Ti riconosco, passaggio di questa ora. Ti ho conosciuto dalla mia nascita. Hai gli occhi della lontananza, la mandorla amara della solitudine. Il cielo è grande perché ci contempla. Mi affatica salire la montagna per placare la mia sete e legare le fiamme dell'alba. Mi fa tremare il sonaglio del lampo lapidato dalla realtà. Solo tu fai che ancora io sia vivo. Sei la porta che ha atteso la mia chiave quando aprirò : cosa mi starà aspettando? Il tempo è un'ombra che tutto inghiotte, e lo spazio l'immensa trasparenza che non mi lascia vedere l'intensità di questo istante, dopo aver vissuto. Dopo aver vissuto, come vivere ancora se ho già dato anche ciò che non avevo? Dell'aria vive l'aria, e la luce, della luce che reca dentro; acqua è l'acqua in nube, fiume, mare. E anche se la vita vive sempre per la morte, e non c'è altro nella morte che la morte, nella notte più profonda brillano ancora le stelle. Cosa guardo se non vedo se non nella paura e nel profondo del mistero? Tutto è ormai chiaro nel mio interiore.
Angel Guinda da Chiaro interiore ( Trad. di M. Masini )
" Come succede sempre nei casi di grande poesia, Angel Guinda affronta i temi classici più ricorrenti, come il tempo, l'amore e la morte. Allo stesso tempo, la sua attenzione si dirige all'esplorazione metapoetica. E per quanto possa sembrare scontato sottolineare la vastità di questi interessi, in realtà non lo è : basti pensare a come, nel nostro attuale contesto, vengano esaltati il nonnulla magniloquente e l'originalità priva di contenuto, in un atto di onanismo creativo che confonde il verso con lo spasmo, la letteratura con l'opportunismo dello spot. In maniera diversa invece, il nostro autore affronta la propria scrittura da una preoccupazione per l'umano, esasperata fino all'estremo della rottura del soggetto poetico; fino all'implosione stessa dell' Io lirico ". ( Pablo.L. Pinilla )
LA TUA BOCCA VERTICALE
La tua bocca verticale mi espulse di sbieco
e non ha smesso il tuo sangue di gorgogliare;
più di quando su un tavolo si rovescia una bottiglia,