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giovedì 16 maggio 2024

GIVING GOD A PLAN

 


                                                         Non rimane che il farsi della vista...



L' estasi di Gian Lorenzo Bernini mentre scolpisce Ludovica Albertoni




Ah mezzanotte semplici capelli

lungo il collo imperlato dai respiri

sopra la fronte altissima di fronte

a chissà che mattino - incoronata

che immagine che sei, così di tutti!

Se non sei mia è più mio l'averti avuta?

Fammi chiedere ancora, ancora

non di che cosa, solo di più, per slancio

per aurora, soltanto ancora e non saperne nulla,

mia povertà, mio calco,

mia cieca gioia, che forze avrai sfidato

per venirmi alla mente

dove ti sfioro senza fare un gesto.

Ma ti devo fermare per cadere ai tuoi piedi

per ritornare in me

pieno d'un viso senza più pensiero.

E sono già chi dice " ti tenevo" e già vacilli

nella coda lunghissima degli occhi.

La spiegazione pulsa nel marmo, ricomincia.

Non rimane che il farsi della vista,

di un discorso che dubita, del tempo,

e questo suono stesso sta per dire

che anch'io, lo scultore, sono un resto.



                        Silvia  Bre      da      Marmo



martedì 25 gennaio 2022

LE CAMPANE DI SILVIA BRE

 


     La sua ferita in cielo è non morire...







La luce di qualche verità
è qui eclissi
gli sguardi le cantano il buio.
Anche la grammatica fa
il suo salto mortale
e non lo sbaglia e muore.


***

Restami in piedi figura, anche muta,
che io ti senta nel nome qualunque
di schiere infinite, parvenza più uguale tra perle
e musica di cose che il magnete fiammante illumina.
Il tuo parere allaga senza sapere nulla
mi sdraia nell'asilo incomprensibile
- amato - di questa preghiera.


***

Cimiteri di campane via dal mondo
fanno l'unione della terra all'erba, vegliano
sulla diaspora dei morti, trame dell'insaputo,
nessuna luna ha una febbre così fredda
di rimanere ferma nelle notti, devota al vuoto.
Ma un'aria protesa è un fulmine, il venire meno
al loro patto insegnando senza luogo la disfatta
e non è alta la nota della fine, ma si immagina tremenda :
la sua ferita in cielo è non morire.





Silvia  Bre   da       Campane



giovedì 5 agosto 2021

FORSE UN ALTROVE


 


Il viaggio è se dimentichi la strada fatta...






NESSUNA LEGGE S'ALZA

Nessuna legge s'alza
da un fascio di orizzonti,
è un'aria lenta
che ha luogo da sé
e canta all'aria.
Il ritmo innato vaga prima
della vita.

Non sorge il dopo della discendenza:
è un toro che vibra, invece,
chiuso nel segno,
libero dalla storia nella roccia dove canta,
aria che canta da sé
senza movimento.
Il fuoco acceso fa silenzio.

Essere noi, adesso,
non è una porzione
miserevole del tempo -
ondeggia sempre
ancora 
accolto
in quello che si sente.

( Silvia Bre )


***

IL VIAGGIO DEL VASELLO

Dimentico ormai della terra, il mare era
l'incantamento promesso, al di là della soglia
si apriva un inesplorato polverìo di luci -
a guidare il ragionare d'amore il vento portava
l'armonia delle onde, le voci delle Sirene,
il canto dei delfini.

Esci da quella porta per un poema o
per un viaggio, vedrai senza occhiali
nello sfocarsi dei confini la nostra
vastità -

Cosa sai, incantatore, del nostro viaggiare?
Ci avverti che è per poco,
che è materia di sogni,
traghetto di inappagati desideri
e di ogni amore corsaro.

( Maria Clelia Cardona )


***

CI SONO STRADE SENZA FINESTRE DOVE LA LUCE

Ci sono strade senza finestre dove la luce
passa solo dalle ciglia e resta sospesa
fra il respiro e l'attesa di chi non è ancora
così tornavo ogni sera di giugno
a cercarmi il sole dentro le mani
a sentire la voce ostinata di un uomo
che tatuava nel nome
il suo orgoglio di padre
e oggi che ho davanti il tuo volto
il mio passo non sa che fermarsi
dentro i tuoi occhi in questa casa
sospesa fra il verde e l'azzurro
dove i gesti sanno di buono e di antico
come le braccia che mi porgi la notte
a farmi riparo dal pianto e dal buio
dentro un amore che è nato ai lati
delle tue labbra e dei nostri baci
ha messo casa in questa casa di vento
e la mia bocca non trova altro senso
di esserti voce al canto del cuore.

(Laura Corraducci )


***

MARE PORTAMI

Mare portami
mare benedicimi

mare che sei in me
fin dal primo azzurro
terrestre battito

mare non abbandonarmi
posa le tue dita d'acqua
sul mio capo

le tue navi luminose
sui miei occhi
quando sarà il tempo

di voltarmi.


( Massimiliano Mandorlo )


***

E QUESTO CIELO CHE NON DEMORDE

E questo cielo che non demorde
e tutto l'oceano in un soffio. E
passeggiare che l'anima si disperde
ma il pensiero si riannoda. E la luce
che in tanti secoli non s'era mai vista uguale.

E quando ritorni
hai passi smisurati e ricordi che non si piegano
alle domande - come sei stato? chi ti ha colpito? come si vive?

Il viaggio è se dimentichi la strada fatta
e quella da fare la crei mentre cammini,
proprio perché cammini. E solo dopo lo riconosci
il viaggio che sempre a te riporta ( non più te
ma un po' di quel che eri e mai più lo stesso )

( Simone Zafferani )




da   Forse un Altrove. Ipotesi di viaggio attraverso la poesia



lunedì 5 aprile 2021

LA FINE DI UN'ARTE PER SILVIA

 


                                        C'est pas que je veux fermer les yeux sur l'avenir...




Si può scavare nella scena del giorno

come l'occhio nel verde

basta un maestro piccolo, una guida

alla volta, uno che è linea di montagne

ramo di salice, lavanda, fatti così

perché lo spazio insegna a conquistare

il cielo dietro e più lontano

è libera pazzia che cerca ancora

e scava in fondo a sé, finché mi avvista.



                                                   ***


Se il nostro luogo è dove

il silenzioso guardarsi delle cose

ha bisogno di noi

dire non è sapere, è l'altra via,

tutta fatale, d'essere.

Questa la geografia.

Si sta così nel mondo

pensosi avventurieri dell'umano,

si è la forma

che si forma ciecamente

nel suo dire di sé

per vocazione.



                                            ***


La poca la povera cosa

si mette davanti, s'imposa

come una donna nascosta

in un velo da sposa.


E io maledetta che ho scelto

la sua parte, quel buio senza ritegno

in cui cadere,

la fine di quest'arte.



                                              ***


La brevità va riguardata

come la cerva vede

una costa innevata di montagna


da questo crinale esercita

alla morte, dall'altro

inosservata, salta.



                                         ***


Com'è duro salvarti

rinchiuso nella stanza celeste a girare col vento.


Il buio qui consuma

il suo nero totale ci riporta

vicini al grande giusto del nulla


ma edifico con te quest'atmosfera d'ombra

un aprirsi ogni volta più cieco

mio il ritmo

tuo il vuoto

tu che mi tieni in vita

io che ti tengo.



                        Silvia Bre     da       La fine di un'arte



lunedì 22 febbraio 2021

COME AWAY WITH ME



                                                        Vieni via con me nella notte...




Tutto l'essere qui 
non viene detto -
resta da solo in noi
già benedetto
se solo lo si lascia respirare
vagamente
come un fiato continuo dentro un flauto
con noncuranza
come verso un cielo non guardato.



                          Silvia Bre      da        Marmo



martedì 5 settembre 2017

MARMO

 
 

                                     Il corpo sta alla terra come il cuore all'addio...


Il corpo sta alla terra come il cuore all'addio
bestie intrecciate che si appartengono per destino
nonostante la lotta.
Prima si perde il sonno, poi i capelli, poi
tante parole fino a Io, quella che tiene tutto.
Dopo dilaga l'urlo che stava quieto per educazione,
si rende l'anima al cielo da cui cadde - sei animale
sei pronto.
C'è un ordine, in ogni morire, che conquista.


                           ***


Di che cosa ragiono? Più di nulla,
prevedo i temporali,
lascio che l'autunno mi riguardi, resto fuori,
faccio equazioni fino all'alba
tra un'aquila e uno specchio, scommetto
di tramutare un sasso nel sasso di sempre
sotto gli occhi degli altri,
che ogni cosa sia la cosa stessa se la guardo.
Sento che è poco,
voglio che sia meno.
Sognare un ago immenso che cuce inutilmente il cielo.


                                   ***


Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come una spada che regala forze.
Ma c'è persa nell'aria della vita
un'altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d'esser nominato
e tocca solamente a chi lo prova.
E' questo. E' rimanere
qui a sentire come adesso
l'onda che sale nelle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla di un cieco
dimentica l'azzurro che non vede.


                                        ***


Volevo uno che ha smesso di sapere
seduto verso il mare, nel silenzio:
una forma dell'aria, un'onda pura
partita da un secolo qualunque.
Eravamo nella stanza nella stessa luce,
nell'ombra - io, come si dice, viva
lui creatura del giapponese che lo dipinse.
Parlavo mi pare del bene che faceva
quel suo covare di schiena l'orizzonte
e la mia calma in fondo alla sua vista,
mi chiedevo che felicità fosse
ad arrivare da così lontano
e non pensare a nulla
mentre da fuori il sole ci ha fasciati
e rispondeva.


              Silvia  Bre   da      Marmo


martedì 1 agosto 2017

LE BARRICATE MISTERIOSE ( Bre )




                          Ancora non sappiamo quale male fu tuo che non è nostro...



Non è l'anniversario di un'assenza -
è che ti trovo qui, nei miei pensieri
come un custode fermo sulla porta
che dà sul mondo e sugli ingressi scuri,
con l'aria di chi ascolta una parola.
Noi ti pensiamo.
Andartene fu un ordine severo
al quale continuiamo ad obbedire -
siamo rimasti qui, dove ogni tanto
si nomina il tuo nome,
dove hai lasciato a respirare i versi:
siamo al tuo posto - eredi di una sedia -
tra le cose. Ancora non sappiamo
quale male fu tuo che non è nostro.


                                                                         ***

Ascolta, un viale avevo
di sterminate rose
da guardare la sera,
cieli di viole
che l'edera rampava a grandi tele:
avevo corde amorose.
E guarda adesso
com'è tutto raccolto in un mirino,
che finalmente la mia strada ho perso
nel mondo delle cose
e mi sento salire rami nuovi
e il cielo ce l'ho steso sulle dita
e amo, e mi rinchiudo
tutta nella vita.

                                                          ***

Io vado destinata a un sentimento
che ha la forma del parco che ora vedo,
e ciò che vedo è il viale in cui l'inverno
è rami, pietra, acque, tramontana
e passi di una donna che cammina.
Ma per come procede e come leva
lo sguardo secolare sulle foglie,
lei è la specie, a lei torna la rima
nella quale riposa il mondo intero -
così la qualità del giorno vaga
continuamente tra le parole e il cielo.


                                                              ***

Ognuno vuole avere il suo dolore
e dargli un corpo, una sembianza, un letto,
e maledirlo nel buio delle notti,
portarlo su di sé tenacemente
perché si veda come una bandiera,
come la spada che regala forze.
Ma c'è - persa nell'aria della vita -
un'altra fede, un dovere diverso
che non sopporta d'esser nominato
e tocca  solamente a chi lo prova.
E' questo. E' rimanere
qui a sentire come adesso
l'onda che sale dalle nostre menti,
le stringe insieme in un respiro solo
come fosse per sempre,
e le abbandona.
Ma nemmeno la pupilla d'un cieco
dimentica l'azzurro che non vede.


                                                                   ***

Anima, come ti fuma il tempo
tutta rapita dentro
una miseria più grande della mia

a tanto si riduce l'infinito

tu sapevi distinguere
i significati
ora servi a versare
questa verità del nulla

e io sono il tuo cane che t'insegue.



        Silvia Bre   da     Le barricate misteriose