giovedì 29 febbraio 2024

LA TRISTESSE DI ANNARITA & JOSE'

 


                                                          Canto d'amore e d'assenza...





Ho tirato su la nassa

a fatica

con le mani rosse

in mezzo a tanto azzurro.

E' una massa

di scuri sargassi

ciò che è riemerso

al mio abbraccio.

Ho scavato il tuo volto

di madreperla

dal fondo.

E' affiorato come un tesoro

da quel bozzolo di foglie.



                                            ***


Il mio baricentro mi ha sempre mentito,

sono inclinata.

La giusta angolazione

è sempre stata per me

una cosa molto personale.

Se procedo, io sbando.

La deviazione,

naufragio quotidiano e

contemplato, mi fa osservare meglio

i margini e tutte le polveri,

i lastroni di basalto

con le loro fughe irregolari, che tanto

somigliano alle mie.

Il mio procedere,

per quanto claudicante e incerto,

è studiato.

Ho il passo dell'ubriaco che ondeggia

e non progetta di arrivare

più in là del prossimo lampione.

Vi stupireste sapendo

quanti tipi di parietaria ho scoperto

e quanti fiori regalano le erbacce.

Quante timide minute creature

si scansano con garbo continuamente

dai nostri passi sicuri come scuri.

La pesantezza che si posa lieve

mi ha insegnato la delicatezza.

Guardando più in basso che in avanti,

ho perso l'orizzonte,

scoperto altri punti di fuga.

Esistono decine di villaggi in un metro

e la geografia li ignora.

Mapparli nella carta della mente

richiede lentezza.



                                                      ***


Collezioni interi pantoni del bianco del tuo volto,

grattacieli di scale che digradano nell'aria.

Ho seguito il saliscendi della vita sul tuo corpo

col groppo di chi cade, con le mani sugli occhi

e due dita aperte alle tue truffe.

Adesso che le sfumature dei tuoi viaggi

seguono ben altre verticali, non mi resta

che immaginarti, puntino nell' azzurro.

Le gambe, sole ormai nell'aria,

vanno ancora in bicicletta.



                                                 ***


Ora che ti ripenso

a centinaia di ore di distanza,

con due mari e tante terre

a separare le nostre mani,

qui dove anch'io sono lontana e in viaggio,

si ferma il dondolìo tra presenza

e assenza che cullava l'infanzia.

Tengo- comunque -

il corvo pronto e tesata la scotta.

Dovessi mai ritrovarti,

mia dispersa nave sorella.



                                              ***


Sono cresciuta piena di fratelli

in una casa mai finita,

più urla che amore,

più imprecazioni che fiori:

non ero mai sola.

Col bene nascosto

nelle tasche

urlavo più forte

per non sentire il mare

per non provare amore,

ma è arrivata lo stesso

questa tempesta nel cuore.




                      Annarita  Rendina    da   Nasse



martedì 27 febbraio 2024

I VERSI VISSUTI DI EDITH



                                                               E se ci sarà un'altra vita...




Edith Bruck è nata nel 1932 in un villaggio ungherese ai confini con l' Ucraina da una famiglia di origine ebraica. Nel 1944 viene deportata ad Auschwitz con i genitori, una sorella e due fratelli. Sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, dopo anni di pellegrinaggio in Europa, si stabilisce nel 1954 in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 pubblica il suo primo romanzo autobiografico " Chi ti ama " ( da cui verrà tratto un film ad opera del marito,  il regista Nelo Risi ), in cui racconta l' infanzia poverissima e l'esperienza drammatica nei Lager.

La produzione poetica di Edith è stata raccolta nel volume" Versi vissuti " del 2018, che riunisce tre testi di poesie che l'autrice ha pubblicato nell'arco di un quindicennio, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta : " Il tatuaggio" ( 1975 ); " In difesa del padre " ( 1980 ) e " Monologo " ( 1990 ).


                                            ***

" DI CHE COSA SCRIVE UN POETA SE NON DELL'ASSENZA, DI CIO' CHE MANCA SIA DENTRO CHE FUORI ? " , afferma l'autrice nella postfazione della raccolta.





NOI


Per noi sopravvissuti

è un miracolo ogni giorno

se amiamo; noi amiamo duro

come se la persona amata

potesse scomparire da un momento all'altro

e noi pure.


Per noi sopravvissuti

il cielo o è molto bello

o è molto brutto

le mezze misure

le sfumature

sono proibite.


Con noi sopravvissuti

bisogna andare cauti

perché un semplice sguardo storto

quello quotidiano

va ad aggiungersi ad altri tremendi

e ogni sofferenza fa parte

di una UNICA

che pulsa col nostro sangue.


Noi non siamo gente normale

noi siamo sopravvissuti

per gli altri

al posto di altri.

La vita che viviamo per ricordare

e ricordiamo per vivere

non è solo nostra.

Lasciateci...

Noi non siamo soli.



                                            ***


NASCERE PER CASO


Nascere per caso

nascere donna

nascere povera

nascere ebrea

è troppo

in una sola vita.



                                                   ***


FORSE


Gli uomini

che contano

nella vita

sono uno :

il padre mancato.



                                         ***


VITA !


Quante grida al vento

quanta paura di tutto

che vita di terrore

d'amore di battaglie

per un poco di pace

per un palmo di terra straniera.



                                                     ***


IL SEGNO


Morì d'impotenza

si potrà scrivere sulla mia tomba.

Chissà dove, non è detto che uno muore

nel luogo in cui è nato o vive.

Si può essere dovunque

in quell'ora incerta.

Non ci sono terre cattive e terre buone.

Vorrei però come un segno una piccola stella

a sei punte come quella che da bambina

brillava sul cappottino liso.

Incidetela ben bene nella pietra

come l'hanno incisa in me sulla mia pelle

nella mia carne, nelle mie viscere.

E se ci sarà un'altra vita

sarò una stella gialla

per ricordarvi che c'era una volta

Auschwitz.




                     Edith Bruck  da    Versi vissuti ( Poesie, 1975 - 1990 )



lunedì 26 febbraio 2024

ESERCIZI PER L' ATTESA DI MARCO

 


                                                             ... e si diviene terra promessa...




La tua costruzione 

su questa riva

miete già insonnie

fatte di molte perdite

nausee e gonfiori

con ricorsi a più consulti,

un apprendistato

che si esegue sulla pelle.



                                                 ***


Il primo suono percepito

ricorda un'eco di vita

in fondo al mare,

poi le acque si rompono

come nel racconto 

più antico

di una liberazione


e si diviene terra promessa.



                                               ***


La notte si accende

come un giglio di sangue

- fammi accogliere

il pianto e la debolezza

concedimi la resa

di essere sconfinato

sottile e forte, stremato e forte

debole e forte... forte.



                                                      ***


Finché una mattina ti vedrò

tornare a casa,

negli occhi le arnie

delle api alla fine dell'inverno.



                                               ***


L' attesa rivive davanti alla finestra

nei piccoli abiti di fata

che asciugano sullo stendino,

pentagramma di note

disposte alla prima esecuzione.



                                          ***


Sarà immenso vedersi

con la nuova vita sulla pelle,

faremo costellazione

se un altro disegnerà nell'aria

la nostra vicinanza.



                                              ***


Sei un fiume che unisce

continuità e inizio,

ti ho aperto al sole

con tua madre

e ti navigo per sempre.



                                               ***


Adesso entriamo nell'ombra

della Terra, noi

vivi al mistero

come esche all'amo del mondo.




                          Marco Bisanti  da    Nella camera - esercizi per l'attesa



sabato 24 febbraio 2024

LA MEMORIA DEL FUOCO DI GALEANO

 


                                              I nativi scoprirono che vivevano in America...




Morti senza tomba, tombe

senza nome.

E anche

boschi nativi,

stelle nella notte delle

città,

profumo di fiori,

sapore dei frutti,

lettere scritte a mano,

vecchi caffè dove c'era

tempo di perdere tempo.

Il calcio per le strade,

il diritto di camminare,

il diritto di respirare,

lavori sicuri, pensione

sicura,

case senza inferriate,

porta senza serrature,

il senso comunitario e il

senso comune.



                                             ***


Nl 1492

i nativi scoprirono che

erano degli indiani

scoprirono che vivevano in

America

scoprirono che stavano

nudi

scoprirono che esisteva il

peccato

scoprirono che dovevano

ubbidire

a un re e a una regina di un 

altro mondo

e un dio di un altro cielo

e che questo dio aveva

inventato

la colpa e il vestito

e aveva dato l'ordine di

bruciare vivo colui

che adorasse il sole e la

luna e la terra

e la pioggia che la bagna.



                                             ***


L' utopia è là, all'orizzonte.

Mi avvicino di due passi,

lei si allontana di due

passi.

Faccio dieci passi e

l'orizzonte si sposta di

dieci passi.

Per quanto cammini, mai

la raggiungerò.

A cosa serve l'utopia?

Serve a questo : a

camminare.



                                               ***


Noi

abbiamo l'allegria delle

nostre allegrie

e abbiamo pure

l'allegria dei nostri dolori.

Perché non ci interessa la

vita indolore

che la civiltà del consumo

vende nei supermercati.

E siamo orgogliosi

del prezzo di tanto dolore

che per tanto amore

abbiamo pagato.

Noi

abbiamo l'allegria dei

nostri errori

dei ruzzoloni che provano

la passione

dell'andare e l'amore

verso il cammino.

Abbiamo l'allegria delle

nostre sconfitte

perché la lotta

per la giustizia e la

bellezza

vale la pena persino

quando si perde.

E abbiamo sopra tutte le

cose

l'allegria delle nostre

speranze

mentre impazza la moda

del disincanto

ora che il disincanto è

diventato

un articolo di consumo

massivo e universale.

Noi.



                                                 ***


Vennero,

loro avevano la Bibbia e

noi avevamo la terra.

E ci dissero:

" Chiudete gli occhi e

pregate ".

E quando aprimmo gli

occhi,

loro avevano la terra e noi

avevamo la Bibbia.




                   Eduardo Galeano   da    La memoria del fuoco



mercoledì 21 febbraio 2024

RACCOGLIMI

 


                                                               Cornelius Ary Renan  " Sappho "



Era il 600 a. C. quando Saffo componeva " Raccoglimi", un frammento potente che con la sua straordinaria forza evocativa ha superato la prova del tempo. Oltre due millenni e questa breve lirica è ancora qui a raccontarci le sfumature dell'amore e a farci rivivere il brivido delle emozioni che esso provoca. Nei preziosi frammenti che ci sono rimasti, Saffo racconta quasi esclusivamente l'amore: sentimento talvolta non corrisposto, altre volte non consumato, altre volte ancora esaudito anche se solo per un momento. L' immagine che viene fuori dai versi della poeta è - in ogni caso - quella di una forza sconvolgente che scombussola la vita di chi la sperimenta. L' amore - per Saffo - non può che essere un sentimento totalizzante che invade il cuore, la mente e il corpo, perfino i sogni e la realtà circostante. Ma se per i poeti suoi contemporanei spesso si tratta di qualcosa dai poteri devastanti, che non lascia scampo agli esseri umani che vivono in sua balia, per la poeta si aggiungono i temi della delicatezza e della capacità che esiste - dentro ognuno di noi - di riuscire a rendere questa gioia tormentosa un punto privilegiato da cui guardare il mondo.




RACCOGLIMI


Vieni

inseguimi tra i

cunicoli della mia

mente

tastando al buio gli

spigoli acuti delle mie

paure.


Trovami nell'angolo

più nero

osservami.


Raccoglimi

dolcemente

scrollando la polvere

dai miei vestiti.

Io ti seguirò.


Ovunque.




                                         Saffo



sabato 17 febbraio 2024

GLI SPOSTAMENTI DEL DESIDERIO DI RAFFAELA

 


                                                             Nulla occorre che tu mi prometta...




ANTOLOGIA


Nessuno ha detto tutto in vita.

Chi muore soffia

attraverso la fessura

un vapore di nubi

per chi resta

per chi alzando la testa

di volta in volta

nel bianco ritrova

un profilo

e nel silenzio il farsi

un discorso

più lento, a prova

di tempo

ma ormai privo

di punti cardinali

un bianchissimo buio

in cui tutto è leggibile

tranne l'essenziale

forma della gioia.



                                                ***


Ritorna.


Scegli tu l'ora.

Nulla occorre che tu mi prometta

o accada.

Ma aspetta che ti riconosca.

Sii vero. Ritorna

perché riesca a lasciare

che vada.



                                                 ***


LA CELLA


Riesce a stringergli la mano.

Ma le sbarre sono carne.

Buio senza finestrella.

Dietro al corpo c'è un foro

come un occhio alla rovescia

forse eterno.

E' a quell'occhio

che lei fa da sentinella.



                                          ***


Forse è così che impara la misura

chi ascolta

dopo anni di clausura

il rompersi inatteso dei portali

il buio tutt'intorno non più a pezzi

e l'orbita di un corpo

che è fatto di silenzio

più di quello che da piccola tenevi

in fondo a un pozzo.



                                           ***


Tanto nero

ma solo

raggiunto il fondo

senti

che non ha materia.

E' un foro.

Non dissimile

dal cielo.



                                               ***


Accade

che la via maestra sia già pronta.

Nei figli, la notte si fa cava per il giorno.

Nelle tre prime rughe intorno agli occhi

il volo ha il suo corredo.

E in ogni morte

( anche la più lontana )

mette radici

il nostro ultimo congedo.


                               


                   Raffaela  Fazio       da       Gli spostamenti del desiderio



martedì 13 febbraio 2024

OGNI GIORNO HA UN CIELO DIVERSO PER LUCA

 


                                                            Noi contiamo le crepe del giorno...




E' un'intervista alle pietre

la trasparenza del fiume

e tutto l'udito e tutta la vista

sono un'unica coscienza :

le distanze si compattano

e nessuno vive da ultimo

nell'acqua che riconosce

i fragili della sua stirpe.

L' oscurità della fretta

è urgenza che non salva

e la carreggiata dall'altra parte

è il regno che disattende.



                                              ***


Il gelo di dicembre

sui muscoli delle macchine

nell'ora che sbatte il pugno

contro un sole senza indirizzo.

C'è chi raschia con la spazzola

e chi rovescia mezza bottiglia

e chi stacca dal proprio vetro

un foglio di giornale sfinito.

Noi accendiamo i motori

e sprofondiamo nei sedili

e come orsi polari in letargo

contiamo le crepe del giorno.



                                           ***


Qui non abita il distacco

ma il contatto senza bisogno

e non c'è avviso per rendere noto

che tutto in noi è incustodito.

Veglierà per condannarci

la giustizia degli oggetti :

mandria di materie e forme

che tutto crea e ci distrugge.



                                          ***


Nuove luci nella notte

sfuggono da due finestre

nel punto in cui la montagna

ci ha abituati a un'assenza.

Forse quelle fronde sfoltite

aprono allo scambio di intese

nei frammenti che ogni sera

risalgono la propria caduta

e viene da scacciare i vetri

e imbrigliare i sipari

per costringere al coraggio

chi ci chiama dal buio.



                                            ***


Se la polvere ci parlasse

di sé non racconterebbe niente

ma ci direbbe delle crepe e dei ragni

e dell'infelicità dei pavimenti.

Svelerebbe l'ambizione dell' armadio

di non vivere con un fianco cieco

e la pena del chiodo nel sostenere

ciò che gli è impedito di ammirare.

Infine ci chiarirebbe la morte

dopo l'appello delle sveglie

quando dalla tenda alla trapunta

un nugolo d'oro ci circonda.




                    Luca  Bresciani   da    Ogni giorno ha un cielo diverso



lunedì 12 febbraio 2024

LA MORTE DI EURIALO

 


                                                      ... o chinando il capo i papaveri..




"  Volvitur Euryalus leto, pulchrosque per artus 

it cruor, inque umeros cervix conlapsa recumbit :

purpureus veluti cum flos succisus aratro

languescit moriens, lassove papavera collo

demisere caput, pluvia cum forte gravantur."


                             

                                              ***


" S'accasciò Eurialo morto, per il bel corpo

scorreva il sangue, la testa cadde sulla

spalla, pesante:

così purpureo fiore, che l'aratro ha 

tagliato,

languisce morendo, o chinando il capo

i papaveri

sul collo stanco, quando la pioggia li

grava ".



                    Virgilio   -     Eneide, IX




LE RAREFAZIONI DI GISELLA

 


                                                           Ho in mano il tempo dell'aurora...



La poetica di Gisella Genna è minima, si estroflette in una compostezza di versi e in una caratteristica brevità che rende i componimenti un concentrato lirico, grazie anche ad una lingua calibratissima, dove non c'è nulla di superfluo. Lo stile meditativo, intriso di elementi naturalistici e con riferimenti alla spiritualità, ridefinisce l'annullamento , " la rarefazione" - appunto - non come scomparsa, bensì come estensione del corpo con l'universo, ritornando a farne parte : " Posati polsi e palmi un'ultima volta / insieme alla terra sbiadire ."




Anche questo sogno andato

anche il volto, il tuo essere a 

lato;

ora che è poco fiorire, vai

nel raggio preciso di un 

mattino.

Posati polsi e palmi, un'ultima

volta

insieme alla terra sbiadire.



                                            ***


Come la più antica felce

respiro, muovendomi,

edera su pietra a porgere

il velo smeraldino a est, altrove.



                                          ***


Si alza questa preghiera di terra

oggi mi vesto

di vento -

ubiquità della cenere.



                                           ***


E' linea di confine il larice

- il contorno cade,

nell'estate

singolare, declina il suono

in rovescio di laghi.

Accade nel bosco la

pazienza,

pietas nel pensare

cosa sono dunque gli

uomini.



                                       ***


Gli anni addensati. Una 

porzione di sfera che pare

scivolata via nel cosmo

antico. Non abito più qui,

dove il ricordo sfugge ed

era luce da un solo lato,

né bianco né oscuro :

lontano.



                                           ***


L' affondo del reale, il

nostro freddo -

la parola si fa marginale,

sfioramento senza peso dei

corpi.

Resa del tronco spezzato

nell' aria di gennaio -

se solo riuscissimo a

credere.



                                                 ***


Attraverso il deserto

delle vite coralline

- roseo limbo d'aria -

vedi, noi togliamo le vesti

fino a scomparire.



                                         ***


Ho in mano il tempo dell'aurora,

pesano come profezie

le scaglie di maggio nel vento.




                 Gisella Genna   da    Rarefazioni



mercoledì 7 febbraio 2024

I LAMENTI DI CORAZZINI

 


                                                        O piccolo cuore, ora sei morto...




IL MIO CUORE


Il mio cuore è una rossa

macchia di sangue dove

io bagno senza possa

la penna, a dolci prove


eternamente mossa.

E la penna si muove

e la carta s'arrossa

sempre a passioni nove.


Giorno verrà: lo so

che questo sangue ardente

a un tratto mancherà,


che la mia penna avrà

uno schianto stridente.

... a allora morirò.



                                            ***


IMAGINE


La rondine di mare che ieri,

mia dolente,

volava sopra il lago, con

l'alucce sgomente,


erra sempre e la sorte del suo

tenero volo?

brutal piombo la colse, e

cadde, morta, al suolo?


o pur, libera, dopo lungo

palpito d'ale,

giunse all'immenso, azzurro

Oceano natale,


ove ne l'aria, ondeggiano

esalazioni amare?...

A me, vedi, la piccola

rondinella di mare,


stanca, che sfiorava

con l'aluccia sua lieve,

l'onde del lago, troppo, per i

suoi voli, breve


a me sembra il tuo cuore

instancabile, ardito,

cuore di donna, cuore acceso

d'infinito,


cuor nostalgico in preda al

doloroso senso

di cercar, vanamente, per sé

un amore immenso!



                                               ***


RIME DEL CUORE MORTO


O piccolo cuor mio, tu fosti

immenso

come il cuore di Cristo, ora sei

morto;

t'accoglie non so più qual triste

orto

odorato di mammole e

d'incenso.


Uomini, io venni al mondo per

amare

e tutti ho amato! Ho pianto

tutti i pianti

vostri e ho cantato tutti i vostri

canti!

Io fui lo specchio immenso

come il mare.


Ma l'amor onde il cuor morto

si gela,

fu vano e ignoto sempre,

ignoto e vano!

Come un'antenna fu il mio

cuore umano,

antenna che non seppe mai la

vela.


Fu come un sole immenso,

senza cielo

e senza terra e senza mare,

acceso

solo per sé, solo per sé sospeso

nello spazio. Bruciava e parve

gelo.


Fu come una pupilla aperta e

pure

velata da una palpebra

latente;

fu come un'ostia enorme,

incandescente,

alta nei cieli fra due dita pure,


ostia che si spezzò prima

d' avere

tocche le labbra del

sacrificante,

ostia le cui piccole parti

infrante

non trovarono un cuore ove

giacere.



                                           ***


TUTTA L'ANIMA, TUTTE LE PURE 


Tutta l'anima mia, tutte le pure

gioie godute nella giovinezza;

ogni mia più soave tenerezza,

tutte le mie speranze

malsecure


nelle lor precoci sepolture,

l'eterna   immensurabile

tristezza che il mio cuor dissangua ma

offerte alle mortali creature.


Anima, come vano, come vano

l'amor tuo, come triste il

disinganno!




                   Sergio  Corazzini    da   Poesie sparse



lunedì 5 febbraio 2024

VARIE DI MIGUEL SANCHEZ- OSTIZ

 


                                                                  E tu, tu parlerai da solo...




VIVO COME VOGLIO VIVERE


Ho invidiato coloro che hanno amato - è una vecchia storia -

e hanno saputo o forse hanno avuto il coraggio

di vivere la vita come hanno desiderato viverla,

e hanno fatto - o fanno - di ogni giorno una celebrazione,

un'arte, pur sapendo che la vita,

ciò che chiamiamo con ossessiva insistenza

o con tenacia da visionari " la vita",

è il più delle volte qualcosa di mediocre,

triste, sporco, logoro e violento.

Ho invidiato coloro che hanno scelto come distinzione dei loro giorni

" il cuore mi comanda ", hanno ballato l'indifferenza

e non hanno disdegnato altro che le passioni tristi :

la svalutazione delle loro vite.

E in un'epoca più buia di qualsiasi altra

hanno messo passione al trascorrere di ogni giorno.



                                                ***


I


Cresce il rumore di ghiaccio nei tuoi occhi

smarriti in un paesaggio circolare.

In quale territorio conduci il mio sogno?

Qual è il regno distrutto che mi offri?

Chi sono quelli che devono rimanere su questa sponda

e affacciarsi sugli stagni impenetrabili della notte

dove si dice che un pesce segnala i limiti?



                                               ***


AETERNE  PUNGIT , CITO VOLAT ET OCCIDIT


Dove dorme il cavaliere il suo sonno di fortuna

ed è sorridente l'angelo che, più che vegliarlo,

lo avvisa di quelle frecce della paura

che volano non più a mezzogiorno,

ma a qualsiasi ora;

quelle che eternamente feriscono,

veloci volano e uccidono...

E sul tavolo i talismani, le vanità,

la bottega di porcellane dell'anima, il nido della gazza,

reliquie di piaceri e doni irrinunciabili,

il bottino della vita,

le cose che a tua richiesta ti diranno

che sei stato qualcuno, che hai vissuto

abbastanza e come hai potuto

le cose, quelle che tacciono quando ti allontani.



                                              ***


FANTASMI


La terra dove non ci sono fantasmi

perché nessuno ha il coraggio di vederli...

No, no, rispondi, presto :

dove nessuno osa confessare

che li ha visti, che li vede ogni giorno,

che commercia con essi

e con essi convive, dorme e veglia.



                                                  ***


PRESAGI


Che non ti inquieti

il volo basso dell'uccello,

né il tremolante

e prolungato rintocco della campana,

né l'inopportuno crepitìo

della farfalla notturna

sulla tua finestra,

né quell'immotivato ululare del cane,

perché non sono altro che riflessi

dell'oscurità

che da sempre abita in te.



                                                 ***


TEMPO DI BURRASCA


C' è gente che si sta congedando dal mondo

e non ce ne rendiamo conto,

che sembra ricordare e sta dicendo addio,

che viene vicino a noi per andarsene.

C'è gente. Strana gente.

C'è gente che quando viene spinta

contro il muro del dramma,

delle false lamentazioni,

che è il muro comune della notte, dice :

" Sono io che piaccio alla terra.

Ricordati dei faggi",

e scompari subito nella neve.



                                                  ***


IL TUNNEL


Non esiste un antidoto per il veleno

lento della vita invano.

Per quanto scavi dei tunnel alla cieca,

le macerie dei brutti ricordi soffocano.



                                                 ***


GIOCHI DI MANI


Quando finalmente capirai il significato

di un gesto, di una cenno,

di una parola breve

che in quel momento hai trascurato,

oppure rivivrai l'esatto istante

dell'occasione dissipata,

dell'oblio ingiustificabile,

o ancor di più, quando troverai

il segreto nascosto nel regalo

che oggi non conservi,

- piccole figure spezzate di ombra ,

libri perduti che erano la parola d'ordine

della complicità nel gioco e dell'inganno -

sarà troppo tardi.

Vorrai cancellare tutto

come chi chiude

una pagina sconvolgente.

Sarà inutile, lì resteranno.

E tu, tu parlerai da solo.




           Miguel Sanchez - Ostiz  (  Testi tradotti da M. Filippi )



I VECCHI AMORI DI NASOS

 


                                                 Si rompono continuamente lune intorno a me,,,







ODE BARBARA XIII


Miei vecchi amori. Visibili

ore di un secolo che non vuol morire.

Si rompono continuamente lune intorno a me.

La luce che mi illumina di certo verrà

da stelle spente.


Tutta la notte sradico sentimenti

dal mio petto che resta sempre verde.

Erbacce con radici di eternità.

Mi stordisce il rumore del tempo.


Scendo 

in una notte più profonda di quella vera

con una duplice tenebra negli angoli

e caligini d'usi passati.

Camminando lentamente, attento

a non svegliarvi.



                                               ***

GENESI


In principio era il principio:

con qualche titubanza uscì dal niente,

da una coltre di buio senza tempo

macchiata in rosso, come per esempio

i paesaggi di Edipo.


E poi la Sfinge, le ali ricoperte

di diamanti - ancora prima che all'aperto

le acque zampillassero veementi -

preparava solerte

tutto il rimanente.



                                                    ***


BALLATA DELL' AMANTE INSICURO


Scrivere il tuo nome sopra i vetri appannati,

attendere in stazioni dove hai atteso per ore,

son cose che non danno né gioia né dolore.

Suono azzurro, ancestrale, altissimo profumo,

la tua voce scintilla come la lacrima angelica.

Ma il mio amore è l'amore degli Otelli.

E quando mi rinfocola e quando mi addormenta,

rabbrividisco e vedo innanzi Iago.

Mi dico: lega i giambi con lo spago.

Le poesie sono fiori molto esili,

nutriti dalla consona tristezza.

E l'ira, se li accumula, li spezza.




             Nasos  Vaghenàs   ( Poeti greci del Novecento - Trad. di F. Pontani )



venerdì 2 febbraio 2024

CANZONIERE SCRITTO SOLO PER AMORE

 


                                                 Sotto il fiato del cielo sono rimasto solo...




Sotto il fiato del cielo 

sono rimasto solo

e guardo questa estate

senza leggenda andare.

Tu sei la mia fortezza, il grano alto

degli anni infiniti che non tornano,

e di quelli incalcolabili, dopo.

Solo non ti dimenticare e abbi,

anche solo un istante, quel tuo volto

di ragazzino punto da uno spino,

quel sorriso che buca la tristezza,

così ho imparato a vivere.



                                            ***


Fino dalla costruzione del mondo

era fissato che ti cercassi dopo

tra le figure, ombra 

che si accampa e m'accora.

Non troverai di lui che tracce incerte,

non troverai che segni

che è stato e che sarà : a te guardare

con occhi non ingombri,

con amore lontano.

Così qualcuno. E io a doppiare mete,

a fermare il respiro giunto a questa

età di limite oltre cui si stende

il non mai preso mare.

Non più del tempo tuo sarà il mio

ti ridicevo, e formulavo algebre

che trovano per scoglio il tuo paterno

volere la mia vita

all'infinito.



                                                     ***


Tornando presso un luogo, come in sogno,

chiedi di ritrovare la persona

con la quale vi fosti : all'improvviso

il tempo è obliato,

ti pare di toccare

la figura di ieri.

Ma stringerla è impossibile

e chiedi a Dio, ai sogni

dove alberghi la forma che hai cercato,

che hai sentito vicina,

richiamata dal nome,

dal seme del passato, del futuro,

mai come allora vicini, compressi

fino ad essere nodo del risorto.



                                                  ***


Toccavi anche tu quel limitare,

quello stare vicini alle ultime 

cose, a salutarle.

Le cose si tramutano in ostie,

a traverso ci vedi

primavere d'attesa,

vigilie delle storie

che non hanno mai fine.

Non c'è più quasi nessuno, animali

e nessun altro, a dare il fiato buono.

Anche tu traversavi questo lembo.

Dove sei mai: se potessi sfiorarti...

La forsizia si accende come folle,

emana luce da dove non so,

dà una felicità terrena ignota.

Presto sarà per noi soltanto il giallo

delle piante la squilla da ascoltare.

Tu che lo sai, non lasciare il mio fianco

per la volta più pura.



                                                      ***


Andrò via senza occhiali e non vedrò

il volto molto amato.

Così dovremo forse avvicinarci,

porgerci mano al viso,

ripercorrere il filo

di una somiglianza.

toccare i solchi discesi dagli avi

fino a una radice più remota.

Indivisi saremo, occhi negli occhi

spenti, abbagliati dall'identità.




                       Daniele Piccini   da   Canzoniere scritto solo per amore