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mercoledì 9 gennaio 2019
IN TERRITORIO SELVAGGIO ( Presentazione )
Questo libro è nato da un incontro, un incontro in un bosco in cui non ci si era dati appuntamento . E però non un incontro casuale ( gli incontri casuali non esistono ).
Pareva all'editore che l'autrice avesse in sé da sempre un territorio selvaggio che generava via via le figure, i miti e i ritmi da cui sono scanditi i suoi libri di versi e i suoi romanzi. Un territorio tutto suo, e insieme di tutti - o meglio di nessuno -. I veri boschi non sono di nessuno.
Per questo le è stato chiesto di trovare le parole per condurre - per quanto possibile - il lettore dentro quel territorio. Non per mapparlo, misurarlo, esaurirlo, ma per attraversarlo insieme, sicuri che ci sarebbero stati incontri, sorprese, avventure, fate morgane, trappole, imprevisti, pericoli e prodigi.
E - ivi - ogni lettore riconoscerà i suoi.
IL TERRITORIO SELVAGGIO DI LAURA 1
" La Conoscenza è Conquista )
" Il selvaggio non esiste in natura: si crea nel momento in cui chiudiamo la porta di casa e definiamo un " dentro " e un " fuori ".
(…) Cosa sappiamo del corpo?
Che è il primo luogo del selvaggio. L'irriducibile. Può essere
domato, addomesticato?
( Non rispondere )
Invecchia, si trasforma, perde sangue, crea corpi suoi, muore
per corpi estranei. Alla prima occasione si libera. Cercando
anche la distruzione, se necessario.
Può essere persuaso?
Forse.
Dove sei, ora che parli del corpo? Davvero sei in un giardino?
Un giardino immaginario, i giardini di Kyoto, e il giardiniere
zen che sposta la sabbia davanti a te con il rastrello ?
No, non è questa una conversazione.
Forse sei tu in un giardino, a leggere in un giardino, su carta
o su schermo. Ora che leggi, prendi forma nella mia mente. Tu
sei da qualche parte, davanti a me.
Osserviamo insieme.
( E l'osservatore - lo so e lo sai - modifica l'oggetto osservato ).
Il pensiero che cerca la sua materia, la sua forma, la lingua
che forma una parola. Nella poesia, c'è sempre un tu. Anche
quando è segreto, in qualche modo. Anche qui.
Tra parola e parola c'è il vuoto. Dovrebbe esserci il senza-
sforzo.Lo stato di flusso, il fluire nel bianco della pagina, nella
mente di chi legge - ascolta. Se stai leggendo o scrivendo, sei
da solo.
Sei da solo?
Forse stai leggendo a qualcuno, un bambino,o qualcuno legge
per te. Riappare il confronto. Il racconto ( Gli occhi gialli del
selvaggio sono fuori dalla finestra della stanza calda, fuori
dal cerchio di luce che getta il fuoco ).
Il conflitto verrà addomesticato- allora - come l'animale,
sciolto nella catarsi? Aristotele è il domatore?
Il romanzo - allora - è un territorio addomesticato? E' una
casa, un giardino? Se è un giardino, è uno spazio in cui una
nuova conoscenza è proibita? Quel tipo di giardino - l' Eden -
in cui crescono alberi di mele dorate, irraggiungibili, ma per
il resto ogni conforto del corpo è concesso ? (…)
Laura Pugno da In territorio selvaggio
IL TERRITORIO SELVAGGIO DI LAURA 2
(…) In un momento di rabbia - penso - dovrei raccontare tutto
questo, quello che ti succede, i giorni faticosi. L'autofiction
come strumento di vendetta ?E' una delle possibilità, non l'
unica, certo.
( Anzi ).
Sarebbe sorprendentemente facile lasciarsi andare al rancore.
Il dio dominante. Non è quello che voglio. Qualcuno davvero
desidera provare rancore,l'esausto del rancore, come olio nero,
svuotato delle sue proprietà fondamentali, reso inefficace?
Provi rabbia, tu che leggi? Dietro la patina della dolcezza, del
conforto,come una pellicola sulla lingua,c'è la rabbia.Potrebbe
portarti a uscire di casa, quella casa come un grande giardino,
avventurarti.
Attraverso la rabbia - la delusione:qualcosa era stato promesso
- torniamo a intravedere il selvaggio, per un attimo.- Ma poi
quel qualcosa si spegne. Ci alziamo, andiamo in cucina,
prendiamo un bicchiere di latte.
( Qualcosa non vuole finire ). (…)
Laura Pugno da In territorio selvaggio
IL TERRITORIO SELVAGGIO DI LAURA 3
(…) Eppure, noi siamo il nostro corpo. Siamo l'animale che ci
guarda dal folto.
Amitav Gosh, nel suo ultimo saggio La grande cecità. Il
cambiamento climatico e l'impensabile , scrive qualcosa di
davvero impensabile: che una tigre - e ancora passi, ma Gosh
si spinge oltre - che una tempesta, un cataclisma, la natura
insomma, intorno a noi, ci guarda con intenzione. Questo per
noi è impensabile, lo è e basta, o lo è ancora, e anche se non
attribuiamo alla parola intenzione in senso umano.
Ma il selvaggio - da dentro di noi - ci guarda in questo modo.
Come qualcosa che è inventato da noi, in relazione a qualcosa
che non lo è.
Nell'inventare storie, cosa lasciamo fuori dalla nostra
intenzione? Tutto ciò che non è coperta, calore, tutto ciò che
taglia e ci taglia e che alla fine - anche dopo la catarsi - resta
impacificato, preme verso il fuori?
Torniamo a casa, ci sdraiamo sul divano, rifiutiamo di vedere
che la casa è in fiamme.
Prendiamo sonno. (…)
Laura Pugno da In territorio selvaggio
IL TERRITORIO SELVAGGIO DI LAURA 4
(…) Immagina diversamente la relazione. Un giardino o l'orto
addirittura, e fuori il bosco. Il deserto.
Non c'è una contrapposizione semplice, bosco uguale bene,
giardino uguale male; scoperta e conoscenza come conforto e
consolazione.Se fosse così sarebbe semplice:élite contro massa,
oggi andrebbe di moda : casta contro gente. Non popolo, gente.
Se fosse così sarebbe semplice: è sempre la massa ad essere
stanziale, e il singolo errante, e dal suo errare il romance, il
romanzesco.
Tutto ogni giorno nell'oggi e nella storia ci dimostra che non è
così.Enormi movimenti di donne e uomini attraversano le acque
del mare. Millenni e millenni fa, piccoli gruppi di umani che
dall' Africa si spandono per quello che oggi - solo oggi - sono
l' Europa e il Medio Oriente, fino ai confini del mondo, quando
tutto è bosco, inventando giardini.
Immagina tutto come relazione. Immagina il vuoto che si
rovescia, e l'uno nell'altro. (…)
Laura Pugno in In territorio selvaggio
IL TERRITORIO SELVAGGIO DI LAURA 5
(…) Più il mondo esterno diventa in apparenza governabile, più il
corpo si rivela come il ridotto irrimediabile del selvaggio. Ciò
che ci sfugge, ciò che non riusciamo a controllare, anche se
sappiamo che controllo non è la parola, la cosa che dovremmo
fare. Vorremmo essere, anzi diventare corpo- mente, tutt'uno
con una sapienza che immaginiamo sfuggirci ,eppure.
Emicranie o la schiena che si infiamma, o la stanchezza che
sembra invincibile in qualsiasi momento del giorno, o il cibo
visto come un nemico, disseminato di proibizioni a volte reali,
a volte tribali. Tutto questo, un bosco minimo e ostile che
sembra essere ovunque e - a differenza di pressoché qualsiasi
altro bosco nel mondo, oggi - aumentare anno dopo anno.
Usciti dall'adolescenza e dai suoi mutamenti segretamente
terrificanti, la forza immediata della giovinezza riduce la
foresta. Riusciamo ad attraversarla di corsa, prima che venga
buio, e ci sentiamo al sicuro. Poi di colpo arriva il giorno in
cui la notte ci coglie prima che la traversata sia compiuta.
( E invece - a volte - il corpo come giardino terribile, come
luogo dell'uno: una parola detta o non detta, o un'intuizione
che suscita una rabbia fisica, da piegarsi in mezzo alla strada
e vomitare, o trascorrere la notte a occhi sbarrati, un'
esaltazione della mente che si trasmette al corpo, che prende
la forma del desiderio. Il corpo che è completamente te, nei
modi che meno presentano pietà per quello che credi di te
stesso ). (…)
Laura Pugno da In territorio selvaggio
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