giovedì 29 febbraio 2024

LA TRISTESSE DI ANNARITA & JOSE'

 


                                                          Canto d'amore e d'assenza...





Ho tirato su la nassa

a fatica

con le mani rosse

in mezzo a tanto azzurro.

E' una massa

di scuri sargassi

ciò che è riemerso

al mio abbraccio.

Ho scavato il tuo volto

di madreperla

dal fondo.

E' affiorato come un tesoro

da quel bozzolo di foglie.



                                            ***


Il mio baricentro mi ha sempre mentito,

sono inclinata.

La giusta angolazione

è sempre stata per me

una cosa molto personale.

Se procedo, io sbando.

La deviazione,

naufragio quotidiano e

contemplato, mi fa osservare meglio

i margini e tutte le polveri,

i lastroni di basalto

con le loro fughe irregolari, che tanto

somigliano alle mie.

Il mio procedere,

per quanto claudicante e incerto,

è studiato.

Ho il passo dell'ubriaco che ondeggia

e non progetta di arrivare

più in là del prossimo lampione.

Vi stupireste sapendo

quanti tipi di parietaria ho scoperto

e quanti fiori regalano le erbacce.

Quante timide minute creature

si scansano con garbo continuamente

dai nostri passi sicuri come scuri.

La pesantezza che si posa lieve

mi ha insegnato la delicatezza.

Guardando più in basso che in avanti,

ho perso l'orizzonte,

scoperto altri punti di fuga.

Esistono decine di villaggi in un metro

e la geografia li ignora.

Mapparli nella carta della mente

richiede lentezza.



                                                      ***


Collezioni interi pantoni del bianco del tuo volto,

grattacieli di scale che digradano nell'aria.

Ho seguito il saliscendi della vita sul tuo corpo

col groppo di chi cade, con le mani sugli occhi

e due dita aperte alle tue truffe.

Adesso che le sfumature dei tuoi viaggi

seguono ben altre verticali, non mi resta

che immaginarti, puntino nell' azzurro.

Le gambe, sole ormai nell'aria,

vanno ancora in bicicletta.



                                                 ***


Ora che ti ripenso

a centinaia di ore di distanza,

con due mari e tante terre

a separare le nostre mani,

qui dove anch'io sono lontana e in viaggio,

si ferma il dondolìo tra presenza

e assenza che cullava l'infanzia.

Tengo- comunque -

il corvo pronto e tesata la scotta.

Dovessi mai ritrovarti,

mia dispersa nave sorella.



                                              ***


Sono cresciuta piena di fratelli

in una casa mai finita,

più urla che amore,

più imprecazioni che fiori:

non ero mai sola.

Col bene nascosto

nelle tasche

urlavo più forte

per non sentire il mare

per non provare amore,

ma è arrivata lo stesso

questa tempesta nel cuore.




                      Annarita  Rendina    da   Nasse



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