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venerdì 15 novembre 2019

LA LIBERTA' D'AMARE DI F. DOLTO 1

 
 
 
 
 


                                                            Dal Vangelo secondo Giovanni                   
                                             Cap. IV     Versetti  1-42



LA LIBERTA' D'AMARE DI F. DOLTO 2



G.S. :

La Samaritana ha ben capito di quale " acqua " si trattava e quando la chiede a Gesù, egli la rimanda a suo marito! Lei risponde : " Non ho marito".


F. D. :

Allora Gesù - casto - le fa scoprire la metafora di quell'acqua che egli le suggerisce, iniziando dalla sua vita sessuale.


G.S. : Ma qui, cosa significa , essere casto, per Gesù?


F. D. :

La Samaritana fa un " transfert " su Gesù : ella è sedotta da quell'uomo. Gesù le risponde: " No, non con me. Vai a chiamare tuo marito… Poiché Gesù non vuole iniziare quella donna a una vita spirituale, se essa confonde vita sessuale vita spirituale. Infatti, una donna che prova un desiderio genitale, non sa se è in gioco il suo desiderio genitale o il suo desiderio spirituale. E' così. Per questo Gesù le dice: " Per il corpo, per l'affettività della tua vita quotidiana, hai bisogno di un uomo che non sarò io. Anche se in modo fulmineo, tu ti sei innamorata di me, ma io non posso soddisfarti su questo piano. Potrà farlo tuo marito. Io ti porto la vita spirituale".
Essere casto - per Gesù  - vuol dire non rispondere al desiderio genitale carnale di quella donna innamorata di lui, e farla così accostare a un'altra vita. La donna scopre così che quella vita sessuale non l'ha mai appagata, perché nella sua profondità vi è stata una mancanza, ma di questa mancanza ella non vuole sapere nulla. Eppure proprio da quella mancanza, che la rende diversa dall'uomo, nasce il suo desiderio che la spinge a cercare da un uomo all'altro piacere e sicurezza. Gesù le rivela che, al di là del piacere sempre confuso con un bisogno, il suo desiderio resta insoddisfatto, perché lei non punta sull'amore.



                     Françoise  Dolto   da     Libertà d'amare



LA LIBERTA' D' AMARE DI F.DOLTO 3


G.S. :

Un'altra cosa che mi colpisce è il tono con cui parla quella donna di Samaria. Essa appare come un'adescatrice che insinua la sua civetteria nel tono beffardo tradizionale : " Come tu, un Giudeo, chiedi da bere a me, una donna, una Samaritana? "


F.D.  :

Se ella è provocante, è perché ha incontrato gli uomini solo sul terreno della seduzione e della complicità. Questi uomini occasionali le hanno offerto le loro attrattive o, col pretesto di chiederle un favore, speravano qualcos'altro. Gesù le chiede da bere, ma ella suppone un'altra domanda… Schiava delle proprie astuzie, cerca subito di offrirgli qualcos'altro: offre tutta se stessa. Gesù non la biasima. Gradatamente la aiuterà a scoprire la verità del suo desiderio, la seguirà nelle sue scappatoie : " Tu non hai acqua… Dammi di quell'acqua così che io non debba più venire qui…"


G.S. :

Perché queste scappatoie ?


F.D  :

Perché - come tutti noi - ella cerca di non sapere nulla della deformazione o dell'anchilosi del suo desiderio. Tutti, quando cerchiamo ciò che ci manca, cerchiamo nello stesso tempo la sicurezza, vale a dire una ripetizione di ciò che conosciamo.


G.S.

Una ripetizione del piacere.


F.D. :

Una ripetizione del piacere conosciuto, e la cerchiamo da un oggetto all'altro, come quella donna da un incontro all'altro. Noi non sappiamo azzardarci nel nostro desiderio a concederci completamente. E' questo che Gesù tenta di insegnarci: a non avere paura. " Non temete nulla dal vostro desiderio. Non abbiate paura di rischiare tutto, nemmeno la morte ". Lui, lui non l'ha temuta.


G.S. :

Secondo lei, vi sono dei desideri che non sono rivolti verso Dio?


F.D. :

Io credo che siano tutti rivolti verso Dio se noi non ci fermiamo. Spesso, quando diciamo " desiderio ", pensiamo " desiderio parziale".


G.S. :

Per l'appunto : tutta questa storia comincia con l'espressione di un desiderio parziale, o più esattamente di un bisogno: Gesù chiede da bere.


F.D. :

A quella donna che è venuta così spesso a estinguere la sua sete a quel pozzo, Gesù fa una domanda : le parla - infatti - del suo bisogno. Ma poiché è casto, Gesù può attirarla più in là del suo corpo: egli è sorgente, origine di un'acqua rimbalzante per una vita senza fine.  Ella è ferma ai bisogni fisici del suo corpo, mentre Gesù vuole portarla più lontano.


G.S.

Ma il bisogno nell'uomo non è mai puro bisogno : porta con sé qualcos'altro. Per esempio, se abbiamo bisogno di mangiare, insieme a quel bisogno di cibo sentiamo anche il bisogno di qualche piatto appetitoso o di un sorriso o di una conversazione, di un piacevole incontro. Desideriamo di più che non soddisfare semplicemente un bisogno.
Quella donna, coi suoi bisogni fisici, come lei dice, aspettava probabilmente qualche altra cosa.



                      Françoise  Dolto    da    La libertà d'amare


giovedì 14 novembre 2019

LA LIBERTA' D' AMARE DI F. DOLTO 4



F.D :

Gesù dimostra che se noi pensiamo di fermarci al nostro corpo e al suo piacere, non raggiungeremo quella felicità alla quale il nostro essere è chiamato. Gesù non ha appagato quella donna secondo la sua richiesta, l'ha interrogata in un luogo a lei sconosciuto. Se Gesù l'avesse appagata, la donna sarebbe lì, passiva. Interrogata, è trasportata altrove. Solo cercando col nostro corpo e in compagnia degli altri, noi scopriremo di essere abitati non solo da bisogni, ma anche dal desiderio che ci attira ben oltre ciò che può raggiungere il corpo, un desiderio che - oltre i sensi - chiama a un'altra comunicazione. Quella donna scoprirà che il desiderio scaturisce di continuo di rimbalzo in rimbalzo: il nostro desiderio è spesso sorprendente. Gesù aiuta quella donna a scoprire che al di là di tutti gli uomini coi quali cercava di placare la sua sete, al di là dei suoi bisogni di sicurezza, dei suoi desideri carnali, ella cercava qualcos'altro. Più che nei suoi amanti, la donna trova in Gesù qualcuno che l'appaga. I suoi amanti la completavano sul piano fisico : ella " li consumava". Gesù l'affascina per un'altra comunicazione : uno scambio interpsichico. Egli la condurrà a scoprire il vuoto che è nella sua vita : la sua vita non sarà mai appagata dalla consumazione di uomini o di lavoro o di affarismo, ecc... in una parola, dalla soddisfazione dei suoi bisogni e dal godimento raggiunto. Ciò che manca quando il bisogno è appagato, è il desiderio. Ciò che manca quando il desiderio è appagato, è la gioia. L'amore, poiché è libertà, dà alla gioia ciò che non dovrebbe mai mancarle.


G.S. :

Ma il nuovo rapporto istituito da Gesù non è solamente interpsichico, è soprattutto spirituale : " Se tu avessi un'idea del dono di Dio… Dio cerca adoratori in spirito e verità…"


F.D.  :

E' vero, lo psichismo non copre tutto lo spirituale. Ma ecco come agisce Gesù: egli parla dalla vita quotidiana, carnale, materiale, anche immaginativa, di quella Samaritana. Le fa delle confidenze: le dice ciò che può donarle, le rivela chi è. Le parla anche degli amori che le ha avuto. Non teme di affrontare le critiche dei suoi discepoli perché si intrattiene con lei. Così facendo, le rivela di non essere simile ad alcuno degli uomini che essa ha incontrato. La donna non sa ancora chi è, suppone che sia il Cristo per parlare in quel modo. Quella donna trova così nella parola di Gesù ciò che aveva senza dubbio cercato inutilmente con tenacia e speranza nei contatti con degli uomini. Con la sua parola, Gesù le fa scoprire la gioia oltre il godimento, il suo valore oltre la  sua bellezza, la sua dignità oltre la sua seduzione.



                  Françoise Dolto    da   La libertà d' amare



martedì 12 novembre 2019

PSICANALISI DEL VANGELO 1

 
 

" L'atteggiamento spontaneo di un essere umano è : " Non voglio saperlo", una resistenza fondamentale all'accesso di conoscenza " . ( J. Lacan )


Gérard  Sévérin :

Non capita spesso di trovare psicanalisti che si dichiarino pubblicamente credenti e cristiani. Non accade frequentemente di trovare una psicanalista che accetti di affermare ed esporre la sua fede nel Vangelo. E assai raramente si verifica che una psicanalista non si opponga a che il frutto di anni di vita spirituale e di esperienza umana e clinica sia consegnato ad un libro e offerto al pubblico.
Perché ha acconsentito a svelare come può gioire e godere del suo incontro con il Vangelo di Gesù Cristo ?


Françoise Dolto :

Da bambina ascoltavo in chiesa i vangeli - o li leggevo - come fossero brani di una fiaba, quella di Gesù e del mondo del suo tempo e di quei luoghi solari. Erano " cose di una volta ", come dicevano i vecchi della mia famiglia quando parlavano della loro infanzia e di un tempo ancora più remoto. Queste cose mi facevano sognare; le immagini poi, i quadri, mi dimostravano che tutti le sognavano,ognuno ricostruendone una rappresentazione diversa. Io però non vedevo alcun legame tra questi racconti e la maniera in cui viveva attorno a me e in me la gente, si trattasse di appartenenti alla gerarchia ecclesiastica o di " fedeli ", come si diceva. Poi sono diventata adulta, ho sofferto e sono stata psicanalizzata per diventare a mia volta medico e analista. L'importanza dei testi sacri della nostra civiltà elleno - giudaica - cristiana mi è apparsa via via sempre più evidente. La Bibbia e i Vangeli si sono messi a interrogarmi e io ho reagito alla loro lettura. Mi stupiva il fatto che questo interesse venisse continuamente rinnovato man mano che sperimentavo la vita e soprattutto la clinica psicanalitica, parallelamente anche alla scoperta della dinamica dell'inconscio, di cui dopo Freud stiamo scoprendo la portata e decodificando le leggi. Sempre più mi sembra che quanto noi scopriamo dell'essere umano, questi testi lo contengano e lo lascino trasparire; tutto ciò si trova espresso in questo tesoro di parole riunite.



                      Françoise  Dolto     da    La Psicanalisi del Vangelo


PSICANALISI DEL VANGELO 2



G.S. :

Che cosa le dà la lettura del Vangelo?


F.D.  :

Quello che io, in quanto formata dalla psicanalisi, leggo nel Vangelo mi sembra la convalida, l'illustrazione della viva dinamica operante nello psichismo umano e della sua forza che sgorga dall'inconscio, dove il desiderio sorge e si avvia alla ricerca di quanto gli manca. La vita, l'effetto di verità sempre nuova generati nel cuore e nell'intelligenza dalla conoscenza approfondita del Vangelo, sono un incitamento a superare i nostri processi logici coscienti. Le parole sono le stesse e sempre sembrano rivelare un senso diverso man mano che procediamo nel nostro tempo, parallelamente allo svolgersi delle nostre esperienze. E' questo che mi appassiona. Mai il Vangelo smette di interrogarci, quali che siano le risposte già trovate. Com'è che questi testi, queste successioni di parole colpiscono la nostra conoscenza e inviano onde d'urto fin nell'inconscio, facendone scaturire gioia e desiderio di conoscere il regno di Dio? Sono molte - come vede - le ragioni che mi spingono a pubblicare le mie riflessioni. Leggere il Vangelo vuol dire ascoltare, tramite quelli che lo hanno visto, udito e ne sono stati testimoni, la voce di Gesù, essere di carne e ossa mentre viveva sulla terra nella sua individualità scomparsa ormai ai nostri occhi. Egli parla al mio essere attualmente individuato, parla al mio cuore e incita la mia intelligenza ad ascoltarlo e a desiderare l'incontro con Lui.

G.S. :

Lei allora psicanalizza Gesù, Marco, Matteo, Giovanni, ecc. ?


F.D.  :

Per niente. La lettura del Vangelo - ripeto - provoca innanzitutto uno shock nella mia soggettività; poi - a contatto con questi testi, scopro che Gesù insegna il desiderio e trascina ad esso. Scopro che questi testi di duemila anni orsono non sono in contraddizione con l'inconscio degli uomini d'oggi. Scopro che illustrano e chiariscono le leggi dell'inconscio scoperte il secolo scorso. Tutto qui.


G.S. :

Sono testi - insomma - con lo stesso potere delle fiabe?


F.D. :

Hanno anzi un potere ben più sorprendente! Sono duemila anni che vengono letti e provocano sempre lo stesso impatto di verità nell'intimo di chiunque li legga. La ricerca delle fonti di questa verità è quanto mi ha interessato. Questi testi, che siano storici o no, sono un fantastico torrente di sublimazione delle pulsioni. Non si possono trascurare scritti che ti colpiscono a tal punto. Meritano anzi che noi, formati dalla psicanalisi, ci dedichiamo alla ricerca della chiave di quella dinamica di cui sono stati il supporto.



                      Françoise  Dolto    da    Psicanalisi del Vangelo

PSICANALISI DEL VANGELO 3


DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI
CAPITOLO XIX, VERSETTI 25 - 27

(…) Stavano accanto alla croce di Gesù la madre e la sorella della madre, Maria, Cleopa e Maria di Magdala. Vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, Gesù le dice: " Donna, ecco tuo figlio". Poi dice al discepolo : " Ecco tua madre". E il discepolo, da quel momento, la prese con sé. (…)



                                                ***
Gérard  Sévérin  :

A Cana, la " gloria"; ai piedi della croce l'abbandono…


Françoise Dolto :

Povera donna! In quel momento - veramente - è come tutte le donne che hanno posto nel figlio la loro speranza di riuscita e poi, eccolo ai loro occhi, fallire completamente !
Gesù fallisce come figlio, come figlio affettivo e carnale. Si rende conto che essa soffre troppo, che sua madre è perduta. Se lui sparisce, lei non ha più di che vivere.


G.S.  :

In lei, chi sosterrà il desiderio di vivere e il significato della sua vita di madre, ora che il figlio- promesso a tutte le speranze - è coperto di obbrobrio e muore ?


F.D. :

A Cana l'apice della potenza, qui gli abissi della disperazione. Ella ha bisogno di un figlio per continuare ad essere madre. Per questo Gesù le dona Giovanni. Le donne, infatti, hanno come destino carnale quello di fare figli. Ma non basta : esse hanno anche bisogno di un essere vivente da amare per poter continuare a esistere.


G.S.  :

Gesù ha pietà di lei?


F.D. :

Per niente. Non si impietosisce su di lei, né su se stesso, causa del suo dolore. Non le dice: " Povera mamma, quanto soffro di farti soffrire ! " come negli amori patologici tra figlio e madre. Si rende conto che in lei soffre la donna in quanto madre: questa donna non potrà più esercitare la sua funzione " maternante " perché questa funzione si può esercitare solo quando si hanno figli vivi : uno muore, un altro le è dato. Le offre quindi il mezzo per sopportare e accettare la prova che - per una madre - è la più grande fra tutte le prove. Una madre perde - se si può dire - una parte carnale di se stessa perdendo il proprio figlio. Ma con Gesù, Maria perde anche la sua ragione di sperare. Gesù le offre Giovanni che diviene un suo sostituto come figlio : " Costui farà per te tutto ciò che farebbe un figlio; e tutto quanto una madre farebbe per il figlio, tu lo farai per lui. Tutto ciò che una madre rappresenta per suo figlio, tu lo sarai per lui. E lui, ugualmente, sarà tuo figlio".
Così, nella sua miseria, le porge un'umana consolazione.



                      Françoise  Dolto   da   Psicanalisi del Vangelo

PSICANALISI DEL VANGELO 4


G.S. :

Ma Giovanni non è Gesù! E non può sostituire il figlio Gesù nel cuore di una madre.

F.D. :

No, certamente. E Maria soffre di questa separazione, prova un grande abbandono interiore. Gesù cerca egualmente di consolarla nel suo dolore e ci mostra come possiamo consolare gli esseri. Noi tutti, esseri umani, rispetto alla carne siamo esseri di legami, e rispetto al cuore, esseri di parole. Il nostro desiderio è di comunicare. Quando poi un essere ci manca, la relazione è rotta. Allora, in questo momento, Gesù propone Giovanni a Maria, affinché si stabilisca un legame tra il suo desiderio di essere madre e un adolescente. E accompagna questo dono con una parola : " Ecco tuo figlio". Così Egli, con una parola, crea un nuovo rapporto vitale. Questa parola conserva tutto il suo senso al desiderio di Maria di essere madre. Il desiderio non muore fintantoché un legame lo mantiene vivo. Quando un legame è sparito, o si è rotto, si può - con una parola - creare un nuovo legame vitale.



                          Françoise  Dolto   da   Psicanalisi del Vangelo