giovedì 30 giugno 2022

PENSIERI SULLA GUERRA

 


                                                           Foto di guerra a  Kharkiv



" Solo un ipocrita senza pudore o uno sprovveduto senza cervello potrà dirsi stupito : il giusto non è nient'altro che l'utile del più forte ".


            Trasimaco -  Filosofo e oratore greco ( 400 a. C. )




" All'inizio della guerra si fa una scelta : che la tua parte è buona e l'altra cattiva . Una volta che hai fatto questa scelta, non hai più bisogno di pensare : qualsiasi cosa tu faccia - non importa quanto sia orribile - è accettabile ".


            Howard  Zinn  -  Storico americano contemporaneo



IL DISSENSO BIBLICO DI AMOS OZ 1

 


                        Giotto - Bacio di Giuda ( Cappella degli Scrovegni di Padova )



" Lo scritto di Amos Oz si occupa della figura di Giuda Iscariota. Il nome proprio è diventato sostantivo che identifica il traditore per eccellenza. Giuda / Jehudà è stato facilmente assimilato a  giudeo, determinando i sentimenti cristiani di antisemitismo e l'inconcepibile accusa di deicidio "  .  ( Dalla Prefazione di Erri De Luca ).




(...) Non sono d'accordo con Gesù sulla sua visione dell'amore universale, sulla sua idea che tutti si amino tra loro. Pensavo che questo fosse troppo bello per essere possibile; pensavo che fosse contrario alla natura umana: se ami tutti, in realtà non ami nessuno. Non è l'amore una merce rara? Non siamo forse capaci - per la maggior parte - di amare non più di cinque o dieci, forse quindici persone? Se qualcuno afferma di amare l' America Latina, o di amare il Terzo Mondo, o di amare tutte le donne, questo non dovrebbe essere chiamato amore, ma forse empatia, o adorazione, o infatuazione, affetto, ammirazione o qualcos'altro, ma sicuramente non amore.

Dissento da Gesù anche riguardo al suo invito a porgere l'altra guancia al tuo nemico: a mio modo di vedere, il male più grande non è la violenza, ma l'aggressività. L' aggressività  è la madre di ogni violenza. Molto spesso, l'aggressività dev'essere fermata con la forza, non porgendo l'altra guancia. Lotte e Margrit, due sorelle ebree tedesche mie parenti, erano adolescenti quando furono deportate dai nazisti in un campo di concentramento. Nel 1945 furono liberate da quell'inferno e salvate non da dimostranti con rami di ulivo, ma dalle truppe alleate con tanto di elmetto e mitragliatrici. Noi attivisti per la pace israeliani non dimentichiamo mai quella lezione . (...)




            Amos Oz  da  Gesù e Giuda ( Trad. di V. Mantovani )



IL DISSENSO BIBLICO DI AMOS OZ 2


 (...) C'erano un paio di altre cose sulle quali Gesù e io non eravamo d'accordo, ma nondimeno ero sempre incantato dalla sua persona e dai suoi Vangeli. Tuttavia, appena arrivai all'episodio di Giuda il traditore, dei trenta pezzi d'argento, del bacio più famoso della storia - ancora più famoso del bacio di Romeo e Giulietta, esplosi. Quella storia mi ripugnò non soltanto come ebreo, non per motivi sciovinisti e religiosi, ma semplicemente perché il lettore e il piccolo detective dentro di me si ribellavano alla totale assurdità e bruttura di questa scena. Trovavo tutta la storia assurdamente illogica e insensata.

Non c'era Google a quei tempi, ma scoprii in un dizionario che gli infami trenta pezzi d'argento erano pressappoco l'equivalente di seicento euro del nostro tempo. Secondo fonti cristiane, Giuda non era uno squattrinato pescatore della Galilea, come gli altri apostoli, era un agiato proprietario terriero della Giudea. Perché diavolo un uomo simile avrebbe dovuto vendere il suo maestro, il suo rabbino e il suo Dio per seicento euro ? E se era così malvagio e così accecato dall'ingordigia da vendere il suo maestro e il suo Dio per seicento euro,  perché avrebbe dovuto andare a impiccarsi subito dopo? Mi sembrò semplicemente incomprensibile. Ma, soprattutto, non riuscivo a concepire come qualcuno potesse offrire a Giuda anche solo cinquanta centesimi per baciare Gesù dopo l'Ultima Cena, in tal modo identificandolo, tradendolo e consegnandolo agli uomini mandati dai sacerdoti ad arrestarlo. Tutta Gerusalemme conosceva Gesù: non predicava  in ogni piazza e a ogni angolo di strada? Un paio di giorni prima aveva dato grande scandalo nel cuore di Gerusalemme rovesciando i tavoli dei cambiavalute alla porte del Tempio, quei cambiavalute la cui attività - secondo lui - sconsacrava quel luogo. ( Un gesto assai violento da parte sua. Evidentemente, doveva aver dimenticato per un momento di essere Gesù Cristo; doveva essere così pieno di rabbia da abbandonare momentaneamente i suoi stessi insegnamenti. A dire la verità, mi è ancora più simpatico per essere stato capace di arrabbiarsi proprio come voi e come me. Tengo a rimarcare anche che l'uomo che rovesciò i tavoli dei cambiavalute non poteva essere propriamente mite e docile: almeno fisicamente c'era qualcosa di esplicitamente muscolare in un uomo capace di passare da un tavolo all'altro, ribaltarli, e probabilmente affrontare e vincere la resistenza di almeno qualcuna delle vittime sbalordite...).  (...)



        

             Amos  Oz   da     Gesù e Giuda  ( Trad. di  V. Mantovani )



IL DISSENSO BIBLICO DI AMOS OZ 3


(...) Tutta Gerusalemme conosceva Gesù. Perché dare a Giuda dei soldi per baciarlo sulla guancia in modo da rendere possibile il suo arresto? Gesù non tentò di scappare o di nascondersi quando vennero a cercarlo i carcerieri : non si tagliò la barba o non si mise un cappuccio per celare il viso.Quando gli si avvicinarono con le manette, non tentò neppure di sostenere che non era Gesù ...( Per i cristiani era il segno che tutto quanto stava accadendo era predestinato e già ampiamente notificato nell' Antico Testamento, n.d.r ). Dunque, perché pagare per un bacio che doveva identificare un uomo noto a tutti? Non aveva senso per me a sedici anni, e ancor meno adesso, sessant'anni dopo.

Un'altra cosa che mi colpì è che era una storia scritta molto male, con un protagonista che assomigliava allo stereotipo hollywoodiano del cattivo di un film di serie B : una creatura ripugnante, subdola, avida, infida, ingannatrice. A questo Giuda Iscariota si è attribuito ogni cliché negativo possibile. Per di più, già allora mi resi conto che questa era una storia tutt'altro che innocente : il Giuda dei Vangeli è la velenosissima fonte dell'antico archetipo dell'ebreo eternamente demonizzato e maledetto. Un editor decente, pensai allora e ne sono convinto anche oggi, avrebbe dovuto tagliare questa storia dai Vangeli. E' una sgradevole appendice e non è necessaria per gli sviluppi della trama. Cosa sarebbe cambiato se Gesù fosse andato direttamente da Betlemme al fiume Giordano, attraverso la Galilea e la Samaria, e poi al Monte degli Ulivi e a Gerusalemme per la crocefissione e la resurrezione, senza Giuda? Senza pezzi d'argento? Senza il bacio traditore ?

Nessun'altra storia ha mai generato tanto odio, tanta violenza, tanto spargimento di sangue, tante persecuzioni, tanti genocidi quanto l'odiosa storia di questo tradimento.  (...)



              Amos Oz   da    Gesù e Giuda  ( Trad. di  V. Mantovani )



LA VITA DI MARINA



                                                          Sei stato tu a chiamare!



La vita è palmo, menzogna,

tremore di tutte le vene,

e l'anima crolla nel sogno.

I tuoi sì sono argilla selvaggia.

Grano, erba, azzurro, afa :

sei stato tu a cantare!

sei stato tu a chiamare!




                    Marina  Cvetaeva      Trad. Valerio Magrelli



A PERDERSI



                                                            Non è lapide la parola fine...




Non accanirti,

vedi come si dimena il ricordo

che ritorna in scroscio di doccia

vedi come punge il sonno col suo

ritmo che ancora

non mi abbandona.


Ora lascia perdere la foschia

che  veste i palazzi o le gocce

immolate

tra cielo e terra, lascia

che danzino oltre una preghiera

che mai si rassegna.


Non è lapide la parola fine.




                    Lorenzo Rapisarda   da    A perdersi



mercoledì 29 giugno 2022

IN FUTURO , STAREMO TUTTI BENE

 




                                                                 Staremo tutti bene...




Forse quello che ti manca sono le cose semplici,

che non è l'infanzia, ma quell'uccello

rapace che afferra l'aria con gli artigli.

Se tu sapessi che non costerebbe nulla

tenere le ali aperte come un albatro,

che potresti andare per diecimila miglia senza

un solo battito d'ali, che deve essere così,

questo glissando tra impennata e caduta,

potresti impacchettare le tue indignazioni

e andare verso la cabina telefonica

nel cielo. Un dio alla porta seduto

su un bufalo gigante ti offre un sorso

di vino per far passare l'amarezza.

La tua ultima telefonata è verso il futuro.

 Stiamo bene ,dici, Staremo tutti bene.




                   Tishani  Doshi   da     Un dio alla porta ( Trad. di A. Sirotti )



I TESTIMONI DI EMANUELE

 




        Non posso dirti mia figura intatta...



" Testimoni" potrebbe far pensare ad un atteggiamento e a un tono elegiaci, a una postura civile che l'autore invece non assume, almeno in modo frontale. Ma basta girare pagina per trovare la prima sezione , Eingedeinken, che dissipa il pregiudizio e illustra subito una delle caratteristiche di questa scrittura : Franceschetti è un autore colto, che ripone una fiducia viva - pur se tormentata - nell'armamentario di conoscenze tipiche dello scrittore umanista . ( Dalla prefazione di M. Gezzi )




Ci sono cose che non posso dirti.

Potrei darti un nome,

indicarti cose in uno spazio che è di tutti,

destinarti parole non diverse da altre che già conosci.

Eppure il nome in cui ti tengo è un segno

che affonda e brucia.

Un culmine, un segreto.

Non posso dirti mia unica figura intatta

mia croce, mia lingua nascosta.

Non  posso dirti il corpo

che mi resiste ancora,

il corpo che non è spirito

ma terra scossa, carne spalancata.



                                  ***


Il luogo dove tutto risolve deve essere una metafora,

un ponte - questo pensi,

schiacciato nell'ordigno autostradale,

tentando un'evasione metafisica -

ma il mondo non conosce la tua lingua,

le cose stanno e basta.

Segni nell'incunabolo,

forme della mancanza.



                                       ***


Ti ricordi che i vivi se ne vanno:

i muri  fatti a pezzi, le cose, i sedimenti,

la polvere inchiodata al suo silenzio.

Eppure un segno esiste, risale a filo d'acqua,

indovina uno spazio che non c'era :

la pagina riaperta, una postilla

vecchia di quasi un secolo,

un pensiero che ancora sopravvive

come in un negativo, come un fossile.



                                       ***


La prima cosa sono le campane. Un suono di nessuno,

che non ferma la pioggia, che non salva

i superstiti. Sciancati, sentinelle, trafficanti,

ovunque vittime in disuso.

Angst,

in una lingua più efficace per dire

che nel suono resiste una paura

che sai e non sai.

O forse sei solo come gli altri nell'opera del mondo,

nel nulla imprecisato, in una forma

tentata, un tu qualsiasi che si sporge.



                                    ***


Ama la tua inquietudine, che è forza germinale

insiste con voce ferma di terra,

non maledire la sete che ti abita.

Eppure questa guerra. Quest'urto,

questa prossimità con gli elementi.

Resistere per non dimenticare

il senso primitivo di casa, i corpi innamorati,

tutto il dolore che non sai trascrivere.

Oppure il pensiero che tutto sia sottrazione

e attesa. La storia che ti guarda, ti sommerge.




                 Emanuele  Franceschetti   da     Testimoni



martedì 28 giugno 2022

LA DANZA DEGLI AIRONI

 


                                                          Perduto in un sogno di luce...




Anche il ruscello può essere sentiero

nell'intrico della boscaglia.


Tu forse potevi provare a seguirlo

arrivare alla polla nella terra.

Sapevi assecondare gli sbalzi

del fiume, tenere a bada

la natura cedevole dell'acqua.



                                        ***


Perdute in un sogno di luce

ti si fanno vicine quelle piante

assorte, intente a covare

un respiro un incontro fortuito

nel mondo.


Lo sai sono loro ad averti

quando passi incurante tra le dune

di fiori e la montagna

rifulge,

le betulle guardano altrove.



                                         ***


A certe altezze qualcosa permane,

un sottofondo un azzurro

identico nonnulla -

parla adesso per loro una maschera di nuvole.

Cercano il riposo

degli alberi, le pazienti praterie.

Nel sonno tra le piume li guida

il petto ampio della terra.



                                             ***


Spirano basse le nebbie tra i lecci

e il giorno rischiara appena

come un fantasma la foresta.


E' un'ora di alba e di tregua.


Proverò a curarti in questa

dissolvenza, a ripiegare

nei minuti le garze umide

sulla resina disciolta,

a indovinare l'auspicio dai rami

nel volo corto del beccafico.



                                       ***


Ecco l'erica immobile, il prato

che senza armi né scorza ti tiene

se cedi alle mire della pioggia

battente alla forza

del cedro elegante e gli aghi

ti coprono, le radici si addentrano.


In campagna su di te

inosservati crescono i gelsi.





               Matteo  Meloni   da     La danza degli aironi



LE STAGIONI DI CARDARELLI



                                                      Estate, stagione dei densi climi...




ESTIVA


Distesa estate,

stagione dei densi climi

dei grandi mattini

dell' albe senza rumore

ci si risveglia come in un acquario

dei giorni identici, astrali,

stagione la meno dolente

d'oscuramento e di crisi,

felicità degli spazi,

nessuna promessa terrena

può dare pace al mio cuore

quanto la certezza del sole

che dal tuo cielo trabocca,

stagione estrema che cadi

prostrata in riposi enormi,

dai oro ai più vasti sogni,

stagione che porti luce

a distendere il tempo

di là dai confini del giorno,

e sembri mettere a volte

nell'ordine che procede

qualche cadenza dell'indugio eterno.



                                     ***


FEBBRAIO


Febbraio è sbarazzino.

Non ha i riposi del grande inverno,

ha le punzecchiature,

i dispetti

di primavera che nasce.

Dalla bora di febbraio

requie non aspettare.

Questo mese è un ragazzo

fastidioso, irritante

che mette a soqquadro la casa, rimuove il sangue, annuncia il folle

marzo

periglioso e mutante.



                                       ***


MARZO


Oggi la primavera

è un vino effervescente.

Spumeggia il primo verde

sui grandi olmi fioriti a ciuffi

ove il germe già cade

come diffusa pioggia.


Tra i rami onusti e prodighi

un cardellino becca.

Verdi persiane squillano

su rosse facciate

che il chiaro allegro vento

di marzo pulisce.


Tutto è color di prato.

Anche l'edera è illusa,

la borraccina è più verde

sui vecchi tronchi immemori

che non hanno stagione,

lungo i ruderi ombrosi e macilenti

cui pur rinnova marzo il greve manto.


Scossa da un fiato immenso

la città vive un giorno

di umori campestri.

Ebbra la primavera

corre nel sangue.



                                            ***


AUTUNNO


Autunno. Già lo sentimmo venire

nel vento d'agosto,

nelle piogge di settembre

torrenziali e piangenti

e un brivido percorse la terra

che ora, nuda e triste,

accoglie un sole smarrito.

Ora passa e declina,

in quest'autunno che incede

con lentezza indicibile,

il miglior tempo della nostra vita

e lungamente ci dice addio.



                                           ***


NOVEMBRE


C'è un giorno che tutte le formiche escono dal bosco

a fare il fascio per l'invernata.

Sopraggiungono, di lì a poco,

le lunghe piogge autunnali,

simili a un gran pianto dirotto, interminabile.

E' un pianto che sgorga a fiumi, a torrenti,

fa crescere il lago, solca le strade, rovina i ponti

e dilaga per i campi ostinatamente verdi.

I muri si ricoprono di vellutina.

Quando più nessuno se l'aspetta,

un sole freddoloso, più prezioso dell'oro vecchio,

torna poi, ogni mattina,

a trovare le foglie gialle d'acacia

che piovono ancora sui davanzali,

le foglie secche dei platani

che il vento trascina lungo i viali.




              Vincenzo Cardarelli   da   Poesie, 1942




lunedì 27 giugno 2022

LA MORTE DI PATRIZIA E IL TESTAMENTO DI FABRIZIO

 


                                                      Quando si muore, si muore soli...




La morte vorrei affrontarla ad 

armi pari

anche se so che infine dovrò

perdere,

voglio uno scontro essendo tutta

intera,

che non mi prenda di nascosto e

lentamente.



                                  Patrizia  Cavalli



La morte ha vinto ( e lentamente) ma la sincera eleganza dei tuoi versi rimarrà in chi ti ha amata e apprezzata.



                                       frida



ELEGIE DI DOUGLAS DUNN

 


                                                                 E t'amo ancora, amore.




RILEGGENDO BLISS E ALTRE STORIE DI KATHERINE MANSFIELD


Una mosca pressata, come una garza, uno scheletro,

ha qui aspettato tra pagina 98

e pagina 99, nel racconto intitolato " Bliss ",

fin dall'estate del '62, il suo appuntamento.


Il suo ultimo giorno dentro una trappola di pagine.

Mosca prosastica, cosa potrà mai per te significare

" Je ne parle pas français ", tu che moristi in Scozia

quando girai le pagine dove ti sei andata a schiacciare?


Ecco un abbonamento settimanale per i bus verdi,

in maggio, il segno fatto su " The Dill Pickle ".

Non feci ritorno a casa quel venerdì. Faccio balenare

in un attimo tutti quegli anni, e t'amo ancora, amore.


Queste sono storie che potevano starmi forse nella testa

quel giorno, mentre m'innamoravo, mentre ero in azione

per una bella vita; e quella mosca, seppellitain maniera prolissa

dentro " Bliss " è la lacrima secca che punteggia la " Benedizione".



                                          ***


IL SECONDO PARERE


Andammo a Leeds per un secondo parere.

Dopo che fu chiamato il suo nome,

attesi tra coloro apparentemente sani

e quelli con occhi bendati e occhiali scuri.


Una madre robusta trascinò i piedi malati,

col bastone e una benda sopra l'occhio,

lasciando sul posto - dopo averli istruiti - i suoi bambini.

I minuti passarono come un inverno.


Mi chiamarono dentro. C'è un momento peggiore

di quello in cui il giovane dottore tentò di spiegare?

"E' grande. Sta crescendo". " Cos'è?" " Maligno"

" Perché proprio lì ? Lei è un'artista ! "


Scrollò le spalle e disse : " E chi lo sa ".

Mi avvertì che avrebbe potuto propagarsi. " Propagarsi?".

Il mio corpo si dolse a gemellare quella sofferenza

e toccare il rimedio con le labbra, col sesamo guaritore.


Nessuna immagine, nessun filo a cui appendermi - nulla

da ascoltare o vedere. Nessuna foglia a fremere nel sole.

Solo la mente ora slitta contro gli eventi

e l'antisettica folata del destino.


Ansia professionale -

La sua mano sulla mia spalla

a guidarmi verso la porta, un profumo di sapone,

dita da medico, e quella fede da sposato.



                                      ***


FRANCIA


Una dozzina di passeri sgambettavano sul gelo.

Li osservavamo giocare. Noi stavamo in finestra

e, se ci aveste osservati, avreste visto un doppio

fantasma. Le facevo il fiocco alla vestaglia.

Osservava, riconosceva la gente.

Se avessero alzato lo sguardo. avrebbero capito che stava male -

" Ti prego, quando morirò, non tirare le tende" -

Da tutti quel fiori sul davanzale.


" Che peccato" , lei diceva. " Troppo malata, troppo in fretta".

" Mi sarebbe piaciuto fossimo andati un po' via".

Socchiudemmo gli occhi assieme, sognando la France.

I suoi prati, i fiumi, jouissance.

Contavo le estati, aritmetica del nostro amore.

" Qualche altro giorno, amore. Qualche altro giorno."



                                       ***



CALEIDOSCOPIO


Salire di nuovo queste scale, con un vassoio in mano,

significa magari ritrovarti coi cuscini e coi tuoi libri,

a inventariare gonne e vestiti

come se ti stessi preparando per una vacanza.

O, lasciando il pianerottolo, io potessi trovare

la mia presenza traguardata dentro al tuo caleidoscopio,

una simmetria di mariti, ciascuno ridisegnato

in forme armoniose di preveggenza, preghiera e speranza.

Salgo queste scale una dozzina di volte al giorno

e aspetto, accanto a quella porta aperta, guardando dentro

il luogo dove poi moristi. Le mie mani diventano un vassoio

che offre me, la mia carne, la mia anima, la mia pelle.

A questo modo il dolore ci fa torto. Sto in piedi, aspetto, e piango

per l'assurdo perdono, e non ne so il perché.




            Douglas  Dunn   da    Elegie   ( Trad. di M. Fazzini  )




RICETTE ( preventive ) PER L'INVERNO



 

                                                               Le ali per un bacio...



Inverno. Il sole è un dono raro e apprezzato, la notte arriva troppo presto, il cibo ha un sapore più amaro. Sospesi in questo grigiore, guardiamo indietro o avanti, ciò che è stato o che forse ci aspetta : colori più caldi riempiono le nostre estati di coperte stese tra gli aranci, di viaggi in macchina tra campi sconfinati che scorrono via da un finestrino. Ma ciò che il sole bacia, proietta allo stesso tempo - dietro di sé - un'ombra più scura, ed è lì che l'inverno si annida : in una speranza o nel ricordo di una persona che abbiamo perso; in una gioia minuta, più duramente guadagnata e - dunque - cento volte più preziosa.





RICETTE PER L'INVERNO


Ogni anno, quando veniva l'inverno, i vecchi andavano

nei boschi a raccogliere il muschio che cresceva

sul lato nord di certi ginepri.

Era un lavoro lungo, occupava molti giorni, anche se

erano giorni brevi perché la luce andava calando,

e quando le loro sporte erano piene, tornavano

a casa affaticati, perché il muschio era pesante.

Le mogli lo facevano fermentare, un lavoro lungo ed

estenuante,

specie per persone vecchie tanto

che erano nate in un altro secolo.

Ma avevano una pazienza, quegli anziani,

che voi e io stentiamo a immaginare.

e quando il muschio era stato trattato, lo mettevano con

senape selvatica e sapori piccanti

in ciabattine tagliate a metà, inzuppate come pan bagnato,

dopodiché la cosa era fatta : un " panino invernale 

rinvigorente",

lo chiamavano, ma nessuno diceva

che era buono; lo mangiavi

quando non c'era altro, come le mazzot nel deserto, che

i nostri genitori chiamavano il pane del dolore - in certi

anni

un vecchio non tornava dai boschi, e allora la moglie

doveva trovare

una nuova vita, come autoinfermiera, o supervisionando

i giovani che facevano i lavori pesanti, o vendendo

i panini nel mercato all'aria aperta mentre cade la neve,

avvolti

in tela cerata - Il libro contiene

solo ricette per l'inverno, quando la vita è dura. In

primavera,

chiunque può preparare una buona colazione.



                                            ***


PENSIERI NOTTURNI


Sono nata tanto tempo fa.

Non c'è più nessuno in vita

che mi ricordi da bambina.

Ero una bambina brava?

Cattiva? Tranne che nella mia testa

questo dibattito ormai

tace per sempre.

Cosa costituisce

un bambino cattivo, mi chiedevo. Coliche,

diceva mia madre, cioè

piange molto.

Che male poteva

esserci? Come era duro

vivere, non mi meraviglio

che siano tutti morti. E come

devo essere stata piccola, sospesa

dentro mia madre, che mi tastava

con approvazione.

Che peccato che ho cominciato

a esprimermi a parole, senza rapporti

con quella memoria. L' amore di mia madre!

Fin troppo presto mi sono rivelata

per quel che sono,

robusta ma acida,

come una sveglia.



                                        ***


Poco dopo scese la notte. Automaticamente

si accesero le luci.

Sul pavimento la donna si mosse.

Qualcuno le aveva messo sopra una coperta

e lei la spinse via.

E' mattino? disse. Si era tirata su

in qualche modo per poter vedere

la porta. C'era un uccello, disse.

Qualcuno dovrebbe baciarlo.

Forse è già stato baciato, disse il mio vicino.

No, disse lei. Una volta baciato

diventa una persona. Così non può volare;

può solo star seduto, in piedi, coricato.

E può baciare, aggiunse maliziosamente il vicino.

Non più, disse lei. Fu una sola volta

per spezzare l'incantesimo che aveva gelato il suo cuore.

Uno scambio svantaggioso, aggiunse,

le ali per un bacio.

Ci fissava, come una figura in cima a un monte

che guarda giù. anche se eravamo noi che guardavamo giù.

a dire il vero. Evidentemente la mia testa non è quella di

una volta, disse.

La maggior parte dei miei fatti sono spariti, ma certi

principi sottostanti si sono perciò

manifestati con chiarezza sorprendente.

I cinesi avevano ragione a riverire i vecchi.

Guardate noi, disse. Siamo tutti in questa stanza

ancora in attesa di essere trasformati. E' per questo che

cerchiamo l'amore.

Lo cerchiamo tutta la vita,

anche dopo che lo abbiamo trovato.



                                         ***


UNA FRASE


Tutto è finito, dissi.

Cosa te lo fa dire, chiese  mia sorella.

Perché - dissi - se non è finito, presto finirà,

il che in fondo è lo stesso. E se le cose vanno così,

non c'è ragione di cominciare

nemmeno una sola frase.

Ma non è lo stesso, disse mia sorella, il fatto che finirà presto.

Rimane una domanda.

E' una domanda stupida, dissi.



                                   ***


UNA STORIA PER BAMBINI


Stanchi della vita campestre, il re e la regina

ritornano in città, tutte le principessine

rumoreggiano dietro nell'auto, cantando la canzone

dell'essere

" io sono, tu sei, lui, lei, esso è ".

Ma non ci sarà nessuna coniugazione nell'auto, oh no.

Chi può parlare del futuro? Nessuno sa qualcosa del futuro,

nemmeno i pianeti.

Ma le principesse dovranno viverci.

Che giornata triste si è fatta.

Fuori dall'auto, mucche e pascoli scorrono via;

sembrano calmi, ma la calma non è la verità.

La disperazione è la verità. Questo lo sanno

il padre e la madre. Ogni speranza è perduta.

Dobbiamo tornare dove è stata perduta

se vogliamo ritrovarla.




    Louise Gluck   da   Ricette per l'inverno dal collettivo ( Trad. di M. Bacigalupo )



domenica 12 giugno 2022

APPRENDIMENTI

 




                                          .... e se non potrò correre... e nemmeno camminare...

                                     imparerò a volare....



                                    Ti insegnerò a volare...




                                                            f.



venerdì 10 giugno 2022

IL VIAGGIO




 



                                                                          frida




GLI STUDI SULL'AMORE DI ARMINIO 1

 


                                                      Amare è aspettare le parole...




Amare è aspettare le parole,

perché quando ami

nel mondo ci sono solo le sue parole.

Se ti parlerà da vicino

avrai la fortuna di vedere sulle sue labbra

Dio quando ancora non aveva creato

il mondo, quando ancora era un bambino.



                                         ***


Stai calmo.

Ti può accadere qualcosa

di terribile solo se pensi

alla vita come a una cosa sicura.

Pensa - invece - che sei finito

per caso  in mezzo ai respiri del mondo.

L'insidia dell'ansia è farti

pensare che forse stai morendo,

ma questo è il male di chi si crede vivo,

di chi non sa pensarsi

come un filo d'erba,

una nevicata, un soffio di vento.

Non so quando abbiamo

cominciato la sinfonia della presunzione,

la pretesa di essere e di avere.

Non è questo il nostro mestiere.

Aspetta il giorno

assieme ai muri, ai ragni.

Se resti vivo per altri due secondi,

lasciane uno per te e un altro

per il mondo.



                                             ***


A volte l'amore c'entra poco

con i corpi e pure con le anime,

è una cosa tra te e la luce,

una confidenza con l'aria,

un'intimità con i tuoi passi,

con i segreti del tuo respiro.

Non ti allontani e non ti avvicini

a nessuno, ti scorre un sorriso

silenzioso tra le braccia,

è tua, è solo tua questa grazia.



                                           ***


Per trovare le persone che amiamo

e che ci amano veramente

bisogna essere gentili e accoglienti,

ma non amare per impazienza

persone che non sono fatte

per il nostro amore;

bisogna aspettare in silenzio

l'enorme vicinanza di chi entra ed esce da noi

con la stessa naturalezza di un respiro.

Gli amori impazienti si stancano inutilmente,

in quel caso siamo soli, soli come un pesce

sul palmo della mano.



                                                   ***


Una volta si era fedeli

per molti anni

a un amore non corrisposto.

Pensate a come sono fragili

gli incontri adesso.

Durano solo il tempo che precede

il loro inizio.




                Franco  Arminio  da      Studi sull'amore



GLI STUDI SULL'AMORE DI ARMINIO 2

 


                         Il diluvio del chiasso ancora non aveva  vinto sul misterioso silenzio dell'istinto..




MARINA


Si tolse ogni giorno la morte dalla vita e infine si tolse ciò che le restava della vita. Non credeva alle mogli e ai mariti e neppure agli amanti che si frugano nella carne. Non è chiaro che idea avesse dell'amore, anche se ne scrisse tanto. E' strano pensare che Rilke e Pasternak non ebbero mai la sua bocca, ma solo le fiamme azzurre delle sue parole. C' è stato un tempo in cui l'amore saliva nella mente senza l'impiccio del vedersi, del toccarsi. Il giorno del suo funerale non c'era nessuno, come se la somma di tanti incontri fosse zero. Per il corpo di Marina Cvetaeva non ci fu nessun cimitero.



                                             ***


PAUL E INGEBORG


Sei settimane di amore a Vienna

e poi un lungo perdersi e ritrovarsi

senza compromessi, senza finzioni.

Oggi sarebbe andata diversamente,

oggi si è meno esigenti,

si resta, si resiste

grazie alle storie parallele,

ai tradimenti.

Paul e Ingeborg

non potevano restare insieme

perché non avevano

una storia d'amore con la vita.

Lui spense nel fiume

il suo ardore oscuro,

lei si addormentò con una sigaretta accesa

e prese fuoco nel sonno

tre anni dopo.

Morire a volte sembra un incidente,

la verità può essere uno scopo.



                                               ***


GABRIELLE


" Perdonami se vengo a uccidermi sulla tua porta come un cane fedele. Ti amo sempre ".

Questa scritta fu lasciata da Gabrielle davanti alla casa di Edoardo Scarfoglio, il marito di Matilde Serao. Ci sono gli eroi della patria e gli eroi dell'amore. Gabrielle e tante altre donne e tanti altri uomini di cui non sappiamo nulla, hanno portato soccorso al coraggio in un mondo crudele e viziato della viltà. Grazie a loro, il desiderio non si risolve in beghe clandestine, non annega nell'abitudine e in mesto rancore. Come i poeti danno ossigeno alla lingua, gli amanti danno ossigeno all'amore.



                                            ***


ALDA E GIORGIO


Quando si incontrarono i grandi masticatori dell'ansia, l'amore fu subito rissa. Così fu l'incontro tra Giorgio e Alda.

Giorgio scrisse : " L'amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura. E' importante, estremamente importante, che l'amore vada male".

Alda così dice di lui :

" Lui parlava fitto e innamorato

come una rondine stellata,

pieno di germi d'addio.

Era un linguaggio provenzale

con una cadenza andalusa

e con le mani sfiorava i miei libri,

invece del volto e diceva:

" Che strano frumento

ti cresce nei capelli".

Immagino i loro incontri verbosi, le mani sudate di lui, il cuore mosso, la paura che ogni elazione è un fosso.

Lei non ci mise molto a capirlo :

" Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperebbero tra le dita".

Giorgio sposò la prosa, la menzogna di cui era innamorato.

Alda non era pazza, solo era convinta che la ragione è un luogo sbagliato.



                                           ***


HENRY  E ANAIS


Il loro fuoco non era nel corpo

ma nella scrittura.

E lì , lei era più brava di lui,

aveva la finezza grande

che hanno gli orgasmi femminili.

Negli uomini c'è il fuoco d'artificio

dello sperma, ma è nelle donne

che l'orgasmo arriva da luoghi lontani

della terra, è il miracolo che mette insieme

la foce e la sorgente.

Henry e Anais raccontano

che c'è stato un tempo

in cui si scriveva ogni giorno per amore,

ogni giorno si saliva in cielo

e si scendeva in terra; c'era nei corpi

il furore con cui ci ha fatto Dio.

Il diluvio del chiasso

ancora non aveva vinto

sul misterioso silenzio dell'istino.




                Franco  Arminio   da    Studi sull'amore



giovedì 9 giugno 2022

POESIE DI GRACE PALEY ( Presentazione )

 

Senza aver mai scritto un romanzo, ma solo tre raccolte di racconti, oltre a numerosi saggi e poesie, Grace Paley è considerata una delle maestre della letteratura americana del Novecento.

Il testo che segue, presenta quarantun poesie ( quasi tutte inedite in Italia ) che l'autrice scrisse nell'ultima parte della sua vita ( 1922 - 2007 ), trascorsa perlopiù nelle campagne del Vermont, lontana dalla brulicante e chiassosa vita di New York in cui aveva ambientato la sua opera in prosa. Ma i temi e la sensibilità rimangono gli stessi: dialoghi domestici, bambini che diventano adulti, adulti che diventano anziani, la preoccupazione per la società, il femminismo, la famiglia, l'impegno politico e il pacifismo a cui si aggiunge il rapporto con la natura, vibrante e appassionato come ogni relazione che l'autrice intesse con il mondo.

" Coraggiosa, combattiva, ironica, generosa, innamorata " , così Paolo Cognetti - nella sua prefazione - definisce Grace Paley, una scrittrice dalla voce inconfondibile che unisce la profondità degli argomenti alla leggerezza nell'approntarli e che continua -anche dopo la morte - a sembrarci straordinariamente attuale.


 

LE TORTE / POESIE DI GRACE

 

                                              La  carne incontra l'anima e sussurra....tu.




LA DONNA DICE


La donna dice   leggimi

si posa un dito all'angolo della bocca

zero sorrisi

la donna è ferma sulla nostra soglia

urla     cosa ?    parole

vuole scrollar fuori suo padre

dalla carne di sua madre

è uno dei suoi tanti crucci.


E so anche un'altra cosa

ha espulso i figli dalla

porta sfondata della sua vita

tanto erano troppo grandi ( ha detto )


Chi sono io per giudicare

io che vivo la vita nella gabbia del buonsenso

vorrei darle una mano

nell'epoca del dire tutto

lei ha detto tutto

e io quello volevo sentire.



                                ***


ORA DI CENA


Il padre chiede il sale

tre donne si alzano     la madre

la nonna   la zia    c'è

una sola saliera    che

ci vuoi fare.


La bambina continua a mangiare   è

interessata al problema

vince ogni giorno una donna diversa

la bambina è sollevata      non dovrà

scegliere quale difendere

a quale opporsi           a quale voler bene.



                                         ***


IL VECCHIO CORPO


Quando questo vecchio corpo

trova quel vecchio corpo

che bel giorno che è


quando quel vecchio corpo

ama questo vecchio corpo

senza sognare si dorme

e laborioso è svegliarsi


quando questo vecchio corpo dice

sei un po' grinzoso qua e là

ma alla fine sei sempre lo stesso vecchio corpo


vecchio corpo      vecchio corpo     in cui chissà dove

tra alluce valgo e testa smemorata

la carne incontra l'anima

e sussurra      tu.



                                         ***


VOLANTINO


Se  hai notato che la gente ha modi

      un po' nervosi    pensa alle nazioni intere

quelle sono assolutamente patologiche

      una volta gli vendevamo

così tanti attrezzi per uccidere

      che le loro zanne governative

si consumavano macinando metallo

      ma il loro appetito è cresciuto

insieme alle nostre delizie economiche quando

      gli abbiamo riempito i magazzini

di granaglie indigeribili così come

      con altra roba che una volta

si coltivavano da sole      all'improvviso ( o così

gli è parso ) abbiamo smesso e le abbiamo

dichiarate nemiche ( per quelle che definivamo

      ragionevoli cause

territoriali ) proprio quando loro avevano preso a

      considerarci

una fonte sicura di appagante sus -

sistenza      senza

      preavviso      anche gli aerei militari quotidiani

sono stati negati       naturalmente loro hanno reagito

      con rabbia infantile e allarmante

violenza     questi paesi

      vanno soppressi per il loro stesso

bene storico      va posta fine alla loro

      infiammabile sofferenza     vanno abbracciati.



                                           ***


E SE  ( QUESTA SETTIMANA )


E se questo secolo non finisse

e se i serbi insistessero nella loro stizzosa egoistica collera

e i kosovari nel loro disperato riarmo

e gli hutu nella loro vendicativa rabbia massacratrice

e i mullah afgani dagli americani nella loro

                devota

                       esclusione della vita gioiosa delle donne

e i possidenti del mondo nel loro terrificante e infinito

                       ritorno a ciò che non è legittimamente loro

e i più scuri nel bruciare di sdegno e orgoglio

                       di popolo

e gli americani nel loro intenzionale impoverimento del

                       Vietnam in modo da vincere la guerra persa

e i russi insistessero nel duro lavoro di rinuncia all'antica

                        cattiveria solo per essere cattivi come gli altri

e gli irlandesi si scordassero sulle arpe della storia

e i somali facessero e sfacessero clan

e i turchi nei soliti attacchi ai curdi

e gli iracheni nei loro soliti attacchi ai curdi


E se la mia amica non smettesse di dire      avessi sei figli

                        li darei tutti

e se io urlassi    orrore

e lei mi spiegasse l'idealistica spinta a sacrificare i figli


E se i trentasei giusti che anno dopo anno riparano

                        il mondo si sentissero venir meno

e implorassero quell' Uno di aumentarli di numero

e se dal cielo creatore del tempo non venisse risposta

né suono    né interesse      non un rifiuto    d'un tratto

      assenza

e se sparissero i bambini     maschi e femmine    bianchi e neri

                   nessuna madre     nessun figlio.




      Grace  Paley   da   Volevo scrivere una poesia invece ho fatto una torta  ( Trad. di P. Cognetti & I. Zani )