IL PRETE E IL MORTO
Un morto se ne andava tristemente
ad insediarsi nell'ultima dimora.
Un prete se ne andava allegramente
a seppellire il morto con premura.
Il defunto veniva scarrozzato,
già bello e impacchettato
con un vestito adatto all'occasione,
un abito di legno - detto bara -
buono per il gran freddo o il solleone,
che non va mai cambiato.
Il nostro prete gli camminava accanto
biascicando versetti ed orazioni,
de profundis, dies irae, tutto quanto
e intanto già pensava al tornaconto.
" Caro il mio morto, di me ti puoi fidare,
avrai salmi preghiere e anche l'incenso,
sempre che si provveda al mio compenso. "
Con gli occhi si covava il caro estinto
come se glielo volessero rubare,
e intanto continuava a fare il conto.
" Un tanto per i fiori e le candele,
tanto per il trasporto al camposanto,
più la tariffa per il funerale…"
Calcolato il totale,
il nostro prete passò alla divisione :
" Un tanto per la botte di moscato,
però di quello buono, di collina,
un tanto per la vecchia Pasqualina
- così brava in cucina -
che ha il grembiule tutto consumato;
e poi mi resta da ricompensare
quella nipote che è così carina…"
E qui uno schianto: il carro è fracassato.
La bara casca in testa al suo pastore
e lo lascia stecchito.
Così, morto e curato
vanno insieme al Creatore.
In fondo, non abbiamo tutti quanti
qualcosa di quel prete
che sul suo morto si faceva i conti?
Jean De La Fontaine & Marc Chagall in Favole a colori





