La Quaresima viene dopo il Carnevale per ricordarci che siamo polvere, non coriandoli. La Quaresima ci chiama a ricordarci che siamo delle creature e non Dio.
(...) Non rinunciare, ma moltiplica! La Quaresima è il tempo per rendere bella la vita. Cenere e acqua sono gli ingredienti primitivi del bucato di un tempo. E allora si riparte da qui : dal desiderio di rendere bella la tua vita. Sì, proprio la tua! Il primo impegno è proprio questo: accorgerti delle bellezze che ti porti dentro e che per qualche motivo hai lasciato da parte. La Quaresima, poi, è il tempo della moltiplicazione. In questo periodo, moltiplica invece di rinunciare: moltiplica il tuo tempo per le persone, per gli amici; moltiplica i gesti d'amore; moltiplica le parole buone che fanno bene al cuore. Moltiplica il tempo del silenzio e della meditazione. Prega, leggi, rileggi la tua vita. Ama i passi che hai fatto sino ad oggi. Questo è il tempo per rendere bella la vita. Non rinunciare solo alle cose materiali e non essere solo contento di non mangiare dolci, di non fumare, di non scrivere sui social; in questo tempo dovrai coinvolgere il cuore e capire come ami le persone. E' il cuore che conta. Buon cammino! (...)
L'ampio spettro della poesia di Sanchez Rosillo gravita attorno a due assi fondamentali che spesso convivono tra loro: l'elegia o lamento per quanto si porta via il tempo, e la poesia innica o celebrativa. Di fatto, per il poeta, entrambe le prospettiva appaiono come due punti di vista di uno stesso atteggiamento, la cui differenza è l'orizzonte temporale da cui si intona un canto d'amore profondo e commosso per la vita. Così, ( come afferma lo stesso poeta ), la poesia innica celebra la gioia di vivere e la bellezza del mondo presente, mentre la poesia elegiaca fa qualcosa di simile ma a posteriori, ossia quando quel che si vuol celebrare è già successo in un passato più o meno remoto, da cui ne deriva il lamento e il canto malinconico. In questo modo, i diversi motivi della sua poesia, che vanno dalla perdita del padre alla casa dell'infanzia, i rapporti familiari e il mondo degli affetti, la natura o le città visitate, divengono oggetto del suo canto più vero e della messa in scena di un autentico intreccio di visione poetica e di bellezza esistenziale.
LO SPECCHIO
Sto qui davanti a te, guardo i tuoi occhi,
vigilo lo spazio in cui la tua voce mi cerca.
Mi emoziona il dolore dell'incontro imprevisto,
la sete con cui sfiori il bordo della mia ombra,
il vuoto che scopri nella luce della stanza.
Solitudine intorno. Solo di notte esisto.
E mai mi soffermo su quello stesso minuto
a cui tu ti appoggi per continuare a chiamarmi.
Sognami in un altro modo. Scuoti il sacco triste
della lingua ereditata. Narra alle parole
le storie tenebrose che solo tu conosci;
di' come ti turba la mia contraria presenza,
quanta morte nell' accarezzare la mia fuga.
A volte, nel centro stesso della tua domanda,
mi riconosco e corro verso altra oscurità :
è amaro ritrovare alla fine di un abbraccio
il mio stesso grido e il mio stesso desiderio.
Per questo mi divido, mi sdoppio e m'immergo
in ferite diverse : mi fa paura incontrarti.
Il tuo suono è il mio. La tua tristezza, i tuoi vestiti
sanno di me, e mi brucia il ricordo attaccato
al tempo conciliato, al tempo unico
in cui la congiunzione abitò il nostro sangue.
***
EPITAFFIO
Fermate, voi che andate, i vostri passi.
Sappiate che qui riposa uno che molto amò
la bellezza del mondo : gli alberi, i libri,
la musica, l'estate, le ragazze.
Non domandate chi fu, né da quando
è ormai silenzio, oblìo delle cose.
Nella terra che copre le sue spoglie
quietamente riposate un momento.
E proseguite poi il vostro cammino
sotto il propizio sole che dalla sua notte auspica.
***
PRINCIPIO E FINE
Può darsi che tu dica: " L' estate che verrà
voglio tornare in Italia" o " L' anno che oggi inizia
lo devo usare bene; con un po' di fortuna
finirò il mio libro", e poi " Quando crescerà
mio figlio, che farò senza il dono dell'infanzia ?".
Ma l'estate prossima - veramente - è già passata;
hai terminato ormai da molti anni quel libro
su cui lavori ora ; tuo figlio si è fatto uomo
seguendo la sua strada lontano da te. I giorni
che verranno sono già venuti. E poi cade la notte.
Allo stesso tempo respiriamo luce e cenere.
Principio e fine abitano lo stesso lampo.
***
NON SAPERE
Solo la morte dice con franchezza
- e non a quelli che con lei vanno : unicamente
a chi rimane dopo il suo passare -
che qualcosa è finito. Tutti gli altri
fatti e accadimenti nascondono il segreto
della loro stessa fine, inavvertita
al cuore e alla vista. Ma per fortuna non c'è
certezza sopra il punto in cui una cosa finisce:
conoscere sino alla fine sempre è dolore.
Così tesse la vita
i giorni e le notti dell'esistenza. E in quel
pietoso non sapere, in quella trama
di compassionevole oscurità,
non manca mai il filo luminoso
della speranza.
***
MISERICORDIA
Dalla terra all'aria e dall'acqua al fuoco,
e tornare mille volte dal fuoco alla terra
e dall'aria all'acqua, combinando in mille forme
gli elementi puri della vita, in accordo
con il tenace disegno e l'impulso di un ordine.
Senza principio né fine, inevitabilmente.
E osservare il destino dell'essere, che appare
in un uomo, in un uccello, un albero o una pietra,
e lì respira e canta, e lì cresce e s'inabissa
un minuto, anni, secoli, quindi si diluisce
per poi rinascere da un'altra parte, un'altra
latitudine dello spirito che determina
il ritmo della creazione. Perché la fine,
- polvere, frammento triste, mandato di morte -
è solo nelle illusorie e caduche presenze
che la materia finge e senza pausa abbandona,
non in quel che indivisibile e luminoso abita
la casa quietata dell'eterno.
Eloy Sànchez Rosillo da Confidencias ( trad. di G. Bazzocchi )
Alla fine della conta resteranno queste solitudini...
" Ognuno, presto o tardi, è chiamato a serrare il cerchio, ma il ciclo non finisce mai. Si ripete nello spazio e nel tempo, mutando i nomi, le prospettive e gli attori. Quando la pietra sfiora la superficie dell'acqua, iniziala sua discesa. Prima dell'ultimo balzo, ha fatto in tempo a generare altri cerchi e tocca a noi prendercene cura. Loro sono ovunque, intorno e dentro, ed è impossibile eluderli ". ( K. L. )
I
Contiamo insieme tutte
le lettere, ventitré volte siamo
stati qui con il tuo amore
in congedo dalla vita;
ci toccherò per ultimo
nominare i successori
al principio del cosmo.
L'alfabeto latino classico è composto da 23 lettere.
***
IV
Sono cromosomiche
aderenze, molecole
in attraversamento
nell'abbraccio imposto
che del silenzio fa sua
ogni dimensione, riposiziona
le variabili, noi compresi
tra la mano e il coltello
inclusi nell'assenza.
I cromosomi umani sono suddivisi in 23 coppie.
***
XII
Ti insegnano ad amare
fino al giorno in cui tutto
verrà spazzato via e non potrai
disporti alla tassonomia
della casa: resterà la calce
a suturare i buchi nel petto,
ci toccherà separarci
cedere il peso agli altri.
Il 23 nella teoria dei grafi è un numero di Wedderburn . Etherington, un numero di distinti alberi binari. In tassonomia cladistica rappresenta il numero dei possibili alberi evolutivi per un dato numero di specie, inclusi i punti di speciazione.
***
XVII
Esploriamoci adesso
all'incrocio dei punti.
Siamo il cambiamento
che avanza quanto tutto
il resto non si muove.
Il cerchio ci contiene tutti
insieme alla reliquia del pasto,
i lupi non compresero il mistero
e la preda non conosce
la propria sorte.
La somma del 23 è 5, l'essere consapevole di contenere il divino. Rappresenta la molteplicità, il cambiamento, la mutevolezza e l'esplorazione a livello fisico e mentale.
***
XXIII
Alla fine della conta
resteranno queste solitudini
biologiche, particelle
ripetibili che smuovono
il quando senza un dove;
il ruscello incede rapido
contiene la deviazione
naturale e necessaria,
questa apparenza
è il nostro fine.
Il 23 è parte della terna pitagorica ( 23, 264, 265 )
Un cuore: è possibile prendere a battere di nuovo nel dolce cloroformio delle parole...
CHIEDIMI Chiedimi per quale ragione sono qui. Potrei consolarti con risposte simili a ponti ricurvi o armature fatte per proteggere il cuore dell'uomo. - Per quale scopo sei qui ? Ho detto per quale ragione, non per quale scopo. Suvvia, non è poi così difficile: in fin dei conti arriva per tutti il giorno in cui ci facciamo questa domanda; almeno una volta tutti abbiamo remato in un mare pesante come piombo. - Per quale ragione sei qui? Ecco. Ora ci siamo. Vedi: il vento soffia dove vuole e strappa con la sua follie le promesse e i vecchi ricordi senza futuro. Ciò che vedi qui non è quello che s'è perso ma quel ch'è sopravvissuto all'uragano, stretto e tremante a un traliccio, il paesaggio dopo la battaglia; di nuovo la speranza instancabile si rialza e innalza la sua bandiera tra il fumo dei giorni distrutti. Un cuore: la sua ostinazione. Il suo non volersi fermare. Tutto ciò che voleva essere e non riuscì a raggiungere, rinato un'altra volta perché è possibile prendere a battere di nuovo, anche senza un perché, nel dolce cloroformio delle parole. *** PERDUTO Dove ho perduto qualcosa, cammino con più cautela. Non so se troverò quello che cerco, ma questo luogo è come un tempio: in esso esiste tutto ciò che è possibile. Dove ho perduto qualcosa, quel qualcosa mi chiama e una parte di me chiama quel ch'è perduto. La cautela non va bene per incontrarci: la cautela serve per non calpestare il luogo sacro dove dimora l'oscuro animale della speranza. *** LA MEMORIA FERITA Mi fanno paura gli specchi, questi esseri che, dopo essere stati fatti in mille pezzi, seguitano ad esistere in ogni loro frammento. Assomigliano troppo a un cuore. *** NOI ALTRI All'improvviso ti è chiaro: ogni notte è un cristallo che si frantuma nel viaggio di ritorno al giorno, e con esso la nostra immagine si disfa nel cammino. Al risveglio, la luce di nuovo ci confonde: non c'è nulla da temere, i fantasmi non esistono - amore - perché siamo noi i fantasmi. *** SERA DA CANI Camminano senza fretta estranei al diluvio universale di questa sera da cani; come se la specie fosse già in salvo nella solida arca del suo fragile abbraccio. Succede spesso e inspiegabilmente: in ogni amore del mondo ci si salva dal naufragio. Alfonso Brezmes da Ultramor
Io è tanti e c'è chi crolla e chi veglia chi innaffia i fiori e chi beve troppo chi dà sepoltura e chi ruggisce. C'è un bambino estirpato e una danzatrice infaticabile c'è massacro e ci sono ossa che tornano luce. Qualcuno spezzetta immagini in un mortaio, una sarta cuce un petto nuovo ampio che accolga la notte, il piombo. Ci sono parole ossute e una via del senso e una deriva, c'è un postino sotto gli alberi, riposa e c'è la ragione che conta i respiri e non bastano a fare tempio. C'è il macellaio e c'è un bambino disossato c'è il coglitore di belle nuvole e lo scolaro che nomina e non tocca, c'è il dormiente e l'insonne che lo sveglia a scossoni con furore di belva giovane affamata di sembianze. Ci sono tutti i tu amati e quelli spintonati via ci sono i noi cuciti li lacrime e di labbra riconoscenti. Ci sono inchini a braccia spalancate e maledizioni bestemmiate in facci al al mondo. Ci sono tutti, tutti quanti, non in fila e nemmeno in cerchio, ma mescolati come farina e acqua nel gesto caldo che fa il pane: io è un abbraccio.
ABBRACCIAMI FORTE... ABBRACCIAMI ALTO Bene, suppongo che ora sai già tutto, sai delle mie paure e dei miei traumi, sai che sono abituata a fuggire tutto il tempo e che finire e concludere dei cicli costituisce per me ogni volta una sfida. Ora sai che mi perdo guardando le nuvole e che mi metto a parlare senza controllo se sento che mi stai guardando. Ora sai che quel fatto di essere pazza non è uno scherzo, così come sai cosa dire per farmi perdere il controllo. Suppongo che sai già che cammino piano e che rido così alto, così forte. Ora sai che sono vulnerabile e fragile. Che mi prendo delle confidenze e che alla più piccola provocazione rispondo con una carezza. Sono rimasta sorpresa che tu non ti mettessi a correre, che restassi - come fanno i coraggiosi - a sentirmi parlare e ad ascoltarmi cogli occhi, a osservarmi mentre io fingevo di non farlo e facevo finta di non accorgermi. Ora che lo sai e che non sei fuggito, ora che rimani e che vedi il mondo insieme a me, amico mio, mio complice, per favore... abbracciami e raccogli i miei pezzi piano piano. Ora che hai conosciuto questo mostro, abbracciami forte abbracciami alto. Mercedes Reyes Arteaga
LA PROSSIMA GENERAZIONE SI RICORDERA' COME SI DA' UN ABBRACCIO ? (...) A causa dell'attuale pandemia qualcosa cambierà dentro di noi. Per anni a venire guarderemo con diffidenza chi volesse avvicinarsi per scambiare un bacio a una festa, mentre la stretta di mano tra persone che hanno appena firmato un accordo resterà un gesto folle. Gli abbracci? Comportamento a rischio. Una carezza affettuosa al primo incontro... chissà. Immaginiamo un negozietto sprovvisto di disinfettante per le mani o un barista senza guanti, oppure il gesto di prelevare una busta dalla cassetta della posta senza passarla subito con un panno igienizzante, per poi correre a lavarsi le mani che hanno toccato la busta, che è stata toccata dal postino e da qualcun altro ancora all'ufficio postale, e lavarsi le mani daccapo perchè hai dimenticato di pulire le chiavi che hai afferrato dopo aver aperto la porta di casa. Roba da barzellette. Penso anche ai nostri cari in tempo di crisi. Oggi, anziché stringerci tutti assieme nel nostro appartamento, che ci fa sentire al sicuro perchè ci raccoglie tutti sotto lo stesso tetto, occorre star lontano l'uno dall'altro per timore di infettarci. I miei figli non vengono a vedermi per paura di contagiarmi con qualcosa che forse hanno già preso, ma di cui non mostrano ancora i sintomi. Gli amici degli amici vanno tenuti alla larga, per esempio. Il tecnico della TV è diventato un pericoloso intruso. E così mi viene da riflettere sul tempo in cui ripenseremo alla nostra vecchia vita e ricorderemo quando non ci si pensava due volte prima di andare a teatro o al ristorante, o a stendersi a terra su un tappetino pulito alla svelta in palestra, o quando un vagone affollato della metro non ci spaventava affatto, se riuscivi a infilarti accanto al tizio che bloccava l'ingresso dei passeggeri solo perchè gli piaceva appoggiarsi alle porte quando si richiudevano. Immaginare che a quel tempo si facevano programmi per l' estate. Programmi per l'estate? Volete scherzare. Biglietti aerei, prenotazioni alberghiere, concerti, eventi sportivi, lezioni private, appuntamenti dal dentista, la vita stessa : abbiamo cancellato tutto, se non siamo già stati cancellati dagli altri. Cene con gli amici? Una cosa del passato. E pensare che a qualcuno di noi piacevano persino le sale affollate del cinema. Mai più. Oggi, se sento un colpo di tosse, prendo subito la porta ! C'è chi sostiene che questo virus ci condizionerà per una generazione a venire. Il che equivale a vent'anni. Per allora ci saremo dimenticati come si fa a toccare qualcosa o qualcuno senza farci la doccia con il disinfettante. Che mondo, quello che si annuncia ! (...) André Aciman da C'è un posto nel mondo...Siamo noi.
Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo. Ti lascio il sole che lasciò mio padre a me. Le stelle brilleranno uguali e uguali ti indurranno le notti a dolce sonno. Il mare ti empirà di sogni. Ti lascio il mio sorriso amereggiato: fanne scialo ma non tradirmi. Il mondo è povero oggi. S'è tanto insanguinato questo mondo ed è rimasto povero. Diventa ricco tu guadagnando l'amore del mondo. Ti lascio la mia lotta incompiuta e l'arma con la canna arroventata. Non l'appendere al muro, Il mondo ne ha bisogno. Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena vinta nelle battaglie del tempo. E ricorda. Quest'ordine ti lascio. Ricordare vuol dire non morire, Non dire mai che sono stato indegno, che disperazione mi ha portato avanti e sono rimasto indietro, al di qua della trincea. Ho gridato, mille e mille volte no, ma soffiava un gran vento, e piogge e grandine hanno sepolto la mia voce. Ti lascio la mia storia vergata con la mano d'una qualche speranza. A te finirla. Ti lascio i simulacri degli eroi con le mani mozzate, ragazzi che non fecero a tempo ad assumere austere forme d'uomo; madri vestite di bruno, fanciulle violentate. Ti lascio la mamoria di Belsen e Auschwitz. Fa' presto a farti grande. Nutri bene il tuo gracile cuore con la carne della pace del mondo, ragazzo, ragazzo. Impara che milioni di fratelli innocenti svanirono d'un tratto nelle nevi gelate in una tomba comune e spregiata. Si chiamano nemici, già : i nemici dell'odio. Ti lascio l'indirizzo della tomba perchè tu vada a leggere l'epigrafe. Ti lascio accampamenti d'una città con tanti prigionieri: dicono sempre sì, ma dentro loro mugghia l'imprigionato no dell'uomo libero. Anch'io sono di quelli che dicono di fuori il sì della necessità, ma nutro - dentro - il no. Così è stato il mio tempo. Gira l'occhio dolce al nostro crepuscolo amaro, il pane è fatto di pietra, l'acqua di fango, la verità è un uccello che non canta. E' questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio d'essere fiero. Sforzati di vivere. Salta il fosso da solo e fatti libero. Attendo nuove. E' questo che ti lascio. Kriton Athanasulis
IL MACHINE LEARDING E LA NOTTE STELLATA IL TRAUMA VICARIO DI UNA POETESSA INCONSAPEVOLE Fatti andar bene i dibattiti pigri, i luoghi comuni, gli encefalogrammi piatti. Sorridi svampita, accetta gli inviti, la corte impacciata di uomini con la camicia che gli ha comprato la mamma. Frena il dimenare delle mani, blocca la mimica facciale, placa il ribollir dei tini, soffoca i parossismi, cela la tua ipersensibilità da enneatipo 4, e per favore, non commentare la scelta dei vini. Pendi dalle loro labbra, limita l'eruzione verbale o stringili forte prima che li travolga. Bevi il tuo tè, con la consapevolezza che anche un minuscolo sorso è un maremoto per la tazza. Sei la poesia, la tua vita è poesia, la tua coscienza è poesia, i tuoi sbagli, i tuoi sbadigli sono poesia. Fuori c'è un vento che stira le nuvole, oscillano le luci gialle dei Navigli, continua a cercare un tavolo per due che non sia vuoto a metà. *** CHE COSA TROVO IN TE Che cosa ci trovo poi io in te, sei solo una donna stupenda con due occhi come ami per la pesca d'altura, due sonar che scandagliano senza sosta il fondale del lago di Lochness, che mi capisce come se mi avesse partorito e con cui posso parlare di tutto ciò che amo fono a morire di complicità. E' proprio vero ciò che ci piace dell'amore è il suo assoluto- non sense. Dai versi e le strofe nati dalle conversazioni su Telegram e dai contratti editoriali che mi chiedono la carità ho capito che devo lasciare che la vita mi devasti. Solo così mi assegneranno un compagno di viaggio adeguato, il loculo della Merini è accanto a quello di Gaber non a caso. Quando anche i fogli di carta mi mostreranno le loro spalle nere, tu scherzerai ancora al nostro modo coi nostri amici ignari, con me non lo farai già più. Ora vado a una festa a trattar male qualcuno, a farmi mandare a fare in culo. Al diavolo i comportamenti Karma- compatibili. *** TUTTI I MIEI PARALIPOMRNI Sul mio filo logico ci hai steso la biancheria; sai far volare anche un tappeto dell' Ikea, sei la colomba nel cilindro del mago, sei la cosa che più assomiglia ad un essere alato. Sogni di sbirciare in quella stanza sullo sfondo come la ballerina nel dipinto di Degas; respiri vita a stento nonostante una maschera antigas… Mi hai detto, con fare convinto : " Ti amo, ma ho perso le chiavi", sai trasformare il dispari in pari, sei la regina degli insetti pronubi, l'incanto inaspettato in fila alle Poste, l'aria passivo- aggressiva dei cumulonembi, il tenero sotto la crosta; sei il salto alla corda senza un momento di sosta e per di più senza corda. Sei tutti i miei paralipomeni. *** AMORE TRA PARENTESI ( alle mie nuvole) Ognuno ha le sue nuvole, ognuno le sue costellazioni, ognuno il suo spazzolino, il suo asciugamani, le sue convinzioni. Io - invece - vado a caccia di scorpioni, stano l'amore dai suoi nascondigli di parole, gli strappo gli artigli e lo lascio a dimenarsi - impotente - come si fa con le nuvole e con le loro contraddizioni. Altre volte lo bracco, calcolo la balistica del dardo, i danni laterali del coinvolgimento e attendo attendo il momento giusto per sparargli a tradimento, come un amante spavaldo, come un cupido codardo. Mi stendo al suo fianco a guardare il cielo e penso che se gli apostrofi tagliassero le gole come fanno con le parole, la mia bocca traboccherebbe di sangue; che se le nuvole dicessero la verità riguardo la loro vera forma, non ci sarebbe azzurro sufficiente a segnare l'orizzonte a meno che traboccasse dai tuoi occhi. *** QUEL PUNTO MOLLE TRA LE TUE COSTOLE Sfili la maglietta un pomeriggio d'agosto scoprendo quell'incavo perfetto nel costato e io ti trafiggo il cuore con un dito. Cadi come d'autunno si stacca la foglia da un ramo, planando. Non c'è alcun senso di tragedia nella caduta, nessun accenno di fatalità. Cadi in un vuoto pneumatico e atemporale che fagocita il suono, come al lampo non segue mai il tuono, in un mare idrofobo, in uno stadio fetale in cui giaci non tanto per giacere, ma perché qualcuno estragga la tua condizione di valore nascosta - come le cose preziose - nei dotti lacrimali in algoritmi primordiali, nei cunicoli dei giacimenti d'argentite. Hai bisogno di rivelare la tua essenza, " di vivere al di sopra delle tue possibilità sentimentali", per permettere al diavolo di suonare l'organo nella tua chiesa, affinché tutto intorno bruci ed evaporino finanche i mari occidentali. Non c'è alcun senso di tragedia nella caduta, nessun accenno di fatalità nel continuare a precipitare danzando tra gli aliti e le creste delle fiamme. *** L'ORTOGENESI RIASSUME LA FILOGENESI Siamo due alberi secolari che si amano nel luccichio della polvere d'avorio di un cimitero di pachidermi su cui non si estende mai l'ombra. Siamo vita e linfa in un regime in cui non nascono poeti che raccontino di noi, dei collant sul pavimento morti da eroi, una scoperta che non conoscerà profeti, celata tra aridità e tane di scorpioni, l'anidride mischiata all'ossigeno nelle spirali degli avvoltoi che planano su di noi che non abbiamo bare che non possiamo arrugginire nella cornice di una polaroid. Siamo venuti su farabutti e insolenti come l'erba infestante, come radici nodose in impervi versanti, aggrappati alla terra, sedotti con trucchi da 4 soldi e un deserto che disperde i passi; ci rifugiamo - tra corazze di corteccia - nei nostri abbracci, migliori di mille posti, di mille viaggi. Francesco Tripaldi da Il machine learning e la notte stellata
I loro gemiti profondi strisciavano sul pavimento… ODE PER TED Dove preme lo stivale del mio uomo spuntano verdi germogli di avena: egli dà nome a una pavoncella, mette in rotta i conigli correndo agile all'irta siepe di rovo; di soppiatto stana la volpe rossa, l'astuto ermellino. Le talpe - dice - montagnole d'argilla, sgusciano fuori dalle scavate dimore dei lombrichi; vello turchino hanno le talpe; con un colpo di selce spacca un quarzo nocchiuto; maturano i colori scorticati ricchi, bruni, a sorpresa sotto il sole. A una sua sola occhiata, la stenta terra dona messi: ogni campo solcato dal suo dito spinge fuori stelo, foglia, fruttiferi smeraldi; il chicco lucente che germoglia di rado egli lo trae innanzi tempo al suo volere; all'imperioso cenno della sua mano nidificano gli uccelli. I colombacci posano volentieri nella sua foresta, intrecciano canzoni intonate al suo umore quando passa; come potrebbe non essere felice oltremisura la donna di codesto adamo quando la terra tutta convocata dalle sue parole sorge a lordare il sangue di un tal uomo? Sylvia Plath *** CANZONE D' AMORE Lui la amava e lei lo amava i suoi baci le suggevan via l'intero passato e futuro o così tentavano lui non aveva altro appetito lei lo mordeva lei lo morsicava lei suggeva lo voleva completamente dentro di sé sano e salvo per sempre e poi sempre le loro piccole urla svolazzavano nelle tende; gli occhi di lei volevano che nulla si perdesse gli sguardi di lei gli inchiodavano polsi mani gomiti lui la avvinghiava stretta così che la vita non la trascinasse via da quel momento lui voleva che tutto il futuro cessasse lui voleva con le sue braccia buttarsi intorno a lei dall'orlo di quel momento e nel nulla o durevole o quel che ci fosse l'abbraccio di lei era un torchio immenso a stamparselo nelle sue ossa i sorrisi di lui erano soffitti di un palazzo incantato ove non vi giungerebbe mai il mondo reale i sorrisi di lei erano morsi di ragno così lui giacerebbe immoto fino a che lei non si sentisse affamata le parole di lui erano esercizi d'occupazione le risate di lei erano tentativi d'assassinio gli sguardi di lui erano proiettili pugnali di vendetta le occhiate di lei erano spettri nell'angolo con orribili segreti i sussurri di lui erano fruste e stivali i baci di lei erano avvocati che non smettevano di scrivere le carezze di lui erano gli ultimi appigli di un naufragio i trucchi d'amore di lei erano frantumazioni di legami e i loro gemiti profondi strisciavano sul pavimento un animale trascinante una grossa trappola le promesse di lui erano il bavaglio del chirurgo le promesse di lei scoperchiavano il teschio lei se ne farebbe fare una spilla i giuramenti di lei gli mettevano gli occhi in formalina sul fondo del suo cassetto segreto le loro urla si appiccicavano alla parete le loro teste si staccavano nel sonno come le due metà d'un melone spaccato, ma è duro da smettere l'amore nel loro sonno intrecciato si scambiavano braccia e gambe nei loro sogni i loro cervelli prendevano l'un l'altro a ostaggio il mattino portavano l'uno il viso dell'altra. Ted Hughes