Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donne. Mostra tutti i post

domenica 7 dicembre 2025

CARTE DA DECIFRARE ( Amore e Psiche )

 

                                                                          L' amore è carte da decifrare...



"  Nonostante i legami in corso,

le sofferenze, i dolori, i traumi, le iniezioni

di fiducia, le perdite, le conquiste, le gioie,

il luogo in cui siamo diretti è la terra della psiche

abitata dagli avi,

il posto dove gli esseri umani rimangono

pericolosi e divini,

dove gli animali danzano ancora,

dove quel che è abbattuto ricresce

e dove i rami

degli alberi più vecchi

fioriscono più a lungo.

La donna nascosta

che custodisce la scintilla d' oro

conosce quel posto.

Lei sa.

E anche tu. "




     Da  " Danza delle Grandi Madri "  di  Clarissa Pinkola Estés  ( analista junghiana )

                            


sabato 6 dicembre 2025

IL SONNO DELLE DONNE

 


                    Il sogno di Dante ( Gabriel Rossetti ) al momento della morte di Beatrice



Le leggi nel sonno, le Donne

perché - dormendo - si svelano,

come risalissero le acque

amniotiche ripiene di sogni a colori.

E vedi ogni delizia spirata

in quell' abbandono interrotto

da lampi di blu.


Ciglia chiuse che dicono

chi si voleva essere prima

dei giorni tristi e violenti.

Lo leggi bene quel sonno,

come di querce

sempre vive alla radice.




                                              frida



                                 

sabato 8 marzo 2025

8 MARZO : LA MIA FESTA

 


                                                                 Johann Fussli  -  Incubo ( 1781 )



Adrienne Rich rappresenta un baluardo della poesia femminista americana. La sua evoluzione poetica riflette un' esplorazione crescente delle intersezioni tra genere, politica e potere. Nei suoi primi lavori la poeta si confrontò con una tradizion Lee maschile per assimilarne i canoni; tuttavia, con l' avvento degli anni '60 e '70, il suo impegno politico la portò verso una radicale rielaborazione della propria voce poetica. Le raccolte come " Diving into the Wreck dimostrano una critica implacabile al patriarcato e una riaffermazione dell' esperienza come centro della sua poetica. Piuttosto che opporsi alla cultura letteraria maschile attraverso la negazione, Rich costruì una contro - narrazione reclamando il potere del linguaggio come strumento di emancipazione.




LA DONNA CHE PENSA DORME INSIEME AI MOSTRI


Una donna che pensa

dorme insieme ai

mostri.

Diviene il becco che

la afferra. E la Natura,

baule pieno di

tempora e mores,

dal coperchio rotto,

eppure ancora

utilizzabile,

si riempie di tutte

queste cose: i fiori di

arancio ammuffiti,

le pillole contro i

dolori mestruali, i

terribili seni

di Boadicea sotto i

musi piatti  delle volpi

e le orchidee.


Due donne belle,

avvinghiate nella

lotta,

entrambe orgogliose,

scaltre, sottili, odo

urlare

attraverso i cristalli e

le maioliche

come Furie

allontanate dalla

preda.

L' argomentazione ad

feminam, tutti gli

antichi pugnali

arrugginiti nella mia

schiena, io li pianto

nella tua,

ma semblable, ma

soeur.



                  Adrienne  Rich   da   Diving into the Wreck



lunedì 20 gennaio 2025

50 TENTATI SUICIDI

 


                                                 Le presine da forno sentiranno la mancanza...



Questo libro di Carnaroli mette in versi, con un immaginario macabro - quotidiano  50 tentati suicidi di " casalinghe disperate " o di una sola la cui immaginazione si faccia carico di tutte le donne, tra paste sfoglie, lavatrici, rubinetti pieni di calcare, supermercati. Nonché 50 descrizioni di oggetti di uso domestico trasformati in armi letali per altrettanti omicidi : un cavatappi, un barattolo di pelati, il guinzaglio del cane... Dunque, omicidi o suicidi sono le facce di una stessa medaglia, a seconda che lo sconforto prenda la piega dell' autolesionismo o dell' impulso omicida; un mondo femminile - dunque - con tutte le sue paure, frustrazioni, costrizioni, desideri repressi ( come se li immagina l' autrice ).

A questo punto però mi chiedo : per chi è stato scritto questo libro? Chi mai saranno le possibili lettrici ? E qualche dubbio mi assale : le casalinghe disperate penso di no , in quanto questa immagine della donna tra le mura di casa mi sembra rimandi a uno stereotipo ormai superato ( e anche perché - dal tipo di versificazione non propriamente  chiarissima - probabilmente non sarebbero in grado di comprenderlo-).Le donne emancipate, nonché quelle " in carriera" neanche, perché si sentirebbero lontane anni luce da simili personaggi ( e non avrebbero neppure il tempo di leggerlo e di farci qualche riflessione..).

Adunque, questo libretto edito da Einaudi , " cui prodest? ". Ai lettori ( se vorranno ), l' ardua sentenza...




nella gabbia dei leoni

coi bambini che guardano

la mia testa

muoversi

come coda di

lucertola il corpo

continua a scattare

foto ricordo.



                                      ***


dentro il garage 

dove ho passato l' infanzia a

separare i chiodi dalle viti

per mostrare a mio padre

di valere almeno quanto gomma

da bagnato mclaren

abbassare il finestrino

sgasare.



                                               ***


preparo il giorno

del mio trapasso stendo

la pasta sfoglia passo

passo

come dice benedetta

detto cotto

le presine da forno

sentiranno 

la mancanza quando

cadrò

di sotto.



                                           ***


raggiungere lo stato profondo

che solo dash bucato lavatrice

di sporco

fare il cambio - scheletro nell' armadio

partorire pelle

come le cicale.



                                               ***


questi pois bianchi su lenzuolo

dove ricalca la mia guancia

una forma di fetta

arancia o carne

fanno malattia infantile

lamento voglio pappa

la mia guancia dicevo

aderisce

come sangue

alla mutanda

solo con acqua calda

si leva

o sveglia.



                                        ***


il barattolo

dei pelati appoggiato sul piano

da lavoro della cucina

ancora chiuso

che nessuno 

ha voglia di mangiare

si sa nella carneficina.



                                               ***


una cornice

d' argento dove prima

c'era tuo babbo che ti teneva

per un braccio

eri vestita di bianco

con un mazzolino

scialbo di fiori

ridi

non sapevo ancora

come gridi.



                                            ***


penzolare dalla trave

che mio padre

ha aiutato a costruire

i muratori

scelti

dall' ingegnere

premio

ditta miglior cantiere.



                                              ***


chiedo malattia terminale

melanoma almeno macchia sospetta

sul tallone dove batte l' adidas

in promozione

di un numero più piccolo

del mio reale dolore.



                 Alessandra Carnaroli  da   50 tentati suicidi più 50 oggetti contundenti 




sabato 14 dicembre 2024

I VERSI A DIO DI LEA



                                               Beato il nostro amore nei suoi patimenti...



Lea Golberg nacque nel 1911 da una famiglia ebraica lituana a Konisberg, ( Prussia orientale ) dove studiò filosofia e letteratura, e in seguito - a Berlino - filologia e lingue semitiche. Lea , con una scelta precoce, maturata a quindi anni , sceglie di scrivere in ebraico " Per me, non scrivere in ebraico equivale a non scrivere affatto " dice. Nel 1935 si trasferisce in Israele, che diverrà la sua seconda patria. Nel 1938, a Tel Aviv, incontra  Avraham Ben Yitzchak, lo straordinario Sonne, eternato da Elias Canetti ne " Il gioco degli occhi" . Sonne dimostrava una " sovrana conoscenza" in ogni religione e sapeva citare all' istante e testualmente ogni passo da qualunque libro, senza la minima esitazione, in un tedesco di meravigliosa bellezza. Inoltre  possedeva una straordinaria conoscenza della Bibbia ebraica . Per Lea è l' amore, ma segnato dall' impossibile, avvelenato. ( Avraham pubblica una manciata di poesie ( undici ) tra il 1908 e il 1918, ripiegandosi nel silenzio per il resto della sua vita ). " Aver conosciuto un uomo così è certo un privilegio, ma anche una catastrofe " scrive la poeta nel suo diario , esercizio di quotidiana confessione. Quell' amore insolito e insoluto, tuttavia, si sdebita con l' ispirazione : Lea Golberg scrive poesie in forme chiuse, spesso cifrate, di grande nitore, A volte le dedica a Sonne - che gradisce - pur nella retrovie della sua enigmatica ritrosia. Per lui - soprattutto - scrive un saggio " Incontro con un poeta ", pubblicato nel 1952. Sonne era morto due anni prima, lasciando in Lea un precoce senso di decrepitezza e di deserto del mondo. " Il giorno del mio compleanno, il 29 maggio, è morto Sonne. Da allora ogni cosa - eccetto questo fatto - ha perso importanza " scrive. Attraversò due guerre  e scrisse : 

(...) In tempi di guerra non solo è concesso al poeta di scrivere poesie d' amore, ma ha il dovere di farlo, perché anche in tempi di guerra l' amore ha un valore più grande dell' omicidio... è suo dovere ricordare che esistono al mondo valori semplici ed eterni capaci di rendere la vita più preziosa, la morte più perfetta... (...)
Non si sposerà mai e morì nel Gennaio 1970 a Gerusalemme.



                     Da qualche parte qualcuno, qualcosa -
                     alba oscura, pascoli di granito...
                     Il fiume, le foglie nel fruscìo della caduta,
                     canzone nella boscaglia
                     sto passando -

                     Passo come questo autunno
                     poso i passi sul primo ghiaccio :
                     crudo, opaco, fragile nel crollo
                     sepolto nell' alba buia, piovosa.

                     Passo come quella stella
                     scivolo in quella luce che non è luce
                     dietro l' orizzonte, oblio
                     dove incontri l' altra notte.

                     
                                  Lea  Goldberg


                                 

 

BEATI COLORO IL CUI SORRISO SBOCCIO' NELLA BUFERA


Beati coloro il cui sorriso sbocciò nella bufera

come luce di stelle sulla furia delle onde,

beati coloro che si incontrano in giorni tristi

e la loro letizia splende nell'ombra.


Beato chi venne nel giorno dell' amarezza

e lume per l' amico fu il suo lume,

beato il  nostro amore nei suoi patimenti,

è lui stesso ricompensa al patire.


Beata, me beata che nel cavo della mia mano

mi fu dato di riscaldare le tue dita

il giorno che mi apparve davanti la mia morte,


e una sola scintilla dal fulgore dei tuoi sguardi

alle mie tenebre portai come un monile.



                                                   ***


L' ECO


Nell' ombelico dei cieli resta l'eco:

come greve sterile nube che pioggia non rende.


Non ritorna alla mia voce solitaria,

alla mia voce che si perde innecessaria.


Ai freddi cieli rivolgo umile preghiera,

suppliche sgomente lancio nel silenzio :

cieli, chiedete pietà per una parola che è matura,

non vada il canto a deserti luoghi.



                                                       ***


PINO


Qui non posso udire la voce del cuculo,

qui l' albero non indosserà una mantella di neve

ma qui, all' ombra di questi pini,

tutta la mia infanzia risorge alla vita.

Lo scampaìo degli aghi tanto tempo fa -

chiamano patria lo spazio della neve,

e il ghiaccio verdastro che incatena il fiume

lingua della poesia in una terra straniera.

Forse solo gli uccelli migratori conoscono

 - quando sono sospesi tra la terra e il cielo -

questo dolore di avere due patrie.

Con voi sono stata piantata due volte,

con voi - pini - sono cresciuta,

le mie radici in due terre diverse.



                                              ***


IL VIAGGIO PIU' BREVE


Il viaggio più breve è quello degli anni.

La luce non è ancora passata.

La casa crollò. Il muro si mosse.

Ed ecco stanno l' uno accanto agli altri come vicini

le mie notti di oggi, i miei giorni di allora.

Che cosa si dissero? Siamo invecchiati ? Siamo cambiati ?

Il viaggio più breve è quello dentro il passato.

Ti ricordi? Un mare freddo, due navi che si abbracciavano,

bambini in cima a una collina sollevavano torce -

Siamo invecchiati ? Siamo cambiati ?

Credimi : fino a domani ho ancora ore assai lunghe.



                                       ***


DAVVERO VERRANNO ANCORA GIORNI


Davvero verranno ancora giorni di perdono e di grazia

e camminerai nel campo con l' ingenuo viandante.


La pianta dei tuoi piedi nudi accarezzerà i fili d'erba

e le solennità delle spighe ti pungeranno, e la loro puntura sarà dolce,

oppure la pioggia ti sorprenderà, con la massa battente delle sue gocce

sulle spalle, sul petto, sul collo e ti rifrescherà il capo.


Davvero camminerai ancora nei campi e la quiete si diffonderà in te,

respirerai il profumo del solco trovando pace a ogni respiro,

vedrai il sole nello specchio della pozza dorata,

le cose e la vita saranno semplici e sarà permesso toccarle

e sarà permesso, permesso, permesso amare.


Camminerai nei campi da sola,

non ti brucerai nella vampa degli incendi

in strade indurite dal sole e dal sangue.

E con cuore sincero sarai ancora umile e docile

come un filo d' erba, come un essere umano

cui è permesso, permesso, permesso amare.



                                                  ***


COME IL RAGGIO DI LUCE


Come il raggio di luce, che fende

il calice di cristallo nel suo cuore

animandosi nei giochi di colori

e nelle danze di bagliori addormentati,

ha attraversato la mia mente il ricordo

del tuo sguardo di allora.

Puoi sentirmi? Stanotte ho riso.



                                                   ***


FIORITURA DEL RICINO


Fioritura del ricino figlia d' una sola notte

cupo caldo carminio tra il nero di foglie velluto.

Un filare d' alberi rasenta il recinto spinato.

Tardo rientrava all'ovile il gregge

affaticato. Il celeste in smanie dalle spalle

sgrondava una nube smagliante.

Tutto andrà perduto come luce in acque correnti.

Tutto sorgerà per sempre nel fermo profumo agreste.

Rossa e morbida è l' erba al tramonto

come spuntata dalla quiete del mio sangue.



                                          ***


L'  ALBA MORENTE


Sempre più pallido il marmo in una illune

alba di brume al calare delle stelle.

Passa il cigno nella grigiura

come ombra di nube. Dall' abisso invano

implora il cieco narciso la sua figura.

Dalla meridiana il tempo sfuma.

Come verrà il giorno se non ha né

sembianze,

se a destarlo non c'è nel nido l' implume ?



                                                  ***


AH, CHE BELLA ERA QUEL GIORNO LA CITTA'...


Ah, che bella era quel giorno la città

nella chiara cerchia dei suoi monti,

e la sua aggraziata vecchiezza quanto

spendeva ai giovani raggi dei tuoi occhi.


E le cime delle torri quanto si ingentilivano

alla solarità del tuo sorriso intelligente.

I vicoli simili a un branco di cervi

a te fiduciosi affluivano.


Restammo estatici sulla soglia

nella quiete dell' infinito radicati

simili a una coppia di alberi felici -


rigoglio di mandorlo e senilità di ulivo.

Come luccicavano le rocce alla rugiada,

come fioriva la pietra sui monti !



                Lea  Goldberg   da    Versi a Dio  -     Lampo all' alba  e Fulmine al mattino       Trad. di Paola Messori


 

mercoledì 11 settembre 2024

IO SONO LILITH

 


                                                         John Collier -  Lilith con un serpente



Libanese di nascita, è ormai un'assidua presenza all'interno dei festival di Letteratura. Si devono alla sua penna anche una serie di corrispondenze curate per " Il Corriere della sera" durante la guerra tra Israele e Libano nel 2006.

Conduce una personale battaglia per la liberazione della donna dall'oscurantismo islamico, ben sintetizzata  nella raccolta ( di cui alcuni testi ) qui presentata.





SONO COSI'


Sono così

non ho tempo per i rimpianti

gioco con i destini, mi annoio facilmente

prometto e non mantengo.

Inutile cambiarmi :

la certezza mi è estranea

per l'imbarazzo dell'amore

per l'immaginazione

perché sono devota

solo all'indolenza.

Imprevedibili i miei appuntamenti

sono una fuga prima del tempo

un sole che non basta

una notte che mai si schiude

sono impetuosi sussulti tra la sete e il dissetarsi.

Sono così, un silenzio per raccogliermi,

un lento terrore per disperdermi

un silenzio e un terrore per curare una crudele memoria

non c'è luce che possa guidarmi :

possiedo solo i miei peccati.



                                                  ***


ALBERO AZZURRO


Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine

il silenzio diventa frutto

e il sonno tempesta

si socchiudono porte proibite

e l'acqua impara a soffrire.

Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi

il desiderio sale e spande

a volte marea insolente

onda che corre senza fine

nettare che cola goccia a goccia

nettare più ardente che un tormento

inizio che non si compie mai.

Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano

mi arrendo nuda come la pioggia

e nuda come un seno sognato

tenera come la vite che matura al sole

molteplice mi attendo

finché nasca l'albero del tuo amore.

Tanto alto e ribelle.

Tanto alto e tanto mio.

Freccia che ritorna all'arco.

Palma azzurra piantata nelle mie nuvole.

Cielo crescente che niente fermerà.



                                             ***


AMAMI


Mi trasporto in punta di piedi

mi trasporto nel galoppo della mia vista.

Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.

Mi abbraccio desiderandomi.

Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.

Mi cullo sul mio seno.

Alle mani germoglianti infilo i guanti della poesia.


Reclamo la rivelazione

le mie incisioni su una pietra.

La mia immagine reca acqua alla sete

ed esche alla rete dei pescatori.

Trascorro i rintocchi delle campane della sera

scolpendo.

Dormo nella mia stessa ombra.

Indosso la mia natura beduina

quando sono stanca.

Entro in un giardino

che non mi istiga contro me stessa.

Amo la mia anima impossibile,

quella i cui piedi

sono ignoti alla terra.



                         Joumana  Haddad  da    Il ritorno di Lilith



venerdì 19 luglio 2024

QUALCOSA CHE MI RIGUARDA ( dice Daniela )

 


                                                         Non vedere più la bellezza uccide...




HO TRASCURATO DI DIRE QUALCOSA CHE MI RIGUARDA


Ho trascurato di dire qualcosa che mi riguarda

ma che riguarda anche voi che mi siete vicini.

Amo la luce che indietreggia quando gli alberi

flettono le foglie nel vento simili ad aironi verdi,

mi commuove l'orizzonte di mare

che emerge dal buio come un ricordo

e il sole che arriva a toccare l' acqua senza scalzarla;

vorrei parlarvi dei miei percorsi sotto i portici di

piazza Vittorio dove ristagna il fiato di tante voci

e del raccoglimento della luce quando scende sulla

tavola apparecchiata, ma anche della prima vastità del giorno

o della prima oscurità del giorno quando un antifurto

mette in scena la scintilla dell'idea


io sono una che raccoglie sassi

ma non sono una collezionista

li stringo in pugno per ricordare il

corpo, scrivo dialoghi di lunghe

frasi con la vita per non sprofondare

scrivo per ingraziarmi la morte -

sono una sospesa nella paura

che prima di spalancare la finestra

e sparire nei cunicoli della notte

allagherà di luce le pagine dell'infanzia.



                                                   ***


Anche senza sangue il male fa paura

anche se non ci sono sciami di bombe che cadono sulla

città *, anche se non ci sono volte di fumo nella stanza

anche senza labbra nere il male fa paura


morire prima della morte fa paura

ma non vedere più la bellezza uccide.




                           Daniela  Attanasio   da      Vicino e visibile



*  era il 2017 e le bombe  non cadevano sulle città ( non così vicine a noi, almeno )




giovedì 8 dicembre 2022

8 DICEMBRE : festa dell' IMMACOLATA

 


Il 25 Marzo 1858, La Vergine Maria disse alla quattordicenne Bernadette Soubirous, contadina del luogo : " Io sono L' Immacolata Concezione ", senza che neppure la ragazza sapesse il significato dell'espressione . La Signora pronunciò la frase in dialetto guascone, l'unico che Bernadette fosse in grado di comprendere : "  Que soy era Immaculada Councepciou ".



Il 


      L' angelo scese - come ogni sera - ad insegnarmi una nuova preghiera...







         Magnificat anima mea dominum....








                                                              Et exultavit spiritus meo...







                                                                       Magnificat




giovedì 27 ottobre 2022

LA ROMANESCA DI FRANCESCA



                                               Francesca Caccini  - La Romanesca



Francesca Caccini ( 1587 - 1641 ) era figlia di Guido, esponente di rilievo della fiorentina Camerata de' Bardi. Educata, oltre che nella musica, in latino, greco, lingue moderne, letteratura e matematica, Francesca fu liutista, cantante, insegnante di musica e compositrice. In un primo tempo cantò nel coro diretto dal padre, per poi passare al servizio dei Medici come insegnante di musica e compositrice. Si distinse nei vari generi di musica allora diffusi: canti profani e sacri, musiche di scena per le commedie di Michelangelo Buonarroti e anche per un Melodramma " La liberazione di Ruggero dall'isola di Alcina " eseguito a Firenze nel 1625 in onore del principe di Polonia divenuto in seguito re col nome di Wadyslaw IV. E' considerata la prima Opera scritta da una donna. Poche delle sue composizioni sopravvivono, ma quanto basta per mostrarci la grande perizia nell'elaborazione ritmica e nell'armonia.



                                       ( f.)



martedì 7 giugno 2022

CHIAMAMI COL MIO NOME 1



                                                      Chiamami col mio nome



" Le cinquanta poete presenti nella raccolta sono una scelta tra molti incontri: qui non ho applicato alcun giudizio di valore nel senso che queste dovrebbero essere lette tralasciando le altre, ma sono - appunto - incontri che ho fatto con la poesia, che ho studiato e approfondito e che restituisco, nella speranza che queste scrittrici vengano sempre più ricordate, scoperte e lette ".

                   (  Dalla Prefazione  di  Anna  Toscano )




 ADELIA PRADO  E LA PAROLA CHE CERCA LE COSE


IL POTERE DELLA PREGHIERA


In certe mattine disprego:

la vita umana è molto miserevole.

Una piccola sconnessione negli ossicini

mi fa dolore la spina dorsale.

Sento bisogno di gridare a Dio.

Lui sta nascosto, ma risponde secco:

"I jeans coringa non si restringono".

E io comprendo nella sua estensione

il commovente sforzo dell'umanità

che prepara abiti nuovi per andare alla festa.

il piatto smaltato dove ama mangiare,

un piatto fondo verde immenso mare pieno di storie.

La vita umana è molto miserevole.

" I jeans coringa non si restringono?"

Il mio cuore neppure.

Quando in certe mattine disprego

è per dimenticanza,

solo per disattenzione.



                                       ***

AGOTA KRISTOF  E LA POESIA CHE RACCOGLIE SEGNI


TI ASPETTAVO


T i aspettavo in fondo alla strada nelle pioggia

andavo a capo chino ti vedevo lo stesso

ma non riuscivo a sfiorarti la mano.


Ti aspettavo su una panchina le ombre degli alberi

cadevano sulla ghiaia fresca

come anche la tua ombra mentre ti avvicinavi.


Ti aspettavo una volta di notte sul monte

crepitavano i rami quando li hai scostati

dal tuo viso e mi hai detto che non potevi restare


ti aspettavo a riva con l'orecchio incollato

a terra sentivo il tonfo dei tuoi passi

sulla sabbia morbida poi si fece silenzio


ti aspettavo quando arrivavano i treni lontani

e le persone tornavano tutte a casa

mi hai fatto un cenno dal finestrino e il treno non si è fermato.



                                         ***


ALDA MERINI  E LA POESIA CONTRO LA PAURA


La cosa più superba è la notte

quando cadono gli ultimi spaventi

e l'anima si getta all'avventura.

Lui tace nel tuo grembo

come riassorbito dal sangue,

che finalmente si colora di Dio

e tu preghi che taccia per sempre

per non sentirlo come rigoglio fisso

fin dentro le pareti.



                                         ***


AMALIA GUGLIELMINETTI E LA VOCE FRUSCIO


LA MIA VOCE


La mia voce non ha rombo di mare

o d'echi alti tra fughe di colonne:

ma il sussurro che par fruscìo di gonne

con cui si narran femminili gare.


Io non volli cantar, volli parlare,

e dir cose di me, di tante donne

cui molti desideri urgon l'insonne

cuore e lascian con labbra un poco amare.


E amara è pur la mia voce talvolta,

quasi vi tremi un riso d'ironia,

più pungente a chi parla che a chi ascolta.


Come quando a un'amica si confida

qualche segreto di malinconia

e si ha paura c'ella ne sorrida.



                                         ***


BIANCA TAROZZI E LA POESIA PER NON DIMENTICARE


DIMENTICARE


Dio asseconda il mio 

più segreto volere,

che io stessa non so,

fa in modo che 

perda gli oggetti, i nomi,

il mio passato,

quel che avevo creduto di volere,

il mio scarso sapere.

Lui mi ha spogliato

di tutti i miei pensieri:

pensieri vagabondi,

passeggeri!

Pensieri neri,

pensieri affaticati!

Ora senza di loro,

libera dal passato e dal futuro,

sto in un vuoto presente.

Qui musiche, sapori,

colori, affetti

trasvolano e si perdono:

gli oggetti

sospesi nella mente se ne vanno.

Poi lo spazio silente

ma sgombro, intero,

lo spazio trasparente.



                                                   ***


LALLA  ROMANO  E LE PAROLE COME CASA


SE CERCO PAROLE


Non pensare se cerco parole

che voglia nutrirmi di vento


un dono di giuste parole

incorruttibile come la musica


dolce come la casa

triste come l'infanzia

paziente come il tempo.




       CHIAMAMI COL MIO NOME  ( Antologia poetica di donne a cura di Anna Toscano )


CHIAMAMI COL MIO NOME 2

 


                                                                Chiamami col mio nome



IDA VITALE E IL GOMITOLO DELLA POESIA


IMPEGNI D'OGNI GIORNO


Ricordati del pane,

non ti scordare quella cera bruna

che si deve spalmare sopra il legno,

né la cannella per guarnire,

né le altre spezie necessarie.

Corri, aggiusta, veglia,

verifica ogni rito della casa.

D'accordo con il sale, il miele,

con la farina, il vino inutile,

cedi senz'altro al tuo talento ozioso,

allo strepito ardente del tuo corpo.

Passa, per questo stesso ago da cucire,

una sera via l'altra,

tra l'una e l'altra tela,

il tuo agrodolce sogno,

le porzioni di cielo danneggiato.

E sempre in mano tua un gomitolo

senza mai smettere si avvolga

come nei giri d'altro labirinto.


M non pensare,

                      non sforzarti,

                                        tessi.

A  poco vale ricordare,

cercare appoggio dentro i miti.

Arianna tu non hai riscatto

né una costellazione per corona.



                                        ***

ARMANDA GUIDUCCI E LA PAROLA POETICA TRA SILENZI


Mi recitavi un tempo, per legarmi,

con filtri d'amore a te, dei versi

d'una sfuggente amarezza - di Montale.

" E il calcolo dei dadi più non torna..."

Eri tanto intatto e risparmiato

- perfino da te stesso. Amavi me.

Ed avevamo in mano tutte le carte.


Ora che, una volta di più,

ha vinto lo spreco, la dissipazione,

e mai due volte può tornare in sorte

di riafferrare tutti i segni delle carte,

non ti supplizia, il senso di quel verso?


La tortura, per me, è dovere senza tregua udire

sobbalzare quei dadi,

quel suono antico... a stento, percepito

allora; ma, nel gran tempo svuotato

di noi, così nitido adesso, così profetico.



                                    ***


TESS GALLAGHER E LA POESIA A DUE VOCI


BACIO SENZA CORPO


Credi che non sappia che la vita

ci riduce alla sua misura?

Che la calamità della bellezza attacca

lo scheletro, invecchiandolo

dall'interno?

Riposa un poco qui, in questo corpo

senza corpo che

è l'amore, era l'amore. Queste poesie ti

convinceranno più di un altro

che sei stato molto amato

e lo dovresti essere ancora. Sarà come

una stella caduta

racconta alla terra il cielo notturno?

Alzerà lo sguardo, quella donna

nel nostro futuro? Ma ora il libro

è caduto a terra e noi

ci siamo rivolti uno all'altra

sulla scala senza parole

di qualche momento non vissuto dove la poesia

non significa niente, anche se è tutto qual che rimane

di ciò che griderebbe la notte

se avesse due voci, questa

e quella che le risponderebbe

se potesse.



                                           ***


LAURA LIBERALE  E LA POESIA  CONTRO LA DISSIPAZIONE


La madre è il leone nero

che infrange a unghiate

la cupola dell'infanzia.

Sapere è bucare la luce

aprire varchi d'ombra.

Questi mezzi disseminati

sono l'ultima misura del danno.



                                             ***


LOUISE GLUCK E LA POESIA COME PROVA


PARODOS


Molto tempo fa, sono stata ferita.

Imparai 

a esistere, come reazione,

fuori dal contatto

con il mondo : vi dirò

cosa volevo essere -

un congegno fatto per ascoltare.

Non inerte: immobile.

Un pezzo di legno. Una pietra.


Perché dovrei stancarmi a discutere, replicare?

Quelli che respiravano negli altri letti

non erano certoin grado di seguirmi, essendo

incontrollabili

come lo sono i sogni -

Attraverso le veneziane, osservavo

la luna nel cielo notturno restringersi e gonfiarsi.


Ero nata con una vocazione :

testimoniare

i grandi misteri.

Ora che ho visto

e nascita e morte, so

che per la mia buia natura esse

sono prove, non

misteri-.



                                    ***


DARIA MENICANTI  E LA POETICA DEL PRECISARSI


2 NOVEMBRE


                                       sono

una folla oramai contro la mia

porta. Sono una gente. E ciascheduno

ha quell'ultimo sguardo che aveva.




                Chiamami col mio nome ( Antologia poetica a cura di Anna Toscano )




mercoledì 1 giugno 2022

LE DONNE DI DYLAN THOMAS 1



PAMELA HANSFORD JOHNSON


Pamela scrisse una lettera di congratulazioni  Dylan Thomas dopo aver letto la sua prima poesia pubblicata nella rubrica Poets  Corner del Sunday Referee, un settimanale londinese. Fu la sua prima vera ragazza, per quanto egli si vantasse di relazioni precedenti. Pamela viveva con la madre nel sud di Londra e lavorava in banca. Anch'ella era un'aspirante scrittrice. i due si innamorarono nel febbraio 1934 e le loro numerose e lunghe lettere ( si sono conservate solo quelle di lui) erano piene di discorsi sulla poesia, sulla vita che avrebbero passato insieme e sulla salute di Dylan ( immaginava di soffrire di tubercolosi e già allora beveva e fumava smodatamente). Il loro legame subì un duro colpo quando Dylan confessò un tradimento. Pamela lo perdonò ma a poco a poco si rese conto che un matrimonio con il più giovane Dylan sarebbe stato una follia. In seguito la ragazza scrisse romanzi e sposò lo scrittore ( Lord ) C.P.Snow.



                                 ***


WYN  HENDERSON


Wyn si interessava di arte, di musica e di editoria, scriveva recensioni e spesso ospitava artisti bisognosi nel suo cottage in Cornovaglia. Quasi quarantenne, madre divorziata di due figli, ebbe una breve relazione con Dylan, poi, su suggerimento di un amico comune, lo invitò in Cornovaglia per strapparlo alla vita dissipata di Londra. Dylan accettò, ci andò e lavorò fruttuosamente. Anche se la loro relazione finì quando il poeta incontrò la futura moglie, rimasero in buoni rapporti.



                                          ***


CAITLIN  MACNAMARA


Caitlin incontrò Dylan in un pub di Londra verso l'inizio del 1936. Lui aveva ventun anni, lei dieci mesi di più. Secondo la leggenda le presentazioni furono fatte dal pittore Augustus John, che probabilmente era l'amante della ragazza. Si racconta che i due uomini fossero venuti alle mani per lei, cosa che non avrebbe affatto turbato la ballerina, modella e disegnatrice di sangue franco - irlandese. Dylan e Caitlin si sposarono nel 1837, ma la loro unione, da cui nacquero tre figli, fu notoriamente burrascosa e talvolta violenta, quasi prossima alla rottura per i reiterati tradimenti di lui. M nonostante le baruffe, i due rimasero legati l'uno all'altra - come orfani naufraghi - per anni di povertà, eccessi e successi.



                 Dylan Thomas   da    Lettere alle mie donne




LE DONNE DI DYLAN THOMAS 2

 

EMILY HOLMES COLEMAN


Emily era una scrittrice americana residente a Londra, autrice di un romanzo autobiografico, The Shutters of snow. Aveva quattordici anni più di Dylan, il che forse contribuì ad affascinarlo. Si frequentarono dopo che il poeta aveva conosciuto Caitlin e la loro relazione ebbe corso mentre la moglie si trovava in Irlanda e Dylan da solo a Londra.



                                     ***


EDITH SITWELL


Autorevole poetessa e dama di società, fu tra le prima sostenitrici di Thomas ed ebbe nei suoi confronti un atteggiamento quasi materno. Dopo aver trascurato per qualche tempo l'amicizia della decana sessantenne, Dylan le scrisse ringraziandola per alcune lodi recenti e cercando di riannodare un rapporto fruttuoso. Fu proprio grazie alla Sitwell che nel 1947 la Società degli Autori gli conferì una borsa ci centocinquanta sterline per soggiornare in Italia.



                                        ***


MARGARET TAYLOR


Margaret mise a dura prova la pazienza del marito, lo storico Alan Taylor, prendendosi cura  dell'irresponsabile poeta ventenne che aveva conosciuto in Galles. Nonostante tutto continuò ad aiutare Dylan e poi la sua famiglia. Dopo averlo ospitato ad Oxford e a  South Leigh, trovò e mise a sua disposizione la caratteristica casa a  Laugharne dove il poeta trascorse gli ultimi anni. I sentimenti per lei furono contraddittori : non ci fu una relazione sentimentale, ma nelle lettere che le indirizzò, Dylan dovette spesso far appello ai più lirici voli di gratitudine e a volte di rimorso.




                Dylan Thomas   da   Lettere alle mie donne