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sabato 24 febbraio 2024

LA MEMORIA DEL FUOCO DI GALEANO

 


                                              I nativi scoprirono che vivevano in America...




Morti senza tomba, tombe

senza nome.

E anche

boschi nativi,

stelle nella notte delle

città,

profumo di fiori,

sapore dei frutti,

lettere scritte a mano,

vecchi caffè dove c'era

tempo di perdere tempo.

Il calcio per le strade,

il diritto di camminare,

il diritto di respirare,

lavori sicuri, pensione

sicura,

case senza inferriate,

porta senza serrature,

il senso comunitario e il

senso comune.



                                             ***


Nl 1492

i nativi scoprirono che

erano degli indiani

scoprirono che vivevano in

America

scoprirono che stavano

nudi

scoprirono che esisteva il

peccato

scoprirono che dovevano

ubbidire

a un re e a una regina di un 

altro mondo

e un dio di un altro cielo

e che questo dio aveva

inventato

la colpa e il vestito

e aveva dato l'ordine di

bruciare vivo colui

che adorasse il sole e la

luna e la terra

e la pioggia che la bagna.



                                             ***


L' utopia è là, all'orizzonte.

Mi avvicino di due passi,

lei si allontana di due

passi.

Faccio dieci passi e

l'orizzonte si sposta di

dieci passi.

Per quanto cammini, mai

la raggiungerò.

A cosa serve l'utopia?

Serve a questo : a

camminare.



                                               ***


Noi

abbiamo l'allegria delle

nostre allegrie

e abbiamo pure

l'allegria dei nostri dolori.

Perché non ci interessa la

vita indolore

che la civiltà del consumo

vende nei supermercati.

E siamo orgogliosi

del prezzo di tanto dolore

che per tanto amore

abbiamo pagato.

Noi

abbiamo l'allegria dei

nostri errori

dei ruzzoloni che provano

la passione

dell'andare e l'amore

verso il cammino.

Abbiamo l'allegria delle

nostre sconfitte

perché la lotta

per la giustizia e la

bellezza

vale la pena persino

quando si perde.

E abbiamo sopra tutte le

cose

l'allegria delle nostre

speranze

mentre impazza la moda

del disincanto

ora che il disincanto è

diventato

un articolo di consumo

massivo e universale.

Noi.



                                                 ***


Vennero,

loro avevano la Bibbia e

noi avevamo la terra.

E ci dissero:

" Chiudete gli occhi e

pregate ".

E quando aprimmo gli

occhi,

loro avevano la terra e noi

avevamo la Bibbia.




                   Eduardo Galeano   da    La memoria del fuoco



sabato 25 novembre 2017

DONNE



Leolo, il personaggio del bellissimo film di Jean- Claude Lauzon, assediato dalla follia e dall'orrore, si ripeteva:

                         Siccome sogno, non sono pazzo,
                         siccome sogno, non lo sono....


Galeano ci narra un mondo pazzo, ma pieno di dignità e di sogni.
Questa raccolta è stata fatta - pertanto - attraverso il sogno e la poesia.
Ogni donna qui rappresenta tutte le donne. E tutte loro ci salvano dalla follia.
E vuole essere nel contempo - in questo giorno - anche un segno di consapevolezza collettiva e un segnale di riscatto per un'umanità femminile troppo spesso vilipesa e angariata.


                        Siccome Galeano scrive, io sogno;
                        siccome sogno, non sono pazzo.


                                    frida

SHERAZADE

 
 

                                     Dalla paura di morire nacque la maestria del narrare...


(...) Per vendicarsi di una, che l'aveva tradito, il re le sgozzava
      tutte. Al tramonto si sposava e all'alba diventava vedovo.
      Una dopo l'altra, le vergini perdevano la verginità e la testa.
      Sherazade fu l'unica a sopravvivere alla prima notte, e poi
      continuò a cambiare racconto: uno per ogni nuovo giorno di
      vita.
      Quelle storie - da lei ascoltate, lette o immaginate - la
      salvarono dalla decapitazione. Le narrava a voce bassa, nella
      penombra della camera da letto, alla luce solo della luna.
      Mentre le narrava, provava piacere e lo dava, ma faceva molta
      attenzione. A volte - nel bel mezzo del racconto - sentiva che il
      re le stava studiando la nuca.
      Se il re si annoiava era perduta.
      Dalla paura di morire nacque la maestria del narrare . (...)


            Eduardo  Galeano   da    Donne

IPAZIA

 
 

                                                                        Non sembra una donna...


(...) " Va con tutti", dicevano, volendo infrangere la sua libertà.
       " Non sembra una donna ", dicevano, volendo elogiare la sua
         intelligenza.
         Ma numerosi professori, magistrati, filosofi e politici
         accorrevano da lontano alla Scuola di Alessandria per 
         ascoltare la sua parola.
         Ipazia studiava gli enigmi che avevano sfidato Euclide e
         Archimede, e parlava contro la fede cieca, indegna  dell'
         amore divino e dell'amore umano. Lei insegnava a dubitare e
         a domandare. E consigliava : " Difendi il tuo diritto di
         pensare. Pensare sbagliando è meglio che non pensare ".
         Che cosa faceva quella donna eretica facendo lezione in una
         città di maschi cristiani?
         La chiamavano strega e fattucchiera, e la minacciavano di
         morte.
         E un mezzogiorno del marzo dell'anno 415, la folla le si
         scaglià contro, e fu strappata dalla sua carrozza e denudata
         e trascinata per le strade e picchiata e accoltellata. E nella
         piazza pubblica il rogo si portò via quel che restava di lei.
        " Verrà fatta un'indagine", disse il prefetto di Alessandria.(...)

                             
                     Eduardo Galeano  da      Donne 

LO SCIOPERO DELLE GAMBE CHIUSE

 
 

                                                                    Donne della Grecia Antica


(...) Durante la guerra del Peloponneso, le donne di Atene, Sparta,
      Corinto e della Beozia si dichiararono in sciopero contro la
      guerra.
      Fu il primo sciopero delle gambe chiuse della storia universale.
      Accadde a teatro e sorse dall'immaginazione di Aristofane e
      dall'arringa che lui mise in bocca a Lisistrata, matrona
      ateniese : " non alzerò i piedi verso il cielo e neppure mi
      metterò a quattro zampe con il culo per aria! ".
      Lo sciopero continuò - senza tregua - finchè il digiuno amoroso
      piegò i guerrieri. Stanchi di combattere senza consolazione e
      spaventati di fronte alla ribellione femminile, non poterono far
      altro che dire addio ai campi di battaglia.
      Lo raccontò, lo inventò - più o meno così - Aristofane, uno
      scrittore conservatore che difendeva la tradizione come se ci
      credesse; ma in fondo credeva che l'unica cosa sacra fosse il
      diritto di ridere.
      E ci fu pace sulla scena.
      Nella realtà no.
      I Greci combattevano ormai da vent'anni quando quest'opera
      fu rappresentata, e la strage continuò per altri sette anni.
      Le donne continuarono a non avere diritto diritto di scioperò 
      né di opinione, né nessun altro diritto se non quello di
      obbedienza ai compiti propri del loro sesso. Il teatro non era
      contemplato fra questi compiti. Le donne potevano assistere
      alle opere nei luoghi peggiori, che erano le gradinate più alte,
      ma non potevano rappresentarle. Non c'erano attrici.
      Nell'opera di Aristofane, Lisistrata e le altre protagoniste
      erano interpretate da uomini che portavano maschere 
      femminili. (...)


                 Eduardo  Galeano  da       Donne 

TITUBA

 
 

                                                                        Narrava racconti di fantasmi...


(...) Nell' America del Sud era stata catturata- nella sua infanzia -
      ed era stata venduta una volta e un'altra e un'altra, e di
      padrone in padrone era andata a parare nella città di Salem,
      nell' America del Nord.
      Là, in quel santuario puritano, la schiava Tituba serviva in
      casa del reverendo Samuel Parris.
      Le figlie del reverendo l'adoravano. Loro sognavano ad occhi
      aperti quando Tituba narrava loro racconti di fantasmi e
      gli leggeva il futuro nel bianco di un uovo. E nell'inverno del
      1692, quando le bambine vennero possedute da Satana e si
      rivoltolavano e gridavano, solo Tituba riuscì a calmarle, e le
      accarezzò e gli sussurrò racconti finchè non si addormentarono
      sul suo grembo.
      Questo la condannò: era lei che aveva messo l'inferno nel
      virtuoso regno degli eletti da Dio.
      Fu così che la maga cantastorie fu legata al patibolo, nella
      pubblica piazza, e confessò.
      L'accusarono di cucinare dolci con ricette diaboliche e la
      frustarono finché non disse di sì.
      L' accusarono di ballare nuda nei sabba e la frustarono finché
      non disse di sì.
      L' accusarono di dormire con Satana e la frustarono finché non
      disse di sì.
      E quando le dissero che le sue complici erano due vecchie che
      non andavano mai in chiesa, l'accusata divenne accusatrice e
      indicò col dito quel paio di indemoniate e allora non venne più
      frustata.
      E da quel momento la forca non smise più di lavorare. (...)


              Eduardo  Galeano   da                   Donne 



LE ETA' DI GIOVANNA LA PAZZA




                                                         " Sei matta! " , le grida il marito...


(...) A sedici anni la sposarono con un principe fiammingo. La
      sposarono i suoi genitori,, i Re Cattolici. Lei non aveva mai
      visto quell'uomo. A diciotto scopre il bagno: una fanciulla
      araba del suo seguito le insegna le delizie dell'acqua. Giovanna
      entusiasta, si fa il bagno tutti i giorni. La regina Isabella,
      spaventata, commenta: " mia figlia è anormale".  A ventitré
      tenta di recuperare i suoi figli, che per ragion di Stato non vede
      quasi mai " mia figlia ha perso la testa ", commenta suo padre,
      il re Ferdinando. A ventiquattro, in viaggio per le Fiandre, la
      nave fa naufragio: lei - impassibile - esige che le servano il
      pranzo. " Sei matta " , le grida il marito mentre è in preda al
      panico, in un enorme salvagente. A venticinque si lancia contro
      alcune dame della corte e, con le forbici in mano, tosa loro i
      riccioli per il sospetto di tradimento coniugale.
      A ventisei rimane vedova. Il marito, appena proclamato re, ha
      bevuto acqua gelata, ma lei sospetta che fosse veleno. Non
      versa una lacrima, ma da allora si veste sempre di nero.
      A ventisette passa le giornate seduta sul trono di Castiglia, con
      lo sguardo perso nel vuoto. Rifiuta di firmare le leggi, le lettere
      e tutto quello che le portano. A ventinove suo padre la dichiara
      demente e la rinchiude in un castello sulle rive del fiume Duero
      Catalina, la minore delle sue figlie, l'accompagna. La bimba
      cresce nella cella accanto e da una finestra vede giocare gli
      altri bambini. A trentasei rimane sola. Suo figlio Carlos, che
      sarà presto imperatore, si porta via Catalina. Lei dichiara uno
      sciopero della fame fino a che non tornerà. La legano, la
      picchiano, la obbligano a mangiare. Catalina non torna.
      A settantasei, dopo quasi mezzo secolo di vita prigioniera,
      muore questa regina che non regnò. Non si muoveva da molto
      tempo, con lo sguardo perso nel vuoto.  (...)

              Eduardo Galeano     da    Donne


IL PERICOLO DI PUBBLICARE ( Myrna Mack )

 
 
             
                                                      Nel mio Paese sei morto se pubblichi...


(...) Nell'anno 2004, il Governo del Guatemala interruppe per una
      volta la tradizione di impunità del potere e riconobbe
      ufficialmente che Myrna Mack era stata assassinata per ordine
      della Presidenza del Paese.
      Myrna aveva intrapreso una ricerca proibita: nonostante le
      minacce, si era addentrata nelle foreste e sulle montagne dove
      vagavano - esiliati nel loro stesso paese - gli indigeni che erano
      sopravvissuti alle stragi militari. E aveva raccolto le loro voci.
      Nel 1989, durante un congresso di Scienze Sociali, un
      antropologo statunitense si era lamentato della pressione delle
      università che obbligavano a produrre continuamente: " Nel
      mio Paese " disse " se non pubblichi sei morto".
      E Myrna disse : " Nel mio Paese sei morto se pubblichi".
      Lei pubblicò.
      La uccisero a pugnalate .  (...)

              Eduardo Galeano    da    Donne

LA RESURREZIONE DI CAMILLE

 
 

                                           Bronzo che balla, marmo che piange, pietra che ama...


(...)   La famiglia la dichiarò pazza e la rinchiuse in un manicomio.
        Camille Claudel passò là - prigioniera - gli ultimi trent' anni
        della sua vita.
       " Fu per il suo bene" dissero.
       Nel manicomio, carcere gelido, si rifiutò di disegnare e di
       scolpire. La madre e la sorella non l'andarono mai a trovare.
       Qualche volta si fece vedere suo fratello, Paul, il virtuoso.
       Quando Camille - la peccatrice - morì, nessuno reclamò il suo
       corpo. E ci vollero anni prima che il mondo scoprisse che
       Camille non era stata solo l'umiliata amante di Auguste Rodin.
       Quasi mezzo secolo dopo la sua morte, le sue opere rinacquero
       e viaggiarono e stupirono: bronzo che balla, marmo che
       piange, pietra che ama. A Tokyo, i ciechi chiesero il permesso
       di palpare le sculture. Poterono toccarle. Dissero che le
       sculture respiravano.  (...)

             Eduardo  Galeano    da    Donne

sabato 22 ottobre 2016

L ' ABBRACCIO




(...) Orio Valls, che si occupa di neonati in un ospedale di
       Barcellona, dice che il primo gesto umano è l'abbraccio.
       Dopo essere venuti al mondo, al principio dei loro giorni,
       i bimbi agitano le mani come per cercare qualcuno.
       Altri medici, che si occupano di coloro che hanno già
       vissuto, dicono che i vecchi, alla fine dei loro giorni,
       muoiono cercando di alzare le braccia. Ed è così, per
       quanto si voglia rigirare la questione, e per quanto se ne
       parli. A questa cosa - così semplice - si riduce tutto: tra
       due batter d'ali, senza altre spiegazioni, si riduce il viaggio...
       (...)


           Eduardo  Galeano  da     Il   Libro  degli  Abbracci