domenica 28 febbraio 2021

LA TUA VOCE

 


                                                                 Portami via da qui...




Ti chiamavo da una terra lontana,

era una telefonata da niente

e invece mi sono lentamente

sgretolato sotto le tue sillabe

e l'isola in cui ero rinchiuso si è dissolta

sotto le onde della voce,

adesso non posso scrivere, adesso aspetto

che mi chiami: ho la punta del cuore

che mi trema come una lama,

la punta delle mani senza sangue,

chiamami, sfiorami sul ventre nudo,

ho buttato i pantaloni per terra

come si butta per terra un giornale,

resterò nudo fino a quando

non vieni a baciarmi con la tua voce,

resto qui, ti aspetto,

voglio  che mi vedi così, inerme,

scomposto, voglio che mi lecchi

la punta del cuore, voglio sentirti

con la mano che gira sul ventre,

prendi la mano

che non ha mai toccato nulla

prendila senza sapere se è la mia o la tua

vieni a prendermi senza indugi

vieni a prenderti, sei qui

tra le mie braccia.



                         Franco Arminio , 2006




COME UN TESTAMENTO ( scrivimi )


                                  

                                     Giovanni Boldini - Studio di donna che scrive




TI PREGO, SCRIVIMI


Ti prego, scrivimi,

te lo chiedo oggi davanti al nulla

o a dio, te lo chiedo

in nome di tutti i morti

della mia e della tua morte

te lo chiedo  per tutto quello che c'è stato

e ci sarà, per tutto il male e tutto il bene

per le lacrime e le gioie.

Ti prego, accogli in qualche modo,

rivolgimi lo sguardo, puoi pensarmi

come un verme, puoi sentirmi più lontano

di una stella, ma adesso ti chiedo

di guardarmi, di aprire la tua voce,

di muoverla come si muove il vento,

dai, ti prego, in nome del silenzio in cui saremo

per sempre, in nome della mia indegna

fratellanza, dei miei imbrogli, mandami una parola:

qualunque parola tua contiene il mondo,

sento il sangue che mi vuole uscire dalla testa

sento la vita che vuole andarsene, ti prego

scrivimi, ti prego scusami anche per questa preghiera

per questa perenne indegnità della mia vita,

sto piangendo per l'amore mai dato e mai trovato

per gli inganni che ho compiuto,

ti prego piangi con me, piangi per questa verità

che piange tra le mani, per questa sedia rotta

su cui stiamo seduti,

vieni da me come una madonna,

come una cagna adirata, come un passero impaurito,

non mi serve più niente, non ci serve più niente,

ti bacio anche se non mi scrivi, bacio la vita di tutti

abbraccio i nostri continenti, i nostri alberi, i nostri mari,

vado con te e con tutti, mi lascio andare, lascio le fabbriche

del presente e dell'eternità, eccomi

ecco il mio corpo, ecco il pane e le ferite,

ecco il tempo che non sappiamo cosa sia

eccoci tutti dentro un'anima sola,

siamo nella stessa bara

nello stesso sorriso,

non conta nulla

ciò che vogliamo, non conta nulla

la gioia e lo sgomento

se non preghiamo

se non sentiamo

che ogni attimo è un testamento.




                          Franco  Arminio



TROPPI PARADISI

 




                               "Ce ne sono tante di cose che non riesco a dirti".

                 " Chissà se verranno fuori, in caso di necessità".


                   Ci abbracciamo, e mentre sento il tuo cuore

                   che batte,

                   ho l'impressione di camminare su un campo

                   che ho inutilmente minato.




                              Walter  Siti   da      Troppi paradisi


  

POESIE ASSETATE D'ARIA

 


                    Vorrei poter dire - di questo amore - che ha trovato una misura di luce...




è quasi finita la luce.

da questo vaso di vetro e cemento sporgiamo il capo come fiori

recisi dalla nascita.

*

tra i rami dei polmoni

si sono posati i corvi. E' ferma l'aria. Nessun battito

che li richiami via.

*

sgorga dagli occhi acqua benedetta cercando te, la tua frattura

per attraversare il mondo.

*

per ogni morto porterai una luce nel buio del corpo

e dei suoi firmamenti.


                                                       Franca Mancinelli


                                        

                                           ***


Ci incamminiamo

uno dopo l'altro ai fiumi di pietra

dritti come cipressi al centro del tempo

i cieli armati di primavera.

Non possediamo nulla, solo bocche d'aria

e aureole ai piedi, impronte ammutolite.

Noi battiti digiuni, il  siliquastro fiorisce.

Non avvicinarti - ti dico -

ora non puoi toccarmi.



                                                  Flaminia Cruciani


                                              ***


Vorrei poter dire, di questo amore

nato nel segno di un presagio, memoria

ormai compiuta, promessa mantenuta,

che ha trovato una misura di luce

nell'incedere sghembo del tempo.


Ma la casa comunque non ci abita più,

siamo due corpi soli e desertificati,

sentimento rastremato fino all'osso,

scheggia aguzza piantata nel cuore.



                                                    Giovanna Rosadini


                                       ***


Il mio compito è di riunirmi a te

nel secondo in cui le cime di ogni pianta

rendono l'ultima scia al cielo.

Povere, infitte nel terreno

anche loro, sono libere di agitare

soltanto la dolorosa fine di un desiderio.

Mi hanno insegnato il sonoro segreto

dell'anima: così allungo le mie dita verdi

verso il tempo di un'altra città.

E una foglia s'impiglia - e forse parla -

tra i tuoi capelli neri.


                                    Anna Ruotolo



         Dal sottovuoto - Poesie assetate d'aria  ( a cura di Matteo Bianchi )




LE ELEGIE ALLUCINOGENE DI OFELIA

 


                                      La borsa in pelle di coccodrillo è vuota e piange...





ELEGIA ALLUCINOGENA 1


La borsa in pelle di coccodrillo è vuota e piange

per timore che presto sarà stipata di cose.

il rotolo di carta igienica medita tutta la notte

sul proprio Io nascosto e - la mattina - si arrotola

e srotola attorno al proprio Io rivelato. il martello

conficca nervosamente chiodi nel bracciolo

della poltrona. il caffè gorgoglia di felicità

nel bricco di metallo, la pipa sbuffa e risbuffa.

nella borsa in pelle di coccodrillo vengono

stipati organi di coccodrillo

conservati in formalina.

il rotolo di carta igienica entra in stato

alterato di coscienza e si illumina.

il martello si indigna e lo tartassa di chiodi,

invece la borsa ne sugge le parole

al proprio interno e gli organi conservati

in formalina riprendono vita. la borsa in pelle

di coccodrillo si illumina e diventa un 

coccodrillo illuminato. il caffè gorgoglia al culmine

della felicità. la pipa si adagia  nella poltrona

e ascolta sbuffando risbuffando.

poco a poco si calma. inspira a fondo il fumo

e si soffoca, tossisce da fumatore incallito.

il caffè si sversa sul fuoco.

il fuoco si spegne. il coccodrillo afferra la pipa

fra i denti. la pipa si soffoca e soccombe.

il rotolo di carta igienica assume la posizione

del fiore di loto e lievita sopra

la camera che filma e sviluppa l'aurea del

coccodrillo illuminato.



                                      ***


ELEGIA ILLUCINOGENA 6


Il rasoio elettrico pilota un aereo

a reazione. sulla sua tuta da pilota

c'è un occhiello che durante il volo

rilascia feromoni. sulla sua tuta

si posa uno sciame di vespe metalliche.

il rasoio elettrico chiede aiuto

alla torre di controllo. le vespe

creano interferenze nel messaggio S.O.S

si addensano nubi nere di titanio.

le gocce di pioggia penetrano

con violenza nella carlinga dell'aereo.

il rasoio elettrico si lancia col paracadute.

le vespe metalliche gli sciamano attorno.

dal cielo cadono meteoriti radioattive

che conversano in una lingua

di provenienza extraterrestre.

il rasoio elettrico sente telepaticamente

l'intera conversazione. registra il messaggio

che annuncia un'imminente

invasione extraterrestre

e che le vespe metalliche sono dei mini robot

spediti a fare un sopralluogo.

il rasoio elettrico è terrorizzato. è in preda al

panico. il paracadute si inceppa. le vespe sciamano

sempre più aggressive. dalle nuvole

scendono gocce di pioggia radioattiva.

dalle meteoriti escono larve di alieni

che si cibano delle sostanze attive sulle

lame del rasoio elettrico, si schiudono

simultaneamente, crescono in maniera esplosiva

e, raggiunta la maturità, invadono l'abitazione

del rasoio elettrico dove installano

in modo strategico il proprio posto di comando.




                Ofelia Prodan  da   Elegie allucinigene ( Trad. di Mauro Barindi )



Oggetti banali che si trovano in camera da letto, in cucina o in salotto, vengono animati e fatti agire in situazioni, in rapporti umani e accadimenti fantastici all'insegna di una comicità delirante, che assume forme di sovra - logicità allucinatoria nel suo progredire. Ogni elegia allucinogena è un racconto surrealista su questi oggetti animati, ciascuno con un proprio ruolo strategico, con una propria potenzialità fantastico - stravagante, e tutti partecipano a una tragicommedia in miniatura o - al contrario - di dimensioni planetarie...


Ofelia Prodan rientra nella cosiddetta " generazione duemillista ", quella fucina di nuovi poeti che hanno segnato un momento di svolta nel modo di fare poesia nel panorama letterario romeno degli anni Duemila.



sabato 27 febbraio 2021

RISVEGLIO

 


                                       Dopo che tutto è stato fatto per trattenere la vita...




Ci si risveglia un giorno e le cose sembrano le stesse

mentre invece dietro a noi si è aperto un vuoto

dopo che tutto è stato fatto per trattenere la vita

in mezzo a un panorama di pietre sparse e di tegole rotte.

Allora uno mette il dentifricio sullo spazzolino

mescola lo zucchero al caffè

con l'attenzione che aveva da scolaro

quando ritagliava dalla carta

file di bambini che si tengono per mano,

piccoli pesci che baciano l'aria.




                    Pierluigi Cappello    da    Azzurro elementare



venerdì 26 febbraio 2021

VERSO DIO PADRE ( a piccoli passi )

 


                                                     Vincent Van Gogh -  Primi passi




" Venga il tuo regno..."

(...) Si tratta di qualcosa che deve venire, che non c'è. Il regno di Dio è lo Spirito Santo che colma tutta l'anima delle creature intelligenti. Lo Spirito soffia dove vuole. Non si può fare altro che invocarlo. non bisogna neppure pensare di invocarlo in maniera particolare su di sé, o su questo o su quello, o anche su tutti; bisogna semplicemente invocarlo, di modo che il semplice pensare a lui sia un appello, un grido: quando si è al limite della sete, quando si è ammalati di sete, non ci si raffigura più l'atto del bere in rapporto a se stessi e nemmeno l'atto del bene in generale; ci si raffigura soltanto l'acqua, l'acqua in se stessa; ma questa raffigurazione dell'acqua è come un grido di tutto l'essere . (...)



                                    Simone  Weil  


Ho trascritto solo un piccolo estratto di tutta la riflessione di Simone Weil  sulla preghiera del " Padre nostro..."

Chi volesse leggere il testo integrale lo può trovare in rete su  mikeplato. myblog.it  ( A PROPOSITO DEL PATER  di Simone Weil )



                                      frida



POR AMARTE

 


                                                                  Amami come sai...




AMAMI


Amami come sai, con l'ansia del possesso

col brivido dell'unghia,

nella carne nell'ansimo nell'urto

dei corpi nel gemito nell'umida penombra

del tuo estuario e del nostro abbandono.

Regalami un'ora o una vita

che sia eterna.



                                        ***


ALBA ( lasciami entrare oh accoglimi )


Lasciami entrare oh accoglimi

in te mia terra come semina dentro

il solco nessun ripensamento

sia tra noi due nessun indugio

finché a vegliare sarà amore

nel precipite buio dove stelle

i nostri corpi brilleranno

finché l'alba sorgerà per

dividerci e finestre

la gente aprirà per 

calunniarci.



                                        ***


LO SGUARDO


Che sguardo tuo m'incise

dentro la prima volta? Che parola,

appena pronunciata, il sortilegio

che mi vinse? M'accecano occhi

che non mi stanco di guardare.

Mi ferisce d'amore la tua mano.



                                           ***


CERCAMI


Cercami così con le mani e con la mente

col silenzio impaziente degli occhi

cercami con la lingua e con le labbra

avide con la febbre e l'attenzione

che l'amore pretende, cercami così.


Trovami qui nell'ansia della fame e

del desiderio, nel languore della pelle

trovami nell'erba del ventre nel tepore

dell'inguine nel fuoco delle labbra

che si aprono ad accoglierti, trovami qui.



                                            ***


QUANDO LE DITA TRACCIARONO LA LINEA


Quando le dita tracciarono la linea

aguzza dei tuoi fianchi, quando,

brune tortore tremanti, le punte

dei seni al tocco delle labbra

si alzarono in volo, quando il fuoco

pallido del tuo ventre si accese

e arse le morte foglie del pudore,

quando l'ansia fu spasimo, grido

muto, quando dal desiderio

generasti il piacere e le labbra

si schiusero per dirlo, quando l'esangue

fiore del tuo corpo finalmente si aprì

fra petali di febbre, io ape assetata

mi posi saziandomi lasciandomi morire...




                   Juan  Ruiz     da      El libro de buen amor



giovedì 25 febbraio 2021

POESIE DI CZESLAW MILOSZ

 


                                         E' presto giorno, ancora uno: fa' ciò che puoi...




SPERANZA


La speranza c'è, quando uno crede

che non un sogno, ma corpo vivo è

la terra.

E che vista, tatto e udito non mentono.

E tutte le cose che qui ho conosciuto

sono come un giardino, quando stai

sulla soglia.


Entrarvi non si può, ma c'è di sicuro.

Se guardassimo meglio e più saggiamente

un nuovo fiore ancora e più di una stella

nel giardino del mondo scorgeremmo.


Taluni dicono che l'occhio ci inganna

e che non c'è nulla, solo apparenza.

Ma proprio questi non hanno speranza.

Pensano che appena l'uomo volta le spalle,

il mondo intero dietro lui più non sia,

come da mani di ladro portato via.



                                           ***


COSA SIGNIFICA


Non sa di brillare.

Non sa di volare.

Non sa di essere questo e non quello.


E come sempre più spesso a bocca aperta,

con la Gauloise che si spegne,

davanti a un bicchiere di vino rosso,

penso a cosa significhi essere questo e non

quello.


Quando avevo vent'anni era lo stesso.

Allora però con la speranza di essere tutto,

forse anche farfalla e merlo, per

sortilegio.

Ora vedo le strade polverose del 

circondario

e la cittadina dove l'impiegato delle poste

si ubriaca ogni giorno.

Per il rammarico di essere identico

solo a sé.


E se a rinchiudermi fossero soltanto 

le stelle,

e se le cose stessero semplicemente così

e che ci sono il cosiddetto mondo e il cosiddetto

corpo,

se volessi essere non contraddittorio. Ma

no.



                                          ***


GLI ANGELI


Vi hanno tolto le vesti bianche,

le ali e perfino l'esistenza,

tuttavia io vi credo messaggeri.


Là dove il mondo è girato a rovescio,

pesante stoffa ricamata di stelle e animali,

passeggiate esaminando i punti veritieri

della cucitura.


La vostra tappa qui è breve :

forse nell'ora mattutina, se il cielo è

limpido,

in una melodia ripetuta da un uccello,

o nel profumo delle mele verso sera,

quando la luce rende magici i frutteti.


Dicono che vi abbia inventato qualcuno,

ma non ne sono convinto.

Perché gli uomini hanno inventato anche

se stessi.


La voce - senza dubbio questa è la prova,

perché appartiene a esseri indubbiamente

limpidi,

leggeri , alati ( perché no? ),

cinti dalla folgore.

Ho udito sovente questa voce in sogno

e - cosa ancor più strana - capivo

pressappoco

il dettame o l'invito in lingua ultraterrena :


è presto giorno,

ancora uno,

fa' ciò che puoi.



                                                ***


CANZONE SULLA FINE DEL MONDO


Il giorno della fine del mondo

l'ape gira sul fiore del nasturzio,

il pescatore ripara la rete luccicante.

Nel mare saltano allegri delfini,

giovani passeri si appoggiano 

alle grondaie

e il serpente ha la pelle dorata che ci sia

aspetta.


Il giorno della fine del mondo,

le donne vanno per i campi sotto

l'ombrello,

l'ubriaco si addormenta sul ciglio

dell'aiuola,

i fruttivendoli gridano in strada

e la barca dalla vela gialla si accosta

all'isola.

Il suono del violino si prolunga nell'aria

e disserra la notte stellata.


 E  chi si aspettava folgori e lampi,

rimane deluso.

E chi si aspettava segni e trombe 

di arcangeli,

non crede che già stia avvenendo.

Finché il sole e la luna sono su in alto,

finché il calabrone visita la rosa,

finché nascono rosei bambini,

nessuno crede che stia già avvenendo.


Solo un vecchietto canuto, che sarebbe

un profeta

- ma profeta non è perché ha altro da fare -

dice legando i pomodori:

non ci sarà altra fine del mondo,

non ci sarà altra fine del mondo.



                                              ***


IL DONO


Un giorno così felice.

La nebbia si alzò presto, lavoravo

in giardino.

I  colibrì si posavano sui fiori

del quadrifoglio.

Non c'era cosa sulla terra che desiderassi

avere.

Non conoscevo nessuno che valesse la pena

di invidiare.

Il male accadutomi l'avevo dimenticato.

Non mi vergognavo al pensiero di essere stato

chi sono.

Nessun dolore nel mio corpo.

Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro

e le vele.




                      Czeslaw  Milosz    da      Poesie  



mercoledì 24 febbraio 2021

NON SIAMO STATI NOI ( Introduzione )

 

Il testo che propongo ( scritto da un frate minore, biblista e docente di Sacra Scrittura ) è il primo di una trilogia che si propone di indagare l'intreccio tra la libertà dell'uomo e la sua relazione con Dio, partendo dalle domande che ciascuno di noi si pone riguardo al problema della sofferenza, del  male e della fatica connessa all'esistenza. A partire da  testi biblici, che spaziano dal giardino dell' Eden fino a quello della Resurrezione, si ripercorre la parola dell'esperienza umana nelle figure del fallimento e dell'incompiutezza, in una prospettiva moderna ed esistenziale.

Il senso di colpa che attanaglia tutti - credenti o meno - ci pone continuamente nella condizione di coloro che devono " scusarsi" per non aver saputo vivere all'altezza della propria umanità. Questo profondo smarrimento si declina in forme diverse: ci sentiamo soli, inadeguati, cancellati; siamo insofferenti, infedeli, idolatri; ma viviamo anche nel dolore ( siamo muti, ciechi, fuggiaschi ) e - forse - è proprio Dio l'unico che ci guarda nella certezza che a volere tutto questo " non siamo stati noi ". Attraverso questo sguardo, Dio può e vuole condurci fuori dal senso di colpa, restituendoci la vista, la parola e un sentiero da percorrere insieme.



                                        f.



NON SIAMO STATI NOI 1

 




                                 Marc Chagall -  Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso 



SOLI  ( Genesi  2,3 )



(...) Tra le tante sfumature che il senso di colpa riesce ad assumere dentro di noi, ne esiste una profonda e radicale. Si tratta di quel fastidio che avvertiamo quando, ancora prima di aver compiuto qualcosa di male o aver cercato di fare tutto il bene possibile, ci sentiamo incapaci di uscire da noi stessi per costruire una relazione autentica con l'altro. Non è tanto la sofferenza per aver sbagliato qualcosa, quanto il dolore intimo e lacerante di non sentirci mai all'altezza di quello che ci si aspetta da noi. Le prime pagine della Scrittura, gettando uno sguardo penetrante nel cuore dell'esistenza uscita dalle mani di Dio, documentano questa ferita antropologica di cui tutti facciamo esperienza. Raccontano come all'uomo - di ogni tempo e di ogni luogo - accada di sentirsi prigioniero di un'invincibile solitudine dalla quale sembra impossibile uscire, se non al prezzo di rimanere segnati dalla paura e coperti dalla vergogna. E Dio rimarrà spettatore di un'opera così bella - la nostra vita - che purtroppo si guasta non appena esce dalle sue mani? (...)



                 Roberto  Pasolini    da     Non siamo stati noi


NON SIAMO STATI NOI 2

 


                                       Marc Chagall - Mosè rompe le Tavole della Legge





INADEGUATI  ( Genesi 4 )


(...) Alcune volte non ci sentiamo in colpa per un motivo ben preciso. Siamo semplicemente a disagio con noi stessi perché abbiamo la netta sensazione di non ricevere mai, né da parte degli altri, né da parte di Dio, uno sguardo di piena approvazione su quello che siamo o che proviamo a offrire di noi stessi. Il dolore che avvertiamo è reso ancora più acuto quando abbiamo l'impressione che - al contrario - la vita di chi ci sta accanto risulti sempre più gradita e, soprattutto, molto più gradevole della nostra. L'imbarazzo che proviamo nel tentativo di rimanere comunque  nei nostri panni prepara il terreno all'invidia. Il tormento di non sentirci mai abbastanza adeguati e di non avere mai nulla di bello da mostrare può generare in noi una silenziosa e pericolosa latenza. Non solo negativa, ma anche aggressiva e capace di armare le nostre mani fino a trasformare il sentimento che proviamo in odio verso chi è diverso da noi. E se non fossimo in grado di dominare questo istinto di violenza, che cosa saremmo capaci di fare ? Fino a dove potremmo spingerci?  (...)



                   Roberto  Pasolini    da    Non siamo stati noi



NON SIAMO STATI NOI 3

 


                               Marc Chagall -  La lotta di Giacobbe con l'angelo




CANCELLATI  ( Genesi 6- 9 )


(...) Ci sono periodi della nostra vita in cui non riusciamo a mettere a fuoco dove nasce l'afflizione che proviamo, né sappiamo dare un nome alle contrarietà che ostacolano continuamente il nostro cammino. Avvertiamo solo un senso di malessere diffuso a causa del quale non riusciamo mai a sentirci in pace, in nessun modo e da nessuna parte. Anzi, in ogni occasione sembra che sappiamo tirar fuori solo il peggio di noi stessi. Siamo tendenzialmente aggressivi, ci abbandoniamo facilmente alla tristezza, naufraghiamo in un mare di pensieri neri e laceranti. Mentre questa tempesta interiore ci agita profondamente, come barche sconvolte nel bel mezzo di un maremoto, può arrivare persino un'onda più grande capace di spazzare via ogni precario equilibrio e di sommergerci con inarrestabile violenza. Sono in naufragi della vita :  quando tutto - un lavoro, un'amicizia, un amore - improvvisamente finisce. E anche a noi sembra un po' di morire: spazzati via, senza alcun preavviso. Ma se viviamo solo un cielo paziente, che tollera persino i nostri errori, perché sul bagnato della nostra vita non smette mai di piovere ? (...).



                   Roberto  Pasolini   da     Non siamo stati noi



NON SIAMO STATI NOI 4

 




Marc Chagall - Giobbe e il mistero della vita




SOFFERENTI ( Giobbe )


(...)  Il senso di colpa più  crudele e lancinante è quello che proviamo quando non abbiamo fatto nulla di male, eppure la vita non smette di trattarci come se i colpevoli fossimo noi. E' il grande mistero della sofferenza innocente, con cui tutti prima o poi dobbiamo fare i conti. In questi momenti di agonia, non ci resta altro che lottare con tutte le forze che abbiamo, mentre il lamento è l'unica colonna sonora adeguata ad esprimere quello che stiamo provando. Quando non abbiamo nessuna responsabilità rispetto a quello che ci sta accadendo, eppure ogni cosa cospira contro di noi, inizia un tempo maledetto: giorni simili a interminabili deserti, nei quali perdiamo ogni riferimento e ogni speranza; abissi di disperazione dove nessuna voce amica e ragionevole può raggiungerci; solitudini dove arriviamo persino di desiderare di non essere mai nati. Nella caligine di questi giorni, possiamo solo sperare che il tormento finisca presto e non sia una conseguenza delle nostre scelte. Intanto una  velenosa domanda continua a torturarci: saremo davvero colpevoli di qualcosa che ignoriamo, oppure possiamo sperare che in fondo ad ogni dolore - anche del nostro - si nasconda una misteriosa innocenza? . (...)




                    Roberto Pasolini    da    Non siamo stati noi



NON SIAMO STATI NOI 5


                                           Marc Chagall -  Abramo piange Sara



                                                

FUGGIASCHI  ( Marco 16 )


(...) Il senso di colpa più duro da sciogliere è quello in cui sprofondiamo quando finisce una storia in cui avevamo creduto con tutte le nostre forze e nella quale ci era sembrato di poterci coinvolgere finalmente e pienamente. La delusione che sperimentiamo quando l'amore giunge al capolinea è la tenebra più fitta e lacerante che nella vita possiamo attraversare. Perché è l'unica frattura in cui non solo in cui proviamo dolore, ma contempliamo pure - da vivi - la morte anticipata del meglio che il nostro cuore aveva provato a desiderare e costruire. Per lasciarci alle spalle questo cadavere e imboccare di nuovo il sentiero della vita, abbiamo in genere due strade: tornare alle cose di prima e di sempre, provando a far finta che niente di eterno sia accaduto, oppure chiuderci nel ricordo di quello che è successo, imbalsamando la memoria del corpo ferito dall'amore. In entrambi i casi, pur essendo vivi, siamo già  morti. Non certo in un senso biologico, ma non per questo meno vero. Possiamo ancora scegliere, decidere di andare a destra o a sinistra. Ma non siamo più liberi di cominciare a vivere. Siamo ormai schiavi del timore di aver fallito.  E  se fosse proprio la paura la forza capace di rimetterci in piedi e in movimento?  (...)



               Roberto Pasolini   da     Non siamo stati noi



lunedì 22 febbraio 2021

PRIMA D'ORA

 


                  De profundis clamavi ad te - Domine - exaudi vocem meam... ( Salmo 130 )                                        




Stavo bene,

davvero proprio bene

a cogliere petali di rose,

silenziosi sogni e ortiche

in quel giardino d'occhi

ch'era il tuo sguardo.


Stavo lì, avvolta nelle brume

ad aspettare che qualcosa accadesse

- di speciale.

E succedeva sempre.

A volte con il cuore

dentro una valigia e le tue ali

pronte a seguirmi.

Altre volte

finivo per galleggiare

sospesa tra i chiaroscuri

del tuo vivere incorporeo e innocente.

Sospeso.

Ora è un ricordo che non chiede perché.

Un perché che da solo non basta,

un nero pece dimenticato,

fuori dalla cornice,

un battito di ciglia

che ruba spazio all'infinito.

Qualche volta piangevo

- abbracciandoti.

Il rovescio della medaglia dell'amore:

il dolore delle stelle

costrette per sempre nel cielo.

Di questo sapeva il mio pianto.

Ogni tanto rincasavo dentro me

per tenere a mente l'impossibilità

dell' averti. Del tutto.

E allora non mi restava che scrivere,

scrivermi in te.

Racconti che andavano a capo

per credersi poesie.

Poesie che andavano al cuore

per credersi sangue.

Sangue colorato di parole

per credersi amore.


Ma continuavo a stare bene,

davvero proprio bene

a cogliere fiori di momenti,

amorosi sogni e ortiche

in quel giardino d'occhi

ch' era il tuo sguardo.


Prima d'ora.



                                   frida



COME AWAY WITH ME



                                                        Vieni via con me nella notte...




Tutto l'essere qui 
non viene detto -
resta da solo in noi
già benedetto
se solo lo si lascia respirare
vagamente
come un fiato continuo dentro un flauto
con noncuranza
come verso un cielo non guardato.



                          Silvia Bre      da        Marmo



L' ISTINTO ALTROVE DI MICHELA

 


                                                     Ti apro le porte delle mie ciglia...





CERTI AMORI


Certi amori li porta il cielo

come acqua piovana nei pozzi.

Prendono il colore del sole

non si perdono al tramonto.

Io per te provo qualcosa

di più grande

che cresce quando la luce

inizia il suo respiro tra le cose.

Non mi spaventa il fatto

che abbiamo scelto di andare

a mettere radice

come una quercia secolare.

Certi amori hanno già nome

prima ancora che la vita possa accadere.



                                                 ***


CI SONO SILENZI NOSTRI


Ci sono silenzi nostri

e c'è il sacro bagliore del sole

che ci unisce come onde mosse dal vento.

Non mi sfugge nulla di te

mentre osservo le stagioni cambiate

mentre cerco di difendermi dal passato.

Proprio pensando a ciò che siamo

ti apro le porte delle mie ciglia

dove intravedo una luce che ti assomiglia.



                                             ***


IL SILENZIO MI GUARDA E MI TOCCA


Il silenzio mi guarda e mi tocca

e io lo lascio entrare nella carne

come fosse una semina nei campi

in pieno sole.

Lo senti entrare anche tu nelle cose

rotolare nella pelle

ogni volta che respiri?

Davanti a te porto

quella voce che mi sfugge dalle labbra

e che non sa dire altro

che parole arrese e mute

come un soffio di vento tra i rami

che si aggrappa alla distanza.



                                                 ***


E' COME FARSI RINCORRERE DAL SOLE


E' come farsi rincorrere dal sole

cercando le ombre sull'erba

questa nostra abitudine al silenzio.

Preme come luce

ed è molto di più di un dialogo cogli occhi

quando l'amore

purifica le cose.

Per riconoscerlo cerco la vita

in un segno di croce

e dove l'orizzonte ha il colore

di un ritorno.



                                                 ***


NON SI FERMA LA LUCE


Non si ferma la luce

che mi sfrega l'anima

e che va in giro per  il corpo.

Resto coi palmi aperti

in attesa delle tue dita

e quando sento che mi sfiori

è come se il mondo prendesse forma.

Dentro di noi non fa silenzio il sangue.

Se puoi avvicina l'aria che respiri

alle mie labbra

e fammi strada dentro il tuo corpo

fino a palare il verbo

delle nuvole e delle stelle.




                           Michela  Zanarella   da   L'istinto altrove



sabato 20 febbraio 2021

LA PIETRA DEL SILENZIO

 


                                                                  Henri  Matisse



Hai deciso di andare via

nasconderti dietro una colpa

che fa scudo e casa insieme.

Se sapessi che non c'è accusa

che nessuna pietra è lanciata

se non quella del silenzio

che tracima oltre l'orlo dell'imbarazzo.

Ma io so cosa ti piega gli occhi :

la condanna che conosci bene

sottesa al tema scaltro dell'abbandono.

Ciò al quale non puoi sottrarti

è il volano delle generazioni,

la carne che si fa carne, il seme del sangue,

la promessa numerosa come le stelle in cielo.

E' una discendenza che volta indietro la testa

al tuo arrivo estraneo, mentre posi la valigia

una volta al mese.



                      Luca  Benassi   da    L'onore della polvere



VENEZIA VA FORTISSIMO

 


                                                        E' un dolore a livello del mare...




6 GENNAIO


Spesso non misuriamo quanto ci siamo allontanati e viviamo a vista d'occhio. Forse per quella stupida possibilità di ritorno, di abbracciarci e perdonarci insieme, per- donare. Non diamo peso alla speranza. Quando muoiono - però - è l'abbandono. Non c'è ragione che menta.



                                         ***


30 GENNAIO


Anche se dietro i finestrini non potevi vedermi, ti osservavo ( già col sorriso stampato per la tua discesa ) dal basso dell'auto all'alto della finestra illuminata. Infilavi il cappotto e arrotolavi la sciarpa intorno al collo, raccoglievi i capelli trafelata.

Mi piace seguirti da una camera all'altra scalza e pensierosa con il plaid a scacchi sulle spalle, o prenderti ai fianchi quando meno te lo aspetti, mentre lavi i piatti e ti vanti di essere più brava di me.



                                           ***


15  FEBBRAIO


Ora come potrei rivolgerti la parola, che mi tiro a lustro per sopperire al vuoto dello specchio e rivedo sul nastro l'istante in cui, durante il nostro primo bacio, mi hai buttato le braccia al collo, un sabato sera ubriaco. Chissà come campa chi è sopravvissuto al patibolo e ha salvato il tutto a scapito di una parte, o cara storpiatura. Non volevo restare indietro: tu ambiziosa e sgombra, io bisognoso delle tue cure. Rischiavo di versare troppo sangue e la mia voce non doveva finire al vento, non poteva : ci riconoscevamo a stento in mezzo al mercato del pesce a Rialto nella bora, nella solita bufera neanche sapevo perché fossi lì.



                                           ***


1  APRILE


Finalmente vi ho fregati. Ho compreso che dopo il segmento - la retta, se vi fa stare meglio - ha senso solo la circonferenza: ho sentito sotto i piedi che la terra è tonda e gira su se stessa come me, a differenza vostra che dentro credete che sia piatta. Dopo la prima non ci potrà essere la seconda, la terza e via dicendo, ma soltanto l'ultima che chiude il cerchio.



                                         ***


29  APRILE


Comunque sia , Euridice, ogni cosa succede per sempre dentro di noi, ma c'è chi non se ne cura, non riesce a notarlo. C'è chi toglie il respiro all'eternità di un momento - non riconoscendolo - e lo priva così della dignità. Comunque sia, Euridice, non svanirò in un gesto, tanto meno in un canto. Mai. Io resto e resterò persino muto, se sarà necessario. Metto sul piatto della bilancia ciò che mi è più caro, sapendo che non mi abbandonerà, ma se anche fosse, che è servito alla mia Euridice. Se Orfeo fosse uscito al buio a mano con lei, non avrebbe più avuto motivo di cantare, ma l'avrebbe salvata dagli Inferi. A me non interessa compensare. Orfeo si è girato perché non ci credeva abbastanza - codardo - io sì.



                                          ***


31  AGOSTO


Sono complicati, articolati, e spesso vengono dati per scontati, vengono trascurati i legami di cuore. Forse è per questo che ci si infiamma per tutt'altro, per timore di perderli. Dentro di sé ognuno lo sa dal primo giorno di sole che di occupazioni e passioni pratiche ne avremo sempre per le mani e non si muore, ma le persone alle quali ci si affida sono un tenero salto nel buio, ciò che scade e ha la durata più incerta.




                      Matteo Bianchi   da       Fortissimo



PIU' LEGGERI DELL' ARIA

 


                                     Come nella pace più totale: è un gran bel vedere...




A FAVORE DELLE OMISSIONI


Classici non letti, invenzioni

che ha risparmiato a sé e agli altri,

scommesse perdute,

pistole con la sicura,

titoli, posti, onorificenze

che si è lasciato scappare,

aerei persi all'ultimo momento,

indimenticabili cilecche, misere vittorie

che per un pelo ha scansato, e donne

con cui mai andò a letto:


nella tua sedia a rotelle ripensa

- tenero e riconoscente -

a quanto hai evitato,

risparmiando il mondo.



                                            ***


CANZONCINA OTTIMISTICA


Qua e là si dà caso

che qualcuno gridi e chiami aiuto.

Subito un altro si butta in acqua,

assolutamente gratis.


Nel folto più folto del capitalismo

da dietro l'angolo arrivano fulgenti

i pompieri che spengono, oppure nel cappello

del mendicante brilla ad un tratto qualcosa.


La mattina le strade sono gremite

di individui che, senza estrarre coltelli,

vanno avanti e indietro in tutta calma

per acquistare latte e rapanelli.


Come nella pace più totale.


E' un gran bel vedere.



                                                 ***


TUTTO SOTTO CONTROLLO


Indagini segnalano che il 56% degli esseri

anonimi che stanno accovacciati sui tappetini da fitness

soffrono di psoriasi.

Come in un magnifico videogioco

si moltiplicano le congiure.

Fuori c'è odore di crolli di borsa.

Nelle lenti cerchiate d'oro di chi l'ha brevettato

si rispecchia il nostro gene di topo più recente.

Il presidente degli Stati Uniti mastica noccioline

davanti al televisore che esplode.

Nelle toilette delle donne le popstar uggiolano misericordia.

Macchine sempre più in miniatura

si addentrano nel tuo cervello.

Nelle zone in stato d'emergenza

mancano i reggiseni extra - large.

In cerca della natura incontaminata

padri di famiglia vagano negli aeroporti,

nel fetore di grasso di patatine.

I  ratti sono i primi ad abbandonare

la discoteca in fiamme.

Divinità senza lavoro si rifugiano

quando piove nei loro scatoloni.

Le autorità competenti assicurano

che la popolazione non corre alcun rischio.



                                                  ***


DOPO LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE   R.M.N.


Te lo ricordi quando hai massacrato

te e altri,

quando hai legato

mani e piedi del tuo proprio scheletro ?

Non dirai che non hai provato

un brivido

quando nel letto hai trovato

soltanto pelle e ossa,

perché il tuo odore è grato

soltanto ai cani.

Tu sei come l'appestato

che odia tutti i sani,

perché non hai mai accettato

che tu sei tu.

Vendetta, sete di potere, dileguato

si è tutto o quasi.

Si è sbiadito

come una vecchia fotocopia.



                                             ***

GENIALE


L'uomo a cui saltò in mente

la biforcazione di Hopf ( Perché poi Hopf ? 

Chi può essere stato ? ).

Non una gran cima

a paragone dell'uomo

che inventò la forchetta.

E se fosse stata una donna?


Uno partorisce il bottone,

un altro lo spirito del mondo.

Poi c'è l'esperto di Dio

cui venne l'idea

che fra  contritio    attritio

si abbia a fare una netta distinzione.

Mica stupido! O no,


mai e poi mai ci dispiaccia

di separare ciò che è perfetto

dall'imperfetto.

Che sia l'apriscatole 

piuttosto che lo zero, da soli

non ci saremmo mai arrivati,

noi, che siamo gente comune.


Se proprio si deve, potremmo

rinunciare all'essere dell'essente.

Sia benedetta la donna

che l'ha inventato -

posto che non fosse un uomo -

il primo letto.




 Hans Magnus Enzensberger  da  Più leggeri dell'aria ( Trad. di A.M. Carpi )