(Nereo era un clochard della provincia di Verona, un uomo colto che amava i libri e aveva lavorato all'estero. Da oltre 20 anni viveva in strada, a Roma, con la cagnetta Lilla, spostandosi a ridosso delle mura aureliane a seconda del vento. E' morto alle prime ore del 7 Gennaio 2018, travolto da un'auto che ha proseguito la sua corsa senza fermarsi.
Più del fiuto di Lilla era il vento
a dirmi dove mettere i cartoni
fra via Po e Corso Italia,
a sistemare gli stracci, i libri
e il telo verde, con la sua ciotola di carità.
Il vento giurava fedeltà,
come nei romanzi d'amore
come un fiato caldo in Ottobre,
oppure una lama che sapeva di frutta
con la tramontana di Gennaio.
Che amassi la parola più del denaro
lo sapevano tutti.
Bastava il tempo a darmi dignità,
il caffè offerto all'alba, le luci lucide
dopo il temporale, un uragano di pollini
di malva e menta, aggrappate alle mura.
Me ne sono andato con clamore
questo sì, senza neanche dare l'ultima
carezza a Lilla, senza girare l'ultima pagina
del libro, che non ho finito e non finirò.
Ora lo sfoglia il vento
sotto un cielo
che pare un mare rovesciato
limpido come questo addio.
***
PAUL TIBBETS
Paul Tibbets comandò il bombardiere B- 29 Superfortress che il 6 Agosto 1945 sganciò la bomba atomica sulla città di Hiroshima. Non si pentì mai del suo gesto, affermando di aver portato a termine con successo la missione affidatagli.
"... che sei stata me, in me ogni tempo. " ( A. P. ) Dopo il bacio - dall'ombra degli olmi sulla strada uscivamo per ritornare: sorridevamo al domani come bimbi tranquilli. Le nostre mani congiunte componevano una tenace conchiglia che custodiva la pace. E io ero piana quasi tu fossi un santo che placa la vana tempesta e cammina sul lago. Io ero un immenso cielo d'estate all'alba su sconfinate distese di grano. E il mio cuore una trillante allodola che misurava la serenità. Antonia Pozzi
E allora me ne vado da queste acuminate geometrie che solo a prenderne le altezze ci lascia brani di lati e ipotenuse senza che cambi l'are ( i ) a. E allora me ne vado ai quattro angoli che nessuno ha mai contato fino ad otto, troppo ottusi per essere lineari, in traiettorie di tangenti casuali. E allora me ne vado divaricando orizzonti all'infinito - incurante del punto di partenza - tanto non parto se non da questo acuto - inadeguato imbuto di confine. E allora me ne vado facendo leva su un punto - il mio - tale che lo spazio si apra a negare l' incontro di due rette. All'infinito. frida
Ora che tutto è chiaro e ogni cosa è stata detta, di un'acrimonia nuova hai foderato i gesti e di crudeli sorrisi hai mascherato il viso. Ancora Ma il livore è sempre un trucco troppo lugubre perché traspaia il volto di colui che ho pensato Amore. Così - incurante della nebbia che mi avvolge gli occhi - vado cercando un senso vago nel ricordo e mi inoltro sotto la pelle ambita anche se ora è solo paura da scacciare. E ti vedo com'eri e come sei, soffermandomi su ciò che ho trovato al di là, oltre ciò che era sopra e fuori e intorno a noi. Ma poi mi fermo, nel blocco di una fitta, di quelle fiere che mi imponi - insopportabili - e allora comprendo di non averti mai avuto. Mai Capisco che non c'è più abisso da sondare o scogli da evitare. Non più. Ora che ti immagino solcare altre superfici con quella maschera ancora attaccata a prua E piango ma non per l'acqua che scorgo intorno a me né per quella che anche tu porterai per pulirti il viso. Piango per quella pelle intatta macchiata di ipocrisia - cute rigata dalla tua stessa ombra - che ora ami più di tutto. Buio che scopro d'aver amato anch'io. Purtroppo Così eccolo giunto fino a noi quell'ignoto incantatore - dietro quegli occhi che non vogliono più vedere - aggrappato a quelle ali che si rifiutano di volare. E allora non resta che al sogno mio un ultimo regalo in versi, lascito di verità dolenti : " Se la poesia si perde per tornare - prima o poi - l'amore si può sprecare anche senza senso ".
e se mai come per caso ti cercassero altre mani e altre mani disegnassero altre impronte su di te...
E' il silenzio l'oro del mattino il silenzio e il profumo delle donne per le strade sotto le arcate che si sparge come un'onda senza risacca come un'ora non segnata come un respiro di una camminata calma e senza meta. Gianmaria Testa