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domenica 7 dicembre 2025

CARTE DA DECIFRARE ( Amore e Psiche )

 

                                                                          L' amore è carte da decifrare...



"  Nonostante i legami in corso,

le sofferenze, i dolori, i traumi, le iniezioni

di fiducia, le perdite, le conquiste, le gioie,

il luogo in cui siamo diretti è la terra della psiche

abitata dagli avi,

il posto dove gli esseri umani rimangono

pericolosi e divini,

dove gli animali danzano ancora,

dove quel che è abbattuto ricresce

e dove i rami

degli alberi più vecchi

fioriscono più a lungo.

La donna nascosta

che custodisce la scintilla d' oro

conosce quel posto.

Lei sa.

E anche tu. "




     Da  " Danza delle Grandi Madri "  di  Clarissa Pinkola Estés  ( analista junghiana )

                            


martedì 28 gennaio 2020

LA DONNA NASCOSTA

 
 

                                                                 René Magritte  ( Margutte )


Nonostante i legami in corso,
le sofferenze, i dolori, i traumi, le iniezioni
di fiducia, le perdite, le conquiste, le gioie,
il luogo in cui siamo diretti è la terra della psiche
abitata dagli avi,
il posto dove gli esseri umani rimangono
pericolosi e divini,
dove gli animali danzano ancora,
dove quel che è abbattuto ricresce
e dove i rami
degli alberi più vecchi
fioriscono più a lungo.
La donna nascosta
che custodisce la scintilla d'oro
conosce quel posto.

Lei sa.
E tu anche.



                              Clarissa Pinkola  Estés



mercoledì 8 gennaio 2020

LA LOBA, LA DONNA - LUPA 1




 
                               
                       La missione delle storie è quella di essere ascoltare con l'anima…


(…) Vi rivelerò subito che non appartengo alla divina schiera di
       coloro che vanno nel deserto e tornano gravidi di saggezza.
     Sono passata da molti focolari e ho sparso doni angelici là dove
     ho dormito, ma il più delle volte - invece della saggezza - ho
     trovato episodi sconvenienti di Giardiasis, E. coli, dissenteria
     amebica. Questo è il fato di una mistica della classe media
     degli intestini delicati.
     La saggezza o le nozioni scoperte nei miei viaggi in posti strani
     e tra gente insolita, ho imparato a tenerle nascoste perché
     talvolta il vecchio padre Academo,( eroe mitico dell' Attica ,
     probabilmente antica divinità lunare, n.d.r. ) , come Crono, ha
     la tendenza a divorare i figli prima che diventino curativi o
     sorprendenti. Questa sorta di superintellettualizzazione oscura
     i disegni della Donna Selvaggia e la natura istintuale delle
     donne.
    Dunque, per intensificare la nostra relazione parentale con la
    natura istintuale, è di grande aiuto comprendere le storie come
    se fossimo dentro di esse, e non come se esse stessero al di fuori
    di noi. Entriamo in una storia attraverso la porta dell'ascolto
    interiore. La storia narrata, tocca in chi la ascolta, quel nervo
    che corre attraverso la base del cranio giù fino al cervelletto,
    appena sotto il ponte di Varolio. Allora gli impulsi degli
    ascoltatori sono spinti verso la consapevolezza oppure - si dice-
    verso l'anima… a seconda del modo in cui ascoltiamo.
    Antichi dissertori dicevano che il nervo degli ascoltatori si
    divide in tre o più vie nella profondità del cervello. Pertanto
    supposero che l'orecchio potesse ascoltare a tre diversi livelli.
    Una diramazione - si diceva - ascolta le conversazioni mondane.
    Una seconda diramazione apprendeva l'arte e il sapere. E la
    terza esisteva affinché l'anima stessa potesse ascoltare la guida
    e capire il perché del passaggio sulla terra.
    Ascoltate dunque con  l'anima, perché questa è la missione delle
    storie.  (…)



            Clarissa Pinkola  Estés  da     Donne che corrono coi lupi



LA LOBA, LA DONNA - LUPA 2



(…)Osso dopo osso, capello dopo capello, la Donna - Selvaggia
      ritorna. Attraverso i sogni notturni, attraverso eventi a metà
      compresi e metà ricordati, la Donna - Selvaggia ritorna.
      Attraverso le storie ritorna.
      Iniziai la mia migrazione attraverso gli  Stati Uniti negli anni
      Sessanta, in cerca di un luogo in cui fermarmi ricco di alberi
     fragrante d'acque e popolato dalle creature che amavo: orsi,
     volpi, serpenti, aquile, lupi. I lupi venivano sistematicamente
     sterminati nella regione dei Grandi Laghi: ovunque andassi,
     venivano in un modo o nell'altro cacciati. Mi sentivo più sicura
   quando nei boschi giravano i lupi,sebbene molti li consideravano
    una minaccia. Ai tempi, verso occidente e nel Nord, si poteva
    piantare la tenda e restare ad ascoltare il canto notturno delle
    montagne e delle foreste. Ma anche laggiù l'era del fucili dotati
    di teleobiettivo, dei riflettori ad arco montati su jeep e dei
  " bocconcini " all'arsenico, produssero un'era di silenzio
    strisciante sulla terra. Ben presto anche le Montagne Rocciose
    furono quasi completamente deprivate dei lupi. Ecco perché
   arrivai al  grande deserto che si stende per metà in Messico e per
   metà nel Stati Uniti. E più mi spingevo a Sud, e più sentivo storie
   di lupi.
   Si dice- sapete - che c'è un posto nel deserto in cui lo spirito delle
   donne e lo spirito dei lupi si incontrano attraverso il tempo.
   Sentii di aver trovato qualcosa di speciale quando alle frontiere
   del Texas sentii una storia, la  Loba, su una donna che era una
   lupa che era una donna. Trovai poi l'antica storia azteca dei
   gemelli orfani allattati da una lupa finchè non furono abbastanza
   grandi da cavarsela da soli.
   E infine, dai vecchi fattori spagnoli e della gente del Sud- est,
   sentii storie di quella cosa, i vecchi che riportano i morti in vita:
  si diceva rinvigorissero sia gli essere umani che gli animali.
  Allora, in una delle mie prime spedizioni etnografiche, incontrai
  una donna delle ossa e non fui mai più la stessa.Ovunque andassi,
  si ripresentavano le storie di quelli delle ossa, in varie forme.
  Una di esse è la Loba.  (…)


              Clarissa Pinkola  Estés   da      Donne che corrono coi lupi



                                                                  

                                                       Hambre del alma  ( fame dell'anima…)

martedì 19 febbraio 2019

IL MONDO DI CLARISSA

 
 
 

                                          In tutti i tempi oscuri vi è la tendenza
                                          a sentirsi sopraffatti da tutto ciò che
                                          c'è di sbagliato o fuori posto nel mondo,
                                          anche nel nostro piccolo mondo personale.
                                          Non focalizzatevi su queste cose.
                                          Farlo vi esaurisce soltanto.
                                          E c'è anche la tendenza a logorarsi
                                          perseguendo obiettivi al di fuori
                                          della nostra portata, qualcosa che non
                                          può ancora essere.
                                          Non focalizzatevi neppure su questo.
                                          Farlo è sciupare il vento senza issare le vele.



                                                       Clarissa Pinkola  Estés





sabato 21 aprile 2018

LA GUADALUPE ( specializzata in lezioni d'amore ) 1

 
 
 

                                                                        La " mia " Morenita



" Mi ricordo di una giornalista che, recensendo un libro sul New York Times, ridicolizzava un autore che aveva invitato i suoi lettori a pregare"
Non sono mai stata tanto vicina a volare a New York per avventarmi su quel cosiddetto critico da strapazzo, invocando su di lui una piaga biblica di rane.
Un  po' come nell'antico racconto Un occhio, due occhi, tre occhi,*
da quel giorno in poi, ogni volta che avrebbe aperto la bocca per parlare, le sarebbero usciti dalle labbra lucertole, rospi e serpi.
Ero quasi più orripilata da quella mia reazione violenta che dalle opinioni di quella mezza calzetta sul fatto che invocare la Madre Benedetta fosse ridicolo. Quasi.
Eppure, sentii che proprio in quel momento di dolore e risentimento, la Guadalupe sussurrava al mio cuore qualcosa come:" Tutti sono miei, appartengono a me, che mi conoscano o no, che mi siano devoti o no."
E anche questo, questa oceanica generosità della Madre - così insolita nelle nostre culture moderne, che usano quasi per tutto parole di guerra e di morte - trasformò gran parte della mia ira in un atteggiamento comprensivo e misericordioso: per amore dell'autocoscienza e della pace, per pietà verso gli altri, anche quando qualcuno colpisce ciò che conta per il tuo cuore e la tua anima. Non per transigere ossequienti su ciò che ferisce, ma per affrontarlo con cuore calmo e caldo di vita, anziché con cuore frusto e ansioso, o peggio, senza cuore.
E anche questo, credo - l'essere ad un tratto ispirati a cercare di fare / essere grazia e non solo riceverla - questo genere di intelligenza talora sorprendente può nascere quando la Donna Forte viene " slegata ", liberata.

* Un curioso racconto popolare dei miei antenati magiari. Tratta del vedere il mondo senza vedere l'anima ( con un occhio ); del vedere ciò che tutti gli altri vedono senza stupirsene ( con due occhi); e del vedere in modo straordinariamente coraggioso e penetrante, scorgendo l'intimo collegamento tra i mondi di anima, spirito e materia ( con tre occhi ).
Nel racconto, un angelo mette alla prova alcuni contadini, apparendo loro sotto le mentite spoglie di una vecchia che chiede solo un sorso d'acqua fresca " attinta al pozzo più profondo".
Coloro che glielo rifiutano e la disprezzano sono colpiti da repentine trasformazioni in negativo del proprio corpo e degli oggetti circostanti ( il che rivela come sono fatti dentro ).
Coloro che invece accondiscendono di buon grado alla richiesta dell' angelo " in incognito", vengono premiati da repentine trasformazioni in positivo: una bella voce, piacevoli sensazioni, gradevoli trasformazioni dello spazio circostante, a simboleggiare come sono fatti dentro, nel cuore.
L'aspetto trasformativo del racconto vale anche per coloro che, pur non avendo riconosciuto subito l'angelo / vecchia, lo supplicano di concedere loro un'altra possibilità per mostrare generosità e consapevolezza.
La vecchia è l'angelo della generosità e dell'amore per l'anima. Ed è sempre Lei, la Grande Donna.



Clarissa Pinkola Estés  da   Forte è la Donna ( dalla Grande Madre Benedetta insegnamenti per i nostri tempi )


LA GUADALUPE (specializzata in lezioni d'amore ) 2


" Da bambina mi sentivo chiamata al sacerdozio. Un sacerdozio che probabilmente non esiste - per me - in questo mondo, visto che certe culture hanno mal immaginato o storpiato- nei secoli - l'idea di sacerdozio ..." ma sicuramente il carisma concessomi, e la mia promessa al Creatore fu di impegnarmi con tutte le mie forze a portare Lei, la Senora, e le sue opere e per suo tramite quelle del suo prezioso Figlio nei bramosi, brillanti, creativi e talvolta traviati mondi in cui tutti noi siamo stati posti per camminare insieme, ciascuno a modo suo.
Così porto mi Guadalupe ovunque, a una sola anima, a incontri e ritiri, nelle scuole, nelle strade, nelle chiese - spesso, ma non sempre cattoliche. La porto a coloro che sono così gentili da chiedermi di tenere una predica o da crearmi uno spazio per guarire e benedire il mio prossimo, imponendo le mani, in quella parentesi di tempo sottratta alla frenesia del mondo, in un tempio o in un temenos ( vocabolo che nell' Antica Grecia designava un luogo sacro, un appezzamento di terreno scelto per erigervi un tempio, termine poi adottato da Jung per designare uno spazio particolare, riservato, in cui vigono speciali energie e poteri n.d.r.)
Racconto del suo mondo, della sua vita, delle sue figlie e dei suoi figli e sempre c'è qualcuno che dice" noi non crediamo in lei" oppure " come fa a credere in lei?".
E io rispondo:" Io non credo in lei. Io la conosco. A faccia a faccia, pelle contro pelle. Lei è Mi madre."
E sovente mi sento chiedere che cosa dovrebbe pensare della nostra Maria, la Nuestra Grande Madre, un'anima che decida di avvicinarsi a lei. Come fa a comprenderla, a starle vicino.
E io rispondo:" Per comprenderla non è necessario il colore locale, l'esotico. Lei è ovunque: in una scheggia di  vetro in un marciapiedi sbrecciato, in un cuore ferito, in ogni anima consapevole o inconsapevole, ma pazza d'amore per i misteri, per la scintilla divina, per il fuoco creativo. E non altrettanto appassionata a sfide meramente terrene.


     Clarissa Pinkola  Estès   da  Forte è la Donna ( dalla Grande madre Benedetta insegnamenti per i nostri tempi )


LA GUADALUPE ( specializzata in lezioni d'amore ) 3



(...) * Pensa a Lei ma non nel modo che ti è stato raccontato/
         spacciato: cercalo piuttosto con il tuo sguardo senza
         paraocchi e con il cuore senza chiavistelli.


      * Guarda in basso, anzichè in alto.



      * Guarda proprio lì davanti al tuo naso


     *  Lei si manifesta in innumerevoli fogge e travestimenti

E la conoscerai dal suo cuore immacolato e indiviso per l'umanità.

Questa è la Guadalupe che credo tu conosca e percepisca, o voglia conoscere e a cui da anni ormai sei devoto/a; la Nostra Senora è gioio-centrica, è consolatrice- solutrice; è presente in mille modi. E interpretando così l'attrazione che proviamo per Lei, noi liberiamo la Donna Forte.
Consentitemi qui di fare un'invocazione affinché forza, ispirazione, audacia - e fuoco - scendano sulle vostre mani e nel vostro cuore, così che anche voi contribuiate a rialzare la Grande Donna, liberandola dai lacci e da tutti i Lillipuziani che l'hanno legata per ridurla in modo più gestibile, qualunque sia il cammino che state percorrendo nella vostra vita.
Non importa da quale dotta dissertazione, da quale s- valutazione sia stata slegata e sminuita: Lei è di gran lunga più grande di qualunque Gulliver, nell'attimo stesso in cui la invochiamo, la vediamo, le parliamo, la amiamo, Lei si alza con grazia, a dispetto di tutte le corde con cui l'hanno legata, e i lacci saltano, mentre i chiodi volano in ogni direzione...
Con tanto amore, un po' di leggerezza e certo un intenso desiderio- insieme - anche tutti noi - tiriamoci su - dunque, facciamo saltare corde e chiodi, liberando noi stessi mentre liberiamo la Donna Forte.

                              
                                      Così sia per te
                                      Così sia per me
                                      Così sia per tutti noi, sempre


Clarissa Pinkola estés  da     Forte è la Donna ( Dalla Grande Madre Benedetta insegnamenti per i nostri tempi )   

venerdì 20 aprile 2018

LA MADUNINA ( del Duomo di Milano )

 
 

                                            O mia bela Madunina, che te brillet de lontan...         
         


A Paul Marsh... compadre, agente letterario di scrittori
in tutto il mondo
E anima... tu hai portato questo manoscritto
che parla di Nostra Signora
dalle Montagne Rocciose in America
a care mani che lo aspettavano in una città italiana
da dove, quando il cielo è terso, si vedono le Alpi...
Una città che molto tempo fa pose la Madunina ,
la statua della Madonna,
in cima a una guglia perché fosse la forza guida.
Sempre attento alle lingue,
dicesti che il nome della città, Milano,
derivava dai Celti e dal latino antico Mediolanum...
inteso a significare il santuario del cuore.
Ecco - pensammo - la porta perfetta
attraverso cui introdurre per la prima volta quest'opera.
Quella frase di Kafka tanto citata
che molti amanti del linguaggio conoscono a memoria
...Ein Buch muss die Axt sein fur das gefrorene Meer in uns,
un libro dev'essere un'ascia per fendere
il mare ghiacciato dentro di noi...
Proprio così. L' illustre Madonnina che domina
sulla città dall'alto della cattedrale
svetta radiosa, le mani aperte,
circondata da un'aureola luminosa di stelle.
E la sua lancia con la punta a forma
di croce fa proprio questo per noi,
squarcia il ghiaccio che abbiamo dentro
per renderci liberi di fluire ei modi migliori...
noi tutti, anime
che camminiamo o cammineranno
un giorno con la Nuestra Senora,
la Grande Donna, la Santa Madre,
tenendola stretta
non importa con quale nome
veste
razza
o
aspetto.


Clarissa Pinkola  Estés   da     Forte è la Donna ( dalla Grande Madre Benedetta insegnamenti per i nostri tempi )


martedì 3 aprile 2018

I DESIDERI DELL'ANIMA 1

 
 
 
"... me dio dos luceros que quando los abro perfecto distingo lo negro del blanco...



LE FIABE COME FARMACO

(...) Le fiabe finiscono dopo dieci pagine, la nostra vita no. Noi
      siamo una collana di parecchi volumi. Nella nostra esistenza,
      se un episodio è una catastrofe,pure ci aspetta un altro episodio
      e poi un altro ancora. Si presentano sempre altre occasioni per
      rimediare,per forgiare la nostra vita nel modo che ci meritiamo
      di viverla. Non perdete tempo  a rimuginare su un fallimento:
      è un maestro migliore del successo. Ascoltate, imparate, andate
      avanti. E' quel che facciamo con questo racconto. Ascoltiamo
      infatti l'antico messaggio: apprendiamo i modelli deterioranti
      per andare avanti con la forza di chi sa intuire le trappole, le
      gabbie e le esche prima di finirci sopra, o dentro.
      Nelle fiabe sono incastonate le idee più infinitamente sagge che
      nel corso dei secoli si sono rifiutate di farsi potare, logorare o
      annientare in quelle reti intessute d'argento che chiamiamo
      storie. Dai tempi in cui si radunavano intorno al primo fuoco,
      gli esseri umani sono stati attratti da storie mistiche. Perché?
      Perché tutte quelle storie additano un unico fatto capitale, e
      cioè che se l'anima nel suo cammino può incespicare o perdersi
      alla fine troverà il suo fulcro ardente, la sua divinità, la sua
      forza, la sua vita, il suo stretto ma divino sentiero di liberazione
    - e non importa se ciò richiederà reiterati tentativi, secondo
      quella strana danza che prevede " due passi avanti e uno
      indietro".
      Che recepiamo una fiaba in base a una modalità culturale,
      cognitivamente, spiritualmente, o in più modi come io sono
      propensa a fare, resta comunque una certezza: le fiabe sono
      sopravvissute ad aggressioni e oppressioni politiche di ogni
      genere, ascese e cadute di grandi civiltà, genocidi e migrazioni
      bibliche per terra e per mare, al di là dei vasti oceani. Sono
      sopravvissute al ragionamento, all'accrescimento, alla censura
      e alla frammentazione. Quanto adamantini, duri e puri come il
      diamante sono - davvero - questi gioielli dalle mille
      sfaccettature! E' questo forse il loro più grande mistero e
      milagro, miracolo: i grandi fatti espressivi, appassionati,
      profondi, pieni di sentimento, di passione e d'anima - in una
      parola soulful , letteralmente " pieni d'anima" - incorporati
      nelle fiabe agiscono esattamente come il rizoma di una pianta,
      la fonte occulta di nutrimento che resta sotterraneamente viva
      anche durante l'inverno quando, al di sopra, la pianta sembra
      morta. L'occulta essenza im- peritura permane, quali che siano
      il tempo e la temperie :questo è il potere della narrazione. (...)


            Clarissa Pinkola  Estés     da    I desideri dell'anima

I DESIDERI DELL'ANIMA 2



(...) Si potrebbe pensare che la lettura e l'ascolto delle fiabe si
      limitino al trasferimento del loro contenuto a cuori e anime
      giovani o senza età;ma in realtà si tratta di un processo ben più
      complesso. L'ascolto e la memorizzazione delle fiabe hanno un
      effetto più simile a quello dell'accensione in noi di una sorta di
     " interruttore elettrico".Una volta attivate,le fiabe evocano dalla
       psiche un sottotesto più profondo, una sagacia che, per tramite
       dell'inconscio collettivo, giunse in modo innato prima, durante
       o subito dopo che la prima delicata brezza soffiasse sul
       corpicino del neonato ancora umido,appena estratto dal
       grembo materno - del momento esatto non abbiamo coscienza.
       Sappiamo soltanto che una tale, profonda conoscenza delle
       essenze contenute nelle storie - seppur non fatta di materia
       densa, solida - può essere avvertita in modo palpabile dal
       cuore, dalla mente e dall'anima di chi le ascolta.
       Quando la gente ascolta la storia delle fiabe, ne viene
       encantada  , incantata. Benché questo vocabolo sia oggi fin
       troppo abusato, il suo senso originario rimane puro: dal latino
       in - cantare , cantare su o a proposito di... al fine di creare.
       E' correlativo alla parola canto . Parla di entrare in un terreno
       misterioso con intatta finezza d'intuito. L'esatto opposto che
       entrarvi con la mente bloccata da un'ossessione, per esempio,
       e quindi non più padrona della propria perspicacia.
       Quando la gente ascolta le fiabe, non è tanto che le " ascolti":
       sarebbe meglio dire che le sta ricordando:sta ricordando delle
       idee innate. Quando una persona ascolta le storie delle fiabe,
       qualcosa le rintocca dentro. Un potente viento dulce, il dolce
       vento del respiro umano che veicola la storia, rivela la vera
       densità espressiva ed emotiva, la soulfulness o " pienezza
       d'anima" sottesa a quella storia. Tra alcuni popoli Inuit questa
       qualità è detta anerca: il potere dell'essenza della poesia
       amplificato dal suo essere esternata dal respiro del narratore.
       E perché da innumerevoli generazioni non ci stanchiamo di
       raccontare ed ascoltare sempre di nuovo queste storie?
       Perché esse sono come piccoli generatori che ci ricordano i
       cosiddetti essenziali della vita dell'anima - quelli che spesso ci
       dimentichiamo temporaneamente, o con i quali smarriamo il
       contatto talvolta quasi per tutta la vita.
       Una fiaba invita la psiche a sognare su qualcosa che sembra
       familiare, e che spesso tuttavia affonda le sue origini in un
       tempo remotissimo. Penetrando nel mondo delle fiabe, gli
       ascoltatori ne re- visionano i significati  " ri- leggendo con
       l'intelligenza del cuore " queste cruciali guide metaforiche che
       ci ammaestrano sulla via dell'anima .  (...)


             Clarissa Pinkola  Estés   da     I desideri dell'anima

lunedì 19 febbraio 2018

L'INCANTO DI UNA STORIA 1

 
 

" In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, quelli che - se ci daremo da fare - si avvereranno.". ( C.P.E )


(...) Dentro a questo libriccino ci sono parecchie storie. Come
      matrioske, stanno l'una dentro l'altra. Tra la mia gente, alle
      domande spesso si risponde narrando delle storie. La prima
      storia il più delle volte ne evoca un'altra, che ne richiama
      un'altra ancora, finchè la risposta alla domanda diventa lunga
      parecchie storie. Si pensa che una sequenza di narrazioni offra
      una visione più ampia e profonda di quella che un'unica storia
      potrebbe dare. Dunque, secondo questa antica tradizione,
      cominciamo subito con una domanda: che cosa conta nella
      vita? Consentitemi di rispondervi narrandovi una storia.
      Questo antico racconto mi è stato riferito in molteplici versioni
      durante le tante serate trascorse accanto al fuoco. I narratori
      sono gente semplice originari dell' Europa orientale, che per lo
      più è rimasta fedele alla tradizione orale.
      La storia parla di un grande saggio,Rabbi Israel Bal Shem-Tov.

      L'amatissimo Rabbi stava morendo e mandò a chiamare i suoi
      discepoli : " Finora sono stato io a intercedere per voi; quando
      me ne sarò andato, dovrete agire per conto vostro.
      Conoscete il posto della foresta i cui mi rivolgo a Dio?
      Recatevi in quel luogo e fate la stessa cosa. Sapete come
      accendere il fuoco, sapete recitare la preghiera. Fate tutto ciò
      e Dio verrà ".
      Dopo la morte di Bal Shaem.- Tov, pa prima generazione di
      discepoli seguì alla lettera le sue raccomandazioni e Dio non
      si negò mai. Ma alla seconda generazione nessuno ricordava
      più come accendere il fuoco secondo gli insegnamenti del
      Maestro. Comunque, essi si recavano i quello speciale posto
      della foresta, recitavano la preghiera, e Dio veniva.
      Alla terza generazione nessuno ricordava come accendere il
      fuoco e neanche dov'era il luogo della foresta. Ma sapevano
      ancora recitare la preghiera e  Dio continuava a venire.
      Alla quarta generazione nessuno rammentava come accendere
      il fuoco, nessuno sapeva più quale luogo raggiungere nella
      foresta e non si sapeva più nemmeno come recitare la
      preghiera. Ma c'era una persona che ancora rammentava tutta
      la storia e la raccontava a gran voce.
      E Dio veniva .  (...)


           Clarissa  Pinkola  Estés    da      L' Incanto di una storia 



     
 

L'INCANTO DI UNA STORIA 2



(...) In questa antichissima storia, in tutta la storia dell'umanità e
     nelle più profonde tradizioni della mia famiglia,il fondamentale
     dono di una storia ha un duplice valore: che resta almeno una
     creatura in grado di raccontare la storia e che - grazie alla
     narrazione - le più grandi forze dell'amore, della misericordia,
     della generosità e della tenacia vengono richiamate nel mondo. 
     Nelle due tradizioni che mi riguardano, l'ispano- messicana per 
     nascita e quella degli emigranti ungheresi per adozione, la
     narrazione di una storia è considerata un esercizio spirituale
     basilare. Storie, leggende, miti e racconti popolari vengono
     appresi, sviluppati, catalogati e conservati così come si ordina
     una farmacopea. Una collezione di storie legate alla propria 
     cultura, e in specie di storie famigliari, è ritenuta assolutamente
     indispensabile per una vita lunga e prospera quanto il buon
     cibo, i buoni rapporti e un buon lavoro. Nella vita la custode di
     storie è nel contempo una ricercatrice, una guaritrice, un'
     esperta del linguaggio simbolico, colei che narra delle storie,
     che ispira, che parla con Dio e viaggia nel tempo.
     Della collezione di centinaia di storie che mi furono narrate
     dalle mie due grandi famiglie, ben poche sono intese come mero
     intrattenimento.Nell'applicazione popolare, sono piuttosto
     concepite e usate come un'ampia gamma di farmaci capaci di
     risanare, ognuno dei quali prevede una buona preparazione  
     spirituale e certe intuizioni, nel guaritore quanto nel paziente.
     Tradizionalmente queste storie medicinali hanno molti e diversi
     usi: servono per insegnare, correggere errori, alleviare,
     accompagnare una trasformazione, medicare le ferite, ricreare
     la memoria. Il loro fine principale è di educare e arricchire
     l'anima e la vita terrena.
     Occorre inoltre notare che molti dei farmaci più efficaci, cioè le
     storie, provengono dalla terribile sofferenza imposta ad una
     persona o a un gruppo. Perché - in verità - una storia nasce per
     lo più dal travaglio - loro, nostro, mio, vostro, di qualcuno che
     conosciamo e che è lontano nel tempo e nello spazio. Eppure
    - paradossalmente - queste stesse storie sgorgate da una  
     profonda sofferenza possono fornire i rimedi più efficaci contro
     i mali passati, presenti e futuri. (...)


            Clarissa Pinkola Estés   da    L' Incanto di una storia
    
   

L'INCANTO DI UNA STORIA 3



(...) Quando ero piccola, i pochi membri della famiglia ungherese
      sopravvissuti alla guerra devastante che imperversava in
      Europa, riuscirono a raggiungere l' America grazie all'aiuto di
      chi già era là. D'improvviso, mi trovai ad essere la fortunata
      erede di un'ulteriore famiglia allargata comprendente alcune
      donne anziane straordinarie.Una in particolare, da me
      chiamata " la zia Irena" che in ungherese è un nomignolo
      affettuoso per le cantastorie, come " Mamma Oca " in Gran
      Bretagna e negli Stati Uniti. Fu lei a regalarmi la storia sul
      vero significato di " ciò che conta nella vita".
      Era a quei tempi una vecchietta, e divenne uno dei beni preziosi
      della mia vita perché era piena di un amore immenso per gli
      esseri umani e soprattutto per i bambini piccoli. Talvolta la
      mattina mi svegliava spruzzandomi dell'acqua fredda sulla
      faccia, che a suo dire era una speciale benedizione tutta per me
      D'estate mi imbellettava le guance con il succo delle ciliegie
      nere. E una volta - nel pieno dell'inverno- andando al di là dei
      limiti della decenza previsti allora per gli adulti, si lanciò con
      me a cavalcioni di una slitta per un pendio fino al pascolo di
      sotto, tra risa e schiamazzi. Ma la cosa più bella era che
      conosceva un'infinità di storie. Quando le salivo in grembo, mi
      sentivo come seduta su un grande trono caldo, e tutto pareva
      andare nel migliore dei modi per noi e per il mondo.
      Tutto ciò era tanto più straordinario in quanto lei e tutto quel
      ramo della famiglia avevano vissuto anni di indicibile paura e
      atrocità durante la guerra. Erano gente semplice di campagna,
      vivevano in piccoli gruppi di casolari e in remoti villaggi. E
      come milioni e milioni loro simili dei paesi di tutta Europa,
      furono scaraventati in una guerra che non fecero, ma che
      furono costretti a sopportare per non morire. Come tutti i
      sopravvissuti, la zia diceva spesso :" Non ce la faccio a parlare
      di queste cose. Nessuno può comprendere quanto è stato
      terribile. Nessuno può capire com'era, se non l'ha visto,
      odorato, udito, se non si è dovuto aggrappare così alla vita".
      Quando le domandavo quale regalino le sarebbe piaciuto
      ricevere per il suo compleanno o per un'altra festa, la sua
      risposta invariabilmente era: " Niente regali - per favore - édes
      kis, dolcezza mia. I doni che desideravo, eccoli: poter di nuovo
      tenere un bambino in braccio, riuscire a ridere qualche volta,
      e alfine riuscire -ancora - a piangere . Tutto ciò che tanto ho
      desiderato, eccolo qui".
      Questa è la storia che mi narrò su " ciò che conta nella vita".
      La raccontò in terza persona, come si fa quando " non si
      sopporta di parlare di queste cose".
      Forse il cuore della storia vi risulterà familiare, perché è un
      cuore molto antico. (...)


       Clarissa  Pinkola  Estés     da    L'Incanto di una storia
     

L'INCANTO DI UNA STORIA 4



(...) Secondo la mia amata zia, i due vecchi convennero che era più
      sicuro separarsi. Così la sera dopo, in un ventoso crepuscolo
      magiaro, si divisero e se ne andarono ognuno per la propria
      strada, affrontando da soli il cammino attraverso il bosco.
      Come quello di tanti altri in una terra devastata dalla guerra,
      il loro fato era nelle mani di Dio. E questo è tutto quanto
      sappiamo, poiché non si incontrarono mai più.
      Quando ero piccola volevo mettermi a cercarli, per accertarmi
      che ne fossero usciti vivi.
     " Che ne sarà stato di loro ? Dove potrebbero essere? domandai
       una volta. La zia spiegò che il vecchio era davvero una
       creatura speciale, uno che forse non sarebbe mai morto perché
       le sue storie lo rendevano forte e vitale, e proprio come le
       storie che lei conosceva la mantenevano in vita, e come
       sarebbe accaduto a me con le mie storie.
      " E la vecchietta?- domandai -  Dove sarà mai? "
       Silenzio. Poi, con uno sguardo perduto nella lontananza, verso
       un luogo che lei soltanto poteva vedere, la zia disse: " Credo
       che viva ancora".  (...)


    Clarissa Pinkola Estés   da    L'incanto di una storia

    

martedì 6 febbraio 2018

PREGHIERA

 
 

"Fa' che non cerchi tanto ad essere consolato, quanto a consolare..."  ( San Francesco )


Rifiutati di cadere,
e se non puoi rifiutarti di cadere,
rifiutati di restare a terra.
Se non puoi rifiutarti di restare a terra,
leva il tuo cuore verso il cielo,
e come un accattone affamato
chiedi che venga riempito,
e sarà riempito.
Puoi essere spinto giù.
Ti può essere impedito di risollevarti.
Ma nessuno può impedirti
di levare il tuo cuore
verso il cielo -
soltanto tu.
E' nel pieno della sofferenza
che tanto si fa chiaro.
Colui che dice che nulla di buono
da ciò venne,
ancora non ascolta.


            Clarissa  Pinkola  Estés   da     Il giardiniere dell'anima

domenica 8 gennaio 2017

LE FIABE COME FARMACO

 
 

                                
                                         Le  Gabbie

           
(...) Le fiabe finiscono dopo dieci pagine, la nostra vita, no.
      Noi siamo una collana di parecchi volumi. Nella nostra
      esistenza, se un episodio è una catastrofe, pure ci aspetta un
      altro episodio, e poi un altro ancora. Si presentano sempre
      altre occasioni per rimediare, per forgiare la nostra vita nel
      modo che ci meritiamo di viverla. Non perdete tempo a
      rimuginare su un fallimento: è un maestro migliore del
      successo. Ascoltate, imparate, andate avanti. E ' quel che
      facciamo con questo racconto. Ascoltiamo infatti l'antico
      messaggio: apprendiamo i modelli deterioranti per andare
      avanti con la forza di chi sa intuire le trappole, le gabbie e le
      esche prima di finirci sopra. O dentro. (...)


                          Clarissa  Pinkola  Estés

UNA VEZ MAS - IL VECCHIO E IL NEONATO : UNA STORIA PERDUTA 1

    Mi rendo conto che questa " storia " sul significato del
    Capodanno, forse andava proposta qualche giorno fa,
    ma, approfittando dei concetti qui espressi ( che valgono
    per tutto l'anno ) e del fatto che siamo ancora all' inizio
    dell' Anno Nuovo, ve la trascrivo, Augurandovi nel contempo
    non i soliti auguri di salute e serenità ( benché anche di quelli
    abbiamo bisogno ) ma un ANNO NUOVO di Consapevolezza!

                      frida

(...) La storia perduta di cosa  il vecchio e il neonato solitamente
       significassero per il rinnovamento umano di corpo , mente,
       spirito, cuore e anima...a Capodanno.
       Siamo portati a credere che le immagini dell' anno nuovo
       riguardino l'anno vecchio che esce di scena come un anziano
       ricurvo... e l'anno nuovo che arriva trotterellando come un
       bimbo sorridente. Questo è ciò che i tizi che ci vogliono 
       vendere dolciumi, vino e birra ci vorrebbero far credere.
       Tanto tempo fa, c'erano simboli ben più brillanti per la fine di
       una rivoluzione e l'inizio di una nuova rivoluzione della Terra
       intorno al sole..
       Tanto tempo fa, il figlio dell' " anno nuovo" veniva chiamato
       Dionisio ed essendo un bambino e veniva portato in braccio
       dagli anziani Sileno ed Ermes. All'epoca, il bambino Dionisio
       nasceva in questo periodo dell'anno...quando il buio si sta
       sollevando e la luce del giorno sta aumentando e rimane con
       noi più a lungo. Allora il bimbo rappresentava la luce nuova
       e splendente, l'immagine fresca, l'impetuosità solare, lo
       spirito gioioso senza fine. Sebbene in forme tarde Dionisio sia
       stato degradato  a " dio dell'ubriachezza", in tempi più antichi
       direi che sembra potesse rappresentare il genere di
       intossicazione psichica che deriva dal conoscere ciò che
       potrebbe essere chiamato l'est Deus,  il Dio in tutte le cose.
       E l'anziano che teneva il bambino tra le braccia,
       rappresentava il senex, vale a dire il vecchio saggio, quello
       che aveva vissuto più a lungo, che conosceva il valore
       inestimabile della nuova vita, i punti in cui si inciampa e si
       cade, le deviazioni e i percorsi più lunghi, i sentieri sotterranei
       E l'anziano era il protettore del fanciullo.
       L'arrivo del nuovo anno è il momento per guarire e unirsi:
       l'anziano ha bisogno dei giovani e i giovani hanno bisogno dei
       loro anziani.
       Tanto tempo fa il fanciullo e il vecchio non erano idee separate
       ma un'unica idea: l'anziano non moriva per essere rimpiazzato
       dal più giovane, al contrario, essi rappresentavano una
       ierogamia, un'unione sacra...due aspetti essenziali della vita
       interiore che, quando erano uniti da ricerca, progetti
       predisposti e azioni intraprese, creavano una terza realtà :
       una psiche più consapevole e risvegliata.
       Se fossero separati l'uno dall'altro, ovvero se la saggezza fosse
       scissa dal potenziale gioioso, ne seguirebbe un disordine.
       Tedio, egocentrismo, atteggiamento immaturo, incapacità di
       vedersi davvero, tendenza a pensare di essere sempre nel
       giusto, o sempre oppresso dagli altri, irritabilità, solitudine.
       L'uno senza l'altro, vita creativa senza visione di lungo periodo
       e saggezza senza azione dell'invenzione, potrebbero far sì che
       entrambi vacillino e che alla fine non vadano per il verso
       giusto, poi si ammalino e muoiano... per mancanza del lavoro
       della loro vita in equilibrio con l'altro...entusiasmo e una
       visione panoramica e interiore affidabile.  (...)


   Clarissa Pinkola  Estés   da    I  Desideri dell' Anima

  

UNA VEZ MAS - IL VECCHIO E IL NEONATO: UNA STORIA PERDUTA 2



(...) Nel nostro tempo- in realtà- molte persone anziane
       mantengono alto lo spirito creando profonde amicizie con
       persone molto giovani e con idee e atteggiamenti che portano
       nuova vitalità. Anche nel nostro tempo molti giovani sentono
       di vivere al riparo di una montagna perché sono vicini al
       cuore di una persona più adulta che è ragionevolmente
       maturata ed è saggia in amore, lealtà, lodi e prescienza.
       Gli antichi miti sugli anziani e i giovanissimi non sono solo
       belle storie: la consapevolezza più saggia e l'energia giovanile
       sono forti nelle psiche di ogni individuo... se a ciascuna di esse
       viene dato spazio e viene adeguatamente nutrita, per mezzo di
       ricerca e azioni... Come una coppia, il vecchio saggio e il
       potenziale appena nato sono l'essenza della potenza creativa
       che può rendere le idee manifeste attraverso azioni ponderate,
       assai necessarie al nostro mondo, in modo che i desideri giusti
       possano diventare manifesti nelle progressioni attraverso
       azioni " ispirate " e concentrate.
       Nella psiche di ciascuno, a prescindere dal numero di anni
       vissuti, c'è anche una funzione senex. Essa è talvolta
       rappresentata dal "vecchio saggio " nei miti. Ma anche nei più
       giovani c'è una forma di saggezza misteriosa e affidabile; se
       essa viene ricercata e la si usa come base per l'azione...tende
       ad aumentare. Nella psiche c'è anche, a prescindere dal
       numero esiguo o notevole di anni vissuti, uno spirito
       eternamente giovane che non invecchia mai. Perciò, anche 
       nelle persone molto anziane e fragili, c'è una spinta a farsi
       avanti,a ridere, a cercare di nuovo ogni giorno, ciascuno
       secondo le proprie capacità. Un tempo il Capodanno era
       periodo in cui le persone si volgevano " a ricordare"
      consapevolmente,
       a rivendicare nuovamente questi aspetti duali di sé.;il sé più
       saggio e paziente e quello inventivo e sempre pronto a farsi
       avanti. Si sforzavano di ricomporre questo dualismo di senex
       e puer ( l'eterno fanciullo ) o puella ( l'eterna fanciulla ) -
       entrambi positivi in termini di energia, ma che possono
       diventare negativi in quegli adulti che vogliono rimanere
       soltanto bambini, per esempio evitando tutte le responsabilità
       a lungo termine - dentro di sé... dopo essere stati consumati e
       allontanati dal proprio centro per un anno intero..ed essendo
       stati in qualche modo " separati " dal proprio vero sé...(...)


    Clarissa Pinkola  Estés   da    I  Desideri dell' Anima