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domenica 5 luglio 2026

LA LINEA SPEZZATA

 


                                                         Si prende il tempo necessario a spiccare il volo...




In una recente intervista, l' autore afferma che  " da sempre quello che per me è fondamentale in poesia, è lo spazio bianco : ciò che manca, ciò che non si dice, o che non si può o non si vuole dire. Il vuoto dopo il punto ". In questa frase - all' apparenza semplice  - vi leggo tutta la vertigine della poesia, il peso del silenzio, la potenza del non detto. la necessità di dire tutta la verità, ma non in modo obliquo. E l'utilizzo dell' ellissi non è per nascondere, ma per rispetto a ciò di cui non si dovrebbe parlare, ma che chi scrive tenta comunque di far arrivare. La realtà oggettiva come concetto astratto non esiste, è illusoria. : esistono tuttavia realtà singole filtrate dai singoli sguardi, dalle esperienze personali di ognuno, e la cosa che risalta dalla lettura di questo libro è la profonda onestà dell' autore nell' intenzione di restituire un vissuto comune attraverso il proprio. Ne " La linea spezzata " ci sono cinquant' anni di vita, dalla lotta armata al Covid e c'è l' amarezza per aver " adottato un sistema  democratico usa e getta "; per le scelte sbagliate e la politica abbandonata come se non ci riguardasse; ma c'è anche la volontà di cercare un punto fermo, stabile su cui puntare i piedi per far resistenza. E poi c'è l' amore, filo che tiene tutto insieme. Senza scampo , una " ferita che rimargina piano ", ma che comunque rimane rischio irrinunciabile. Perché, quello che resta dopo il dolore, non è mai vuoto, ma trasformazione : quando si ama non si rimane più gli stessi, si viene irrimediabilmente trasformati, e quello che resta - dopo la perdita  ( di un figlio,  di una persona cara che ci lascia o di un amore che finisce ), non è mai solo un vuoto, ma la consapevolezza di essere intimamente vivi, di nuovo capaci di sentire e di rischiare.




La ricordo con i capelli scuri, ricci, passare da casa nostra

la domenica, mentre l' odore dell' arrosto e di patate al forno

si sentiva dalla terrazza. mi chiedo se avesse

la P38 nascosta nella giacca, se quel pranzo fin troppo

borghese la infastidisse o se fosse una perfetta copertura.

di certo quando stava davanti al picchetto della fabbrica

e non lasciava entrare nemmeno noi, figli degli operai,

la sua voce sapeva di ruggine e paura.



                                                  ***


Non posso fare altro che correre

controvento

nell' aria gelida di questa mattina

che nasconde i cattivi

pensieri. La ferita / il tumore che ti

ha prosciugato.

E' rimasto l' airone a controllare il

canale,

si prende il tempo necessario a

spiccare il volo.

Mi osserva prima di sparire nel

cielo nero.



                                          ***


é stato facile dimenticare i luoghi, certi compagni 

morti male. l' eroina prima di entrare a scuola,

sotto il cavalcavia della stazione.


ora che la strada é chiusa e da qui l' edificio

non é più visibile, rimonto i pochi fotogrammi, sento

l' attrito della memoria, l' ombra che sfuma

nell' ombra. ribalto lo sguardo in questo presente

di padre, come un film guardato al contrario.



                                      ***


Che venga - anche inaspettata - l' ora

che ci separa.

Che il tempo si posizioni nel punto

cieco dell' occhio.

Cerchiamo altre strade, altre vie di

fuga, un soffio

di tempesta, un accidente, un urlo

tra noi e il mondo.

E' come scappare stando fermi /

come farci male

senza capirne il motivo, senza dare

tempo

al fiato che manca di ritrovare

l' aria. Con la paura

sussurrata nelle ossa che diventa

misura.

Presto, che il respiro si faccia

notte.



                                              ***


graffi e grida, risvegliarti tra le braccia fredde

di un muro / il cucciolo stretto al petto oscilla

la lampada appesa ad un invisibile filo nel troppo

buio, di nuovo botte e calci, il sangue. poi la morte

che qui é quasi uguale ad uno spazio bianco.



                                                   ***


ha gettato la sfortuna per strada, decine di gratta e vinci

lanciati sull' asfalto si muovono nel vento, tra l' erba umida

e il canale. il paese ha adottato un sistema democratico

usa e getta, di scegliere l' illusione prima della fine del mese.



                                                  ***


Colpiscimi là dove si genera la

parola. Porta

silenzio, danno e ferita. Inciampa

su di me mentre

vai via. Lascia traccia, solco, suono inconcluso

che si perda nella stanza, concedimi memoria e distanza.



                                       ***


sono passi di una voce ben riconoscibile

i tuoi, risuonano nel vuoto delle scale del condominio.

l' ora in cui rientri dalla fabbrica, è novembre fuori

e la stufa di ghisa fatica a scaldare l' appartamento.

i logaritmi che non riesco a domare. il rischio di una nuova

cassa integrazione senza sapere come tenerci in equilibrio.


guardo dal vetro su questo Frecciarossa, la pioggia

e le campagne allagate tra Roma e Firenze.

arriva così, un dolore che non ti aspetti / che stratifica la memoria

di chi si fa vecchio e non è più capace di dominare il tempo.



                                                ***


Ti passerò dentro attraverso la linea curva

dell' amore, lasciando ad altri i corridoi bui e le scorciatoie.

Qui nel lato nascosto - dove c'è quello che non vedi - saremo

un rumore lieve, una ferita che rimargina piano.





                         Fabrizio  Lombardo   da    La linea spezzata



sabato 23 maggio 2026

JORGE, IL MINACCIATO

 


                                                          E' l' amore : dovrò nascondermi o fuggire...




E' l' amore. Dovrò nascondermi o fuggire.

Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.

La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l' unica. A  cosa mi serviranno

i miei talismani, l' esercizio delle lettere, la vaga erudizione, lo studio delle parole che l' aspro Nord

usò per cantare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le Gallerie della Biblioteca,

le cose comuni, le abitudini, il giovane amore di mia madre, l' ombra militare dei miei morti,

la notte intemporale, il sapore del sonno ?

Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.

Già la brocca si rompe sulla fontana, già l' uomo si alza alla voce dell' uccello,

già sono oscure sagome quelle che guardano dietro le finestre, ma l' ombra non ha portato la pace.

E' - lo so - l' amore : l' ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l' attesa e la memoria,

l' orrore di vivere nel tempo successivo.

E' l' amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.

C'è un angolo di strada ove non oso passare.

Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.

( Questa stanza è irreale : lei non l' ha mai vista ).

Il nome di una donna mi denuncia.

Mi fa male una donna il tutto il corpo.





                                      Jeorge Luis Borges    da  El oro de los tigres


lunedì 18 maggio 2026

MANI CONGIUNTE

 


                                                                           Non allontaniamoci troppo ...




MANI  CONGIUNTE


Non sarò il poeta di un mondo caduco.

Non canterò neppure il mondo futuro.

Sono legato alla vita e guardo i miei compagni.

Sono taciturni ma nutrono grandi speranze.

In mezzo a loro scruto l' enorme realtà.

Il presente è immenso, non allontaniamoci.

Non allontaniamoci troppo, teniamoci per mano.


Non sarò il cantore di una donna, di una storia,

non dirò dei sospiri all' imbrunire, il paesaggio visto dalla finestra,

non distribuirò narcotici o lettere di suicidi,

non fuggirò alle isole né sarò rapito dai serafini.

Il tempo è la mia materia, il tempo presente, gli uomini presenti,

la vita presente.




                                     Carlos  Drummond de Andrade


martedì 31 marzo 2026

ELOGIO DELLA LENTEZZA *

 

                                    " Tutto ciò che è squisito, matura lentamente "  - A. Schopenhauer 





(...) Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna

e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi

e vede aprirsi magicamente il mondo, 

perché andare a piedi è sfogliare il libro ,

invece correre è guardarne solo la copertina.

Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto,

sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra,

invidiare l' anarchia dolce di chi inventa momento per momento

la strada .Bisogna imparare a stare da sé e aspettare in silenzio;

ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani.

Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli,

è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce ;

è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri

lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla

e che quando sono forti, scoppiano e vanno a confondersi al cielo.

E' suscitare un pensiero involontario e non progettante,

non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario,

quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo.

Andare lenti è fermarsi su un lungomare, su una spiaggia, su una scogliera inquinata,

su una collina bruciata dall' estate;

andare col vento di una barca e zigzagare per andare dritti.

Andare lenti è conoscere le mille differenze della propria forma di vita,

i nomi degli amici, i colori e le piogge, i giochi e le veglie,

le confidenze e le maldicenze.

Andare lenti sono le stazioni intermedie, i capistazione, i bagagli antichi e i gabinetti,

la ghiaia e i piccoli giardini, i passaggi a livello con gente che aspetta,

un vecchi carro con un giovane cavallo,

una scarsità che non si vergogna,

una fontana pubblica, una persiana con gli occhi nascosti all' ombra.

Andare lenti è rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore,

con noia e nostalgia,

con desideri immensi sigillati nel cuore e pronti a esplodere,

oppure puntati sul cielo perché stretti da mille interdetti.

Andare lenti vuol dire avere un grande armadio per tutti i sogni,

con grandi racconti per piccoli viaggiatori,

teatri plaudenti per attori mediocri;

vuol dire una corriera stroncata da una salita,

il desiderio attraverso gli sguardi,

poche parole capaci di vivere nel deserto,

la scomparsa della folla variopinta delle merci

e il tornar grandi delle cose necessarie.

Andare lenti è essere provincia senza disperare,

al riparo dalla storia vanitosa,

dentro alla meschinità e ai sogni,

fuori dalla scena principale e più vicini a tutti i segreti.


Il pensiero lento offrirà ripari ai profughi del pensiero veloce,

quando la macchina inizierà a tremare sempre di più

e nessun sapere riuscirà a soffocare il tremito.


                                      Il pensiero lento è la più antica

                                      costruzione antisismica.  (...)




                Franco Cassano   da   Il pensiero meridiano *  Riproposto 





mercoledì 21 gennaio 2026

GIUDIZI PARTICOLARI

 




                                           ECCOTI :

                                ( La ballata del Tempo )



Guardali bene questi arcobaleni rovesciati in acquarelli

di nuvole rapprese, queste culle sospese . Eccoli :

sono i nostri anni.

Come risacche impaurite si sgretolano, ripiegano e poi

s' inerpicano, edera su edera. E quando possono, ritornano.



Ti seguo dove la mira dei tuoi occhi mi proietta, ma vedo

soltanto neri nembi a rovesciare veleni su colori mai avuti.

Eccoli : sono i nostri anni.

Contorte liane strette a soffocare la vita.

E come potrei volere che tornino ?



Sì, perché a volte tornano, incuranti degli errori.

Ma prima che qualcuno faccia a mente la conta

esatta dei loro passi, come in giorni timidi d' affetto,

loro ci accarezzano sulle labbra, gettano un addio...

e si allontanano.



Vorrei - al tempo di un sorriso - farmi largo tra le gocce

pesanti e spesse della memoria, che pesa ricordi sulle

labbra come fuoco, e poi rode, sputando fiele mentre

si allontana. Vanno e vengono, questi nostri anni.

Come certi amori.




Quelli disorientati, ammalati, quelli maleducati,

entrati senza chiedere permesso. Quelli degli 

imprevisti, inciampati, quelli già consumati o quelli

dei nostri  Ti Amo ancora sostanzialmente vergini.



Eppure, sconfitto dal tuo chiarore di parole, si apre 

il nero sopra l' orizzonte e cade scheggiata pioggia di cocci

che taglia sulla pelle sangue nuovo e rosso e, mentre

mi fermo a calcolare il passo, Eccoti.



Eccoti. Prendi questa strada, ma non come esempio.

Prendila sul serio, inseguila, percorrila , ballaci sopra

il pentagramma delle tue esperienze, improvvisa

la farsa di una tregua a tempo e di vita senza.



E quando avrai gambe abbastanza lunghe per osare,

allora e solamente allora, avremo estati per arenarci ancora

come sabbia fra conchiglie vuote, come scheletri di quella

vita che poi sarà la stessa a riproporsi ingenua,

con la banale scusa di una ruga in saldo.



Potrò allora segnarmi del tuo passo sulle gambe

in corsa di sabbia, e di conchiglie colorarmi porpora,

lasciandomi occasione di arrossire fra i ponti che

disegni alle mie rughe, perché non ci sa vita a separarci.

E posso.



Eccomi.

Prendi la mia bocca, prendila ora, prendila con un bacio

come macchieresti di rossetto un bicchiere, fagli sentire

che sei padrona assoluta del ticchettìo tremendo dei

nostri giorni , e che non hai cura dei tramonti, perché

gli orologi hanno occhiali spessi, buoni solo a dire Basta !,

come in certe stanze avviene per gli amori a tempo,

che pagano in contanti e non chiedono il resto.



Eccomi,

nell' orizzonte in battito d' ali, tempo leggero senza

misura, che corre e rallenta come il vento.

Il vento delle tue impronte, e fuoco sulla bocca, il vento

che ha divelto le lancette e le rigira intorno alla morte

e a mulinello intorno ai miei capelli. Adesso

come allora. Ti prendo e spengo le parole che dal tempo

sono marcate strette. Non macchio rosso sangue, ma ti

sciolgo di blu di cieli, in un verde senza età.




                                          francesca  ( frida )


domenica 5 ottobre 2025

TI PORTO UN FIORE...

 


                                        Cappella funeraria della famiglia Pozzi, a Pasturo   (  foto di frida  )




....e vengo -  a te più vicina -  per portarti un fiore....


                            frida




CREATURA


Si faceva tua carne

il respiro

nel chiamarti a nome.


Per immense foreste camminammo :

i muschi

racchiudevano l' orma del tuo piede.


Foglie di quercia

ai capelli

furono piccole mani

alate di sole.


Ma a riva d' invernali fiumi

c'è sconosciuta

quest' alba:


la voce varca grigie onde

senz' echi,

gli aliti in nebbia rappresi e dissolti

ci consumano gli orli del tuo viso.



                                                  ***



PAURA


Nuda come uno sterpo 

nella piana notturna

con occhi di folle scavi l' ombra

per contare gli agguati.

Come un colchico lungo

con la tua corolla violacea di spettri

tremi

sotto il peso nero dei cieli.



                                               ***

                                            

PRATI


Forse non è nemmeno vero

quel che a volte senti urlarti in cuore :

che questa vita è, 

dentro il tuo essere

un nulla

e ciò che chiamavi luce

è un abbaglio,

l' abbaglio supremo

dei tuoi occhi malati -

e ciò che fingevi la meta

è un sogno,

il sogno infame

della tua debolezza.


Forse la vita è davvero

quale la scopri nei giorni giovani :

un soffio eterno che cerca

di cielo in cielo

chissà che altezza.


Ma noi siamo come l' erba dei prati

che sente sopra sé passare il vento

e tutta canta nel vento

e sempre vive nel vento,

eppure non sa così crescere

da fermare quel volo supremo

né balzare su dalla terra

per annegarsi in lui.



                                                 ***


AMOR FATI


Quando dal mio buio traboccherai

di schianto

in una cascata

di sangue -

navigherò con una rossa vela

per orridi silenzi

ai crateri

della luce promessa.



                                                 ***


NOSTALGIA


C' è una finestra in mezzo alle nubi :

potresti affondare 

nei cumuli rosa le braccia

e affacciarti

di là

nell' oro.

Chi non ti lascia ?

Perché?

Di là c'è tua madre

- lo sai -

tua madre col volto proteso

che aspetta il tuo volo.



                                                 ***


GRIDO


Non avere un Dio

non avere una tomba

non avere nulla di fermo

ma solo cose vive che sfuggono -

essere senza ieri

essere senza domani 

ad acciecarsi nel nulla -

- aiuto -

per la miseria

che non ha fine.



                                             ***


MESSAGGIO


E tu, stella acuta notturna,

splendi ancora

se per il solco delle strade

grida la triste anima dei cani.


Sorgeranno colline d' erba magra

a coprirti  :

ma, nel mio buio conquistato 

brillerai - fuoco bianco -

parlando ai vivi della mia morte.




                                  Antonia  Pozzi   da   Parole




giovedì 25 settembre 2025

SE LA PIETRA FIORISCE

 


                                                                                  Cade tempo dal cielo....





LONTANANZA


Il vento ha svuotato

le sillabe del tuo nome,

non ha contorni il ricordo

e di me non sai nulla,

anch'io sono per te la lontananza

che non ha occhi né mani,

sono il vuoto di una nube

che cammina nel vuoto.


C'è un confine verso cui muovere,

lasciando questo niente al niente,

un confine dove incontrare

il paese della tua pelle ?


Sull' isola, tra gli spini e la sabbia,

un cerchio di cenere.

Una vela cavalca l' orizzonte.



                                               ***


CADE TEMPO DAL CIELO


Il cane fiuta l' effluvio delle zolle

che annuncia la sera.

Sull' onda rosagrigia delle crete

filari d' alberi scuri risalgono

verso i poggi. Dall' orizzonte dilagando

si versa sulle ultime colline

il giallo del tramonto.


Cade tempo dal cielo,

muore silenzioso nel fogliame.


Stanno, animali e uomini, nel cuore

dell' addio, nel suo battito che è in accordo

col soffio delle piante,

mentre la terra cerca il sonno,

e la prima stella trapunge sovrana

il mantello della lontananza.



                                             ***


ROSA MUTABILIS


Quando la luce diluvia dall' azzurro

e sui petali aderge la rugiada,

lei, tremando, s' imporpora,

poi, variabile stella,

accorda la tastiera dei colori

al movimento dei corpi

che vorticano infiammati

di celeste lontananza.


Il fiato della terra la dischiude

al brivido di fragilità e vertigine,

e il cielo, frugando nel suo cuore,

la fa pensosa del mondo,

della sua follia.



                                                ***


PRIVAZIONE, CON FIGURA


E questa che è figura d' ombra, colma

della sua assenza, questo vuoto segno

che, privo d' anni, privo di pensieri,

mostra una vita che è meno di niente,

una vita che pare trasparente

e ha un volto ch'è soltanto d'aria e vento,

cenere d' ogni desiderio spento,

questo corpo di mancanza che è assillo

nella stanza del tuo rammemorare,

insistenza che ascolta il respiro

quieto dell' erba e delle pietre, questa

mancata specie, che serba il profumo

di quel che non accade, t' appartiene

certo, come la stella alla finestra,

come appartiene la ferita a questa

materia d' ombra con lampi, che è la vita.



                                                     ***


DELLA  BELLEZZA


Sotto la tenda degli alberi

guizza, affannato,

un brulichìo di viventi.

In alto, la sfumata perfezione

dell' orizzonte.


Così, scaglie aspre d' esistenza

dormono nel tuo sorriso.


Sta con noi il lampo dell' apparenza.

La terra ruota, imperturbata,

tra le stelle.



                                                  ***


PIOGGIA


Sotto il velo della pioggia le piante

piegano foglie, spengono i pensieri.


Si rifugiano i nomi nell' opaca

eguaglianza delle forme, e la malva,

il tarassaco, il topinambur, il papavero

s' infogliano in unico verde

flagellato dalla musica dell' acqua.


I  fiori serrano i petali nell' urna.


Il vento sferza la chioma del tiglio

che ha memoria di una sera ospitale,

il suo inatteso tepore.

Nessuna luce marina che inviti

ora a un brivido di presenza.

Solo il grigio delle raffiche

che cancella la linea dei poggi

e trascina nel concerto stregato

anche il cielo e le sue iridescenze.


Fluttuano nella stanza del ricordo

nubilose sfigurate parvenze.




                             Antonio  Prete     da       Se la pietra fiorisce

  


domenica 24 agosto 2025

LA GRANDE FESTA DI DACIA

  

Forse sarà la voce della poesia...




                                    

" Quando considero la piccola durata della mia vita assorbita nell' eternità che la precede e la segue "  scrive Pascal " quando considero il piccolo spazio che io occupo e quello pur così piccolo che io vedo, inabissato nell' infinita immensità degli universi che io ignoro e che mi ignorano, mi spavento e mi sorprendo di vedermi qui piuttosto che là, poiché non v'è ragione per cui io stia qui piuttosto che là, per cui adesso piuttosto che allora. Chi mi ci ha messo ? Per ordine e per opera di chi sono stati destinati a me questo luogo e questo tempo ? Memoria hospitis unius diei praetereuntis ( Ricordo dell' ospite di un giorno che subito passa , Libro della Sapienza ) ".

Severo e terribile discorso che vuole ricordarci la brevità del nostro stare al mondo e la vanità delle nostre stupide presunzioni. Giusto, caro Pascal, hai ragione, ma pure ti dico che un corpo vivo ha bisogno di prolungarsi nel tempo nell' immaginazione, anche dopo la sua fine terrestre, immergendosi in un sogno di continuità rassicurante. Non è abbastanza crudele la vita quotidiana perché non sia legittimato un sogno di pace nel dopo vita ? La crudeltà del nulla paralizza le membra e le rende nemiche di sé stesse. La nostra mente rifiuta di mettersi addosso cilici segreti. Vuole trovare la gioia del vivere e del morire. In vista di un giardino dei pensieri lontani. Un giardino soffice, fitto di alberi ombrosi, dove passeggiano leoni e cervi e orsi, senza mangiarsi l' un l' altro. Mi piace immaginarlo così, nella mia mente che invecchia, il giardino dell' aldilà. Un luogo delicato e accogliente in cui i nostri amati morti, fatti leggeri e savi, camminano agili, riflettendo. Ci saranno angeli ? Ci saranno santi, martiri, divinità; si vedrà l' ombra di un dio potente e punitivo ? Forse no. Forse sarà la voce della poesia a tenere in movimento le menti. E le parole penderanno dai rami come frutti. E si faranno canto, mentre la lira di Orfeo riprenderà a suonare scendendo dal cielo stellato.



                                Dacia  Maraini   da    La grande festa



venerdì 15 agosto 2025

CREATURA

 

                                                                           Si faceva tua carne il respiro...




CREATURA


Si faceva tua carne
il respiro
nel chiamarti a nome.
Per immense foreste camminammo :
i muschi
racchiudevano l' orma del tuo piede.
Foglie di quercia
ai capelli
furono piccole mani
alate di sole.
Ma a riva d' invernali fiumi
c'è sconosciuta
quest' alba :
la voce varca grigie onde
senz' echi,
gli aliti in nebbia rappresi e dissolti
ci consumano gli orli del tuo viso.




                                            Antonia  Pozzi  


lunedì 28 luglio 2025

LA STRADA DI DAMOCLE

 


                                                                                   A parte la vita, tutto bene...





I versi di Lucio Toma appaiono fortemente intrisi di quotidianità. Questo non assume di per sé un significato particolarmente rilevante : la poesia non ha bisogno di essere " quotidiana" per suscitare né cercare interesse nel lettore. Meglio focalizzarsi su quella combinazione di elementi afferenti al simbolo e al linguaggio : nel caso dell' autore, tali elementi si fanno largo in relazione al tema della salute, condizione che si esplora a partire dalla vicenda personale. Nella malattia, l' elemento espressivo principale si manifesta attraverso l' umorismo nero : l' autore è attraversato da una disposizione all' umor nero che non intende lasciare spiragli di vaghezza né superflui e fallaci sfiatatoi. L' osservazione, la constatazione amara  e - nonostante la lucida sobrietà - il coinvolgimento affettivo si allargano a comprendere i più vari ambiti di umanità.





A parte la vita, tutto bene, grazie :

non posso lamentarmi di molto altro.

D' accordo, non è bello quel che 

si dice né giusto quel che si vede

o vero ciò che sembra spesso da che è

mondo si sa che si accontenta gode

e a caval donato non si guarda in bocca

respira e basta con questi luoghi

comuni perché non ci sono più

le stagioni di una volta ma ipotesi

di ragioni se un calice mezzo vuoto

o mezzo pieno è questione di gusti.


Perciò brindisi a parte

non posso lamentarmi di molto altro.



                                                      ***


Più che in un manifesto elettorale

ho fiducia in quello funebre

perché è senza inganno

che mi dice chi ha sputato

i suoi ventisette grammi di fiato

e ora non è più niente, solo aria

fritta raccolta dalle narici

o particolato di quell' auto Euro 3.


E al dunque del si salvi chi può

( perché pietosamente ci si pensa )

siamo alla solita frutta al dessert

per cui tutto torna come sempre

in una festa a potersi ricordare

e a dire tanto che qualcuno

proverà pure a sorridere perché

in fondo è così che va la vita.



                                                      ***


Lasciatelo in pace.

Dio è mio

e non quello che dite,

pieno di croci e di spine.

Dio è libero

ha soffici ali e vola dappertutto,

come le fronde del vento in arteria,

come la morte sui tetti della città.



                                                    ***


Ancora un giorno perso

dietro al mio corpo

che stringe una flebo

paziente nell' attesa

del dottore mentre l' anima

incallita già si fa

elettrocardiogramma

di Gutenberg.



                                              ***


Se fossi solo un uomo nello scazzo

dell' attesa al centro commerciale

noterei solo una commessa spogliare

un manichino prima di rivestirlo

a primavera e non credo

quei gesti così lievi da violinista

mentre appunta lo spartito

dei prezzi e che non è così poi

scontato - a pensarci bene - a chi

resta da questa parte della vetrina.



                                                  ***


In una pagina della mia vita

( avevo anni per Dio

da rivedere e correggere )


fui chiamato alle armi

alla naia di parole

senza capire contro chi dovessi

combattere, chi fosse il nemico.


Fui riformato sulla strada

di Damocle

mani in alto

che le domande ammutolivano.


Per la verità è difficile schivare

i giorni che piovono addosso come

proiettili e possono ucciderti

se non vuoi farti ammazzare.


                                                  




                            Lucio  Toma     da       La strada di Damocle



giovedì 22 maggio 2025

LA STRADA DI MORANDI

 


                                                  Riconoscendo quanto da un punto all' altro era respiro...



Colpisce nei versi de " La strada di Morandi " una grazia lieve e malinconica, ma che tuttavia non si nega ad un pensiero profondo, e men che mai nasce da un' ingenua adesione all' esperienza esistenziale, ma poggia su un solido substrato, colto e costituito da una silenziosa opera di accumulazione. Il richiamo al tempo che non c'è più, ma che riemerge dalla memoria, non è solo nostalgia dell' età della giovinezza e della presenza di quei poeti e artisti che " sono rimasti si direbbe senza un sogno / intero ", ma è il tentativo di sostanziare sulla carta le tracce di quell' epoca di vitalità, di proiezione nel futuro e di malinconica grazia - appunto -  che vide protagonista un' intera generazione. Vitale ci parla ( anche ) di un mondo che è finito  sbriciolato sotto i colpi di un individualismo sempre più incalzante; ci racconta di una " società delle lettere" sparita insieme alla convinzione che la letteratura possa servire se non a cambiare il mondo, almeno a comprenderlo meglio, nella consapevolezza che il mondo sono soprattutto gli altri, donne e uomini, esseri viventi, oggetti.




Forse tra i libri, tra i romanzi

che s' aprono a un incerto

dopoguerra rimani

ancora un poco. E non è tutta

ingiallita la carta, le parole

che premono in un varco

fervoroso di anni, qui

sta certo il bene, un bene

così fragile un lume

che pur dura trovandoti

e immaginandoti


pagina dopo pagina.



                                                    ***


Sì, forse soltanto nei romanzi

se durarono e giunsero

per le luci prospettiche

un prima e un dopo

stabilirono un tempo

che non fu mio ma sale

come la vecchia strada di Morandi


il tratto lieve opaco della polvere.



                                                ***


E' una sola, in ritardo

segue un piccolo scarto e pare incredula

come chi la osserva, l' ala

si fa di colpo trasparente

ma è appena un passo

scrupoloso di danza uno di più

mentre ritrova

la consegna del nero, l' eleganza

veloce di grafia per una pagina


che ha luce di mattino e non si perde.



                                                         ***


Questa acquata di giugno nel silenzio

di una città così lontana e prossima

dove ti invito e so che non verrai

questa inquieta dolcezza questa strana

impressione che tu dorma

e scorra il tempo, s' avvisa


questa vena decisa

senza più scansione

un cane nell' opaco che si sperde

talora ma non fiata

è troppo giovane ancora

e in sé più a lungo duole.


Parole come amore

da non dirsi

se non di rado sottovoce

perché amore pensavi è nelle cose

terrestri, nel loro schiudersi

segreto come fosse


un'ora che è già luce e non è luce.



                                                    ***


Non più lo sai farò ritorno

su quel sentiero che infittiva

in alta valle

e tra le resine d' un giorno

di promesse non più

quei calici di ambra quel venire

a patti con la vita

che luce a un tratto sul crinale prendeva

meravigliandosene appena

e poi riconoscendo quanto da un punto

a un altro era respiro, ma solo lì


dove il silenzio presto sarebbe sceso.




                                 Marco  Vitale      da   La strada di Morandi



mercoledì 12 marzo 2025

POESIE DI LOKA

 




                                                             Com'è bello ricominciare una nuova vita...




SE RICAMASSI IL TEMPO


Se ricamassi il tempo,

tra i labirinti

avrei messo pietre

per segnalare il mio respiro.

Se nell' ardore del momento

mi si inciampassero i piedi

prima che si brucino

con fuoco e febbre, prima di spremere l' attesa

la seta d' acqua

la lascerei sotto un ruscello.

 Mi sarebbe bastata

la tua ombra

e un tappetino morbido di

speranza;

per coperta

solo stelle che si bruciano

con fuoco e febbre.

 Se perdessi l' attesa

non comprenderei il cammino,

settimane e mesi,

dove vengo e dove vado,

i giorni se ne andranno ciechi,

le notti sarebbero diventate

sorde.

Entrambi mi sembreranno uguali.



                                                ***


UNA FARFALLA AZZURRA


Una farfalla azzurra 

ti raggiunge e si ferma sul ciglio;

senza chiave e senza bussare

ti apre la porta dell' anima

e misura

la profondità del sentimento

nell' alba sospesa,

mentre la notte

dal giorno si separa.

E tu,

novella luna,

dall' orbita

che sempre più si avvicina,

bruci

nella fiamma invisibile

del mondo al risveglio.

Poco del tuo respiro,

rimasto dentro me

basterebbe 

per un altro mondo,

senza luna

e il sole vecchio.



                                              ***


L' ALTRO TEMPO


Sei venuta per dirmi

che la parola è vento

che non ha forma.

La promessa è gioco.

Che il cane e l' uomo sono identici.

Sei venuta per dirmi

che il tempo ti invecchia barando

e le rughe sulla fronte nascono furtivamente

sussurrandoti

parole d' amore.

Mi hai inviato parole che

balzano da un abisso all' altro,

che il tempo rimane stretto

al tuo polso.

Nell' etere un altro tempo sta arrivando.

Il tuo tempo

con un altro sole

con un' altra luna.



                                                ***


HO VISTO


la mia infanzia,

ho progettato il tempo e lo spazio

un lago di desideri sotto un cipresso

all' ombra di una quercia.


Ho visto che sono caduto su quella riva

dove avevo seminato tempo, era germogliato il desiderio,

era tarda estate e non c'erano più fiori di montagna

tranne i frutti autunnali più rari.


In autunno quando mi sento vicino a me stesso

nei prati di basilico e rose

attraversando uno stretto sentiero d' immaginazione

annego in un lago di desideri.



                                           ***


RIPETERSI


Morire

come il sole,

con l' idea di risorgere

nel tuo crepuscolo limpido.


Tenere sempre per te

l' ultima lacrima,

l' ultimo sogno

e la speranza.


Perché domani 

di certo ci sarà rinascita...

Risorsero dalla polvere cosmica

le stelle morte già prima,

nacquero nuove lune e terre

e noi - sicuramente -

rinasceremo dalla stessa polvere.


Com'è bello ricominciare

una nuova vita

su un pianeta 

che non conosce il peccato.

Ancora morderemo 

la mela proibita.

peccatori moriremo

e peccatori rinasceremo.



                              Nikolle  Loka , poetessa albanese



venerdì 24 gennaio 2025

LE VORAGINI DI AZZURRO DI ADRIANA

 


                                                              La tua voce dice flebile : fine...



Nella presente raccolta, Adriana Tasin affronta il tema dell' esistenza avvalendosi di una metafora solida e incantata : la montagna. Esploratori, sciamani, alpinisti , poeti - pazzi ? - si inabissano ciechi nel labirinto dell' ignoto, si inerpicano e scendono dalle pareti dell' impervio. Il tempo profondo della Terra non coincide con il ciclo umano e ciò che - osservato in un tempo breve - pare eterno , in un tempo geologico si manifesta come transitorio. Così è la montagna, così è il corpo. Un visionario, in dialogo con una voce, sporto nel vuoto, sfida - scalando pareti scoscese - le leggi della gravità e del dolore : il percorso è rischioso, aleggia la morte intorno. L' alta quota è l' interregno di vivi e di morti, apparizioni e sparizioni, illuminazioni e stupori. Al tramonto, affaticato, si cala - a tratti precipitando - ma non per tornare al punto di partenza, alla casa,  ma alla forma primigenia del mondo : all' acqua, al grembo. Il profilo delle vette lascia spazio a un luogo piano dove le montagne sono memoria e il mare è vastità. E l' amore ?





è proprio necessario il viaggio ?[ ... ] necessario rinnovare il dolore del corpo

così stanco quasi morto

salire per ricadere al centro della Terra

fino al ferro ai chiodi dell' introvabile via

tracciando e cancellando traccia

che nessuno la possa seguire ?


e in fondo [ rispondi ] ciascuno deve

calarsi in solitaria nel proprio sentire.



                                              ***


e dunque ci dissero di partire, di tenere

a mente [ al buio ] sequenze appoggi

appigli e settanta gesti

ripetere tutto X volte nella testa

il corpo poi avrebbe echeggiato

- questo disse           nient' altro

eravamo tra le montagne

                               ripetizione discendenza.



                                                    ***


la parola urlata illeggibile [ solo sentita

nel vago ]

diseppellirono i poeti gli alpinisti i

dissensi, ritrassero le carte copiative

nel secchio occhi recisi sassi lungo

i ghiaioni, la montagna matrioska

partorì frane, voci d' acqua cascate da

grotte buie, ciechi ci addentrammo 

a tentoni nel labirinto carsico

disponendoci con torce di fuoco.



                                                         ***


sebbene fossimo ciechi

ci fu assegnato il potere di vedere

con le dita - per un tempo breve

l' incendio dello sciame di pietre


osammo acrobazie per annodarci alla

morte nostra sposa.



                                             ***


le tenebre chiodarono il tempo

al legno; fu difficile per lo sciamano

seguire la direzione, scendere il secolo

a ritroso, oltrepassare i limiti stabiliti

dalle sue stesse mani, dai tanti fuochi

accesi, dai laghi temporanei sospesi,

tacere come pietra l' ululato del lupo


" hai detto qualcosa ? "

                ma lui non rispose

per un millennio tacque, poi disse :

               " che cosa volete sapere ? "



                                               ***


nella sala cinematografica

un alpinista arrampica sullo schermo

lembi limpidissimi di montagna

frammenti di vento spalancarono visioni


galleggi con lo sguardo perso

nel luogo così spesso nominato

[ dico ] ma ti sei visto ? riconosciuto ?

si spegne la luce nella sala

il buio fa il resto, oscura tutto

di colpo corpo e ricordo


la tua voce rimane, dice flebile : fine.




                    Adriana Tasin  da     Voragini d' azzurro