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lunedì 27 febbraio 2023

LA QUARESIMA DI DON TONINO

 



   La Quaresima viene dopo il Carnevale per ricordarci che siamo polvere, non coriandoli. La Quaresima ci chiama a ricordarci che siamo delle creature e non Dio.


                                           

(...) Non rinunciare, ma moltiplica! La Quaresima è il tempo per rendere bella la vita. Cenere e acqua sono gli ingredienti primitivi del bucato di un tempo. E allora si riparte da qui : dal desiderio di rendere bella la tua vita. Sì, proprio la tua! Il primo impegno è proprio questo: accorgerti delle bellezze che ti porti dentro e che per qualche motivo hai lasciato da parte. La Quaresima, poi, è il tempo della moltiplicazione. In questo periodo, moltiplica invece di rinunciare: moltiplica il tuo tempo per le persone, per gli amici; moltiplica i gesti d'amore; moltiplica le parole buone che fanno bene al cuore. Moltiplica il tempo del silenzio e della meditazione. Prega, leggi, rileggi la tua vita. Ama i passi che hai fatto sino ad oggi. Questo è il tempo per rendere bella la vita. Non rinunciare solo alle cose materiali e non essere solo contento di non mangiare dolci, di non fumare, di non scrivere sui social; in questo tempo dovrai coinvolgere il cuore e capire come ami le persone. E' il cuore che conta. Buon cammino!  (...)



                                      Don Tonino Bello


giovedì 10 febbraio 2022

CONFIDENCIAS DE ELOY

 


                                                  I giorni che verranno sono già venuti...




L'ampio spettro della poesia di Sanchez Rosillo gravita attorno a due assi fondamentali che spesso convivono tra loro: l'elegia o lamento per quanto si porta via il tempo, e la poesia innica o celebrativa. Di fatto, per il poeta, entrambe le prospettiva appaiono come due punti di vista di uno stesso atteggiamento, la cui differenza è l'orizzonte temporale da cui si intona un canto d'amore profondo e commosso per la vita. Così, ( come afferma lo stesso poeta ), la  poesia innica celebra la gioia di vivere e la bellezza del mondo presente, mentre la poesia elegiaca fa qualcosa di simile ma a posteriori, ossia quando quel che si vuol celebrare è già successo in un passato più o meno remoto, da cui ne deriva il lamento e il canto malinconico. In questo modo, i diversi motivi della sua poesia, che vanno dalla perdita del padre alla casa dell'infanzia, i rapporti familiari e il mondo degli affetti, la natura o le città visitate, divengono oggetto del suo canto più vero e della messa in scena di un autentico intreccio di visione poetica e di bellezza esistenziale.





LO SPECCHIO


Sto qui davanti a te, guardo i tuoi occhi,

vigilo lo spazio in cui la tua voce mi cerca.

Mi emoziona il dolore dell'incontro imprevisto,

la sete con cui sfiori il bordo della mia ombra,

il vuoto che scopri nella luce della stanza.

Solitudine intorno. Solo di notte esisto.

E mai mi soffermo su quello stesso minuto

a cui tu ti appoggi per continuare a chiamarmi.

Sognami in un altro modo. Scuoti il sacco triste

della lingua ereditata. Narra alle parole

le storie tenebrose che solo tu conosci;

di' come ti turba la mia contraria presenza,

quanta morte nell' accarezzare la mia fuga.

A volte, nel centro stesso della tua domanda,

mi riconosco e corro verso altra oscurità :

è amaro ritrovare alla fine di un abbraccio

il mio stesso grido e il mio stesso desiderio.

Per questo mi divido, mi sdoppio e m'immergo

in ferite diverse : mi fa paura incontrarti.

Il tuo suono è il mio. La tua tristezza, i tuoi vestiti

sanno di me, e mi brucia il ricordo attaccato

al tempo conciliato, al tempo unico

in cui la congiunzione abitò il nostro sangue.



                                             ***


EPITAFFIO


Fermate, voi che andate, i vostri passi.

Sappiate che qui riposa uno che molto amò

la bellezza del mondo : gli alberi, i libri,

la musica, l'estate, le ragazze.

Non domandate chi fu, né da quando

è ormai silenzio, oblìo delle cose.

Nella terra che copre le sue spoglie

quietamente riposate un momento.

E proseguite poi il vostro cammino

sotto il propizio sole che dalla sua notte auspica.



                                                 ***


PRINCIPIO E FINE


Può darsi che tu dica: " L' estate che verrà

voglio tornare in Italia" o " L' anno che oggi inizia

lo devo usare bene; con un po' di fortuna

finirò il mio libro", e poi " Quando crescerà 

mio figlio, che farò senza il dono dell'infanzia ?".

Ma l'estate prossima - veramente - è già passata;

hai terminato ormai da molti anni quel libro

su cui lavori ora ; tuo figlio si è fatto uomo

seguendo la sua strada lontano da te. I giorni

che verranno sono già venuti. E poi cade la notte.

Allo stesso tempo respiriamo luce e cenere.

Principio e fine abitano lo stesso lampo.



                                               ***


NON SAPERE


Solo la morte dice con franchezza

- e non a quelli che con lei vanno : unicamente

a chi rimane dopo il suo passare -

che qualcosa è finito. Tutti gli altri

fatti e accadimenti nascondono il segreto

della loro stessa fine, inavvertita

al cuore e alla vista. Ma per fortuna non c'è

certezza sopra il punto in cui una cosa finisce:

conoscere sino alla fine sempre è dolore.

Così tesse la vita

i giorni e le notti dell'esistenza. E in quel

pietoso non sapere, in quella trama

di compassionevole oscurità,

non manca mai il filo luminoso

della speranza.



                                                     ***


MISERICORDIA


Dalla terra all'aria e dall'acqua al fuoco,

e tornare mille volte dal fuoco alla terra

e dall'aria all'acqua, combinando in mille forme

gli elementi puri della vita, in accordo

con il tenace disegno e l'impulso di un ordine.

Senza principio né fine, inevitabilmente.

E osservare il destino dell'essere, che appare

in un uomo, in un uccello, un albero o una pietra,

e lì respira e canta, e lì cresce e s'inabissa

un minuto, anni, secoli, quindi si diluisce

per poi rinascere da un'altra parte, un'altra

latitudine dello spirito che determina

il ritmo della creazione. Perché la fine,

- polvere, frammento triste, mandato di morte -

è solo nelle illusorie e caduche presenze

che la materia finge e senza pausa abbandona,

non in quel che indivisibile e luminoso abita

la casa quietata dell'eterno.




                Eloy Sànchez  Rosillo   da    Confidencias  ( trad. di G. Bazzocchi )



venerdì 14 maggio 2021

L' AMORE è NELL' ARIA

 


                                    Alla fine della conta resteranno queste solitudini...


" Ognuno, presto o tardi, è chiamato a serrare il cerchio, ma il ciclo non finisce mai. Si ripete nello spazio e nel tempo, mutando i nomi, le prospettive e gli attori. Quando la pietra sfiora la superficie dell'acqua, iniziala sua discesa. Prima dell'ultimo balzo, ha fatto in tempo a generare altri cerchi e tocca a noi prendercene cura. Loro sono ovunque, intorno e dentro, ed è impossibile eluderli ". ( K. L. )



I

Contiamo insieme tutte

le lettere, ventitré volte siamo

stati qui con il tuo amore

in congedo dalla vita;

ci toccherò per ultimo

nominare i successori

al principio del cosmo.


L'alfabeto latino classico è composto da 23 lettere.



                                           ***


IV

Sono cromosomiche

aderenze, molecole

in attraversamento

nell'abbraccio imposto

che del silenzio fa sua

ogni dimensione, riposiziona

le variabili, noi compresi

tra la mano e il coltello

inclusi nell'assenza.


I cromosomi umani sono suddivisi in 23 coppie.



                                             ***


XII

Ti insegnano ad amare

fino al giorno in cui tutto

verrà spazzato via e non potrai

disporti alla tassonomia

della casa: resterà la calce

a suturare i buchi nel petto,

ci toccherà separarci

cedere il peso agli altri.


Il 23 nella teoria dei grafi è un numero di Wedderburn . Etherington, un numero di distinti alberi binari. In tassonomia cladistica rappresenta il numero dei possibili alberi evolutivi per un dato numero di specie, inclusi i punti di speciazione.



                                           ***


XVII

Esploriamoci adesso

all'incrocio dei punti.

Siamo il cambiamento

che avanza quanto tutto

il resto non si muove.

Il cerchio ci contiene tutti

insieme alla reliquia del pasto,

i lupi non compresero il mistero

e la preda non conosce

la propria sorte.


La somma del 23 è 5, l'essere consapevole di contenere il divino. Rappresenta la molteplicità, il cambiamento, la mutevolezza e l'esplorazione a livello fisico e mentale.



                                           ***


XXIII

Alla fine della conta

resteranno queste solitudini

biologiche, particelle

ripetibili che smuovono

il quando senza un dove;

il ruscello incede rapido

contiene la deviazione

naturale e necessaria,

questa apparenza

è il nostro fine.


Il 23 è parte della terna pitagorica ( 23, 264, 265 )




                    Ksenja  Laginja   da   Ventitré modi per sopravvivere



sabato 8 maggio 2021

PROPOSTA DI MODIFICA DI ERRI

 


                                                               Peter Wever -  Abbraccio



C' è il verbo snaturare, ci dev'essere pure innaturare,

con cui sostituiscono il verbo innamorare

perché succede questo : che risento il corpo,

mi commuove una musica, passa corrente sotto i polpastrelli,

un odore mi pizzica una lacrima, sudo, arrossisco,

in fondo all'osso sacro scodinzola una cosa che s'è persa.

Mi sono innamorato: è più leale.

Minnaturo di te quando t'abbraccio.




                           Erri  De Luca    da       Rivista " Poesia", n.241 



lunedì 26 aprile 2021

LA LETTERA DI JACCOTTET

 


                                                                Giacomo Balla -  Il dubbio




Michelle, noi fummo uccelli che si sfiorano,

frecce verso la luce, che s'inseguono

gridando sempre più in alto, fino all'estasi,

sorella dell'effimero.

- Non servono le immagini fra noi : dissi parole

in sogno, che rendono più breve la distanza

fra i nostri corpi, figure infernali; tu sapevi

formare anelli abbastanza stretti

perché esultassero scordando i loro limiti

e la morte che - curiosa - dietro aspetta;

io, ero troppo spesso un fanciullo distratto,

viaggiavo e poi invecchiavo, abbandonandoti,

e quando risalimmo lassù verso l'alba cruda,

ero uno spettro che tu guidavi di strada in strada,

là dove il canto del gallo mai più l'avrebbe raggiunto.

Eppure quest'ombra ti amava. E non sai mai

laggiù cosa ti attende, quale abbraccio...

- Abitante di questa notte, penserai

senza troppo odio a chi dimora chissà dove

e ti sfiorò come un uccello sulle palpebre,

poi risalì, senza cessare di scorgere in basso

il tuo sorriso scintillante come un fiume.



  Philippe  Jaccottet   da    Lo spettro e altre poesie ( Trad. F. Pusterla )



domenica 18 aprile 2021

LE PAURE DELL'AMORE

 



                                "Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio,

                   dobbiamo correre il rischio di chiederlo."



                               Emily  Dickinson



domenica 7 marzo 2021

STRINGIMI FRA LE TUE MANI



    Marc Chagall -  Nel sogno dipinto di blu



                       " Sono solo una delle cose, quelle piccole,

                   che riuscirono per esuberanza.

                  Stringimi fra le tue mani, che si espandono

                   oscillanti nella riuscita.

                   Quando hai paura "



                            Hannah  Arendt



 

domenica 2 agosto 2020

L'ULTRAMOR DI ALFONSO



  Un cuore: è possibile prendere a battere di nuovo nel dolce cloroformio delle parole...



CHIEDIMI

Chiedimi per quale ragione sono qui.
Potrei consolarti con risposte
simili a ponti ricurvi o armature
fatte per proteggere il cuore dell'uomo.

- Per quale scopo sei qui ?

Ho detto per quale ragione, non per quale scopo.
Suvvia, non è poi così difficile:
in fin dei conti arriva per tutti
il giorno in cui ci facciamo questa domanda;
almeno una volta tutti abbiamo remato
in un mare pesante come piombo.

- Per quale ragione sei qui?

Ecco. Ora ci siamo. Vedi:
il vento soffia dove vuole
e strappa con la sua follie le promesse
e i vecchi ricordi senza futuro.

Ciò che vedi qui non è quello che s'è perso
ma quel ch'è sopravvissuto all'uragano,
stretto e tremante a un traliccio,
il paesaggio dopo la battaglia;
di nuovo la speranza instancabile
si rialza e innalza la sua bandiera
tra il fumo dei giorni distrutti.

Un cuore: la sua ostinazione.
Il suo non volersi fermare.
Tutto ciò che voleva essere e non riuscì a raggiungere,
rinato un'altra volta perché è possibile
prendere a battere di nuovo, anche senza un perché,
nel dolce cloroformio delle parole.


                                         ***

PERDUTO

Dove ho perduto qualcosa,
cammino con più cautela.
Non so se troverò quello che cerco,
ma questo luogo è come un tempio:
in esso esiste tutto ciò che è possibile.

Dove ho perduto qualcosa,
quel qualcosa mi chiama
e una parte di me chiama quel ch'è perduto.

La cautela non va bene per incontrarci:
la cautela serve per non calpestare
il luogo sacro dove dimora
l'oscuro animale della speranza.


                                              ***

LA MEMORIA FERITA

Mi fanno paura gli specchi, questi esseri
che, dopo essere stati fatti in mille pezzi,
seguitano ad esistere in ogni loro frammento.

Assomigliano troppo a un cuore.


                                           ***

NOI ALTRI

All'improvviso ti è chiaro:
ogni notte è un cristallo
che si frantuma nel viaggio
di ritorno al giorno,
e con esso la nostra immagine
si disfa nel cammino.

Al risveglio, la luce
di nuovo ci confonde:
non c'è nulla da temere,
i fantasmi non esistono
- amore - perché siamo
noi i fantasmi.


                                           ***

SERA DA CANI

Camminano senza fretta
estranei al diluvio universale
di questa sera da cani;
come se la specie fosse
già in salvo nella solida arca
del suo fragile abbraccio.
Succede spesso
e inspiegabilmente:
in ogni amore del mondo
ci si salva dal naufragio.




                    Alfonso Brezmes   da    Ultramor




lunedì 13 luglio 2020

IO E' TANTI...



                                                                          Io è un abbraccio...


Io è tanti
e c'è chi crolla
e chi veglia
chi innaffia i fiori
e chi beve troppo
chi dà sepoltura
e chi ruggisce.
C'è un bambino estirpato
e una danzatrice infaticabile
c'è massacro
e ci sono ossa
che tornano luce.
Qualcuno spezzetta immagini
in un mortaio,
una sarta cuce
un petto nuovo
ampio
che accolga la notte,
il piombo.
Ci sono parole ossute
e una via del senso
e una deriva,
c'è un postino sotto gli alberi, 
riposa
e c'è la ragione che conta
i respiri
e non bastano
a fare tempio.
C'è il macellaio
e c'è un bambino disossato
c'è il coglitore
di belle nuvole
e lo scolaro
che nomina e non tocca,
c'è il dormiente
e l'insonne che lo sveglia
a scossoni
con furore
di belva giovane
affamata di sembianze.
Ci sono tutti i tu
amati e quelli spintonati via
ci sono i noi cuciti
li lacrime e di labbra
riconoscenti. Ci sono
inchini a braccia spalancate
e maledizioni bestemmiate
in facci al al mondo.
Ci sono tutti, tutti quanti,
non in fila e nemmeno
in cerchio,
ma mescolati come farina e acqua
nel gesto caldo che fa il pane:
io è un abbraccio.



                         
                         Chandra Livia Candiani  da  La bambina pugile 
            


lunedì 8 giugno 2020

NATANTI





                                                           Egon Schiele  ( L' abbraccio )




Nel lembo di Capri a Ponente
scoprimmo una piccola grotta deserta,
e dentro quel vuoto in due
profondammo interamente
lasciando che i corpi abbandonassero
la loro solitudine.
Guizzarono via in un momento
tutti i pesci dentro di noi.
Ai veri pesci fu indifferente,
non turbavamo la loro intima vita.

Languidamente scivolavamo
intorno a loro effondendo
bollicine, piccoli bianchi
palloncini che aleggiavano
fino al sole, vicino alla barca
dove il barcaiolo italiano dormiva
col berretto calato sul viso.
Acqua così limpida da poterci
leggere un libro dentro,
acqua così leggera da poterci
galleggiare su un gomito.

Lì giacqui come fosse un divano.
Lì giacqui come l’Odalisque Rouge di Matisse.
L’acqua era il mio fiore strano.
Si dipinga una donna
senza tunica né sciarpa
su un lettino profondo come tomba.

Le pareti della grotta
svariavano il blu e tu
dicesti “Guarda! Hai gli occhi
color mare, guarda! Hai gli occhi
color cielo”.

E abbassai gli occhi
come improvvisa vergogna.




Anne  Sexton




sabato 30 maggio 2020

ABBRACCIAMI ALTO




                                                  Sai che mi perdo guardando le nuvole...



ABBRACCIAMI FORTE... ABBRACCIAMI ALTO

Bene, suppongo che ora sai già tutto,
sai delle mie paure e dei miei traumi,
sai che sono abituata a fuggire tutto il tempo
e che finire e concludere dei cicli
costituisce per me ogni volta una sfida.
Ora sai che mi perdo guardando le nuvole
e che mi metto a parlare senza controllo
se sento che mi stai guardando.
Ora sai che quel fatto di essere pazza
non è uno scherzo,
così come sai cosa dire
per farmi perdere il controllo.
Suppongo che sai già che cammino piano
e che rido così alto, così forte.
Ora sai che sono vulnerabile e fragile.
Che mi prendo delle confidenze
e che alla più piccola provocazione
rispondo con una carezza.
Sono rimasta sorpresa
che tu non ti mettessi a correre,
che restassi - come fanno i coraggiosi -
a sentirmi parlare
e ad ascoltarmi cogli occhi,
a osservarmi mentre io fingevo di non farlo
e facevo finta di non accorgermi.
Ora che lo sai e che non sei fuggito,
ora che rimani
e che vedi il mondo insieme a me,
amico mio, mio complice,
per favore... abbracciami
e raccogli i miei pezzi piano piano.
Ora che hai conosciuto questo mostro,
abbracciami forte
abbracciami alto.



                                Mercedes Reyes  Arteaga  





TUTTO IN UN ABBRACCIO







                    " Il linguaggio dell'amore è un linguaggio segreto
             e la sua espressione più alta è un abbraccio silenzioso."



                                Robert  Musil





sabato 23 maggio 2020

CORONAVIRUS E ABBRACCI




LA PROSSIMA GENERAZIONE SI RICORDERA' COME SI DA' UN ABBRACCIO ?

(...) A causa dell'attuale pandemia qualcosa cambierà dentro di 
      noi. Per anni a venire guarderemo con diffidenza chi volesse
      avvicinarsi per scambiare un bacio a una festa, mentre la
      stretta di mano tra persone che hanno appena firmato un
      accordo resterà un gesto folle. Gli abbracci? Comportamento
      a rischio. Una carezza affettuosa al primo incontro... chissà.
      Immaginiamo un negozietto sprovvisto di disinfettante per le
      mani o un barista senza guanti, oppure il gesto di prelevare 
      una busta dalla cassetta della posta senza passarla subito con
      un panno igienizzante, per poi correre a lavarsi le mani che
      hanno toccato la busta, che è stata toccata dal postino e da
      qualcun altro ancora all'ufficio postale, e lavarsi le mani
      daccapo perchè hai dimenticato di pulire le chiavi che hai
      afferrato dopo aver aperto la porta di casa.
      Roba da barzellette.
      Penso anche ai nostri cari in tempo di crisi. Oggi, anziché
      stringerci tutti assieme nel nostro appartamento, che ci fa
      sentire al sicuro perchè ci raccoglie tutti sotto lo stesso tetto,
      occorre star lontano l'uno dall'altro per timore di infettarci.
      I miei figli non vengono a vedermi per paura di contagiarmi
      con qualcosa che forse hanno già preso, ma di cui non 
      mostrano ancora i sintomi. Gli amici degli amici vanno tenuti
      alla larga, per esempio. Il tecnico della TV è diventato un 
      pericoloso intruso. E così mi viene da riflettere sul tempo in
      cui ripenseremo alla nostra vecchia vita e ricorderemo quando
      non ci si pensava due volte prima di andare a teatro o al
      ristorante, o a stendersi a terra su un tappetino pulito alla
      svelta in palestra, o quando un vagone affollato della  metro
      non ci spaventava affatto, se riuscivi a infilarti accanto al tizio
      che bloccava l'ingresso dei passeggeri solo perchè gli piaceva
      appoggiarsi alle porte quando si richiudevano.
      Immaginare che a quel tempo si facevano programmi per l'
      estate. Programmi per l'estate? Volete scherzare. Biglietti
      aerei, prenotazioni alberghiere, concerti, eventi sportivi, 
      lezioni private, appuntamenti dal dentista, la vita stessa :
      abbiamo cancellato tutto, se non siamo già stati cancellati 
      dagli altri. Cene con gli amici? Una cosa del passato. E 
      pensare che a qualcuno di noi piacevano persino le sale
      affollate del cinema. Mai più.
      Oggi, se sento un colpo di tosse, prendo subito la porta !
      C'è chi sostiene che questo virus ci condizionerà per una
      generazione a venire. Il che equivale a vent'anni. Per allora
     ci saremo dimenticati come si fa a toccare qualcosa o qualcuno
     senza farci la doccia con il disinfettante.
     Che mondo, quello che si annuncia !   (...)



             André  Aciman    da     C'è un posto nel mondo...Siamo noi.



giovedì 19 marzo 2020

TI LASCIO...





                                                       Ricordare vuol dire non morire.


TESTAMENTO

Non voglio che tu sia lo zimbello
del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre
a me.
Le stelle brilleranno uguali e
uguali ti indurranno
le notti a dolce sonno.
Il mare ti empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amereggiato: fanne
scialo
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S'è tanto insanguinato
questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco
tu guadagnando l'amore del
mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l'arma con la canna arroventata.
Non l'appendere al muro, Il mondo
ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio. Tanta
pena
vinta nelle battaglie del tempo.
E ricorda. Quest'ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire,
Non dire mai che sono stato
indegno, che
disperazione mi ha portato avanti
e sono rimasto indietro,
al di qua della trincea.
Ho gridato, mille e mille
volte no,
ma soffiava un gran vento, e piogge
e grandine
hanno sepolto la mia voce. Ti
lascio
la mia storia vergata con la mano
d'una qualche speranza. A te
finirla.
Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate,
ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austere forme
d'uomo;
madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti lascio la mamoria di Belsen e
Auschwitz.
Fa' presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo,
ragazzo.
Impara che milioni di fratelli
innocenti
svanirono d'un tratto nelle nevi
gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici, già : i nemici
dell'odio.
Ti lascio l'indirizzo della tomba
perchè tu vada a leggere l'epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d'una città con tanti prigionieri:
dicono sempre sì, ma dentro loro
mugghia
l'imprigionato no dell'uomo libero.
Anch'io sono di quelli che dicono
di fuori
il sì della necessità, ma nutro
- dentro - il no.
Così è stato il mio tempo. Gira
l'occhio dolce al nostro crepuscolo amaro,
il pane è fatto di pietra, l'acqua
di fango,
la verità è un uccello che non canta.
E' questo che ti lascio. Io
conquistai il coraggio
d'essere fiero. Sforzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. E' questo che ti lascio.



                            Kriton  Athanasulis


martedì 8 ottobre 2019

ALLA SCOPERTA DELLA GIALLA ( di Pordenonelegge ) 1

 
 
 
 
        Ci rifugiamo nei nostri abbracci…
 
 

IL MACHINE LEARDING E LA NOTTE STELLATA


IL TRAUMA VICARIO DI UNA POETESSA INCONSAPEVOLE
 
Fatti andar bene
i dibattiti pigri,
i luoghi comuni,
gli encefalogrammi piatti.

Sorridi svampita,
accetta gli inviti,
la corte impacciata
di uomini con la camicia
che gli ha comprato la mamma.

Frena il dimenare delle mani,
blocca la mimica facciale,
placa il ribollir dei tini,
soffoca i parossismi,
cela la tua ipersensibilità da enneatipo 4,
e per favore, non commentare la scelta
dei vini.

Pendi dalle loro labbra,
limita l'eruzione verbale
o stringili forte
prima che li travolga.
Bevi il tuo tè, con la consapevolezza
che anche un minuscolo sorso
è un maremoto per la tazza.

Sei la poesia,
la tua vita è poesia,
la tua coscienza è poesia,
i tuoi sbagli, i tuoi sbadigli sono poesia.

Fuori c'è un vento che stira le nuvole,
oscillano le luci gialle dei Navigli,
continua a cercare un tavolo per due
che non sia vuoto a metà.


                                             ***
CHE COSA TROVO IN TE


Che cosa ci trovo poi io in te,
sei solo una donna stupenda
con due occhi come ami per la pesca d'altura,
due sonar che scandagliano senza sosta il fondale del lago di Lochness,
che mi capisce come se mi avesse partorito
e con cui posso parlare di tutto ciò che amo
fono a morire di complicità.

E' proprio vero ciò che ci piace dell'amore
è il suo assoluto- non sense.

Dai versi e le strofe
nati dalle conversazioni su Telegram
e dai contratti editoriali
che mi chiedono la carità
ho capito che devo lasciare che la vita mi devasti.

Solo così mi assegneranno
un compagno di viaggio adeguato,
il loculo della Merini è accanto
a quello di Gaber non a caso.
Quando anche i fogli di carta
mi mostreranno le loro spalle nere,
tu scherzerai ancora al nostro modo
coi nostri amici ignari,
con me non lo farai già più.

Ora vado a una festa a trattar male qualcuno,
a farmi mandare a fare in culo.

Al diavolo i comportamenti Karma- compatibili.


                                                ***

TUTTI I MIEI PARALIPOMRNI


Sul mio filo logico
ci hai steso la biancheria;
sai far volare anche
un tappeto dell' Ikea,
sei la colomba
nel cilindro del mago,
sei la cosa che più
assomiglia ad un essere alato.

Sogni di sbirciare
in quella stanza sullo sfondo
come la ballerina nel dipinto di Degas;
respiri vita a stento
nonostante una maschera antigas…
Mi hai detto,
con fare convinto :
" Ti amo, ma ho perso le chiavi",
sai trasformare
il dispari in pari,
sei la regina
degli insetti pronubi,
l'incanto inaspettato
in fila alle Poste,
l'aria  passivo- aggressiva
dei cumulonembi,
il tenero sotto la crosta;
sei il salto alla corda
senza un momento di sosta
e per di più senza corda.

Sei tutti i miei paralipomeni.


                                         ***

AMORE TRA PARENTESI ( alle mie nuvole)

Ognuno ha le sue nuvole,
ognuno le sue costellazioni,
ognuno il suo spazzolino,
il suo asciugamani, le sue convinzioni.

Io - invece - vado a caccia di scorpioni,
stano l'amore dai suoi nascondigli di parole,
gli strappo gli artigli e lo lascio a dimenarsi
- impotente -
come si fa con le nuvole
e con le loro contraddizioni.

Altre volte lo bracco,
calcolo la balistica del dardo,
i danni laterali del coinvolgimento
e attendo
attendo
il momento giusto per sparargli a tradimento,
come un amante spavaldo,
come un cupido codardo.

Mi stendo al suo fianco
a guardare il cielo
e penso che se gli apostrofi tagliassero le gole
come fanno con le parole,
la mia bocca traboccherebbe di sangue;
che se le nuvole dicessero la verità
riguardo la loro vera forma,
non ci sarebbe azzurro sufficiente
a segnare l'orizzonte
a meno che
traboccasse dai tuoi occhi.


                                                ***

QUEL PUNTO MOLLE TRA LE TUE COSTOLE

Sfili la maglietta un pomeriggio d'agosto
scoprendo quell'incavo perfetto nel costato
e io ti trafiggo il cuore con un dito.

Cadi come d'autunno
si stacca la foglia da un ramo,
planando.


Non c'è alcun senso di tragedia nella caduta,
nessun accenno di fatalità.

Cadi in un vuoto pneumatico e atemporale
che fagocita il suono,
come al lampo non segue mai il tuono,
in un mare idrofobo,
in uno stadio fetale
in cui giaci non tanto per giacere,
ma perché qualcuno estragga
la tua condizione di valore
nascosta - come le cose preziose -
nei dotti lacrimali
in algoritmi primordiali,
nei cunicoli dei giacimenti d'argentite.

Hai bisogno di rivelare la tua essenza,
" di vivere al di sopra
delle tue possibilità sentimentali",
per permettere al diavolo
di suonare l'organo nella tua chiesa,
affinché tutto intorno bruci
ed evaporino finanche i mari occidentali.

Non c'è alcun senso di tragedia nella caduta,
nessun accenno di fatalità
nel continuare a precipitare
danzando tra gli aliti e le creste delle fiamme.


                                          ***

L'ORTOGENESI RIASSUME LA FILOGENESI

Siamo due alberi secolari che si amano
nel luccichio della polvere d'avorio
di un cimitero di pachidermi
su cui non si estende mai l'ombra.

Siamo vita e linfa
in un regime in cui non nascono poeti
che raccontino di noi,
dei collant sul pavimento
morti da eroi,
una scoperta che non conoscerà profeti,
celata tra aridità e tane di scorpioni,
l'anidride mischiata all'ossigeno
nelle spirali degli avvoltoi
che planano su di noi
che non abbiamo bare
che non possiamo arrugginire
nella cornice di una polaroid.

Siamo venuti su
farabutti e insolenti
come l'erba infestante,
come radici nodose
in impervi versanti,
aggrappati alla terra,
sedotti con trucchi da 4 soldi
e un deserto che disperde i passi;
ci rifugiamo
- tra corazze di corteccia -
nei nostri abbracci,
migliori di mille posti,
di mille viaggi.



    Francesco Tripaldi   da  Il machine learning e la notte stellata



sabato 28 settembre 2019

SYLVIA E TED

 
 

                                          I loro gemiti profondi strisciavano sul pavimento…


ODE PER TED


Dove preme lo stivale del mio uomo
spuntano verdi germogli di avena:
egli dà nome a una pavoncella, mette in rotta i conigli
correndo agile all'irta
siepe di rovo; di soppiatto
stana la volpe rossa, l'astuto ermellino.

Le talpe - dice - montagnole d'argilla,
sgusciano fuori dalle scavate dimore dei lombrichi;
vello turchino hanno le talpe; con un colpo di selce
spacca un quarzo nocchiuto;
maturano i colori scorticati
ricchi, bruni, a sorpresa sotto il sole.

A una sua sola occhiata, la stenta terra dona messi:
ogni campo solcato dal suo dito
spinge fuori stelo, foglia, fruttiferi smeraldi;
il chicco lucente che germoglia di rado
egli lo trae innanzi tempo al suo volere;
all'imperioso cenno della sua mano nidificano gli uccelli.

I colombacci posano volentieri nella sua foresta,
intrecciano canzoni intonate al suo umore
quando passa; come potrebbe non essere felice
oltremisura la donna di codesto adamo
quando la terra tutta convocata dalle sue parole
sorge a lordare il sangue di un tal uomo?


                                   Sylvia  Plath


                                             ***          

CANZONE D' AMORE

Lui la amava e lei lo amava
i suoi baci le suggevan via l'intero passato e futuro o così tentavano
lui non aveva altro appetito
lei lo mordeva lei lo morsicava lei suggeva
lo voleva completamente dentro di sé
sano e salvo per sempre e poi sempre
le loro piccole urla svolazzavano nelle tende;

gli occhi di lei volevano che nulla si perdesse
gli sguardi di lei gli inchiodavano polsi mani gomiti
lui la avvinghiava stretta così che la vita
non la trascinasse via da quel momento
lui voleva che tutto il futuro cessasse
lui voleva con le sue braccia buttarsi intorno a lei

dall'orlo di quel momento e nel nulla
o durevole o quel che ci fosse
l'abbraccio di lei era un torchio immenso
a stamparselo nelle sue ossa
i sorrisi di lui erano soffitti di un palazzo incantato
ove non vi giungerebbe mai il mondo reale
i sorrisi di lei erano morsi di ragno
così lui giacerebbe immoto fino a che lei non si sentisse affamata
le parole di lui erano esercizi d'occupazione
le risate di lei erano tentativi d'assassinio
gli sguardi di lui erano proiettili pugnali di vendetta
le occhiate di lei erano spettri nell'angolo con orribili segreti
i sussurri di lui erano fruste e stivali
i baci di lei erano avvocati che non smettevano di scrivere
le carezze di lui erano gli ultimi appigli di un naufragio
i trucchi d'amore di lei erano frantumazioni di legami
e i loro gemiti profondi strisciavano sul pavimento
un animale trascinante una grossa trappola
le promesse di lui erano il bavaglio del chirurgo
le promesse di lei scoperchiavano il teschio
lei se ne farebbe fare una spilla
i giuramenti di lei gli mettevano gli occhi in formalina
sul fondo del suo cassetto segreto
le loro urla si appiccicavano alla parete

le loro teste si staccavano nel sonno come le due metà
d'un melone spaccato, ma è duro da smettere l'amore

nel loro sonno intrecciato si scambiavano braccia e gambe
nei loro sogni i loro cervelli prendevano l'un l'altro a ostaggio

il mattino portavano l'uno il viso dell'altra.


                              Ted  Hughes