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venerdì 4 marzo 2022

RICONCILIAZIONE



                                                              Re - conciliatio


 

(...) Il perdono non è ancora riconciliazione, ma è la premessa necessaria affinché questa avvenga. La parola latina reconciliatio, tradotta letteralmente, significa che diventa possibile un nuovo rapporto e una nuova convivenza tra vittime e carnefici. ( re " di nuovo"; conciliatio " unione, comunione ). Non è sempre facile decidere se mi sono già riconciliato con me stesso, con la storia della mia vita e con quelli che mi hanno ferito. Perciò è bene celebrare rituali di riconciliazione. Nei rituali mi è possibile percepire la riconciliazione, almeno per qualche istante. Allora posso avere fiducia nel fatto che questa riconciliazione abbia degli effetti anche sulla quotidianità. " I rituali - diceva C.G. Jung - sono più efficaci degli appelli morali alla riconciliazione. I rituali riescono a sciogliere i sentimenti di odio e di ostilità che agiscono nelle profondità dell'inconscio." Inoltre in essi vengono espressi sentimenti che altrimenti non troverebbero uno sfogo.. I rituali di riconciliazione creano un nuovo legame con le persone, uniscono le vittime e i carnefici e i loro discendenti.  (...)



             Anselm  Grun  da         Spezza le tue catene



lunedì 28 febbraio 2022

L' INFANZIA RUBATA 1

 


                                                       Foto dal web - Piccolo mendicante



( ...) I bambini diventano vittime se non si sentono considerati dai genitori. Oppure se vengono umiliati perché tutte le lodi vanno alla sorella o al fratello maggiore, ma loro non ricevono mai alcun elogio. Se un bambino si vergogna perché non è bravo o bello come il fratello e inoltre viene sempre paragonato a quest'ultimo dai genitori, si sentirà escluso. Si sentirà vittima della situazione familiare. Altri subiscono violenze da parte dei genitori, di natura fisica e - purtroppo - a volte anche di natura sessuale. Altri bambini ancora vengono continuamente svalutati o criticati in ogni occasione. Allora diventano vittime della mancanza di amore, della mancanza di riconoscimento. I bambini hanno una fine sensibilità nel percepire se i genitori trattano tutti i figli in maniera equa e allo stesso modo. Captano benissimo se i fratelli o le sorelle vengono preferiti a loro. Se poi anche a scuola fanno un'esperienza simile, ovvero che altri allievi sono al centro dell'attenzione, mentre loro vengono ignorati o trattati ingiustamente, l'esperienza di essere vittime diventa ancora più profonda . (...)



                Anselm  Grun   da   Spezza le tue catene . Liberarsi da un certo vittimismo



L'INFANZIA RUBATA 2


(...) La forma peggiore del divenire vittima è il trauma. Questo può essere scatenato dall'abuso sessuale, da un grave incidente o dall'esperienza di un pericolo di vita in cui non si è riusciti a reagire, a scansare la situazione. Anche l'assenza di relazioni con i genitori può essere un'esperienza traumatica. I traumi relazionali sono stati a lungo ignorati. Se un bambino - però- sperimenta una quantità troppo scarsa di relazioni, vengono danneggiati aspetti essenziali del suo essere persona. La sua identità è messa in discussione. Ha l'impressione che gli venga suggerito:" Non hai nessun diritto di essere te stesso." Inoltre non viene appagato un ulteriore bisogno essenziale : il bisogno di uno spazio positivo di vita, di protezione e di libertà. Il bambino non ha nessuno spazio in cui sentirsi a casa. Un trauma può verificarsi anche quando si ruba a un bambino il suo passato o la memoria del suo passato, ad esempio attraverso l'abuso sessuale. Spesso questa parte del passato viene come messa in ombra, non si può più accedere liberamente ai propri ricordi e molte cose sono come cancellate. Il tempo è " eterodiretto". Così, in qualche modo, muore anche il futuro perchè la persona colpita dal trauma non ha nessuna speranza di sfuggire al terribile influsso. Chi - da bambino - ha vissuto un'esperienza del genere, resta a lungo vittima dell'abuso. (...)



            Anselm Grun   da   Spezza le tue catene. Liberarsi da un certo vittimismo.


L' INFANZIA RUBATA 3

 

(...) Sotto molti punti di vista i bambini sono privi di difese di fronte alla realtà e quindi corrono facilmente il rischio di diventare delle vittime. Una volta diventati adulti, è importante che esaminino questo ruolo di vittima e si riconcilino con le ferite. La riconciliazione con se stessi e la propria biografia può poi portare all'abbandonare il  ruolo di vittima. Questo non sempre riesce; spesso - infatti - ci adagiamo comodamente nel nostro vittimismo. E' una parte tanto essenziale della nostra identità che ci riesce difficile costruirne una nuova. Per le persone colpite è una sfida assumersi la responsabilità della propria vita e non incolpare di ogni difficoltà i " vecchi carnefici", ad esempio i genitori. In questo caso, i carnefici diventano poi il motivo per cui non si è riusciti negli studi, non si è trovato un buon partner, la vita non è riuscita. In quanto vittime, ci si sente giustificati a difendersi, ad essere aggressivi. Questa aggressività spesso si manifesta nello sfruttare economicamente i genitori, nel batter cassa anche da adulti. Si puniscono quindi i genitori per le ferite che ci hanno inflitto da bambini. Un altro modo di vendicarsi dei genitori - carnefici consiste nell'interrompere i contatti, impedendo loro - ad esempio - i rapporti con i nipoti. Naturalmente a volte può essere legittimo voler prendere le distanze, soprattutto quando continua a ripetersi il vecchio giochetto del carnefice e della vittima. Allora di ha bisogno di questa distanza di sicurezza per poter uscire dal ruolo di vittima. Se ci si è riusciti - però - ci si può rapportare in libertà ai genitori, senza tornare a vittimizzarsi. (...)



                           Anselm Grun   da   Spezza le tue catene. Liberarsi da un certo vittimismo


sabato 26 febbraio 2022

SPEZZA LE TUE CATENE ( Presentazione )

 

In tutto il mondo, ogni giorno, ci sono uomini, donne e bambini che diventano vittime di conflitti familiari, di strutture inique sul posto di lavoro e nella società, di sfruttamento personale e di violenza politica. Essere vittime significa essere prigionieri delle proprie sofferenze e paure; significa in parecchi casi perdere la fiducia in se stessi e la voglia di vivere. Per alcuni - però - essere vittima diventa un atteggiamento esistenziale : c'è chi resta arenato in questo ruolo passivo e, declinando la responsabilità per la propria vita, fa dipendere dagli altri tanto la propria felicità quanto la propria infelicità. Si può parlare in questo caso di vittimismo.

In questo libro, Grun ( monaco benedettino in un' Abbazia in Germania ), non vuole accusare, ma arrivare alla guarigione sia delle vittime che dei carnefici. Riuscirci è possibile - in ultima analisi - soltanto se entrambe le parti sono disposte al perdono e alla riconciliazione, con se stessi e con gli altri. Così sarà possibile uscire dal vittimismo e spezzare le proprie catene.




                                             frida


SPEZZA LE TUE CATENE 1

 



          " Non esiste dolore peggiore di quello che non parla" . ( Henry  Wardsworth )





IL TEMA DEL LUTTO


(...) Nel 1967 lo psicologo e medico tedesco Alexander Mitscherlich scrisse l'opera " Germania senza lutto" che segnò la strada per molti altri studi. In essa si tratta del fatto che nel secondo Dopoguerra la società tedesca sembrava incapace di piangere le iniquità avvenute durante il Terzo Reich. Si era consapevole dei crimini dei nazisti in Germania e negli altri Paesi, ma si preferiva costruire ed espandere l'economia piuttosto che rielaborare il passato. Il miracolo economico degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento aveva richiesto tutte le energie e non si aveva voglia di guardare in faccia le iniquità del passato. Nel suo libro egli tuttavia afferma che se non si accetta di vivere il lutto per le iniquità compiute, si giunge ad un irrigidimento della società. A partire dal 1968 questo irrigidirsi diede vita ai disordini studenteschi. La giovane generazione del  Dopoguerra sentiva che nella società c'era qualcosa di malato e che gli stessi funzionari pubblici che durante il Terzo Reich avevano lavorato per i nazisti, continuavano a sedere in posizioni chiave. In questo caso, vivere il lutto significa : rivelare il passato, rendersi conto delle sofferenze e dei suoi patimenti, tenerli nella giusta considerazione e passare in mezzo al dolore per arrivare ad una pace nuova. La psicologia parla - a questo proposito - di " elaborazione del lutto". E' davvero un lavoro duro rielaborare il passato in questo modo. Ma senza elaborazione del lutto, il passato non può essere trasformato. Soltanto se il passato viene trasformato, una società può rappacificarsi con esso.(...)



          Anselm  Grun   da   Spezza le tue catene . Liberarsi da un certo vittimismo.



SPEZZA LE TUE CATENE 3

 

VITTIMISMO E SPIRITUALITA'


(...) Non esistono trucchi veloci per uscire dal vittimismo. La spiritualità - però- è un possibile percorso per non restare inermi in sua balia. La spiritualità si esprime sempre in modi di agire concreti, in rituali o nell'esercizio di atteggiamenti in sintonia con la nostra natura. La spiritualità - inoltre - già per i primi monaci significava un esercizio alla libertà umana. La parola " ascesi" in origine significa allenamento, esercizio. I monaci si allenavano per non essere dominati dalle passioni, dalle emozioni e dai loro bisogni, ma anche per riuscire a gestirli in maniera attiva e libera o, meglio ancora, per sfruttare nella loro vita l'energia insita nelle passioni. Per i monaci la spiritualità non era una pia fuga davanti alle difficoltà dell'esistenza, davanti alle ferite, alle esperienze in cui siamo vittime, alle malattie, alle sventure, agli incidenti o agli intrighi. I monaci guardavano in faccia la realtà, così com'era, e sviluppavano strategie per poter gestire la situazione.

Chi si sente continuamente vittima e non trova una via d'uscita da tale atteggiamento, in ultima analisi rifiuta la responsabilità per se stesso e la propria vita. E' il caso - ad esempio - di certe persone che rivolgono continue accuse ai propri genitori, attribuendo loro la colpa per la mancata riuscita della propria vita. Oppure di coloro che continuano a cercare nel passato i motivi per cui non riescono a concludere gli studi, hanno difficoltà sul posto di lavoro o non trovano un partner. C.G. Jung, diceva che ad un certo punto non è più importante come sia stata l'infanzia. Ad un certo punto bisogna assumersi la responsabilità della  propria esistenza. Dipende da me che cosa faccio della storia della mia vita. Lo si potrebbe descrivere con questa metafora: si può plasmare una bella scultura a partire da ogni materiale  ( pietra, legno, argilla.. ), l'importante è che si lavori in maniera adatta al materiale. Altrimenti non si ottiene nulla. Il  materiale attraverso il quale plasmo la mia forma unica, quella che Dio ha  posto nella mia natura, è la storia della mia vita con tutte le esperienze che ho fatto, le belle esperienze di essere protetto e amato, ma anche le ferite che, ad esempio, ho subito nell'infanzia. Da quello che ho vissuto posso plasmare la forma che corrisponde alla mia natura autentica. (...)




             Anselm  Grun   da   Spezza le tue catene . Liberarsi da un certo vittimismo



SPEZZA LE TUE CATENE 4

 

(...) Chi non si assume le responsabilità di se stesso non è nemmeno disposto ad assumersi le responsabilità nella società. Oggi assistiamo al fenomeno che sempre meno persone accettano la sfida nelle responsabilità nelle associazioni, nelle parrocchie, nelle aziende. Se mi prendo la responsabilità - infatti - posso anche essere criticato. Così molti preferiscono restare spettatori. In questo caso - però - la vita gli scorre davanti senza coglierla. Spesso si abbandonano a lunghe invettive su quanto siano pessime le condizioni del mondo, tanto che si potrebbe pensare che siano fanatici delle brutte notizie. Tutto questo li distrae dal fatto che dipenda da loro assumersi la responsabilità di se stessi e dell'ambito in cui vivono e lavorano. Quando ascolto delle persone che raccontano della loro infanzia e delle loro profonde ferite, cerco di onorare le ferite e le esperienze dolorose : sì, ha fatto molto male. Poi chiedo a queste persone come stiano adesso, in rapporto a quel dolore. Mi chiedo anche sempre " Come vuole affrontare ora questo dolore ? Come può rendere fecondo per la sua vita quello che ha vissuto allora ? ". Ildegarda di Bingen parla dell'arte di diventare pienamente umani, che consiste nel trasformare le ferite in perle. Non è così facile, non ci si riesce con la pura forza di volontà. M ho bisogno della speranza che non sono inerme in balia delle ferite. Posso guardarle anche con altri occhi. Ho vissuto qualcosa di terribile, ma è anche la mia esperienza personale, il mio tesoro. Mi rende esperto nei rapporti con le altre persone. Se mi assumo la responsabilità della mia vita, cerco di trasformare il mio passato in modo che diventi un tesoro di esperienza da cui posso attingere per l'oggi. Invece di lamentarmi perché sono stato penalizzato, posso pensare: è la mia vita. Magari avrei desiderato che fosse diversa. Ma ora è la mia vita. E da questa vita ora voglio trarre il meglio. (...)




                  Anselm  Grun   da  Spezza le tue catene . Liberarsi da un certo vittimismo.