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lunedì 29 dicembre 2025

IL NATALE DI EFREM

    

                                                                                  Efrem il Siro



                                                                                                                                                                                                    

PERCHE' - SIGNORE - IL PREZZO DELL' AMORE E' DI ESSERE DETESTATI ?


Natale non è la festa della bontà, ma  - in queste parole  - sembra invece la sfida definitiva lanciata dall' amore alla morte, l' inizio del duello finale.


" A causa tua eccomi detestata, o tu che tutti ami". Rimango folgorato da questo passaggio di Efrem il Siro, è il sesto inno sulla natività, e a cantare è Maria. Parole affilate le sue, coraggiose : non è vero che l' amore dilata amore, che chi ama è sicuramente riamato, non sarà così per il figlio che la donna tiene in braccio, per l' incarnazione dell' Amore, perché colui che tutto ama  morirà detestato.

Respiro profondamente, sollevo lo sguardo dal libro, cerco conforto nel piccolo presepe che mi guarda dall' alto, provo a salvarmi dall' agguato di queste righe : perché - Signore - il prezzo dell' amore è di essere detestati ? Il bambino nella culla rimane muto, le luci elettriche lampeggiano irridendo la mia ingenuità; torno ad affondare gli occhi nelle pagine del libro " eccomi perseguitata " continua la Madonna di Efrem, " per aver concepito e partorito l' unico rifugio degli uomini ". Ora le sue parole mi sembrano commosse, quasi stupite, la colpa dell' odio è quella di aver partorito l' unico rifugio per gli uomini, e forse comincio a capire. Non un rifugio, ma l' Unico, dice Maria: significa che Cristo ha reso inabitabile tutto il resto.

Maria è detestata dagli uomini per averci sottratto l' illusione di poter trovare salvezza anche altrove; l' amore fa paura perché è esclusivo, totalizzante.

" Ecco che freme il mare contro tua madre, come contro Giona ". Nel mio poverissimo presepe, Maria ha le braccia spalancate in posizione innaturale, le parole di Efrem trasformano ai miei occhi un goffo atto di adorazione in una richiesta di aiuto. Donna naufragata nella violenza degli uomini ,chiede al figlio di guardarla, di salvarla, " ecco che Erode il flutto vittorioso, vuole affogare il signore dei mari". La tensione è al culmine : Maria guarda quel bambino fonte di amore e di odio, guarda quel figlio fragile e pericoloso ed esplode in una domanda commovente, parole che mi sembrano la genesi di qualsiasi cammino di fede : " Dove devo fuggire ? Insegnamelo tu, o maestro della madre tua.". 

Le lacrime mi salgono agli occhi : la madre si mette nelle mani del figlio, la fede diventa una fuga per la sopravvivenza: quella in Egitto sarà solo la prima.  Natale non è la festa della bontà ma - in queste parole - sembra invece la sfida definitiva lanciata dall' amore alla morte, l' inizio del duello finale. Maria sembra la prima ad accorgersene: la nascita dell' Amore risveglia la belva, la morte farà di tutto per cancellare quel bambino. Dove fuggire ?

Nelle parole di Efrem sembra che il bimbo abbia suggerito al cuore di Maria la risposta: così la donna canta la preghiera che faccio mia davanti a questo presepe che non ha nulla di artistico, ma che è stato dei miei nonni e che mio padre ha conservato e mi ha consegnato e che ora è qui con me. Presepe dozzinale, ma carico del ricordo di persone che ho amato e che mi mancano, carico quindi del mormorìo tetro della morte, così la Madonna di Efrem mi salva, mi aggrappo alle sue parole, diventano mia preghiera per la sopravvivenza, mio augurio per voi : " Fuggirò con te per ottenere vita, per mezzo tuo, in ogni luogo. Con te la fossa non è più una fossa, perché per mezzo tuo si sale al cielo. Con te il sepolcro non è più un sepolcro, perché tu sei anche la resurrezione ".



                                  Alessandro  Dehò



martedì 11 ottobre 2022

IL PADRE NOSTRO DI ALESSANDRO 1

 


                                                           Liberaci dal male, Domine...


"Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro : " Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?". Gli rispose : " Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse : " Pasci i miei agnelli ".

(...)

Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse : " Mi vuoi bene )" e gli disse : " Signore, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene ", Gli rispose Gesù: " Pasci le mie pecore."

 ( Dal Vangelo di Giovanni )





PIETRO E L'AMORE CHE LIBERA



" Avrei voluto che non finisse mai, avrei voluto durasse in eterno. Fino a quel momento, l'istante esatto in cui ebbi paura. Gesù alzò lo sguardo e guardò Pietro negli occhi. Non erano di tenerezza i suoi occhi, né di dolcezza. Erano gli stessi che avevo visto quando si confrontava con il demonio, occhi acuminati e sicuri, taglienti. Non  credere a chi ti racconta della sua apparizione sulle rive del lago con la morbidezza di un amplesso: l'incontro con il Vivente non è mai una carezza. Unicamente il lessico era d'amore, il resto fu un esorcismo. Pietro doveva decidere di farsi liberare oppure no. E quel giorno Pietro rischiò di morire, e forse anche noi con Lui.



                                            ***


" Liberaci dal male ", masticavo tra me e me mentre avrei voluto che Gesù lasciasse la presa. Perché insisteva? Perché assaliva Pietro? Come l'angelo con Giacobbe : parlavano d'amore, ma in realtà lottavano. Pietro non si meritava questa prova, poteva morire. Era troppo dura. " Liberaci dal male", ripetevo tra me e me, ma in quel momento ho avuto paura di credere che il male fosse Lui stesso, quel Vivente che non ci lasciava in pace, quel Risorto che non ci permetteva di elaborare il lutto da soli, di quell'innamorato tradito che tornava a infilzare il cuore del traditore con la domanda più perversa  e pericolosa : mi ami?



                                                 ***


Ringraziai di non essere stato il prescelto: cosa avrei potuto rispondere? Che non lo sapevo più, che non sapevo cosa volesse dire amarlo, che comunque ero scappato e che ho fatto quello che potevo. Che non poteva umiliarmi con quella domanda. Cosa ne sapevo io dell'amore? Ricordo di aver pensato di odiare quel Maestro che ci aveva rapito dalla tranquillità delle nostre vita e non ci lasciava andare nemmeno da morto. Che ci perdonasse e basta, oppure ci dimenticasse. Ma perché pretendere da Pietro una risposta? Per fortuna non scelse me, non sarei stato pronto. E forse non lo sarei neppure ora.



                                             ***

Pietro dimostrò una forza che mi lasciò senza parole. Alla prima domanda del Maestro, a quella pretesa d'amore, io avrei solo giurato che sì, certo che lo amavo, e che può succedere di sbagliare, ma l'amore, quello rimane... Pietro invece fece una cosa enorme e così iniziai a capire cosa significa davvero farsi liberare dal male. Si inizia come Pietro: smettendo di fidarsi solo di sé. " Tu lo sai, gli disse ". Pietro in quel momento smise di appoggiarsi sulle proprie forze soltanto e coinvolse il Risorto: decidi tu se sono degno d'amore. E tutti ammutolirono.



                                           ***

Pietro stava uscendo da sé, non contava più sulle proprie forze soltanto. Dal male ci si libera confidando in un amore più grande. E' difficilissimo, vedi? Significa cedere, comprendere che nessuno si salva da solo, che per quanti sforzi tu faccia, per quanta passione ci metta, per quanta santità e amore tu creda di possedere, sarà sempre e solo l'atto d'amore di un altro a salvarti la vita. " Tu lo sai", disse Pietro.  Tu lo vuoi? E allora liberami.



                                            



                  Alessandro Dehò  da   Padre Nostro



IL PADRE NOSTRO DI ALESSANDRO 2

 

" Pasci i miei agnelli " e poteva finire lì, poteva bastare. Ci si libera dal male uscendo da se stessi e prendendosi cura di un pezzo di mondo che non è nostro, perché è solo Suo. Ci si libera dal male comprendendo che è male legare a sé le persone, usarle anche a fin di bene, trattarle come un possesso. Poteva finire lì, tutti abbiamo sperato che finisse lì, ma il Risorto non si accontentò.



                                               ***


Forse anche Pietro credeva che il Maestro si sarebbe fermato. Invece insistette, come in una specie di tortura : " Simone, figlio di Giovanni, mi ami?". Stava scavando, ecco quello che stava facendo quell'uomo seduto sulla riva sassosa di un lago; quell'uomo ancora vivo non si accontentava. La risposta all'amore ha radici profonde, bisogna scendere in profondità, andare lontano. Liberarsi dal male significa andare a pacificarsi con i padri, con Giovanni e con tutti gli altri che hanno provato ad amarci e l'hanno fatto come hanno potuto. Bisogna andarci, abbracciare le radici, perdonare, giustificare. Era come scendere in un abisso senza la sicurezza di poter riemergere. Ci si giocava tutto. Si giocava tutto in uno sguardo. Se Pietro si fosse sentito umiliato, avrebbe ceduto. Nessuno sapeva: Pietro avrebbe retto quella discesa agli inferi? Avrebbe retto di lasciarsi toccare così in profondità? Avrebbe riconosciuto misericordia in quelle domande che sembravano spietate? Avrebbe perdonato i propri padri? Ma solo così ci si libera dal male, scendendo e impedendo alle radici di infestarsi con i detriti del passato. Era un atto coraggioso quello di Cristo con Pietro, era un itinerario di liberazione profonda.



                                             ***


Pietro scendeva, ma trascinava con sé anche il Maestro. Io avevo paura: vedevo due uomini che sprofondavano insieme. L' amore è rischioso : ci si può perdere. Io avevo paura di perdere entrambi: potevano rimanere sepolti per sempre. Eppure nessuno dei due lasciava la presa, precipitavano nel cuore di tenebra dell'uomo. Questo è credere, non altro. Serve coraggio per farsi liberare dal male. Serve il coraggio di rischiare di morire.



                                                 ***

Fu Pietro a sfinirsi, rattristandosi in volto. La terza richiesta era l'ultima e lui, come in apnea, lui che si era appena tuffato in mare senza sapere in che gorgo sarebbe stato trascinato di lì a poco, disse : " Tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene". Tu sai tutto, ma adesso - ti prego - riportami in superficie. Dipende solo da te, da te che sai tutto. Se vuoi, io ci sono. Tu sai tutto, sai anche che dal male non ci si libera una volta per sempre; sai che sbaglierò ancora, sai che ti tradirò ancora: tu sai tutto, tutto di me. Se vuoi amarmi, se vuoi salvarmi, è solo una tua scelta. Dipende solo da te. Io da me non posso fare nulla. Mi arrendo all'amore, non posso far altro.



                                               ***


Pietro scese agli inferi di se stesso e comprese che non aveva altra scelta. Ormai Cristo era carne della sua carne, corpo di Cristo. " Puoi chiedermi se ti amo all'infinito, ma lo sai solo tu. Io so che posso decidere tutto di me, ma non posso decidere di dimenticarti. In me sei come un tumore, sei metastasi, sei ossessione, sei condanna, ma ti amo. E sento che non mi abbandoni. Il dubbio che tu mi abbia rovinato la vita rimarrà fino a quando non ti vedrò faccia a faccia; ma cosa vuoi che ti dica? Se questo sia amore, solo tu puoi saperlo. Io sono in mano tua, fai di me ciò che vuoi, ma sappi che se mi lasci, io muoio, dipende date. Solo tu puoi liberarmi dal male. E l'unico male che vedo e che mi fa paura è la tua assenza".





                          Alessandro Dehò  da    Padre Nostro