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mercoledì 5 giugno 2024

IO VORREI... NON VORREI... ( ah, l' amour ! )

 


                                                                        Ecco la felicità...




VALERIA COME SEMPRE


Adoro ancora di più la tua grazia gentile,

la pienezza affabile del timbro della tua voce,

il disegno elegante delle dita nel gesto,

la sana e paziente visione delle cose

che abbiamo attraversato e attraversiamo

la mano nella mano. Adoro, oggi,

ancora di più, e te ne sono grato.


                     Maurizio Cucchi   (  Inedito  )



                                                    ***


QUANDO TE NE ANDRAI


Quando te ne andrai lasciami

almeno un ginocchio, un orecchio,

perché non saprò più dove cade 

l'accento, oppure con una tenaglia

strapperò il tuo odore

per non sentirmi un vaso vuoto.


                          Roberto  Cescon  (   Inedito )



                                                 ***


FAME


Può darsi

sia un retaggio

cannibalesco,

questo mangiarsi

con gli occhi

con le mani

la bocca e

tutto il resto.

Ma più ti mangio

e più mi metti

fame

mi sazi l'appetito

senza che risulti

poi esaurito.

Ti voglio e

non mi stanco

di volerti,

e non mi basta 

mai di averti.


                     Paolo  Ruffili    (   Affari di cuore  )



                                             ***


QUANDO TI CAMMINO DENTRO


Quando ti cammino dentro

conosco i tuoi vicoli

i campanili storti delle tue piazze

le serrature arrugginite

dei tuoi pensieri inconfessabili.


                              Flaminia  Cruciani   (   Inedito  )



                                               ***


ECCO LA FELICITA'


Ecco la felicità :

dire " Oggi succedi tu ".

Tu e nient'altro.

Nient'altro tra le case

basse, nient'altro

alle pendici dell'inferno.


                             Matteo  Fantuzzi   (  Inedito  )



                                                ***


ECCOMI...


Eccomi, adesso tramontano

scarti di luce

tra i ruderi delle mie ciglia,

dove - scalzo - l'esilio del buio

costringe alla resa.


Di là dal confine diradano

la mia dogana

i dazi di questo dolore.


E qui - invece, accanto alle mie.

attendono - chine - i tuoi occhi

le due lenti, sull'orlo del letto.


                               Gerardo  Masuccio   (  Inedito  )



                                                  ***


SE MI ARRIVASSE INFAME A TERRA


Se mi arrivasse infame a terra

un alito di sera, la conferma

del tuo odore appena colto -

in una scusa buia, nuda carezza -

ci gonfierebbe i cuori come cupole.

Ma non è luce in me che non ti grida :

sbalordisci la pelle e distogli

l'attesa dalla promessa intuita.


I  frutti a terra e la luce che li irradia.


                        Vernalda Di Tanna   ( Inedito )



                                                     ***


ORA E' UN LEGAME


Ora è un legame - dici - così pieno

di sacrificio : e il sacrificio è bianco, e il bianco insegna

l'inquietudine amorosa delle dita finissime di miele:

e il tuo sorriso che si addormenta e muore;

e ancora l'innamorata impara i più feroci colpi e

ridisegna il dono, la tua memoria

inventa : e il gesto accade come un sussurro accade.


                                  Mario  Fresa    (  Il bene  )





sabato 8 giugno 2019

SVENIMENTI A DISTANZA 1

 
 

                                                   Mi siedo fingendo di essere un suono…


Mi siedo fingendo di essere un suono
interminabile. La strada arriva a te, cotone d'aria
per essere guardata
con autentica pazienza da chi parla,
da chi risponde: " Non t'ho sentito per nessuno, mai. Te l'assicuro".
Prova a spezzare le tue movenze in quattro,
come un avaro mostro che gioca
senza riguardo a ricercare me, nell'ospedale
delle parole vinte o sottili:
topi di artiglieria che vengono alle mani,
se tu gli muovi guerra; e così sia.


                                          ***

Ma se quelli se ne vanno - come hai capito - a noi
ci toccherà, semmai, di cambiare un'altra volta posizione.
Da morti a fantasmi, da 22 a 28.
Il segreto è nello scheletro, mi pare:
infatti è sempre forte e porta il segno di una contesa.
Cioè: si conta uno più uno, se si vuole davvero tranquillità.
E poi ripete: che ti sei fatto, lì?
E adesso - di nuovo - altre risate;
però le scelgo entrambe.
Si vede che la conduce, un poco troppo,
una stranissima passione; pure il cronista lo ricordava:
tutto quello che è successo, alla fine,
ci ha soltanto - come dire - disonorato.


                                         ***

Il rapporto tra noi è una
gengiva azzurra; e tanto si dimentica lo stesso.
( Come i gamberi e l'acqua nodosa,
che li fanno diventare eterni ).
Ancora un ospite e odore
di esempi finiti male.
Meglio svenire in qualsiasi
continente che fra le tue braccia.
Neppure giurare o diventare ciò che si vede.
No: rallentare in una pianta morbida, ovale.
Risalire un po' di meno.
Chi se n'è andato paga il conto
perché è solo : e tu, quasi sorella, entrando come un graffio
tra le facciate gigantesche, alle parole bianco e annoiarmi,
sei scivolata
con una rara facilità da polvere da sparo.


                                          ***

In tanto spazio, in quanti nemici stanno
nella materia? La tua voce raggiunge
le dita e noi saremo uguali
per sempre. Ma cos'era successo davvero
ai nostri poveri amici? Oltre il giardino
dell'ospedale, dico? Oltre l'abbraccio
della prima ora?
E tu, scontrosa diligente, mi basterai per l'ultimo
proiettile, per questo allegro ballo
inciso nel fosforo dell'aria?



                    Mario  Fresa     da       Svenimenti  a distanza

SVENIMENTI A DISTANZA 2


(…) Ti amo nonostante i pettegolezzi.La strada è segnata da cortesi
       frasi di incoraggiamento, da mani dolcemente piegate dal tuo
       soffio canterino, dallo sciolto mulinare dell'incendio che si
      produce quando si apre- come un profondo libro di offerte- una
      profonda attesa, o quando, senza capire perché, si ascoltano
      domande misteriose: " Come sarebbe, e per quale motivo?".
      " Ho proprio capito bene?", " Ma dorme o finge?".
      Discendiamo. Si cerca un po' di pace tra i cerchietti luminosi di
      questa partitura. Sono carico di pesi, ma resto fuori - fuori da
      te - colmo di gioia, sulla balaustra pazientemente costruita dai
      servi innamorati, trasformandomi - per te - in un lustrale cibo
      da divorare in pochi istanti. Taglieremo l'ingorgo delle Ombre.
      Ognuno è un mendicante. Ognuno - prima o poi - vuole vederti.
      (…)


                                            ***

(…) Meglio essere odiati a questo punto, no?. Non posso sperare
       negli onori funebri. Vedi come mi comporto male: non uso
      maglie ecologiste, parlo male dei colleghi, cerco di toccare le
      suore, sono sincero solo quando dormo. Ho smesso di votare e
      ho paura di te. Devo aggiungere altro?
      La notizia è di sicuro mal tarata; o meglio, maldigerita…(…)


                                         ***

(…) Ringiovanisci, figlio mio. Torna ad essere mai nato. Una
       seconda volta non ci perdoneranno. Eppure, ti abbiamo
       immaginato scrivere parole gentili per far capire che non
       volevo, che non tutto dipendeva dalla tua scelta; c'erano molti
       buoni argomenti per cercare un compromesso, un cerchio
       trasparente capace di tenerci ancora un poco in vita. La roba
       che serviva davvero l'abbiamo smarrita da tempo:
       camminiamo ripetendoci che i colpi finali basteranno a
       riscaldarci, a toglierci per sempre l'incomodo di rimanere qui.
       (…)




                        Mario  Fresa   da     Svenimenti a distanza


mercoledì 27 dicembre 2017

ATTESA

 
 

                                                      
                                                             Leggera preparavi la luce...



Tu piccola neve che leghi
a piena voce gomitoli gentili,
accesi rifluenti di miele : perché intorno

mi prendeva un crudele
tramestìo, che rovinoso
mi bruciava.

Ma tu, rovistandomi
allora, ricombinavi
i bordi cagionevoli
del cuore, sagomavi
silenziosa il fuoco,
leggera preparavi
la luce.


         Mario  Fresa    da      L'uomo che sogna