Le poesie di Anna Lisa si muovono con precisione chirurgica fra i detriti del quotidiano e i relitti di intimità, portando alla luce ciò che resta - e ciò che ferisce - nell' amore quando diventa esperienza incarnata, urbana e quasi clinica. L' autrice, con una scrittura essenziale e tagliente, sembra scolpire la lingua più che scriverla, e ogni verso ha il peso specifico di un gesto definitivo.
Il tempo, forse, o il suo battito dentro il cuore...
Alberto Bertoni è nato a Modena, luogo in cui nelle " Lettere stagionali " si contempla la trasfigurazione metafisica ( con quel nominarne solo la M*** iniziale, omaggio dichiarato al modo che Antonio Delfini - poeta che scrisse il solo " Poesie della fine del mondo "- aveva di indicare la città di Modena, specificandola così come entità esistenziale.)
La felicità è inafferrabile, la sofferenza si può abitare, ha un volto, non ti abbandona. E in fondo c'è la soglia ultima di un " dopo " irrevocabile, che porta altrove l' immaginazione o la annichilisce. Nel testo di Beatrice Zerbini la morte appare quale impulso metafisico capace di abbracciare la vita con tutte le paure e le sofferenze che impastano questo nostro stare al mondo. La parola poetica , d' altro canto, è capace di portare a presenza e di mescolare l' accaduto con il non accaduto, trattenendo un corpo di ricordi tanto ostinato quando doloroso, oppure scandito dall' aperura e dalla compassione per il flusso che continua. La morte è paura di morire, perdita di una persona cara, con tutto il dolore che questo comporta, seppure nella poeta prevale il senso di un voler bene, in una vicinanza di spirito che non si estingue.
Lea Golberg nacque nel 1911 da una famiglia ebraica lituana a Konisberg, ( Prussia orientale ) dove studiò filosofia e letteratura, e in seguito - a Berlino - filologia e lingue semitiche. Lea , con una scelta precoce, maturata a quindi anni , sceglie di scrivere in ebraico " Per me, non scrivere in ebraico equivale a non scrivere affatto " dice. Nel 1935 si trasferisce in Israele, che diverrà la sua seconda patria. Nel 1938, a Tel Aviv, incontra Avraham Ben Yitzchak, lo straordinario Sonne, eternato da Elias Canetti ne " Il gioco degli occhi" . Sonne dimostrava una " sovrana conoscenza" in ogni religione e sapeva citare all' istante e testualmente ogni passo da qualunque libro, senza la minima esitazione, in un tedesco di meravigliosa bellezza. Inoltre possedeva una straordinaria conoscenza della Bibbia ebraica . Per Lea è l' amore, ma segnato dall' impossibile, avvelenato. ( Avraham pubblica una manciata di poesie ( undici ) tra il 1908 e il 1918, ripiegandosi nel silenzio per il resto della sua vita ). " Aver conosciuto un uomo così è certo un privilegio, ma anche una catastrofe " scrive la poeta nel suo diario , esercizio di quotidiana confessione. Quell' amore insolito e insoluto, tuttavia, si sdebita con l' ispirazione : Lea Golberg scrive poesie in forme chiuse, spesso cifrate, di grande nitore, A volte le dedica a Sonne - che gradisce - pur nella retrovie della sua enigmatica ritrosia. Per lui - soprattutto - scrive un saggio " Incontro con un poeta ", pubblicato nel 1952. Sonne era morto due anni prima, lasciando in Lea un precoce senso di decrepitezza e di deserto del mondo. " Il giorno del mio compleanno, il 29 maggio, è morto Sonne. Da allora ogni cosa - eccetto questo fatto - ha perso importanza " scrive. Attraversò due guerre e scrisse :
(...) In tempi di guerra non solo è concesso al poeta di scrivere poesie d' amore, ma ha il dovere di farlo, perché anche in tempi di guerra l' amore ha un valore più grande dell' omicidio... è suo dovere ricordare che esistono al mondo valori semplici ed eterni capaci di rendere la vita più preziosa, la morte più perfetta... (...)
Non si sposerà mai e morì nel Gennaio 1970 a Gerusalemme.
Da qualche parte qualcuno, qualcosa -
alba oscura, pascoli di granito...
Il fiume, le foglie nel fruscìo della caduta,
canzone nella boscaglia
sto passando -
Passo come questo autunno
poso i passi sul primo ghiaccio :
crudo, opaco, fragile nel crollo
sepolto nell' alba buia, piovosa.
Passo come quella stella
scivolo in quella luce che non è luce
dietro l' orizzonte, oblio
dove incontri l' altra notte.
Lea Goldberg
BEATI COLORO IL CUI SORRISO SBOCCIO' NELLA BUFERA
Beati coloro il cui sorriso sbocciò nella bufera
come luce di stelle sulla furia delle onde,
beati coloro che si incontrano in giorni tristi
e la loro letizia splende nell'ombra.
Beato chi venne nel giorno dell' amarezza
e lume per l' amico fu il suo lume,
beato il nostro amore nei suoi patimenti,
è lui stesso ricompensa al patire.
Beata, me beata che nel cavo della mia mano
mi fu dato di riscaldare le tue dita
il giorno che mi apparve davanti la mia morte,
e una sola scintilla dal fulgore dei tuoi sguardi
alle mie tenebre portai come un monile.
***
L' ECO
Nell' ombelico dei cieli resta l'eco:
come greve sterile nube che pioggia non rende.
Non ritorna alla mia voce solitaria,
alla mia voce che si perde innecessaria.
Ai freddi cieli rivolgo umile preghiera,
suppliche sgomente lancio nel silenzio :
cieli, chiedete pietà per una parola che è matura,
non vada il canto a deserti luoghi.
***
PINO
Qui non posso udire la voce del cuculo,
qui l' albero non indosserà una mantella di neve
ma qui, all' ombra di questi pini,
tutta la mia infanzia risorge alla vita.
Lo scampaìo degli aghi tanto tempo fa -
chiamano patria lo spazio della neve,
e il ghiaccio verdastro che incatena il fiume
lingua della poesia in una terra straniera.
Forse solo gli uccelli migratori conoscono
- quando sono sospesi tra la terra e il cielo -
questo dolore di avere due patrie.
Con voi sono stata piantata due volte,
con voi - pini - sono cresciuta,
le mie radici in due terre diverse.
***
IL VIAGGIO PIU' BREVE
Il viaggio più breve è quello degli anni.
La luce non è ancora passata.
La casa crollò. Il muro si mosse.
Ed ecco stanno l' uno accanto agli altri come vicini
le mie notti di oggi, i miei giorni di allora.
Che cosa si dissero? Siamo invecchiati ? Siamo cambiati ?
Il viaggio più breve è quello dentro il passato.
Ti ricordi? Un mare freddo, due navi che si abbracciavano,
bambini in cima a una collina sollevavano torce -
Siamo invecchiati ? Siamo cambiati ?
Credimi : fino a domani ho ancora ore assai lunghe.
***
DAVVERO VERRANNO ANCORA GIORNI
Davvero verranno ancora giorni di perdono e di grazia
e camminerai nel campo con l' ingenuo viandante.
La pianta dei tuoi piedi nudi accarezzerà i fili d'erba
e le solennità delle spighe ti pungeranno, e la loro puntura sarà dolce,
oppure la pioggia ti sorprenderà, con la massa battente delle sue gocce
sulle spalle, sul petto, sul collo e ti rifrescherà il capo.
Davvero camminerai ancora nei campi e la quiete si diffonderà in te,
respirerai il profumo del solco trovando pace a ogni respiro,
vedrai il sole nello specchio della pozza dorata,
le cose e la vita saranno semplici e sarà permesso toccarle
e sarà permesso, permesso, permesso amare.
Camminerai nei campi da sola,
non ti brucerai nella vampa degli incendi
in strade indurite dal sole e dal sangue.
E con cuore sincero sarai ancora umile e docile
come un filo d' erba, come un essere umano
cui è permesso, permesso, permesso amare.
***
COME IL RAGGIO DI LUCE
Come il raggio di luce, che fende
il calice di cristallo nel suo cuore
animandosi nei giochi di colori
e nelle danze di bagliori addormentati,
ha attraversato la mia mente il ricordo
del tuo sguardo di allora.
Puoi sentirmi? Stanotte ho riso.
***
FIORITURA DEL RICINO
Fioritura del ricino figlia d' una sola notte
cupo caldo carminio tra il nero di foglie velluto.
Un filare d' alberi rasenta il recinto spinato.
Tardo rientrava all'ovile il gregge
affaticato. Il celeste in smanie dalle spalle
sgrondava una nube smagliante.
Tutto andrà perduto come luce in acque correnti.
Tutto sorgerà per sempre nel fermo profumo agreste.
Rossa e morbida è l' erba al tramonto
come spuntata dalla quiete del mio sangue.
***
L' ALBA MORENTE
Sempre più pallido il marmo in una illune
alba di brume al calare delle stelle.
Passa il cigno nella grigiura
come ombra di nube. Dall' abisso invano
implora il cieco narciso la sua figura.
Dalla meridiana il tempo sfuma.
Come verrà il giorno se non ha né
sembianze,
se a destarlo non c'è nel nido l' implume ?
***
AH, CHE BELLA ERA QUEL GIORNO LA CITTA'...
Ah, che bella era quel giorno la città
nella chiara cerchia dei suoi monti,
e la sua aggraziata vecchiezza quanto
spendeva ai giovani raggi dei tuoi occhi.
E le cime delle torri quanto si ingentilivano
alla solarità del tuo sorriso intelligente.
I vicoli simili a un branco di cervi
a te fiduciosi affluivano.
Restammo estatici sulla soglia
nella quiete dell' infinito radicati
simili a una coppia di alberi felici -
rigoglio di mandorlo e senilità di ulivo.
Come luccicavano le rocce alla rugiada,
come fioriva la pietra sui monti !
Lea Goldberg da Versi a Dio - Lampo all' alba e Fulmine al mattino Trad. di Paola Messori
E' mancato oggi a noi tutti l'insigne psichiatra Eugenio Borgna, medico di grandi conoscenze e passioni nonché uomo dalle doti umane incommensurabili.
Mi piace ricordarlo qui come scrittore, i cui testi sono sempre stati per me luce per il cammino che conduce alle anime.
f.
(... ) Nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell' indicibile e dell' invisibile che sono nella vita e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d' animo e nelle emozioni degli altri. (... )
Il testo presentato propone una scrittura " di corpo" - a volte giocando sulla provocazione - che sembra voler attraversare l'organismo oggetto di indagine e di attenzione emotiva alla ricerca di ciò che la finitezza della carne non riesce compiutamente a spiegare. Già nella poesia d' esordio " Moka", non lascia indifferenti l' immagine di un " unico sorso di sangue che sgorga da dentro col ritmo noncurante delle labbra e della goccia". E - da qui in poi - è una sequenza di immagini forti, quotidiane, eppure evocative ( " Starei per ore a guardarti / mentre stacchi gli adesivi dal muro "[ Post- it ]; " Seguirai la carotide e l' aritmia / un sentiero di tendini la preghiera [ Languore ]; " Le viscere innescano il vuoto" [ Educazione ], solo per stare ai primi componimenti, confermando quanto sostiene Alfonso Guida nelle " Riflessioni" che seguono i testi. Qui è come se la pelle - il contenente - bruciasse tutti i suoi confini... Alcuni passi mi hanno ricordato la forma ripresa da Marguerite Yourcenar nelle sue " Memorie di Adriano", affidata ai versi dell' imperatore : un " animula ospite e compagna del corpo ", ma necessitante di una propria, prossima indipendenza, quella in cui sembra confidare per emendare il presente nell' oggetto / soggetto della ricerca che si compie qui : " Speri di non essere te ma non rinasci / ti accontenti della tua ombra sterile di bollicine / di un mazzo di fiori appassiti che non sono per te //. " Ricordarsi di fare del bene " [ Sorridere ]. Ecco, quell' invito alla ricerca del bene pare rivolgersi non solo al corpo dell' alterità, alle sue azioni, ma a un " oltre" che sta più in là della realtà.
Nella lettura di questo testo ho cercato punti di osservazione non ordinari, perché credo che la poesia debba ( o almeno possa ) portarci a superare gli orizzonti che la sola parola fermerebbe su una soglia minima alla quale spesso ci adeguiamo, consentendoci invece " Dall' alba al tramonto, dalla notte e all' alba che ritorna " di essere più vasti nella comprensione del mondo e delle relazioni.
f.
POST - IT
Starei per ore a guardarti
mentre stacchi gli adesivi dal muro di camera tua.
Te li appiccichi addosso come tanti post-it con sopra scritto :
no future
***
MOKA
Così distanti i nostri occhi e i nostri nomi,
poche lettere e pochi ricordi
un sorso unico di sangue scorga da dentro
col ritmo noncurante delle labbra e della goccia.
Entra nella roccia chiedendo permesso,
nella fantasia dei tuorli,
nel vapore che aggiunge bianco cantare
respira avversa la terra morbida,
nude le tue parole di pietra portano vita.
E poi ridi forte tra viali alberati,
moschee liberate dove figliano farfalle,
mattine magre dei commercianti di maiale,
lancette che fanno rumore alla parete,
capriole differenti di clessidre
capovolte prima del tempo.
E poi ridi ancora, come un paese
di sabbia che si riempie a primavera,
come il vestito della prima comunione
che tua nonna custodisce insieme al caglio,
sudore di somari sulle vie degli asparagi,
una linea di nero contorno occhi,
pancia ingravida dei baci mai dati.
Ora abbassa le serrande e carica la moka
e ricordati di mettere la sveglia,
domani hai tante cose da fare,
chilometri di pensieri da sopportare o seppellire.
Un' alba impotente gela parabrezza,
tutto si ferma come automobili prese a sassate,
abbandonate tra i dirupi potature degli ulivi.
***
LANGUORE
Pochi secondi e l'inchiostro asciugherà
cancellando i contorni della sera.
Seguirai la carotide e l' aritmia
un sentiero di tendini la preghiera.
Accarezzi la tua cagna di sangue,
non abbaia agli allarmi lo stupore,
non abbaia ai satelliti.
Sei bianca come la vergogna che non provi,
spendi ancora meno di coraggio.
Mangi carne di cavallo, il tuo decorso lento
trentatré volte, quaranta avemarie,
masticare.
Cosa porti in grembo se non te stessa?
Hai fame, hai sete, disegnerai orologi.
Riempi di nuovo il tuo calice precoce,
le foto dei tuoi da giovani,
il seno rifatto, i piedi stretti.
Passeggiando per Torino sembra ieri
che m' hai preso la mano per gioco,
la notte intorno strillava.
***
EDUCAZIONE
Splendiamo di un buio feroce
stilando una retta in tre punti
le viscere innescano il vuoto
al netto del tuo disincanto.
***
MARCI
Lasci volare via palloncini colorati
saltando mezza siepe di ringhiera.
Gambe lunghe come spaghetti di brina,
occhi silenziosi mastice,
labbra di voce soffice.
Mentre disegni riccioli di sugo sulla fronte,
uno spaccato di vita
tramonta.
***
INVISIBILE
Invisibile alba non argini.
Fuggi specchio, via dai salici piangendo.
Deriva muovi
la sorte e il resto :
dove rampicante
perde in silenzio
il suono del senso,
donna madre / donna serpe / donna siero.
Arida la terra che nasconde
il soffio dei somari.
***
METAVERSO
Ho sfogliato di fretta le pagine del nostro amore,
perdendo il segno sottile dove ero rimasto.
Colata è la china
e dietro mi nascondo per non farmi trovare,
il mio cuore,
ho messo ad asciugare insieme agli altri.
E mentre ti aspettavo è venuto a piovere.
***
MURENA
Il tuo profilo attento è un morso di murena,
mantiene segreti sorrisi.
Non devasta se colpisce l'onda,
ma logora lentamente refrattari laterizi.
***
RONDINI
Con gli occhi stracolmi di mare,
ti mangi le unghie.
Urlano rondini tra fronde spesse.
Ridono di me
del viaggio che mi aspetta.
Stefano Tarquini da Cucina vigliacca ( Ricette per rimanere in vita )