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giovedì 25 giugno 2026

MEMORY

 


                                                               Da un angolo di strada cerco il cielo...



Il testo di Parrini affronta il tema sensibile della perdita come una scelta consapevole che trasforma il dolore nella tenerezza dei ricordi, un modo per esprimere una vicinanza coraggiosa laddove l' assenza si riassesta nella percezione del mondo e della sua eredità. La poesia dell'autore è come un rovo trafitto nel corpo e nell' anima, maturato nel varco simbolico di una protezione e manutenzione emotiva a difesa di una capacità evocativa in grado di custodire e intonare la natura penetrante e tenace dei sentimenti introspettivi. Si insinua come il profumo di un soffio vitale ; unisce passato e presente ; estrae il solco della sofferenza dalle pieghe desolate dell' assenza;  rinviene l' incisione della nostalgia nelle impronte del distacco.





Ho pianto di felicità

e stupore;

poco dopo dormivi sul divano

come un bambino

col pigiama arrotolato

sotto il capo.



                                          ***


Un sogno - appunto -

ma ci ho creduto

e avevo paura,

un misto di gioia

e terrore mentre dormivi.

Il cuore batteva forte

mi ha svegliato.



                                              ***


Ti chiedo scusa, faccio silenzio.

Dove sei tu ora

non è più tempo di parole,

tu sei respiro che non si sente

e vento.


 

                                             ***


E  perché 

non riuscivo a capire

il mio tempo,

della mia vita il movimento,

ho cercato tra le rose una fiaba

da raccontarmi la sera.



                                                   ***


Da un angolo di strada

cerco il cielo, le nubi di un temporale,

qualcosa che mi dica che ci sei,

che non siamo soli al mondo,

che la bellezza dell' erba mossa

dal vento non sia solo un eterno

spegnersi nella notte.



                                             ***


Se fosse stato

questo lento morire,

ma vivere ogni goccia

di pioggia e bere il vento.



                                             ***


Se fosse stato l' amore

il bacio il sudore,

non sarebbe abbastanza ?




                        

                                  Paolo  Parrini  da     Imparare a dirsi addio



domenica 24 maggio 2026

GLI AVVERBI DI LUOGO DI VICENTE

 


                                                    John William Waterhouse  -The soul of the rose





Qui è dove sto. Dovunque sia

io sempre sono qui, dove mi vedi.

Questa casa, queste facce, queste cose

stancano, perché il qui stanca.

Qui fa venire sete di andarsene, sete di lì.

Ma lì è il luogo dove mai potrò stare,

in cui io sono impossibile. Dovunque vada,

là dove arrivi, diventerà qui

e starò già aspettando me stesso

con un mazzo di rose uguali nella mano.


Lì è il tuo qui.

Lì sembra un grido perché è dove ti fa male.

Io voglio essere lì, dove sei tu,

tu qui - o meglio - tutti e due laggiù, remoti, insieme,

perché è vivo quel che è insieme.

Lì c'è l' amore che non c'è qui.

Quelle cose toccate dalle tue mani,

quello che pensi, dici, taci, sogni,

quel luogo in cui stai senza di me,

quello desidero, di quello ho bisogno.

Ed essere il tuo lì, il tuo respiro dentro.


Laggiù è la salvezza, il miraggio

nato dalla sete di star qui.

Laggiù sì che saremmo felici,

dove il tuo qui e il mio lì starebbero insieme,

e vivrebbero sempre felici e contenti.

Laggiù c'è quella pioggia

che cade su questa lana assetata.

Laggiù è Jauia , l' Eldorado. Non ci sono parole

che possano dare l' idea di quel luogo.

Le parole sono queste, mai quelle.


Io sto qui e tu lì e laggiù noi quando.

Questo è pietra. Quello è seta. Quello laggiù è il mare.


Qui dimora impossibile, intima assenza,

odiato domicilio, carcere di ogni giorno.


Lì, calore del tu, tu vita mia,

tesoro della tua isola, aria di amore.


Laggiù, dove non siamo, piove sopra la vita

che giammai sarà nostra e che aspetta.





                      Juan Vicente Piqueras  da    Adverbios de lugar  ( Trad  R. Marzano )



sabato 23 maggio 2026

JORGE, IL MINACCIATO

 


                                                          E' l' amore : dovrò nascondermi o fuggire...




E' l' amore. Dovrò nascondermi o fuggire.

Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.

La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l' unica. A  cosa mi serviranno

i miei talismani, l' esercizio delle lettere, la vaga erudizione, lo studio delle parole che l' aspro Nord

usò per cantare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le Gallerie della Biblioteca,

le cose comuni, le abitudini, il giovane amore di mia madre, l' ombra militare dei miei morti,

la notte intemporale, il sapore del sonno ?

Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.

Già la brocca si rompe sulla fontana, già l' uomo si alza alla voce dell' uccello,

già sono oscure sagome quelle che guardano dietro le finestre, ma l' ombra non ha portato la pace.

E' - lo so - l' amore : l' ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l' attesa e la memoria,

l' orrore di vivere nel tempo successivo.

E' l' amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.

C'è un angolo di strada ove non oso passare.

Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.

( Questa stanza è irreale : lei non l' ha mai vista ).

Il nome di una donna mi denuncia.

Mi fa male una donna il tutto il corpo.





                                      Jeorge Luis Borges    da  El oro de los tigres


martedì 28 aprile 2026

SOTTOZERO

 


                                                                     Siamo così indaffarati a morire...



C'è un paradosso al cuore di questa nuova silloge di Elena Mearini : un libro che porta nel titolo il grado estremo del freddo, della rarefazione, del congelamento delle cose, e che brucia - invece - di temperatura emotiva altissima, quasi insostenibile. Non è una contraddizione. E' la legge interna di questa poesia, che costruisce il proprio spazio nella tensione permanente, tra sottrazione e piena, tra silenzio e necessità di dire, tra il gelo della perdita e il calore ostinato della memoria, che si rifiuta di abdicare.




Dove sono le tue vene

il sangue sul dorso


che sapevi

si sarebbe fermato


dove sono le pietre 

di parole e quella voce


che usciva dal taglio dell' onda

e che ora viaggia sui tram.



                                                   ***


Cadevi dal tempo

uguale al cielo


sedevi in poltrona 

assente al tuo nome.



                                                     ***


La tua mano si consolava

forse nel girare il colore


nel secchio di vernice

volevi fare il più bianco


quello che nessuno vede

volevi fare l' assenza


e poi darla alle pareti

perché si dice che i muri


reggano bene

il vento delle scomparse.



                                                ***


Siamo così

indaffarati a morire

che nessuno ci pensa mai

a questa fine che viene

sotto altro nome

si preferisce fare

il gioco dei grandi

il paradiso coi fucili

così cresciamo

con l' occhio contrario.



                                                 ***


Mentre ti infili i guanti

con la scusa del freddo

mi dici che sotto lo zero

il vuoto si congela.



                                                     ***


Hai perso le mani

tra la chimica e gli stracci

pulivi l' angolo eterno

l' estrema unzione della sera

io cercavo nel tuo palmo

qualcosa che non fosse

il buco nero del cosmo.



                                                 ***


La città ci guarda

e forse riconosce

le ombre sedute

ma nessuna fa sosta

perché qui conta l' andare

più feroci degli altri.



                                            ***


E' ora che i ricordi

escano di casa

dobbiamo fare

spazio

fare posto

a quelle stelle

così stanche

di non morire mai.




                                Elena  Mearini   da   Sottozero



giovedì 11 dicembre 2025

LA DISADORNA ( 2 )

 


                                                          Dimmi cos'è essere luce in questo lamento...



Migrazione, provvisorietà, stato di necessità sono dimensioni costitutive dell' essere umano, creatura sempre immemore delle proprie alterne sorti e dell' oscurità improvvisa che può impadronirsi di ogni esistenza. Ma nell' ombra di ogni perdita e impermanenza, nel dolore che si annida in ogni vissuto, c'è un punto radioso che - se scavato con grazia - ha in sé un portato chiaro, radicato in un bene inestinguibile : figure femminili tutelari, sacralità dell' amore e del desiderio, fondali d' impronta celeste che racchiudono sogni vivi e lucenti nel proprio morbido grembo. La poeta non ignora il pianto, la separazione, ciò che finisce o fallisce ma - al mancato - si espone, si piega e conosce rifugi che ancora sanno l' incanto della gentilezza. L' amicizia, il ricordo, le abitudini condivise, le promesse e le transizioni esistenziali, affiorano dall' accostamento - o dallo scontro - della sfera pubblica e di quella privata, persino da quelle relazioni ipotetiche nate nel solco di affinità elettive mai realizzate : " Eppure non ci siamo mai incontrati / solo un suono che lega le palpebre / il nostro modo di parlare col vento ".




Bruciano le ferite sulle mani

la polvere confonde controluce

- non guardarmi, non toccarmi

sono soltanto un essere sgualcito

diceva la fanciulla

coi capelli intrecciati

e un segno leggero sulla scapola

la punta di una fioritura, un' ala.



                                                     ***


Tu che lo sai, dimmi cos'è

essere luce in questo lamento

che arriva da lontano.


Essere luce nel fragore

nel desiderio, nella speranza

quando la vita si schianta.


Dimmi il peccato nella mano tesa,

nella lingua del corpo che si fa canto.



                                                  ***


E' il cielo delle falene bianche

solcato per un solo giorno.

E' la possibilità del gesto

che non è stato.

Che non ti ha salvato.



                                              ***


E' l' ora esatta

in cui tu mi accarezzi le caviglie.

Dal cielo in fiamme ci osserva

Dio, con la sua luce languida,

un alito caldo che avvolge la nuca.

E' il battito irregolare della fuga,

ad ogni stazione una preghiera

la perfezione blu del desiderio.



                                                   ***


Disadorna falena

quieta voli accanto

mentre mi porti il saluto dei morti :

stanotte una nenia antica, più dolce.




                         Rossella  Renzi  da     Disadorna




domenica 5 ottobre 2025

TI PORTO UN FIORE...

 


                                        Cappella funeraria della famiglia Pozzi, a Pasturo   (  foto di frida  )




....e vengo -  a te più vicina -  per portarti un fiore....


                            frida




CREATURA


Si faceva tua carne

il respiro

nel chiamarti a nome.


Per immense foreste camminammo :

i muschi

racchiudevano l' orma del tuo piede.


Foglie di quercia

ai capelli

furono piccole mani

alate di sole.


Ma a riva d' invernali fiumi

c'è sconosciuta

quest' alba:


la voce varca grigie onde

senz' echi,

gli aliti in nebbia rappresi e dissolti

ci consumano gli orli del tuo viso.



                                                  ***



PAURA


Nuda come uno sterpo 

nella piana notturna

con occhi di folle scavi l' ombra

per contare gli agguati.

Come un colchico lungo

con la tua corolla violacea di spettri

tremi

sotto il peso nero dei cieli.



                                               ***

                                            

PRATI


Forse non è nemmeno vero

quel che a volte senti urlarti in cuore :

che questa vita è, 

dentro il tuo essere

un nulla

e ciò che chiamavi luce

è un abbaglio,

l' abbaglio supremo

dei tuoi occhi malati -

e ciò che fingevi la meta

è un sogno,

il sogno infame

della tua debolezza.


Forse la vita è davvero

quale la scopri nei giorni giovani :

un soffio eterno che cerca

di cielo in cielo

chissà che altezza.


Ma noi siamo come l' erba dei prati

che sente sopra sé passare il vento

e tutta canta nel vento

e sempre vive nel vento,

eppure non sa così crescere

da fermare quel volo supremo

né balzare su dalla terra

per annegarsi in lui.



                                                 ***


AMOR FATI


Quando dal mio buio traboccherai

di schianto

in una cascata

di sangue -

navigherò con una rossa vela

per orridi silenzi

ai crateri

della luce promessa.



                                                 ***


NOSTALGIA


C' è una finestra in mezzo alle nubi :

potresti affondare 

nei cumuli rosa le braccia

e affacciarti

di là

nell' oro.

Chi non ti lascia ?

Perché?

Di là c'è tua madre

- lo sai -

tua madre col volto proteso

che aspetta il tuo volo.



                                                 ***


GRIDO


Non avere un Dio

non avere una tomba

non avere nulla di fermo

ma solo cose vive che sfuggono -

essere senza ieri

essere senza domani 

ad acciecarsi nel nulla -

- aiuto -

per la miseria

che non ha fine.



                                             ***


MESSAGGIO


E tu, stella acuta notturna,

splendi ancora

se per il solco delle strade

grida la triste anima dei cani.


Sorgeranno colline d' erba magra

a coprirti  :

ma, nel mio buio conquistato 

brillerai - fuoco bianco -

parlando ai vivi della mia morte.




                                  Antonia  Pozzi   da   Parole




giovedì 25 settembre 2025

SE LA PIETRA FIORISCE

 


                                                                                  Cade tempo dal cielo....





LONTANANZA


Il vento ha svuotato

le sillabe del tuo nome,

non ha contorni il ricordo

e di me non sai nulla,

anch'io sono per te la lontananza

che non ha occhi né mani,

sono il vuoto di una nube

che cammina nel vuoto.


C'è un confine verso cui muovere,

lasciando questo niente al niente,

un confine dove incontrare

il paese della tua pelle ?


Sull' isola, tra gli spini e la sabbia,

un cerchio di cenere.

Una vela cavalca l' orizzonte.



                                               ***


CADE TEMPO DAL CIELO


Il cane fiuta l' effluvio delle zolle

che annuncia la sera.

Sull' onda rosagrigia delle crete

filari d' alberi scuri risalgono

verso i poggi. Dall' orizzonte dilagando

si versa sulle ultime colline

il giallo del tramonto.


Cade tempo dal cielo,

muore silenzioso nel fogliame.


Stanno, animali e uomini, nel cuore

dell' addio, nel suo battito che è in accordo

col soffio delle piante,

mentre la terra cerca il sonno,

e la prima stella trapunge sovrana

il mantello della lontananza.



                                             ***


ROSA MUTABILIS


Quando la luce diluvia dall' azzurro

e sui petali aderge la rugiada,

lei, tremando, s' imporpora,

poi, variabile stella,

accorda la tastiera dei colori

al movimento dei corpi

che vorticano infiammati

di celeste lontananza.


Il fiato della terra la dischiude

al brivido di fragilità e vertigine,

e il cielo, frugando nel suo cuore,

la fa pensosa del mondo,

della sua follia.



                                                ***


PRIVAZIONE, CON FIGURA


E questa che è figura d' ombra, colma

della sua assenza, questo vuoto segno

che, privo d' anni, privo di pensieri,

mostra una vita che è meno di niente,

una vita che pare trasparente

e ha un volto ch'è soltanto d'aria e vento,

cenere d' ogni desiderio spento,

questo corpo di mancanza che è assillo

nella stanza del tuo rammemorare,

insistenza che ascolta il respiro

quieto dell' erba e delle pietre, questa

mancata specie, che serba il profumo

di quel che non accade, t' appartiene

certo, come la stella alla finestra,

come appartiene la ferita a questa

materia d' ombra con lampi, che è la vita.



                                                     ***


DELLA  BELLEZZA


Sotto la tenda degli alberi

guizza, affannato,

un brulichìo di viventi.

In alto, la sfumata perfezione

dell' orizzonte.


Così, scaglie aspre d' esistenza

dormono nel tuo sorriso.


Sta con noi il lampo dell' apparenza.

La terra ruota, imperturbata,

tra le stelle.



                                                  ***


PIOGGIA


Sotto il velo della pioggia le piante

piegano foglie, spengono i pensieri.


Si rifugiano i nomi nell' opaca

eguaglianza delle forme, e la malva,

il tarassaco, il topinambur, il papavero

s' infogliano in unico verde

flagellato dalla musica dell' acqua.


I  fiori serrano i petali nell' urna.


Il vento sferza la chioma del tiglio

che ha memoria di una sera ospitale,

il suo inatteso tepore.

Nessuna luce marina che inviti

ora a un brivido di presenza.

Solo il grigio delle raffiche

che cancella la linea dei poggi

e trascina nel concerto stregato

anche il cielo e le sue iridescenze.


Fluttuano nella stanza del ricordo

nubilose sfigurate parvenze.




                             Antonio  Prete     da       Se la pietra fiorisce

  


sabato 30 agosto 2025

UNA RASOIATA AL CASTELLO

 


                                                  Se solo sapessi ciò che ho fatto per venire a vederti...


           


UNA RASOIATA AL CASTELLO *


Non le timide tortore, ma petulanti

passeri, non  più i tuoi occhi

ma altri mi sorvegliano addormentata,

questa mattina.

Così, mentre braccia perfette

mi stringono in incerto

possesso, le mascelle aguzze e

veloci dei ricordi rosicchiano

quest' alba che

schiara la stanza e il letto.



                                                  ***


Non so quale corrente

rimandi la calma onda.


L' umido bosco nasconde

radici scoperte, ferite come

il silenzio che c' intreccia.


Tutto è sospeso.

Anche la pioggia esita

a sorprenderci, noi

animali ben attenti a non

abbassare la guardia.



                                                 ***


La gioia, il dramma, la noia

di questo vivere assunto

a vizio necessario e inutile;

forse non c'è più motivo

di raccontarci ma lascia

per questa notte, alla tua cupa

regina l' apparenza del

sonno, il giusto riposo :

i sogni, gli incubi persino

conservali per noi.



                                                  ***


Benché oggi ogni pensiero mi punga

un quieto crepuscolo cede alla notte.

In quest' ora impassibile, mentre

balestrucci bruni si svolgono in 

facili correnti, sono vinta

dal consueto affanno.



                                                    ***


Se oggi solo l' incedere delle stagioni

ci dà tregua e il ritmo - caldo,

freddo - dell' aria,

sarà poi la memoria 

a finirci quando, disfatti

i minuti in giorni, e troppi

i ricordi affastellati dall' inguine

al petto, non s' accorderà più

il battito del polso all' altezza

del sole a mezzogiorno.




                          Bruna  Giacomi  da   " Poesie senza pari ", Blog di Francesco Dalessandro ( Chi volesse avere notizie sull' autrice, le può trovare sul blog menzionato )


* La " Rasoiata  al Castello " è una figura del biliardo : la palla butta giù tutti i birilli - elegantemente - uno dopo l' altro, sfiorandoli appena.



lunedì 21 luglio 2025

LE POESIE DI PABLO

 


                                                                               Il coprifuoco dei fiori...




Si susseguono come le migrazioni :

distanze che continueranno

 - avvicinamenti e lontananze -

quando non ci saranno più. Così l' amore :

il caso e alcuni rami, crepe

nei muri e una promessa costante

di ritorno.



                                             ***


Una crepa si fortifica,

attenta e acuta rottura,

passaggio verso altri mondi

in una finestra che respira.



                                             ***


Si salutano come si leggono

le edizioni bilingue.

L' amore parla per opposti,

per questo falliscono coloro che non riescono

a comprendere le altre pagine.



                                              ***


Si chiamano da lontano :

grida concise, persistenti,

come se fossero due età

della stessa persona.



                                             ***


Il coprifuoco

dei fiori, quello,

al congedarsi dal mondo, porta con sé

tutti i cambiamenti

in uno solo.




                   Pablo Lopez Carballo     da     Plàton y asalarìados



mercoledì 2 luglio 2025

L' AMORE DI ANNA LISA



                                                                   La prima sera non riuscivo a parlare...




Le poesie di Anna Lisa si muovono con precisione chirurgica fra i detriti del quotidiano e i relitti di intimità, portando alla luce ciò che resta - e ciò che ferisce - nell' amore quando diventa esperienza incarnata, urbana e quasi clinica. L'  autrice, con una scrittura essenziale e tagliente, sembra scolpire la lingua più che scriverla, e ogni verso ha il peso specifico di un gesto definitivo.





ASFALTO


Per essere toccata

di nuovo da te

mi sono stesa

dove di notte passi

coi tuoi fari opachi

accompagnato,

non solo.

Ho aspettato

il tuo piede destro,

il cambio automatico.

Hai pensato

forse ho preso un cane.

Non un latrato

e ti ho lasciato andare.



                                                   ***


PIZZERIA


Il cameriere ci ha condotto

al tavolo per due,

di fianco alla vetrina,

sulla strada principale

illuminata.

Così possono vedere i passanti

che non si vende e non si compra

questo amore.

Così possono vedere i passanti

sullo scontrino la percentuale e l' iva

del nostro scambievole dolore.



                                                       ***


GIUGULARE


La prima sera

non riuscivo a parlare.

Visto che sei dottore,

ti ho chiesto:

misurami i battiti del cuore.

Hai messo due dita

sulla giugulare:

tachicardia.

Diagnosi banale.

Speravo almeno tu,

mani al collo,

non mi avresti fatto male.




                      Anna  Lisa  Vitolo        Inediti


mercoledì 21 maggio 2025

LE LETTERE STAGIONALI DI ALBERTO


                                                           Il tempo, forse, o il suo battito dentro il cuore...




Alberto Bertoni è nato a Modena, luogo in cui nelle " Lettere stagionali " si contempla la trasfigurazione metafisica ( con quel nominarne solo la M*** iniziale, omaggio dichiarato al modo che Antonio Delfini - poeta che scrisse il solo " Poesie della fine del mondo "- aveva di indicare la città di Modena, specificandola così come entità esistenziale.)




M ***, Dicembre


Penso che forse sei

a parlare con la mia ombra

da un telefono muto in piena notte

o con il gatto anche lui dimenticato

per l' inverno in qualche angolo più caldo.

Penso che strano

svegliarmi con una vera tua

telefonata, alle quattro o dopo

del mattino, non per dirmi

che con ottimo riso alla salsiccia

e Riesling d' Alsazia mi hai nutrito

ma che il tramonto novembrino

ha sciolto i vetri dello studio, per il nostro

sorpreso capolino o perché ghiaccio e fuoco

in te convivono ( benché io, qui... ).

Penso, infine, al ridicolo comfort

dell' alba che non dormi, al tuo ruolo

doppio di madre. E a come

il peso dei nostri corpi

anche oggi è vivo.



                                                      ***


M ***, Febbraio


Il tempo forse

o il suo battito dentro

il cuore, le vene

vedranno arrugginito

l' apriscatole sul tavolo

brivido aureo che t' imperla

e con te l' ironia dell' ora

in penombra, le feritoie

i tonfi del condominio intorno - fatica

o poco meno a cena, i ruoli

le valvole di sfogo...

Così l' assoluto pallore del volto

la raucedine e sul muro

solo un' astratta resistenza di rami

e persiane a metà, niente più che il fuoco

pallido di un poster, Matisse

a Zurigo, la sua stanza rossa

la neve sulle viole...



                                                  ***


M ***, Marzo


Le cose dal vero mi fanno paura

mi stanano in crepe o appigli di memoria


Le cose che guardo

scoprendone i nervi

e quelle che sfioro coi denti

come case catturano la luce

per meglio scomporre la grana

perlacea, l' ordito di polvere e foglie


Così mi annienti, se provo

a deliziarti di cronache minute

a dirti come sei viva

in questa mezzanotte di vento

in cui non ammetti nemmeno

la mia ombra alla tua bocca

alle parole che assediano il respiro


Sì e no una voglia

domenicale accende il finale

forse una nuvola resiste

dei pollini allo spigolo del viso.



                                                  ***


S. GIMIGNANO, Maggio


Non molte prove di verde

nel tuffo al cuore di troppa

Toscana e riservatezza

il colpo secco dei silenzi

un dirci malati di noia e tenerezza

giù, dal buio devoto

d' occhio senza limite

o maestà di chiostri ?



                                                    ***


M ***, Giugno


In fondo a che velato

deserto dei tuoi occhi

qui dalla mia spalla

soffri la bella palla

di lanugine gialla

( e di fango )

che atterra a fine campo

nel rosso meno opaco


La goccia trema piano

senza coraggio né slancio

come il profilo che l' osserva

non ha luce abbastanza

si sfalda nel paesaggio

d' acacie, pioggia e rose


Ma il bianco più vivo

e studiato del bagno di oggi ? Disperi

lasciando in disparte la brocca

sul trespolo alto

la piega amorevole del corpo.



                                                   ***


NEW HAVEN, Ottobre


Cigni e gabbiani non sembrano decidersi

sui pochi pesci dello stagno presso il mare


Con virtù più agile

uno scoiattolo li guarda

si specchia, mordicchia, mi ricorda

che il tuo nome porta

lo stesso numero di sillabe del suo

ma che neanche svegliandomi alle cinque

sono stato capace di trovarti


Così ci provo, corteggio

la mia vicina di lettura

e tu - crudele - fai scattare la sirena

dell' allarme antincendio in biblioteca


insomma, questo sole del Connecticut

prolungo alla tua notte

dico dormi, ti prego

con i miei mille baci nell' orecchio.




                           Alberto  Bertoni       da     Lettere stagionali



lunedì 28 aprile 2025

I LARI DI PAOLA

 



                                                                   Finché ci sono le rondini è estate...



                                                                     

ESTATI CHE


Finché ci sono le rondini 

è estate, il cuore sta

da qualche parte

poggia su questi

picchi guizzanti

incastonati nel vuoto

che stride a strapiombo.


E' un grido fuori e dentro.

Sono arrivare

le consanguinee.



                                               ***


C' era una dolcezza - la sera - all' imbrunire.

Un arrendersi all' abbraccio del buio

un lasciarsi andare. Nessun sospetto

che significasse la fine.

Tutto era attesa

rilascio cominciamento.

O forse la fine era dolce,

come una ricompensa.



                                                ***


Te la ricordi la sera

della malinconia ?

Era settembre 

nel bosco vivo

e calava il sole

ma c'era ancora

così tanta luce

che sembrava il giorno

non dovesse mai finire.

Erano le cose ferme

che cambiano

cadono

scaldano.

Come un ingresso in un  altro

mondo un andare incontro

a tutto quello

che doveva capitare.

Un venire ( qui ) un accadere.

L' inizio collocato

al vero centro

della fine.

L' odore d' esser sazi

( e poi non esserlo più ) :

quell' amore per le cose compiute.



                                                      ***


SENZA VOCE


A volte mi pare

di aver subito l' oltraggio

che è tuo.


E s' innalza il mio grido

al cielo e alla terra.


E non serve.



                                                     ***



caro padre,


quando gli occhi ti si allargano

di meraviglia al primo sguardo

a settantasette anni

sulle cose che sempre sono state

davanti agli occhi che

non vedevano


caro padre quando dici sì 

che va tutto bene

basta che cessi il male

e l' angoscia per tutto questo dolore

( di ora e di allora

è la stessa cosa )


caro padre 

quando il mondo viene eliso

nello spazio dell' attesa

di un domani leggero

concepibile

come un ricominciamento

così vicino alla fine


caro padre quando

senti il mio abbraccio più certo

cinquantuno anni dopo

gli otto o dodici che soli ti ricordi

in mezzo al vuoto pieno

di parole amare e silenzi feroci


caro padre che scopri il mondo

come avrebbe potuto essere

( che c'era e hai negato

fino a diventare inerme )


caro padre che porti le cose

con la fiducia dell' amore

per un breve tratto

tanto umano e presente

che vale finalmente

vivere e vivere

insieme

( per non morire

adesso ).



                                                  ***


Sei quieta e contenta

come non sei mai stata

alla fine della vita.

Dici tanti di quei Sì

tutti convinti e compresi

per dire che sei giunta

alla meta, e non ti spiace.

Hi i movimenti misurati ed essenziali

degli anziani, che non hanno più nulla

da sprecare e più nulla da investire.

Ti aggiri nell' orto

ti chini alle colture

alle erbe alle piante ai fiori

per prendertene cura

come speri qualcuno

stia facendo con te.

Guardi vicino e vedi

così tanto oltre. Oltre

questo caco, questo fico,

queste ortensie e questi gigli

oltre la salvia e l' erba cipollina

la canasta e i grasselli

la melissa e i mughetti

le felci ancora attorte

e l' alto lauro che separa,

finalmente, dal male

che hai accolto

con fede e con dolore

per serbarlo nel cuore,

farne concime.

Sei come quando sono

aggrappata alla roccia, in alto, *

e sto patendo, ma la roccia mi porta

leggera e mi dice che non è

un patire : è un amare.

Sono forse i tuoi capelli

poco bianchi o forse la tua pelle

così fresca a tradire la tua età

per una ragazzina che in valle

circolava con le trecce e il broncio,

in bianco e nero, sfumato seppia.



                                                     ***


cara Mari,  *


è il giorno dei morti,

e tu ormai - di fatto - potresti

considerarti tale

visto che non sei più tornata

e neanche riapparsa

da qualche parte

nota, nota al altri, o ignota


non ti ho più pensata

si direbbe in un certo senso

inaccurato

perché ti ho pensata, a volte,

( quante ? )

ma non sufficientemente

non abbastanza per dire

di essere stata 

con te

di aver continuato a stare

con te


ti ho lasciata

andare dove sei

voluta ( o dovuta ? )

finire, si potrebbe dire

oppure

che ti ho rimossa,

- come si dice -

dalla mia coscienza

per non sopravvivere

( si sopravvive meglio con i morti )

ma per stoltezza di vita :

perché anch'io ho cominciato

a morire

e in modo molto meno

significativo


cara Mari

sarebbe ora

cominciassi a pensarmi 

un po' tu

( a tenermi un po' in vita )

per lo meno il necessario

a farmi bene

finire.




                      Paola  Loreto     da    Miei Lari



Paola è una provetta scalatrice


Mari è una sorella scomparsa misteriosamente e di cui non si sono avute più notizie.