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giovedì 23 marzo 2017

SEPHORA 1



CITO IN GIUDIZIO DIO

Sulla terra piovono a gocce schegge e micce.
Non vedi salire fino al tuo cielo
la pastosa nube che si sfiocca,
riversando giù
cenere e caligine?
Sei veramente così vecchio,
inebetito e cieco?
Non ne hai abbastanza
di questa perpetua nebbia,
del perpetuo olocausto?
O è questa la nuova alleanza,
il tuo angelo ha già annunciato:
" Venite, radunatevi,
per il gran banchetto di Dio.
Il  regno dei cieli
deve essere edificato
sulle carni di tutti gli uomini! ".
Decorsi i termini,
la tua ultima ghiotta cena
a base di ossuti corpi
del popolo ebraico
è già passata in giudicato.
Ora vuoi cibarti di Niamey,
a Roma, a Nizza, a Tirana,
Parigi, Riga, a Zara,
Berlino, Bruxelles, Cucuta,
di sconcertati studenti europei,
di scarni sorrisi nigeriani,
di vividi sguardi siriani
e di violate bambine colombiane.
Ho letto frasi d'amore
sui muri di Aleppo :
"Amami...
lontano dalla nostra città
sazia di morte...".
Cito in giudizio il vecchio,
inebetito e cieco Dio
e il suo ubiqui insaziabile appetito.


                                            ***



L' ULTIMA CONCESSAMI

L'attimo corre veloce,
già  sta modificando
ogni cosa sotto il mio sguardo.
Un fluido sonno ora scorre
sul tuo letto di parole.
Il vento del tempo,
con falce ricurva,
spazza via il giorno.
Tutti i miei pensieri,
la mia memoria,
il mio volere,
immersi nella cenere
di un mondo arso
tra le viscere,
che non sarà più vivo
quando nessuno più lo ricorderà.
Non ho fretta.
Non ho ancora voglia di svegliarmi.
Perché - sveglio -
mi mancherà la forza
di impugnare il mio volere.
E camminerò - come in sogno -
fantasma di un ricordo
deformato dalla memoria.


                                              ***



FALSARIO DI PAROLE

Filo e tessitura
trama
filo di sutura
ordito lacerato
lavoro di rammendo.
Recido
il filo della vita.
L' chaim !
Creo
pupazzi di carta.



           Lev Matvej  Loewenthal





SEPHORA 2




IL TUO NOME

In riva a un lago,
Sephora s'è eviscerata,
e ha estratto
il paradiso
che nascondeva lì,
tra fegato e duodeno
e ha iniziato a cantare
con voce di viola d'amore.

                                         ***



LAPIDI DI CARTA

Prima che tutto passi,
prima di dimenticare,
le mie dita fredde
devono graffiare
i fogli impazienti
con la punta della penna
- nell'attrito del pensiero -
strisciare tra passato e presente.
Le mie falangi devono essere
il ragno assiro- babilonese
che trama la tela.
Scrivere, in fretta,
la vita non attende:
incidere nomi
su lapidi di carta.
Il mio e il tuo.
Sephora, folle mia,
forse mai mia,
Sephora.


                                           ***



IL PATTO DAL PIU' PROFONDO OBLIO

Io resterò saldo, come una roccia
contro cui si frange la leggera
spuma d'un desiderio randagio,
composto solo di vocaboli.
L'amore è una luce superflua
prima di diventare indispensabile
nella cecità di ogni esistenza!
Io, sempre dalla miseria
amato di grande amore
saldo, oscillerò come il pendolo
che non cadenza il tempo,
ma lo scandisce: Sephora, una sorte
che è già nel tuo nome;
il nostro patto, oltre la morte.


                                            ***



IL TAUMATURGO DI BOGOTA'

Ti offro le mie mani,
scarne, magre, nodose,
inadatte alla chirurgia.
Mani da patologo,
con cui quotidianamente
squarcio il petto a cadaveri
di carta, riaffiorati
dagli archivi.
Mani da archeologo.
Mani che sfiorano
- senza toccarle -
le anime inermi,
danno una speranza illusoria
che vuole solo essere
nutrita dalla speranza.
Ora sono le tue mani.
Ponile sulle cellule esplose
del mondo.



            Lev  Matvej  Loewenthal



martedì 21 marzo 2017

DELLA TUA PRESENTE ASSENZA



Ti amo di due amori,
uno di passione, l'altro di rispetto.
Nell'amore di passione, ti cerco ogni notte
e, come lo sposo del Cantico,
non trovandoti,
ogni notte muoio d'un giorno,
solo, nel mio letto.
Nell'amore di rispetto, ogni giorno rinasco,
Sephora, della tua assenza :
inferma malattia che cura.
La nostra vita è un numero contato di respiri,
ogni fiato ne abbrevia la durata,
e viviamo di ciò che ci uccide.

Le métier du vivant.



           Lev Matvej  Loewenthal      da    De ta présente absence