giovedì 31 marzo 2022

IO TI SALVERO'

 


                                                        Scena del film " Spellbound "



(...) Nel 1945  Hitchcock dirige Spellbound ( Io ti salverò ) fornendoci l'ennesima prova di come la sua mente brillante avesse anticipato di gran lunga molti temi sviluppatesi  negli anni seguenti. Il punto focale del suo film - infatti - è la mente umana e i suoi complessi meccanismi. Il regista porta per la prima volta sul grande schermo la rappresentazione della psicoanalisi, passando attraverso il sogno e rifacendosi quindi alle teorie dello psicanalista Freud prima e  di Jung poi.

Anche se tutto il film è tessuto in una chiave onirica nella quale si mischiano sogni e realtà, la chiave di volta che ci permetterà di comprendere ciò che realmente è accaduto, la troviamo in un sogno del protagonista, inscenato con la collaborazione del genio del  Surrealismo, Salvador Dalì. Nell'interpretazione ci si avvale della più ovvia e conosciuta simbologia freudiana, ma ciò che più colpisce e resta nella mente dello spettatore, sono gli occhi dipinti sui drappeggi. La scenografia di Dalì ripercorre in modo suggestivo la simbologia onirica : gli occhi che tappezzano la parete, rendono la sensazione quasi fisica del senso di colpa ( qualcuno che ci osserva e che ci giudica ), ed eliminarli ( tagliare con una grossa forbice i drappeggi ) non serve perché sotto ci sono altri occhi. Il senso di colpa non si elimina se non risalendo a ciò che lo ha provocato e che si occulta nel nostro inconscio. Nella scenografia di Dalì spiccano anche altri dettagli non direttamente collegati all'interpretazione del sogno ( le sculture e le rocce deformate, il comignolo con le radici, il deserto con le surrealistiche tenaglie giganti e le lunghe ombre della scena finale ), ma che servono a rendere surreale l'ambiente del sogno, dove i riferimenti al vissuto e alla realtà sono deformati e mimetizzati.

L'intera pellicola è infatti l'esemplificazione di una tesi esposta all'inizio del film :" Quando i complessi che disturbano la mente ammalata sono scoperti e interpretati, il paziente guarisce e i demoni della pazzia si dileguano per sempre".




                  Liberamente tratto da un articolo di Maura D' Amato



mercoledì 30 marzo 2022

FATTI VIVO ( Prendimi )

 


 Tutti prima o poi cadono, ma non c'è nessuna caduta che impedisca di " farsi vivi ".




Portami in dono

la luce,

quella notturna,

candelina forsennata

contro la paura

del buio - lupo

e il fulmine

lustrante

che fa nuovo il campo

fra me e tutti.

Portami dono

portami luce

fino a me

fino a costo

della vita.



                                           ***


Non

non  diciamo 

le parole planetarie

smettiamola di farcela

ci sediamo qui

ci fermiamo

a polvere a pioggia

sul paesaggio.

Tra le pieghe delle ipotesi.

Io ho l'impermeabile

tu le ali.

Lasciale gridare.



                                           ***



Tu mi sei piccolo

quasi mi stai in tasca

sei di mollica di pane

quella che scavo di nascosto

dalla tua michetta

mi sei facile e vago

come nuvola

e certe volte mi sei fucile

mi prendi di mira

e mi fai rimproveri precisi

e puntuali come spari ma a salve

e poi mi sei grande e mi fai male

mi riordini tutta

mi domi la casa

addomestichi il gatto i caloriferi

e anche i libri tutti in fila

come soldati.

E poi mi sei

sconosciuto

mi sei solo

mi sei quiete e sepolta bufera,

in incognito

quasi un estraneo che balbetta i passi

e brontola da solo contro il cielo

e non vuole stagioni fuori stagione

e poi :

stella!

Cosmico mi sei.

Un animale del mondo

che traghetta lentamente lentamente

con occhi buoni

un significato.



                                         ***


L' amore è diverso 

da quello che credevo,

più vicino a un'ape operaia

a un tessitore

che ad un acrobata ubriaco,

più simile a un mestiere

che a un sentire.

Io amavo

un po' con la memoria astrale

e un po' con giustizia poetica,

ma l'amore

è più vicino a una scienza

che a una poesia,

ha delle sue regole di risonanza

e altre di respingenza,

ha angoli di incidenza

per profili alari e luce,

ma non ha regole per il buio

e l'assenza di ali.

L' amore è molto simile

all'insonnia,

non devi soffrirla

solo ospitarla,

lasciare che ti squassi

faccia di te un sistema nervoso

senza isolamento,

una corda tesa

di strumento musicale ignoto.

Essere temi musicali

non è una vocazione

ma una disciplina di spoliazione,

è farsi ossi

limati

dalle onde

goccia che si disfa

nel galoppante mare.




              Chandra  Livia  Candiani     da      Fatti vivo



INFINITA FINE ( Dopo lungo penare ) 1

 



                                               Ho sperato a lungo di vederti arrivare...



Accogliere il pensiero e il sentimento della fine è impresa ardua, a cui la poesia di Viviani ha dedicato un'intensa e limpida passione. L' invito che questo libro sembra rivolgere al lettore è quello di guardare la vicenda umana, anche quella individuale, con gli occhi della natura. La lingua della natura può così rendere leggibile anche l'insulto più doloroso, quello della scomparsa definitiva. La cadenza narrativa di queste liriche è quella dell'avvicendarsi dei giorni e delle stagioni, mentre la dimensione umana è qui rappresentata dall'alternarsi di operosità e smarrimento, senza finzioni e senza consolazioni. Come del resto è nella natura.





Di continuo il vento rovescia

le foglie, forzate a posizioni estreme,

pressate, tirate su e giù,

come noi inseguite dai mesi,

che ci spingono - quelli aggressivi -

e poi tutti ci superano velocemente,

volano.



                                            ***


Noi siamo qui a distinguere

la farina e la polvere,

mentre il tempo silenzioso deteriora

le nostre ossa.



                                              ***


Questo rincorrersi 

delle intenzioni e delle cose -

ho sperato a lungo di vederti arrivare,

e ho provato un'acuta delusione,

uno stato d'animo che non influiva su niente -

alla fine, grazie al tempo, ha provocato

una perdita di energia, una malattia.



                                            ***


Che senso ha tutta questa litania

di conoscenze,

se dice di amare

chi è al suo fianco?

Forse che la perfezione si raggiunge

con la memoria e l'ossessione?

O come un improvviso aperto bagliore solare,

non in graduale crescita dall'alba,

il coraggio di questa voce gridata

sul paesaggio, aperta,

ma anche inestinguibili tante piccole paure

disseminate, nascoste

come tanti fornellini ardenti

o - peggio - tanti roditori neri.



                                                ***


Un empito di energia

in vista della fine,

ecco, la distruzione per te

non riguardava il corpo,

ma l'accumulo di indifferenze secolari

di ascendenti, di popolo,

a un certo punto scoppiava

questa silenziosa riserva di patimenti

e ti mandava in frantumi.



                                                   ***


Portavi addosso, in te, un fuori misura

che non si staccava, un ingombro,

eppure - lo stesso - andavi sempre a caccia di cose

e tra incursioni e riposi passava

la vita.

Il corpo in alcuni punti, come le foglie,

la pelle si accartocciava. E sentiva e subiva

l'armonia del crepitìo della foresta in fiamme,

e della lava che scendeva.




                          Cesare  Viviani   da   Infinita fine



INFINITA FINE ( Dopo lungo penare ) 2

 

Dura così poco, si assottiglia

sempre di più, si estingue,

ed è stato un piacere intenso,

ma si fa fatica ora a immaginarsi

i volti, si disfano nella memoria,

sono volti persi,

resta la fatica.



                                                 ***


Di cosa sono fatto,

mi tocco in salita, sì proprio

la salita alla vetta, la volontà di raggiungerla,

per poi ridiscendere a sera

senza esserci avvicinati di un millimetro

al sole, al padreterno.



                                              ***


Si amarono, ma che dici!

Solo perché si incontrarono qualche volta

e poi si salvarono ognuno con la fuga?

Proprio il contrario di quel che si dice,

questo distruggere la vita

con la parole facili.



                                             ***


Non servì a  nulla fermarsi

per non farsi trascinare dal tempo.

Roteavano i cieli e l'universo.

Ma ci aveva illusi la coincidenza

di un dolore fisico che si attenuava

con il calare del sole.



                                             ***


La vicenda più strana

è quella che si svolge

tra un corpo morto e chi lo ama.

Lo prega, lo adora.

I ricordi, i rimpianti, le colpe

la nuova libertà.

Davanti a una tomba un amore

che nessuno può capire.

Viene da pensare a chi ama la montagna,

a chi affronta la roccia.



                                                    ***


Perché invocare la pace e la salvezza

se pace e salvezza arrivano

solo con la fine?

Piuttosto attrezziamoci

per difenderci dai predatori,

e non facciamo finta di niente

quando andiamo a caccia dei più deboli !




                Cesare  Viviani   da   Infinita  fine


martedì 29 marzo 2022

SERENATA




 

Nun t'affaccià si siente a voce mia

nun t'affaccià si siente a serenata

ije mo' nun canto pe tté, canto pe' n'ata

ca' nun s'affaccia si t'affacce tu.



                       da   "  Il Postino "



CON IL BRACCIO PIEGATO... ( Poesia cinese ) 1

 

                                                              Stampa di Primavera




" Traducendo e annotando per la prima volta  in una lingua occidentale le 88 quartine di sette caratteri per verso selezionate dalla vastissima produzione poetica del maestro Bay Yuchan, si è tenuto presente il principio taoista " Conosci il bianco ma attieniti al nero". Nella sua applicazione al metodo alchemico interiore, tale principio presuppone che il processo realizzativo non prenda avvio dalla concentrazione sull'aspetto mentale, bensì dall'aspetto vitale. Iniziando perciò il lavoro da quest'ultimo aspetto- più oscuro e pesante - ( non a caso il trigramma corrisponde all'Acqua e al Piombo ) è possibile trovarvi il germe luminoso che può costituire la chiave per la realizzazione stessa. Si eviteranno così i pericoli insiti in un'iniziale concentrazione sull'aspetto mentale, caratterizzato da un'estrema volatilità ( il trigramma corrisponde al Fuoco e al Mercurio ). Nella selezione proposta non si sono dunque privilegiate le composizioni in cui prevale il discorso più strettamente dottrinale, mentre si è lasciato il dovuto spazio a quelle quartine che hanno al centro il mondo naturale e il suo variare nel corso delle stagioni, o il tema del vino, affidando al lettore il compito di cogliervi il significato più apparente e quello più riposto."   ( dall' Introduzione di Alfredo Cadonna )




A piedi nudi, i capelli scarmigliati

e una vecchia veste sbrindellata,

con l'aria di un idiota

vado in giro a ubriacarmi e intono poesie.

Quando mi aggiro per il mercato,

non c'è nessuno che mi riconosca.

Sono il bambino del Grande Imperatore

del Paradiso Orientale.



                                            ***


Nel vano trascorrere

di questi vent'anni

il peso della carne

mi ha impedito di prendere il volo.

Mettermi a mendicare in un abito da monaco?

Un'idea da ridere.

Nella mia sacca

non entrerebbe l'ombra di un soldo.



                                              ***


I campi di gelsi si trasformano in mare

e il mare diventa un campo.

Quando si usa questa frase come insegnamento

ai discepoli, risulta difficile crederci.

Ne trovi a malapena uno

capace di liberarsi del proprio io;

un genere di libertà questa

che non è concessa neanche a principi e sovrani.



                                                    ***


Non scrutare con disprezzo

gli uomini volgari.

Fra i cinque laghi e i quattro mari

non c'è che un unico corpo vuoto.

I recessi più profondi dei Cieli - grotta

non c'è uomo che possa raggiungerli.

Di fiori di pesco sul bordo del ruscello

quanti ne resteranno passata la primavera?



                                             ***


Il sogno si interruppe e il magistrato di Nanke

s'avvide delle sue passate illusioni.

Il destino lo aveva innalzato,

ma solo una parte di lui aveva preso il volo.

Sotto un pino avvolto dal gelo, il sogno ancora mi lega

delle belle in abiti color martin pescatore:

solo io non sono ancora riuscito

a fare ritorno.


                                             ***


Questo corpo di sogno e illusione

non dura in eterno.

Quanto possono resistere gelsi e olmi

sotto i colpi del vento e del gelo?

Che senso ha correre a rifugiarsi

nelle grotte più rinomate,

sperando di ricevere in dono

il metodo per vivere in eterno?




     Bay Yuchan   da   Col braccio piegato a far da cuscino ( 88 quartine di un maestro taoista del XIII secolo ).  Trad. di A. Cadonna



CON IL BRACCIO PIEGATO... ( Poesia cinese ) 2

 

                                                                    Stampa  d'autunno



Esprimo la bellezza di ruscelli e montagne

grazie all'arte della poesia,

blatero di vento e di luna

grazie al magico potere del vino.

Lo ammetto, poesia e vino

sanno annebbiarmi la vista, ma prima

che ai cieli possa salire e ridiscendere in questo

mondo di polvere, quanti inverni passeranno?



                                                ***


La passeggiata primaverile durata un'intera giornata

mi ha reso ebbro come se avessi bevuto;

non so dove ho mai visto

uno splendore così accecante.

Il vento primaverile fa danzare l'acqua,

resa verde dai pioppi  e dai salici;

la pioggia spande le sue gocce sui monti,

resi rossi dai meli selvatici.



                                              ***


Ai verdi pioppi mancano le forze,

si fanno caldo l'uno con l'altro;

e a poco serve che il giallo rigogolo

racconti loro che il sole sta per calare.

 Se l'acqua delle pozze ribolle

non è per la pioggia, ma per il boccheggiare dei pesci.

I fiori sono infastiditi dalle farfalle

e l'uno dopo l'altro volano via col vento.



                                                 ***


Accigliato per la nebbia, corrucciato per la pioggia,

arrivo alla fine di questa giornata.

Il calore e il profumo di un pallido fuoco

dissipano la desolazione.

Sotto la luna, bevo quel poco che resta

del Vino dei Mille Giorni,

mentre nel frastuono delle nubi che si scontrano

si inserisce la nota di un flauto.



                                            ***


Tanto tempo fa, nel mezzo di un gioco di scacchi,

realizzai il senso della morte e della vita.

Non c'è bisogno di avere la barba

per andare incontro a una meritata fama.

Soffia il vento sulla superficie del vino

e delicati sono i sentimenti suscitati dall'autunno.

Quando la luna penetra nelle viscere del poeta,

fresco è il sapore della notte.



                                                   ***


Immerso nell'ozio, ancor più sento

quanto il mio spirito è limpido;

oggi le preoccupazioni

hanno la leggerezza delle foglie.

I bambù davanti al cortile

respingono la calura del pieno giorno,

e i pini al di sopra del mio cuscino

emettono i lamenti di un'altalena.




  Bay Yuchan  da  Con il braccio piegato a far da cuscino (88 quartine di un maestro taoista del XIII sec. ) . Trad. di  A. Cadonna




lunedì 28 marzo 2022

SI PUO' STANDO FERMI ( Secondo Mariangela )




      Si può - stando fermi - sostenere una stella...






 

Si può, sai, stando qui

stando molto fermi

sostenere una stella. Si può

dire alla foglia di cadere quando è ora

e il frutto pilotarlo

alla maturazione.

Si può, credi, festeggiare ogni onda

scandire i fili d'erba e nominare

nell'aria il bene. Spingere il bene alle contrade

pacificare spiriti di guerra. Sostenere

la fiamma di ogni focolare nelle cucine

piccole del mondo, nei tuguri portare

la fiammella che trasforma in mangiare

i frutti della terra. Tenere l'acqua

nella trasparenza. E ferma la montagna

senza vacillare.


Stando molto fermi

si può adorare. Si può entrare

nel dolore di un altro e sollevare,

asciugare il bucato. Volare . Si può

spezzare in infinità l'umana particella

di carne.  Scatenare il potenziale atomico

che sta in ogni scaglia

della nostra pelle. Festeggiare da lì

la presente - nostra- eternità.


Stando zitti e fermi è come dire

ecco, ingravidatemi. Dirlo alle forze

dirlo alle stagioni, al cielo, alle popolazioni

invisibili dei mondi.

Si fa un atto di fede, stando fermi.

Si dice : credo in ciò che non si vede

so che non sono sola adesso

in questa camera senza nessuno,

so che nel vuoto apparente

c'è una corrente feconda, una mano

che guida la mia mano, una mente

di creazione. So di non sapere

il mistero del mondo. E so di preservarlo

per la fecondazione di ogni vivente.


Stando molto fermi si crea una fessura

perché qualcosa entri e faccia movimento

in noi, e ci lavori piano, come capolavoro

da ultimare, a cui l'artista ignoto fa un ritocco

con ispirata mano, quasi demente

tanto è forte la spinta e delicata

la certezza del tocco.


Stando fermi fermi

si festeggia la gran potenza

che esalta il sole nella sua prestanza

e lo depone ad occidente

nell'ora stanca - quando ognuno guardando

prova una leggera indicibile pena.


E stando fermi la luce entra

anche nella più tetra delle notti

e l'occhio chiuso può contemplare

il buio immenso del corpo

dove il respiro entra e si espande.


E l'aria entra ed esce

a lente calme sorsate.

E l'aria è cielo. Cielo che viene a noi

con particelle di cosmo e antiche polveri.

Fiato di tutto ciò che è stato

e del presente e vivo esserci.


Stando molto fermi

il pensiero si spande

con le sue spire incantate

sorge si gonfia

i  rivoli e pianure allagate, in rovi

in labirinti spaccati

catapecchie greti radici quadrate.

Ecco il pensiero, il divoratore.

Stando fermi lo si può lisciare

e pettinare e farlo stare giù

steso e sospeso e riposto e composto

e un po' arretrato

in sottofondo - depotenziato.


Tutto il presente esplode.

Stando fermi.


Il nome si deposita sul fondo.

Il cognome è un aggeggio antiquato.

Nessuno spinge o preme

niente s'affretta niente è lontano.

E' finito. Ciò che è lontano

è finito. Stando fermi.


E poi si fa concerto

col corpo plantare, con le sfere

celesti col musicale silenzio delle cose.


Stanno più zitte le cose stando fermi.

Resta un palpitare. Tutto pare risponda

a un direttore nascosto, non umano,

silente, geniale. Stessa partitura secolare

d'orchestra.


Stando molto fermi anche un cucchiaino

con la sua piccola ombra schiacciata sotto,

porta una dose abbondante di mistero

col mondo capovolto nella nicchia.

Anche una tazza un asciugamano un latte

una scatola di puntine, un libro, un vasetto

di crema per le mani. Stando fermi è strana

più strana la costellazione di cose sul tavolino.

La fissità si tende ed è chiaro : l'enigma

non si scioglierà.


Questo abbiamo fatto

acciaio e carta. Tessiture di fili e di sostanze.

E questo siamo. Ultimo abbozzo

prima dell'umano.




                            Mariangela  Gualtieri  da    Le giovani parole



domenica 27 marzo 2022

MONSIEUR ( Romeo)

 


                                           Percepiremo in altri il nostro stesso dolore...







MONSIEUR

Dopo aver fatto l'amore
ripeti per me il programma del tuo corso

prima di dormire
il tuo profilo da svolta secolare
in movimento sotto al sigillo di plastica
del mio cervello triste
dimmi di tutte le frasi complicate dei tuoi studenti, quelle che restano irrisolte

qualcosa come
Ogni volta che volevano sostituirsi agli umani, allora
drizzavano le antenne nel buio -

ciò che ci sembra una cosa giusta da dire
mentre i nostri corpi immensi
quasi sconosciuti ora
si incontrano.


                                                ***

Sto persuadendo il toro nero a uscirmi dalla bocca
con una bandiera rossa e una birra. Sto costruendo
sui miei geni difettosi,
la mia ultima frase, la mia ultima risorsa
che affronti il dilemma di traverso :

percepiremo in altri il nostro stesso dolore.
E sapremo se siamo in grado di amarli.


                                                ***

Dov'è la pioggia
quando mi sento così
sconsiderata?

Sono andata da una dottoressa e ha detto
C'è una piccola te lì dentro che esiste
Orribile -

la piccola me è caduta
come un pianoforte a coda nel mio grembo.


                                         ***

Le stelle non sono qui per farsi contare.
Il mare è striato di monsieur.
Dove lui respira, è un uomo in crescita.
Pistole digitali fatte di numeri
sfarfallano. Uno zombi lo porta
e lui risorge.


                                             ***

MONSIEUR

Ordiniamo ai video di fare silenzio
mentre il crisantemo azzurro cresce in noi
e le nostre madri
le visitiamo a turno
quattro ore su una locomotiva -
ne hanno un grande bisogno

prima di andare
parlo a un professionista
che mi mette davanti un vaso di fiori
la stanza ha l'odore della persona
che è stata lì poco prima
io smuovo l'aria con un pugno ultravioletto.




                      Bianca  Stone  da   Someone Else's Wedding Vows   Trad. di  Dolci & Morasso


 

venerdì 25 marzo 2022

LA VENEZIA DI WOLF



                                                     Chi avrebbe pietà di Venezia?




VENEZIA


Come aveva detto la donna?

Amo Venezia, il tutto è come me, vecchio e stanco,

l'acqua, la luce, i vecchi maestri che l'hanno dipinta.

Perfino il sole è vecchio e stanco, le pietre, tutto

ciò che un tempo fu. Chi avrebbe pietà di Venezia?


Lei l'aveva avuta,

tanta quanta può averne una donna.

Era stata ammirata, era stata amata,

era cresciuta e avvizzita.


Aveva sentito gli uomini cantare nel sonno.

Non si erano mai avvicinati oltre il miracolo di essere uomini.

A lei che ne era venuto? Gli anni erano passati.

Tutto ciò che aveva detto, tutto ciò

a cui aveva creduto era finito.

Ora portava - come fosse morta - degli occhiali da sole.

Faceva ciò che poteva. Fumava.


Era ancora bello, il modo in cui teneva la sigaretta.

Avrebbe potuto essere ovunque, ma poi era stata Venezia,

quell'ultima bella menzogna.


Dai soldi a un uomo - disse -

e canterà una canzone per te.



                                                 ***


A good day to die, disse lei.

Quando eravamo innamorati sapevamo farlo.



                                           ***


La piccola chiesa romanica,

più piccola del vescovo davanti alla porta

a cui ho dato di nascosto due soldi.

Tranne il Crocifisso non c'era nessuno.

C'era luce, non molta. E un mucchio di

silenzio, dopo che il vescovo se ne fu andato.

Un asino ragliò a mezzodì.

Ti scriverei una lettera.

Ti pregherei di esserci.

Ti prego, di' : io ci sono.



                                            ***


Sono, e non ho mai voluto esserlo, felice.

L' amore ha posato ai miei piedi donne tra

le più sagge e belle, che adesso sono vecchie

come i miei giorni e le mie notti. Una è rimasta,

saggia e bella nei pressi della mia morte.



                                           ***


IN RICORDO DI UN AMICO


Non sappiamo niente, non molto.

Lui, del pianto dell'amore,

sa più di noi. Una canzone che uno

canta da solo, sa di più.

Un uomo che si ubriaca vuole

dimenticare ciò che sa. E se non è

nulla, ciò che sa, anche quello.


Il vento - ha detto lei - sa tutto.

Dice cose così. Per questo non si è messo

a litigare . Magari aveva ragione.

Le donne sono così, che hanno ragione. Non

l'ha scoperto cos'era, quando si ama.

Deve - così pensa - esserci un centro,

il centro di tutto, come nelle donne

c'è qualcosa al centro.




                 Wolf   Wondratschek      Trad. di C. Vezzaro



giovedì 24 marzo 2022

L' ULTIMA PAROLA SUL PANE

 


                                                 Salvador Dalì -  Cestino di pane, 1926



Una poesia dalle tensioni ricomposte senza essere negate: questo è il nucleo - estetico e umanissimo - dei versi di Fuad Rilka, poeta libanese dalle origini siriane. Una poesia che è quasi un augurio ed eredità per quel Libano che di faglie, ferite, cicatrici e cuciture è stato esperimento e profezia. E di tale humus si nutre, calandola però nella dimensione biografica : così - ad esempio - i suoi componimenti sono attraversati dalla dialettica tra stasi e movimento, tra migrazione e radicamento, nulla negando e nulla obliando : " C'è stato un viaggio / tempo fa./ Provviste per la strada erano / il canto dei galli / gli uccelli delle foschie al tramonto / i bastoni da viaggio di giorno / e i fuochi accesi la notte." Quel viaggio, personale di uscita dalla Siria, diventa universale nell'iter di ognuno e porta con sé la nostalgia del piantarsi, del fermarsi con pace e abbandono : " Che meraviglia piantare radici! / Che meraviglia poter restare immobili / come le torri antiche! //. Se si potesse infine riposare / se questi fiumi potessero arrestarsi! ".




DOMANDA


Nell'ora che il corpo sarà terra, la terra sabbia

e polvere la sabbia, nell'ora in cui

ogni cosa sarà polvere, perché temere?

Finiremo così, naturalmente,

come un fiore di campo,

come un fiore che dice :

" E' già tempo di neve, amico mio,

e le stagioni prossime a finire "


Siamo reti sospese sull'abisso.



                                          ***


PERCORSO


Nella nostra infanzia

apriamo la porta e dormiamo

come riposa la preghiera

tra le foglie di Dio.


A mezzogiorno 

chiudiamo la porta e poi partiamo

nei venti rossi di sabbia, dentro la bufera,

dietro le tracce del diluvio e del miraggio.


La sera infine

l'ombra si accorcia e si cancella

come un giorno d'estate nel cuore dell'inverno.



                                         ***


SULLA CIMA DELLA TORRE


L'infanzia che lo amò

dentro i letti dei fiumi,

la donna che lo amò

nell'oscurità delle radici,

gli amici che lo amarono

nelle barche piene di ceneri,

le poesie che lo amarono

sulla punta della forca.


Sulla cima della torre

se ne sta solo,

senza cappello e senza freddo.



                                            ***


NESSUNO


Nelle città di ferro e di cemento

brillano solitari pochi germogli,

maturano più solitari frutti,

vanno da soli i merli,

vigila la neve in solitudine.


Nelle città dei numeri

non c'è nessuno alla finestra

né un corpo si appoggia all'altro.



                                                 ***


SCRITTURA


Sopra la terra

il frutto, giunto al punto

di essere maturo,

è felice di cadere.

Proprio come sulla carta la poesia:

si accosta dolcemente,

si appropria della penna,

si imprime sopra il foglio

e poi scompare.



                                                 ***


SUSSURRO


Al passante

sussurra il fiume:

io sono il viaggio.

Al fiume sussurra il mare:

io sono la nave.

Al mare

la distanza sussurra :

io sono il capitano.




               Fuad  Rifka   da   L' ultima parola sul pane    Trad. di P. Bruno



RICONOSCEREI I TUOI PASSI


                                                     Riconoscerei il rumore dei tuoi sogni...




 

RICONOSCEREI I TUOI PASSI


il profilo delle tue spalle

il modo in cui pieghi la testa

se camminassi all'orizzonte

a tre miglia di distanza

ovunque ci siano orizzonti

steppe o deserti

riconoscerei i tuoi passi


riconoscerei la tua voce

all'interno di un coro di voci

che canta il più grandioso inno corale

un alleluja inimmaginabile

nella cattedrale più immensa

all'orizzonte di un una steppa o di un deserto

riconoscerei la tua voce



riconoscerei i tuoi capelli

in una bottega di stranezze di rame

in una cesta di castagne

nel laboratorio di un orafo

i tuoi capelli rosso oro

in una cattedrale di rame e oro

all'orizzonte di una steppa o di un deserto

riconoscerei i tuoi capelli


riconoscerei i tuoi suoni

durante il sonno

il rumore dei tuoi sogni

se tu fossi il coro

di un'immensa cattedrale

o il rame di un cavo


o la strana creazione di un orafo

all'orizzonte di una steppa o di un deserto

riconoscerei i tuoi suoni.




                         William Wall       Trad. di  Adele d' Arcangelo



mercoledì 23 marzo 2022

AMORE & MORTE

 


                                                                 Il tuo urlo è poesia...




Ripensandoci, presupponevo amore,

credo. Quantomeno, sentivo un soffio di morte

ogni volta che lei se ne andava. La sua teoria: il sesso

è l'unica via verso la verità. Filosofia,

religione, fisica - gli altri

percorsi tradizionali - tutto sbagliato. Solo la poesia


ci andava vicino, ma chi riesce a vivere di poesia?

Troppo, troppo dolce, anche se si può imparare l'amore

per lei, e respirarla, mangiarla come un bon bon . Ma altre

sostanze nutrienti sono necessarie : la morte

scaturisce da questa monotonia. ( La sua filosofia,

fine tessitura, mai raffinata quanto il suo fare sesso ).


Ed è stato, dopo tutto, il puro sesso

candido tra noi che mi ha spinto alla poesia.

Come spiegare altrimenti la sfrontata filosofia,

la teologia della carne oltre l'amore,

l'ontologia del sesso che può portare a morte?

E le abbiamo sentite tutti le storie di altri


che davvero ne sono morti : l'altro

diventa il sé, il sesso

che ci lega, mani e piedi. La piccola morte

ti artiglia la gola, il tuo urlo è poesia:

misterioso tuo manifestarsi che ho imparato ad amare.

" Non leggerò mai più filosofia ".


Ti ho abbracciata, e anche la tua strana filosofia

e, abbandonando tutte le altre

mi sono convertito e ti ho detto del mio amore.

Che tu chiami puramente sesso.

C'è conforto nella Poesia?

In quel momento bramavo Morte.


O no? Tu vieni come la Morte,

adorna di nero, e i miei libri di filosofia

li bruci. Pallide labbra ancora immusonite di poesia,

mi dici, certo, che  io non ero solo un altro

tra i tanti e, certo, ti credevo : te ne sei andata perché il sesso

lo si sentiva tanto che faceva male quasi quanto l'amore.


L'ultima volta che abbiamo fatto l'amore hai lasciato un'altra

cicatrice. E la filosofia la sento simile alla morte

e non riesco a trovare alcuna poesia nel sesso.



                     Moira  Egan   da   Amore e morte   Trad. di D. Abeni



martedì 22 marzo 2022

APOLIDE ( Ma l'isola che cerchi non c'è... )

 


                                        L' amore deve assomigliare a qualcosa che muore...





Di nulla possiamo lamentarci.

Ci siamo fatti largo nell'angusto

passaggio verso la feritoia

per decidere, infine, un attivo

controllo della respirazione.

E' una quieta distesa dove

ognuno conduce - senza volerlo -

questo leggero movimento del corpo

con silenziosa, commossa

partecipazione dal terzo pianeta del sole.



                                              ***


La stagione si appendeva agli alberi in una sconcia

confidenza con la terra. Era il giorno fedele ai nomi,

disegnavo quattro corpi sulle buste delle lettere,

perché la vita è poca e tu scomparso eri un luogo intero.

Lo vedi questo cielo impasticcato? Allucinato

verso un bianco crudele che è il bianco

delle palpebre, il bianco della gola quando

qualcuno ha detto " Adesso è pronto". Ma 

io non ci credo, nessuno

è pronto, un istante sulla Terra, nessuno

è pronto, era nostro il perfetto insieme, il tuo nome,

la finestra aperta, amore mio cosa sta accadendo?

Cosa deve avvenire ? Questa morte non esiste.



                                                ***


La gioia di sapermi al riparo, ma non fu riparo allora

la nostra vocazione di baciarci sotto

le lenzuola. Di giorno ti aggiri davanti

al mondo imbecille e pensi e muori.

La gente parla, spiega, quello che fa il pittore in via Boltraffio,

l'altro che ha messo in piedi una cantina, c'è anche chi ha fatto

la galera, chi ha tentato il suicidio mentre cade

la sera ti ucciderei io se potessi, ti caverei gli occhi

sul letto, l'imperfezione, il difetto

di quella stanchezza metrica d'infanzia

non temere... non durare...


A volte penso che l'amore assomigli a quelle cose

che deve assomigliare a qualcosa che muore.



                                                  ***


Non che me ne importi molto, alle

dieci di sera, alle tre, alle quattro del pomeriggio

arriva sempre gente un po' speciale.

Nell'ufficio, intonacato di nuovo,

con la voce di grondaia li sentivo

fare i conti, li sentivo singhiozzare la cena

così di colpo, nessuno

se lo aspettava, oppure la versione malattia, quante

cose difficili da nominare, alla fine

si capisce, è stato meglio, non c'era terapia.

Maio dico che da qui, da questo preciso spazio

non ce n'è uno che parli davvero, che queste

cose succedono agli altri, negli intervalli

più soffocati, quasi invisibili, il cuoco

l'impiegato, il suicida, il povero diavolo

con due figli da crescere. Ce n'è una schiera

tutti i giorni di gente che non sa con chi stare

da che parte ci tirano le ombre, se bisogna vivere

con i vivi o con i morti.





                    Mary  Barbara  Tolusso     Anteprima  da  Apolide