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sabato 17 luglio 2021

LA TESA FUNE ROSSA DELL'AMORE ( Prefazione )


(...)  Nate in paesi vicini o lontani, di età diverse, con esperienze eterogenee e personalità spiccatamente individuali, le autrici qui raccolte parlano il linguaggio dell'umanità. Si va dal particolare della vita quotidiana all'universale del mito senza smarrire il filo del discorso. Il tema del rapporto madre - figlia, del corpo a corpo che le avvince, ha una portata universale, pertinente all'umanità: richiede di inoltrarsi in spazi sconosciuti, di affrontare l'ignoto e di forzare la lingua a dire ciò che non le compete : vissuti che debordano dalla sintassi e dalla grammatica, che sfidano la logica aristotelica, l'ordine geometrico del mondo, la gerarchia dei valori. Il legame che connette madri e figlie non ha eguali perché solo la genealogia femminile procede sfilando di corpo in corpo. Gli uomini nascono e crescono passando attraverso un corpo diverso, di un altro genere. Solo noi ci conteniamo, come le matrioske russe, l'una nell'altra. La raccolta è percorsa da una relazione d'amore, ma non si tratta di un sentimento flebile e dolce, come vorrebbe la storica della femminilità, bensì di una passione forte e violenta che il rosso del sangue accosta alla morte. Tutto il lavoro poetico di questa straordinaria antologia è volto a ricomporre il rapporto madre - figlia, a rinsaldare l'incrinatura originaria. Vorremmo amarci, appartenerci, contenerci senza ombre, senza rimpianti, per sempre. Eppure, l'opera d'arte in quanto impulso a racchiudere l'infinito, necessariamente fallisce e non per i limiti dei suoi autori, quanto per il compito che si è data. Il nostro desiderio di unità e di perennità non sarà esaudito ma - come tutte le imprese impossibili - anche questa è degna di essere perseguita e, come tale, rappresenta per noi una sfida e un impegno. (...)



                 Estratto dalla  Prefazione di Silvia Vegetti Finzi   di La fune tesa dell'amore


lunedì 23 settembre 2019

PARLAR D'AMORE ( Le donne e le stagioni della vita ) 1

 
 

" La solitudine è come una lente d'ingrandimento: se sei solo e stai bene, stai benissimo; se sei solo e stai male, stai malissimo". ( G. Leopardi )


( …) Uno dei motivi che spingono le persone a vivere insieme e a
        sposarsi è così evidente che passa spesso inosservato:il timore
        della solitudine.
        Anche quando non esistono ragioni obiettive, vi è un impulso
        profondo a stare vicini, a condividere la vita quotidiana
        nonostante le mille difficoltà che questo comporta. Secondo
        Aristotele, noi siamo animali che vivono in coppia e la prima
        forma di società consiste proprio nel metter su famiglia.
      Questa tendenza contrasta con l'individualismo e il narcisismo 
       della società contemporanea ma, nonostante tutto, il desiderio
       di intimità ha ancora la meglio,visto che la maggior parte di
       noi finisce prima o poi per unirsi e passare " dall'uno al due ".
       Tra le tante forme di convivenza quella coniugale si
        contraddistingue per la prolungata prossimità dei corpi,come
        se la coppia tracciasse intorno a sé un cerchio ideale che la
        comprende, escludendone gli altri.
        Simbolo per eccellenza dell'approdo coniugale è la camera
        matrimoniale e - in particolare -il letto a due piazze,il lettone,
        dove non soltanto si fa sesso, ma ci si affida inermi l'uno all'
        altro, come se si potesse riprovare nel reciproco, fiducioso
        abbandono, la sicurezza di base offerta un tempo dalla
        tenerezza materna.
      " E a vederti così, da vicino, c'è il sonno che ti dà un'aria da
         bambino ", cantava un tempo Mina con dolcezza e nostalgia.
         (…)


Silvia  Vegetti Finzi   da   Parlar d'amore ( Le donne e le stagioni della vita )

PARLAR D'AMORE ( Le donne e le stagioni della vita ) 2


(…) Ma se lo spettro della solitudine costituisce un forte movente
       per mettersi insieme, non sempre è altrettanto forte quando si
       tratta di rimanere insieme.A questo punto - infatti - dovrebbero
       sopraggiungere altre ben più valide motivazioni. Se quell'
       ancestrale timore rimane l'unico o il principale collante,
       significa che si è costruito poco, che la coppia è rimasta la
       povera somma di due solitudini.
       E' paradossale, ma le donne, molto più attrezzate degli uomini
       per vivere da sole, per essere single,sono in realtà spesso
       particolarmente esposte all'ansia da abbandono. Spesso questa
       minaccia le ricatta al punto da costringerle ad accettare i più
       ignobili legami come chi, benché infelice, rimane accanto ad
       un marito da cui è maltrattata.
       Spesso il matrimonio è un guscio vuoto che non protegge dal
       malessere esistenziale, ma consente di sentirsi adeguate alle
       attese sociali, allineate con gli avvenimenti che scandiscono la
       vita delle coetanee. Il gruppo delle amiche esercita una forte
       pressione su ciascuna delle sue componenti,quasi fosse un
       plotone che deve procedere allineato lungo il cammino della
       vita.
       Un altro motivo che impedisce di prendere in considerazione
       l'idea della separazione, è contenuto nel ritornello che da
       secoli risuona nella mente delle donne : " Devo sopportare per
       tenere unita la famiglia ". Un dovere così vuoto di contenuti,
       così lontano da ogni necessità affettiva, si impone soltanto
    utilizzando la predisposizione masochistica che contraddistingue
    il patrimonio biologico e psicologico del nostro sesso. L'
    equazione femminilità uguale a sofferenza, si basa su un
   equipaggiamento istintuale volto a rendere non solo sopportabili,
   ma anche desiderabili esperienze che comportano elementi di
   paura, di fatica e di dolore come il mestruo, la deflorazione,la
   gestazione, il parto, l'allattamento. Una disposizione naturale
   che viene tradizionalmente esasperata dall'educazione e dalla
   morale.  (…).


Sivia  Vegetti Finzi   da   Parlar d'amore ( Le donne e le stagioni della vita )


PARLAR D'AMORE ( Le donne e le stagioni della vita ) 3



(…)Finchè i problemi esterni assorbono le energie della coppia, i
      conflitti psicologici passano in secondo piano. Giunge però il
      momento in cui, cresciuti i figli, si resta inevitabilmente soli ed
      è allora che marito e moglie si osservano reciprocamente, si
      giudicano e si confrontano col presente e col passato. La
      valutazione, spesso deludente,sembra obiettiva, ma si dimentica
      che i ricordi sono cangianti: cambiano colore in base alle lenti
      con cui li osserviamo e le lenti utilizzano filtri a seconda dei
      nostri stati d'animo. Non è possibile che una moglie, dopo venti
      o trent'anni di matrimonio, si ritrovi accanto un marito arido,
      egoista, crudele e violento e che questo costituisca per lei un'
      improvvisa rivelazione. Probabilmente, se sono rimasti insieme
      così a lungo, gli elementi positivi hanno prevalso su quelli
      negativi. Ma quando il patto di solidarietà che li ha resi alleati
    sembra non avere più ragione d'essere, può darsi che l'involucro
    del matrimonio si spezzi e, come dal vaso di Pandora, ne escano
    serpi che incutono terrore  rancore, Meraviglia - in questi casi -
    il contrasto tra la furia delle emozioni negative e l'incapacità di
    prendere qualsiasi decisione. Stati d'animo contrastanti,
    sentimenti ambivalenti,pensieri spezzati e contraddittori,chiusi
    nella mente, finiscono per implodere nella tensione immobile che
    chiamiamo " noia". Quando i motivi per separarsi divengono
    tanti, forse troppi, finiscono paradossalmente per immobilizzare
    ogni iniziativa e tutto continua come prima secondo la formula
    né con te né senza di te.
    Inizia così un rimpallo di accuse che rischia di rovinare il
    presente e di sommergere il passato sotto un cumulo di detriti.
    (…)



 Silvia  Vegetti  Finzi  da   Parlare d'amore ( Le donne e le stagioni della vita )


venerdì 25 maggio 2018

L'OSPITE PIU' ATTESO 1

 
 

" I ' ho tanti vocavoli nella mia lingua materna, ch'io m'ho più tosto da dolere del bene intendere delle cose, che del mancamento delle parole, colle quali io possa bene esprimere il concetto della mente mia "  . ( Leonardo  Da Vinci )



(…) Questo libro racconta una storia di maternità per il piacere di
       narrare e la speranza di aiutare le giovani donne a decidere se
       e quando diventare madri, considerando la gravidanza non un
       pegno da pagare, ma una tappa fondamentale della vita.
       Poiché condividere i propri ricordi induce gli altri a fare
       altrettanto, confido che il filo della memoria, che prima di
       interrompersi ha collegato per secoli generazioni di donne,
       possa riprendere a fluire.
       Dagli anni Settanta abbiamo spronato figlie e nipoti a rendersi
       autonome e a realizzarsi studiando, lavorando, facendo
       carriera. Ma , giunte ai trent'anni, si trovano di fronte a
       conflitti che - da sole - non riescono a risolvere. Desiderano
       armonizzare lavoro e maternità, ma non sanno prevedere un
       percorso di cui hanno ben poche immagini e testimonianze.
       Benché sorretta da disposizioni mentali e affettiva plasmate
       attraverso secoli di cultura e di storia, la maternità è un'
       opportunità, non un destino. E come tale costituisce il risultato
       di un processo di autoaffermazione che si avvale tanto della
       riflessione solitaria quanto della comunicazione, secondo l'
       affermazione di  Christa Wolf : " Io comprendo solo ciò che
       condivido ".
       Poiché la gestazione segue percorsi individuali mentre i
       sentimenti che l'accompagnano sono in gran parte universali,
       ho utilizzato la formula della testimonianza per esprimere
      - ancora una volta - la differenza che ci separa e la somiglianza
       che ci unisce. Alla protagonista - Lena - che vive alla fine degli
       anni Settanta, spetta il compito di raccontare, intercalata da
       una sorta di controcanto riflessivo, un'attesa che, non senza
       difficoltà, sembra realizzare segrete potenzialità, rimarginare
       antiche ferite, schiudere nuove prospettive, delineare " un
       futuro interiore ".  (…)

 Silvia Vegetti Finzi   da  L'ospite più atteso ( Vivere e rivivere le emozioni della maternità )

L'OSPITE PIU' ATTESO 2



(…) In quel decennio non avevano ancora fatto irruzione le
       tecnologie che si interpongono fin dall'inizio nel rapporto
       madre - figlio.Il dialogo tra la gestante e il feto scorreva lungo
       un cordone ombelicale - fisico e psichico, che non subiva
       interferenze. Ora, senza rimpiangere " il buon tempo antico", è
       giunto il momento di recuperare il sapere che possediamo,
       almeno potenzialmente, in quanto esseri femminili che
       perseguono finalità vitali. Smarrire quel patrimonio
       impoverisce la nostra esperienza e ci rende - senza che ce ne
       avvediamo - soggetti passivi della nostra vita. Il contrario di
       quanto si proponeva un progetto storico di libertà e auto -
       determinazione troppo presto interrotto.Vivere l'attesa in modo
       partecipe, trascriverla nella memoria, evocarla, rievocarla e
       condividerla, configura la possibilità di una parola femminile
       non basata sulle mimesi o la contrapposizione con l'altro sesso
       ma sulla specificità del nostro essere nel mondo.
       Su questo sfondo si colloca il segmento di autobiografia che,
       seppure in terza persona, porgo a chi legge, senza alcuna
       pretesa di proporre un modello di riferimento o un manuale di
       comportamento. E' piuttosto un tentativo di sensibilizzare
       madri e figli sulla nostra originaria, costitutiva relazione e di
       valorizzarla sottraendola all'indifferenza e alla dimenticanza.
       Certo ogni storia è unica, diversa dalle altre e non duplicabile,
       tuttavia, come suggerisce Winnicott:

      " Non dobbiamo pensare che la natura umana sia cambiata.
         Dobbiamo piuttosto cercare l'eterno nell'effimero ".
         ( D.W. Winnicott  -  Dal luogo delle origini )

       Esiste infatti una persistenza di valori, affetti ed emozioni che,
       se evocata e condivisa, può motivare e sostenere la giusta
       esigenza di una vita piena, completa, realizzata e felice.
       Purchè le donne riprendano a parlare tra loro, come
       saggiamente suggerisce José Saramago :

     "  E' la lunga, interminabile conversazione delle donne, sembra
        una cosa da niente, questo pensano gli uomini; neanche loro
        immaginano che è questa conversazione che trattiene il
        mondo nella sua orbita.Se non ci fossero le donne che parlano
        tra loro, gli uomini avrebbero già perso il senso della casa e
        del pianeta . "
       ( J. Saramago - Memoriale del convento )

      
Silvia Vegetti Finzi   da   L'ospite più atteso ( Vivere e rivivere le emozioni della maternità )