Visualizzazione post con etichetta Robert Adams. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Robert Adams. Mostra tutti i post

mercoledì 27 marzo 2019

LA BELLEZZA IN FOTOGRAFIA 1

 
 

                                          (  Come volevasi dimostrare… )


(…) Su quali basi si possono giudicare le fotografie? Dato che è
       sempre più facile esprimersi per negazioni, è meglio iniziare
       indicando alcuni parametri di giudizio largamente impiegati
       ma perversi, che quindi si potrebbero opportunamente
       abbandonare.Il più popolare è la sincerità .Argomento caro
       a molti giovani perché, nel fremito della disillusione, si
       convincono di aver fatto una scoperta rivoluzionaria: esistono
       persone che mentono. Tra i problemi che comporta usare
       questa accusa nella critica fotografica, c'è che è difficile
       provarla, come i critici letterari hanno appreso da diverse
       generazioni. Una cosa è sospettare qualcuno di essere falso,
       un'altra è stabilire che lo sia veramente. La fotografia è lì, è
       l'unica prova rilevante ( ammesso che non ci siano altre fonti,
       come lettere o diari del fotografo ) ed è difficile dimostrare che
     contraddice le convinzioni più profonde del fotografo.Potremmo
      forse anche dire che nessuna persona sensibile prenderebbe
      per vere le idee espresse in un'immagine, ma questa è un'altra
      questione.
      E' inoltre vero che si agisce sempre per un insieme di motivi
      diversi.Gli stessi fotografi - in genere - non sanno dire con
      precisione perché fotografano. Questa incertezza è un valido
      pungolo per l'autoanalisi, ma non una base per disprezzare i
      supposti compromessi altrui.
      Per meglio mettere a fuoco la " sincerità", vorrei avanzare un'
      idea: la sincerità, almeno per certi aspetti, è spesso una
      qualità negativa dell'artista che - per definizione - è alla
      ricerca della forma, delle forme generali della vita ad di là dei
      limiti impostigli dalle immediate condizioni sociali, economiche
      o politiche. Alcuni tra gli artisti peggiori, dopotutto, sono i più
      sinceri. Al contrario , James Joyce potrebbe essere considerato
      un irlandese poco sincero perché pare che si curasse dell'
      indipendenza del suo paese non più di quanto gli servisse per
      mostrare altre verità. Allo stesso modo, si potrebbe accusare
      Walker Evans di insincerità nei riguardi dei poveri contadini
      del Sud degli Stati Uniti: non li usava - forse - con fredda
      slealtà come allegorie - del tutto inconsapevoli - per quello che
      tutti siamo?  (…)


                 Robert Adams   da   La Bellezza in fotografia


LA BELLEZZA IN FOTOGRAFIA 2

 
 

                                                                       Robert Adams   ( America )


(…) La parola " sincerità"  - quindi -va applicata all'arte con
       cautela, riferendola semmai a quella che potremmo chiamare
       la sincerità del distacco dai condizionamenti dell'artista. Con
       questo, stiamo sfiorando un nodo critico legittimo, perché al
       centro del nostro interesse è l'essenza dell'arte, la
       conformazione complessiva che un artista trova nella sua
       materia, il significato che scopre nell'apparente confusione
       della vita.
       Altro metro di giudizio improprio è la " biografia",la vita dell'
       artista.Non si possono disprezzare le poesie di Marianne
       Moore per la sua abitudine ad indossare abiti stravaganti, o i
       racconti di Faulkner per la sua fama di bevitore, così come
       non si può attaccare una fotografia perché chi l'ha fatta lavora
       per " Life" o all'Università, è socialista o meno e così via.
       Secondo il critico Max Kozloff le note di presentazione di un
       fotografo dovrebbero specificare - tra l'altro - " le origini di
       classe dell'artista  e i suoi rapporti professionali ". Come
       regola generale vale invece il contrario, perché le uniche cose
       che distinguono un fotografo da chiunque altro sono le sue
       immagini, il solo motivo del nostro particolare interesse nei
       suoi confronti. Del resto, se non si possono capire le immagini
       senza conoscere i dettagli della vita privata dell'artista, questa
       sarebbe una buona ragione per scartarle. L'arte - per
       definizione - è indipendente da chi l'ha prodotta.
       Col passare degli anni spero anche che i critici possano
       liberarsi del loro pesante accademismo per arrivare alla verità
       Elaborati schemi concettuali di interpretazione - come la
       psicoanalisi - tendono perlopiù ad allontanare dalle fotografie
       e a semplificare oltremodo il mistero e la qualità dell'opera.
       George Orwell ha scritto che " si può interpretare " una poesia
       solo riducendola ad allegoria, che è come mangiare una mela
       per i suoi semi". Mi piace la similitudine perché conosciamo
       tante splendide immagini di mele ( Cézanne, Stieglitz, Steichen,
       etc ),
       ma non perdiamo per questo il piacere di mangiarle.Per alcuni
       però,le idee costituiscono l'interesse primario.Orwell mostrava
       i pericoli di un'eccessiva interpretazione, citando un passaggio
       da un libro su Amleto :" Nell' Amleto, un desiderio inconscio
       di incesto impedisce all'eroe di sposare la ragazza che ha
       corteggiato".Quindi proseguiva con un commento che mi piace
       ricordare agli amici intellettuali : " Davvero molto ingegnoso,
       ma quanto sarebbe stato meglio non averlo detto! ". Come
       sarebbe parsa migliore la storia, più ricca, più complessa,
       come la vita stessa .   (…)


            Robert Adams    da     La Bellezza in fotografia