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martedì 29 giugno 2021

IL CANE DI PICASSO ( presentazione )

 

" Sii la persona che il tuo cane pensa che tu sia  " recita un adagio. Questo libro ci regala nuovi particolari sugli animali di diversi personaggi celebri, spaziando dal re prussiano Federico II, che teneva una corrispondenza con la sorella come se fossero i loro rispettivi cani a scrivere; a Sigmund Freud e la sua cagnolina chow chow sempre presente alla sue sedute psicoanalitiche. Poi c'è Pablo Picasso, secondo cui l'amato bassotto Lump non era né un cane né una persona, ma " gli ricordava un sacco di cose": Wiston Churchill, perdutamente innamorato del suo barboncino e Penny Guggenheim, che è stata sepolta accanto ai suoi quattordici cagnolini. Per non parlare di Michel  Houellebecq e del suo Clément, che lo scrittore definiva " una macchina per amare".

Quella di Anja Rutzel è una divertente carrellata in cui compaiono anche Marilyn Monroe, Richard Wagner, Artur Shopenhauer e la regina Elisabetta II.

Un libro godibile e leggero, destinato sia agli amanti dei cani che agli appassionati di storia, insomma un piacevole mix di informazioni e di intrattenimento.



IL CANE DI PICASSO ( e altre storie di amicizia ) 1



   
                                             Cassius  Coolidge  - Cani che giocano a poker




(...) La ragione principale per amare i cani? Perché non sono esseri umani. Una ragione semplicissima per Sigmund Freud, per il quale altrimenti la stragrande maggioranza delle cose era estremamente complicata. Interi scantinati di sottotesti, mura che nascondevano camere segrete piene di significati, per non parlare dei terribili trabocchetti delle fissazioni. Negli animali invece è tutto molto facile." I cani amano i loro padroni e mordono i loro nemici ", così la figlia Anna cita Freud " al contrario degli esseri umani, che sono incapaci di amore puro e che ogni volta nel relazionarsi con l'altro mescolano amore e odio." Probabile che questo atteggiamento spieghi anche come mai soltanto a sessantanove anni Freud divenisse padrone di cani: evidentemente doveva passare dall'esperienza della più totale frustrazione nei confronti dell'umanità in generale - e dei suoi pazienti in particolare - prima di spalancare il cuore ad altre specie. Fino a quel momento i cani non lo avevano interessato molto. Persino nella sua Interpretazione dei sogni questi animali compaiono solo in quanto esempi di bizzarre cose che inconscio e subconscio possono proporci durante il sonno : morti che si dirigono tranquilli verso la loro tomba e cani che recitano versi, ecco i suoi esempi- A Freud piaceva che si sapesse che non amava particolarmente gli animali, e solo nel 1925 si decise ad acquistare, da un ufficiale di polizia, un grosso pastore tedesco nero, Wolf, detto Wolfi, che avrebbe avuto il compito di vegliare sulla figlia Anna, all'epoca trentenne, durante le sue passeggiate notturne per Vienna; fu perciò pensato in un primo tempo più come servitore che come membro della famiglia. Alcuni biografi ipotizzano che Freud si sia procurato Wolf soprattutto per far arrabbiare la moglie Martha, a cui non piacevano i cani.(...)




              Anja Rutzel   da   Il cane di Picasso ( E altre storie di amicizia )


IL CANE DI PICASSO ( e altre storie di amicizia ) 2

 

(...) A posteriori può sembrare una strana ironia il fatto che la famiglia, di origine ebraiche, acquistasse proprio un cane lupo, ossia un esemplare di quella razza ancora per poco non segnata da specifiche connotazioni culturali, ma che presto sarebbe stata sfruttata dai nazisti a fini di propaganda : il Cane Lupo - a loro avviso - fondeva in sé le cosiddette virtù tedesche di coraggio e fedeltà. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale 30.000 pastori tedeschi vennero impiegati in operazioni belliche e nei campi di concentramento. E non fu soltanto Freud a possederne uno di nome Wolf: anche Adolf Hitler dette lo stesso nome a un cucciolo nato da Blondi, il suo cane lupo femmina. Wolf era probabilmente quel secondo cadavere di cane che i soldati dell' Armata Rossa trovarono in un cratere di bomba accanto ai corpi bruciati di Hitler, Eva Braun e Blondi.

Presto Freud si affezionò a tal punto a Wolf che la figlia Anna, anche lei psicanalista, scherzava a casa di un amico sul fatto che quello paterno fosse un chiaro caso di transfer, ossia di un processo psicologico ben noto al padre, in cui una persona proietta inconsciamente antichi e spesso rimossi sentimenti su un nuovo rapporto: nel loro caso, tutto l'amore conservato e represso della non sempre semplice relazione padre - figlia, veniva ora regalato al cane lupo. Ma anche la stessa Anna non era male nel giochetto del transfer di affetti esprimibili solo in modo indistinto: un ano dopo scriveva al padre per il suo settantesimo compleanno una poesia a nome di Wolf, che gli avrebbe regalato insieme a una foto incorniciata del cane. Anch'io conosco famiglie che hanno osato mostrare il proprio affetto reciproco soltanto dopo l'arrivo di un cane, e trovo toccante che anche la famiglia Freud - una famiglia ad alto tasso di riflessione psicologica - avesse bisogno di questa stampella soffice e pelosa .  (...)



                          Anja Rutzel   da    Il cane di Picasso ( e altre storie di amicizia )


IL CANE DI PICASSO ( e altre storie di amicizia ) 3

 


(...)Nel 1928, quando aveva già settantadue anni, Sigmund Freud ebbe il suo primo cane personale : Lun Yug, detta Lun, una cagnetta chow - chow proveniente forse dall'allevamento della principessa Maria Bonaparte, discendente diretta di Luciano Bonaparte, il fratello più giovane di Napoleone. Prima di diventare lei stessa psicoanalista e amica di famiglia, la principessa era stata paziente di Freud. Amava i Chow Chow, questi cani antichissimi di color arancio che provenivano dalla Cina e le cui origini si fanno risalire  all' XI sec. a. C.. I Chow Chow sono  legati al loro padrone da grande lealtà e tuttavia sono molto indipendenti, o comunque il loro amore costa più di un pezzo di salsiccia. Lun portò con sé una lettera - ovviamente scritta dalla sua prospettiva; con la famiglia Freud non c'era da stupirsi. Scriveva che era arrivata senza invito, ma che sperava in un affettuoso benvenuto, e che voleva fare soprattutto compagnia a Wolf, perché aveva sentito che era molto solo. A Freud Lun piacque subito, ma purtroppo alla cagnetta fu fatale il fatto che gli essere umani siano - appunto - molto più complicati e faticosi dei cani. Un anno e mezzo dopo l'arrivo di Lun, la famiglia Freud si recò a Berchtesgaden per una vacanza estiva. Insieme a loro c'era anche la grande amica di Anna, Eva Rosenfeld, che a causa della sua depressione era in trattamento da papà Freud, e la nuova conoscenza - che presto avrebbe assunto una connotazione romantico - amorosa  - di Anna, Dorothy Burlingham. Schiumante di gelosia, ad un certo momento Eva tornò a Vienna portando con sé - non se ne conosce il motivo - anche Lun. Alla stazione di Salisburgo, la cagnetta strappò il guinzaglio e fu ritrovata dopo alcuni giorni dopo morta fra i binari. (...)



                     Anja  Rutzel  da   Il cane di Picasso ( e altre storie di amicizia )


IL CANE DI PICASSO ( e altre storie di amicizia ) 4


(...) Un anno dopo Freud ricevette due nuovi chow chow: Jofi, la sorella di Lun, e Lun II, anche lei in qualche modo imparentata con la prima Lun. Ma poiché le due non andavano molto d'accordo, Freud dette via Lun II  e si tenne Jofi, con la quale strinse un rapporto più stretto che con i suoi altri cani. Per Freud. infatti, Jofi era l'incarnazione perfetta di tutti i vantaggi di un cane rispetto ad un essere umano, come scrisse in seguito in una lettera a Maria Bonaparte. " Affetto senza alcuna ambivalenza, vita semplice senza gli insostenibili conflitti della nostra cultura, la bellezza di un'esistenza che riposa in se stessa ". Quando accarezzava Jofi, spesso si sorprende a canticchiare una melodia, " che persino io che ho un pessimo orecchio musicale riconosco essere l'aria di Ottavio dal Don Giovanni ( " Un legame di amicizia ci unisce " ). Con Freud Jofi può permettersi di tutto: mangia dal suo piatto quello che lui non può finire, cancellando in tal modo le prove del progressivo indebolimento del suo corpo. Freud apprezza molto la sua tipica testardaggine da chow chow e scrive in una lettera che la cagnetta " è una creatura incantevole, così interessante anche come femmina: selvaggia, impulsiva, tenera, intelligente e non così dipendente come possono essere altri cani . Non si smette più di provare rispetto di fronte a tali animali".

I cani di Freud non svolgevano mansioni terapeutiche, alla stregua di liberi professionisti, soltanto nel contesto familiare: lo psicanalista li adoperava anche in modo mirato come cani per terapia, svolgendo in questo campo un lavoro davvero pionieristico. Nel corso delle sedute di analisi, Jofi era utile a diversi livelli:uno più profano, contabile, in quanto, dopo cinquanta minuti in punto si alzava e sbadigliava, segnando in tal modo la fine della seduta. A livello empatico - emozionale, Freud era convinto che avesse un effetto tranquillizzante sui propri pazienti: pensava di poter leggere dalla posizione assunta da Jofi nella stanza, ulteriori dettagli riguardo ad essi. Se erano rilassati, lei si sdraiava molto più vicina a loro di quanto non facesse con quelli agitati e nervosi. Inoltre Freud sosteneva che in base a una sorta di test immediato, Jofi era capace -a suo avviso - di scoprire quali tra i candidati si prestassero meglio ad affrontare la psicoanalisi: se al primo contatto distoglieva lo sguardo o guardava il paziente con diffidenza, ciò significava che quella persona non era adatta a quel tipo di terapia, e dunque veniva gentilmente invitata  ad andarsene. (...)



                              Anja  Rutzel  da     Il cane di Picasso ( e altre storie di amicizia )