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martedì 29 novembre 2022

L' AMORE DA VECCHIA DI VIVIAN

 

                                                   Piegato sotto l'ala lo spiumato capino..




MAI L' INVERNO


Mai l'inverno con la primavera

- e lei è l'inverno e Ics la primavera -

( bè non esageriamo e Ics l'estate, bè

non esageriamo, la fine estate, quasi autunno )

fuor di metafora mai un uomo giovane

( bè non esageriamo, semi - giovane, insomma

di mezza età ) torniamo alle stagioni, mai

un bell'albero in fiore una fogliolina gialla  guarderà

( anzi, ben lo sappiamo cosa combina d'autunno

un albero alle foglie ).



                                              ***


LUGETE O VENERES


Lugete o Veneres Cupidinesque

e anime gentili, infelice nella sua gabbia

piegato sotto l'ala lo spiumato capino

sta l'amore suo che si era immaginato.


Oh l'immaginazione non riesce più a immaginare

ora procede per una strada oscura che fare?

Inventa ancora un poco, ti prego, che ci credo.

Bucami iniezione d'illusione, che due 

più due non faccia quell'esiguo totale

che in gabbia non stia già cadendo dal suo filo

quel press'a poco amare, sosia dell'amare.



                                            ***


AVVERTENZA PER DUE O TRE DI VOI


Se a volte

un leggero zzzz

vi smuovesse un poco

l'aria intorno

tranquilli

non è che un'apina vecchina

che ancora

in segreto

di voi

un po' s'incanta.



                                    ***


FA NIENTE SE NON LE SCRIVI


Fa niente se non le scrivi come il cielo

quando non scrive alla terra e la terra resta

lì con la sua sete e qualche piantina

muore ma tante altre no, oppure tante altre

muoiono ma qualcuna no.

Fa niente se non le scrivi, tanto lei

ha conseguito un diploma

in lettura di mail non scritte.

E come vela un venticello

da lontano abile le intercetta,

si sa consolare, immaginare

è quasi uguale all'uguale.



                                         ***


OH METEREOLOGIA


Il fascino discreto degli amori non corrisposti

come un colpo di fulmine in attesa di metà fulmine

non potrà mai smettere d'amare chi non ama.

Oh meteorologia! Cielo sempre uguale

mai a confronto il prima e il dopo

sull'unilaterale amore splende sempre uguale

al neon il sole, non accadrà tramonto di un astro

mai sorto, mai lasciata, mai essere stata

avvistata.



                                                ***


STRANO LE ERA PARSO 

( delirio n. 2 )


Strano le era parso di intravederlo sul volo

per Cagliari, anzi da Cagliari, lei posto davanti causa

claustrofobia, Ics posto mediano perché sta benone

ma poi niente, svanito, nemmeno sulla scaletta c'era

nemmeno nella navetta né nel tunnel né al ritiro

bagagli né al senza bagagli.




                 Vivian  Lamarque    da     L' amore da vecchia                



venerdì 16 settembre 2022

LE POESIE DI VIVIAN

 


                                                     A cosa servono i baci se non si danno?





LA CASA DI CEMENTO


Ho disegnato una piccola casa di cemento

poi ho aperto la porta 

e ti ho messo dentro

quando scenderà la notte e sentirai bussare

non sarà il vento

saranno le stelle cento a cento.



                                   ***


LA SIGNORA DELL'ULTIMA VOLTA


L'ultima volta che la vide

non sapeva che era l'ultima volta che la vedeva.

Perché?

Perché queste cose non si sanno mai.

Allora non fu gentile quell'ultima volta?

Sì, ma non a sufficienza

per l'eternità.



                                      ***


LA SIGNORA DEI BACI


La signora voleva tanto dargli dei baci

non dico tanti, anche solo sette otto

( mila ), invece era proibito perciò non glieli dava.

Se però non fosse stato proibito glieli avrebbe dati tutti

dal primo all'ultimo.

A cosa servono i baci se non si danno?



                                                 ***


IL SIGNORE NEL CUORE


Le era entrato nel cuore.

Passando dalla strada degli occhi e delle orecchie

le era entrato nel cuore.

E lì cosa faceva?

Stava.

Abitava il suo cuore come una casa.



                                       ***


IL TUO POSTO VUOTO


Il tuo posto vuoto a tavola

parla racconta chiacchiera ride forte

non sta mai fermo si alza

ritorna mangia avanza sempre un boccone

ritaglia nel formaggio forme di animali

il tuo posto vuoto a tavola

a destra di Miryam

è di fronte a me.



                                          ***


A NOVE MESI


A nove mesi la frattura

la sostituzione il cambio di madre.

Oggi ogni volto ogni affetto

le sembrano copie. Cerca l'originale

in ogni cassetto affannosamente.



                                            ***


SEPARAZIONE


Quando spegne la luce la sera

e si rannicchia nella posizione fetale

il tepore materno paterno coniugale

le viene da uno scaldaletto metallico

contenente acqua calda.




                      Vivian Lamarque  da    Poesie 1972- 2002



mercoledì 24 novembre 2021

POESIE DELLA NOTTE E DEL GHIACCIO

 



                 Quando si sveglia e il sogno svanisce...



Nella sua incantevole e incantata semplicità, nel suo essere insieme canto e fiaba, nella tecnica sapiente che sa quando giocare con la rima - come in una cantilena, una ninna - nanna, una filastrocca - , la poesia di Vivian Lamarque ha una grazia antica, senza tempo, ma lascia intravvedere in filigrana la nostalgia di un candore smarrito , o forse solo sognato, un'innocenza stupita.







Gentile luna
luna gentile
ma li vedi tutti
proprio tutti i bambini?
Lo sai che certi
certi hanno un dolore
chiuso a chiave
dentro il cuore?

Luna gentile
gentile luna
ma li vedi tutti
proprio tutti i vecchini?
Lo sai che a volte
nei loro angolini
piangono proprio
come fanno i bambini?

Gentile luna
luna gentile
ma li vedi tutti
gli animaletti?
Lo sai che l'uomo
li tratta male
lo sai che piange
il regno animale?


***

Aiuto! Aiuto!
Ma dove sono?
Sarà solo un brutto sogno?
Questa mattina
mi sono svegliato
ma dove sono capitato?
Non c'è più la mia pineta
e dei miei amici
nemmeno uno
nemmeno un cielo
nemmeno un prato
dove aiuto!
mi sono svegliato?

E la sera
nessun firmamento
s'accende una scatola
con dentro una luce
che loro chiamano tivù :
è il loro cielo
ma è senza luna
e di stelle nemmeno una.


 ***

Richiudo gli occhi
forse era un sogno
forse a riaprirli sarò a casa mia
nella mia pineta
tra prato e cielo
e con le stelle
e la bianca luna...

Aiuto, aiuto!
Sono ancora qui
e mi hanno ficcato
in testa un puntale
dicono che sono un albero
di Natale.
E mi hanno messo
tre stelle e una luna
e poi le hanno accese
ma mi scottano un po'.
Ma che stelle sono?
Ma che luna è ?


Quelle del cielo
non sono così
quelle del cielo
le rivedrò.


***

Ha occhi di ghiaccio
e di ghiaccio le mani
ha un cuore freddo
freddo gelato
la neve è un bambino
che non si è mai svegliato.


***

Un omino senza casa
sogna una casa calda calda
sogna una tazza di latte bollente
e una trapunta
e una sciarpa avvolgente.
Quando si sveglia e il sogno svanisce
muore di freddo, la vita finisce.


***

Torna ti prego
il letto è ghiacciato
lenzuola di neve
di neve il cuscino
il letto mi vuole
dove si muore.







Vivian Lamarque   da  Poesie della notte e del ghiaccio



sabato 8 febbraio 2020

FIGLIA ILLEGITTIMA







Viera Vodrazk


POESIA ILLEGITTIMA

Quella sera che ho fatto l'amore
mentale con te
non sono stato prudente
dopo un po' mi si è gonfiata la mente
sappi che due notti fa
con dolorose doglie
mi è nata una poesia illegittimamente
porterà solo il mio nome
ma ha la tua aria straniera, ti somiglia
mentre non sospetti niente di niente
sappi che ti è nata una figlia.



Vivian Lamarque


giovedì 13 dicembre 2018

PREPARIAMO IL CUORE...

 
 

                                                         Solo alla mia finestra non nevica mai…


LA FIABA DELLA LUNA E DELLA NEVE

       I

(…) Nevicava, nevicava. La Luna guardava che nevicava.
      Nevicava sui pianeti e sui loro abitanti. Ogni pianeta credeva
      di essere il solo o almeno il più importante pianeta, e ogni
      abitante credeva di essere se non il solo, almeno il più
      importante abitante.
      La Luna invece vedeva che erano milioni di milioni di milioni,
      tutti un po' diversi e un po' uguali. Su un pianeta la neve
      scendeva, su un pianeta la neve saliva, su un altro né scendeva
      né saliva, restava sospesa a mezz'aria, su un altro nemmeno 
      c'era l'aria, comunque su tutti, su tutti nevicava.

     " Solo da me non nevica mai…" pensava la Luna.


       II

    Natale, si festeggiava, si festeggiava. La Luna guardava che si
    festeggiava.
    Su un pianeta gli abitanti correvano- correvano, segavano
   milioni di alberi che chiamavano alberi di Natale per poi buttarli
   via; squartavano milioni di maialini che chiamavano arrosti per
   poi divorarli e ingrassare, ingrassare : erano tondi come lune
   piene. Su un altro pianeta gli abitanti non correvano - non
  correvano,piantavano milioni di alberi nuovi che poi chiamavano
  foreste;portavano vassoi di patatine arrosto a milioni di maialini
  scodinzolanti; mangiavano la neve, erano sottile e belli come
  quarti di luna. Su altri ancora la Luna non riusciva a vedere
  niente, parevano pianeti disabitati, eppure sentiva provenirne
  cinguettii a mille, come di mille campanellini di slitte.

 " Solo da me non si festeggia mai…"  pensava la luna.


   III

  Si guardò : tutto intorno a lei era fermo, muto, pietrificato. La
  Luna si immalinconì. Già altre volte le era capitato, ma questa
  volta di più.Il firmamento intero le dava malinconia. Stava lì
  appesa al cielo, mogia. Depressa, si potrebbe dire. Le veniva da
 piangere.Una Luna piangente,che cosa ridicola!Ma più pensava
  che cosa ridicola piangere, e più le veniva da piangere.
  Insomma: lacrime proprio lacrime cominciarono a scenderle in
  ordine sparso.
" Guarda,la Luna piange",disse qualcuno da un pianeta,guardando
   non so se in su o se in giù.
 " Ma no, la Luna nevica" Nevica? Sì, il gelo mutava le lacrime in
    cristalli di neve.
   La neve, posandosi sul paesaggio lunare, dava forma alle forme
   più strane: alcune sembravano grandi alberi dai grandi rami.
   Tutti - i volanti- senza casa del firmamento vi accorsero, alcuni
   vi costruirono persino nidi. Si sentirono subito cinguettii a mille,
   come di mille campanelline di slitte.
   Alla Luna, alquanto mutevole d'umore, venne quasi da ridere.
  " Guarda, la Luna sta ridendo! " , disse qualcuno da un pianeta,
    guardando non so se in su o se in giù.
    Fine della lacrime, fine della neve, ma ormai era fatta. Il
    paesaggio lunare era tutto bianco: sui finti alberi che sotto la
    neve sembravano veri alberi, i nidi ormai erano pronti, abitati:
    si cinguettava, si festeggiava a più non posso,
   " Era ora! " disse soddisfatta la Luna.

     Il firmamento non le dava più malinconia. La sua malinconia
     volò via. A volte ci si posa sulla spalla. A volte mi si posa sulla
     spalla.Per questo forse mi manca così tanto la neve, per questo
     a volte mi capita di borbottare: solo alla mia finestra non
     nevica mai…   (…)



  Vivian Lamarque  da     Natale d' Autrice (Racconti d' Avvento al femminile )