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giovedì 31 ottobre 2024

LA GIGANTESSA ( La notte dei mostri )

 


                                                           René Magritte  -  " La Gigantessa "




Al momento della pubblicazione ( 21 Giugno 1857 ) , il testo fu definito " un insulto alla pubblica decenza " ed ebbe anche un processo. Si tratta cmq, anche a distanza di tempo, di un libro graffiante, ironico, dal ritmo incalzante e dall' elegante ferocia.




LA  GIGANTESSA


Nel tempo in cui la

Natura, nel suo estro

possente

concepiva ogni giorno

figli mostruosi

avrei amato vivere

accanto a una giovane

gigante

come ai piedi di una

regina un gatto voluttuoso.


Avrei amato vedere

l' anima fiorirle con il

corpo


e crescere liberamente in

terribili giochi,

indovinare se il suo cuore

cova un'oscura fiamma

quando umide nebbie

navigano nei suoi occhi.


Percorrere liberamente le

sue magnifiche forme

strisciare sul crinale delle

sue ginocchia enormi

e talvolta, in estate,

quando i soli malsani


stanca la fanno stendere

attraverso la campagna

dormire con noncuranza

all'ombra dei suoi seni

come un borgo tranquillo

ai piedi delle montagne.




                  Charles  Baudelaire  da   Les fleurs du mal



venerdì 19 ottobre 2018

LETTERE ALLA MADRE ( Postfazione )




(…) La prima delle lettere raccolte in questo volume è stata scritta
       da un ragazzo di non ancora tredici anni; l'ultima, da un uomo
       di non ancora quarantacinque che dopo poche ore sarebbe
       stato colpito o - come usa dire - offeso dall'attacco di una
       malattia mortale - la malattia della sua morte. Tra l'una e l'
       altra, scandito da tante altre lettere piene di tenerezza,
       sgomento e furore, si stende il tempo durante il quale il"grande
       abbandonato " ha scritto un libro di poesie che inaugura e
       oltrepassa la storia della lirica moderna; un libro di prose che
       fissa insuperabilmente il modello di un genere letterario;alcuni
       saggi che fondano il pensiero estetico e la critica d'arte
      contemporanea. Non è certo facile, per il lettore di questo
      romanzo epistolare univoco e involontario, orripilante e
      sublime, conciliare la pietà suscitata dall' " interdetto" ( come
      egli stesso si definisce, alludendo all'indelebile umiliazione
      giudiziaria inflittagli dalla madre ), torturato dai debiti e dal
      disamore, dall'incomprensione altrui e dalla propria
     " svogliatezza ",con la venerazione dovuta ad uno dei più grandi
      artisti e dei più lucidi e operosi intelletti che l'umanità abbia
      mai prodotto. Forse conviene rassegnarsi alla divaricazione,
      all'acuto senso di vertigine che la cosa comporta. Baudelaire
      sarebbe stato Baudelaire se non fosse stato - appunto - il
      grande abbandonato, l'interdetto di cui queste lettere ci
      mostrano e ci fanno ( nel vero senso della parola ) toccare con
      mano l'abissale e consapevole infelicità ?. Rispondere a questa
      domanda mi parrebbe impossibile se non lo stimassi - prima
      ancora - del tutto inutile. La poesia di Baudelaire è stata ( è)
      ciò che la sua vita ha voluto che fosse, e viceversa;e l'una e
      l'altra sono state ciò che la sua mente e il suo cuore hanno
      concepito e nutrito, con riluttanza e terrore pari alla fermezza,
      giorno dopo giorno.
      Quanto ai suoi rapporti con la madre e con il patrigno- quel
      colonnello ( poi generale, poi senatore ) Aupick che durante i
      moti del '48 Baudelaire andava dicendo di voler far fucilare e,
      accanto al quale la madre lo farà amorevolmente seppellire -
      chi può avere la pretesa di analizzarli e interpretarli dopo
      tutto ciò che lui stesso ne ha capito e fatto capire nelle sue
      poesie, nelle sue lettere, nei folgoranti frammenti delle sue
      mai scritte " confessioni" ?. E' strano che non pochi abbiano
      avuto questa pretesa col risultato di scoprire che chi si
      definiva " punitore di se stesso" " vampiro del suo cuore" e
     " grande abbandonato", soffriva - in effetti - di masochismo
      morale, bisogno di espiazione e sindrome di abbandono ( a
      sfondo edipico,ovviamente ).  (…)


                        Giovanni  Raboni



LETTERE ALLA MADRE ( C. Baudelaire ) 1

 
 

 " Non disprezzate la sensibilità di nessuno: la sensibilità è il genio di ciascuno di noi" ( C. Baudelaire )



6 Febbraio 1834

(…)Mamma,
      non ti scrivo per chiederti perdono, perché so che non mi  
      crederesti più; ti scrivo per dirti che questa è l'ultima volta che
      mi faccio togliere il permesso d'uscita,che ormai voglio
      lavorare ed evitare ogni punizione che mi potrebbe anche solo
      ritardare la libera uscita. E' veramente l'ultima volta - te lo
      giuro - ti dò la mia parola d'onore. Lavorerò; credilo oppure
      no, ma  vi sarai costretta quando ti avrò dato prove di un
      cambiamento completo. Non oso interrompere lo studio dell'
      inglese che mi porta via tempo, perché, avendo cominciato e
      avendolo già abbandonato l'anno scorso, mi sembra che
      sarebbe una vergogna non portarlo a termine. Eppure quest'
      anno sono indietro nella mia classe e desidero fermamente
      portarmi al livello di quelli che andavano come me l'anno
      scorso. Mio padre deve essere certamente molto irritato, ma
      digli da parte mia quello che ti scrivo : digli che mi pento molto
      di non aver lavorato durante i tre mesi appena trascorsi. Non è
      una vana promessa; terrò a mente che ti ho giurato di lavorare.
     E benché io sia sceso così in basso,conservo ancora abbastanza
      affetto per non frustrare una seconda volta la tua speranza,
      soprattutto dopo che t'ho dato la mia parola. Tuttavia le
      migliori prove del mondo sono azioni e non parole. Spero di
      provarti presto la mia sincerità. Spero che il prefetto non avrà
      più da lagnarsi con te sul mio conto. Lavorando riprenderò il
      posto onorevole che avevo l'anno scorso nella classe.
      Ti prego di portarmi al collegio - se non sei ammalata - una
      pomata per le labbra, che da molto tempo mi fanno male.

 Tuo figlio Charles molto addolorato di causarti tanto dispiacere.
 (…)


                         Charles Baudelaire   da    Lettere alla madre

LETTERE ALLA MADRE ( C. Baudelaire ) 2



2 Luglio 1838

(…)Mia buona, buona madre, non mi scrivi più. Mi annoio a morte,
      ti voglio bene più che mai, più che mai penso alle vacanze e
      soprattutto ho paura dei concorsi. Mi sembra che ci si accorga
      meglio del valore delle persone quando sono assenti. Ed ecco
      che il vuoto avanza, che diventa sempre più grande; è vero che
      il signor Emon viene a trovarmi; ma che gli dirò quando tutti i
      soggetti di conversazione che posso avere con lui si saranno
      esauriti?. Mentre invece con te, abbiamo sempre da parlare: tu
      del lavoro, io di quanto t'amo, e siamo presi l'uno dell'altro.
      Non mi scrivi più ormai; vorrei tanto avere notizie di papà. Può
      darsi che le mie lettere non gli arrivino più ?.Abbraccialo tanto
      da parte mia. Mia buona madre, se tu sapessi quanto voglio
      godere della tua presenza, e renderti felice prima che tu muoia.
      Ti chiedo perdono perché ti scrivo soltanto questo;ma i compiti
      incombono e ne sono carico.

                              Charles  (…)


              Charles Baudelaire   da     Lettere alla madre

LETTERE ALLA MADRE ( C. Baudelaire ) 3


Metà Aprile 1845

(…) Fammi il piacere, ti supplico, di grazia: mandami un po' di
      soldi : 30 se puoi, meno se vuoi, o ancora meno.Sono in un tale
      affaccendamento di correzioni, di annunci e di bozze, che non
      mi è possibile muovermi e uscire in cerca di denaro.
      Se avessi potuto - infatti - sarei venuto immediatamente da te.
      Se comincio questa lettera con una richiesta " interessata " è
      perché - alla fine - tu non prenda queste mie parole come un
      sotterfugio.
      Infelice, umiliato, triste come sono, ogni giorno violentato da
      una mole di bisogni, credo si debba essere molto indulgenti con
      me. Non sapevo, poiché il fatto stesso di vivere e tutti i miei
      affanni mi impediscono - credo - di pensare ad altro, non
      sapevo che fossi così profondamente addolorata, tu che hai
      avuto la bontà di perdonarmi molte cose. Non puoi immaginare
      quale impressione dolorosa e quale vergogna quando ho visto
      il male che ti avevo causato, e di cui non prevedevo le
      conseguenze. Vorrei porvi rimedio, ma ormai è ancora
      veramente possibile? Fra poco - forse - una volta liberatomi
      dai primi fastidi, con animo più libero potrò essere per te
      quale sempre vorrei essere.
      Ti abbraccio con tenerezza, se lo accetti


                                          B.D.  (…)

                Charles Baudelaire   da     Lettere alla madre 


LETTERE ALLA MADRE ( C. Baudelaire ) 4


27 Marzo 1852

(…) Jeanne ( Duval ) è diventata un ostacolo non solo alla mia
       felicità - questo sarebbe di poca importanza; anch'io so
       sacrificare i miei piaceri, e l'ho provato - ma anche al
       perfezionamento del mio ingegno. I nove mesi appena trascorsi
       costituiscono un'esperienza decisiva. Gli impegni importanti
       che mi trovo ad affrontare,il pagamento dei debiti,la conquista
       di titoli per il mio successo, il raggiungimento della celebrità,il
      sollievo ai dolori che ti ho causato,non potranno mai compiersi
       in simili condizioni.Un tempo ella aveva delle qualità, ma le ha
       perdute, e io ho guadagnato in chiaroveggenza. VIVERE CON
       UN ESSERE che non è capace di nessuna gratitudine per gli
       sforzi che fai,che li osteggia con una goffaggine e una
       cattiveria permanente,che non ti considera se non come un suo
       servo e sua proprietà, con cui è impossibile scambiare una
       parola di politica o di letteratura, una creatura che non vuole
       imparare nulla, anche se le hai proposto di darle tu stesso
       delle lezioni, una creatura  CHE NON MI AMMIRA, che non
       si interessa neppure ai miei studi, che getterebbe i miei
      manoscritti nel fuoco se questo potesse procacciarle più denaro
       che lasciarli pubblicare, che scaccia il mio gatto, la mia unica
       distrazione in casa, e vi porta dei cani, proprio perché la vista
       dei cani mi fa star male, che non sa - o non vuole capire - che
       essere avaro, per UN solo mese, mi consentirebbe di finire un
       grosso libro grazie a un momentaneo riposo- ma è possibile?
       E' possibile tutto questo?.
       Mentre ti  scrivo, mi sento agli occhi lacrime di vergogna e di
       rabbia, e in verità sono contento di non avere in casa nessun'
       arma; penso ai momenti in cui mi è impossibile osservare la
       ragione e alla notte terribile in cui le ho rotto in testa una
       mensola.Questo è quanto ho trovato laddove appena dieci mesi
       fa pensavo di trovare sollievo e riposo. Per riassumere tutti i
       miei pensieri in uno solo, e per darti un'idea delle mie
       riflessioni, penso UNA VOLTA PER SEMPRE che la donna
       che ha sofferto e che ha fatto un figlio, è l'unica che possa
       essere pari all'uomo. Generare è l'unica cosa che possa dare
       alla donna l'intelligenza morale…
       Vedi bene che ho ragione: bisogna partire.
       Ma partire PER SEMPRE.


                                   Charles   (…)

           Charles Baudelaire    da       Lettere alla madre

LETTERE ALLA MADRE ( C. Baudelaire ) 5


23 Dicembre 1865

(…) Riguardo alla scalogna di cui mi lagno ( e di cui - se potessi -
       mi vendicherei ) non posso, mia cara piccola madre, essere del
       tuo avviso, malgrado tutta la mia deferenza per te. Conosco i
       miei vizi, conosco i miei errori e le mie viltà altrettanto bene
       che te; volentieri esagererei i miei torti, e ciò nonostante
       ritengo che Parigi non è stata mai giusta nei miei confronti e
       che quanto mi è dovuto non mi è stato pagato, in stima, non
       più che in denaro. E la prova migliore che c'è una specie di
       scalogna sospesa su di me,è che mia madre stessa,in parecchie
       occasioni, si mette contro di me. Fra tre mesi e mezzo avrò 45
       anni: è tropo tardi perché possa farmi anche una piccola
       fortuna, soprattutto col mio talento sgradevole e impopolare.E'
       forse troppo tardi perché possa anche pagare i debiti, e
       salvaguardarmi quel tanto di che vivere una vecchiaia
      onorevole e libera? Ma se mai potrò recuperare il vigore e l'
      energia di cui pure qualche volta ho goduto, allevierò la mia
      collera con libri tremendi. Vorrei mettermi contro la razza
      umana intera. In questo ci vedo una soddisfazione che mi
      consolerebbe di tutto.
      Frattanto, nell'attesa, i miei libri dormono, valori sprecati per
      ora. E poi mi dimenticheranno.
      Da parecchio tempo mi sono procurato per te due piccoli
      oggetti da poco, che ti piaceranno, spero. Appena avrò di che
      pagare l'imballaggio e la spedizione, te li manderò. Nel caso
      non ti piacciano, dillo francamente, ma apprezzerai l'intenzione
      di un figlio che sarebbe tanto felice di farti ogni giorno dei
      regali e che farebbe chi sa cosa per farsi perdonare tutte le
      pene che ti ho dato. Scrivimi come stai.

                                      Charles  (…)


                 Charles  Baudelaire    da   Lettere alla madre



martedì 2 maggio 2017

DELLA CAPRICCIOSA FELICITA' ( HYMNE A' LA BEAUTE' )

 
 

                                          
                                       Foto di Philipp  Igumnov


Vieni - o Bellezza - dal profondo cielo,
sbuchi dall'abisso? Infernale e divino
versa insieme, la carità e il delitto
il tuo sguardo: assomigli- in questo - al vino.

Racchiudi nei tuoi occhi alba e tramonto. Esali
profumi come un temporale a sera.
Sono un filtro i tuoi baci, la tua bocca un'ampolla
che fan vile l'eroe e il fanciullo ardito.

Esci dal gorgo nero o discendi dagli astri?
Il Destino - innamorato - ti insegue come un cane;
semini capricciosa felicità e disastri,
disponi di tutto, non rispondi di niente.

Cammini - Bellezza -  sui morti e ne sorridi;
fra i tuoi gioielli l'Orrore non è il meno attraente
e, in mezzo ai tuoi gingilli preferiti, L' Assassinio
danza amorosamente sul tuo ventre orgoglioso.

Abbagliata l'effimera, s'abbatte in te candela
e crepita bruciando, e la tua fiamma benedice.
Così, chino fremente sul tuo amore, chi ama
sembra un moribondo che accarezza la sua tomba.

Che importa che tu venga dall'inferno o dal cielo,
o mostro enorme, ingenuo e spaventoso!
Se grazie al tuo sorriso,al tuo sguardo e al tuo piede
penetro un Infinito che ignoravo e che adoro?

Che importa se da Satana o da Dio? Se Sirena
o Angelo che importa? Se si fanno per te
fata occhi di velluto, ritmo, luce, profumo - o mia regina -
meno orrendo l'universo, meno grevi gli istanti.

 
        Charles Baudelaire  da    Les Fleurs du Mal