venerdì 21 agosto 2026
ASSENZA E FIORITURA
mercoledì 25 giugno 2025
L' ITACA DI KAVAFIS
Romare Bearden - Il ritorno di Odisseo
ITACA
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure ed esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni , no certo
né nell' irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l' anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d' estate siano tanti
quando nei porti - finalmente, e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta :
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, e anche profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fà che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta i piedi sull' isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio : che cos' altro ti aspetti ?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso,
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Costantinos Kavafis da Settantacinque poesie
domenica 20 marzo 2022
UN'ALBA PER PEPIN
Dal mare di Alonissos ( frida )
A LA CESURE DE L'AURORE
Nella cerniera dell'alba
l'attesa bruciando dà luce
il quadrante del cuore non gira
ha lancette che sono piantate
su un'ora incinta di nuovi ricordi.
Ernest Pépin da Il paese nudo
sabato 4 settembre 2021
ANCORA VIVO
" Ulisse torna per affrontare un nuovo presente.
Dante lo fa ripartire perché lo reputa degno
di rendersi ancora vivo ".
Elio Pecora
giovedì 5 agosto 2021
FORSE UN ALTROVE
domenica 25 luglio 2021
IL VIAGGIO DI LUCIO ( e di Elio )
IL VIAGGIO
E' un viaggio andarsene lungo le spiagge
strette dal sonno
coi piedi nudi che incespicano, sotto muraglie
di un tempo che non si misura.
Cerco un altrove dove incontrare folle
randagie di ignoti e, nella folla, volti
da tanto perduti:
in quale gesto fermarli, per quale parola?
Pure nel cuore batte ancora l'attesa.
E case d'ombra e stanze mai abitate
e mutazioni improvvise e tetre minacce,
sordi silenzi gridano un nome, che nome?
Forse un altrove, ma troppo simile al giorno :
a quell'andare stretto, abusato, inconcluso.
Elio Pecora da Forse un altrove. Ipotesi di viaggio dentro la poesia
domenica 13 giugno 2021
MATTEO, LISBONA e la Cançao do mar
Staccarsi dal nido, oscillare sul dirupo...
Lo sappiamo entrambi
che l'essenza del viaggio sta nel primo passo,
staccarsi dal nido, oscillare sul dirupo.
Lo vediamo bene
il nostro stare sospesi in alto
mentre il treno di sotto taglia la campagna
e ricuce luoghi con una linea retta, una sigaretta
che si assottiglia nella sala d'attesa,
il circuito della lancetta.
Solo chi sta al nostro fianco
sa che dall'ala di qualunque aereo
tutti i balconi di Lisbona sono uguali
e non c'è rampicante che tenga
nemmeno un vestito fiorito disteso al tepore,
un fremito un battito un lirico alito
che stringa la distanza.
Ma dammi ancora la mano ora che precipitiamo
su poli commerciali pressati di negozi
su file di cartelloni con scritto saldi
e sulle offerte take away di cibo giapponese.
Prendimi entrambe le mani, ti prego
prendi la cloche di comando,
voglio tappare ciascuno dei tuoi singhiozzi
frattanto che scendiamo giù negli inferi
imprecando contro una qualsiasi divinità uccello
per trovarci un mantello di piume mai usato.
Matteo Rusconi Inedito
sabato 15 febbraio 2020
IL VIAGGIO DI SEBASTIAN ( BACH ) 2
(...) "Sono a un passo dal lasciarmi cadere nel vuoto, ultimo passo
di un viaggio iniziato cinquant'anni fa, sulla strada per
Luneburg, al fianco dell'amico Georg. A lui mi lega una
promessa: per questo ti ho chiesto di chiamarlo.
" Un vecchio avvolto nel mistero ci aprì gli occhi su un mondo
di suoni segreti.Iniziai per gioco a dar voce al mondo che
avevo intorno. Incominciai a sguire le linee di una foglia e,
voce dopo voce,mi ritrovai in mezzo al sentiero più misterioso
e affascinante che potessi desiderare. Avevo un dono tra le
mani,una catena infinita di suoni a cui dovevo dare un ordine.
E se ricevi un dono come questo, devi metterti al suo servizio.
Non farlo è il peccato più grande che puoi commettere.
" Più costruivo cattedrali e intere cittàdi suoni, più sapevo che
non potevo fermarmi. Ho imparato a sentirmi architetto,
alchimista,esploratore e matematico;ho copiato per imparare,
provato e riprovato a camminare su ogni tipo di via, senza
mai arrendermi, sempre cercando di non deviare dalla luce di
Dio. Lui mi ha tenuto in salute per tutta la vita, per poi
donarmi l' ultima prova da superare : le tenebre in cui ora
dimoro.
" Perchè non ho mai rallentato il mio cammino? Perchè non
siamo rimasti a Cothen come avresti voluto? Perchè non
potevo in nessun modo interrompere quel viaggio. Dovevo
andare avanti a tutti i costi. Dovevo, Anna. Sono pur sempre
un Bach, della famiglia dei Bach di Eisenach.
" Di tutti i suoni che ho incontato in vita mia, me ne resta uno
da trovare. Qualche giorno fa ho incominciato ad avvertirlo,
è come se mi chiamasse. Aspetto di sapere. E' in quel suono
che desidero perdermi, Anna. "
Le sue dita iniziano a muoversi sulla tastiera.
Ai prmi accordi, tutto mi arriva chiaro.
Sono le note di Bist du bei mir , un'aria che ho sempre amato
e che Sebastian ha inserito nel libretto a me dedicato, anche
se non scritto da lui.
La sta suonando per me, aspetta la mia voce.
Chiudo gli occhi. Una scossa mi attraversa il corpo.
Comincio a cantare. Davanti a me, una luce calda e potente.
Se tu sei al mio fianco
io andrò con gioia
verso la morte e il mio riposo.
Oh come sarebbe
bella la mia fine
se fossero le tue mani gentili
a chiudere i miei occhi fedeli !
Cesare Picco da Sebastian ( Il viaggio che ha cambiato la vita e la musica di J.S. Bach )
venerdì 6 dicembre 2019
VIAGGIO ( con prospettiva )
E allora me ne vado ai quattro angoli…
E allora me ne vado da queste acuminate geometrie
che solo a prenderne le altezze ci lascia brani di lati
e ipotenuse senza che cambi l'are ( i ) a.
E allora me ne vado ai quattro angoli che nessuno
ha mai contato fino ad otto, troppo ottusi per essere
lineari, in traiettorie di tangenti casuali.
E allora me ne vado divaricando orizzonti all'infinito
- incurante del punto di partenza - tanto non parto
se non da questo acuto - inadeguato imbuto di confine.
E allora me ne vado facendo leva su un punto - il mio -
tale che lo spazio si apra a negare l' incontro di due rette.
All'infinito.
frida
lunedì 29 luglio 2019
IL BOSFORO DI AKIN
Stretto del Bosforo ( frida )
S'E' VISTO
Non bruciare il bordo della lettera,
e non parlare d'amore
per pagine e pagine.
Soltanto, mentre chiudi la busta,
calca molto bene
quelle tue labbra schive.
***
AMARE
Saper vedere
che cade
tra i fiocchi della neve
la piuma bianca dell'uccello migratore
riparato sotto la grondaia.
Ecco
amare.
Sunay Akin da Canti dal Bosforo
giovedì 4 luglio 2019
LIBERTA' E VIAGGIO
Voleva portare l'amore nel mondo…
(…) Non c'è viaggio senza un distacco: senza un partire, senza una
rottura. E l'arrivare, nel viaggio, non è altrettanto importante.
In ogni caso, se non si esce, non si ritorna, se non si parte non
si arriva. Staccarsi, distaccarsi, è il momento decisivo del
viaggio.
Partire, uscire, interrompere, spezzare. Liberarsi di una
monotonia, di una ripetizione, di una costrizione. Liberarsi,
liberare. L'altro nome del viaggio è la libertà. Una libertà di
interrompere, di rompere. Libertà del no, che è anche libertà
per un sì. Ogni viaggio è un dire di noi per dire di sì. No e sì
che si abbracciano, contestuali e indivisibili. Nessuna libertà
per qualcosa, per un progetto, può mai sorgere senza il
coraggio di un no ; un coraggio iniziale, e ripetuto. Nel
coraggio di un no non abita solo la rottura o la fuga,vi è anche
l'intuizione - per quanto confusa e vaga possa essere - di una
direzione, di un progetto, qualsiasi cosa ne pensino coloro che
con grande saggezza mettono sempre sull'avviso: " Non si
lascia la strada nuova per la vecchia senza sapere dove porta;
non si può soltanto criticare ".
La saggezza comune mette in guardia perché nel viaggio ci si
può perdere: si può partire senza tornare più. La rottura e il
pericolo sono intrinseci al viaggio, il rischio, ancora, da cui
proviene il suo indescrivibile fascino: voglia di lasciarsi tutto
alle spalle ( anche se solo per un po' e con qualche illusione );
di essere " liberi ".
Nel partire, nella rottura, c'è una libertà : la libertà dalla
propria ( presunta ) identità; la libertà per la ricerca di un'
identità, la libertà per la ricerca di un'alterità. Viaggiando si
interrompe la costante messa in ordine del mondo, la ripetuta
ricerca delle definizioni; una libertà di sperimentare allora
qualcosa di diverso, di nuovo rispetto allo sforzo quotidiano di
catalogare, di trovare : una libertà - in definitiva - di farsi
trovare. (…)
Franco Riva da Filosofia del viaggio
ALTERITA' E VIAGGIO 2
(…) L'odissea di Ulisse rappresenta in un certo modo il viaggio
circolare, espressione di un mondo chiuso, finito.Qui il viaggio
è sempre un partire da casa e un ritornare a casa, e il vissuto
del viaggio si esprime anche nel sentimento della lontananza
dalle proprie radici.Il viaggio è qui diverso dal vagabondaggio
perché non è un andare senza meta.Il rientrare presso se stessi
è altrettanto importante quanto il partire, che si concepisce
sempre come momentaneo e provvisorio.
Il viaggio di Abramo si presenta in modo ben diverso: la casa
non è più casa,il partire vale più del tornare,il mondo è aperto,
nuovo e non conosciuto. All'immagine della casa si sostituisce
quella della tenda ( il nomade ), perché il futuro del cammino è
più importante del passato. Il punto di partenza è
più chiaro del punto di arrivo, che non si conosce, l'apertura
più importante della conclusione del viaggio. Con Abramo l'
altro chiama e continua a chiamare, impedendo il ritorno alla
primitiva e sedentaria identità di origine, e suggerendo l'idea
che nello stesso viaggiare - nello stesso star fuori - vi sia l'
esperienza più autentica di identità. (…)
Franco Riva da Filosofia del viaggio
ALTERITA' E VIAGGIO 1
Avevano parlato a lungo di passione e spiritualità…
(…) Il viaggio è in rapporto con un distacco dall'identico, con una
frattura dell'ordinario,con un'alterità di cui si va in cerca e che
nello stesso tempo si incontra.L' intuizione e la percezione di
un'alterità che affascina sottilmente e con cui ci si confronta,
sono essenziali al viaggio. Probabilmente nessuno viaggerebbe
più se fosse sicuro di non incontrare davvero niente di diverso
rispetto alle coordinate solite di riferimento : ci si limiterebbe
soltanto a spostamenti più o meno grandi, più o meno piccoli,
ma sempre solo spostamenti da un luogo all'altro entro un
universo organizzato dove è già tutto noto.
Nel viaggio si assiste a un intreccio di alterità, e il viaggio
stesso diventa tanto più interessante quanto più restituisce a
se stessi dopo il passaggio intenzionale attraverso una diversità
riconosciuta come tale, nella sua forza di provocazione e
insieme di confronto.
Negli intrecci di alterità del viaggio sono presenti dimensioni
spaziali e temporali,ma soprattutto umane.Le forme non umane
di alterità rinviano spesso e spesso suppongono un incontro
con altri stili di vita, con altre culture, con altre organizzazioni
del vivere collettivo.
Un viaggio dalla pianura alla montagna o al mare, e viceversa
significa tutto questo. E così pure un viaggio tra paesi e culture
diverse.Ma anche un viaggio all'indietro nel tempo rappresenta
per eccellenza l'incontro con altre culture, altra umanità o con
momenti diversi della stessa cultura.
Senza percezione di alterità e di dislocazione spazio- temporale
non c'è propriamente viaggio. L'alterità struttura il viaggio in
due modi diversi: essa può costituire il momento indispensabile
del passaggio circolare da un'identità iniziale a una stessa
identità che si ritrova finalmente presso se stessa dopo le
peripezie del viaggio ( viaggio circolare ), ma può anche
rappresentare un'uscita dalla propria identità senza più un
ritorno preciso ( viaggio lineare ). (…)
Franco Riva da Filosofia del viaggio
mercoledì 3 luglio 2019
VIAGGIARE E NON PARTIRE 1
E' vero che per essere capaci di vedere, dobbiamo allontanarci…
" Non si sta bene che altrove ",ha detto qualcuno: è un programma,
una dichiarazione di fede o di sfiducia. Da sempre anime inquiete
trovano nel viaggio un momento in cui la vita vibra a frequenze
inconsuete.L' inaspettato, lo sperdersi ci fa sentire più vivi, attiva
i sensi, sconquassa i pregiudizi.Lo spaesamento rompe gli schemi
mentali in cui incaselliamo il mondo. Si incontrano nuovi odori,
nuovi sapori, cambiano le regole del gioco. Dobbiamo imparare
molto, niente è più scontato, neppure prendere un autobus o
ordinare un piatto al ristorante. Nessuno ci conosce, nessuno
connette il nostro volto a una storia, a un nome. La vecchia
identità non funziona più:veniamo visti e guardati in modo nuovo.
Può essere un momento per cercare un io più vero, più profondo,
oltre i trucchi e le convenzioni. Oppure possiamo provare trucchi
diversi, altre maschere, e in una libertà eccitante ben al di là di
ogni carnevale, esplorare altre vie possibili.
Certo, sommi filosofi hanno mostrato i limiti del viaggio, dell'
andare via come coazione a ripetere, come necessità senza
libertà.
Dice Lao Tzu nel Tao Te King : " Senza uscire dalla porta,
conoscere il mondo1
Senza guardare dalla finestra, vedere la Via del Cielo!
Più lontano si va, meno si conosce.
Perciò il Santo conosce senza viaggiare:egli nomina le cose senza
vederle; egli compie senza azione.".
Del resto è chiaro:c'è chi viaggia sempre e non parte mai, avvolto
in un bozzolo di pregiudizi. C'è chi parte e va lontano, senza
bisogno di viaggiare. C'è chi parte e viaggia e c'è chi non parte e
non viaggia.
Forse il punto non è se stare a casa o partire, ma " come" si sta
nelle partenze o nella stanzialità.
Del resto, Colombo sbagliò strada e finì come sappiamo, con la
scoperta dell' America. E credo che questo succeda spesso al
viaggiatore: cerca una cosa e ne trova un'altra.
E' un bene? E' un male? (…)
Andrea Bocconi da Viaggiare e non partire
VIAGGIARE E NON PARTIRE 2
(…) Sappiamo che se potessimo guardare la Terra da una stella
abbastanza distante, vedremmo le legioni di Cesare marciare.
Molti fanno questo tipo di viaggio nel passato senza aver
bisogno di abbandonare il pianeta.Lo scrittore Cees Noteboom,
per esempio, attraversa la Spagna carico di ponderosi tomi
sull'architettura romanica, insegue la storia dei re nei quadri
di vecchi castelli e cerca di riannodare i fili del passato con un
presente che sembra sfuggirgli, ma sempre in maniera geniale:
in un capitolo di Verso Santiago, intitolato Quando il passato
è presente , scrive :
"Succede a ogni viaggio, o meglio mi succede ogni volta che
intraprendo un viaggio lungo. Il tempo che trascorro lontano
da casa si ferma, si solidifica, diventa qualcosa di massiccio e
strano che si richiude dietro di me...
Mi dilato con quello che assorbo vedo e raccolgo. Non si tratta
di una conoscenza superiore, ma piuttosto di una sorta di
deposito alluvionale… Naturalmente potrei anche limitarmi a
dire che ingrasso, che mi gonfio di un'infinità di informazioni,
mezzi pensieri, notizie relative alla provincia in cui vengo
casualmente a trovarmi, però al contempo devo anche cercare
di convivere con questo personaggio dilatato e ingrassato.
Una persona un po' montata che non sa più niente di casa
propria e si sofferma temporaneamente altrove." (…)
Andrea Bocconi da Viaggiare e non partire
VIAGGIARE E NON PARTIRE 3
(…) Ha scritto Giacomo Casanova, che certo sedentario non fu :
" Coltivare il piacere dei sensi fu per tutta la mia vita, la mia
principale occupazione e non ne ebbi mai altra più importante".
Non è un'affermazione riduttiva come può apparire se ci
limitiamo a prendere in considerazione solo le avventure amorose.
Il viaggio funziona come certe droghe: acuisce i sensi, li risveglia,
li stupisce. Da un punto di vista neurologico, l'occhio fa la parte
del leone: la maggior parte delle informazioni sono visive. Quello
che avanza se lo piglia in gran parte l'orecchio.Vi sono però molte
altre informazioni che passano da canali più sottili: ad esempio c'è
chi sostiene che anche tra gli umani, l'odore gioca un ruolo molto
importante di cui spesso non siamo affatto consapevoli :nell'
attrazione sessuale, per esempio.
D'estate cerchiamo il sole, ci gustiamo il piacere del corpo nudo.
" A modo mio, avrei bisogno di carezze anch'io", cantava Lucio
Dalla e aveva ragione :la psicologia e l'etologia hanno dimostrato
l'importanza delle carezze e del contatto fisico nello sviluppo dei
piccoli. Mi pare che siamo diventati degli analfabeti del tatto,
analfabeti di ritorno: sapevamo, ma abbiamo dimenticato.
Ci tocca reimparare facendo i più svariati corsi di massaggio: thai,
ayurvedico, hawaiano. Si cercano stimoli nuovi che possano
risvegliare questo senso negletto.
Vediamo se è vero, sentiamo che ne dicono gli altri, assaporiamone
il sapore… (…)
Andrea Bocconi da Viaggiare e non partire
VIAGGIARE E NON PARTIRE 4
(…) " Io penso che - riguardo ai viaggi - una buona parte delle
persone mentano, ma nessuno lo ammette"
Max Knaus sostiene che tutto il tourist bousiness si regga
sulla stessa convinzione: non dire mai che la tua vacanza è
stata un disastro.
Soprattutto non dirlo a se stessi, penso io..
Non dimentichiamoci che travel ( viaggiare, in inglese ),
viene da travail " sofferenza, lavoro" e in italiano addirittura
" travaglio ".
Nadia Fusini, giornalista e scrittrice, rompe l'omertà :
" Viaggiare è un'arte e richiede un talento che non tutti hanno.
Io, ad esempio, ne sono priva. Già partire mi mette in ansia;
figuriamoci arrivare in un luogo dove non sono mai stata e
si parla una lingua che non conosco e si mangiano cibi che
non somigliano a quelli cui non sono abituata e perfino i
letti sono diversi e i rumori non sono gli stessi.
Ma naturalmente,come al cieco piacerebbe vedere, al muto
parlare e allo zoppo correre,così io non faccio che fantasticare
su quell'organo che mi manca, e vagheggiare le meraviglie di
cui il mio handicap mi esclude. Immagino partenze comode e
arrivi avventurosi, fantastiche scoperte, incontri esotici. Come
appunto leggo nei libri di viaggio, dove non trovo mai
descritti quei momenti che ritengo invece assai probabili ( o
solo a me capitano? ), quando al crepuscolo la nostalgia di
casa si fa insopportabile, e la vita odiosa in una stanza d'
albergo sordida, e si vorrebbe solo morire alla vista degli
scarafaggi a New York, delle rane in India, dei topi sul Nilo.
Da sola come sopportare tutto ciò?
Per questo ci vuole sempre compagno di viaggio… " (…)
Andrea Bocconi da Viaggiare e non partire
VIAGGIARE E NON PARTIRE 5
" E' l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi "
( Lucio Anneo Seneca )
(…) L' avevo promesso che, nonostante la mia faziosità, avrei dato
voce anche ai sedentari,a chi vede nel viaggio un'inutile perdita
di tempo, un allontanarsi da se stessi, un passatempo di chi non
ha il coraggio di stare con sé. Pascal ha detto che la maggior
parte dei problemi dell'uomo nascono dal fatto che non è capace
di starsene tranquillo nella sua stanza.Credo anch'io che si possa
imparare moltissimo senza muoversi, lo sostengono illustri
personaggi.
Giuseppe Tucci, fondatore dell'orientalistica italiana, è stato uno
dei primi occidentali a viaggiare in Tibet in questo secolo.Fu una
straordinaria figura di viaggiatore,studioso di fama internazionale,
cercatore spirituale.
Renata Pisu racconta di un incontro con lui poco prima che
morisse:
" In lui la barriera tra la vita e la morte era diventata sottile come
quei fogli di carta di riso che i cinesi mettono alle finestre e che
il sole e la pioggia rendono diafana, addirittura immateriale…
La carta sottile che in Tucci divideva ancora vita e morte era sul
punto di dissolversi, lo percepivi, e lo percepiva anche lui.
Però era ancora combattivo, oserei dire avventuroso, anche se
immobilizzato su una sedia a rotelle. Ricordo che gli chiesi se
rimpiangeva la vita di un tempo, che era stata un continuo
andare, e lui mi rispose orgogliosamente,anche se era avvertibile
una nota di rimpianto nella sua voce , che " la gente non può
capire, ma è su questa sedia ,in questa stanza che ho fatto le più
importanti scoperte della mia vita. " (…)
Andrea Bocconi da Viaggiare e non partire

