Ripropongo , quale gentile commiato dopo dieci anni di scrittura sul blog. - dove ho lasciato molte tracce di me - un post dei primi mesi. Chi mi ha seguito per abbastanza tempo, capirà che non si tratta di un evento casuale, ma di una scelta precisa : questo post è più attuale ora che all' epoca in cui lo scrissi la prima volta.
Il cerchio si chiude - come accade inevitabilmente ad ogni cosa sulla Terra - ma qualcosa di sicuro rimarrà a me e a tutti quelli che hanno seguito con curiosità, competenza e passione l' evoluzione di questo Sito ( e mia ).
Non posso perciò che ringraziare con la dovuta gratitudine chi - attraverso la Poesia - ha condiviso con me pensieri ed emozioni.
Un abbraccio da frida
FILOFOFIA DELLA CONSOLAZIONE
Leggo
che la pienezza è l' annientamento dell' assenza,
e che è felice soltanto
chi ha già perso ogni speranza.
Coloro che scrivono questo
non possono comprendere che dalla ferita
che duole e puzza nascono api bionde
e che il loro miele
è la flebile luce che ci illumina.
Loro, padroni della loro conquistata circonferenza,
Eliza Macadan da Solo andata. Un poema come d'amore
" Solo andata. Un poema come d'amore " è un poemetto diviso in venti componimenti in cui l'autrice ( rumena ) delinea il percorso di un amore lontano e impossibile : un amore al tempo di Internet, più immaginato e scritto che vissuto. Bruciante, sincero, completamente attuale e attualizzato dalla parola di Eliza Macadan. Un poema che è di una crudezza struggente, scritto in un italiano - ossificato ma non semplificato - e che mostra lucidamente l'intensità e la problematicità sia dei sentimenti messi in campo che del mondo in cui si muovono.
(...) Ieri dovetti riflettere ancora molto sulla passione. La passione dell'amore più profondo non trova mai sulla terra il suo appagamento. Morire insieme! Pure, risuona come un'esaltazione, ed è così vero - è l'appagamento - ma abbiamo doveri sacri per questo mondo. Non ci rimane altro che una beata fede l'un verso l'altro e verso l'onnipresente essenza dell'amore, che eternamente ci guiderà e ci legherà sempre più. Silenziosa devozione! Fiducia nel cuore, nella vittoria della verità e della bontà a cui ci abbandoniamo. Come potremmo naufragare? - Allora sì, allora ogni cosa si muoverebbe dal suo equilibrio e il mondo si muterebbe in un caos, se lo spirito d'armonia e d'amore che lega anche noi non lo legasse più. Vive pure eterno nel mondo: perché e come potrebbe abbandonare noi? E possiamo noi paragonarci col mondo? Pure, non può essere diversamente per noi: nelle cose grandi come nelle piccole. E non dovremmo aver fiducia? Noi che ogni giorno abbiamo prove della natura maestosa che vivifica anche noi, che non ci mostra altro che amore, noi dovremmo nutrire nel nostro petto lotte e discordie mentre tutto ci chiama alla pace della bellezza? Oh, certamente no, mio ottimo amico! Non possiamo divenire infelici perché in noi vive quest'anima. E lo so, il dolore ci renderà migliori e ci unirà più strettamente. Perciò non ti accorare di avermi rattristata. Vedi, tutto passa, solo che tu sia nuovamente tranquillo, e io mi sono sentita forte. Ti devo dire ancora che la mia fiducia in te è senza limiti.
S. (...)
***
8 Febbraio 1789
(...) Non pensare, mio caro, che il destino del nostro amore mi possa rendere ribelle e abbattere completamente. Piango sovente lacrime amare, amare, pure sono queste lacrime che mi tengono in vita. Finché tu vivi non potrò perdermi. Se non provassi più sentimenti, se l'amore fosse scomparso in me - e cosa sarebbe per me la vita senza amore - io precipiterei nella notte e nella morte. Finché tu mi ami non posso decadere. Tu mi sorreggi, tu mi guidi alla bellezza! Abbi fede in noi, conta saldamente sul mio cuore.
Addio carissimo, amatissimo, e pensa come penso io che la nostra essenza più cara e più profonda resterà immutabile e continuerà ad appartenersi.
Alla stessa ora, nella stessa oscurità della stessa notte, due treni, correndo uno verso il Nord, l'altro verso il Sud. La stessa musica, Katherine, amore, la stessa che abbiamo ascoltato. Questa musica che produce il treno, metallica, monotona, semplice. Non puoi immaginare quanto mi abbia consolato questo pensiero: guardavamo la stessa cosa. Ci circonda questa ninna nanna selvaggia e semplice, questa involontaria musica della ferrovia. Io ero rinchiuso con te. Ho speso i miei ultimi soldi per il wagon-lit per non vedere nessuno durante la notte. Rinchiuso in questo cassetto magico, disteso a faccia in su, guardando dove ? A un cielo, che si chiama Katherine Reding, a un mondo che si chiama Katherine Reding, a un passato e a un domani che si chiama Katherine Reding. Come si sta bene così, con la testa in su, orizzontale, solo! Dormire, non dormire! Non lo so. Ma in questa posizione, nel pieno della notte, con questo rumore del treno, tutto sembra possibile, tutto è materia plastica alla quale noi diamo la struttura del desiderio. Quindi la vita è forma del desiderio. Sospensione della legge del giorno, delle regole di luce e misure, grande disfatta, grande fuga al campo dell'amato, dell'atteso. La notte permette tutto. Tutto. Questa formidabile dedizione della notte alla nostra vita interiore, è un gran compenso ai doveri, alle faccende del giorno! Amore, questa notte l'ho passata tutta così, vagando con te per strade senza città, per praterie senza terra, per giorni senza tempo. Poi, d'improvviso, è arrivata la luce. Il giorno. La verità. Necessità di alzarsi. Verticalità. " In piedi, in piedi, dobbiamo provare a vivere! ". In piedi, sì, dobbiamo provare a vivere. Mi sono svegliato come un ubriaco, ho messo la testa nell'acqua che scorre dal lavandino. Mi sono guardato allo specchio. Di chi, di chi è questa faccia angosciata che vedo? E' la mia. Bisogna vivere con lei, con l'angoscia. Dopo, quando esco nel corridoio, mi metto a far pace con il mio viso, a far pace con la luce, con il paesaggio, con la forma che la vita prende davanti a me. Dobbiamo provare a vivere! Forza! E ho cominciato a cercare di vedere ciò che i miei occhi vedevano, ciò che ascoltavano le mie orecchie; ho iniziato a provare a vivere dove vivo. Vivo? O sono un'ombra enormemente protratta di qualcosa che visse in un'altra parte? Katherine, bisogna conquistare il mondo un'altra volta : in questi giorni l'avevo perso. L'avevo raggiunto. Avevo raggiunto l'aldilà. Addio amore. Non preoccuparti per me. Vivrò, vivrò per ciò che verrà, per ciò che va via, camminando come un acrobata sulla corda, con due enormi pericoli sui lati. Con il pericolo di cadere di testa ogni momento, di rompersi l'anima contro il passato e il futuro. Sì, difficilissima la vita, il coraggioso avanzare verso il presente. Ma bisogna farlo per poter amare un'altra volta.
Pedro
Pedro Salinas da Cartas a Katherine Whitmore ( Lettere 1932, 1947 )
Che terribile voglia di vederti ! E' chiaro che non voglio vederti per osservarti accanto a me, per porre i miei occhi corporei dentro di te. No. Vorrei che tu apparissi così, nella tua assenza, dentro la mia anima, così come tu sei, così come ti vedevo nella realtà. Non posso. Ed è una tortura. So a memoria - memoria del cuore - tutto ciò che potrebbe servire per descriverti. Ogni tuo lineamento, ogni tua linea corporea la conosco nella sua bellezza essenziale. Il colore dei tuoi occhi, la linea della tua fronte, della tua bocca, l'aria della tua andatura, il suono della tua voce. Tutto, conosco tutto. Non mi manca alcun dato. Eppure, che dolore non poter toccare l'essere stesso, con i suoi componenti! Ti assicuro che è un vero lavoro della mia anima : attraverso le apparenze che lo compongono e che posseggo, cerco il tuo Tu, la tua totalità, il tuo essere. E non riesco mai a trovarlo. E' una vera e propria mania. Comincio ad adoperarmi, a volte tramite gli occhi, attraverso la deliziosa grinza del naso - quella che sostenevi fosse brutta ! - altre tramite il tuo modo di camminare. Cerco indizi, vie, accessi, e tutto inutilmente. Non ottengo mai la tua rivelazione completa. Se solo vedessi quanto - a volte - mi rallegro di ciò ! (Probabilmente per consolarmi ). Dico che mi rallegro perché in questo modo so che la mia fantasia non inventa una Katherine immaginaria, indipendente da te. No. La mia Katherine ha bisogno della tua realtà, necessita della tua stessa vita, del tuo essere insostituibile. Non è un sogno, non è un'illusione. Non è un prodotto della mia immaginazione personale. E' una donna vitale che cammina, respira, sente. E senza lei tutta la sua immagine è imperfetta. Tu sei tu. E sei più che tu. Tu e la tua immagine al contempo. Katherine, ogni volta che ti ho guardata, ti ho vista in te, e più in là di te, nel tuo secondo e ultimo tu. Questa è pazzia ? No, no. Il mio massimo piacere è aver scoperto questo doppio di te stessa. Questo è ciò che io chiamo tua immagine. Tuttavia, questa tua immagine si rivela solo in tua presenza. Per questo è tanto ciò che doni, sai? Guardandoti, non mi arricchisco solo di quel che vedo, ma con ciò che intravedo. Ma senza te, né realtà né immagine . Solo segni. Segni di te, tracce della tua esistenza, probabilità. Tu - lontana - sei solo probabile. Capisci il mio dolore? Comprendi la mia ricerca furiosa tramite i ricordi delle tue forme, affinché io possa imbattermi con il certo?Impossibile! Esiste? Non esiste? E' successo ciò che è accaduto? Solo la tua presenza, la tua doppia presenza mi darebbe il sì assoluto, il sì che trasformerebbe il probabile in certo. Vedi in che modo vivi dentro di me? Liberi tutte le mie forze spirituali, le turbi, un muoversi burrascoso, cominci a farle vivere. Katherine, sei il motore della mia vita, nel vero e proprio senso della parola. So che se mi mancasse il motore, in me si chiuderebbero molte ali che si sono aperte; molti cantici che comincio a sentire, si metterebbero a tacere, e si spegnerebbero molte aurore che stanno tremando all'orizzonte. E per questo ho paura, paura, te lo dico perché è la verità, di vivere un giorno in meno, adesso che vivo di più grazie a te.
Pedro
Pedro Salinas da Cartas a Khaternine Whitmore ( Lettere 1932, 1947 )
Chi volesse approfondire l'argomento, può recarsi sul sito www.Eliantoeditore,it e leggere l'articolo " L' amata ( e l'amante ) di Pedro Salinas .