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mercoledì 2 gennaio 2019
DEGAS PARLA ( Presentazione )
Edgar Degas, conosciuto come " il pittore delle ballerine " era schivo, taciturno e intransigente. E molto solo, perché solo e isolato ( soprattutto dagli artisti suoi contemporanei ) voleva essere. Frequentava pochissimi amici e andava in pochissime case. Una di queste fu - per vent'anni - quella degli Halévy : tra il 1877 e il 1897, rari erano i giorni in cui non pranzasse o cenasse da loro perchè lì si sentiva accolto e anche protetto. Ad ascoltare - affascinato - le parole di Degas, c'era un ragazzo che poi le annotava accuratamente nel suo diario e che nel 1960 - ormai ottantottenne - si decise a pubblicarle. Grazie a Daniel Halévy scopriamo - di colui che sin dall'adolescenza gli aveva dato un'idea precisa di cosa fosse la grandezza - le battute fulminanti e i paradossi acuminati, il rigore scontroso e i furori intellettuali. Ma anche lo stupore incantato con cui il pittore ascoltava o narrava fiabe da " Le Mille e una notte " o la gioia infantile che gli dava leggere agli amici uno dei suoi sonetti. Ma più di ogni altro, Daniel Halévy ha saputo cogliere il suono della sua bella voce, soprattutto quando era intima e sofferta.
DEGAS PARLA 1

Lezione di danza di Edgar Degas
14 Dicembre 1890
(…) Ecco una bella storia che Degas ha raccontato stamattina:
" Rothschild teneva a Ferrières due scimmie, due grandi
scimmie, su cui i domestici dovevano vegliare con particolare
zelo. Una sera era atteso l'imperatore ( Napoleone III ) e tutta
la famiglia era riunita. Felice di come aveva trascorso la sua
giornata, Alphonse de Rothschild passeggiava nel parco con
Lami ( Eugéne Lami, pittore, acquarellista e decoratore
francese , n.d.r. ).
Ed ecco che arriva un domestico fuori di sé: le due scimmie si
sono rifugiate nel castello; si ha un bel cercarle, ma non si
trovano.
" Ci penso io ", dice Lami ." Fate riunire tutta la vostra famiglia
in una sala. Quanti dovrebbero essere ?"
" Diciassette " risponde Alphonse.
Lami va a vedere e trova diciannove persone anzichè
diciassette.
" Le due scimmie ci sono " , dice.
" Sì ", risponde Alphonse, " ma come possiamo riconoscerle ?"
" Ci penso io ", dice Lami.
E fa il giro della sala chiedendo a ciascuno due luigi.
Solo due glieli danno : le scimmie . (…)
Daniel Halévy da Degas parla
DEGAS PARLA 2
17 gennaio 1891
(…) Mi torna in mente questa risposta di Degas a Gérome ( pittore
e scultore francese, esponente del neo- classicismo, n.d.r. ) che
gli aveva detto :" L'arte è una cosa molto semplice e senza idee
preconcette", " Senza idee preconcette ? E i primitivi italiani,
che esprimevano la morbidezza delle labbra con tratti così duri
e infondevano vita agli occhi tagliando le palpebre come
usassero le forbici?. E le mani affusolate, i polsi sottili di
Botticelli ? L'arte senza idee preconcette ! " (…)
Daniel Halévy da Degas parla
DEGAS PARLA 3
20 Maggio 1891
(…) Sento arrivare il momento in cui Degas verrà un po' deriso.Ma
vi sarò io, il depositario della sua anima e dei suoi pensieri, a
dimostrare che è stato un maestro e che il suo talento è fatto di
umanità. Degas non ha cercato il vero per il vero.Oh, no, che
stupidaggine! Al solo sentire la parola " vero", sobbalza.
"Il vero cos'è ? Il vero è quello che voglio, il vero è quello che
penso ".
E quella sua divina frase su Girodet ( pittore francese dell'
epoca, collocabile fra il neo- classicismo e il romanticismo, n.
d. r. ) che vedeva tutto rosa :" Cosa? Si divertiva, quello lì!"
(…)
Daniel Halévy da Degas parla
DEGAS PARLA 4
Settembre 1892
(…) L'ozio è un'arte, la più nobile di tutte. Chi non ha ricevuto una
buona educazione e non sa stare con le mani in mano, si mette
a girare i pollici o a giocherellare con un qualsiasi oggetto.
Allo stesso modo, il bisogno di una precisa occupazione
intellettuale è segno di volgarità: un uomo per bene non è
impacciato dal proprio intelletto più che dalle proprie mani.
Questo voleva dire Degas l'altro giorno, quando ci diceva :
" L'ozio!La cosa più bella del mondo,quando non se ne soffre! "
Daniel Halévy da Degas parla
(…) L'ozio è un'arte, la più nobile di tutte. Chi non ha ricevuto una
buona educazione e non sa stare con le mani in mano, si mette
a girare i pollici o a giocherellare con un qualsiasi oggetto.
Allo stesso modo, il bisogno di una precisa occupazione
intellettuale è segno di volgarità: un uomo per bene non è
impacciato dal proprio intelletto più che dalle proprie mani.
Questo voleva dire Degas l'altro giorno, quando ci diceva :
" L'ozio!La cosa più bella del mondo,quando non se ne soffre! "
Daniel Halévy da Degas parla
DEGAS PARLA 5
Aprile 1983
(…) Degas lo abbiamo visto poco questo inverno. Ha visto altri
amici più di noi? Credo che in questo periodo cerchi la
solitudine. E' triste perché la sua vista peggiora sempre più e
deve portare occhiali particolari che lo impacciano moltissimo
Sospetto che si nasconda, umiliato di aver dovuto cedere a
quella malinconia che tanto aveva combattuto.
Il mese scorso ha dovuto interrompere completamente il lavoro
e farsi fare nuove lenti. Ha passato otto giorni in Belgio - da
solo - senza poter leggere una parola, neppure l'orario
ferroviario.
Degas è triste ed è meglio non parlare di lui.Alla fine, ha fallito
la sua opera più bella, lui che si è sempre detto più filosofo che
pittore, che ha sempre valutato la dignità della sua vita più
della sua arte, e che un giorno ho sentito dire quanto
rimpiangesse di non aver piantato viti in Tunisia . (…)
Daniel Halévy da Degas parla
DEGAS PARLA 6
Novembre 1895
(…) Da questo autunno Degas passa parecchie serate da noi a fare
fotografie. La sua mente è così attiva e affollata di pensieri
dolorosi, che deve tenerla occupata di continuo. All'arte Degas
dedica il giorno,ma ci vuole qualcos'altro per la sera: all'inizio
sono state le incisioni e la poesia, poi sono venuti i bastoni da
passeggio e le varie qualità di legno, poi l'antisemitismo, poi
l'odio per il Louvre; ma queste due ultime passioni avevano
troppo a che vedere con la realtà e finivano per inacidirlo.
Adesso è il momento della fotografia, e poiché le sue giornate
sono interamente occupate, fotografa di sera. " La luce del
giorno è troppo facile e netta: quello che voglio è l'atmosfera
delle lampade o il chiarore lunare".
Per qualche giorno non si era fatto vedere.L'altra sera sentiamo
il campanello e poi i suoi passi pesanti. Entra e lo accogliamo
festosamente.Si ferma e ci guarda:" Non è un momento allegro
per me",dice dopo un breve silenzio,con voce alterata malgrado
lo sforzo. " Marguerite è morta".
Marguerite era sua sorella:donna affascinante - a quanto pare-
ottima musicista e grande amica di mia madre.Aveva l'abitudine
di cantare a suo fratello vecchie arie italiane. Era sposata a un
certo Fèvre, un architetto che aveva fatto fallimento dopo aver
investito in case risultate poi impossibili da affittare, e che era
dovuto emigrare con moglie e figli a Buenos Aires, dove da otto
anni vivono miseramente.
Degas si è seduto sul divano. " Da tre mesi ricevo notizie
preoccupanti ma, nonostante tutto, continuavo a sperare. Tre
giorni fa mi è arrivato un telegramma: quella povera creatura
è morta. Quando le ho detto addio - otto anni fa - non credevo
certo che sarebbe stato per sempre. Accarezzavo l'idea di
andare laggiù a trovarli, ma non si fa mai quel che si vuol fare.
In questi giorni sono stato male,mi sentivo oppresso e non sono
mai uscito. Del resto, la mia salute peggiora. Da un po' ho
smesso di fare le mie passeggiate,così la sera mi ritrovo sempre
congestionato e il giorno dopo non riesco a combinare niente.
Tra l'altro, se vado a letto senza aver passeggiato, mi viene in
mente la povera Marguerite e non riesco a dormire.Non ci sarà
in loco nessun ufficio funebre per lei: Marguerite verrà
riportata in Francia ". (…)
Daniel Halévy da Degas parla
DEGAS PARLA 7
(…) Degas non aveva mai avuto opinioni politiche. La pittura era
il suo lavoro e il lavoro era tutta la sua vita. Mi pare di aver
individuato la genesi del suo interesse per la vita pubblica. Ciò
che dirò sembrerà paradossale - lo ammetto - ma non bisogna
mai dimenticare che stiamo parlando di un uomo fortemente
portato al paradosso, come dimostrano del resto anche le sue
opere. Ed è proprio alla luce di questa inclinazione che si
comprende come mai, verso i cinquant'anni, iniziò a prendere
gusto per la lettura dei feuilleton, e in special modo per i
romanzi di Dumas. Zoè, la sua cuoca, glieli leggeva durante i
pasti. Degas ascoltava in modo del tutto acritico. Le ore che
trascorreva nell'atelier erano piene di difficoltà; quelle che lui
prendeva durante i suoi pasi solitari erano dedicate al riposo e
Dumas padre era perfetto per conquistare gli spiriti semplici.
Degas lo ascoltava docile, soddisfatto. La storia di Francia,
raccontata così, diventava una fonte di emozioni romantiche.
Ma un giorno Degas cambiò autore. Tra il '90 e il ' 92
cominciò a circolare " La Libre Parole " di Edouard Drumont.
Nel decennio precedente una serie di scandali aveva dato l'
impressione di un generale decadimento dei costumi francesi
e Degas ne aveva senza dubbio sofferto.Drumont, pamphlettista
vigoroso, pretendeva di avere una spiegazione per questa
decadenza. Degas ascoltava il suo editoriale quotidiano con la
stessa docilità con cui aveva ascoltato Dumas padre. Divenne
assai presto anche lui un lettore appassionato di Drumont. Era
sempre molto attento a non manifestare il suo antisemitismo
davanti a noi, per via delle origini ebraiche di mio padre. Con
me non nascondeva le sue opinioni, ma non avrei mai pensato
che esse avrebbero provocato un giorno la rottura della nostra
amicizia. Invece fu quello che accadde. (…)
Daniel Halévy da Degas parla
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