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venerdì 22 febbraio 2019
LE PAROLE DEI BAMBINI ( Introduzione ) 1
(…)Le parole dei bambini è un libro di quel che pensano e
provano i bambini. Anzi, è un libro che fa parlare i bambini,
dando voce al loro mondo di valori, al loro modo di
relazionarsi con gli altri e di vivere la realtà esperita attraverso
l'originalità, la creatività e soprattutto la magnificenza che li
contraddistingue. Poiché i bambini possiedono parole che gli
adulti non sanno più trovare. Parole del cuore, legate alla loro
immaginazione, fantasia, voglia di comunicazione che spesso -
però - sono anche intrise dei valori, dei disvalori, delle
insicurezze e delle incertezze, delle paure,delle necessità, del
disagio e altro ancora che gli adulti trasmettono loro. Così
questo libro è una profezia che si autoavvera : alle parole
rivelatrici dei " profeti bambini " - che talvolta suonano come
sentenze di assoluzione e talvolta come verdetti di condanna -
gli adulti dovrebbero prestare massima attenzione e ascolto.
Perché i bambini sono poeti : agiscono.
L'arte loro è agire la realtà, è interpretarla attraverso
rappresentazioni drammatiche, comiche, gli psicodrammi che
li educano e li preparano - quali prove generali - a vivere la
vita nel mondo degli adulti.
I bambini sono flessibili, creativi, adattabili.
Sono pratici ma non rinunciano alla fantasia.
Sanno mescolare l'acqua del desiderio con la terra della
possibilità.
Grandi architetti dalle mani piccine non dimenticano mai il
cuore e il futuro.
I bambini hanno fiducia nello sviluppo, nel cambiamento, anche
se aspirano alla stabilità.
I bambini sono capaci di dare stabilità all'instabile, di accettare
la morale di ciò che è osceno, di utilizzare l' ambivalenza come
altalena della conoscenza e dell'amore.
I bambini sono roccaforti penetrabili, passerotti sparvieri, tigri
di carta e peluche, precari come le loro ire brevi, come la
disperazione dei loro pianti inconsolabili.
I bambini sono il dolore fatto allegria, l'impero lillipuziano dei
sensi, la disperazione che si risolve, l'ignoranza della morte che
affrontano come primitivi attaversandola poiché posseggono l'
alchimia che tramuta in nulla ogni giorno che nasce a muore.
Hanno il cinismo della sincerità, la qualità dell'innocenza, l'
esercizio violento della verità.
I bambini non aspirano alla gloria poiché sono la gloria e vivono
nel mito. Non aspirano al sesso poiché essi sono il sesso, cigni
ermafroditi alla ricerca di un lago, di un piedistallo adulto, di
una possibile identificazione che diverrà - poi - identità. (…)
Maria Rita Parsi ( Introduzione a ) Le parole dei bambini
LE PAROLE DEI BAMBINI ( Introduzione ) 2
(..)Non temono la guerra perché dentro di loro si agita ogni guerra
Potrebbero semmai patirla nel corpo poiché nell'anima già la
conoscono, e da sempre quale disagio - angoscia per la
presenza - assenza, per il possesso del seno materno - terra -
madre che sfama, sapere- fonte che allatta - e quale conflitto
coi genitori, a cui assistere senza poter far nulla. I bambini
odiano e vorrebbero eliminare, ma poi fanno resuscitare ogni
avversario quando non è più pericoloso. I bambini hanno la
prudente seduttività e l'apparente rassegnazione dei deboli, ma
agiscono col senso di onnipotenza dei despoti e manifestano la
vocazione al martirio dei santi. Progettano fughe e ritorni, se
delusi o feriti fantasizzano delitti di gelosia e vendetta, ma sanno
poi sorridere al perdono per tutto dimenticare, poiché l'amore è
alfa e omega. E' l'alfabeto per sempre.
I bambini non temono la fame: sono la fame. Hanno fame di
presenza come di cibo, hanno fame di cibo come d'affetto.
Conoscono ogni possibile fame poiché è da sempre che l'essere
umano patisce - nell'infanzia - l'abbandono e la cacciata dal
paradiso terrestre del grembo materno. Sanno della fame poiché
sono primordiali come Adamo ed Eva ed osano assaggiare l'
albero della Conoscenza; si fanno tentare dall'esperienza di
Dio, dal sapore del Bene e del Male,dal richiamo della Bellezza.
I bambini aspirano alla pace e la realizzano nell'atto di creare
e credere. Non attendono il Messia poiché ogni bambino è un
messia e un messaggero. I bambini considerano l'infanzia un
territorio su cui scorrazzare, un segreto armadio, una profonda
grotta in cui rifugiarsi e attendere il tempo della crescita, la
nascita del mondo degli adulti.
I bambini considerano l'infanzia carta di giornale da ritagliare
in cavalli, pupazzi e soldatini; foglio bianco da ricamare e
imbrattare con colori e poesie; musica di rumori quotidiani, di
sapori e odori che accentuano i bisogni e i ricordi; di corpi da
esplorare nei giochi di penombra e del dottore; di feste e torte,
di doni e Natali, di passeggiate, gite e vacanze.
I bambini considerano l'infanzia un lutto di nonni che muoiono,
di cani e gatti che muoiono, di vecchi che muoiono e- a volte -
per male malissimo - anche di giovani che bisogna sotterrare
tra i fiori dei cimiteri. Fiori che appassiscono e muoiono anche
loro. I bambini vivono l'infanzia come un succedersi di distacchi
e di arrivi. Soprattutto distacchi.
I bambini considerano l' infanzia la bugia delle bugie. Non
esistono bambini bugiardi perché i bambini abitano le bugie.
Non raccontano bugie ma fiabe, perché sono fatti di fiabe.
I bambini si specchiano accanto al genitore e si riconoscono
solo perché nello specchio riconoscono il padre o la madre, il
padre e la madre insieme, che stanno accanto a loro " Se quella
è mia madre ( o mio padre ), quello accanto a lui sono io." (…)
Maria Rita Parsi ( Introduzione a ) Le parole dei bambini
LE PAROLE DEI BAMBINI ( Introduzione ) 3
(…) I bambini si specchiano vestiti con gli abiti dei grandi e
abitano il fantasma di genitori assenti col gusto del
travestimento. Non temono i travestimenti: essi sono già
travestiti da angeli. Sono angeli travestiti.
I bambini abitano i gabinetti e li onorano di ciò che il loro
corpo produce. Non temono gli escrementi: abitano la cacca e
la pipì, il muco, il vomito, il sudore, le lacrime.
I bambini non temono il pianto: piangono con spontaneità e
non sfuggono ai colpi della vita perché amano il colpire e
affrontano il rischio di essere colpiti. E vengono colpiti: dalle
mani degli adulti, dalla loro indifferenza, dalla loro
disattenzione mascherata di pazienza, dall'ottusità delle loro
buone intenzioni.
E' facile colpire i bambini.
Tra le mani essi tengono la molle cera di loro stessi da plasmare
Ogni colpo resta impresso, ogni azione è traccia d'anima.
I bambini osservano e partecipano.
Agiscono e stanno a guardare.
Sentono gelo e calore.
Si difendono e sono disarmati.
I bambini giudicano senza mai giudicare. Quel che somiglia a
un giudizio è per loro soltanto un modo di abitare la paura.
I bambini considerano i genitori degli dei: li temono, ne
individuano l'apparente onnipotenza; ne condividono ogni
scelleratezza. Li giustificano, li imitano e se sono costretti a
disprezzarli, per troppo dolore, per l'orrore di una malvagità,
come Isacco offrono loro stessi in sacrificio, affinché l'accordo
con il Cielo torni a ricomporsi.
I bambini considerano l'infanzia un tempo e un tempio nel
quale il loro corpo verrà provato dalla fatica di trasformarsi,
esposto alla santità del crescere, preparato, attrezzato " all'
innocenza " del potere al codice nuovo dell'amore.
L'infanzia è una prova di crescita, a volte una tragedia da
attraversare, ma è anche attesa di eventi luminosi e lieti, eroici,
sani e belli.
Se l'infanzia di un bambino è stata buia, triste, grigia,
spaventata, senza luce e nessun drago, fantasma o mostro è
stato all'improvviso sconfitto, egli diventa un adulto, ma dentro
di lui il bambino aspetta, murato nel semisonno dell'attesa.
Aspetta che l'infanzia sia magica, bella e santa.
Bisogna illuminare l'infanzia per far crescere un bambino. (…)
Maria Rita Parsi ( Introduzione a ) Le parole dei bambini
LE PAROLE DEI BAMBINI 1
" Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli" ( Mt, 18,3 )
ANIMALI
VINCENZO, 10 anni : " Io non posso immaginare la mia vita senza gli animali. Li amo tutti, pure i vermi. Mia madre, invece, li odia e non vuole che in casa teniamo cani e gatti. E neppure il criceto. Io credo che mia mamma abbia paura degli animali, che possano attaccarle qualche brutta malattia o farle male e questo dipende da mia nonna che non può vedere neppure i giocattoli a forma di animale perché si mette paura. Per esempio, i serpenti o i ragni di plastica la fanno gridare. E' esagerata e io penso che fa pure finta per farsi notare. Mio padre, invece, non ha paura però non dice niente a mia madre e a mia nonna. E così io e mia sorella dobbiamo vivere senza animali e non possiamo accarezzare il morbido pelo della vita ".
MORTE
ELENA, 13 anni : " Quand'ero piccola, avevo un cane che era piccolo anche lui e cresceva con me. Però, quando io ho avuto dodici anni, e Dick quindici, lui si è ammalato gravemente. L'abbiamo portato dal veterinario che ha detto che aveva un tumore all'intestino e bisognava sopprimerlo. Così ho capito alcune cose bruttissime: anzitutto che per gli animali gli anni si contano diversamente che per gli uomini. Ogni anno conta per due, per tre o per quattro. Dick era vecchio a quindici anni e comunque, se si ammala un animale, lo devi sopprimere, mentre se sopprimi un essere umano gravemente ammalato è un delitto. Come dire che la vita degli animali vale meno di quella degli esseri umani perché loro non parlano e dipendono in tutto e per tutto dagli uomini. Dick è la prima morte vera che ho conosciuto nella mia vita e, ancora, non mi sono ripresa dal fatto che l'hanno soppresso. Perché questa ingiustizia ? ".
GELOSIA
LETIZIA, 11 anni : " Io ho un gatto che è geloso di me come se io fossi la sua fidanzata. Appena arrivo a casa da scuola, miagola e vuole che lo accarezzi a lungo. Si acciambella sul mio letto se sono in cameretta, oppure sulla sedia e se sono in giro per casa mi segue passo passo. Quando una mia amica mi ha lasciato il suo gatto perché andava in viaggio, Lollo, così si chiama il mio gatto, non solo ha soffiato a quel poveraccio e gli faceva continuamente agguati correndo da una parte all'altra delle stanze, ma gli ha impedito di mangiare e pure di dormire. Insomma, lo ha tormentato e quando finalmente è andato via, a Lollo sono caduti i peli a ciocche. La veterinaria ha detto che è stato per lo stress.Forse Lollo pensava che l'altro gatto, di nome Ruffino, sarebbe rimasto in casa nostra per sempre oppure si è sentito in pericolo perché temeva che l'altro potesse occupare non solo i suoi spazi, ma anche le carezze e il cuore. Mi ha fatto molta tenerezza. Perciò gli ho promesso :" Giuro, Lollo, che qui non verrà più nessun animale ". Forse è stata una combinazione ma Lollo, quando ho detto così, mi ha fatto una carezza sulla mano con la zampa. "
Maria Rita Parsi da Le parole dei bambini
LE PAROLE DEI BAMBINI 2
BUGIE…
ANNA, 12 anni : "Io dico spesso le bugie. Però è un modo di rendere gradevole la verità. Tante volte le cose sono così amare che un pizzico di bugia può aiutare. Per esempio, io dico spesso che mio padre ci porta sempre in barca, in gita al mare, a sciare e al cinema. Ma mio padre neppure c'è. Neppure lo conosco bene. Io, un padre è come se non ce l'ho. Questa verità non mi piace ".
VEGETARIANA...
VERDIANA, 12 anni : " Io sono vegetariana perché a casa mia nessuno mangia più la carne e io pure sono contenta perché è vero che non si possono mangiare i cadaveri delle galline, degli agnelli e delle mucche. Mio padre dice che non possiamo essere mangiatori di cadaveri e perciò mangiamo ceci, lenticchie, fagioli e farro. Insomma, tutti legumi, tutte piante. Le piante non hanno occhi vivi come gli animali perché forse protesterebbero pure loro. E allora cosa ci rimarrebbe da mangiare? Solo latte, formaggio, uova, frutta e castagne. E i pesci, poi? Non parliamo dei pesci! Loro gli occhi vivi ce li hanno e guardano pure loro e sono vivi e quando li peschi muoiono asfissiati perché fuori dall'acqua non respirano. E' brutto vedere i pesci che muoiono. E' brutta la morte per il cibo. "
SE FOSSI DIO…
EMANUELE, 12 anni : " Se fossi Dio, farei il clima di tutto il mondo con temperatura di 24 gradi. Né caldo né freddo e le persone starebbero tutte subito meglio. Non ci sarebbero i deserti e neppure i ghiacciai perché io - da Dio - metterei tutta l'acqua dei ghiacciai a irrigare i deserti e le zone brulle e senz' acqua. La gente avrebbe sempre bene e allegria nel cuore, sarebbe più sorridente e avrebbe meno voglia di combattere guerre disperate. Infatti, con un bel clima, ti viene voglia di fare pace, picnic, pausa "
DOLORE
GERARDO, 9 anni : " Quando i miei parenti vengono a trovarmi in ospedale, mi dà fastidio perché si vede che sono preoccupati e mia madre cambia e si agita. Lei è sempre con me così, quando soffro, aspetto sempre che lei sia fuori dalla stanza per piangere o fare le smorfie o urlare. Non voglio che provi dolore di più a vedere che sto tanto male. Il dolore è più forte se gli altri ti stanno a guardare e pare che soffrano più di te che stai già tanto male ".
ESCORT
MARIA TERESA, 10 anni : " Mia madre mi ha detto che " escort" è una brutta parola rivolta a quelle ragazze che, invece di studiare e lavorare con impegno e fatica, scelgono la strada più facile per arrivare alla ricchezza e al successo. Ma se è solo la strada più facile, allora sono soltanto furbe! Se invece è una parola brutta da dire alle ragazze, significa che c'è dell'altro che mia madre non vuole dirmi. E mio padre ride! ".
Maria Rita Parsi da Le parole dei bambini
domenica 17 febbraio 2019
LA FELICITA' E' CONTAGIOSA
Se hai un sogno, tu lo devi proteggere…
(..)Di ricerca della felicità, nell'omonimo film di Gabriele Muccino,
si inizia a parlare solo quando il protagonista tocca il fondo
della disperazione. Perché la felicità è qualcosa che possiamo
solo inseguire e che forse non riusciremo mai a raggiungere.
Qualunque cosa facciamo. Ma alla fine, il suo attimo di felicità,
Chris lo raggiunge, come lo raggiungono i protagonisti di
questo libro. Non prima però di aver elaborato il dolore e di
aver affrontato il pericolo; non prima di essersi riscattati dall'
altrui giudizio e di essersi liberati dalle situazioni di
sopraffazione e di sfruttamento della vita. Così da lasciare ai
pensieri più profondi e alle esigenze più nascoste la forza di
esprimersi e di trasformarsi in azione contagiosa. Perché la
felicità - che non è un continuum - ma una condizione effimera
nell'esperienza degli esseri umani, è prima di tutto un agire. Ci
spinge - ogni volta - a cavalcare, nel mare dell'inconscio, i moti
fluttuanti del dolore, della paura, del disagio, della difficoltà,
della solitudine, dello sfruttamento, del destino avverso con lo
spirito e l'abilità creativa di un surfista che converte l'energia
delle onde in equilibrio. La felicità è il tempo - di leopardiana
memoria - strappato all'attesa : il sabato pensa alla domenica
come alla promessa della gioia, ignaro che nel momento di
preparazione della gioia stessa sia contenuto - in realtà - l'
autentico piacere. Perché essere in cammino verso la felicità
vuol dire di già essere felici. " Il segreto della felicità - sostiene
Pericle - è la libertà e il segreto della libertà è il coraggio".
E il vero coraggio consiste nella capacità di operare scelte che
non siano sottomesse alla schiavitù della paura, del bisogno,
dell'opportunità, del giudizio, del timore, del ricatto, della
sopraffazione, dell'angoscia di morire e di quella di vivere.
Per essere felici bisogna sdoganare la libertà e il coraggio dalla
paura e considerare ogni percorso- piacevole o spiacevole della
vita - come " il premio è il viaggio "; l'esperienza e la forza delle
intuizioni trasformate nella concretezza di progetti che cambiano
la vita.
A ogni storia, la paura bussa alle porte dei protagonisti; il
coraggio va ad aprire e vede che non c'è nessuno. Eccetto la
felicità: l'aspirazione di ogni essere umano che si fa identità.(…)
Maria Rita Parsi da La felicità è contagiosa
giovedì 28 giugno 2018
L' AMORE DANNOSO 1
" Il vero amore è una quiete accesa" ( G. Ungaretti )
(…) L'amore dannoso è l'amore della ferita. L'amore che nasce dal
danno, che reagisce al danno di non essere stati amati. O di
essere stati amati male, troppo o troppo poco. Comunque,
maleamati e - perciò - " maleducati sentimentalmente e
sessualmente" . Umanamente. Per i maleamati, divenuti
maleamanti, le ferite del passato si riaprono e coinvolgono
loro, i loro partner, il mondo intero. Infatti, quando essi amano
o credono di amare, trasformano in " destino" le conseguenze
- ancora vive - di quelle ferite. Così, antichi e irrisolti copioni
della vita affettiva, sentimentale e sessuale, di genitori e
parenti o di altre figure di riferimento affettivo o educativo,
appresi dai maleamati nella famiglia d'origine o nell'ambiente
di crescita per traumatica impronta, vengono nuovamente
messi in scena nei rapporti amorosi in età adulta, al fine di
esorcizzare - ma in realtà perpetuandoli - percorsi conflittuali
e dolorosi con relativi finali drammatici o destabilizzanti o
incompiuti.
Si tratta - però - di tentativi inefficaci di sfide e prove amorose
che si ripetono per approssimazione o per difetto senza
raggiungere - quasi mai - l'intento catartico di spezzare le
catene dei legami morbosi, infantili, irrisolti, confusivi.
Doppi e tripli legami, nemici di ogni chiarezza comunicativa,
di ogni autonomia, di ogni crescita interiore.
L' amore dannoso non lascia tregua agli amanti: è complicato,
stressante, carico di ansia, mai spontaneo. E' urlato,
dichiarato, ma al contempo clandestino e pieno di segreti.
Mai libero.
Sempre foriero di legami ammalati invischianti, possessivi,
contagiosi.
L'amore dannoso ha radici nelle radici delle radici della
storia familiare, sociale, culturale e spirituale di ciascuno che
se ne scopra afflitto, affetto, disfatto. L' amore dannoso trionfa
poiché, nella prima parte di un percorso di vita, l'amore s'è
fatto amore di piaga, amore duellante, amore negato, amore
rimosso, amore d'incesto o morboso segreto d'amore.
Infatti, è nei bisogni insoddisfatti dell'infanzia e dell'
adolescenza, nei tradimenti della fiducia, della speranza, della
disponibilità con la quale il nostro cuore si disponeva ad
essere iniziato all'intimità, ai sacri misteri dell'amore umano;
è nel vuoto dell'abbandono che ci è stato inflitto, è nella
confusione dei ruoli nella quale ci hanno fatto assistere e
partecipare genitori, parenti e adulti intorno a noi( fino a
renderci - già da bambini - complici dei conflitti di coppia,
dell'incomprensibile e perenne altalenare degli umori, delle
identità mancate, dei lutti mai elaborati); è in tutto ciò che
risiede nella solitudine che l'amara pianta dell'amore dannoso
si radica, si fortifica e cresce. (…)
Maria Rita Parsi da L'amore dannoso ( Come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati )
L' AMORE DANNOSO 2
(…) L'amore dannoso è cibo primario. Inizia - assai spesso - col
latte avvelenato di un amore materno che non c'è. E nel tempo,
diventa cibo quotidiano d'ogni sorta d'amore che si trasforma
in tormento, in " idea spodestante", in fatica di vivere, in
dipendenza, in costante paura di perdere l'oggetto d'amore.
E' un amore - allora - fatto di attacchi e distacchi, di attese
snervanti, di vuoti, di sensi di colpa e di colpe. Un amore di
" peccati" e di " errori" costantemente ripetuti, che mai si
trasformeranno in patrimonio di esperienze, se non quando
esploderanno un dolore acutissimo o la disperazione, o la
depressione o il disagio psicologico che spinge all'analisi, al
cambiamento, alla crescita. O- se vince la paura - all'oblio del
rimosso.E' un amore di trappole - sempre le stesse - nelle quali
cadere, di parti in commedia o in tragedia - sempre le stesse -
da recitare; di ruoli intrecciati, scambiati, capovolti. Di messe
in scena nelle quali, pur intersecando o scambiando i ruoli
degli interpreti, pur provando e riprovando le parti, non si
giunge mai al debutto.
Si tratta di amori che lasciano il segno, che costringono alla
resa emotiva, che deludono, che amplificano conflitti anche
interiori, che vanificano il tempo e le occasioni di crescita, che
costringono a prove estenuanti, a percorsi dolorosi e laceranti.
Amori che espropriano le persone di se stesse, che le stritolano
nell'incastro di vite altrui, amori che impongono l'esilio,
allontanano dalla terra della propria identità.
Amori mancati e mancanti, amori crudeli che si ingentiliscono
solo a distanza, nei ricordi dell'esilio obbligato, verso il quale
gli amanti sono spinti dal complesso dell'abbandono, dal senso
di inadeguatezza, di inferiorità, di incompletezza, dalla paura,
dalla vergogna, dalla mancanza di intimità, dall'incapacità di
comunicare, di dare e ricevere amore. (…)
Maria Rita Parsi da L' amore dannoso ( come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati )
giovedì 8 marzo 2018
ABBIAMO BISOGNO... ( 8 Marzo )
(...) Abbiamo bisogno di una storia dal dentro, dal basso,dal cuore
di ogni marginalità, emarginazione, subcultura.
Abbiamo bisogno di una storia di relazioni, corpi, sentimenti,
esperienze, prove: una storia di quotidiana fatica e di
preghiera.
Abbiamo bisogno di culti antichi, di riti e rituali, di tradizioni
che diano consistenza al quotidiano e forza indistruttibile alle
leggi scritte col cuore della Madre, la sua mano, la sua
cultura delle Terra, del Grembo, del Caos Primario che si fa
ordine nella mente di ciascuno e organizzazione nella vita di
tutti con l'ausilio del Padre.
Abbiamo bisogno che i problemi siano condivisi, ogni sesso
rispettato perché patrimonio dell'identità di ogni persona e
che ogni corpo sia considerato sacro poiché tempio dell'
esperienza del crescere, contenitore del piacere che è scintilla
di vita, garanzia della continuità stessa di ogni storia umana.
Abbiamo bisogno delle Donne, per esistere. (...)
Maria Rita Parsi da Single per sempre ( Storie di donne libere e felici )
mercoledì 14 febbraio 2018
SINGLE PER SEMPRE ( Introduzione )
Una nuova figura si è affacciata nel panorama femminile del terzo millennio: " le single per sempre".
Donne che hanno rinunciato alla presenza fissa di un uomo nella loro vita. Che non si fanno illusioni sul maschile, che non si aspettano protezione per sé o per la prole, che non sperano nel mantenimento economico né nella gratificazione sentimentale garantita da un marito. Che non hanno fantasie amorose su un improbabile principe azzurro. Che non credono neanche più al principe azzurro ( per fortuna! ), ma organizzano la loro vita e quella dei loro figli in modo autonomo.
Ma come si è arrivati a una scelta esistenziale così drastica?
Quali percorsi psicologici, quanta rabbia, frustrazione, o delusione
spingono le donne di oggi ad un'esistenza in cui il maschio è sempre meno fondamentale?
L'autrice analizza il fenomeno e lo illustra attraverso dieci storie esemplari di donne single-per- scelta.
Libro - questo- intenso e provocatorio, lucido ed emozionante, ma
soprattutto - scritto per far riflettere ( donne e uomini ).
frida
SINGLE PER SEMPRE 1
(...) Nel tempo in cui la Dea- Scienza non aveva ancora il potere
che ha oggi, in assenza quindi di prove scientifiche, sia gli
Assiro- Babilonesi che i Greci avevano sicuramente intuito la
complessità di " un'identità sessuale" non rigidamente divisa
tra maschile e femminile, ma ricca di sfumature. Il mito dell'
androgino - di cui parla Aristofane e che verrà ripreso da
Platone nel Simposio , raccontava già di un essere umano,
maschio e femmina assieme che Zeus- per punizione o per
paura del suo potere - divise a metà.
Ma perché questa identità ( che potrebbe rappresentare la
prima identità sessuale degli ominidi ) venne divisa? Era
davvero troppo potente? Era comunque ritenuta " magica".
Un esempio di " androgenia primaria " la troviamo all'
interno del rito di iniziazione che consacrava lo sciamano,
figura centrale presso molte popolazioni con cultura tribale.
Lo sciamano doveva attraversare infatti una " fase limite "
particolarmente importante e prolungata, vestito da donna.
Solo al termine del rito rientrava nel ruolo maschile, dotato
però dei poteri speciali ricevuti dalla sua primitiva femminilità.
Forse è anche giusto ricordare che la scienza di oggi ha
evidenziato che la gonade è indifferenziata al femminile sino
alla sesta settimana di vita fetale e che solo dopo quel periodo
gli ormoni - legati al cromosoma sessuale Y- inizieranno a
caratterizzare il maschio. La scoperta scientifica della
paternità potrebbe essere stato il momento in cui il maschio,
avendo acquistato " il potere procreativo", potrebbe aver diviso
l'identità sessuale androgina, impossessandosi di alcune
qualità, quali l'aggressività e la competitività necessari per
mantenere il progetto e relegando le donne a un ruolo
dipendente e secondario. (...)
Maria Rita Parsi da Single per sempre ( Storie di donne libere e felici )
SINGLE PER SEMPRE 2
(...) In ogni parte del mondo la morte violenta, spesso per mano di
un padre, di un fratello, di un marito o di un compagno è la
prima causa di decesso per le donne nella fascia d'età fra i 15 e
i quarantacinque anni . (ma, essendo passati dieci anni dalla
pubblicazione di questo libro, e tenendo presente i fatti di
cronaca, ho l'impressione che le percentuali siano cambiate. In
peggio. n.d.r. ). Ormai si parla ovunque e senza mezzi termini
di femminicidio, di strage. Ed è una strage delle cui dimensioni
solo oggi le donne stanno cominciando a rendersi pienamente
conto e a cui stanno reagendo con incredulità, con rabbia, con
dolore, ma soprattutto con un'ira furibonda nei confronti degli
uomini, sempre più percepiti come carnefici,padroni, sfruttatori
e aggressori.
In Fragile come un maschio ( se ne può leggere un estratto qui
nel post del 13 c.m. ), c'era un'introduzione ( dove si parla dell'
Invidia del Grembo ) che ha fatto discutere non soltanto
alcuni uomini ma - com'era prevedibile - anche molte donne.
Perchè esiste un filo che lega la fragilità maschile alle
testimonianze ( e purtroppo non solo ! ) di donne che hanno
subito delle violenze.
Non a caso questo libro si intitola Single per sempre e ha come
sottotitolo Storie di donne libere e felici.
L' essere single - oggi, per le donne - sembra essere diventata
l'unica via di fuga possibile, l'unico affrancamento praticabile
da un maschile sempre più violento, intimidatorio, castrante; o
debole, inadeguato, insoddisfacente, infantile, vigliacco: in
una parola , assolutamente deludente. Per molte di loro è una
sconfitta, per molte una liberazione.
Ma quanto c'è di libero in questa scelta? Per quante è davvero
desiderabile o realizzabile - o anche solamente pensabile - e
a prezzo di quali rinunce, di quante mutilazioni psicologiche
un taglio così netto? (...).
Maria Rita Parsi da Single per sempre ( Storie di donne libere e felici )
SINGLE PER SEMPRE 3
(...) " Le donne non sono uomini" e questo va detto soprattutto a
quelle donne che agli uomini, al loro modo di sentire, di
pensare, di agire, di gestire il potere, di organizzare la vita
delle comunità religiose, familiari, sociali e politiche, si
adattano e si sottomettono, prestando il loro acritico,
subalterno e perfino totale assenso, la loro immotivata e
pericolosa complicità. Invece di connotarsi al femminile,
favorendo - con il proprio modo d'essere e di agire - uno stile
di intervento basato sull'equità, sulla reciprocità, sulla
mutualità, sulla non discriminazione di genere,sulla "paternità
sociale", sul contenimento, sulla pace, sulla tutela ad oltranza
della vita quali preziosi apporti della Cultura delle Donne e
del patrimonio culturale del Matriarcato ( laddove questo
termine significa " iniziare dalle madri ", mentre patriarcato
si può tradurre correttamente con " dominio dei padri"),
queste donne imitano le caratteristiche, adottano i sistemi,
accettano le soluzioni del dominio patriarcale.
Anche - e qui sta lo scandalo - anche quando tali soluzioni
sono offensive, misogine, profondamente discriminanti nei
loro confronti e - soprattutto - dei loro figli, oltre che dell'
infanzia e dell'adolescenza di ogni essere umano, il quale è
" fragile come una donna" prima di diventare uomo o donna.
(...).
Maria Rita Parsi da Single per sempre ( Storie di donne libere e felici )
SINGLE PER SEMPRE 4
(...) Si tratta di donne che non conoscono, sottovalutano, negano e
addirittura rinnegano i valori e la cultura delle donne, perfino
quando sono in condizioni di poterli apprezzare e conoscere.
Ossia anche quando non sono donne povere, incolte, in
condizione di sfruttamento, di pericolo, di sudditanza religiosa
e/o difficoltà, cioè in situazioni che limitano fortemente le loro
possibilità di conoscenza, informazione, emancipazione e
liberazione. Si tratta di donne che credono e accettano una loro
presunta inferiorità rispetto agli uomini, che sono limitate dalle
consuetudini culturali delle società nelle quali vivono e alle
quali, per timore dei giudizi e/ o per la fatica di contrapporsi
ad essi, non si oppongono. Donne menomate dalla depressione
che le rende imbelli, prive di coraggio, o ancora, asservite e
impigrite dall'aver fatto - sugli uomini - calcoli vergognosi, a
garanzia di indegne indolenze. Donne afflitte da una volgare
predisposizione a sfruttarli, anche quando potrebbero rendersi
autonome senza dipendere da maschi- padroni e senza pagare -
con la loro subalternità - il prezzo di tale dipendenza. Si tratta
di donne che invece di porsi sulla scena del mondo con autorità
e con forza, così da consentire - finalmente - un'integrazione
con gli uomini più capaci, sensibili, intelligenti, forti e maschili,
per costruire insieme a loro soluzioni di vita non discriminanti
e per gestire insieme - uomini e donne - in modo paritario - sia
la vita privata che quella pubblica, favoriscono invece , con i
loro comportamenti gli atteggiamenti più aberranti del dominio
maschile.
Non importa se lo fanno per timore di perdere il consenso, la
compagnia, la predilezione, il sostegno economico e sociale
degli uomini, quando non il loro appoggio per accedere a quel
potere che gli uomini abitualmente occupano e che - tra loro -
si concedono.Quel che mi preme sottolineare è la loro
oggettiva responsabilità storica: queste donne-complici negano
- oltre che a se stesse e alle loro sorelle - anche l'evidente
bisogno di ascolto, di aiuto, di contenimento, di comprensione
che viene dai migliori tra gli uomini, e non danno sostegno alle
richieste di cambiamento che dagli uomini stessi si levano
quando si pongono a guardare criticamente il loro operato e
prendono coscienza della solitudine in cui vivono e nella quale
fanno vivere la loro anima,le loro menti le donne che
opprimono, i figli che generano e il mondo che li circonda. (...)
Maria Rita Parsi da Single per sempre ( Storie di donne libere e felici )
martedì 13 febbraio 2018
FRAGILE COME UN MASCHIO
" Nella vita abbondano i maschi, ma scarseggiano gli uomini" ( Bette Davis )
(...) I maschi non sono forti come vorrebbero apparire né come le
donne vorrebbero che fossero. I maschi sono - anche e
soprattutto - fragili. E sono stati educati a temere la fragilità
come un segno di debolezza,di impotenza, di inadeguatezza.Ma
hanno oggi una possibilità: indagare, accettare e riconoscere
quella fragilità. Scoprire la " forza" della loro fragilità per
riconoscersi e cambiare profondamente. Il loro cambiamento è
necessario per modificare alla radice la società tutta. Infatti,nel
cuore dei maschi, quella nascosta, rinnegata fragilità ( quel
" vizio d'origine" che li costringe a raccontare di essere nati dal
fango, primi nella mente di Dio, per far nascere - poi - la donna
da una loro costola, da un " osso" che la rende invero così
resistente! ) , s'è fatta, nel corso del tempo - troppe volte -
luciferina invidia, paura delle donne e della loro potenza,
competizione costante con gli altri maschi, ambivalenza, senso
di inadeguatezza, arroganza, bisogno di dominare,sottomettere,
ferire, S'è fatta dispotismo, crudeltà, abbandono, perversione,
violenza, rapinoso diritto a giudicare e gestire la vita, ma
- soprattutto - a decretarne la morte per se stessi e per gli altri.
S'è fatta oppressione e si è indirizzata a combattere la fragilità
negli altri e degli altri, dei " designati" ad essere fragili: delle
donne, dei bambini, dei deboli, dei diversi, dei perdenti.
Ascoltare la propria fragilità può essere - allora - per i maschi,
una liberazione; può essere il primo passo verso una
straordinaria rivoluzione sociale e umana. Può consentire agli
uomini di emanciparsi dall'angoscia delle sfide senza limiti,
delle guerre, dalla perenne " misurazione dei corpi", dell'
esibizionismo megalomane della mente e della costante
competizione. Può far loro riconoscere l' " Invidia del Grembo
materno", primaria grotta d'amore, uscendo dalla quale sono
nati al mondo " maschi" e già fisicamente segnati dalla perdita
di quel " Paradiso Terrestre", già " derubati" di quell' Eden
originario che è il corpo della donna- madre - dea. Infatti, nella
Grotta - Grembo della madre che per nove mesi li ospita,
costruendo i loro corpi fino alla completezza, albergano maschi
e femmine. Poi, quel contenitore in penombra, quel Paradiso
Terrestre sospeso nel vuoto, in quel luogo laddove - protetti -
ancora non sono a conoscenza della paura, della fame, del
freddo, dell'angoscia di morte,si fa stretto.Le pareti si rifiutano
di essere più a lungo ospitali, le acque si rompono e si nasce.
Si nasce in tanti modi, dolorosamente o teneri, rischiosi o
sublimi. Si nasce maschi o femmine, ma la cosa è
incommensurabilmente diversa. (...)
Maria Rita Parsi da Single per sempre ( Storie di donne libere e felici)
domenica 30 ottobre 2016
LA RIPRODUZIONE E' FEMMINA?
(...) Possiamo sostenere che il maggior investimento femminile
nella riproduzione sia biologicamente predeterminato?.
Se ci limitassimo a considerare il fatto che tra le quattromila
specie di mammiferi ( comprese le oltre duecento specie di
primati ) è sempre la femmina a sostenere il peso di
fecondazione, gestazione e allattamento, la risposta sarebbe
positiva. Ma non esiste una legge biologica nel mondo
animale che corrisponda a quanto osservato negli umani.
Esiste - per esempio - un tipo americano di cavalletta
( Anabrus simplex) in cui è il maschio a investire maggiormente.
Il maschio dell' Anabrus produce con grande sforzo una grossa
spermatofora piena di sostanze nutritive e le femmine entrano
in competizione per assicurarsi il maschio dotato della
spermatofora più voluminosa. In alcuni pesci tropicali della
famiglia degli Anabantidi, come il pesce combattente ( Betta
splendens ), la costruzione del nido, la custodia delle uova e
le cure degli avannotti per le prime quarantotto - settantadue
ore sono affidate ai maschi della specie, non alle femmine.
E' il maschio a costruire un nido di bolle, prodotte inglobando
aria nella saliva e ancorandolo allo stelo di una pianta
acquatica. E' il maschio che spinge la femmina sotto il nido
dove - al termine di un lungo corteggiamento che ha lo scopo di
favorire la produzione di uova - la abbraccia per favorire la
deposizione. E' sempre il maschio che raccoglie in bocca le
uova, prima che cadano sul fondo - fecondandole - e che le
depone nel nido dove le accudisce fino alla loro schiusa,
rimettendole a posto in caso di caduta accidentale. Ed è sempre
il maschio che rincorre gli avannotti riportandoli nel nido
almeno fono a quando non si rendano sufficientemente
indipendenti. L' onere della riproduzione nella razza umana è
dunque prevalentemente a carico delle femmine non tanto per
ineluttabilità biologica, quanto per convenzioni che si sono
sviluppate a partire dalla durata della gestazione, dell'
allattamento e dell'allevamento della prole: col tempo queste
convenzioni hanno finito per determinare quella suddivisione
dei ruoli -fra maschi e femmine - che, se pur in modo meno
marcato, continua a caratterizzare gran parte delle società
umane. (...)
Maria Rita Parsi da La natura dell'amore ( La belva umana e le sue passioni)
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