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mercoledì 25 novembre 2020

LA MALINCONIA MERAVIGLIOSA ( Discorsi di commiato del Buddha e di Gesù ) 1

 



                                                " Venite a me voi tutti che siete affaticati
                                  e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete
                                  su di voi il mio giogo e imparate da me,
                                  che sono mansueto e umile di cuore; e
                                  troverete riposo alle anime vostre, poiché
                                  il mio giogo è dolce e il mio carico leggero"

                                                   (  Mt.  11, 28- 30 )

(...) Queste parole di Gesù, riportate nel Vangelo di Matteo, avrebbe potuto dirle anche il Buddha o un monaco buddhista? Sì e no. Sì, perché tanto Gesù quanto il Buddha conoscono la sofferenza di tutti coloro che sono " affaticati e oppressi". Irrompono entrambi sulla scena del mondo quali maestri capaci di dare finalmente riposo. E tutti e due insegnano con umiltà di cuore, con spirito di mansuetudine e di dolcezza. Ma anche no : queste parole di Gesù non potrebbero risuonare sulla via di Dhamma perché il cuore del Buddha è talmente pervaso di lievità, da rivelarsi un cuore vuoto. Vuoto non certo in quanto chiuso, insensibile e freddo, ma tutto all'opposto nel senso di cuore ospitale, aperto e pronto a recepire ogni minimo evento di questo mondo, ogni minimo sospiro di dolore. Cuore compassionevole, equanime e benevolo, disponibile a comprendere il grande o il piccolo turbamento altrui, per lasciarsi attraversare da tale turbamento e poi però lasciarlo evaporare via, senza che alcuna traccia vi si deponga. Cuore arioso e vuoto, incline ad accogliere ogni lamento senza però lasciarsene turbare perché nulla - in un simile cuore - si sedimenta mai. Cuore sorridente di infinita dolcezza verso tutti, ma vuoto perché tale dolcezza è rivolta in modo equanime verso tutti e verso nessuno in particolare. Cuore buono, ma vuoto in quanto cuore senza preferenze, senza legami verso quella data persona o quella particolare cosa. Cuore contento, momento dopo momento, di trovarsi in un certo luogo, ma vuoto, perché sempre pronto a riprendere il cammino quando occorre, indifferente a nostalgie e rimpianti. Cuore amorevole verso tutti, ma vuoto perché mai " perdutamente innamorato" di qualcuno in particolare, al punto da dire : " Tu, solo tu, sei il mio grande amore ".  (...)


Giampiero Comolli  da    La malinconia meravigliosa ( I discorsi del Buddha e di Gesù )



LA MALINCONIA MERAVIGLIOSA ( Discorsi di commiato del Buddha e di Gesù ) 2

 


(...) Cuore vuoto - in definitiva - perché non esiste un nucleo, un'essenza stabile, un'identità precisa e definita di quel cuore stesso. Come appunto afferma sempre il Buddha : " anatta, vale a dire Non sé ". Non esiste da nessuna parte un sé, un cuore come deposito di un qualcosa di immutabile, preciso e definito, un'essenza fissa che permane in noi e che ci definisce in una nostra stabile identità. Non solo il cuore del Buddha, ma il cuore di ognuno di noi - a ben vedere - è vuoto: traversato incessantemente da innumerevoli contenuti, ma privo di un contenuto determinante e costante, che ci identifichi al punto di poter dire : " Io sono così, ero così e rimarrò così anche in futuro perché il mio cuore è fatto così". Colui che crede questo, si illude perché nell'intimo, nel cuore di noi stessi non esiste un sé immutabile. E non solo costui o costei si illude, ma anche soffre. Perché cercando di alimentare, di nutrire la supposta, ma illusoria essenza stabile del proprio cuore, andrà incontro soltanto a una sequela di delusioni e di rimpianti. Ci innamoriamo di una persona perché crediamo che corrisponda all'essenza del nostro cuore, e quella persona - inevitabilmente - prima o poi la perderemo, lasciando affranto il nostro cuore... Ma se si arrivasse a capire che il cuore è vuoto, ecco che potremmo accogliere ogni amore, momento per momento, senza mai fissarci, impuntarci su alcun amore prediletto. Pronti sempre ad accogliere, ma anche a lasciare andare, senza strazio, senza rimpianto. Perché il cuore del saggio illuminato è amabile, è amorevole, è ospitale... ma è un cuore vuoto.  (...)



Giampiero Comolli  da  La malinconia meravigliosa ( I discorsi di commiato del Buddha e di Gesù )



LA MALINCONIA MERAVIGLIOSA ( Discorsi di commiato del Buddha e di Gesù ) 3


(...) Gesù invece... Gesù ha un cuore pieno: gonfio d'amore e gonfio di dolore. Gesù ama tutti, ma predilige i " suoi che erano nel mondo" e li vuole amare fino al limite estremo, sino " alla fine" ( Giov. 13, 1 ). Gesù, seduto a tavola durante la sua ultima cena con i discepoli, lascia che uno di loro se ne stia dolcemente " inclinato sul suo petto"; non un discepolo a caso, ma proprio " quello che Gesù amava" ( Giov. 13, 23 ). Il che è come dire: in tale profluvio d'amore verso tutti, c'era posto anche per un di più, per un discepolo amato magari non più degli altri, ma in modo speciale, particolare, differente. Giusto con tutti e amorevole con tutti, Gesù non amava però in modo equanime e disinteressato, distaccato come il Buddha. Amava invece in modo appassionato, fino ai singhiozzi. Come quando egli si trova di fronte alla morte dell'amico Lazzaro: " Gesù pianse" ( Giov. 11, 35 ). Questo, che è il versetto più breve di tutta la Scrittura, ci mostra Gesù in lacrime per un altro amico, da lui amato in special modo. Il Buddha invece non piange, non si sarebbe mai sciolto in singhiozzi. Un vero maestro della lievità ha sì compassione per il pianto altrui, ma non piange con chi sta piangendo: sa consolare, ma il suo cuore rimane lieve, vuoto, imperturbato.  (...)



      Giampiero Comolli  da   La malinconia meravigliosa ( I discorsi di commiato del Buddha e di Gesù )