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sabato 20 gennaio 2018

SOLITUDINE E AMORE 1

 
 
 
" Vorrei che tu sapessi che ti voglio bene e che mi dispiace di non avertelo mai detto "


(...)La solitudine dell'essere ha a che fare con lo spazio invalicabile
     che separa ogni Io dagli altri, uno spazio che non si annulla
     neppure in presenza di relazioni interpersonali profondamente
     gratificanti. L' individuo è isolato non solo da tutti da tutti gli
     altri individui, ma anche - nella misura in cui costruisce un
     microcosmo a sé -da tutto il mondo circostante. Tale condizione
     di isolamento va tenuta distinta da due altri tipi di isolamento:
     quello interpersonale e quello intrapersonale.
     L' esperienza dell'isolamento interpersonale - ovvero della
     solitudine - di dà quando ad un individuo mancano quelle
     capacità di vita sociale e quello spessore della personalità che
     permettono un'interazione sociale caratterizzata dall'intimità.
     L' isolamento intrapersonale si dà invece quando un individuo
     possiede un Io frammentato come avviene - per esempio - nel
     caso in cui si operi una disgiunzione tra il ricordo di un evento
     e l'emozione ad esso legata.
     Ma se è vero che non esiste alcuna soluzione all'isolamento
     esistenziale, è altrettanto vero che i terapeuti hanno il dovere
     di scoraggiare tutte le false soluzioni a questo problema: i
     tentativi che una persona mette in atto per sfuggire all'
     isolamento, potrebbero infatti creare seri ostacoli ai suoi
     rapporti con le altre persone: più di un'amicizia e più di un
     matrimonio sono falliti perché - invece di relazionarsi e di
     prendersi cura l'una dell'altra - le persone si usano
     reciprocamente come scudo protettivo contro l'isolamento. (...)


   Irvin D. Yalom  da    Guarire d'amore ( Storie di psicoterapie )

SOLITUDINE E AMORE 2



(...) Una modalità per uscire dall'isolamento esistenziale- forte e
      molto diffusa - è quella che consiste nella fusione con l'altro,
      ovvero nell'indebolimento dei confini del proprio Io per
      fondersi con l' Io dell'altro.
      Uno dei grandi paradossi della vita è che la coscienza di sé
      alimenta l'angoscia. E il rapporto fusionale con l'altro elimina
      questa angoscia in modo radicale, eliminando - appunto - la
      coscienza di sé. La persona che - innamorandosi - è entrata
      nello stato di grazia della fusione con l'altro, non possiede
      consapevolezza critica di sé per il fatto che l' Io interrogante,
      nella sua solitudine ( e l'angoscia di isolamento che ad essa si
      accompagna ) si è dissolta nel Noi.
      In tal modo ci si protegge certamente dall'angoscia, ma si 
      perde anche il proprio Io.  (...)


   Irvin D.  Yalom  da    Guarire d'amore ( Storie di  psicoterapia ) 

SOLITUDINE E AMORE 3



(...) Quindi attenzione all'intensità e all'esclusività del legame con
      l'altro: non è - come tanti pensano - una prova della purezza
      dell'amore. Un amore di tal genere, fondato sull'esclusività e
      sulla chiusura in se stesso,capace di alimentarsi continuamente
      al proprio interno e incapace di occuparsi o prendersi cura
      degli altri, è destinato inevitabilmente a implodere. L' amore
      non è soltanto una scintilla di passione tra due persone: c'è un
      abisso tra " innamorarsi" e amare.L'amore è piuttosto un modo
      di essere, un " dare a " anziché " essere preso da"; un modo di
      relazionarsi con gli altri in generale, anziché un sentire
      circoscritto ad una sola persona.
      Per quanto si cerchi disperatamente di attraversare questa vita
      a due a due o in gruppo, vi sono momenti , in special modo
      all'approssimarsi della morte, in cui la verità - il fatto cioè che
      si nasce soli e soli si muore - erompe con terribile evidenza.
      A molti pazienti in punto di morte ho sentito affermare che la
      cosa più brutta della morte è appunto questa: il dover essere
      da soli a morire. Ma lo stesso, anche in punto di morte, il
      desiderio dell'altro di esserti vicino fino in fondo, può rompere
      la barriera dell'isolamento. Come ha detto un paziente nella
      storia " Non andarci piano" , " anche se sei solo sulla tua barca
      è sempre una consolazione vedere le luci delle altre barche che
      dondolano nelle vicinanze".  (...)


Irvin D. Yalom  da   Guarire d'amore ( Storie di psicoterapia )
     

venerdì 19 gennaio 2018

GUARIRE D'AMORE

 
 

Quelle che cercano la verità oltre la tradizione, oltre la definizione, oltre l'apparenza..."


(...) Solo quando le cose si capiscono con la pancia  ce ne
      appropriamo veramente, e solo allora si può fare qualcosa di
      concreto e si può cambiare rispetto a una determinata
      situazione. Di solito chi fa delle psicologia spicciola batte e
      ribatte sull ' " assunzione di responsabilità", ma dietro queste
      parole non c'è nessuna sostanza: infatti la consapevolezza che
      spetta a noi, e a noi soltanto, - costruire il nostro progetto di
      vita - è un peso durissimo, quando non addirittura soverchiante
      da sostenere. Perciò il problema che ricorre costantemente in
      terapia è quello di trovare il modo giusto per passare dalla
      comprensione sul piano intellettuale - del tutto inefficace - a
      una sorta di esperienza di quella stessa verità, profondamente
      coinvolgente sul piano emotivo. Solo quando mette in moto
      emozioni profonde una terapia riesce ad essere un agente che
      ha potere di cambiamento. (...)


Irvin D. Yalom   da   Guarire d'amore ( Storie di psicoterapia )