Il corpo sta alla terra come il cuore all'addio...
Il corpo sta alla terra come il cuore all'addio bestie intrecciate che si appartengono per destino nonostante la lotta. Prima si perde il sonno, poi i capelli, poi tante parole fino a Io, quella che tiene tutto. Dopo dilaga l'urlo che stava quieto per educazione, si rende l'anima al cielo da cui cadde - sei animale sei pronto. C'è un ordine, in ogni morire, che conquista. *** Di che cosa ragiono? Più di nulla, prevedo i temporali, lascio che l'autunno mi riguardi, resto fuori, faccio equazioni fino all'alba tra un'aquila e uno specchio, scommetto di tramutare un sasso nel sasso di sempre sotto gli occhi degli altri, che ogni cosa sia la cosa stessa se la guardo. Sento che è poco, voglio che sia meno. Sognare un ago immenso che cuce inutilmente il cielo. *** Ognuno vuole avere il suo dolore e dargli un corpo, una sembianza, un letto, e maledirlo nel buio delle notti, portarlo su di sé tenacemente perché si veda come una bandiera, come una spada che regala forze. Ma c'è persa nell'aria della vita un'altra fede, un dovere diverso che non sopporta d'esser nominato e tocca solamente a chi lo prova. E' questo. E' rimanere qui a sentire come adesso l'onda che sale nelle nostre menti, le stringe insieme in un respiro solo come fosse per sempre, e le abbandona. Ma nemmeno la pupilla di un cieco dimentica l'azzurro che non vede. *** Volevo uno che ha smesso di sapere seduto verso il mare, nel silenzio: una forma dell'aria, un'onda pura partita da un secolo qualunque. Eravamo nella stanza nella stessa luce, nell'ombra - io, come si dice, viva lui creatura del giapponese che lo dipinse. Parlavo mi pare del bene che faceva quel suo covare di schiena l'orizzonte e la mia calma in fondo alla sua vista, mi chiedevo che felicità fosse ad arrivare da così lontano e non pensare a nulla mentre da fuori il sole ci ha fasciati e rispondeva. Silvia Bre da Marmo
Ancora non sappiamo quale male fu tuo che non è nostro...
Non è l'anniversario di un'assenza - è che ti trovo qui, nei miei pensieri come un custode fermo sulla porta che dà sul mondo e sugli ingressi scuri, con l'aria di chi ascolta una parola. Noi ti pensiamo. Andartene fu un ordine severo al quale continuiamo ad obbedire - siamo rimasti qui, dove ogni tanto si nomina il tuo nome, dove hai lasciato a respirare i versi: siamo al tuo posto - eredi di una sedia - tra le cose. Ancora non sappiamo quale male fu tuo che non è nostro. *** Ascolta, un viale avevo di sterminate rose da guardare la sera, cieli di viole che l'edera rampava a grandi tele: avevo corde amorose. E guarda adesso com'è tutto raccolto in un mirino, che finalmente la mia strada ho perso nel mondo delle cose e mi sento salire rami nuovi e il cielo ce l'ho steso sulle dita e amo, e mi rinchiudo tutta nella vita. *** Io vado destinata a un sentimento che ha la forma del parco che ora vedo, e ciò che vedo è il viale in cui l'inverno è rami, pietra, acque, tramontana e passi di una donna che cammina. Ma per come procede e come leva lo sguardo secolare sulle foglie, lei è la specie, a lei torna la rima nella quale riposa il mondo intero - così la qualità del giorno vaga continuamente tra le parole e il cielo. *** Ognuno vuole avere il suo dolore e dargli un corpo, una sembianza, un letto, e maledirlo nel buio delle notti, portarlo su di sé tenacemente perché si veda come una bandiera, come la spada che regala forze. Ma c'è - persa nell'aria della vita - un'altra fede, un dovere diverso che non sopporta d'esser nominato e tocca solamente a chi lo prova. E' questo. E' rimanere qui a sentire come adesso l'onda che sale dalle nostre menti, le stringe insieme in un respiro solo come fosse per sempre, e le abbandona. Ma nemmeno la pupilla d'un cieco dimentica l'azzurro che non vede. *** Anima, come ti fuma il tempo tutta rapita dentro una miseria più grande della mia a tanto si riduce l'infinito tu sapevi distinguere i significati ora servi a versare questa verità del nulla e io sono il tuo cane che t'insegue. Silvia Bre da Le barricate misteriose