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lunedì 14 aprile 2025

MITO E LOGOS ( 1 )


                                           Pompei - Affresco di una madre che allatta il bambino




MADRI, BAMBINI E DEE CON LA SCOPA


Se potessimo sbirciare in casa di una madre che ha appena partorito, nella fase più antica della storia di Roma, ai nostri occhi si presenterebbe una  scena quantomeno singolare. In piena notte vedremmo infatti tre uomini compiere una sorta di ronda all' esterno dell' edificio con in mano altrettanti oggetti piuttosto bizzarri : una scure, un pestello e una scopa. Giunto davanti alla porta d' ingresso, il gruppo si fermava e compiva gesti non meno misteriosi : la scure e il pestello venivano sollevati per colpire la soglia, la scopa per ripulire le schegge di legno che si accumulavano per terra, e questo nonostante i tre non fossero affatto dei malviventi intenzionati a penetrare con la forza nell' abitazione.

A offrirci la spiegazione di quello che in effetti ha tutta l' aria di essere un rito molto arcaico, è il maggiore studioso antico di religione romana, il dottissimo Varrone , attivo nel I sec. a.C.. Secondo Varrone, quel giro intorno alla casa della puerpera aveva la funzione di tenere lontano il dio Silvano e di impedire che tormentasse la madre e il bambino appena nato. E poiché Silvano è un dio irsuto e selvaggio, il cui dominio coincide con gli spazi del bosco e dell' incolto, ecco che per fronteggiarlo venivano impiegati oggetti appartenenti al campo dell' agricoltura : la scure con cui si tagliano gli alberi, il pestello con cui si macinano i cereali e la scopa con cui le spighe vengono ammassate sull' aia dopo la mietitura. Non solo : da Varrone apprendiamo anche che le tre figure coinvolte nel mito impersonavano altrettante divinità : Pilumno era il dio del pestello, Intercidona la dea della scure, mentre Deverra era riconoscibile dall' attributo della scopa .



                                 Mario Lentano  da   Mito e Logos



MITO E LOGOS ( 2 )

 

Silvano - del resto - non era l' unica minaccia per i bambini appena nati : non meno pericolose di lui erano le Strigi, sorta di uccelli rapaci dei quali si diceva che aggredissero le viscere dei neonati mentre dormivano nelle loro culle e ne succhiassero il sangue fino a farli deperire e morire, oppure che offrissero loro le proprie mammelle, che però non contenevano latte, ma una sorta di siero velenoso. Per fortuna, a venire in soccorso dei piccoli indifesi, era anche in questo caso una divinità, Carna, venerata come protettrice degli organi interni : la dea prima deponeva sulla finestra della stanza un ramo di biancospino, pianta di buon augurio, poi offriva alle Strigi le viscere di una scrofa appena nata come forma di sacrificio sostitutivo perché, cibandosi di quelle, i malefici uccelli rinunciassero a insidiare il corpicino del neonato.

Fin qui, i Romani ; ma riti, preghiere e congiuri per proteggere le culle sono stati praticati ovunque in Europa sino all' età moderna, e in alcune aree periferiche erano ancora in uso pochi decenni fa. In società nelle quali la morte dei bambini era frequentissima, questa folla di presenze minacciose, da Silvano alle Strigi, consentiva da un lato di darsi una spiegazione di un evento devastante come la perdita di un figlio, attribuendola all' azione di potenze superiori, dall' altro personificava il pericolo identificandolo in un essere concreto, anche se invisibile, che si poteva quanto meno cercare di combattere o di allontanare. Successivamente, dopo l' avvento del Cristianesimo, queste pratiche vennero sostituite con invocazioni e preghiere alla Madonna e ai Santi.




                           Mario  Lentano    da    Mito e Logos