Visualizzazione post con etichetta Friedrich Nietzsche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Friedrich Nietzsche. Mostra tutti i post

giovedì 12 settembre 2024

VOLA...

 





                                 "Tu costringi molti a cambiare opinione

                   nei tuoi riguardi: a causa di ciò ce l'avranno

                   con te. Sei arrivato loro vicino ma sei

                   poi passato oltre e questo non te lo

                   perdoneranno mai. Tu passi oltre, ma

                  quanto più in alto sali, tanto più piccolo

                  ti vede l'occhio dell' invidia . "



                        Friedrich  Nietzsche



mercoledì 29 dicembre 2021

L' ODIO DI WISLAWA

 


In un momento storico in cui il  mondo sembra dar sfogo a un'immane e collettiva rissa ( acuita dalla pandemia ),che sembra stravolgere sia le relazioni personali che a livello sociale ( per non parlare di quello politico ! ), forse non è male soffermarci a riflettere su questa poesia che sembra più che mai attuale...




" L' amore e l'odio non sono ciechi, bensì accecati dal fuoco che covano dentro " . F. Nietzsche





Guardate com'è sempre efficiente,

come si mantiene in forma

nel nostro secolo l'odio.

Con quanta facilità supera gli ostacoli.

Come gli è facile avventarsi, agguantare.


Non è come gli altri sentimenti,

insieme più vecchi e più giovani di loro.

Da solo genera le cause

che lo fanno nascere.

Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.

L'insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.


Religione o non religione -

purché ci si inginocchi per il via.

Patria o no -

perché si scatti alla partenza.

Anche la giustizia va bene all'inizio.

Poi corre tutto solo.

L'odio. L'odio.

Una smorfia di estasi amorosa

gli deforma il viso.


Oh, quegli altri sentimenti -

malaticci e fiacchi.

Da  quando la fratellanza

può contare sulle folle?

La compassione è mai

giunta prima al traguardo ?

Il dubbio quanti volenterosi trascina?

Lui solo trascina, che sa il fatto suo.


Capace, sveglio, molto laborioso.

Occorre dire quante canzoni ha composto?

Quante pagine ha scritto nei libri di storia ?


Quanti tappeti umani ha disteso

su quante piazze, stadi?


Diciamoci la verità:

sa creare bellezza.

Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.

Magnifiche le nubi degli scoppi nell'alba rosata.

Innegabile è il pathos delle rovine

e l'umorismo grasso

della colonna che vigorosa le sovrasta.


E' un maestro nel contrasto

tra fracasso e silenzio,

tra sangue rosso e neve bianca.

E  soprattutto non lo annoia mai

il motivo del lindo carnefice

sopra la vittima insozzata.


In ogni istante è pronto a nuovi compiti.

Se deve aspettare, aspetterà.

Lo dicono cieco. Cieco?

Ha la vista acuta del cecchino

e guarda risoluto al futuro

- lui solo.




            Wislawa  Szymborska     da    Elogio dei sogni



sabato 5 settembre 2020

PENSIERO E SOLITUDINE





" Nietzsche, con la sua vita esteriore estremamente
monotona, dimostra che il pensiero da solo,
perseguito nella solitudine, è una terribile avventura."


Albert  Camus



martedì 18 febbraio 2020

AL DI LA' DEL VISIBILE





                                                E' che il tuo cuore è nero come la notte..


" La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti, ma che si insinua lentamente, che quasi inavvertitamente ci porta con sé e che un giorno ci si trova davanti in sogno, ma che - alla fine - dopo aver a lungo e con  modestia giaciuto nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e di nostalgia il cuore "  (  F. Nietzsche )



              Se mai dovessi paventare l'oscurità dei sensi
              e al discernimento arrecare il danno della cecità,
              che mi sia giudice - allora - il mio stesso errore
              e impietosa sia la sua condanna
              per non essere andata al di là del visibile.



                                      frida


 

domenica 5 gennaio 2020

AMARE TRADIRE 5



(…) Se l'uomo fosse libero, non avrebbe bisogno di tradire; eppure
       è altrettanto vero che se l'uomo non fosse libero, non potrebbe
       tradire. Il tradimento è una rivolta: ogni rivoluzione si inscrive
       nell'orbita del tradimento . E' tradimento ogni opera d'arte che
       rompa un circuito obsoleto della conoscenza;è tradimento ogni
       originale movimento intellettuale.La parabola della nostra vita
       si estende percorrendo tappe che sono segnate da questo
      lacerante vissuto.Dietro il suono di questa parola - tradimento-
    si cela la lotta eterna tra Eros e Thanatos,cioè tra vita e la morte
     tra bellezza e deformità,ovvero tutto ciò su cui si gioca il destino
     dell'uomo. E' sempre il desiderio di una completezza impossibile
     a muovere la nostra nostalgia, ad alimentare il movimento della
     coscienza verso mete sempre nuove, mete che tornano ad aprirsi
     sulla impossibilità di un compimento definitivo, in un moto che
     ci allontana dai nostri sogni di ieri, dai volti che abbiamo
     conosciuto e amato, in un moto insomma che ci spinge a tradire.
   Nietzsche, questo traditore per eccellenza,parlava dell'incombere
   di una " curiosità sempre più pericolosa ", curiosità che lo portò
   a tradire la sua fede passata, i suoi amori intellettuali, persino la
   grande amicizia con Richard Wagner, divenuto poi mortale
   avversario. Il tradimento era necessario.
   Come scrive Nietzsche in  Umano, troppo umano( 1878 ) :

  " Non si possono capovolgere tutti i valori? Ed è forse bene il
     male? e Dio solo un'invenzione e una finezza del Diavolo?
     E' forse tutto in ultima analisi falso?
     E se noi siamo degli ingannati, non siamo perciò stesso anche
     degli ingannatori? Non dobbiamo essere anche degli
     ingannatori ? ".  

   Questo percorso sul  tradimento torna così a chiudersi sul motivo
   d'inizio, sul mito originario che ci racchiude tutti e intorno al
   quale non solo la psicoanalisi, ma l'arte, la filosofia, la religione,
   ruotano con la loro ricerca: il mito dell' Eden e della sua perdita.
   La memoria del tradimento sembra accompagnare e investire l'
   intero pensiero occidentale e orientale, sin dagli iniziali tentativi
   dell'uomo antico di darsi una spiegazione attraverso la favola del
   suo anelito all'armonia e alla perfezione nonostante l'incredulità
   dinanzi a un mondo temibile e spesso nemico. Non ci si rassegna
  facilmente all' imperscrutabilità della natura e alle contraddizioni
  profonde dell'esistenza e, nella grande sete di unificazione 
  interiore, tutto ciò che macchia il desiderio di armonia viene
  concepito dall'uomo come un assurdo equivoco.  (…)



           Aldo  Carotenuto   da             Amare   Tradire 


mercoledì 11 settembre 2019

LA LIBERA MORTE DI NIETZSCHE 1

 
 

 " Il mio tempo non è ancora venuto: alcuni nascono postumi ". ( F. Nietzsche )


(…) Molti muoiono troppo tardi, e alcuni troppo presto. Ancora
       suona insolita questa dottrina : " Muori al momento giusto! ".
       Muori al momento giusto: così insegnò Zarathustra.
       Certo, colui che mai vive al momento giusto, come potrebbe
       morire al momento giusto? Non fosse mai nato!
       Questo consiglio lo dò ai superflui.
       Ma anche i superflui si danno grande importanza quando
      muoiono,e anche la più vuota delle noci vuol essere schiacciata
      Per tutti, morire è una cosa importante: ma la morte non è
      ancora una festa. Gli uomini non hanno ancora imparato come
      si consacrano le feste più belle.
      Io vi mostro la morte come adempimento, la morte che per i
      vivi diventa uno stimolo e una promessa.
      Colui che adempie la sua vita, morirà la sua morte da
      vittorioso, circondato dalla speranza e dalle promesse di altri.
      Così si dovrebbe imparare a morire: e non vi dovrebbe essere
      festa alcuna, senza che un tal morente non consacrasse i
      giuramenti dei vivi!
      Questa è la morte migliore; quindi viene: morire in battaglia e
      profondere un'anima grande.
      Ma la vostra morte ghignante, che si avvicina furtiva come un
      ladro, e tuttavia viene come la padrona, - è odiosa tanto al
      combattente quanto al vincitore.
      Vi faccio l'elogio della mia morte, la libera morte, e viene a me,
      perché io voglio.
      E quando vorrò? - Colui che ha  una meta e un erede, vuole la
      morte al  momento giusto, per la sua meta, il suo erede.  (…)



                     Friedrich  Nietzsche   da    Così parlò Zarathustra

LA LIBERA MORTE DI NIETZSCHE 2


(…) Mosso dal venerante rispetto per la sua meta e il suo erede,
       egli non appenderà più corono rinsecchite nel santuario della
       vita.
       In verità, non voglio fare come i funaioli, che tirano in lungo
       la corda e intanto vanno sempre più indietro.
       Certi invecchiano troppo,anche per le proprie verità e vittorie;
       una bocca sdentata non ha più diritto a ogni verità.
       E chiunque vuole avere la gloria, deve prendere per tempo
       congedo dagli onori e applicare l'arte difficile di- andar via al
       momento giusto.
       Proprio quando si è più saporosi bisogna smettere di lasciarsi
       mangiare: ciò sanno coloro che vogliono essere amati a lungo.
       Certo, vi sono mele acerbe, la cui sorte è di attendere fino all'
      ultimo giorno d'autunno:esse diventano al tempo stesso mature,
      gialle e grinzose.
      In alcuni è il cuore che invecchia per primo, in altri la mente.
      E certi sono vecchi da giovani: ma una tarda giovinezza è una
      lunga giovinezza.
      Per molti la vita è un fallimento: un verme velenoso li rode nel
      cuore. Proprio per questo dovrebbero fare in modo di riuscire
      tanto meglio a morire.
      Altri non diventano mai dolci, già d'estate marciscono. La viltà
      li tiene attaccati al ramo.
      Fin troppi vivono, e troppo a lungo restano appesi ai loro rami.
      Venisse una tempesta a scuotere giù dall'albero tutti questi
      marci e bacati!
      Venissero predicatori della rapida morte! Questi sarebbero per
      me le tempeste squassanti che devono investire gli alberi della
      vita ! Ma io sento predicare solamente la lenta morte e la
      pazienza per tutte le cose terrene.  (…)


                 Friedrich  Nietzsche   da      Così parlò Zarathustra




martedì 23 luglio 2019

AL DI LA' DEL BENE E DEL MALE

 
 



                                                                   " Chi lotta contro i mostri
                                    deve guardarsi di non diventare
                                  - così facendo - un mostro.
                                    E se tu scruterai a lungo
                                    in un abisso, anche l'abisso
                                    scruterà dentro di te ".


  

                                                   F. Nietzsche  " Al di là del bene e del male "

                       



mercoledì 22 maggio 2019

COME INSULTAVANO GLI ANTICHI ( Prefazione )



(…) Nessuno si aspetti di trovare in questo libro un elogio o una
       celebrazione della cosiddetta " nobile arte dell'insulto".
      Le citazioni raccolte in queste pagine non hanno nulla di nobile
      e tuttavia appartengono ai più grandi e raffinati autori dell'
      antichità, sia greca che romana. Basteranno pochi esempi per
      capire che l'insulto - nel mondo antico -non era concepito tanto
      come un'arma dialettica, da utilizzare ricorrendo magari all'
      ironia o alla dissimulazione, quanto lo strumento più diretto ed
      efficace per aggredire verbalmente l'avversario di turno e avere
      così la meglio su di lui, costringendolo al silenzio. L'insulto non
      aveva perciò una costruzione particolarmente elaborata o
      sofisticata, proprio perché era sentito più come lo sfogo di chi
      per una volta poteva lasciarsi andare, contravvenendo alle
      regole di una conversazione civile.Niente di più lontano dunque
      da quella rigorosa codificazione dell'insulto a cui lo scrittore
      argentino Borges dedicò un suo celebre articolo ( "Arte dell'
      insulto," n.d.r. ).
      La letteratura greca e quella latina costituiscono una vera e
      propria miniera di insulti, imprecazioni, contumelie e volgarità
      di ogni genere, tanto che sarebbe difficile nominare un solo
      autore tra i poeti, gli scrittori, gli oratori, gli storici o i politici
      greci e romani nelle cui opere non si possa trovare almeno un
      esempio di ricorso all'invettiva. Da questo punto di vista, i
      frammenti qui riuniti saranno forse utili a contrastare quella
      che già Nietzsche aveva definito " la deplorevole tendenza ad
      idealizzare i classici , che il giovane si porta dietro nella vita
      come ricompensa del suo ammaestramento liceale ".
      Uno studente di oggi troverà infatti in queste pagine un vasto
      repertorio di vocaboli che vengono di norma prudentemente
      evitati dai curatori delle antologie scolastiche. 
      Naturalmente questo libricino non contiene tutti i possibili
      insulti greci e latini, ma ne fornisce -per così dire -un  assaggio
      attraverso il loro utilizzo da parte degli scrittori antichi più
      rappresentativi. E' stata scelta una traduzione il più possibile
      fedele all'originale perché non avrebbe avuto senso affrontare
      un tema imbarazzante e trascurato come quello in questione e
      poi edulcorarne la versione italiana. In altre parole, la lettura
      di questo campionario di oscenità potrà forse - a volte -
      risultare sgradevole, ma sicuramente mai noiosa. (…)



              Neleo Di  Scepsi *   da    Come insultavano gli antichi


* Nome di filosofo greco vissuto nel III sec. A. C.



venerdì 8 febbraio 2019

AMICIZIA

 
 

" Noto che i legami che si rivelano più profondi e capaci di durare nel tempo sono quelli verso i quali hai avuto meno aspettative " ( M. Recalcati )


(..)L'amicizia non è reciprocità, immedesimazione narcisistica, non
     si deve pensare sul piano immaginario della mera specularità.
     Definisco amicizia l'ordine di quei legami che sfugge all'
     identificazione, ma che è animato da un riferimento comune a
     una causa. (…)
     Il legame di godimento con l'oggetto genera dipendenza e
     dissipazione.
     Il legame d'amicizia lascia fiorire la differenza generando
     alterità non assimilabili. Per questo c'è amicizia ovunque vi sia
     trasmissione e affidamento di una eredità, ovunque vi sia
    separazione, lontananza,come diceva Nietzsche, e appartenenza,
    luogo comune. Comunità…  (…)



                 Massimo Recalcati   da     Elogio del fallimento

sabato 11 agosto 2018

L' IMMORTALITA' DELL'ANIMA 4


      "L'apologetica cristiana cerca di dimostrare al mondo divenuto
       adulto, che non può vivere senza il " tutore " Dio. Nonostante
       la già avvenuta capitolazione davanti a tutte le questioni
       mondane, restano tuttavia le cosiddette questioni ultime - la
       morte, la colpa , - cui solo Dio può dare una risposta -.
       Ritengo questi attacchi dell'apologetica cristiana contro la
       maggiore età del mondo: primo, privi di senso; secondo di
       scadente qualità; terzo, non cristiani ".

               D. Bonhoeffer   da    Resistenza e resa

(…) Nell'usare il termine " tappabuchi", in tedesco Luckenbusser,
       io penso che Bonhoeffer avesse in mente le parole di Nietzsche
       contro il Cristianesimo : " Lo spirito di questi redentori era
       fatto di buchi; ma in ogni buco essi avevano ficcato la loro
       illusione, il loro tappabuchi da loro chiamato Dio".
       Il successo mondiale del pensiero del pensiero di Bonhoeffer è
       motivato dall'aver portato in teologia le ragioni di Nietzsche.
       Le cose - però - rispetto al 1944, per la tradizionale mentalità
       religiosa, sono rimaste esattamente le stesse:ancora si cercano
       buchi per dare legittimità e consistenza al discorso su Dio .
       Desidero chiarire che, parlando delle quattro discontinuità
       cosmiche, io non voglio in nessun modo sostenere la debolezza
       del mondo, il suo non stare in piedi da sé, il suo avere bisogno
       di altro. Non voglio creare un piedistallo su cui posizionare la
       statua di Dio e poi - appoggiata ad essa - quella dell'
       immortalità dell'anima. Esattamente il contrario: parlando
       delle quattro discontinuità, io intendo celebrare
       speculativamente la ricchezza ontologica del mondo, l'ordine
       e l'armonia della natura, di cui noi uomini siamo parte.
      " Vi scongiuro- fratelli - rimanete fedeli alla terra e non credete
         a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze" , scriveva
        Nietzsche in Così parlò Zarathustra , evidenziando la storica
        contrapposizione tra fedeltà alla terra e fedeltà al cielo. Se c'è
        una cosa nuova - però - che è apparsa nelle teologia del
        Novecento, è esattamente la possibilità di rompere questa
        contrapposizione e pensare al contrario che non vi può essere
        nessuna autentica fedeltà al cielo, senza una leale fedeltà
        alla terra ( come risulta dalla teologia di Bonhoeffer ). (…)


                Vito  Mancuso    da     L'anima e il suo destino



lunedì 1 gennaio 2018

L' OMBRA DI DIO



                                        Caravaggio  -      Sette opere di misericordia




      " E noi - noi ci trasciniamo dietro, obbedienti,
        sulle spalle incallite e su montagne impervie,
        ciò che ci è stato assegnato. E, se ci inzuppiamo 
        di sudore, allora ci dicono: " Eh già, la vita è
        un grave fardello! ".
        Invece è l'uomo che è per se stesso un grave
        fardello. E questo perché si trascina dietro
        sulle spalle troppe cose estranee. Simile al
        cammello, egli piega le ginocchia e si lascia
        caricare ben bene. Specialmente l'uomo 
        robusto e paziente, nel quale abita la venerazione:
        troppe parole e valori estranei ha caricato su
        di sé - e ora la vita gli sembra un deserto."

             ( Friedrich   Nietzsche )                           


(...) La libertà - l'esperienza sconfinata della libertà - non è mai
      solo una semplice esperienza di evasione e di liberazione.
      Come un paziente dichiarava nel corso di una seduta : " Mi
      costa molto vivere nascosto, ma mi costerebbe molto di più
      vivere esposto". L'avventura della libertà è un'avvventura ricca
      di insidie e di rischi. Per questo Nietzsche ci avvertiva di una
      strana forma di sintomo che poteva affliggere i navigatori che
      avevano scelto di affrontare l'infinito spazio degli oceani.
     " Attenzione - ammoniva - alla nostalgia per la terra". A coloro
      che - anziché sopportare  e vivere con gioia l'esperienza senza
      confini della libertà - avvertiranno il rimpianto per la Legge 
      che restringe la vita assicurandola. Attenzione alla nostalgia 
      per il suolo, per l'identità della razza, del sangue o dell'
      ideologia. Se il cielo sopra le nostre teste è vuoto, se Dio è
      morto, se siamo come direbbe Sartre " soli e senza scuse", non
      significa che la libertà non porti con sé qualcosa di
      insopportabile, una sorta di vertigine o di nausea di cui
      vorremmo fare a meno. Lo ricorda con precisione Fromm nella
      sua lucida analisi della psicologia delle masse totalitarie: l'
      essere umano avverte l'esigenza della libertà ma avverte anche
      quella - diametralmente opposta - di " disfarsi del peso della
      libertà".
      Nei tempi di Nietzsche si tratta - dopo aver ucciso Dio e dopo
      averne costatato la morte - del rischio di finire per adorare la
      sua ombra, di fare dell'ombra di Dio un nuovo Dio. 
      L'ombra di Dio può assumere le spoglie dell'ideologia che
      afferma una verità assoluta, del culto scientista dell'oggettività
      dei fatti, dell'infatuazione narcisista pe il proprio Io, del
      nazionalismo fanatico. Insomma, l'ombra di Dio, secondo
      Nietzsche, è tutto ciò che può tornare a riempire il cielo sopra
      le nostre teste, che può oscurare il nulla che è a fondamento
      della nostra libertà.  (...)


         Massimo  Recalcati   da   Contro il sacrificio ( Al di là del fantasma sacrificale )



giovedì 23 novembre 2017

IL DESIDERIO ( Respiro della psiche ) 2



(...) Una caratteristica del desiderio è la spinta ad intraprendere
      viaggi avventurosi, fatti di memorie del passato e di tensioni
      verso il futuro: verso regioni, territori e orizzonti sconosciuti,
      che ci appaiono suggestivi e che ci attirano senza sapere
      chiaramente il perché.
      Ciò che desideriamo, lo sappiamo più inconsciamente che  con
      la ragione. " Nessuno è mai là dove si crede, ma ciascuno è
      sempre là dove il desiderio lo spinge ". ( U. Galimberti ).
      Scrive Nietzsche :
     
    " Quando - un giorno - arriviamo a toccare la nostra meta,
       mostriamo con orgoglio quali lunghi viaggi abbiamo fatto per
       giungervi. In verità non c'eravamo accorti di essere in viaggio.
       Ma appunto per questo ci eravamo spinti tanto lontano da
       illuderci di essere - in ogni luogo - a casa nostra. "

      Il desiderio narra la nostra storia e la storia dell'intera
      umanità. Rivela le ragioni del nostro vivere e del vivere degli
      altri. Ci informa sulle rappresentazioni di noi stessi e di coloro
      con cui interagiamo. Il desiderio dell'uno è - infatti - in stretta
      connessione con il desiderio dell'altro, per cui è mediante la
      relazione intersoggettiva che viene tracciato il profilo del " chi
      sono io" e, allo stesso tempo, del " chi è l'altro". Di riflesso,
      viene definita la nostra e l'altrui identità. E' dunque seguendo
      le tracce del desiderio che è possibile cogliere le molteplici e
      labirintiche sfumature della psiche umana.
      Per il nostro benessere non è tuttavia sufficiente essere 
      oggetto di desiderio dell'altro, occorre anche essere causa di
      desiderio dell'altro.
 
    "  Sentire - almeno a volte - che siamo l'ideale per l'altro, è
        altrettanto importante da un punto di vista evolutivo che
        imparare a tollerare i propri limiti e le proprie imperfezioni."(Jacques Lacan )

                            


          Vittorio Castellazzi   da  Il desiderio ( Respiro della psiche )
    

venerdì 8 settembre 2017

Amici del pittore dietro le quinte ( Degas )





              " A taluni, seppure personalmente incapaci 
                di sciogliere le proprie catene,
                è nondimeno dato affrancare gli amici ".




                            "Così parlò Zarathustra " di  Friedrich Nietzsche 



mercoledì 28 dicembre 2016

LA GIOIA CHE SE NE FUGGE...



                                                La gioia è un'emozione impalpabile...




(...) La gioia è un'emozione così impalpabile e così fuggitiva che   
       non è facile trattenerla e talora non è nemmeno possibile
       contemplarla: si allontana da noi con ineffabile leggerezza e,
       quando la tristezza scende come aquila ferita in noi, la gioia
       si frantuma e si incenerisce. Come ha scritto una volta
       Nietzsche, col suo linguaggio temerario e folgorante :
      " Quando gli uomini dalla profonda tristezza sono felici, si
       tradiscono : hanno un modo di afferrare la gioia come se
       volessero schiacciarla e soffocarla per gelosia - ah, sanno fin
       troppo bene che da loro se ne fugge! ".
       Non solo negli uomini dalla profonda tristezza, ma anche 
       negli uomini  nei quali la tristezza è una  Stimmung ( stato
       d'animo ) fragile ed eterea, nebulosa e immateriale, la gioia
       non ha il tempo di nascere : lacerata da un taedium vitae che
       dilaga nell'anima, facendola quasi sanguinare. Non saprei 
       indicare su questo tema parole più belle e misteriose di quelle
       che ha scritto - con stremate incrinature elegiache - Sigmund
       Freud:
     " Non molto tempo fa, in compagnia di un amico silenzioso e di
        un poeta già famoso nonostante la sua giovane età ( Rainer
        Maria Rilke n.d.r. ), feci una passeggiata in una contrada
        estiva piena di fioritura. Il poeta ammirava la bellezza della
        natura intorno a noi, ma non ne traeva gioia. Lo turbava il
        pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire e che,
        col sopraggiungere dell'inverno, sarebbe scomparsa, come
        del  resto ogni bellezza umana, come tutto ciò che di bello e
        nobile gli uomini hanno creato o potranno creare.
        Tutto ciò che egli avrebbe altrimenti amato e ammirato, gli
        sembrava svilito dalla caducità cui era destinato".
        Cosa nasce da questa dolorosa esperienza della vita: da
        questo taedium vitae dilagante e inarrestabile?
      " Da un simile precipitare nella transitorietà di tutto ciò che è
         bello e perfetto, sappiamo che possono derivare due diversi
         moti dell'animo : l'uno porta al doloroso tedio universale 
         del giovane poeta, l'altro alla rivolta contro il presunto 
         dato di fatto. No! è impossibile che tutte queste meraviglie
         della natura e dell'arte, che le delizie della nostra 
         sensibilità e del mondo esterno debbano veramente finire
         nel nulla. Crederlo sarebbe troppo insensato e troppo 
         nefando. In un modo o nell'altro devono riuscire a 
         perdurare, sottraendosi ad ogni forza distruttrice ".
         Se il destino ci fa essere come il giovane poeta, così
         disperatamente sensibili alla precarietà e alla finitudine 
         delle cose, alla loro evanescenza e alla loro inconsistenza,
         allora la grazia della gioia fatica a rinascere in noi . (...)


                   Eugenio Borgna    da   Le emozioni ferite



giovedì 10 novembre 2016

COME FINI' LA STORIA FRA LOU SALOME' E NIETZSCHE? ( 2)


(...)  Tutto cambiò alla fine del 1888, nei dolcissimi tramonti dell'
        autunno di Torino: Nietzsche impazzì. 
        La notizia della follia di Nietzsche si diffuse rapidamente tra
        gli amici e i conoscenti. Franz Overbeck lasciò la stazione di
        Basilea la sera del 7 gennaio 1889 e il giorno seguente, dopo
        diciotto ore di viaggio, era a Torino, cercando l'abitazione di
        Nietzsche nella città sconosciuta. Voleva riportarlo a casa.
        Finalmente riuscì ad entrare nella stanza dove Nietzsche
        aveva pensato, scritto, riso e delirato per mesi. Stava
        rannicchiato nell'angolo di un sofà, col volto terribilmente
        emaciato. I due amici si abbracciarono lacrimando: poi
        Nietzsche si lasciò ricadere sul sofà, sconvolto da sussulti di
        pianto. " Forse proprio in quell'attimo ", scrisse Overbeck,
       " gli si spalancò dinanzi l'abisso sul cui ciglio ora si trova, o
        dove piuttosto è già  precipitato.". Poi Nietzsche si sedette al
        pianoforte, dove cantava a voce spiegata in preda alla
        frenesia ed esaltandosi sempre di più. Proclamava di essere
       " il pagliaccio della nuova eternità ", e rendeva la sua gioia
        con le espressioni più triviali, o con balzi e danze scurrili, o
        con smorfie da istrione. Overbeck ebbe un'impressione
        atroce : quello spettacolo incarnava con terribile efficacia
        l'idea orgiastica della follia sacra, sulla quale era fondato
        il teatro antico. Adesso era tutto finito: quel possente mondo
        tragi - comico - Eschilo, Aristofane, Le Eumenidi, Le rane,
        Le nuvole - si esprimeva attraverso la sua scurrile
        degradazione. Nel mondo moderno, Dionisio, l'antichissimo
        dio dell'estasi e della lacerazione, era diventato pazzo.
        Overbeck riuscì a portare l'amico in Germania e lì venne
        rinchiuso dalla sorella in una specie di sacrario dove, il
        25 agosto 1990 morì.   (...)


                  Pietro   Citati  da   Sogni antichi e moderni

COME FINI' LA STORIA FRA LOU SALOME' E NIETZSCHE? ( 1 )



(...) Dopo il rifiuto di Lou, ci furono mesi di tremenda disperazione
      e di terribile odio. Nietzsche non faceva che camminare per
      giornate intere, prendere oppio, passare notti insonni, scrivere
      decine e decine di abbozzi di lettere Lou e a Rée, che poi non
      osava spedire. " Le passioni mi divorano. Un 'orribile
      compassione, un'orribile delusione, un'orribile sensazione di
      orgoglio ferito - come resistere...che debbo fare?. Ogni
      mattina dubito di arrivare alla fine della giornata. Non dormo
      più: a che serve camminare per otto ore?...questa sera
      prenderò tanto oppio da perdere la ragione". Gli sembrava
      che un coltello lo colpisse e lo lacerasse contemporaneamente
      in tutti i punti vulnerabili. Si torturava e aveva bisogno di
      torturarsi e di  venire torturato." La natura mi ha
      spaventosamente dotato per essere uno che tormenta se stesso".
      Aveva avuto nell'anima tre o quattro desideri di felicità, e ora
      se li strappava sanguinosamente dal cuore. Aveva l'impressione
      che, in quei mesi, una maschera col nome di Nietzsche avesse
      amato, agito, scritto lettere, detto parole di cui ora si
      vergognava. Lui stava dietro quella maschera: in silenzio,
     " condannato ad un'esistenza completamente segreta". Non
      apparteneva alla realtà a cui appartenevano gli altri: ma a
      chissà quale mondo. Era un morto, soltanto un morto, " un'
      ombra che non sa decidersi ad entrare definitivamente negli
      Inferi". Adesso era il tempo di scomparire, lasciando questa
      terra- anche le montagne di Sils - Maria e il lago di
      Silvaplana, i boschi di Tautenburg e l'azzurro del mare ligure-
      e le piccole strisce di cielo sereno che aveva dipinto con le
      parole. Poi si arrestava, per gridare aiuto, semplicemente
      aiuto. " Pensa, mio caro Overbeck, a  trovare qualcosa che mi
      tiri fuori una volta per sempre. Secondo i miei conti è 
      necessario che io resti in vita fino all'anno prossimo - aiutami
      a resistere ancora quindici mesi."
      Nietzsche odiava con tutte le forze del suo abietto rancore, che
      dedicò sempre alle persone che più aveva amato. Era l'odio
      del debole, del ferito, del sofferente, dell'indifeso. Ascoltava le
      menzogne della sorella : le ascoltava per il piacere di
      torturarsi, e scatenava la paranoia del suo complesso di
      persecuzione, che ingigantiva e deformava i minimi particolari
      del passato. Ora aveva il tono di un virtuoso borghese, ora
      quello di un professore tedesco; ora il tono solenne e
      sacerdotale di un profeta offeso. Capiva l'anima di Lou con
      la più straordinaria intuizione: la malediceva e infine la
      offendeva sanguinosamente, come se volesse calpestarla e
      schiacciarla col piede- infido e infimo verme.
      Caro Baudelaire, Nietzsche aveva sempre affermato che il
      senso della sua opera era simile a quello dell'operazione
      alchemica: trasformare il fango in oro, trasformare la
      passione, la lacerazione dell'odio nella bellezza della frase e
      nella velocità del ritmo. Negli stessi giorni, Nietzsche compose
      la prima parte di COSì PARLO' ZARATHUSTRA : fu una
      rivelazione luminosa, il balenìo di un fulmine, un'esplosione
      improvvisa. Ma davvero riuscì a trasformare il fango in oro?
      Oppure la lacerazione e l'odio stridevano nell'euforia della
      rivelazione?. Qualche tempo dopo confessò che avrebbe voluto
      rivedere Lou. Poi rinunciò: si sentiva troppo colpevole. (...)


                  Pietro  Citati   da   Sogni antichi e moderni


lunedì 7 novembre 2016

LOU SALOME' E NIETZSCHE



(...)Lou e Nietzsche parlavano sempre, inesauribilmente: talvolta
     anche dieci ore al giorno, perché i pensieri si intrecciavano e si
     moltiplicavano come gli alberi della foresta: talvolta la
     conversazione continuava dopo cena, al capezzale di Lou;
     entrambi si sentivano felici di aver appreso tanto l'uno dall'
     altro. Lou cominciò un DIARIO e UN LIBRO DOMESTICO    
     dove, col suo mimetismo poroso, imitava  ora l'uno ora l'altro
     ( Nietzsche o Rée ).
     Nietzsche la annotava e la correggeva e vi aggiungeva le sue
     annotazioni.A volte  Lou credeva di essersi innamorata
     del suo vicino: " Due persone si innamorano perché l'intimo di
     una è la cassa di risonanza in cui riecheggia ogni suono
     intonato nel petto dell'altra". Poi si chiedeva : " Ma siamo
     veramente vicini?. No, malgrado tutto non lo siamo."
     In quei giorni a Tautemburg, Nietzsche avvertì - come mai nella
     sua vita - la presenza del destino alle sue spalle, che lo
     spingeva " verso la felicità". Cosa poteva fare lui se non
     abbandonarsi a quella figura radiosa, col suo consueto " amor
     fati? ".  Da quando aveva conosciuto Lou, non era più solo:
     ora voleva reimparare ad essere un uomo, entrando
     arditamente nella vita. Pieno di speranze, si proiettava verso
     il futuro, che aveva preso per lui i lineamenti di una ragazza
     ventenne. " Quello che non speravo più, di trovare un
     compagno della " mia suprema felicità e sofferenza", mi appare
     ora possibile - come aurea possibilità sull'orizzonte di tutta la
     mia vita futura." C'era in lui - a tratti - una paurosa esaltazione:
     un senso di euforia, trionfo e vittoria che avevano già il suono
     tremendo di" Così parlò Zarathustra". Lou era un angelo, uno
     strano angelo bizantino che il destino gli aveva inviato.
     " Quando tornai a volgermi verso gli uomini
     e la vita, credetti che mi fosse stato mandato un angelo - un
     angelo che mitigasse cose che il dolore e la solitudine avevano
     troppo indurito in me, e soprattutto un angelo del coraggio e
     della speranza".  O  forse era qualcosa di molto più profondo:
     una figura che aveva abitato dentro di lui, nella sua anima e
     nei suoi scritti; con un gesto di giocoliere sovrano, egli l'aveva
     tratta alla luce - e ora, lì fuori, c'era lei con la sua crudeltà e
     il suo splendore, identica alla visione interna. Non gli restava
     che educarla, curarla, perfezionarla, esaltarla, venerarla,
     adattarla alla sua anima, come fosse il più fedele dei doppi.
     Non so se Lou Salomé abbia mai visto Nietzsche come l'
     incarnazione di un dio:uno di quegli dei terribili e venerati ai
     quali era impossibile concedersi. Anche Lou li amava: aveva
     in comune con lui l'inclinazione per tutto ciò che è nascosto :
     era affascinata dalla sua  solitudine, e insieme provava una
     specie di reverente e impaurita resistenza verso i suoi
     sotterranei misteriosi. Lo criticava. Secondo Lou, malgrado la
     sua ribellione anticristiana, Nietzsche era un uomo religioso:
     anzi, un eroe religioso. " Non c'è nulla di male ad essere senza
     Dio, purchè ci si sia veramente liberati da Dio. L'odio di Dio
     è l'ultima eco dell'amore di Dio".
     Con la sua acutissima intelligenza, Lou aveva ancora una volta
     colto nel segno. (...)


                  Pietro  Citati   da   Sogni antichi e moderni

    
                                    
                                                                  Friedrich  Nietzsche

domenica 6 novembre 2016

LOU SALOME' E LA TRINITA' AMOROSA




                                                    Lou, Paul e  Friedrich



(...) Nel marzo 1882, Paul Rée, un filosofo di qualche anno più
       giovane di Nietzsche, giunse a Roma. Era delicato, scrupoloso,
      femmineo, incerto: celava una grande bontà d'animo dietro una
      specie di odio verso se stesso : amava e venerava Nietzsche e
      voleva esserne riamato.Presto Rée conobbe Lou e la conduceva
      a passeggiare sotto il chiaro di luna, tra le rovine della Via
      Appia, come nei libri di Chateaubriand, parlando
      appassionatamente di vita, di filosofia, di letteratura e di
      Nietzsche, l'affascinante amico lontano. Verso la fine di aprile
      giunse a Roma Nietzsche, stravolto ed ebbro di solitudine.
      Nessuno - forse - aveva sofferto la solitudine come lui in quegli
      anni. Era quasi cieco. Aveva continuamente emicranie.
      Abitava in  camere ammobiliate e modeste pensioni. Ma la
      sosta non era mai lunga. Più oltre lo aspettava un'altra
      camera in un'altra città.  Sorrento, poi Bad Ragaz, Saint
      Moritz e Venezia e Stresa e Genova e Recoaro e poi Messina
      dove - unico passeggero - era arrivato a bordo di un veliero
      siciliano, con i suoi centoquattro chili di libri. Non c'era sosta.
      Non poteva esserci sosta. Appena a Roma, Nietzsche sembrò
      lietissimo:di colpo - con un gesto - si liberò dalla stretta e
      dalla protezione della solitudine; la sua conversazione era
      fresca, piacevole, spumeggiante e piena di bellissime 
      invenzioni: un gioco con suole d'aria. Andò a San Pietro, dove
      Rée scriveva il suo nuovo libro seduto in un confessionale
      pieno di luce. Vide Lou e le disse solennemente, con parole
      goethiane" Cadendo da quali stelle siamo stati spinti qui l'uno
      verso l'altra?". Pochi giorni dopo Nietzsche chiese a Rée di
      presentare a Lou la sua domanda di matrimonio.
      Lou Salomé non aveva nessuna intenzione di sposarsi. Secondo
      le parole di Pindaro -Nietzsche, voleva " diventare chi era":
      seguire coraggiosamente, spietatamente, crudelmente la 
      propria strada fino a cogliere tutti i doni che la vita - di
      nascosto - aveva preparato per lei. Ebbe un sogno notturno:
      vide uno studio - biblioteca, pieno di libri e di fiori. Vicino
      allo studio si aprivano tre stanze da letto dove dormivano lei,
      Rée e Nietzsche. Era il sogno della Trinità ,una contraffazione
      della Trinità cristiana. Fra i tre amici non dovevano correre
      rapporti erotici : solo letture e discussioni; ma l'eros, che
      Lou aveva represso, si irradiava intorno a lei e teneva
      incatenati a lei i due uomini che la amavano. Quando raccontò
      il suo progetto ad una vecchia amica, questa la sgridò :" L'
      esperienza di una lunga vita e la conoscenza della natura
      umana mi dice che inevitabilmente - nel migliore dei casi -
      un cuore ne avrà orribilmente a soffrire e nel peggiore dei casi
      un vincolo d'amicizia ne verrebbe distrutto". Ma Nietzsche e
      Rée, i fratelli incauti, accettarono entusiasticamente il
      progetto della Trinità amorosa...(...)



                Pietro  Citati    da   Sogni antichi e moderni