lunedì 11 gennaio 2021

L'ALBERO DELLE NEBBIE DI PIERSANTI




JACOPO

tu, immune alle parole
e agli spaventi,
che c'entrano le strade
con la tua terra che nessuno
divide, striscia o frammenta?
le attraversi al mio braccio
forestiero, le macchine lo sai
possono far male,
sono come la pietra che dal cielo
trapassò la tempia al generale,
sono molto più fitte
e quotidiane,
non sai da dove vengono,
che fanno,
solo che se ti tocca forte
ti fa male,
succede,
a tre anni il braccio si torceva
non sai come,

immune anche a quei segni
d'aria, fatti di niente,
che cerchiano tuo padre
per ogni strada,
il pegno che lui paga
alle folte parole,
alle fitte figure
che covano dentro
e vanno a fuoco

quand' ancora non eri lontano
e sperso
alla fiaba pensavo
di chi scendeva
da quel regno della vita,
sceglieva il cuore,
forse, del tempo che precede
qualcosa t'è rimasto,
ma confuso,
qualcosa che t'avviluppa i muscoli
e il cuore

solo quando sei dentro l'acqua
e ci cammini,
giù nel fondo lento
e silenzioso,
torna il volto perfetto
senza le pieghe,
penso che tu sei nella terra
da dove vieni.


***

NEBBIA

no, la nebbia non quella
di novembre tra i fossi
miei della Cesana
o fitta al Monte del Vescovo
sopra ceppi e cipressi,
restano punte verdi
e isole sospese
di quercelle, lì
si perdono le foglie,
s'alzano grida,
ma uno scotano* rosso
le trapassa
e t'appartiene,
t'appartiene il filare
che più non vedi

no, quella era una landa
desolata,
no, non era
cemento, neppure erba,
non le livide strade
presso il mare, lo scivolo
di pioggia e di catrame
e tu in cima
contorto e sospeso

lì era una contrada
forestiera, lontana
e forestiera come il tuo male,
livida forse meno
del catrame,
ma un male più tenace
lì  s'addensa,
come nasce e t'afferra
non lo sai:
niente t'è familiare
in quella terra

e non eri fuggito
dalla mia mano,
quante volte l'hai fatto
per le strade che stanno
dietro il mare, tra le case
e l'erba recintata, inumidita
che nell'inverno fuma
tra i garage

no, quelle erano fughe
terminate dietro una pizzeria
o la fontana,
il cuore mi sobbalza,
ma ti ritrovo

e mentre mi rigiro
e non ho pace,
le palpebre non riesco
a disserrare,
e so che sei lontano,
il più lontano,
ma non sei corso via,
dentro quel fumo grigio
da sempre perso,
e ti chiamo e m'aggiro,
grido, dopo stanco
m'appoggio al palo
e fermo

ma ti debbo, Jacopo,
ritrovare,
così mi alzo,
brancolo nella nebbia,
ti cerco ancora.


***


TRA PIANTE E NEBBIA

sempre con voi boschi
e le memorie, contro la fuga
orrida dei giorni?
sempre alle foglie attaccato,
a questi rami di scotano
arancioni per l'autunno?

No, non nei miei campi,
in una macchia immensa
siamo entrati, Jacopo,
estranea alle memorie,
e la nebbia sale
su dal mare,
cancella il pungitopo,
il muschio verde,
grigia più del fungo
velenoso che lì cresce
e pende

e tu corri, Jacopo,
come sempre,
scortichi bracci e gambe
tra gli arbusti,
e la nebbia non curi,
l'erba bagnata e fredda,
gli spini aguzzi,
corri
chiedi le patatine
come sempre

tu non conosci gli ostacoli
e memorie,
io non so quel tuo grido,
l'urlo che sale,
forse morde la vita,
forse il dolore

e ti raggiungo
e blocco: lì c'è il dirupo,
t'abbraccio e ti consolo,
anche le patatine ti prometto
usciti fuori
da questa nebbia fitta
e dalla selva

e la memoria torna alla stagione
così breve e perfetta
e luminosa,
a un'altra macchia
accesa dall'estate
alle tue cosce bionde
tra le acacie,
Laura dei miei vent'anni
smisurati.

Ora è nebbia,
nera ogni foglia,
solo una bacca rossa,
non la conosco,
magari nasce solo in questa selva
d'una luce s'accende
fioca e tenace.






Umberto Piersanti   da    L'albero della nebbie



* L' albero delle nebbie è lo scotano, un arbusto che viene dai Balcani e che ha attecchito solo nella provincia di Pesaro - Urbino. Il suo colore rosso acceso è così forte che buca anche la nebbia. Metaforicamente anche la poesia, che riesce a bucare le nebbie della vita.


Anche questo libro di poesie - come altri dell'autore - parla del figlio Jacopo, colpito da una grave forma di autismo.





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