Questa lugubre mania di vivere
questa recondita facezia di vivere
ti trascina - Alejandra - non lo negare

Oggi ti sei guardata allo specchio
e ti sei sentita triste eri sola
la luce ruggiva l'aria cantava
ma il tuo amato non ha fatto ritorno.

Manderai messaggi sorriderai
farai ondeggiare le mani così tornerà
il tuo amato tanto amato.

Odi la demente sirena che lo rubò
la nave con i barbigli di spuma
in cui morirono le risa
ricordi l'ultimo abbraccio
oh niente angoscia
ridi nel fazzoletto piangi a crepapelle
però chiudi le porte del tuo volto
affinché non dicano poi
che quella donna innamorata eri tu.

Ti rodono i giorni
t'incolpano le notti
ti fa male la vita tanto tanto
disperata, dove vai?
Disperata, nient'altro!


            Alejandra  Pizarnik  da     Poesia completa ( Lieto Colle )

sabato 17 febbraio 2018

LA FIGLIA DELL'INSONNIA





                              Quegli occhi - che erano la mia gioia - li cerco ovunque...



SALVEZZA

Fugge l'isola
e la fanciulla torna a scalare il vento
e a scoprire la morte dell'uccello profeta.
Adesso
è il fuoco sottomesso.
Adesso
è la carne
la foglia
la pietra
perduti nella fonte del tormento
come il navigante nell'orrore della civiltà
che purifica la caduta della notte.
Adesso
la fanciulla trova la maschera dell'infinito
e abbatte il muro della poesia.



                                                             ***

CHI  ILLUMINA

Quando mi guardi
i miei occhi sono chiavi,
il muro ha segreti,
il mio timore parole, poesie.
Solo tu fai della mia memoria
una viaggiatrice affascinata,
un fuoco incessante.



                                                                           ***


COLEI  CHE  ASPETTA

Colei che aspetta insonne
trema sulla pagina bianca,
lancia sale agli occhi dell'assassino
ed è un mondo bianco e senza te.


                                                            ***



NOTTURNO DI CHOPIN PER UN PIANISTA DI QUATTRO ANNI

La sua musica mi porta
ad una scogliera con un uccello
che gioca a sentirsi cantare.
La sua musica mi illumina nella pioggia
per dove andiamo io e una gabbia vuota.



         Alejandra  Pizarnik   da       La figlia dell'insonnia