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mercoledì 2 aprile 2025

CONSIDERAZIONI DI UN ASPERGER

 


                                                                            Foto  di Susanna Tamaro



" La prima cosa da dire è che l' autismo è un problema neurologico e non psicologico. " Lo mette in chiaro Susanna Tamaro, scrittrice sensibile e voce fuori dal coro, che in occasione della Giornata Mondiale dell' Autismi  ( oggi ), sceglie di parlare apertamente della sua condizione di Asperger ( o autismo ad alto funzionamento ) per fare chiarezza su una realtà complessa e ancora avvolta da pregiudizi. Nel suo libro "  Il tuo sguardo illumina il mondo " Tamaro descrive la sua mente come " una scatola in cui i mattoncini del Lego sono in perenne e disordinato movimento : non si riesce a fare una casetta, ma si può solo cercare di metterli ossessivamente in ordine ". Un disordine interiore che si traduce in un' esasperazione sensoriale : I rumori sono i nostri principali nemici ", spiega in un articolo a sua firma pubblicato sul " Corriere " " e così tutto quello che riguarda il contatto fisico perché la sensibilità della pelle è direttamente collegata al cervello ". A questo si aggiunge la difficoltà, comune nei bambini autistici, nel leggere le espressioni facciali altrui. Ma l' idea che le persone autistiche siano incapaci di affettività è - per l' autrice - " profondamente sbagliata ". L ' affettività esiste, ma si manifesta in modo diverso : " Se immaginiamo le relazioni come un corso d' acqua " scrive , " per le persone " normali" quest' acqua è rappresentata da un fiume sulle cui sponde ci si può sedere assieme agli altri, mentre per chi soffre di questa sindrome esso non è altro che un torrente carsico che scorre nelle viscere profonde della terra e solo a tratti fa echeggiare il suo rombo nascosto. L' affettività - insomma - esiste, soltanto che è una realtà più complicata e imperscrutabile ". Questo " mondo interiore" ha una porta d' accesso, spesso invisibile agli altri. " E' come se fossimo arrivati da un altro pianeta e dovessimo fare un lunghissimo apprendistato per capire cosa succede intorno a noi. La principale attività del nostro cervello è quella di creare continuamente griglie e schemi per cercare di mettere un po' d' ordine nella realtà circostante". E' qui che risiedono i tanti decantati " superpoteri " dell' autismo ( Asperger ) : una capacità di creare collegamenti inediti e insoliti fra le cose e una memoria eccezionale, anche se " non spendibile" in termini scolastici perché si comporta un po' come un " cavallo pazzo". Tamaro cita  Simon Baron - Cohen, direttore del centro sull' autismo a Oxford, che " ipotizza che siano state proprio le persone Asperger ad aver guidato, negli ultimi settantamila anni, il progresso umano proprio per questa loro facoltà di aprire delle porte invisibili ". Ma , al di là dei geni e degli " originali " ( come venivano chiamati una volta i neurodivergenti ), qual è la quotidianità di una persona con Asperger ?  " Quella degli eccentrici geniali e felici ? No", risponde la scrittrice con disarmante onestà. " Direi piuttosto quella di avere una sedia a rotelle interiore. C'è un limite non visibile che riduce di molto la qualità della nostra vita. " Non siamo tendenzialmente persone squilibrate, anzi , però lo diventiamo nel momento in cui lottiamo contro situazioni totalmente inadatte alla nostra fragilità neurologica. Non sopportiamo i suoni troppo alti, gli stimoli luminosi troppo intensi, la confusione visiva, per questo è molto complicato riuscire ad avere occupazioni normali " Ma, sottolinea, " se veniamo messi in condizioni adatte, siamo degli instancabili lavoratori, perché il perfezionismo e la ricerca del massimo fanno parte del nostro DNA." Tamaro critica poi la retorica vuota " dell' inclusione" chiedendo azioni concrete . " Penso ad esempio ai treni ad alta velocità il cui continuo e inutile ripetersi degli annunci, rende impossibili i nostri viaggi. E nella scuola : " Se io- negli anni Sessanta, sono riuscita a sopravvivere in classe, è perché allora queste erano segnate da un ordine e da una disciplina assolute, e dunque dal silenzio. Il disordine e il frastuono, infatti, aumentano in modo esponenziale il nostro disagio sensoriale ". Infine, una riflessione amara e potente sulla ricerca genetica e il rischio della selezione prenatale: " Qualche anno fa in Inghilterra si è tenuta una manifestazione di persone dello Spettro Autistico che chiedevano di fermare le ricerche sulle cause dell' autismo. Si  temeva - giustamente- che una volta scoperto il gene " colpevole", si dovesse passare sotto le forche caudine della selezione genetica prenatale, come è già accaduto per le persone Down". E aggiunge una nota personale : " Se a mia madre - per esempio - avessero detto che avevo questa predisposizione, sono abbastanza sicura che avrebbe seguito il " saggio " consiglio del medico di non farmi nascere ".

" Lottiamo tanto e giustamente per preservare la biodiversità della natura, ma su quella dell' umano è calata una pesante cappa di silenzio . E' su questo mondo di " perfetti " che la scienza ci propone come menu à la carte , che forse è arrivato il momento di riflettere. La diversità è sempre stata la ricchezza del mondo: è faticosa, certo, ma il fatto che la vita sia una passeggiata sulla spiaggia in una giornata di sole, non è scritto da nessuna parte. La vita non è eliminare i problemi, ma crescere insieme imparando a risolverli. In un mondo sempre più piatto, sempre più gestito da entità oscure, abbiamo più che mai bisogno di persone che sappiano vedere quella porta che nessun altro scorge ".



                                   Susanna  Tamaro 


N.B. Questo è il pensiero di Susanna, che prova sulla sulla sua pelle cosa vuol dire essere " autistica ". Ma gli autistici, specie quelli " ad alto funzionamento ", cioè gli Asperger, sono - a parte qualche caratteristica comune - ognuno diverso dall' altro. ( Poi ci sarebbero da considerare gli autistici a basso e medio funzionamento, per i quali la vita è ancora più dura perché hanno difficoltà cognitive, spesso non si esprimono verbalmente e non hanno la minima autonomia, tanto che devono essere seguite anche nell'espletamento delle più elementari funzioni di vita. )

Per questo- avendo a che fare con persone portatrici di questa " diversità " non sono del tutto d' accordo che quello che ha detto la nostra autrice ( specie per ciò che riguarda l' affettività e le capacità da " spendere" a scuola ) siano concetti validi per tutti. E indistintamente.


                                                      ***


A proposito, vogliamo vedere - nella Storia recente perché il concetto di  Asperger ( come è possibile leggere su questo blog sotto l' Etichetta " Autismo" ) è stato coniato da un medico nei famigerati campi di sterminio tedeschi - qualche personaggio Asperger , che mai avremmo  immaginato fosse tale ?


Leonardo da Vinci, Vincent van Gogh, Steven Spielberg, Alfred Hitchcock, Thomas Edison, Benjamin Franklin, Henry Ford, Ludwig van Beethoven, Wolfang Amadeus Mozart, Bob Dylan, James Taylor, Charles Darwin, Carl Gustav Jung, George Orwell, Jane Austen Charles M. Schulz, Elon Musk, Nikola Tesla, Sir Isaac Newton, Michelangelo, Bill Gates, Bobby Fischer, Emily Dickinson, Anthony Hopkins, Albert Einstein..............


Per chi avesse qualche osservazione da fare in proposito , la discussione è aperta.



                                          frida


mercoledì 22 febbraio 2023

LA FAME D' ARIA ( di Daniele )



                                                          Resta la rabbia, quando esplode...



Con " Fame d'aria ", Daniele Mencarelli fa i conti con  uno dei sentimenti più intensi : l'amore genitoriale e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono - da sempre - tragedia e rinascita.

Fame d'aria, di claustrofobico, oltre al titolo, ha l'inquadratura. E' come una pellicola girata in rapporto 1: 1. Stretta, al punto di poter contenere una sola persona. O due che sono uno. E anelano disperatamente ad essere due. Un padre che si percepisce come singolo individuo ni rari istanti in cui un figlio estraneo pure a se stesso - autistico a basso funzionamento - è quieto, nella sospensione fra sonno e veglia. Un figlio libero solo nell'attimo in cui il padre è distratto. Un urlo che è la voce di tutti i padri e un figlio - il neppure infelice, l'angelo caduto - che non può sentirla.

Mencarelli qui oltrepassa il linguaggio della pietà, valica l'imbarazzo dei padri di fronte all'amore genitoriale. Apre alla crudeltà, all'odio, alla rabbia. Disturba con parole brutali nel gusto - lo Scrondo - il nomignolo affibbiato al ragazzo malato, quello di un mostro che fu icona televisiva degli anni Ottanta.

Il dolore e la repulsione, la competizione - tutta al maschile - con la malattia, in contrasto a una silenziosa accettazione materna. L' amore che non salva. E i genitori dei figli sani che non sanno niente.


                                               ***



A chi tende la mano senza mai ricevere aiuto o carezza.

Ai dimenticati che resistono.

A chi è andato giù.



( ... )  I genitori dei figli sani non sanno niente.

Pietro sfila i pantaloni a Jacopo con un gesto secco, preciso, fa venire in mente quei giocolieri che tolgono la tovaglia dal tavolo lasciando sopra piatti e bicchieri : la perizia del gesto è frutto d'esperienza e continua pratica.

Jacopo si fissa su di lui per un momento più lungo del solito, sembra improvvisamente consapevole. Il padre per tanto tempo ha vissuto questi suoi sguardi all'apparenza lucidi come la vigilia di un possibile risveglio, quello che lui ha desiderato per anni. Lo ha desiderato come si può desiderare un miracolo. Si è prosciugato gli occhi a forza di chiedere anche quello.

Un miracolo.

Un figlio normale.

Non un estraneo pure a se stesso.

Che vive e ama da animale, legato al proprio branco dall'odore, per istinto.

Ma l'amore degli uomini, persino l'amore richiede un minimo di ragione, di intelletto.

Pietro su questo non ha più dubbi.

Lo Scrondo ama da bestia.

Non si stacca mai da chi lo ha generato.

Come un cucciolo di cane che segue passo passo chi lo alimenta e protegge, da sempre.

Il miracolo non è mai arrivato.

Come unica risposta, da est è spuntato l'odio.

Ha ricoperto tutti i sani e i malati, la vita intera.

Per anni è stato così.

Poi pure l'odio è tramontato.

Resta la rabbia, quando esplode.  (...)



                         Daniele  Mencarelli  da    Fame d'aria



venerdì 18 giugno 2021

AUTISM SPECTRUM ( la dignità del diverso )

 


                                                Prego che tu un giorno abbia un sole...



Può risultare una poesia oscura quella di Patrizia Sardisco, ma lo è solo nella misura in cui è necessario : queste poesie provano a rappresentare qualcosa che si presenta in modo enigmatico : la relazione con qualcuno che non è in relazione - o non lo è del tutto. Se si ha presente il modo in cui si manifestano le forme dello spettro autistico - specialmente quelle ad alto funzionamento - si sa anche quanto sia difficile già identificarle come tali, dal momento che l'autismo è un " oggetto" misterioso perfino per la scienza. Ogni volta che fa una diagnosi di autismo, lo psichiatra sta ammettendo una falla nella sua scienza, perché nessuno finora è ancora riuscito ad identificare l'eziologia e la prognosi dei casi di autismo in modo convincente, e tantomeno a fornire una cura. In sostanza, quella dei disturbi di " spettro autistico", è una categoria nosologica quasi vuota, perché comprende sindromi diverse ma con alcuni tratti in comune, di cui si conoscono le manifestazioni esterne ma non le cause o le dinamiche profonde. La poesia dell'autrice comunica questo mistero - che sgomenta - attraverso il manifestarsi di vari campi semantici e il ritmo del loro svelarsi per poi velarsi di nuovo. C'è un'altra dinamica implicata nella poesia, ed è la reazione perturbata del neurotipico di fronte alle epifanie della neurodiversità, o meglio l'effetto disturbante che l'autistico involontariamente provoca - anche a dispetto della sua volontà di comunicare - nel neurotipico e la conseguente reazione disturbata di entrambi. Il linguaggio apparentemente misterioso della poesia, permette di proiettare sul linguaggio stesso quel reciproco e muto osservarsi senza potersi capire: permette quindi di restituire umanità e dignità umana a qualcosa che è al di là delle codificate e convenzionali manifestazioni della nostra " umanità " e di conferirgli una dignità diversa da quella che la società ammette.





" ... lo sgomento 

di risuonare io lo stimolo il riflesso

amorfo e vacuo vagone impermalente

per contratto e per diciotto ore

sapermi io uno dei corti e troppi raggi

contingente nelle tua corsa aspecifica

binario transitorio

verso nessuna stella ".



                                            ***


" forse colti nel sonno tutti i gesti

ricomporranno armonie più pronte

alla concertata comprensione dei manuali

una lingua universo un'armonia

senza più i connotati

di gravità ".



                                              ***


" e se io che dovrei farmi

dissuasore invisibile

abbassare l'offerta

implementare interfacce coniuganti

tra un fuori fosforo e un interno opaco

resto pietra focaia

della tua rabbia ".



                                                   ***


" prego ma per disobbedienza

che tu un giorno abbia un sole

una stella ignorante sulla faccia

un movimento bene aderente al testo

a cogliere la mano

più dimessa non sacerdotessa

per sé sola ".



                                                  ***


" l'aggettivo generalizzato

si riferisce alla compromissione

delle diverse aree di sviluppo

il termine pervasivo

dice l'azione penetrante

le invasioni e il sovvertimento

delle prestazioni


e mi domando di quale forza

dovrò farmi fulcro

farmi generalizzata e pervasiva leva

per sollevarti intera _ mente

mondo ".



                                        

                               Patrizia  Sardisco   da   Autism spectrum




L'autismo non lo capisci se non ti tocca da vicino.

E se ti tocca, è come toccare i fili scoperti della corrente elettrica : muori.



                                        frida



lunedì 22 marzo 2021

CIO' CHE RESTA DEL PADRE

 


                                                  Gianni  Politi  - Ciò che resta del padre





MADRE

madre, così lontani 

i volti,

oltre la nebbia sconfinata

 - un fuoco li disegna

appena, appena

come ciocco ormai spento

fa nel camino -

dietro la casa antica,

dietro la balaustra

che s'apriva all'immenso,

lì del padre s'aspetta

il ritorno

e la sorella  bruna

mi guida

alla cerca del muschio

nelle valli d'infanzia

sconfinate

e con gesti perfetti

l'altra dispone

limpide statuine

nell'angoliera



non ho più immagini

d'allora,

ma quello è un tempo

non adatto a pellicole

e figure

e nella mente s'appanna

a poco a poco



con gli occhi

e con le mani

ti cerco  il volto,

la memoria pervade

la mia giornata.


                                        ***

FUGA D'INFANZIA

ma avevi tre

o cinque anni,

per quale strada

o sentiero

ti eri incamminato



tu cammini dritto

tra i camion dei polacchi

nel grande spiazzo,

e un soldato biondo

magati t'ha offerto

la cioccolata

in quella carta brillante

e argentata



è un giorno di settembre

tutto chiaro,

un giorno che respiri

l'aria buona,

sotto la balaustra

c'è un sentiero

di terra tutta rossa

tra le acacie,

non sai dove conduce,

forse è infinito



lontano, un giallo immenso

forte avvampa,

sono le margherite di settembre

così alte e slanciate

quasi alle nubi



a quel giallo

tu vuoi arrivare,

buttarci la testa

e gambe

e braccia,

stenderti tra gli alti

steli, mai più

tornare



ma la sorella castana

t'ha raggiunto,

ti prende nelle braccia

senza parlare



t'accarezza i capelli

e verso casa

lenta s'incammina.


                                        ***

L' ANTICA CASA

da tempo, madre

vivo in terra  straniera,

sì un tempo c'è stato

di giochi e amori nelle selve,

e prima, ancora prima,

la casa della madre

di tua madre

giù nel fosso,

dell'antico che s'aggira

tra i noci lì davanti,

lì il tempo è eterno

come l'orizzonte,

sconfinato lo intravedi

dietro i greppi



ora lo sai,

lo stradino che risale

fino alla Torre,

lì non s'arresta,

in altre, infinite strade

s'addentra e dilegua,

in ignote contrade

t'abbandona



sì, c'è stata anche

la radura di narcisi

e fanciulle luminose,

una sosta breve,

sempre insidiata



ora, sei sotto

un nuovo tetto

e un nuovo cielo,

Jacopo delicato

figlio che non cresce

e gli stai accanto,

ma tu hai nostalgia

per la prima casa

per chi ti accompagnava

per lo stradino.


                                          



                         Umberto Piersanti  da   L'infinito istante




lunedì 11 gennaio 2021

L'ALBERO DELLE NEBBIE DI PIERSANTI




JACOPO

tu, immune alle parole
e agli spaventi,
che c'entrano le strade
con la tua terra che nessuno
divide, striscia o frammenta?
le attraversi al mio braccio
forestiero, le macchine lo sai
possono far male,
sono come la pietra che dal cielo
trapassò la tempia al generale,
sono molto più fitte
e quotidiane,
non sai da dove vengono,
che fanno,
solo che se ti tocca forte
ti fa male,
succede,
a tre anni il braccio si torceva
non sai come,

immune anche a quei segni
d'aria, fatti di niente,
che cerchiano tuo padre
per ogni strada,
il pegno che lui paga
alle folte parole,
alle fitte figure
che covano dentro
e vanno a fuoco

quand' ancora non eri lontano
e sperso
alla fiaba pensavo
di chi scendeva
da quel regno della vita,
sceglieva il cuore,
forse, del tempo che precede
qualcosa t'è rimasto,
ma confuso,
qualcosa che t'avviluppa i muscoli
e il cuore

solo quando sei dentro l'acqua
e ci cammini,
giù nel fondo lento
e silenzioso,
torna il volto perfetto
senza le pieghe,
penso che tu sei nella terra
da dove vieni.


***

NEBBIA

no, la nebbia non quella
di novembre tra i fossi
miei della Cesana
o fitta al Monte del Vescovo
sopra ceppi e cipressi,
restano punte verdi
e isole sospese
di quercelle, lì
si perdono le foglie,
s'alzano grida,
ma uno scotano* rosso
le trapassa
e t'appartiene,
t'appartiene il filare
che più non vedi

no, quella era una landa
desolata,
no, non era
cemento, neppure erba,
non le livide strade
presso il mare, lo scivolo
di pioggia e di catrame
e tu in cima
contorto e sospeso

lì era una contrada
forestiera, lontana
e forestiera come il tuo male,
livida forse meno
del catrame,
ma un male più tenace
lì  s'addensa,
come nasce e t'afferra
non lo sai:
niente t'è familiare
in quella terra

e non eri fuggito
dalla mia mano,
quante volte l'hai fatto
per le strade che stanno
dietro il mare, tra le case
e l'erba recintata, inumidita
che nell'inverno fuma
tra i garage

no, quelle erano fughe
terminate dietro una pizzeria
o la fontana,
il cuore mi sobbalza,
ma ti ritrovo

e mentre mi rigiro
e non ho pace,
le palpebre non riesco
a disserrare,
e so che sei lontano,
il più lontano,
ma non sei corso via,
dentro quel fumo grigio
da sempre perso,
e ti chiamo e m'aggiro,
grido, dopo stanco
m'appoggio al palo
e fermo

ma ti debbo, Jacopo,
ritrovare,
così mi alzo,
brancolo nella nebbia,
ti cerco ancora.


***


TRA PIANTE E NEBBIA

sempre con voi boschi
e le memorie, contro la fuga
orrida dei giorni?
sempre alle foglie attaccato,
a questi rami di scotano
arancioni per l'autunno?

No, non nei miei campi,
in una macchia immensa
siamo entrati, Jacopo,
estranea alle memorie,
e la nebbia sale
su dal mare,
cancella il pungitopo,
il muschio verde,
grigia più del fungo
velenoso che lì cresce
e pende

e tu corri, Jacopo,
come sempre,
scortichi bracci e gambe
tra gli arbusti,
e la nebbia non curi,
l'erba bagnata e fredda,
gli spini aguzzi,
corri
chiedi le patatine
come sempre

tu non conosci gli ostacoli
e memorie,
io non so quel tuo grido,
l'urlo che sale,
forse morde la vita,
forse il dolore

e ti raggiungo
e blocco: lì c'è il dirupo,
t'abbraccio e ti consolo,
anche le patatine ti prometto
usciti fuori
da questa nebbia fitta
e dalla selva

e la memoria torna alla stagione
così breve e perfetta
e luminosa,
a un'altra macchia
accesa dall'estate
alle tue cosce bionde
tra le acacie,
Laura dei miei vent'anni
smisurati.

Ora è nebbia,
nera ogni foglia,
solo una bacca rossa,
non la conosco,
magari nasce solo in questa selva
d'una luce s'accende
fioca e tenace.






Umberto Piersanti   da    L'albero della nebbie



* L' albero delle nebbie è lo scotano, un arbusto che viene dai Balcani e che ha attecchito solo nella provincia di Pesaro - Urbino. Il suo colore rosso acceso è così forte che buca anche la nebbia. Metaforicamente anche la poesia, che riesce a bucare le nebbie della vita.


Anche questo libro di poesie - come altri dell'autore - parla del figlio Jacopo, colpito da una grave forma di autismo.





domenica 6 dicembre 2020

CAMPI D'OSTINATO AMORE


 



CAMPI D'OSTINATO AMORE  *


I cori che vanno eterni

tra la terra e il cielo,

ma tu li ascolti

Jacopo quei cori?

ho visto

il falco in volo

con la serpe

trafitta nella gola

dai curvi artigli,

l'estremo pigolìo dell'uccelletto

che la biscia verdastra

afferra e ingoia;

tra i rami non s'aggirano

le ninfe,

un giorno le incontrai

in remoti boschi,

l'assurdo poco oscura

nevi e foglie

non scolora i bei crochi

nei greppi folti,

ma il tuo male

figlio delicato,

quel pianto che non sai

se riso, stridulo

che la gola t'afferra

più d'ogni artiglio,

quella bella famiglia

d'erbe e animali

fa cupa

e senza senso

e dolorosa

siamo scesi un giorno 

nei greppi folti,

abbiamo colto more

tra gli spini,

ora tu stai rinchiuso

nelle stanze

e il mio ginocchio che si piega

e cede

a quei campi amati

d'un amore ostinato,

sbarra l'entrata

aspetto i favagelli

del febbraio,

tiepidi contro il gelo

sbucare fuori.



            Umberto Piersanti   da    Campi d'ostinato amore


* Il figlio Jacopo è stato colpito da una grave forma di autismo.



                                                                Umberto Piersanti




martedì 7 maggio 2019

I BAMBINI DI ASPERGER ( Presentazione )



Il nome di Asperger è ormai diffuso e ampiamente utilizzato nella nostra vita quotidiana. Tuttavia nessuno si domanda mai chi fosse l'uomo dietro la diagnosi che lo ha reso celebre.
Da madre costretta a farvi fronte, Edith Sheffer ha voluto scoprire le origini di quella diagnosi e, con gli strumenti della Storia, ha scelto di ripercorrere la vicenda personale e professionale del Dr Asperger nella Vienna a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta. Quanto  emerso dalla testimonianze e dai documenti, getta una nuova luce sulla figura del medico austriaco. Mentre il regime nazista selezionava cavie per i suoi esperimenti in base a criteri razziali, politici e religiosi, bersaglio degli psichiatri erano in particolar modo i bambini classificati come " asociali".Tra questi, Asperger e i suoi colleghi, decidevano quali vite fossero " indegne di essere vissute " e disponevano il trasferimento dei piccoli pazienti allo Spiegelgrund, la clinica teatro di uno spietato programma di eutanasia infantile. Dopo la guerra, le diagnosi di " psicopatia autistica " di Asperger, cadde nell'oblio fino a quando - nel 1981 - venne divulgata da una psichiatra inglese.
Con stile narrativo e una solida catena di argomentazioni, l'autrice spinge il lettore a riflettere sul modo in cui le società valutano ed etichettano coloro che vengono classificati come disabili.
Mettendo in prospettiva gli eventi storici, Sheffer dà un nuovo impulso al dibattito e pone interrogativi non meno inquietanti delle storie che racconta: in che misura una diagnosi è il prodotto di una determinata società? E come è stato possibile che quella formulata da Asperger nel solco degli ideali nazisti di conformità e spirito communitario abbia incontrato il favore della società individualistica di fine Novecento?



                         ( f )




I BAMBINI DI ASPERGER




                             " Un bambino autistico non va cambiato. Va ascoltato e amato". ( frida )
 

(…) L' autismo è spesso la diagnosi di un comportamento, non di
       una condizione fisiologica.Inoltre, la scienza riconosce sempre
     di più l'eterogeneità del disturbo:i bambini con autismo possono
     avere pochissimo in comune tra loro, anche se possono
     condividere determinate caratteristiche, aventi però cause
     biologiche differenti. Gli studiosi suggeriscono che
     probabilmente l'autismo racchiude condizioni fisiologiche
     diverse, per cui un giorno saranno formulate diagnosi diverse.
     In questo momento, funge da " diagnosi ombrello ".
     Il dibattito pubblico intorno a questo disturbo sembra
     destreggiarsi tra questioni di genere, culturali, generazionali
     e sociali, proprio mentre queste sono sottoposte a profondi
     cambiamenti. Se ( nell' Ottocento ) l'isteria era la diagnosi di
     donne iperemotive, l'autismo potrebbe essere considerato la
     diagnosi di bambini e ragazzi maschi troppo poco emotivi.
     Anche se i bambini a cui viene diagnosticato possono avere
     forme di disabilità molto diverse, spesso i medici ne danno un'
    immagine stereotipata,come del resto succedeva con le isteriche.
     I bambini con autismo vengono descritti come scollegati dalla
     società, esseri solitari, intrappolati nella loro mente, provenienti
     soprattutto dalla classe media bianca. Le idee diffuse nell'
     immaginario popolare spesso oscurano le diversità degli
     individui dietro le etichette.
     L'eterogeneità delle etichette di isteria e autismo, mostra quanti
     problemi pone la classificazione della mente altrui.
     La società ha un ruolo importantissimo nello sviluppo delle
     diagnosi che definiscono gli altri. Individui e professioni
     specifiche danno un nome a queste condizioni, nomi che però
     non ci vengono semplicemente imposti: noi li accettiamo, li
     rilanciamo, e contribuiamo alla loro creazione.
     Quando usiamo il termine autismo, dovremmo essere coscienti
     delle sue origini e delle sue implicazioni.
     La società è sempre più sensibile alle sfumature riguardo alla
     razza, alla religione,al genere, alla sessualità e alla nazionalità.
     Può rivelarsi altrettanto cruciale la sempre maggior
     consapevolezza della neurodiversità, per cominciare a scorgere
     i pericoli insiti in una definizione totalizzante basata su tratti
    estremamente variabili:quanto le etichette possano condizionare
    la terapia degli individui e quanto la terapia condiziona questi
    individui e le loro vite. Nel rivelare come una società possa
    modellare una diagnosi, la storia di Asperger e dell'autismo
    dovrebbe farci comprendere la necessità etica di rispettare la
    mente di ciascun bambino e quanto sia doveroso occuparsene
    con attenzione.  (…)



Edith  Sheffer  da  I bambini di Asperger ( La scoperta dell'autismo nella Vienna nazista )