martedì 28 novembre 2023

COCCIU D'AMURI PER BASILIO




                                                           Mi dolgo delle tue spine...



Profondo e delicato, alterna deliziose metafore a ricordi di struggente nostalgia...




Mi dolgo

delle tue spine

che a una a una

mi tolgo.

Credevo

tenessero vivi.



                                        ***


Cedo al tuo abbraccio

e dissolvi i miei confini

sono uno con te.

Montagne d'acqua immote

e sovrumani silenzi, da cui

salgono parole e ritmi ignoti

come dal fondo buio dell'essere.



                                                 ***


Le braccia tese

unisco le mani

dietro le tue spalle

a formare un nido.

Da qui puoi sporgerti

da qui volare.



                                               ***


Nella luce

di questo cielo,

entri nell'ombra

dei limoni, dove

l'acqua gorgoglia

alla sua meta,

e la tua voce

da una parte all'altra

mi trapassa.



                                                 ***


Così vorrei questa sera

con un gesto sfiorarti

e al tuo trasalire

finire la mia giornata.




                  Basilio Reale   da     La balena di ghiaccio



venerdì 24 novembre 2023

POESIE & PACE

 


                                             E imparare l'amore che vi è in tanta assenza...




Il silenzio è il pentagramma dove si trasmettono le note più profonde dell'atto di esistere, dove si trasmette la promessa di una misteriosa redenzione; silenzio che propizia due esseri a stare insieme anche senza essersi mai incontrati.




INVERNO NEL PARCO


Passeggio nel parco in questa mattina

gelida e trasparente.

Gli alberi spogli si disegnano

contro il silenzio grigio.

Ora è possibile vederli tutti

nella loro forma precisa.

Eretti o sofferenti, nulla nascondono;

sono solo quel che sono.

Assorto, passo tra le loro forme

slanciate  ed eloquenti,

silenzioso e nudo come loro;

ma senza speranza.



                                                  ***


TESTAMENTO


Questo profondo blu del cielo a primavera

il canto degli uccelli, il rumore dei sogni,

l'amore per i libri, sempre corrisposto,

il silenzio dell'alba,

quello del mio cuore, alcune volte,

le ore che rendono dolce, segreta la memoria:

è tutto per lei.

Tutto per la morte che mi ha tanto amato.



                                              ***


CONTEMPLI


Contempli la sera alla finestra,

la sua pura perfezione.

Qualcosa di te dovrebbe inginocchiarsi,

riconoscere, godere

di quel profondo magistero dell'anima.



                                             ***


ARMONICO MORMORIO


Armonico mormorìo delle foglie

nell'aria tranquilla della sera;

acuto e lieve canto degli uccelli,

piccole e palpitanti frecce vive;

aroma silenzioso dei fiori,

profondità trasparente del crepuscolo.

Ascolta, senti, guarda, godi, impara:

tutto questo deve morire, e canta.



                                               ***


L' AMANTE RICORDA


Non ho perso tutto. Rimane

il tuo nome .Rimane la profondità del silenzio dopo averlo pronunciato.

Rimane ciò che non accade né può accadere mai:

quel che mai è accaduto.



                                           ***


ULISSE


Baciarti ancora, mentre nei vetri

una luce indecisa

annuncia l'arrivo di un giorno non previsto

in cui vivere insieme, ma questa volta da soli.


Prometterti a voce bassa che mai più

partirò di nuovo - e che questa volta sia vero

perché non ci sono più strade

o, ne ho perso il ricordo.


Sapere, magnificamente,

che ormai tutto è menzogna, e che non ha importanza

perché, dopo la verità, c'è vita,

o, al di là di una verità, ce n'è un'altra.


E imparare l'amore che vi è in tanta assenza.




                 José Cereijo  da    Arbol desnudo  ( Trad. di M. Filippi )




martedì 21 novembre 2023

IL SOMMARIO DI SBIADIMENTO DI PIETRO

 


                                     Pietro Polverini ( mancato di recente a trent'anni ).




Da sempre l'eternità è china su

di voi;

per commozione straniera

vi slegate dagli oggetti,

dall' ultimo lenzuolo verderame

di cui sarete ospiti.


E dal velo della cresima

cosparso sulla fronte,

l'incidenza dell'aria

vi sottrae dalla posa.



                                                 ***


E' questo poco sole

nostro vero ricovero

o fresca croce d'oblio

l'obliquo uscio dalla

nebbia latebra: la vita

ch'era diventata seria

al principio dell'azzurro

dove s'assiepa il gelo

parla stanca e scompare.



                                           ***


Vorrei sapere delle parole

il numero: apprese

obliate, annotate.

Ora ho una corolla di nomi

che si spunta e sbiadisce:

non lasceranno traccia sulle

increspature delle labbra.

Delle parole vorrei sapere

forse fiato, forse voce

quale sarà la mia ultima:

tutto pieno di sonno e nebbia

potrei      dire     " acqua " o

" lenzuolo".



                                               ***


E' uno stelo, non una selva

che si imbianca, perde liquore

ora stilo senza vena.


E' uno stelo, poi torna

in questo acquario

terso senza selva


con luce che non torna:

resta in un piccolo punto

rìportami là, lì ero tutto.



                                               ***


Spesso a voi ritorno col

pensiero

che siate vivi o morti poco

conta:

circondati in un cerchio di

betulla,

senza ago di luce, ma di

foschia

solo lo spazio ha dovere di

mischiare

le acque, sporgersi di fronte ad

un

bosco - " locus a non lucendo"

per dirti

che se gli occhiali si fanno

appannati

di coltre biancofumo o di

bruma senza

visione, resti ancora in

controcampo.




             Pietro Polverini  da  Sommario di sbiadimento ( unico testo dell'autore )



venerdì 17 novembre 2023

RAIMONDI E IL SOGNO DI GIUSEPPE

 


                             Giuseppe spiega i sogni a Faraone -  Dipinto di Scuola Veneta



Nella Genesi si racconta di come il faraone d' Egitto, non riuscendo a interpretare un sogno inquietante, avesse mandato a chiamare - sotto suggerimento di un cortigiano - un giovane ebreo di nome Giuseppe, figlio di Giacobbe, recluso in una cisterna nelle prigioni di palazzo. Grazie alla scintilla di Dio viva in lui, infatti, Giuseppe era in grado di sciogliere ogni dubbio sul mondo delle visioni, e così fece anche con Faraone il quale, per ringraziarlo, lo liberò associandolo al trono.

Attorno a questo episodio, Stefano Raimondi ha costruito " Il sogno di Giuseppe ". Il libro però non racconta la vicenda biblica:  l'autore la usa per creare un contesto, uno sfondo; la raccolta è infatti priva di ogni dimensione narrativa. Al centro del quadro a cui l'esergo biblico ci conduce, c'è solo Giuseppe in cella ( la cisterna ), visitato regolarmente da sogni di fuga, naufragi e morte: un viaggio onirico lungo i trentanove componimenti disseminati di visioni, comparse e apparizioni di cui egli è - a un tempo - protagonista e voce narrante. La visionarietà di Giuseppe è associata ad una predisposizione all'ascolto, a sua volta legata all'esilio silenzioso in cui si trova. La sua figura è  anche assimilabile agli indovini dell' antica Grecia, come Tiresia, ai quali il dono della comunicazione col dio è data ad un prezzo di grandi sofferenze, e come Tiresia, Giuseppe - Raimondi si muove in una dimensione ubiqua, a cavallo  del mondo sensibile e di un mondo " altro", in un moto inesausto tra una dimensione orizzontale e una verticale.

E come Giuseppe, Tiresia e ogni indovino ( comunicatore del profondo ) è il poeta.




Il sogno di Giuseppe 

diventò di pietra : divenne

cisterna, poi casa e fondale.

A fuggire sarebbe riuscito solo

il corpo sottile di sabbia.

Le sue caviglie erano portali

soglie, dove liberare fratelli e padri.

La casa era sempre più vicina al sogno:

sarebbe crollata con il giorno

con il suo ritorno, indietro, nelle stanze.


La cisterna si fece casa, pelle

voragine di ascolti. Entrarci

era sognare, partire.



                                                 ***


                                  Non tutti i sogni sono uguali:

                                  alcuni vengono per ferire

                                  altri per avvisare.


 "Sono qui e penso a salvarmi.

Qualcuno verrà a togliermi

i polmoni dall' acqua

il legno da sotto le unghie.


Sento ancora le voci

dall'ultimo sogno: abbracciano

le madri intarsiate di luci.


Nessuna parola tiene più

a galla i corpi."



                                                       ***


" Ho fatto un sogno solo

aveva poche cose da dirmi

come sono poche le ore

che finiscono vicino alle cantine

e per niente e per poco respiro

stanno a guardia delle loro ombre."


Si resta nel sono come in amore, quello

che si tiene vicino per non dimenticarsi

per non lasciare il punto da dove si è partiti

insieme alle sembianze.


" E cambiano le cose sparse sopra i tavoli. "


Sopra le cisterne passano i mercanti

e i sogni devono essere raccontati

per salvarsi.



                                         ***


" E' un'altra frase sulle pareti 

incise, di questa cisterna

che mi tiene come una preghiera, come

una maledizione che non smetto

di ascoltare. E sono loro ancora

a gridare dai rifiuti, loro

le voci che non approdano

che fanno paura, loro

i làsciti, i lasciàti stare

che tengono a bada l'umano

che tolgono bende; che sono il taglio

e la guarigione insieme".


La sentinella diventa un'ombra;

da qui sembra la faccia conosciuta

di qualcuno.



                                               ***


" Mio padre non è mai partito:

il suo restare è come un'anfora voltata.

Ma a chi domando spazio qui

se è solo un sogno ad ospitarmi?

Lasciare che l'abbandono faccia doni

è quello che mi resta."


La luce ritagliava mezzogiorni a picco

sulle coste, senza muoverle mai.

Era da lì che i morti passavano

uno alla volta, per farsi riconoscere

e i padri per ultimi come spalle voltate.



                                                ***


"Non ci sono deserti grandi abbastanza

come questo respiro. Liberate

tutti gli sguardi, tutti

gli angoli delle case ; che giri

la luce su ogni pietra; che passi

il sangue in ogni paura, sopra 

ognuna delle travi che tengono

i soffitti rivoltati dalle cantine. "


Diceva così Giuseppe prima di sognare

prima che al buio potesse domandare

altro buio ancora.

Si tengono ombre in serbo

prima di morire, prima di lasciare

che l'acqua si faccia più madre 

di un fondale.




                          Stefano  Raimondi  da    Il sogno di Giuseppe



venerdì 3 novembre 2023

IL CAMMINO DI FRANCESCO

 


                                                             Non ero io l'amore che vedesti...





Un addio fra milioni di parole.

Fra i libri, com'è giusto. Là il poeta

e la musa si sono separati:

poche sillabe come analfabeti.

Nascosti: lui con gli occhi nel bicchiere,

lei dietro lenti scure

a confessarsi solo mezze colpe.

Anche i poeti mentono e nel cuore

che non si lascia leggere l'astuta

verità. Circospetta ma impudica,

la bugia.

Disse : " Non potrai deludermi".

Però sbagliava : della delusione

di più sicuro cosa c'è in amore ?



                                                     ***


Non superai la prova della fronte

che mi desti da baciare.

Chi è " infecondo e inadatto" lo è sempre,

massime negli addii : perché negare

talenti che Natura generosa

ci ha elargito ?



                                                   ***


" Avrai fame di me quando avrò fame

di te? "

Potevo stringerti o tenermi 

aggrappato al tuo collo scivolando

nel tunnel dei cattivi sentimenti.

Non è stato alla fine dell'amore

che provammo paura ma al risveglio

del primo giorno, quando aprendo gli occhi

scoprimmo di non essere ( più ) soli.

Subito il sole mise in luce i nostri

egoismi.

Trovarci ancora nudi

nel reciproco abbraccio parve allora

una promessa di felicità.

Fu invece la premessa ad una storia

scritta male, malnata, anche malsana.



                                               ***


Non ero io l'amore che vedesti

venirti incontro su quel ponte :

ne ero la proiezione, il simulacro -

l'amore adolescente non concesso

alla tua adolescenza.

Ero troppo in ritardo.

Tu mi amasti in anticipo. Vedevo

in te la dea che si offre al pastorello

sui declivi dell' Ida : per difetto

di cultura e perché la tua eleganza

( così Campana, ora lo so ) era l'arco

teso della bellezza che mi uccise.



                                              ***


Se poi il mondo finisse nei tuoi occhi

disperati - lo vedo se mi sporgo

sul lago che essi sono - neanche questo

potrò dimenticarlo. Non è l'oro

del silenzio prezioso ma la voce

d'argento che sussurra quando il sonno

tarda a venire, come polla d'acqua

o pioggia fresca sulle grasse foglie

della magnolia in un giorno d'estate.




             Francesco Dalessandro    da    Camminando