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lunedì 27 aprile 2026

ABELE E CAINO

 


                                                                  Jacopo Tintoretto  - Abele e Caino



" Abele e Caino si incontrarono dopo la morte di Abele.

  Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano perché erano

  ambedue motto alti.

  I fratelli si sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono.

  Tacevano, come fa la gente molto stanca quando declina il giorno.

  Nel cielo splendeva qualche stella, che non aveva  ancora ricevuto

  il suo nome. Alla luce della fiamma, Caino notò sulla fronte di Abele

  il segno della pietra e - lasciato cadere il pane che stava per portare alla bocca -

   chiese che gli fosse perdonato il suo delitto.

   Abele rispose :

  "Tu mi hai ucciso o io ho ucciso te ? Non ricordo più.

   Siamo qui insieme come prima. "

  " Ora so che mi hai perdonato davvero -  disse Caino -

    perché dimenticare è perdonare . Anch'io cercherò di scordare ".

    Abele disse lentamente :

   " E' così : fin che dura il rimorso, dura la colpa ".




                                 J. L. Borges

    

     

domenica 1 agosto 2021

LA FIGURA DI CAINO SECONDO GUALTIERI



                                                   Giovanni Duprè -  Caino  ( Detail )



" Mi sono tenuta a una certa distanza dalla pagina biblica, lontana da qualunque tentativo esegetico, attratta piuttosto dal silenzio che regna intorno alla figura di Caino e dalla potenza di questa icona : si staglia solidissimo in un deserto abbagliante, a muso duro, con un fratricidio che pesa sulle spalle, la maledizione della terra, la lontananza dal volto della divinità. E poi eccolo dare inizio, con la costruzione della prima città, alle nere arti  della tecnologia, rese nere più che altro dallo smarrimento dell'etica, che non ha seguito l'immenso sviluppo tecnico.

L'enigma del male, il mysterium iniquitatis, è un fondale che non possiamo non indagare, anche se non siamo capaci dell'immensa apnea che richiede. Questo è il mio primo tentativo, ancora impregnato dell'ombra che ho cercato di attraversare, colpita dalla reticenza di questo tema ad avere una parola definitiva. Non la si potrà mai pronunciare, per fortuna. Nessuno la possiede per intero e chi ha creduto di possederla, ha troppo spesso seminato dolore. "

              ( M. G.  )




Guardami -

non prometto niente di buono.

Sono messo qui a dirti qualche cosa

che non capisci bene -


Io sono la prima profezia.

La profezia che porto nella carne

è questa: calpesterai ciò che ami.

Molto vicino, intorno

e dentro te - ciò che ti fa vivo

lo massacrerai.


La profezia è questa :

ti butterai in un agire furioso

fino alla rovina.


Dopo non so. Non so.

Non so cos'altro covi.


Io sono Caino. Non sono l'antenato

non abito un passato favoloso

non sono la pagina di un libro

io non sono il reietto

il primo malriuscito che s'accantona e si perde

una manovra sbagliata della creazione

io non sono

una patologia malata.


Non sono la favola stantìa

di due fratelli nello scenario vuoto

del principio. Io vivo adesso

dentro ogni umano, e lo strattono

fino all'insolenza, fino al delitto

a volte.


Sono il tuo infecondo, il secco, la desolata riva

da cui guardi la terra fertile degli altri,

il loro stare bene e te ne duoli, ti rodi,

la più sterile riva

su cui piombi stremato, a volte.


Sono io il mistero

del male che ti attrae

e con cui ti batti. Sempre.




                                 Mariangela  Gualtieri   da   Caino



sabato 24 aprile 2021

LA TERRA DI CAINO

 



                                                    Tintoretto -  Caino uccide Abele



Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse : " Dov'è Abele, tuo fratello ?". Egli rispose : " Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?". Riprese : " Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!  Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti : ramingo e fuggiasco sarai sulla terra."


Genesi   4, 8 - 12




Caino,

sarò io con te, sibilò il serpente,

sarò segno della tua violenza,

delle fessure nelle coscienze.


Sfoglieremo l'albero del male.

Regolerai ogni relazione rauca

e il lungo corteo dei senza padre.


Dei torchiati nella speranza,

dei cadaveri senza compimento,

che non vedranno il perdono.


Il cuore sarà un nevaio di vespe:

tenderai gli archi dell'invidia

e i roghi della mormorazione.


Regredirai alla stagione dell'ansia,

avrai in dono una potenza guasta

e non saprai amare una donna.


Scriverò la tua vita nel marmo,

un intreccio di narciso e falci,

sarai solo quello che sei stato :


Caino,

il sangue nero che tu hai bevuto,

solo, il primo degli assassini.



                                               ***


Caino percorse una terra guasta :

foto sulla pietra raccontavano

di ragazzi presi nella torbiera.


Praterie galleggianti,

cumuli di sfagni, erbe igrofile,

una distesa di canne palustri.


Sulle acque nascevano gorghi,

creature in corsa a filo d'acqua :

Caino riconosceva il male.


Serpenti visitavano sogni,

annunciavano la fine degli amici,

chi era restato nelle lamiere.



                                                   ***

Caino uccise d'estate.


Spezzò la schiena di Abele.


Poi ricordò l'amore senza ritorno delle madri.

E la bocca del cervo nella bava.

E il pesce ansimante sulla pietra.

Rivide i giochi con il, fratello,

le spade di legno, i colori delle more,

il gatto in lotta con lo scorpione.


" Abele, fratello mio, 

considera solo la mia colpa,

non riversarla sui figli.


Oppure rendimi sterile

per non continuare a cadere

e perpetuare la catena del male"



                                        ***


Caino chiedeva perdono,

sognava una vita nuova:

il senso splendeva sul confine.


Dopo le ustioni e i deserti

voleva il respiro dei boschi,

i fiumi della terra promessa.


Era la via della spoliazione

in cerca delle brezza originaria,

la voce di Dio sulle acque.


L'eredità era il silenzio,

anticipare i desideri degli altri,

amare la grammatica del vento.



                                            ***


Caino bilanciava bruciature :

vegliava le labbra dei morti

e le immagini dell' Oltrevita.


Se mai qualcuno era tornato,

se ombre consolavano gli amici,

quali luci schiarissero il Dopo.


E le prime saghe degli uomini,

l'avventura di Gilgamesh

e i molti colori del male.


Gridavano le donne sterili,

gli sfigurati dalle murene,

i condannati nel bitume.


La sete non si rimarginava:

la bellezza era un riparo,

orientava gli occhi al futuro.




                                 Alessandro Rivali  da   La terra di Caino



lunedì 23 marzo 2020

LA DOMANDA DI CAINO ( Al tempo del Coronavirus )








                                                          Caino e Abele  ( Pietro Novelli )



Allorquando da Dio venne chiesto a Caino ( dopo l'omicidio ) dove si trovasse  Abele,  Caino rispose :

" Signore, sono forse io il custode di mio fratello ? "


In questo tempo sciagurato di separazioni e di morte, anche noi potremmo ripeterci la stessa domanda:

Sono forse io il  custode di mio fratello ?

E la risposta è .  Siamo noi, ognuno di noi.
Perchè non dobbiamo dimenticare che nessuno di noi è Dio, mentre siamo tutti fratelli.

E un esempio di cosa significhi fratellanza e comunione ad uno stesso destino umano ce l'hanno data quegli uomini e quelle donne ( medici, infermieri, anestesisti, virologi ) che, chiamati dallo Stato a sopperire con la loro preziosa opera ad una situazione di estrema emergenza , su 300 richiesti, hanno risposto in 8.000.


Riflettiamo . 
E teniamo per certo che ognuno di noi può essere ( là dove si trova e con i mezzi che ha ) fratello di qualcuno .
A volte è solo questione di un gesto.



                                             frida


venerdì 10 maggio 2019

MASCHI E UOMINI : UNA SPECIE INTERIORE? 4


SEMPRE SUL CHI VIVE
 (…) La libertà - per loro - è riuscire a farla franca in ogni
       circostanza. Spietata è la storia tra i maschi, non solo verso le
    donne.Le loro complicità e alleanze li eccitano e inorgogliscono.
    Non sono però adoratori soltanto di se stessi: sanno di non poter
    sempre vincere isolati dagli altri maschi. Prediligono per questo
    quello che chiamano " il fare squadra", le scorribande in équipe
    e la compagnia conviviale. Con i loro simili. Ma le alleanze tra i
    maschi, in amicizia, cameratismo, fratellanza, rinverdite fino al
    limite della decenza e degli anni già canuti, hanno sempre un
    secondo fine. Tra i maschi, una stretta di mano, l'abbraccio
    ostentato, il sorriso smagliante, quante volte erano già un
    inganno? Un colpo basso. Il proverbiale essere sempre sul chi
    vive è una loro prerogativa di cui non si stancano. Una
    predestinazione, per nulla logorante. A snervarli sono il silenzio,
    la solitudine, la quiete. L'ipocrisia, la menzogna, la doppiezza
    sono parte costitutiva nei passatempi nei quali sono più abili.
    In guerra, nel mercanteggiare o in negozi d'amore.
    Quando sono costretti a ritirarsi dalla pugna e dagli agoni d'
    azzardo, i maschi vogliono sempre la rivincita. Non si chiedono
    mai dove hanno sbagliato, mentre fuggono senza vergogna.
    Quanta solidarietà conclamata si scioglie in un istante? Non
    sanno che cosa  sia l'amor proprio, lo spirito di corpo, la
    fedeltà a una causa o ad un compagno. Poi, se tornano ad
avanzare, accade che si scavino trincee, si rintanino e mimetizzino.
 Quel loro moto perpetuo- tarantolato - non connesso alle necessità
 crudeli della sopravvivenza, ma invocato sovente per giustificare
 le loro malefatte, li ha resi celebri. Giurano, per lo più, di aver
 appreso tali raggiri dalle donne, di esserne i martiri innocenti.
 Arrivano a dimostrare che Dalila, Giuditta, Salomé sono state loro
 maestre di vita e di prudenza. Hanno sempre pensato che Abele
 fosse infermo di mente, intento a poetare parlando a pecore e che
 Caino, il contadino fondatore di città, non avesse tutti i torti a
 sopprimerlo.
 Da che mondo è mondo, queste - e innumerevoli altre - sono le
 propensioni maschili. Adoratrici della propria vita dedita all'
 apparire. Avide di cose esteriori e ben visibili, adatte ad essere
 sentite con mano.
 Mentre l'interiorità è trasparente come il cristallo, delicata e
 inafferrabile.  (…)


 Duccio Demetrio  da   L'interiorità maschile ( Le solitudini degli uomini )

sabato 12 gennaio 2019

DONO E PERDONO 2



LA TENTAZIONE DI VENDICARSI

(…) La tentazione impulsiva di chi è stato offeso è quella di
       rispondere al male con il male, infliggendo all'altro lo stesso
       male che da lui si è subìto: è la vendetta. Quando la rabbia e il
       rancore si impadroniscono della persona offesa e quando
       questa misura le proprie forze capaci di ripagare l'offensore,
    allora ecco la possibilità della vendetta.La si può attuare appena
    le condizioni lo permettono,ma a volte può essere covata a lungo
    pensata, progettata e perseguita conservando una memoria
    ossessiva dell'offesa ricevuta. Il risentimento e la rabbia sono
    propri di chi riapre costantemente la ferita ricevuta, ferita che
    non guarisce mai, sicchè la memoria del passato esacerba la
    sofferenza, il presente è occupato dalla recriminazione ossessiva
    del male subito e il futuro appare dominato dalla possibilità
    della vendetta.
    Perché la vendetta è così seducente? Innanzitutto perché vedere
    sofferente colui che ha offeso e umiliato può dare un piacere in
    un certo senso narcisistico: non ci si sente soli nel dolore, anzi
    il dolore ricade su chi ne è stato responsabile.
    La vendetta può anche apparire una risposta di difesa, un
    deterrente che impedisce all'offensore di reiterare la sua azione
    malefica: si pensa in tal modo di " dare una lezione", di far
    capire e assumere all'altro il male arrecato.
    Può anche darsi che la vendetta miri a ristabilire una giustizia
    infranta, a pareggiare i conti, secondo il principio vetero-
    testamentario di reciprocità"Occhio per occhio, dente per dente"
    Ma in verità, la vendetta fa crescere l'aggressività, moltiplica la
    violenza, in una spirale che la diffonde e ammorba anche le
    relazioni umane. Ci si illude che la vendetta si arresti alla
    reciprocità, ma spesso essa diventa un crescendo, che somiglia
    più al canto di Lamech ( quinto discendente di Caino che dà
    inizio alla vendetta personale, o faida , n.d.r. ) : " Ho ucciso un
    uomo per la mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido.
    Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette ".
   ( Gen 4, 23-24 )  .   (…)


                    Enzo Bianchi    da     Dono e perdono


sabato 25 marzo 2017

CAINO E LE SPINE





                                  Giuseppe Verdi -  Dies Irae , Libera me


 
Era mattina, erano le tre:
quell'aria non aveva coscienza.
Ti offrivi al primo fresco e
perché? cani da guardia, ore, perché?
perché te stesso?
La ghiaia in strada si faceva chiara
la fontana rideva tra i bossi
intorno erano cose molto femmine
disinvolte ad esistere.
Passavi il filo spinato
senza scarpe rientravi al convento.


         Luciano  Erba  da     Il male minore



lunedì 9 gennaio 2017

LEGGENDA ( ABELE E CAINO IN BORGES )



(...) Abele e Caino si incontrarono dopo la morte di Abele.
      Camminavano nel deserto e si riconobbero da lontano perché
      erano ambedue molto alti. I fratelli sedettero in terra, accesero
      un fuoco e mangiarono. Tacevano, come fa la gente stanca
      quando declina il giorno. Nel cielo spuntava qualche stella, che
      non aveva ancora ricevuto il suo nome. Alla luce delle fiamme,
      Caino notò sulla fronte di Abele il segno della pietra e
      lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca, gli
      chiese che gli fosse perdonato il suo delitto.
      Abele rispose:
     - Tu mi hai ucciso o io ho ucciso te? Non ricordo più; siamo qui
       insieme come prima. -
     - Ora so che mi hai perdonato davvero - disse Caino - perché
        dimenticare è perdonare. Anch'io cercherò di scordare. -
        Abele disse lentamente.
      - E' così. Fin che dura il rimorso dura la colpa -.   (...)


                     J.L. Borges   da     Elogio dell' ombra 

giovedì 15 dicembre 2016

IL SEGRETO DI CAINO





                                                         Il  Dolore di Caino



Ormai sono
uomo senza mistero.
Già nel primo
bruciato meriggio
ho visto il volto di Dio.

Ormai sono
vacuità assoluta:
deserto orrido serale,
solo con l'amara
gioia di non incontrarmi
più.

Ora sovrasta la notte,
ma con lena cammino ancora
solo a lasciare orme
sull'arsa duna;
e gli altri a dire " Fino
là oltre andò a esplorare..."

Oh, dietro
a nessun inganno io corro:
un'unica sete amo
che mi allunga la vita.

Ma se tra i campi
restavo coi bruti che più amo
a far solchi e poi stanco
a dormire roco su qualunque
selciato, questo
m'avrebbe forse
fatto pago?

Torture del cuore
mi hanno spinto sul fratello pastore,
ad avere pietà di lui;
la voluttuosa pietà di provare
cos'era l'uccidere; poi
da tortura d' Iddio
 a partire.

E non ho ucciso
per essere solo ( la solitudine mia
fu purulento tumulto di foce
a cui s'aggruma la feccia
di fracide alghe ).

Urlando
per sopraffare l'assurdo silenzio
che m'inseguiva
dalle selve fuggii
a costruire città.

Non ho ucciso per gelosia di Iddio:
verso lui nell'offrirgli primizie
la faccia tenevo
ostinatamente
in seno.

Non perché volessi
le fiere lanciarsi su fiere; ricordo,
tutto era placido ancora,
sommerso in pace profonda
come vergine in sonno.
Avevano ancora
un sorriso innocente
le cose.

Mi sono annerite d'un tratto
le vene, un misterioso essere
danzava in me.
Fu rotto alfine
l'atroce equilibrio. Silenzio
delle cose dell'anima, rotto
alfine
da Caino.

E d'allora
scavai con le mani la fossa
ma senza morire:
là dentro m'insegue l'immane
ruggito di tutti i ricordi.
Ora io cerco l'infinito silenzio
e attendo che dentro mi getti
Qualcuno.


     David  Maria  Turoldo   da     Poesie

mercoledì 23 novembre 2016

LA STORIA DI CAINO : E SE FOSSE ANDATA DIVERSAMENTE? ( 2 )



(...) La storia di Caino ci parla del desiderio di compiacere
      - soprattutto di compiacere il padre - presente in ogni ragazzo,
      e di come una sequenza di reazioni emotive non dominate possa
      portare a un tragico epilogo. Nella delusione e nella vergogna
      di Caino per il rifiuto del padre celeste, nella sua collera di
      fronte ai propri sentimenti non rispettati, nel suo ammutolire in
      mezzo a un tumulto di stati d'animo, nell'assenza di empatia o
      di riflessione emotiva e nell'atto impulsivo dettatogli dalla
     rabbia- ebbene, in tutto questo vediamo riflessi i ragazzi di oggi.
      La storia di Caino entra in risonanza con la vita dei nostri
      ragazzi ogni volta che, insensibili come sono ai sentimenti
      altrui, li vediamo prendere le distanze anche dai propri,
      soffrendo chiaramente a causa di una vita emotiva impoverita.
      Prima che Caino uccida i fratello, Dio gli ricorda:"  Il peccato
      sta alla tua porta, le tue brame sono rivolte a te, ma tu puoi
      dominarlo!". Come avrebbe potuto essere diversa la storia di
      quest'uomo se egli fosse riuscito - per esempio - ad
      attingere alle proprie risorse interiori , alla consapevolezza
      emotiva, all'empatia e al coraggio morale, così da dominare
      l'impulso di quel momento!. Ma Caino non ricevette questa
      educazione emotiva, che peraltro continua ad essere la
      tessera mancante del mosaico anche per la maggior parte dei
      ragazzi d'oggi . (...)


        Dan  Kindlon  e  Michael  Thompson  da     L'  Intelligenza emotiva

LA STORIA DI CAINO : E SE FOSSE ANDATA DIVERSAMENTE?




(...) La storia biblica di Caino e Abele, in cui Caino - invidioso -
      uccide il fratello, viene costantemente riproposta come
      parabola della rivalità fraterna: in realtà, può offrire molti
      altri spunti. Nella storia di Caino scopriamo un riflesso della
      vita emotiva dei ragazzi d'oggi: il loro desiderio di essere amati
      e rispettati, e la loro propensione a rispondere all'umiliazione e
      alla vergogna con rabbia e violenza invece che con la
      riflessione e la comunicazione.
      Questo breve racconto della Genesi si apre in modo abbastanza
      semplice: i due fratelli, entrambi desiderosi di compiacere il
      Signore, fanno ciascuno un'offerta, Caino prendendo i frutti del
      suo lavoro nei campi, e Abele il miglior agnello del suo gregge.
      Il Signore esprime compiacimento per l'offerta di Abele, ma
      disprezza quella di Caino. Le Scritture non spiegano perché il
      Signore risponda in modo così diverso al dono dei due
      giovani, ma Caino si sente umiliato. Nella storia, Caino soffre
      visibilmente -" la sua faccia si sconvolse" - e tuttavia non dice
      una parola per esprimere  i propri sentimenti.
     " Perché sei tu sdegnato, e perché vai con la testa bassa?" è la
      tagliente domanda del Signore a Caino. In altre parole " falla
      finita! ". Il Signore dà poi a Caino una dura lezione,
      ammonendolo di fare il bene e di tenere alta la testa. Il giovane
     resta silenzioso, sebbene debba sicuramente soffrire e
     ribollire di collera per il rimprovero, visto che subito dopo
     attira il fratello in un campo e lo uccide. Quando il Signore,
     ben sapendo dell'atto omicida di Caino, gli chiede che ne sia
     stato di Abele, lui risponde: " Non lo so: sono forse io il
     custode di mio fratello? ". Il Signore mette Caino di fronte alla
     sua menzogna e lo bandisce nel paese di Nod, lontano dalla
     sua famiglia e da qualsiasi futuro egli avesse immaginato per
     sé. Messo di fronte alle conseguenze irreversibili della sua
     azione, Caino piange, preso dal rimorso e dall'
     autocommiserazione : " La mia iniquità è tanto grande che io
     non posso sopportarla!". Sebbene il Signore segni Caino per
     proteggerlo da ogni pericolo nel suo esilio, egli - con la
     famiglia dispersa e il fratello morto - sarà oppresso per tutta
     la vita. Palesemente assenti da tutta la storia sono i genitori
     biologici dei due giovani, Adamo ed Eva, con i quali Caino
     avrebbe potuto parlare o dai quali avrebbe potuto ricevere un
     consiglio che lo riconducesse alla  ragione. (...)



          Dan Kindlon  e Michael  Thompson  da   L' Intelligenza  emotiva