giovedì 21 gennaio 2021

LA LEGGENDA PRIVATA DI MICHELE 3

 

(...) Mio padre, non si pensi che non gli ho voluto bene; solo non è ,mai stato facile dirlo ( dirmelo - dirglielo ) questo bene: più facile comunque da lontano, in absentia: è difficile, in ogni caso, sceverare il bene dall'ammirazione. Esattamente come nei confronti di mia madre è difficile distinguere il bene dalla compassione. Per il genitore, dunque, affetto - ammirazione, dimolto guardingo, per la genitrice, affetto - afflitto, che non è un'allitterazione, ma la verità. Si tengo poi conto che mio padre istesso, si sarebbe dispiaciuto di un affetto più pieno e spiegato, ogni morbidezza, ogni intenerimento di medulla equivalendo, nella catabasi àpulo- barbara, a indecorosa svenevolezza, a un simil frigno, all'incubo - culattina. Veri uomini, duri, sguardo Jack Palance - Charles Bronson, estremo - laconici, quozienti di intelligenza vertiginosi, all'incontrarsi casualmente per casa non andare al di là dell'effato " Grunt" e tirar dritti. In effetti... mai visto piangere mio padre, io, che dico piangere? mai l'occhio velato di commozione, il che non vuol dire ( voglio sperare ) , che non si sia mai commosso, ma talmente al di sotto ( sotto numerosi strati di corazza, intendo ) da non essersene accorto neppure lui. Così, la sua araldica insegna, il rinoceronte o il porcospino.. meglio il triceratopo...

( Sue cartoline degli anni Sessanta o Settanta suggeriscono quanto l'idea stessa di tematizzare la paternità lo imbarazzasse. Spesso prive di testo, sotto la data recano firme come " Enzo", " E ", E.M. " o, fra le virgolette originali che la dicono tutta in tema di straniamento, " tuo padre" e, una volta dall' America, " the father ".Io cercavo di non essere da meno, limitandomi a mia volta al mero nome proprio o all'iniziale: qualche volta però premettendovi quanto già mi sembrava un'indulgenza sentimentale : " ciao".)

( Un giorno mia madre, come si trattasse di un esperimento scientifico, mi suggerì di sostituire la parola " papà " con il più affettuoso e collodiano " babbo" : quando lo chiamai così - ci eravamo appena messi a tavola - mi stupì per la velocità della replica, che rivelava un'insospettata conoscenza dei toscanismi: " Se ci riprovi - sibilò - io ti chiamerò " fanciullo" . Fine dell'esperimento, anche perché non sfuggiva a nessuno dei due l'associazione a " grullo e citrullo, nonché a " ( vaf ) fanculo" ).




                Michele  Mari  da    Leggenda privata



2 commenti:

  1. Già.
    Ho letto molto volentieri l'autobiografia di Mari, che ha un modo di raccontare inconsueto nel linguaggio, ma piacevolissimo per l'uso ( anche ) di un'amara ironia.
    E che dire del personaggio del padre che viene presentato?
    Direi ( con un gioco di parole ) IMPRESENTABILE, ma purtroppo mi tocca precisare che il comportamento del suddetto padre non era inconsueto a quei tempi ( l'uso delle cinghiate oggi costituirebbe reato per maltrattamento e abuso di autorità ), anche se in questo caso si raggiungono i vertici di una insensibilità che rasenta la crudeltà.
    Oggigiorno la figura del padre è ( per fortuna ! ) più vicino a ciò di cui un bambino ha bisogno per crescere con una sana nonché affettuosa dose di autorità che genera nel figlio un approccio più adatto e consapevole alle circostanze della vita.

    RispondiElimina